Il quarto capitolo della nuova fan fiction scritta da Angelica93 che racconta la storia di Elena Lincoln, o meglio conosciuta come Mrs Robinson, donna importante nella vita del nostro dominatore Chistian Grey. Trovate QUI il terzo capitolo.

Fan Fiction  di proprietà intellettuale di Angelica93 in esclusiva per questo sito. Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ alla quale si è ispirata. Non è stato scritto da E L James.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

4°CAPITOLO

LA STORIA DI ELENA

I primi anni del mio matrimonio furono sereni. Linc era spesso via per lavoro, ma appena poteva si faceva perdonare. L’unica nota stonata era che non mi facesse lavorare. Una mattina però, quando avevo ventinove anni, accadde una cosa inaspettata.

Paul aveva comprato il quotidiano e me lo aveva messo davanti alla colazione. Lo aprii e il mio cuore per un attimo si fermò:

”E’ morto Caleb Gallagher, figlio del noto petroliere”.

Il toast che stavo mangiando quasi mi strangolò. Andree intervenne prontamente dandomi delle pacche sulla spalla. Il pezzo di toast uscì dalla mia bocca.

Diedi una veloce occhiata al sottotitolo, che menzionava un incidente aereo, e scoppiai in lacrime correndo nella mia stanza.

Mi sentivo come se fosse morta una parte di me. Non avevo mai voluto separarmi da Caleb.Il mio quindicenne bellissimo. Quante volte avevo pensato a come sarebbe stata la mia vita se lui non se ne fosse andato? Ci saremmo sposati, probabilmente. Forse avrei dovuto tentare, andare a Los Angeles e provare a riconquistarlo. In quel momento mi resi conto che era troppo tardi. Quando un ateo soffre per la perdita di una persona, è ancora più grave. Vorrebbe poter credere che un giorno la rivedrà, ma non ci riesce.

Guardai la finestra, e mi resi conto che volevo buttarmi. Avevo bisogno di qualcuno che mi consolasse, che mi distraesse da quell’orribile pensiero. Tanti anni prima c’era mio padre, ora non più. Non avevo mai parlato a mio marito di Caleb, ma forse era giunto il momento di farlo. Lo chiamai. Era a New York da una settimana.

«Pronto amore!» mi disse lui con voce felice.

«Ciao Hector, torni stasera?» chiesi, cercando di soffocare i singhiozzi.

«Amore, devo darti una notizia, è per metà bella metà brutta…stasera parto per Lucerna».

Oh no!

«Che ci sarebbe di bello?» domandai innervosita.

«E’ un affare d’oro, il legno svizzero è il migliore al mondo, lo sai, non posso lasciarmi sfuggire un occasione così» replicò lui, dal raggiante all’indispettito.

«Quanto tempo starai via?» 

« Non lo so cara, ma quando tornerò saremo ancora più ricchi. Un bacio».

Quando riattaccò il telefono, guardai fuori dalla finestra. Era una bella giornata. L’ideale per continuare la colazione all’aperto.

I miei occhi si posarono su una caffetteria italiana. Ci ero già stata un anno fa con Linc, il giorno dell’inaugurazione.

Entrai e salutai educatamente il proprietario, che si ricordava di me. M fece accomodare come una regina, e mi chiese cosa volessi.

«Un cappuccino, grazie» risposi. Andree e Paul dissero lo stesso.

«Il cameriere sarà qui a minuti» disse lui, con un accento italiano molto pronunciato.

Attesi una decina di minuti. Il cameriere arrivò con aria trafelata, quasi inciampando.

Era un bel ragazzo dai capelli biondi corti e gli occhi neri. Era lo stesso dell’anno prima, ma stentai a riconoscerlo. Era diventato, più alto, più atletico, più..bello.

Lo stavo guardando negli occhi con uno dei miei sguardi seducenti quando la mia lingua toccò la bevanda.

Lanciai un urlo:

«Porca miseria, quanto è bollente!».

Tutti si girarono. Il proprietario guardò male il ragazzo, che arrossì violentemente, tentando di scusarsi.

«Sei perdonato, per questa volta» replicai fredda.

Il giovane se ne andò via mortificato.

Quanto i cappuccini si furono raffreddati e finimmo di berli, Paul si alzò per andare a pagare.

«Lascia stare, vado io» intervenni alzandomi in fretta.

Il pomo d’Adamo del ragazzo dietro al bancone. faceva su e giù. Appena fui abbastanza vicino a lui, scoppiai a ridere.

Rimase di sasso.

«Non è morto nessuno, stai calmo!».

