Jamie Dornan per Icon Spagna

 

 

Anteprima con la nuova cover di Icon Spagna – disponibile dal 1 ottobre – con Jamie Dornan!

 

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E’ arrivata la data attesa, 1° ottobre, giorno di uscita del Magazine spagnolo Icon, con un servizio dedicato a Jamie Dornan!

Nel servizio un servizio fotografico nuovo di zecca e inedite dichiarazioni di Jamie!

Anteprima con alcune dichiarazioni:

 

 

Sono un tipo caparbio e molto competitivo. Per un anno ho studiato marketing, simulando di diventare adulto fino a quando ho scoperto che era solo uno spreco di tempo e denaro.

 

Non mi interessa ciò che dicono su di me, mi interessa solo quello che pensano i miei amici e della mia famiglia.

 

Non sono stato valido in Cinquanta Sfumature di Grigio, penso che sia la mia peggior performance ad oggi e non ho problemi ad ammetterlo.

 

Alla mia età mi frustra il fatto che mia madre non sia più qui perché avrei voluto che le mie due figlie piccole la conoscessero.

 

Un critico mi ha definito “carismatico come dei fiocchi di avena”. E’ difficile crederlo, ma sono d’accordo con lui.. e con i suoi 17 lettori.

 

Ho avuto un’infanzia felice, a parte perdere mia madre a 16 anni e quattro miei amici l’anno successivo.

 

 

 

 

 

 

 

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INTERVISTA COMPLETA

– Perché questo lavoro?

Perché non sono il tipo da lavoro in ufficio, fin da giovane sapevo che non ero quel tipo di persona: non ho la pazienza per stare seduto davanti a un computer. Ancora non sapevo cosa avrei fatto, ma sapevo che non era questo. Penso che tutti quelli che lavorano nel cinema abbiamo provato questa sensazione.
Ho iniziato in teatro a 13 anni, amavo essere una persona diversa, era chiaro che volevo fare l’attore, mi sentivo a mio agio in un mondo che mi permetteva di comportarmi in un modo indipendente da me.

– Come sei finito a fare il modello?

Studiavo marketing simulando di diventare un adulto fino a quando mi sono reso conto che era un spreco di tempo e denaro. Ma non avevo un piano alternativo. Poi mia sorella mi spinse a fare il modello e a 20 anni, se ti dicono che ti daranno una marea di soldi per fare una foto, sarebbe sciocco dire di no. I modelli hanno una cattiva reputazione, ci sono parecchi modelli stupidi, ma io mi sento a disagio nel guadagnare tanti soldi per così poco.

– C’è anche il rovescio della medaglia: quando si aspira ad altro potrebbe essere una sorta di camicia di forza da cui è difficile scappare.

E’ vero. L’ho capito molto presto. In un certo senso ti avvantaggia, ma nel complesso è un grande stigma. L’ho sempre trovato esasperante, perché se sei stato un modello sembra che tu non possa essere un valido attore. Soprattutto nel Regno Unito, mentre negli USA frega un cazzo.

– Hanno scoperto in “The Fall” che sapevi recitare. Perché pensi di essere migliore in quella serie piuttosto che in altri progetti?

Peter O’Toole, che sapeva quel che diceva, disse una volta che sono i grandi ruoli a fare grandi gli attori. Guardate Tom Cruise: nello stesso anno RainMan e Cocktail, con uno grandi elogi, con l’altro i Razzie Awards. Credo proprio che questo sia la prova di quanto detto da O’Toole.

– Perché hai accettato Cinquanta Sfumature e qual è stato il risultato? Ora che sei più famoso hai un’altra camicia di forza da cui scappare?

Si e no. Non mi interessa quello che pensa la gente, ma solo quello che pensano la mia famiglia e i miei amici. E vorrei aggiungere che mi piacciono le sfide. Il resto della mia carriera potrebbe essere segnato da quel personaggio ma significa solo che dovrò lottare di più per uscire da questo cliché. Partecipare ad un franchising con tutti quei fan è una grande opportunità, a prescindere dal timore che può dare o dalla percezione che ne abbiamo. E’ tutta questione di trovare un equilibrio. Da allora ho girato tre film indipendenti.

