Fan Fiction ambientata nella Londra del 1800!

Fan Fiction di Tati J. ambientata nell’aristocrazia della Londra del 1800. Le vicende del giovane e dissoluto marchese di Grayson fino al matrimonio con la contessa di Pelham. Ispirandosi al libro The Stranger I Married di Sylvia Day, Tati J. narra una personale e breve rappresentazione del rapporto di Richard e Isabel.

III° CAPITOLO

 

Non poteva immaginare un’intera vita senza il tocco delle mani di Richard. Accidenti a lui e a quanto si era fatto virile durante la sua assenza. Forse la sua amante lo aveva nutrito tutti i giorni a pane e miele e uova! Oltre a mantenerlo bene sul piano dell’esercizio fisico. Ecco, questo era un pensiero sul quale era difficile soffermarsi, le reazioni involontarie del suo corpo erano devastanti: stomaco contorto, peso sul petto…
Ma come era possibile tutto questo in un solo anno? Era partito ragazzo ed era tornato uomo, e lei l’accordo matrimoniale l’aveva fatto con il ragazzo e non con l’uomo, quindi ora era tutto in discussione. Ma solo in teoria.

Ma era anche in discussione il fatto che lei, questo uomo, non l’avrebbe mai sposato, anzi, si sarebbe tenuta ben alla larga da lui se avesse sospettato fosse possibile un simile cambiamento.

Ora era davvero nei guai.

Ricordava fin troppo bene la passione per il suo defunto marito e come questo l’aveva umiliata e rovinata, ma in questo caso era ancora peggio, qui si trattava di folle brama carnale, non semplice desiderio o passione. Se avesse continuato questa follia con Richard si sarebbe rovinata. Lui si sarebbe servito di lei finchè la sua passione non si fosse esaurita e poi l’avrebbe relegata in campagna, magari a tenere compagnia alla suocera.

Il suo equilibrio, raggiunto dopo la sua vedovanza era un piccolo trofeo, stava perfettamente, si divertiva, faceva del buon sesso ed era libera. Magari non ben vista in società, ma comunque ammessa di certo.

Cedere totalmente al marito significava rinunciare a tutto questo. Ecco cosa continuava a pensare Isabel mentre guardava il corpo nudo di suo marito nel suo letto. Ma come faceva ancora a pensare razionalmente di fronte a quello spettacolo? La sera prima non aveva potuto godere della vista del suo corpo. Tutto era successo in fretta, forse lui nemmeno si era spogliato del tutto. Isabel non ricordava, poteva solo rievocare la sua bocca, le sue mani, il suo feroce respiro nell’orecchio e sue urla di godimento che si mischiavano alle sue. Ricordava solo un godimento mai provato prima.

“Avvicinati Isabel.”

La sua mente urlava ‘No! Scappa!’
Il suo corpo si dirigeva con cautela verso il letto.

“Qual è la tua paura? Me ne parli?”
“Non posso.”
“Siediti qui.”
“Non posso.”
“Qualsiasi cosa ti turbi, io posso lenire le tue paure e preoccupazioni.”
“Non posso.”
“Donna cocciuta!”

E mentre Isabel scrollava la testa e si rialzava dal letto, Richard con uno scatto balzò dalla sua parte e l’afferrò per la vita trascinandola verso di lui.

“Non mi sfuggirai Isabel, non ora. Me la devi concedere la notte di nozze.”
“Avrai sicuramente altre centinaia di puttane che ti aspettano, che bramano il tuo ritorno.”
“Ma io voglio te, e anche tu mi vuoi.”
“E poi la notte di nozze te l’ho già concessa.”
“E credi che io possa accontentarmi di quello che c’è stato tra noi questa notte? Una furiosa cavalcata pensi possa bastarmi per strapparmi dal petto questa ossessione che ho per te?”