La sua pelle divenne ancora più scarlatta. Accennò una risata imbarazzata.

«Come ti chiami?» chiesi.

«Matt, signora».

«Piacere di conoscerti, Matt. Io sono Elena.»risposi, stringendo la sua mano forte, il doppio della mia.

«Quanti anni hai?»

«Diciotto».

«Non vai a scuola la mattina, Matt?»

«No signora…»

«Aiuti i tuoi genitori?» domandai. Non sapevo neanche io perché mi stavo interessando così tanto ad un cameriere diciottenne, ma ne ero incredibilmente attratta. Sicuramente se qualcuno mi avesse anticipato questo il giorno prima mi sarei messa a ridere.

«I miei genitori sono morti. Sono solo con mia sorella Esther, che ha sei anni».

«Che ragazzo d’oro»commentai, uscendo il portafogli. In quel momento notai un bloc notes là vicino.

«Posso prenderlo per favore?» chiesi.

«Certo signora» rispose lui.

Scrissi il biglietto velocemente, e lo infilai nella tasca dei suoi pantaloni.  Dopo averlo salutato, mi diressi verso l’uscita accompagnata da Andree e Paul.

 

«Sto bene, signora?» mi domandò Paul.

Osservai il suo completo rosa trattenendo una risata.

«Certo, Paul. Tua cugina te lo dirà».

«Grazie, signora» mi rispose lui con gli occhi luminosi. Andree afferrò la borsa sul tavolo e uscì con il fratello.

«A stasera» li salutai, e non appena la porta fu chiusa corsi in camera a cambiarmi.

Quando finii guardai l’orologio. Le tre e quindici. Sarebbe dovuto essere lì a minuti.

Il campanello suonò. Corsi ad aprire.

Si era tolto gli abiti da cameriere, e indossava un vecchio jeans scolorito e una camicia azzurra. Ai piedi strane scarpe da cercatore di funghi. Era davvero sexy.

I suoi occhi si posarono sulla mia sottoveste di pizzo nero, sul reggiseno push up al balconcino e sul perizoma. Sotto il reggiseno avevo applicato il cerotto anticoncezionale.

Gli occhi timidi di Matt divennero improvvisamente ardenti. Afferrò le mie guance e mi baciò, brusco. 

Lo presi per mano e lo condussi in camera da letto. Non feci in tempo ad entrare che lui aveva infilato le mani sotto la sottoveste e aveva iniziato a toccarmi le cosce sode e poi il sedere.

«Non così in fretta!» esclamai, buttandolo sul letto « Sono ancora arrabbiata con te per il cappuccino».

Matt mi guardò confuso.

«Rimani qui» gli dissi, e mi allontanai in cucina dove presi una scatoletta di gelato. Rientrai in camera da letto e lo spogliai, poi presi quattro dei miei foulard e con essi lo legai saldamente per le gambe e le braccia al letto. L’eccitazione sul suo viso era visibile.

Afferrai un paio di pinze per i capezzoli dal cassetto. 

«Non fare domande» gli dissi, tappandogli la bocca. Quando finii di sistemare le pinze, lanciò un grido di piacere, e i due piccoli bottoni di carne si irrigidirono come due vulcani sul punto di esplodere.

Incominciai a muoversi sinuosamente davanti a lui. Mi passavo la mano sulla pancia piatta, buttavo il sedere all’indietro e allargavo le gambe, mentre pian piano mi sfilavo la lingerie.

«Cazzo Elena, non mi sto divertendo per niente, vuoi darmela si o no?» ruggì, sussultando come in preda ad un esorcismo.

Diedi uno schiaffo al pene rigido, e lui lanciò un grido.

«Signora, mi devi chiamare!»

Mi sedetti sulla sedia. In quel momento Princess entrò nella stanza. Saltò sulla scrivania e mi osservò, miagolando.

Afferrai i miei seni alla base sollevandoli e abbassai la testa per leccare entrambi i capezzoli.

Il mio sesso si bagnò in fretta. Afferrai il cucchiaio e lo immersi nel gelato al cioccolato, spalmandolo attorno alla vagina. Infilai le mie dita dentro, esplodendo in un urlo di piacere. Matt grugnì e si contorse, nervoso.

«Stai impazzendo vero?Muori dalla voglia di toccarti e di toccarmi, ma non puoi!».

Gli occhi neri di Matt si contorsero dalla rabbia.

