“Gabriel’s Inferno”: nuovo Outtake e Buon Anno da Mr Reynard

Un altro regalo di inizio anno per le instancabili lettrici. Un outtake che Mr Reynard dedica a tutte le affezionate del Professore.

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Tutte siamo al corrente del passato da donnaiolo incallito dell’affascinante Gabriel prima di venire conquistato dalla purezza della sua Giulia e questo racconto, ambientato nella notte di Capodanno, vede il Professore nelle irresistibili vesti di conquistatore.

Ancora una volta l’autore, a quanto pare amante dei misteri, invita a prestare molta attenzione durante la lettura del breve racconto. Le due donne citate, infatti, sono presenti nei suoi romanzi, sta a voi indovinare la loro identità.

Con i migliori auguri di Buon Anno da Mr Reynard!

BUONA LETTURA

 

Gabriel O. Emerson

In passato, il Capodanno era sempre stato agrodolce. Avevo trascorso il Natale con la mia famiglia adottiva prima di fare ritorno al mio solitario appartamento a Toronto.

Nonostante tutto la notte di Capodanno era arrivata, ed ero smanioso di un contatto umano. Quindi feci quello che facevo sempre quando desideravo un rapporto. Andai al Lobby, il mio locale preferito.

La sera di Capodanno era difficile entrare. Ma in questa particolare serata, come nella maggior parte delle sere da quando ero diventato un cliente di riguardo, ero stato accolto dal buttafuori, che mi aveva fatto saltare la lunga fila ed entrare nell’edificio.

Mi ero avvicinato al bar ed avevo ordinato il mio drink preferito, un doppio Laphroaig liscio, con acqua a parte.

Nel giro di cinque minuti, ero seduto su un divanetto vicino al muro, sorseggiando scotch e osservando il locale.

Le mie regole per la compagnia femminile erano semplici. Le preferivo alte, sventole bionde, ma occasionalmente abbordavo anche rosse e brune. Mi piacevano donne attraenti, disinvolte e intelligenti. Evitavo quelle con problemi di autostima o intenzionalmente aggressive. Inoltre mi tiravo fuori anche da donne che arrivavano al Lobby in compagnia, perchè trovavo noioso farle sganciare dai loro amici.

Ero a metà del mio Laphroaig, quando la vidi.

Aveva capelli lunghi color del grano e indossava uno scollato abito nero. Le sue gambe avvolte in calze velate e portava  eccentriche scarpe nere con tacchi alti e suola rossa.

Mi ero concetrato solo sulle sue notevoli gambe.

Era seduta al bar in compagnia di un’altra donna, che era straordinaria, ma non così attraente come la sua amica. Erano coinvolte in una conversazione, gli occhi occasionalmente puntati agli uomini nelle vicinanze.

Mentre il tempo passava, notai degli uomini che gli offrivano da bere, o che cercavano di attirare la loro attenzione. Sia i drink che gli uomini erano stati respinti.

Mi ritrovai a sorridere. Poche donne al Lobby rappresentavano una sfida per me. Questo sarebbe stato un insolito piacere.

Lasciai la mancia per il mio ultimo drink e mi avvicinai lentamente al bar, i miei occhi fissi su di lei. Aveva le sue adorabili labbra rosse socchiuse mentre mi avvicinavo e sembrava trattenesse il respiro.

All’ultimo minuto, però, indirizzai il mio contatto visivo al barista e ordinai un altro drink.

Poi attesi.

Mantenni la mia postura diritta, senza preoccuparmi di appogiarmi al bancone. Quando mi interessava una donna mi piaceva essere un cacciatore e non avevo nessuna voglia di apparire qualcosa di diverso che concetrato su quello.

Ma prima dovevo ottenere la sua attenzione.

Attesi giusto il tempo perchè si chiedesse se fossi interessato. Poi mi voltai verso di lei.

Allacciato il contatto con gli occhi le accennai un sorriso, prima che il barista mi servisse il mio drink. Presi un sorso, poi riappoggiai il bicchiere sul bancone.

«Ciao.» La sua voce roca penetrava attraverso la musica del locale proprio come la lama lacerava la seta.

«Ciao.»

Il mio sguardo valutava il suo viso. Era ancora più bella da vicino, zigomi alti, grandi occhi espressivi, e una bocca fatta per il primo dei sette peccati capitali.

I miei pantaloni erano diventati ancora più aderenti al solo pensiero.

«Posso offrirti da bere?» chiese.

Le presi la mano, le baciai il dorso. «No.»

I suoi occhi verdi si spalancarono.

Cercò ti ritirare la mano, ma la bloccai, accarezzando il palmo con il pollice.

«Ti offro io un drink e uno per la tua amica. E poi, ti chiederò di ballare.»

Inarcò un sopracciglio. «Che cosa ti rende così sicuro che dirò di si?»

Mi chinai e avvicinai le labbra al suo orecchio, la mia voce ridotta a un sussurro. « Tu sei l’unica donna a cui ho rivolto la parola questa sera perchè sei l’unica che mi interessa. E meriti di essere la prima scelta di un uomo.»

La sentii rabbrividire dalla mia vicinanza e trattenni un sorriso.

«Sono la tua prima scelta?» sussurrò di rimando.

Tracciai il profilo del suo collo con un dito. «Si.»

Quando sentii che le si bloccò il respiro, sapevo che era mia.

Almeno per la sera di Capodanno.

 

 

Professor Gabriel O. Emerson,

Associate Professor of Italian Studies

University of Toronto

 

 

Traduzione amatoriale a cura di Stella. 

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