Fan Fiction ambientata nella Londra del 1800!

Fan Fiction di Tati J. ambientata nell’aristocrazia della Londra del 1800. Le vicende del giovane e dissoluto marchese di Grayson fino al matrimonio con la contessa di Pelham. Ispirandosi al libro The Stranger I Married di Sylvia Day, Tati J. narra una personale e breve rappresentazione del rapporto di Richard e Isabel.

IV° CAPITOLO

Era ancora rannicchiata contro di lui, persa nel languore post orgasmo quando si rese conto che Grayson non stava scherzando. Quella lurida canaglia davvero stava provando in maniera subdola a metterla incinta.
Senza chiederle il permesso!
Ma come osava!

“Grayson, ma come avete osato fare una cosa del genere?”
“Ah, siamo tornati alla formalità dolcezza?”
“Si, e di questo passo ci rimarremo anche! Rispondete!”

Lui si coricò sui morbidi cuscini incrociando le braccia sotto la testa guardando verso l’alto con uno sguardo beffardo, sospirando con finto disgusto come se in quel momento si stesse portando sul petto il peso di tutte le assurde richieste femminili.
E ciò fece ancora più arrabbiare Isabel.

“Sto ancora aspettando Grayson.”
“Dunque, diciamo che questa disgustosa pratica succede sovente nei matrimoni. Si chiama procreare.”
“Non burlatevi di me! Io non voglio figli!”
“Non urlare cara e dimmi, perché non vuoi figli?”

La calma del marchese, il suo sguardo arrogante, e la sua bellezza mozzafiato che ancora la elettrizzava, fece andare Isabel ancora di più su tutte le furie. Alzò, senza accorgersene, il tono di voce fino a sentirla quasi stridula persino alle proprie orecchie.
Il marchese aveva lo sgradito dono di farla andare fuori di senno, non solo per la lussuria, ma anche per il nervoso. Viveva di continuo, da quando lui era tornato, in bilico tra il desiderio inesauribile e la rabbia incontenibile. O forse era arrabbiata per il troppo desiderio che provava. O forse era il desiderio non ripagato che la faceva arrabbiare ancora di più..

Insomma, da quando era tornato per lei non c’era più pace, e oggi se ne era uscito con la novità del figlio. La testa di Isabel pulsava sempre di più.

“Non li voglio e basta. Ci deve essere una ragione?”
“Mmmmm, direi di si. Si.”
“Non vi basta la ragione che mi avevate detto che non ne volevate e quindi sposata con l’inganno?”
“Un uomo non può cambiare idea?”
“Non potete cambiare idea su una marca di sigari? Sul vostro vizio di bere brandy? O sulla vostra consolidata abitudine di frequentare sgualdrine?”

Ecco, lo aveva detto. Accusava il marito di tradimento. Per molto meno alcune nobili mogli erano state ripudiate, già si immaginava sulla carrozza diretta per sempre in campagna a tenere compagnia alla suocera.

“Ah, pensi questo vero? Credi che io frequenti donne di dubbia moralità? Ti voglio confidare un segreto mia adorata: ne ho sposata una, ed è stato un affarone, talmente grande da non aver voglia di infilarmi nel letto di nessuna altra donna!”

Dubbia moralità? La stava forse paragonando a una donna che elargiva facilmente a tuti i nobili i propri favori? Dio mio, quest’uomo l’avrebbe fatta impazzire. Prese la brocca d’acqua sul tavolino vicino al letto e tentò di romperla sulla testa del marito.
Ormai non ci vedeva più dalla rabbia.

Lui si spostò al volo balzando giù dal letto offrendole ancora una volta la totale visione del suo corpo nudo e lei si bloccò a bocca aperta.
Era troppo quell’uomo.
Ma cosa aveva fatto per guadagnarsi un fisico così perfetto in quell’anno che era stato via? Non aveva l’aspetto malaticcio perenne di un nobile del suo lignaggio, quei nobili che nemmeno riescono a togliersi gli stivali da soli.
Si vedeva che usava il suo fisico per forti attività manuali. Ma quali?
Sesso continuo e perenne. Ecco l’unica attività manuale che immaginava potesse fare Richard e la cosa le procurò continue fitte di fastidio proprio nello stomaco.

