LIBRI: il primo capitolo di “One with You” di Sylvia Day

 

 

Come vi avevo già annunciato ieri, Sylvia Day ci aveva promesso una sorpresa. Che è subito arrivata. Il primo capitolo dell’ultimo romanzo della serie Crossfire! Cliccando sulla foto cover del libro, in bella vista in home sul sito di Sylvia Day lo potete trovare.

In realtà non è l’intero primo capitolo, ma solo l’inizio. Lo ha specificato proprio l’autrice in calce a questo estratto e promette la prossima parte a breve!

Aspettiamo tranquillamente e mettiamoci comode, il tempo non ci manca da qui all’uscita di “One with You” 😉

 

 

Traduzione amatoriale.

 

New York era la città che non dormiva mai; e non aveva nemmeno mai avuto sonno. Il mio appartamento nell’Upper West Side ha il livello di isolamento acustico che ti aspetti in una proprietà multimilionaria, ma ancora i suoni della città filtrano internamente in un martellante rumore di pneumatici sulle strade logorate, le proteste dei freni ad aria che non ce la fanno più, e il clacson senza sosta dei taxi.

Come misi piede fuori dalla caffetteria dell’angolo sulla sempre trafficata Broadway, mi invase il delirio della città. Come avevo potuto vivere senza la cacofonia di Manhattan?

Come avevo potuto vivere senza di lui?

Gideon Cross.

Presi la sua mascella tra le mani e lo sentii accoccolarsi al mio tocco. Questa dimostrazione di vulnerabilità e affetto mi penetrò dentro.
Poche ore prima avevo pensato che non sarebbe mai potuto cambiare, che avrei dovuto scendere a troppi compromessi per vivere con lui. Adesso, di fronte al suo coraggio, cominciavo a dubitare del mio.

Gli avevo chiesto più di quello che avevo chiesto a me stessa? Mi vergognavo del fatto che l’avevo spinto a cambiare mentre io ero rimasta ostinatamente la stessa.

Si alzò di fronte a me, così alto e forte. In jeans e t-shirt protetto da un berretto calato sulla fronte. Era irriconoscibile, non avresti detto che era il magnate che il mondo pensava di conoscere, ma era così innatamente irresistibile che colpiva tutti quelli che gli passavano accanto.
Con la coda dell’occhio notavo come le persone intorno lo guardarono, e poi lo riguardavano ancora.

Vestito casual oppure con il suo elegante tre pezzi su misura che preferiva, la prestanza del corpo muscoloso di Gideon era inconfondibile. Il modo in cui si stagliava, l’autorità che esercitava con il suo impeccabile controllo rendeva impossibile per lui passare in secondo piano.

New York ingoiava tutto ciò che giungeva in città, mentre Gideon teneva quella città legata al suo guinzaglio dorato.

Ed era mio. Anche con il mio anello al dito, a volte faticavo ancora a crederci.

Non sarebbe mai stato solo un uomo. Lui era ferocia inguainata nell’eleganza, perfezione venata di difetti. Era il nesso del mio mondo, un nesso del mondo.

Eppure aveva appena dimostrato che si sarebbe piegato al punto di rompersi pur di stare con me. E questo mi aveva rinnovato la determinazione per dimostrare che valeva la pena quello che gli avevo chiesto di affrontare.

Intorno a noi le vetrine di Broadway stavano aprendo, il flusso di traffico sulla strada cominciava ad addensarsi, macchine nere e taxi gialli sfrecciavano all’impazzata sulla superficie irregolare. I residenti si riversavano sui marciapiedi portando fuori i loro cani o in direzione Central Park per una corsa mattutina rubando più tempo possibile prima che la loro giornata lavorativa si prendesse la sua vendetta.

Raggiungemmo la Mercedes parcheggiata a lato del marciapiede con la grande e distinta figura di Raul al volante. Angus incolonnò la Bentley dietro. La mia corsa e quella di Gideon dirigevano verso due case separate. E’ questo un matrimonio?

Comunque questo era il nostro matrimonio, anche se nessuno dei due lo voleva così. Avevo voluto tracciare una linea quando Gideon aveva allontanato il mio capo dall’agenzia pubblicitaria per la quale lavoravo assumendolo.

Avevo ben compreso il desiderio di mio marito che io entrassi nella Cross Industries, ma forzare la mano, agendo dietro le mie spalle? Non potevo permetterlo, non con un uomo come Gideon. Eravamo insieme, prendevamo decisioni insieme, però ancora troppo distanti per una relazione anche di lavoro.

Voltando la testa guardai il suo viso mozzafiato. Vi lessi rimorso, e sollievo. E amore. Così tanto amore.

Toglieva il fiato da quanto era magnifico. I suoi occhi erano il blu del mare dei Caraibi, i suoi capelli una criniera nera spessa e lucida che sfiorava il colletto. Una mano divina aveva scolpito ogni linea e ogni angolo del suo volto ad un livello tale che ipnotizzava e rendeva difficile pensare razionalmente. Ero rimasta affascinata da lui sin dal primo momento in cui lo vidi e ancora oggi, in alcuni momenti, i miei neuroni non facevano sinapsi.  Gideon mi aveva abbagliata.

Ma è l’uomo in lui, la sua implacabile energia e potenza, la sua acuta e spietata intelligenza, il tutto unito ad un cuore che poteva rivelarsi così tenero.

Grazie”. Le mie dita lo sfiorarono sopra la linea scura della sua fronte, tremando come sempre quando toccavo la sua pelle. “Per avermi chiamata. Per avermi raccontato il tuo sogno. Per avermi incontrata qui.”