A parole Isabel poteva mentire finchè aveva fiato in gola, ma il suo corpo tradiva ogni sua sillaba.
La mano del marchese si infilò sotto la sua camicia fino a toccarle il punto più dolente.

“Sei eccitatissima, il tuo corpo non mente, ancora non ti ho sfiorata e già sei bagnata. E’ la mia vista vero? E’ il mio corpo vero Isabel? Ti piace guardarmi nudo.”

Le aprì le gambe con il suo ginocchio e senza pensarci un solo minuto in più, senza perdere tempo e approfittando del momentaneo cedimento della moglie la penetrò subito con un urlo.
Era proprio una lurida canaglia. Ma come si può approfittare così di una indifesa donna?
I sensi di colpa svanirono all’istante quando il suo membro fu tutto dentro di lei.
Subito si fermò temendo di non riuscire a resistere e di riempirla subito, ma poco dopo partì all’attacco della moglie che gemeva e si dimenava sotto di lui.
Che donna meravigliosa aveva sposato…
Il tempo si fermò e tutto ciò che importava era fondersi con la moglie. Oggi l’avrebbe marchiata per sempre, mettendo fine alle sue ritrosie e agli stupidi pettegolezzi che sapeva la intristivano.
Con una foga terribile e dopo poche spinte le venne dentro riempendola tutta.
Lei se ne accorse e spalancò gli occhi, cercando di sottrarsi a quell’invasione inaspettata, ma lui la tenne ferma col proprio peso.

“Sei mia Isabel, in ogni senso e ora sei piena del mio sperma. Non potrai più tirati indietro, ti ho marchiata.”
“Ma perché non capisci Richard?
“Cosa? Dimmi cosa devo capire!”
“Sono vecchia, non potrò mai darti l’erede.”
“E’ dunque questo il tuo cruccio? L’età?
“Si.”
“Ma dimmi, ti senti tu troppo vecchia oppure vedi me troppo giovane per te? Mi vedi come un ragazzino?

Dunque il marchese aveva questo dubbio che lo tormentava? Pensava che la moglie lo giudicasse troppo ragazzino per lei?
Oh Richard, sei così virile, così uomo, non c’è nulla del ragazzino in te. Non più. Purtroppo.

Richard ti prego…”
“Ti prego cosa Isabel? Forse mi preghi di averne ancora perché non sei soddisfatta? Pensa se smettessi ora.”

La stava chiaramente soggiogando col sesso quella canaglia. Si era accorto di quanto fosse passionale Isabel, sapeva che a letto con lei poteva ottenere tutto ciò che voleva se sapeva sfruttare bene le sue carte. E lui era un maestro in quel gioco.

Scivolò di lato a lei e le infilò un braccio sotto la testa per farla stare più comoda. E poi voleva vederla godere, voleva vedere il suo viso nel momento dell’estremo piacere.

Le allargò le gambe con una mano e poi risalì dentro di lei che era sull’orlo dell’abisso. Le infilò due dita dentro e con il pollice la stimolava esteriormente. Mentre faceva questo faceva scorrere il suo sguardo sul suo corpo nudo per poi arrivare al suo viso stravolto dal piacere e non ancora appagato.
Spingeva sempre più forte e la massaggiava con più vigore dicendole le frasi più sconce che conosceva. Non gliele sussurrava all’orecchio, gliele diceva in faccia, spudoratamente, mai si sarebbe perso la sua reazione.
Isabel resistette pochissimo a quel doppio attacco e urlò guardandolo in viso.

Poi si rilassò e si rannicchiò contro di lui.

“Voglio un erede Isabel. Non puoi negarmelo e se Dio vorrà questa notte l’avremo generato.”
“No Richard, Dio mio no, cosa stai dicendo?”
“Forse tu non ti sei accorta…”
“Cosa Richard? Cosa!!”
“Sei piena del mio sperma, abbiamo generato un erede.”
“No Grayson, ti stai illudendo, noi non abbiamo generato nulla.”

