Il settimo capitolo della nuova fan fiction scritta da Angelica93 che racconta la storia di Elena Lincoln, meglio conosciuta come Mrs Robinson, donna importante nella vita del nostro dominatore Chistian Grey. Trovate QUI il settimo capitolo.

Fan Fiction  di proprietà intellettuale di Angelica93 in esclusiva per questo sito. Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ alla quale si è ispirata. Non è stato scritto da E L James.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

8° CAPITOLO

Christian incominciò a fare avanti su e giù con la mano. Guardarlo masturbarsi era una meraviglia. Si contorceva, sussultava, e dal suo pene sentivo provenire un suono simile a quello di una bottiglietta d’acqua che viene sbattuta. Voleva ansimare forse, ma la sfera nera nella sua bocca lo rendeva impossibile. Afferrai saldamente il pene al posto suo e mi versai le ultime gocce di sperma in bocca, deglutendo. Mi misi a cavalcioni su di lui, e lo vidi sussultare ancora per un pò, poi mi staccai.

Christian sorrise soddisfatto e si rivestì, dopo che io gli tolsi la sorta di museruola che gli avevo messo. Eravamo in cantina, uno dei primi posti, dove avevo fatto sesso le prime volte con Linc. Di solito abbassavamo le serrande, ma quella mattina Christian aveva voluto che il sole ci illuminasse.

<<E’ bello ritornare di tanto in tanto ai vecchi tempi, e punirti quando dici le parolacce>>.

Era diventato grande, il mio Christian. Un ragazzone di ventuno anni, promessa della finanza. Gli avevo dato io i soldi per iniziare la sua carriera, e i frutti non erano tardati. Christian viveva ormai da solo in una splendida villetta, e il problema di Grace e della sua famiglia non esisteva.

Paul aveva richiesto di trasferirsi a Port Angeles, e Linc lo accontentò. Ovviamente io immagino perchè volle trasferirsi.

Andree viveva ancora con noi, e Princess era una gatta cieca e sorda. Dopo il diploma, Esther era volata a studiare a Cambridge.

Quel giorno Linc era a Port Angeles, e non sarebbe tornato prima delle tre di pomeriggio.

<<Vieni a pranzare a casa?>> mi chiese.

<<No grazie, Andree prepara le tagliatelle con la panna e i funghi>>.

<<Buono>> disse lui leccandosi le labbra << a presto allora>>.

Christian se ne andò, ed io mi rivestii.  Il tempo di infilarmi dentro il vestito color porpora, che udii dei passi dietro di me.

<<Christian, hai dimenticato qualcosa?>>.

Mi voltai, ma vidi Hector. Ci volle un attimo per capire che aveva visto tutto. Mi fissò gli occhi iniettati di sangue. Io tremai, appoggiata a una mensola.

Si avvicinò, ed io provai a scappare, ma lui mi spinse a terra. Provai a sollevarmi e a tirarmi un calcio, ma prima ancora che alzassi l’anca lui mi aveva già ributtato a terra. Le mie arti marziali non sarebbero servite contro di lui, era troppo pesante nonostante l’età.

Ho un ricordo vago dei calci che mi diede e di come mi spezzò il braccio, ho tentato di rimuoverli il più possibile.  Ma ricordo perfettamente quando mi disse di rialzarmi, e io sperai che fosse per lasciarmi andare, invece era per tirarmi un pugno che mi buttò nuovamente a terra.

In quel momento se non fosse stato per Andree, sarei morta.

<<Che cosa succede?>> urlò, spalancando la porta. La scena che vide la fece urlare. Io ne approfittai per correre via con le ultime forze rimaste, e Andree mi seguì. Hector ci inseguiva con la cinghia in mano.

Riuscimmo a raggiungere il cancello, dove la limousine era ferma.

<<Taylor, aiuto, apri la porta!>> gridai all’autista.

James aprì il cancello telecomandato e in un attimo fummo fuori. Riuscimmo a depistare mio marito, che ancora ci seguiva.

<<Andiamo in ospedale>> dissi.