“Isabel? Perché mi guardi così? Posso avvicinarmi al tuo letto?”
“No! Sparite!”
“Posso riprendere i miei abiti che sono rimasti sotto la coperta?”

Isabel si mise a cercare con frenesia, ma non trovò nulla, la stava prendendo in giro vero? Non fece tempo a pensarlo che lui si avventò di nuovo su di lei immobilizzandola.

“Adoro il tuo odore Isabel. Sei una donna così eccitante. Lasciati togliere questa camicia, voglio assaggiarti.”
“No Grayson, lasciatemi in pace”
“Mi stai supplicando Isabel?”
“Si.”
“E vuoi che smetta di fare questo?”

Con la mano la stava già aprendo e lei già respirava a fatica.

“E spiegami perché sei già così eccitata dato che non ti ho nemmeno toccata.”

Aveva ragione, il solo vederlo nudo l’aveva eccitata all’istante. Voleva quel fisico su di lei e dentro di lei. Era così grosso e potente il suo membro, lo ricordava talmente duro che sembrava volesse scoppiare. Non poteva rinunciare a questa perfezione che il destino le aveva piazzato tra le mani. Aveva sono un piccolo difetto: voleva metterla incinta, e quando avrebbe scoperto che non ce l’avrebbe mai fatta, sarebbe sparito.

Quel dolore lancinante, il dolore del ricordo, le prese nel petto.

Ma lo dimenticò subito. Richard riusciva bene nel farle perdere tutti i pensieri.

Con le dita si fece largo tra lei e puntellandosi sui gomiti la guardò nel viso mentre la toccava. Vederla godere e contorcesi al suo solo tocco era l’equivalente di un orgasmo per lui. Se solo avesse saputo trattenersi un po’ di più, non era proprio abituato a farlo, da tutte le sgualdrine con cui era stato non doveva aspettare per farle godere, quelle donne esistevano solo per il piacere dell’uomo, quindi la sua esperienza in fatto di autocontrollo a letto era parecchio limitata.
Dannazione, ora le serviva con la moglie e faceva una fatica boia a trattenersi!

Isabel era troppo bollente, il che era un bene e un male.
Un bene perché così eccitata veniva quasi subito riducendo al minimo la sofferenza atroce di Richard.
Un male perché così calda e bagnata aumentava la sofferenza di Richard.
Insomma, da qualsiasi parti giravi la moglie questa ti produceva fitte di sofferenza, alternate a momenti di gioia supremi.

Continuava a massaggiarla, volendo sfondare le sue ultime riserve.

“Spalanca le gambe Isabel.”

Era un perentorio ordine, sussurrato con la voce arrocchita e ferma, come se non ammettesse un no. Lei gemette rumorosamente, quello appena detto dal marito la eccitava, non poteva negarlo né trattenersi.

“Avanti Isabel, spalanca di più le gambe e fatti toccare tutta. Fammi spalmare tutta la mano dal basso verso l’alto. Ti piacerà da morire.”

Fece quanto le aveva ordinato, cercando di aprirle il più possibile e non resistette più, le ultime riserve crollarono tra le mani del marito.

“Oh Dio mio Richard.”
“Lasciati andare, godi di più, vieni tra le mie mani.”

Bastarono queste poche parole a far venire subito Isabel che ribaltò la sua testa sul cuscino urlando il nome di Richard come una preghiera.