Un bambino, il sogno di Isabel quando aveva sposato il conte e poi subito naufragato.

 

Londra 1818. Fine stagione.

Isabel, ti aspetto nel mio studio, ti devo parlare.”

La voce col tono così grave del conte aveva subito spaventato Isabel. Era così innamorata di lui, pendeva dalle sue splendide labbra. Mentre scendeva le scale della casa in campagna stava ripassando mentalmente gli ultimi i giorni per scovare tra di essi cosa aveva potuto far adirare il marito. Sempre che fosse realmente adirato.

Fuori dalla stagione il tempo non passava più e le giornate erano tediose, dovuto al fatto che lei le passava da sola, dato che il marito era quasi sempre via di casa per affari. L’unica distrazione di quei giorni era l’inaspettata visita della madre. La duchessa era preoccupata per la figlia al punto di spingerla fino nella sua contea per tastare il terreno.

“Isabel, tesoro mio, ti vedo così sciupata, va tutto bene?”
“Certo mamma.”
“Non mentirmi, i tuoi occhi dicono verità diverse della tua bocca.”

Era dura nascondere i suoi crucci a sua madre, anche perché la duchessa aveva il dono, o il difetto, di capirli subito, oppure di tirarglieli fuori a forza. Tanto valeva arrendersi subito. Con un sospiro Isabel vuotò il sacco.

“Non ho ancora figli.”
“Tutto qua tesoro?”
“Sono sposata da un anno ormai. E poi io lo vorrei un figlio.”
Vuoi un figlio solo perché ti annoi qui in campagna?”
“Ma no mamma, ma cosa pensi…”
“I rapporti con tuo marito vanno bene?”
“Si mamma, è sempre premuroso, gentile…”
“Non mi riferisco ai rapporti convenzionali di facciata, ti sto chiedendo se avete rapporti sessuali regolari. I figli non piovono dal cielo!”
“Oh mamma! Che domande imbarazzanti!”
“Rispondimi figlia.”
“Certo che abbiamo rapporti, anche uno a settimana.”
“Ah fantastico…. e quando vi siete sposati? Era questa la frequenza?”

No, non era quella la frequenza. E nemmeno era la giusta frequenza dato che a volte passavano anche due settimane prima che il conte si degnasse di toccarla e a nulla valevano le avances della moglie. Sembrava non ci fosse più posto per lei nel suo talamo.
E con un altro sospiro si decise a confessare, aveva sempre avuto un ottimo rapporto con la madre e necessitava di sfogarsi con qualcuno che non fosse la sua cameriera personale.

No mamma, non era affatto così.”
“Quindi pensi che un figlio risolva tutto regalandoti di nuovo il sorriso e la serenità?”
“Si mamma, anche perché lo sai cosa succede se non riuscirò a dare un erede alla casata.”

Non era necessario continuare, tutte e due le donne erano a conoscenza delle conseguenze di un mancata gravidanza. Si, il marito poteva venire incontro alla moglie ma il conte sembrava inflessibile su quel punto.

Isabel bussò piano alla porta dello studio del conte, le ginocchia le tremavano un po’.

“Entra Isabel.”
“Ti preparo un brandy?”
“No, ho già fatto. Accomodati pure. Vuoi un brandy anche tu?”
“Si grazie Milord.”
“Ormai è più di un anno che siamo sposati e mi stupisce che ancora non abbiamo un erede.”

Panico, Isabel immaginava che suo marito avrebbe intavolato quel discorso. Chiamiamolo sesto senso da donna.

“Me ne rendo conto.”
“E ti rendi conto che è indispensabile un erede?”
“Si.”
“E purtroppo non arriva, e gli anni passano e la gente del mio villaggio comincia a spettegolare.”
“Si.”
“Dobbiamo trovare una soluzione Isabel.”
“Si.”
“E piantala di dire solo si, dannazione!!”