In ospedale mi chiesero subito cosa era accaduto, ed io dissi di essere stata picchiata da un ladro. Mi chiesero di descriverlo, ed io inventai una fisionomia e un fisico. Dopo un primo intervento, rimasi in una camera con il ferro al braccio e il busto ingessato.

<<Perchè hai mentito?>> chiese Andree.

<<E’ il padre di mia figlia>>

<<Gli togli la patria podestà!>>

<<Andrei dalla parte del torto io, Andree. Io sarei arrestata per pedofilia, Mi darebbero cento anni>>.

<<Questo è anche vero>> disse Andree rammaricata.

Andree e Taylor si addormentarono affianco a me, ma io non riuscivo a dormire. La mattina dopo, con le bozze sotto gli occhi, sentii dire dall’infermiera:

<<Signora, i suoi amici se ne devono andare, non possono stare qui>>.

Li guardai dormire. Dove potevano andare? Linc li avrebbe ammazzati. C’era solo un’opportunità. Mandare un messaggio a Christian, e chiedergli di venire subito.

Non si fece attendere. Circa quindici minuti dopo lui era già lì. Irruppe nella stanza e si chiuse la porta alle spalle. Rimase a fissarmi sconvolto.

<<Elena>> mormorò, bianco in volto.

<<Ci ha visti, Christian>> dissi in lacrime.

<<Elena…>> la voce era strozzata << lo puniranno…vedrai>>.

<<Ho detto che non è stato lui>>.

Christian si morse le labbra, prima di esplodere in un urlo di rabbia:

<<Cristo, Elena! Perchè l’hai fatto?>>.

<<Non gridare!>> sibilai << vuoi che ci sentano? Vuoi che mi processino per pedofilia? O che processino te? Perchè sbaglio o Claire ha solo diciassette anni?>>.

Claire era la sottomessa di quel periodo di Christian, una ragazza castana, timida e introversa come tutte le altre.

Christian si bloccò, la sua sicurezza cominciò a vacillare.

<<Hai ragione. Ma Ele, non può passarla liscia. Lascia che mi vendichi>>.

<<Che cosa vuoi fare tu contro di lui? >>.

Risi per non piangere.

<<E poi pensa a Esther>> dissi. Mia figlia era la cosa che mi premeva di più.

<<Allora perchè mi hai chiamato, perchè?>> chiese.

<<Tieni Andree e Taylor con te. Non possono tornare da lui>>.

<<Va bene>> sospirò Christian, cercando di attenuare la sua rabbia <<verranno con me. E quando sarai dimessa, verrai anche tu>>.

Non appena se ne furono andati, il mio cellulare squillò. Allungai il braccio sano per afferrarlo dal comodino, e lessi sul display la scritta ”Esther”. Cliccai il tasto verde emozionata, appoggiando l’apparecchio all’orecchio.

<<Pronto?>>.

<<Ciao mamma>>.

La sua voce era strana.

<<Cos’hai?>> chiesi.

<<So tutto>>.

Rimasi un attimo muta, prima di udire la sua successiva affermazione:

<<So che hai lasciato papà per andare a vivere con Christian. Lo hai fatto stare male, vergognati>>.

<<Non è vero!>>

<<Sei una pedofila! Tante paranoie su come dovevo comportarmi io, e poi tu scopavi con un ragazzino!>> urlò Esther.

<<Non usare questi termini…>> incominciai a dire, ma lei urlò:

<<Lo vedi? Non voglio vederti mai più!>>.

Esther riattaccò.

Non mi ero mai sentita peggio nella mia vita dopo l’aborto. La crisi di pianto non si fece attendere. Le mie urla attirarono gli infermieri che mi calmarono con una pillola. Ma il dolore del rifiuto di Esther e delle bugie che Hector le aveva detto faceva più male delle ferite. Ancora oggi, Esther non mi parla più.

Il resto è storia. Andree andò a vivere con Paul a Port Angeles, Taylor è rimasto a lavorare per Christian. Io vissi con loro fino alla mia completa riabilitazione, in seguito Christian mi comprò un appartamento dall’altra parte di Seattle, e diede inizio alla mia attività.