Ma non era finita. Lui la prese e la mise a pancia in giù, tenendole ferme le scapole e massaggiandole il culo divino, quella pelle così bianca e delicata. Le infilò un dito dentro, velocemente e senza preavviso mentre lei ancora si contorceva negli ultimi spasmi del suo precedente orgasmo.
Si bloccò di colpo cercando di sottrarsi alla presa del marito, ma lui la tenne bloccata sul letto con una mano. Era solo un gesto possessivo, lei era ben consapevole che la presa non era stretta, volendo poteva alzarsi subito da quella posizione, ma non voleva, non lo voleva assolutamente.
Stava sperimentando qualcosa di assolutamente nuovo e voleva provarlo con Richard.
Lui si spinse col dito ancora più a fondo e Isabel poteva sentire il suo respiro accelerato. Quel gesto volgare del marito la fece sentire come una sgualdrina da quattro soldi, di quelle che si trovano nei peggiori bordelli o nei bar del porto. Era davvero sconveniente. Eppure stava trattenendo il respiro nell’attesa, morendo dalla voglia che lui continuasse.
Poi comincio a muovere il dito dentro e fuori dal suo sedere.
Isabel ancora con la testa premuta sul cuscino si aggrappo con le mani alla coperta contorcendosi per quello che le faceva il marito, così proibito e così eccitante.
Lui non diceva nulla, stringeva gli occhi fino quasi a farseli lacrimare e la sua erezione contro la gamba di lei parlava da sola. Era un momento sublime, ma altrettanto oscuro e lui se lo stava godendo tutto completamente in tranche.
Lei non voleva quello, ma non aveva la volontà di fermarlo, era curiosa, ma la cosa più inaspettata e strana era che era bagnatissima e pronta per lui. Quel dito non le bastava, non più.

Ti piace vero Isabel? A te piace tutto quello che ti faccio. E sai perché?”
“Mmmmmmm”
“Perché sei calda, passionale e sei come me, una lussuriosa a cui piace godere col proprio corpo e con quello del marito.”
“Mmmmmmm”
“Solo con il mio corpo Isabel, ricordatelo. Potrei uccidere se ti trovassi tra le braccia di un altro.”

Quella frase possessiva, che fino a prima del suo ritorno l’avrebbe fatta scappare a gambe levate, ora la stava galvanizzando. Voleva di più, voleva che lui le parlasse ancora con quel suo modo così diretto e volgare.

E gli diede il permesso per fare del suo corpo quello che lui voleva, si stava completamente arrendendo a lui, si stava mettendo nelle sue mani ed era una cosa meravigliosa.

“Mai con un altro Richard.”
“Mi vuoi dentro Isabel?”
“Si! Si, ti prego!”

Lei non si rendeva conto che mentre urlava i suoi fianchi si dimenavano contro il materasso come se fosse un’ indemoniata, come se dal contatto del marito dipendesse la sua vita.
Lui gli si piazzò sopra da dietro e le chiuse le gambe, poi spalancò le sue sopra di lei e si fece strada entrando piano.
Strinse i denti, non poteva immaginare fosse così con la moglie, doveva trattenersi, non poteva sfondarla come faceva con le amanti, e il doverlo fare gli procurava violenti spasmi sia di lussuria, sia di frustrazione. Non si accorse che stava ringhiando mentre la penetrava e il fatto che la moglie gli andava incontro spingendo il suo culo verso di lui lo stava facendo impazzire.
Quella notte sarebbe certamente morto.

Appena le fu dentro solo a metà cominciò a pulsare, era troppo stretto, non era elastico e non si stava adattando al suo membro. Così non poteva durare cazzo. Voleva far provare questa esperienza a Isabel, ma dopo solo tre brevi spinte la riempì tutta imprecando. Dannazione!

Passò con la mano davanti di lei e la stimolò, sapendo che anche lei era tesa al limite, infatti dopo pochi minuti sentì le sue urla di estremo piacere.

Non poteva più negarlo ora nemmeno a sé: amava follemente quella donna. Bellissima, fin troppo, peccaminosa, per fortuna, un’ottima amica con cui poteva parlare di tutto, questo una volta, prima che lui tornasse, ma poteva recuperare quel rapporto perfetto nel tempo. Sempre che qualcuno non fosse arrivato a portargliela via.
Si sdraiò su di lei sussurrando al suo orecchio.