Mi alzai dalla sedia e spalmai il gelato al cioccolato lungo il suo pene. Mi sedetti accanto a lui su letto, con le gambe rivolte verso la sua testa  e il mio capo in direzione del suo membro. Soffiai su di esso e incominciai a succhiarlo. Lui inspirò bruscamente e quel suono mi arrivò diritto al ventre. Matt afferrò le mie gambe, allargandole, e la sua lingua si insinuò in mezzo alle mie gambe, voluttuosa e veloce, come quella di un serpente.

«La avverto che vengo subito, signora».

«Non c’è problema. Esiste un anello per questo, mio marito lo usa spesso».

Estrassi l’anello dal cassetto e lo infilai sul suo pene.

Piombai a cavalcioni su di lui, e senza staccare i miei occhi dai suoi li entro dentro. Butto indietro la testa e inarco la schiena, perdendomi in una sensazione stupenda mentre il suo seme caldo esplode dentro di me.

«Sei stata fantastica» mi disse salutandomi dolcemente sulle labbra.

«Spero di vederti presto. Dove abiti?» domandai.

« In via Fleming n 10, a due isolati da qui. Il mio cognome è Smith» rispose lui strizzandomi l’occhio.

«Arrivederci, Matt Smith» risposi, e tornai in camera a vestirmi.

 

Uscii per andare a fare una passeggiata come non facevo da tanto tempo, assaporando gioiosa quella bellissima giornata di Giugno.  Ad un certo punto, mentre passeggiavo, udii due persone amoreggiare da un vicolo. Mi avvicinai, convinta di trovarmi di fronte una coppia di fidanzatini. Con stupore però vidi Paul, avvinghiato ad un misterioso uomo di colore, intento a baciarlo in modo appassionato.

Rimasi a fissarlo per un minuto, poi tirai dritto. Dunque Paul era gay, avevo la conferma. Mio marito certamente non lo sapeva, omofobo qual’era. Ma del resto era il 1999, e poca gente aveva una mentalità aperta come ora.

Il giorno dopo tornai alla caffetteria, ma Matt non c’era. Chiesi spiegazioni al proprietario, ma lui ne sapeva quanto me.  Quel pomeriggio, suonò il postino.

«Una videocassetta per lei, mrs Lincoln» sorrise Paul.

«Chi la manda?» chiesi.

«Non c’è scritto» rispose.

«Andrò a vedere» feci, e mi diressi verso il salotto. Infilai la videocassetta nel video registratore, e il video partì.

Una donna bionda legava un ragazzo a un letto.

Ero io.

Quel bastardo mi aveva filmata! Aveva messo la videocamera in un’anta mentre io ero andata a prendere il gelato!Ecco perchè Princess miagolava!

In quel momento squillò il telefono.

«Pronto?»

«Ciao, puttanella».

Era Matt.

« Piaciuto il video? Ne ho una copia a casa».

Ero pietrificata.

«Ascolta, voglio  un milione di dollari. Versali subito sul mio conto…».

Non lo feci terminare la frase, poiché riattaccai.

Il telefono continuò a squillare. Una due, tre volte, pi finì.

Dovevo assolutamente fare qualcosa!

Con la testa fra le mani fissai l’orologio. Erano le quattro. A quell’ora i bambini escono da scuola.

Ebbi un’idea.

«Dove va, signora?» mi chiese Andree.

«Torno tra un minuto»risposi seccata. Beh, non proprio un minuto.

L’autista si fermò di fronte a un palazzo grigio. Gli lasciai la mancia.

«Torno a casa a piedi» dissi.

Mi guardai attorno. Era una zona isolata. Bene. Stavo per fare quello che nessuna milionaria ha mai fatto.

Controllai il citofono. Ero nel posto giusto.

Mi afferrai saldamente alla canna fumaria e incominciai ad arrampicarmi. Giunta al secondo piano, entrai nel balcone. Fortunatamente la finestra era aperta. Il monolocale era disordinato e piccolo. Vigeva da salotto, camera da letto e cucina. Infondo alla stanza c’era un piccolo televisore, e sotto un cassettone marrone.  Lo aprii, e dentro trovai una videocassetta. La infilai nel videoregistratore a destra. Era proprio quella. Era stato fin troppo facile. Misi la videocassetta nella borsetta a tracolla e mi calai a terra dalla canna fumaria. Ripercorsi la strada di casa di corsa, con il cuore a mille.

Una volta dentro,  accesi il camino nel salotto e vi gettai la videocassetta.

Quella sera Andree e Paul erano in giardino a estirpare le erbacce. Io mi ero già infilata nel letto, nuda. Sentire il contatto della pelle con le lenzuola era inebriante. Quella sera poi era impossibile dormire vestiti, perchè l’aria era caldissima.