“Ti avrei incontrata ovunque.” Aveva parlato ferocemente e con fervore, le sue parole erano un giuramento.

Tutti abbiamo demoni. Gideon, grazie alla sua volontà di ferro, quando è sveglio li tiene in gabbia, ma quando dorme lo tormentano con violenti e crudeli incubi. Abbiamo così tanto in comune, ma gli abusi nella nostra infanzia erano un trauma condiviso che ci avevano unito ma ci avevano anche separato. E questo mi faceva lottare di più. I nostri abusatori avevano già preso troppo da noi.

Eva... Sei l’unica forza sulla terra che possa tenermi lontano.”

“Grazie anche per questo mormorai, stretta al suo petto. “So che non è stato facile per te di lasciarmi del tempo, ma ne avevo bisogno. E so che ho insistito

“Troppo.”

La mia bocca si incurvò al ghiaccio celato nelle sue parole. Gideon era un uomo che non era abituato a farsi negare ciò che voleva. “Lo so. E lo hai fatto, perché mi ami.”

“E’ più che amore.” Le sue mani mi stringono i polsi nel suo solito modo e dentro di me mi arrendo.

Annuii sena più timore di ammettere che avevamo bisogno l’uno dell’altra in un modo che qualcuno poteva considerare malsano. Era quello che eravamo, quello che avevamo avuto. Ed è stato prezioso.

“Andremo insieme dal Dottor Petersen” disse quelle parole come un inconfondibile comando, ma il suo sguardo mi cercò come se fosse una domanda.

Sei così prepotente” lo presi in giro, volendo che ci salutassimo senza rancori. Con speranza. Il nostro appuntamento terapeutico settimanale con il Dottor Lyle Peteresen è a poche ore di distanza e non avrebbe potuto essere più opportunamente programmato. Poteva essere una svolta. Potevamo usare un po’ di aiuto nel capire quali avrebbero potuto essere i nostri passi futuri.

Le sue mani circondarono la mia vita. “Lo ami.”

Presi l’orlo della camicia, afferrando il morbido jersey. “Io ti amo.”

Eva“. Le sue braccia si strinsero sicure intorno a me, il suo respiro caldo sul mio collo mi fece rabbrividire. Manhattan ci circondava, ma non poteva intromettersi. Quando eravamo insieme, non c’era nient’altro.

Gemetti delicatamente, tutto dentro di me lo desiderava e rabbrividivo al piacere nel tenerlo ancora una volta premuto contro di me. Inalai il suo odore con un profondi respiri, le mie dita toccavano i muscoli rigidi della sua schiena. Questo assalto mi attraversò inebriante.  Ero
dipendente da lui, cuore, anima e corpo, ed ero stata per giorni interi senza la mia dose, tremante e incapace di agire correttamente.

Mi inghiottiva con il suo corpo più grande e più forte del mio. Mi sentivo al sicuro nel suo abbraccio, amata e protetta. Nulla poteva toccarmi o farmi del male quando lui mi abbracciava. E volevo che sentisse lo stesso senso di sicurezza con me. Avevo bisogno di sapere che avrebbe potuto abbassare la guardia, prendere fiato con me che avrei protetto entrambi.

Dovevo essere più forte. Più furba. Più spaventosa. Abbiamo avuto nemici, e Gideon li ha affrontati da solo. E’ innato in lui il suo essere protettivo; è uno dei suoi tratti che ammiravo profondamente. Ma dovevo iniziare a far vedere alla gente mostrano che avrei potuto essere un formidabile avversario proprio come mio marito.

E ancora più importante, dovevo provarlo a Gideon.

Chinandomi su di lui e assorbendo il suo calore. E il suo amore. “Ci vediamo alle cinque, Asso.”

Non un minuto più tardi” ordinò brusco.

Mi misi a ridere mio malgrado, infatuata da ogni aspetto ruvido di lui. O cosa?”

Si tirò indietro e mi guardò con un’occhiata che mi fece arricciare le dita dei piedi. “O ti vengo a prendere.”

 

 

 

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3 commenti

  1. Chibi

    Grazieeeeee! Avevo provato a tradurlo ma ci sono alcuni passaggi davvero ostici! Grazie mille ragazze 🙂 🙂

  2. Desi

    Mi chiarite un dubbio che ho da ieri sera da quando l ho letto?
    Perché scrivete che i neuroni fanno sinapsi?
    Non l ho capita questa cosa…..
    E mi sembrava un pelo diversa dall originale

    • Kami

      Ciao Desi,
      tocchi un nervo scoperto! 😀
      Quella piccola frase ha dato il via ad un acceso dibattito tra la nostra “Doc” Eva e la nostra interprete Jade! Se le sono anche suonate…!!
      Scherzi a parte, per quanto la nostra Jade cerchi di essere più fedele possibile alla scrittura originale, converrai che le traduzioni non possono riprendere parola per parola dell’originale, quindi una certa libertà di azione c’è per il traduttore che deve anche “italianizzare” il testo.

      In quel passaggio la traduzione letterale pareva assurda in quanto si parla di “friggere”, per cui si doveva trovare un elegante sinonimo. Cosa non facile perché a livello scientifico si doveva aggiungere il neurone come parola chiave (la sinapsi non può esistere senza neurone secondo quella precisina di Eva 😀 ). Ovvio che c’è sempre la licenza poetica per gli autori, ma si è preferito dare una parvenza scientifica corretta al tutto anche se, forse, si è usciti un pelo dal letterale. Il senso è comunque quello. 🙂