“Sei splendida e io ti amo da morire Isabel.”
“Anche io Richard. temo.”
“Non è una condanna cara, non devi temere nulla finchè ci sarò io.”

La sera Isabel saltò il concerto, stava così bene nel letto con il marchese.

Il pomeriggio seguente, come un uragano portatore di sventure, arrivò senza preavviso, la duchessa.

La cameriera personale bussò alla porta della marchesa ed entrò come era solita fare per tirare le tende e svegliare la sua padrona, ma lo spettacolo del marchese nudo nel suo letto la fece urlare.

Subito Richard e Isabel si svegliarono di soprassalto per lo spavento, poi quando videro la faccia tutta rossa e imbarazzata di Lizzy scoppiarono a ridere.

“Volevo solo informarla Milady che vostra madre la duchessa è al piano di sotto che vi attende.”

E detto questo corse via dimenticando anche il secchiello con il carbone che doveva servire per accendere il fuoco nella camera. Oltre al gelo della camera Isabel si ributtò sui cuscini enormi con il gelo dentro.
Per tutte le gemme della corona inglese, ci mancava davvero la madre!
Colei che senza vergogna né pudore le avrebbe chiesto della vita sessuale col marito.

Il marchese le chiese se andava tutto bene quando la vide coricata e con il braccio a coprirsi il viso. Ma lei scosse la testa mugolando.
No, non andava per niente bene, tutta la sua vita, fino a poche settimane fa così perfetta, stava andando a rotoli e ora la sua cara mamma era venuta a chiedere un rapporto della situazione. Cosa dirle?

Era stanca, anzi totalmente stravolta, gli eventi la stavano sopraffacendo e non sapeva come fare per tornare a essere padrona della sua vita, e poi, lo voleva davvero? Quanto tempo era passato dall’ultima volta che si era sentita così viva? E tutto questo aveva a che fare con quel diavolo scatenato di sconosciuto che si trovava ora a letto con lei e che formalmente era suo marito. La sua vita non poteva essere più complicata.

Si vestì con cura in modo che la madre non avesse trovato da ridire anche sul suo abbigliamento e raggiunse la duchessa in sala da pranzo dove la servitù l’aveva fatta accompagnare in sua attesa. Aveva chiesto a Richard di accompagnarla ma lui se l’era svignata con una scusa assurda come quella che doveva andarsi a comprare un cilindro e un mantello nuovo in vista del grande ballo della sera, a cui avrebbero preso parte con una nutrita e grottesca compagnia: la duchessa, il fratello di Richard e il fratello di Isabel.

Mamma che piacere!”
“Vedo che non  perdi l’abitudine di alzarti in tarda mattinata.”
“E tu non perdi l’abitudine di essere gentile con me. E poi l’aria di Londra delle 7 del mattino non è salubre.”
“Sorvoliamo su questo, mi inviti a far colazione con te?”
“Certo mamma, accomodati, cosa ti faccio portare?”
“Quello che prendi tu.”

Stavano amabilmente conversando di fronte a due fumanti tazze di cioccolata calda con biscotti ancora caldi e spolverati di zucchero a velo e cannella, era quasi perfetta la colazione se la duchessa:

“Conti di dare un figlio al marchese questa volta?”
“Questa volta? Mi sembra sia la prima volta che ci sposiamo io e Richard.”
“Lo sai cosa intendo.”

Era troppo idilliaco il quadretto per durare, non con sua madre, un’autentica arpia.

“Lo so mamma e tu sai benissimo il mio problema.”
“Quale tesoro mio?”
“Mamma…..”
“Per caso hai ancora quella convinzione assurda di non potere fare figli?”
“Non è una convinzione mamma, è la realtà, ti prego, cambiamo discorso.”
“Onestamente non ti capisco figlia mia, a volte sei così donna di mondo, a volte invece sei così ottusa oppure innocente. Non ti è mai passata in mente l’idea che fosse Richard a non potere avere figli?”

Isabel si bloccò a mezz’aria col biscottino in mano e la bocca spalancata.