Isabel si fece piccola e si rannicchiò sulla poltroncina di pelle nera. Non aveva mai visto suo marito così arrabbiato e in tutta onestà non capiva il motivo di quella rabbia improvvisa, ma era solo colpa sua. Lei non riusciva a dargli ciò che lui voleva e aveva bisogno. Stava fallendo nel suo matrimonio.
Cominciò a piangere, forse più per il nervoso e l’umiliazione. Non riusciva a essere donna completa per suo marito, non riusciva a dargli un figlio.
Scappo via come una furia dallo studio e si rifugio nella sua camera, chiudendo a chiave la porta che dava sulla stanza da letto del conte.

Quella notte fu tremendamente infelice, completamente insonne, perché la sua dignità di donna era stata umiliata profondamente. ma non era ancora nulla a confronto di quello che le sarebbe toccato il mattino seguente.

Il conte si era svegliato di primo mattino ed era andato nel villaggio. Isabel si era svegliata dopo due ore di sonno mattutino con un forte mal di testa, era poi scesa nella sala da pranzo ordinando la sua colazione preferita: due fette di pane tostato con cioccolato sopra e spolverato da cannella. Il marito entrò.

“Fai colazione ora?”
“Si.”
“Forse dovresti cambiare le tue abitudini, al villaggio dicono che è questa la colpa della tua inadempienza coniugale.”
“Ma hai parlato di noi al villaggio?”

Isabel era sconvolta.

“Non serve che ne parlo io, sono loro che ne parlano sempre tra loro. Te l’ho detto che la gente spettegola. Un’intera contea parla di noi.”
“Cosa proponi?”
“Te lo dico schiettamente e senza mezze misure. Lo sai che sono figlio unico e devo assolutamente garantire la progenie il prima possibile. L’anno scorso i nostri vicini sono morti di quella terribile malattia di cui non conosciamo nulla, se succedesse a me? Cosa ne sarebbe del mio casato? E di tutti i miei fittavoli e la gente del villaggio? Chi baderebbe a loro? Forse tu che ti alzi quando già mezza giornata di lavoro nei campi si è svolta?
Per lavorare bene loro hanno bisogno di sapere che il loro Signore veglia su di loro dalla sua casa sulla collina. Devono sentirsi protetti. Vuoi che tutta la contea vada in rovina?”
“No.”
“bene, sapevo che nonostante la tua innocenza e ingenuità non sei una sprovveduta totale. L’erede lo genererà un’altra donna, sarà un bastardo, ma è meglio che niente.”

Oh mio Dio! Aveva procreato già con un’altra donna e voleva ora far accettare la cosa come se fosse stato indispensabile. E un po’ come se fosse colpa della moglie se lui era giunto a fare questo passo.

“Ma come hai potuto? E’ una delle sgualdrine del villaggio?”
“Non ti permettere di dire questo della futura madre di mio figlio!”

E detto questo uscì sbattendo la porta.

Ci vollero parecchi giorni di pianto ininterrotto chiusa nella sua stanza per far in modo che Isabel osasse ripresentarsi ai piani di sotto senza crollare davanti a tutti.
Il conte aveva superato tutti i limiti, aveva invitato la sua sgualdrina a vivere nella loro casa per tutto il tempo della gravidanza, aggiungendo questo all’umiliazione della moglie che non poteva avere figli, ora era chiaro; alla servitù che ora sapeva tutto; a tutta la gente del villaggio che rideva di lei.

Aveva pensato più volte di farla finita con la vita, ma non ne aveva il coraggio, era debole in tutto.

Purtroppo a distanza di un mese la donna perse il bambino a seguito di una caduta accidentale, ma questo non scoraggiò il conte. Si trovò un’altra amante e quando il marito di questa lo sfidò a duello lui morì sul campo. Con onore. Ma senza eredi. Forse una punizione divina pensava Isabel.

 

Londra 1824.