Qualcosa da quel momento però cambiò. Christian incominciò a trattarmi come una zia, non abbiamo più fatto sesso da quel malefico  giorno.

Ho sempre consigliato Christian, e lui mi ha sempre dato ascolto. Tranne quando gli dissi di lasciar correre Anastasia.  Ero curiosa di vederla, quella Venere. Quando poi la vidi, rimasi sconvolta. Che essere insignificante! Christian voleva renderla forse più gradevole con quel taglio scalato, ma sempre scialba è rimasta.

E ora aspetta un bambino da Christian. Gli ho scritto in un messaggio che sarà un ottimo papà. Spero che mi chiami. Penso sul serio quello che ho scritto, al contrario di Anastasia.

Volevo provare a dissuaderla, quella sera alla cena di beneficenza.  Ma non c’è ne fu verso. Li vidi allontanarsi dopo il ballo, e provai una fitta di gelosia.

Ero sola nella sala. Era mezzanotte. Esther compiva ventiquattro anni. La chiamai con l’anonimo per farle gli auguri. Non mi sono mai arresa, nonostante lei abbia sempre riattaccato dopo aver udito la mia voce.

<<Pronto?>> mi rispose una voce flebile.

<<Auguri cara! Ma cosa hai?>> le chiesi. Udii i suoi singhiozzi.

<<Ciao mamma. Ti stavo pensando>>.

<<Cos’hai?>> chiesi.

<< Non mi va di parlarne. Ora devo andare>>.

<<Cara, richiamami ogni volta che vuoi parlare. Sai il mio numero>> dissi.

Esther mi salutò e riattaccò.

Non sapevo cosa avesse potuto farla piangere. Non so che lavoro fa, se è fidanzata, se ha amici. Linc le ha riempito la testa di cose orribili su di me. Spero un giorno di raccontarle tutta la mia storia, e di sentire la sua.

In quel momento un cameriere passò davanti a me. Era un afroamericano dagli occhi verdi. Un esemplare raro ma stupendo.

Erano parecchi mesi che non andavo in discoteca con Emily, impegnata ad assistere il marito malato.

<<Giovanotto>> gli dissi.

Il ragazzo si avvicinò.

<<Desidera signora?>>.

Lo afferrai senza tante storie per la giacca e lo baciai.  Lui ricambiò confuso.

Afferrai la sua mano e lo condussi sul terrazzo. Gli sbottonai lentamente la camicia, e poi i pantaloni. Lui mi tolse il vestito.

Mi appoggiò alla parte, ed io avvolsi le mie gambe attorno al suo bacino. Il tocco del suo pene contro il mio pube eccitato bastò a farmi eccitare.  Mi baciò il collo e scese sino a succhiarmi i capezzoli.

Allargai le gambe, e il pene entrò dentro di me. Incominciò a muoversi, sempre più forte, fino a quando non venne dentro di me, e io urlai. Sfinito, sudato, si staccò da me e si rivestì.

<<Mi da il suo numero?>> mi chiese.

Stavo per rispondere di no, ma poi pensai che un amico di letto non mi avrebbe fatto male.

<<Come si chiama?>> mi chiese.

<<Elena>> risposi << e tu?>>.

<<Jamie. E’ stato un piacere conoscerla, la chiamerò presto>> rispose sorridendo.

Penso al matrimonio di Christian, e mi viene una rabbia tremenda. Dovevo sposarlo io. Lo aveva chiesto a me.

L’aurora sorge.  E’ già mattina, sono le sei. Rimango incantata a vedere il cielo che si tinge di rosso, poi di viola e infine di azzurro. Poco dopo il barman viene ad aprire.

<<Tutto bene signora?>> mi chiede. Forse pensa che sia pazza.

<<Sì>> rispondo, e solo allora mi rendo conto che forse sembro un panda.

Cammino lentamente verso casa. In quel momento squilla il cellulare, e apro la chiamata senza neppure leggere il numero.

<<Pronto?>>.

 

CONTINUA………

 

FINE 8° CAPITOLO

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

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