“Chiudi pure la bocca tesoro.”
“Mamma, tu non sai tutta le verità di quei tempi, prima che lui morisse….”
“Davvero? Tu pensi davvero che io non sappia nulla?”
“Oh Regina mia! Lo sapevano tutti vero? Anche nelle contee vicine!”
“Calmati Isabel! Io sapevo tutto perchè ero amica con la servitù che ogni tanto mi aggiornava sui pettegolezzi della tua contea.”

Ancora con il biscottino fermo a mezz’aria e la bocca spalancata.

“Mamma! Tu pagavi la mia servitù per farti da spia?”
“Calmati Isabel o ti verrà il sangue al naso. Non pagavo nessuno, ero solo in ottima confidenza con qualcuno di loro.”

Ah, bene, interessante sapere che la propria madre poteva scoparsi lo stalliere o il guardiacaccia.

E quindi sapevi tutto?”
“Certo figliola, solo che all’epoca eri così ingenua che ho preferito tacerti il fatto di sapere.”
“E ora invece perché l’hai tirato fuori?”
“Perché tu ne hai bisogno, devi sapere.”
“Lo sapevi no della figlia del fittavolo? Aspettava il figlio di mio marito.”
“Non esattamente cara.”
“Si mamma, Richard l’aveva portata in casa.”
“E tu eri così ingenua e lei con suo padre così furbi…”
“Cosa stai insinuando mamma? Avanti, parla!”
“Quella ragazza era incinta, ma non del conte. Non si sa chi fosse il padre, lei era così..diciamo.. benevola con gli uomini, era la disperazione di quel povero uomo del padre che l’amava tanto. Ma quel padre era talmente furbo da indirizzava la benevolenza della figlia verso il conte, che era noto, non si lasciava scappare una bellezza locale. E così dopo due frequentazioni lei gli disse di aspettare un bambino. La voglia del conte di avere figli era tale che neppure si pose il problema di una trappola e accettò con gioia il bambino. In realtà era il conte a non poter avere figli Isabel e non tu.”

Isabel si alzò di scatto andando verso l’enorme finestra che dava sull’incrocio della Bond Street. La fame le era passata, perché sua madre glielo diceva solo ora? E poi non era mai successo che un uomo non potesse avere figli, questi erano problemi delle donne, gli uomini potevano sempre procreare.

“Mamma, gli uomini possono sempre avere figli, sono le donne ad avere a volte dei problemi.”
“Oh figlia mia, quanto ti sbagli, gli uomini possono avere gli stessi problemi delle donne, solo che sono più furbi nel nasconderli e nel procurarsi in un modo o nell’altro ciò che vogliono. Era il caso anche del conte.”
“Mi stai dicendo che io potrei.. forse….”
“Certo bambina, devi solo fare.. tanta pratica con Richard al posto di tenerlo lontano dal tuo letto.”

E ora come diavolo faceva a sapere che non condivideva il letto con suo marito? Vuoi vedere che quella donna pagava anche la servitù in quella casa? O era l’amante del maggiordomo?

“Vatti a preparare per la festa di questa sera e concedi a Richard ciò che è suo di diritto e che tanto brama da te.”

Forse c’era un possibilità ancora di felicità. Possibile che quello che le aveva rivelato la madre fosse la verità?

 

RICHARD

Era dovuto scappare da quella casa quella mattina, voleva incontrare la duchessa e sapeva di essersi comportato in modo disdicevole, ma doveva schiarirsi le idee a proposito di quella iena scatenata che era la moglie. Una iena, lussuriosa e adorabile e che lui aveva sposato a occhi aperti, scegliendola tra centinaia di altre donne più indicate alla scopo di diventare mogli di un marchese.

 

 

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24 commenti

  1. Desi

    Era ora!! La stavo aspettando!
    Ullallààà come ci siamo spinti in là 😀
    Bello, mi piace proprio, aspetto ancora peggio, sai cosa intendo 😉

  2. katiag

    Bello hot questo capitolo, è diventato rosso anche lo schermo del computer, sai scrivere molto bene, spero che continuerai con questa o altre ff.