– Hai avuto ottime recensione per “The Fall” e recensioni meno lusinghiere per “Cinquanta Sfumature di Grigio”. Come l’hai presa?

Quando avevo l’account Instagram mi avevano inviato un collage delle peggiori recensioni, l’ho trovato esilarante. Un critico scrisse che avevo carisma come dei fiocchi di avena. Altri commenti in alcune pubblicazioni cristiane. Non perderò il sonno per questo.

– Quindi non ti hanno colpito affatto

No. Hanno detto cose sprezzanti sui libri e sul tipo di fan che potevano avere e a dire il vero lo trovo irrispettoso nei confronti di quelle persone. Personalmente non mi interessa. In realtà non sono stato valido in quel film, è stata la mia peggior performance ad oggi. A volte le cose vanno oltre il tuo controllo, ma non cerco delle scusanti. La questione dell’avena l’ho trovata pesante ma sono d’accordo. E sono certo che lo sono anche i suoi 17 lettori.

– Qualcuno prende Cinquanta Sfumature alla lettera circa i rapporti tra uomini e donne. Come l’hai affrontato dovendolo interpretare?

L’ho preso anche io alla lettera perché quella era l’intenzione di chi l’ha scritto. Mi meraviglio di tutte le polemiche sul contenuto dei libri, non le condivido affatto. Non uccido e non faccio male contro la volontà quindi sono tranquillo. Le persone che accettano compromessi nel BDSM desiderano vivere in quel ruolo di sottomesse. C’ è gente che gioca a Bridge e lo trova eccitante mentre a me fa paura… [ride]! Cerchiamo di essere meno rigidi e più aperti, più liberi e tolleranti rispetto alla generazione dei nostri genitori. Per ora non lo siamo, siamo invece ancora una società cristiana conservatrice.

– E tu sai di cosa stai parlando, i tuoi nonni erano sacerdoti…

Si ma la religione non è stata importante per la mia formazione, i miei genitori mi portarono in chiesa a 6 anni, poi rendendosi conto che non c’era alcun interesse da parte mia hanno lasciato correre. Ad essere onesti non credo a niente di tutto ciò, mi sembra troppo plausibile.

– Dove sei cresciuto?

Periferia di Belfast in una casa in riva al mare. Vengo da una famiglia di ceto medio-alto e ho avuto un’infanzia molto felice, anche se ho perso mia mamma a 16 anni e quattro amici l’anno successivo. Fino ad allora ero molto felice.

– Come ti ha cambiato la morta di tua madre?

E’ un qualcosa che ti colpisce in mille modi diversi ogni giorno che passa. Non arriverò mai ad accettarlo, a meno che non vada da un terapista che mi spieghi perché. Forse mi ha trasformato in qualcuno di più…determinato. Quando penso ai miei obiettivi sono ancora molto arrabbiato. Alla mia età è frustrante che mia madre non sia qui perché vorrei che conoscesse le mie due figlie. Mi dispiace tanto.

– Prima del successo hai passato 10 anni a fare casting senza successo. Cosa ti spingeva a proseguire?

Sono una persona testarda e molto competitiva. Nello sport, ad esempio, non mi piace perdere.
Ho ancora amici incontrati in quei frangenti (riferimento ad Andrew Garfield ed Eddie Redmayne), le cose andavano male ma ora decisamente meglio. Ora ho più fiducia in me e quando leggo una recensione negativa penso di essere parte di quel 5% di attori che hanno un lavoro e questo mi rende felice. Ho conosciuto persone disgustose che lavoravano per lasciare un’eredità alle spalle, per poter dire: “Quando non ci sarò più almeno avrò interpretato Amleto al Donmar Warehouse!” Niente di tutto questo conta! Sono figlio di medici, e loro fanno le cose che davvero contano e lasciano il segno!

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