L’incubo dei figli era tornato dal suo passato per tormentarla, ora Isabel ricordava bene uno dei motivi per cui non si voleva più sposare, sapeva di non poter generare una vita.

E ora la storia si ripeteva: il marchese se ne sarebbe accorto a breve, prima si sarebbe preso un’amante, poi avrebbero fatto ridere tutta Londra e magari l’avrebbe anche ripudiata relegandola in campagna. In fondo tutti gli uomini sono uguali diceva sempre Lady Charmat, sua vecchia amica.

 

CONTINUA..

 

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13 commenti

  1. ROSANERA

    Bellissimo capitolo… l’ho letto in due nanosecondi. Ti faccio tantissimissimi complimenti, amo come scrivi.
    Sono angosciata per Isabel: lei mi piace, non è affatto una sprovveduta, nè una stupida. Non vedo l’ora di sapere come andrà a finire.
    A rileggerti, Tati J!!

    Viviamo in epoca diversa, ma di uomini che lasciano le mogli perchè non riescono a fare figli ce ne sono ancora purtroppo…. se ne trovano un’altra e fanno una nuova famiglia con lei…
    Come si dice? Morto un papa, se ne fa un altro…. Che razza di gente, e lo chiamano amore!!!

  2. Cinzia

    Ciao Tati, i miei complimenti per la scrittura, si vede che dietro c’è mestiere e sono molto invidiosa 😀
    Scherzo ovviamente 😀
    Purtroppo quello che tu scrivi era la regola di quei tempi e una donna che non dava figli era esclusa dalla società nella migliore delle ipotesi.
    Solo un’info: come mai i tuoi dialoghi sono così “botta e risposta” e non c’è “descrizione” tra una frase e l’altra? Spero di essermi spiegata bene.

    • Tati J.

      Grazie gioia, penso di aver capito cosa intendi, ma se mi fermassi a ogni frase non riuscirei a finire tutto in pochi capitoli. Ho subito specificato che sarà una cosa breve, quindi un sunto

  3. Desi

    Eccola! Stanotte non l’ho trovata e mi stavo preoccupando!
    Sempre magistrale come scrittura e sempre più intrigante. Curiosità, visto che avevi detto che i tuoi scritti sono cmq brevi, quanti capitoli ha ancora questo?

    • Tati J.

      Ma sai che non lo so ancora? Non l’ho ancora scritta tutta e quindi non so ancora come farla finire. Ma sicuramente non saranno più di 2 capitoli. Forse 1 solo 🙂

  4. silvietta

    Stupendo è dire poco…..non vedo l’ora di leggere il seguito!

  5. Danielle

    Bello, bello, bello.
    Mi raccomando che non ti venga in mente di bloccare a metà la scrittura.
    Sono troppo curiosa.

    • Tati J.

      Ciao, nono assolutamente. Scrivo brevi racconti apposta: così non mi stanco dei personaggi e li termino sempre 🙂
      Grazie

  6. Kiki

    Bello, splendido, senza parole!!! cavolo, sei bravissima davvero a scrivere!!
    Ora mi riprometto di comprare il vero romanzo

  7. Viviana

    Ciao Tati, io sono una divoratrice di tutti i libri romance, però preferisco quelli più spinti, dove c’è una forte emozione e il sesso non è solo accennato ma ben sviluppato.
    Premesso questo, volevo farti i complimenti per la scelta audace di questo romanzo, in un mondo dove tirano solo le FF su Grey tu a proporre un prodotto così diverso hai coraggio e tantissima originalità. E la tua scelta è stata premiata, a mio avviso il miglior racconto letto su questo sito. Hai una scrittura fluida e accattivante e sei ottima come scrittrice amatoriale.
    Spero di poter sempre leggere tuoi racconti.
    Ciao. Viviana.
    P.S. Le FF su Grey hanno stufato detto tra noi, il web ne è pieno e sono tutte simili tra loro. Un tormento.