    • Tati J.

      Questa è quasi finita (a me piace scrivere racconti brevi se no mi annoio), ma poi partirò con un’altra, anche se non so ancora quale 😛
      Grazie per il commento. Bacio

  3. Cinzia

    Accidenti che pathos! Bravissima Tati, trasmetti emozioni sconvolgenti! Non voglio perdermi il prox capitolo e ti prego, esagera ancora!

  4. silvietta

    Mi piace, mi piace, mi piace!!!! Non so se l’hai capito bene ma mi piace!!!!
    Adesso ho solo un’altra settimana di agonia davanti prima del prossimo capitolo

    • Tati J.

      Grazie grazie grazie grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
      Smuack

  5. Carla

    Oltre a tutto il resto è anche parecchio simpatico questo capitolo e ciò rende la lettura più scorrevole e piacevole e smorza un po’ quei momenti di eros così forti. Brava, davvero brava a scrivere. Vorrei farti qualche appunto ma non trovo nulla, è tutto perfetto e comincia anche a piacermi sempre più questo genere storico, all’inizio avevo riserve, ma ora comincio a immedesimarmi nell’epoca e, anche se romanzata qui, mi piace.
    Un bacio Tati.

    • Tati J.

      Troppo buona, anche io ci ho messo un po’ all’inizio ad affezionarmi a questo genere, ma ora non riesco a farne più a meno.

  6. Cristina F.

    Bello bellissimo e scritto in maniera eccellente!
    Complimenti all’autrice, dovresti pubblicare 😉

  7. cate

    Molto bello complimenti….hai un modo di scrivere ke descrive xfettamente tt nn vedo l’ora di leggere il prox capitolo e magari qlk altra tua ff :*

  8. Viviana

    Ciao Tati, meravigliosa come sempre, e non conoscendo il libro per me è inedita come storia. Posso chiederti se ha il lieto fine e quanto durerà ancora dato che ho letto che non ti piace dilungarti troppo?

    • Tati J.

      Ciao, la prossima volta sarà quella dell’epilogo. Lieto fine? Mah 😉

  9. Erika

    Bella piccante vero? Mi piace tanto!! E ricorda lo stile della Day che esagera anche di più!
    P.S. L’ho letto questo libro dopo che tu me l’hai fatto conoscere ed è diverso dalla tua FF. Lì è anche più schietto come termini, ma credo abbiate due modi di scrivere differenti.
    Complimenti ancora per la scrittura.

    • Tati J.

      Si 😀
      E pensa che mi sono notevolmente trattenuta 😀
      Grazie per i complimenti.

  10. Danielle

    Wow, questo capitolo farebbe arrossire anche Christian Grey.
    Bellissimo, mi piace.

    • Tati J.

      hahahahahahhaahahhh in effetti a volte Christian, a confronto dei personaggi della Day, sembra un pivello 😀
      Comunque sono andata soft, nell’originale la Day ci va più pesante come linguaggio.

  11. ROSANERA

    @ TATI J
    Una domanda : hai letto i tre libri di Irene Cao?
    Se si’, pensi di scrivere qualcosina su Leonardo e Elena??
    Grazie e ancora tanti complimenti 🙂

    • Tati J.

      Ciao Rosa, a dire il vero sui libri italiani avrei qualche serio timore a scrivere… non si sa mai…
      Comunque la prox FF tratterà ancora l’ottocento, poi vedrò.
      Grazie dei complimenti.

  12. Danielle

    Sono con Rosanera, anche a me piacerebbe leggere qualcosa di Irene Cao.
    Ho letteralmente divorato quella trilogia.
    Ho amato tantissimo come ha descritto il nostro paese, e ho adorato Leonardo, un uomo che si può anche incontrare per la strada…………a differenza di Christian Gray

    • ROSANERA

      Grazie Danielle per la solidarietà!!!! L’ho divorata anche io la trilogia di Irene e, per i miei gusti, la Cao scrive tanto e tanto meglio della James!!!!