D’un tratto, mi alzai e mi diressi in cucina per prendere un bicchiere d’acqua. Udii dei passi dietro di me. Mi voltai ma non vidi nessuno. Decisamente, gli avvenimenti del giorno prima mi avevano suggestionata.

Quando ebbi finito di bere, me lo ritrovai davanti. Era Matt.

Lanciai un urlo, ma lui mi tappò la bocca. Sentii il contatto freddo di una pistola vicino all’ombelico.

«Sono arrabbiato con te, stronza» mi sussurrò lui, gli occhi famelici di un assassino.

Dovevo correre in giardino! Paul aveva la pistola, solo lui poteva salvarmi!In quel momento mi ricordai delle lezioni che mio padre mi aveva fatto a proposito dell’autodifesa.

Gli assestai un calcio tra le gambe. Matt gridò.

Con un pugno lo colpii sotto l’ascella, facendolo cadere a terra, e gli mollai un calcio sul naso.

Corsi in giardino e mi chiusi  la porta alle spalle.

«Paul!Aiuto!».

In quel momento un proiettile colpì un albero. Matt era fuori.

La prontezza di riflessi di Paul fu impressionante. In un secondo uscì la pistola dalla tasca e colpì Matt ad entrambe le gambe. Il ragazzo si accasciò al suolo, e Paul atterrò ai suoi piedi afferrando la pistola. Strinse i capelli a Matt e gli piazzò il viso a terra. Il ragazzo piangeva a dirotto. Andree chiamò la polizia, che non si fece attendere molto.

L’auto della polizia si fermò in giardino, e ne uscirono due uomini che corsero ad ammanettare Matt. Il commissario, un uomo bruno  alto un metro e novanta dal fisico  muscoloso e i folti baffi neri scese subito dopo di loro. I suoi occhi neri si posarono sul mio seno,  rimanendo poi fissi sul pube rasato.

Mi ricordai solo allora di essere nuda, e con una sorriso sghembo andai a cambiarmi.

La mattina dopo mi feci accompagnare in commissariato per sapere se c’erano delle novità. Durante il tragitto mi chiamò Linc:

«Amore, tutto ok?» mi disse agitato.

«Sì» risposi.

«Ho appena saputo di quel ladro dal telegiornale, perchè non mi hai detto nulla?»

«Non volevo che ti preoccupassi»

«Non sarei mai dovuto andare in Svizzera. Partirò oggi stesso»

«Ma no, tranquillo, non è successo niente, resta pure in Svizzera quanto vuoi, anche se spero di rivederti presto».

Che angoscia…lui era così dolce, e io lo avevo tradito.

In commissariato mi accolse il commissario, con un sorriso radioso.

«Ci sono novità?» chiesi.

«Il tipo non vuole confessare. Si è inventato una storia assurda riguardo un vostro ehm…rapporto sessuale…»

Mi finsi sconvolta.

«Ovviamente non è stato creduto» precisò l’uomo.

« Vorrei ben vedere. Però, sinceramente, c’è una cosa che mi preoccupa di più adesso. So che quel furfante ha una sorellina…»

«Non si preoccupi, ne ho già parlato con gli assistenti sociali e provvederanno a trasferirla subito in un…»

«Voglio prendermene cura io» intervenni.

«E’ un bel gesto da parte sua » commentò l’uomo impressionato, e io sorrisi soddisfatta.

Quel pomeriggio la limousine si fermò davanti alla scuola. Il mio autista uscì con un enorme peluche a forma di gatto che teneva fra le mani un biglietto con cui scritto il nome della bimba.

Una bambina dalle trecce bionde e gli occhi neri smarriti si avvicinò. Era bellissima.

«Vuoi salire in macchina per favore?» le chiesi sorridendo.

Esther entrò e si sedette accanto a me:

«Dov’è Matt?» mi chiese.

«E’ rinchiuso nel posto dove vanno le persone cattive» le dissi.

La bimba scoppiò in lacrime, e non finì di piangere fino a quando non arrivammo a destinazione. I suoi occhi spalancati guardarono la casa con stupore e meraviglia.

«Tu sei una regina?»chiese.

«Ahahahah beh diciamo di sì…e tu se vuoi puoi essere la mia principessa» risposi.

La bambina si adattò subito alla sua nuova vita diventando la pupilla di Paul,Andree e la compagna di giochi di Princess. Quando parlai di lei al telefono con Linc, si arrabbiò moltissimo:

«Non puoi accogliere in casa una bambina come fosse un cane» mi disse, ma non appena la vide fu il primo ad innamorarsene.

Un giorno Esther si raffreddò. Andree mi consigliò di portarla da una buona pediatra.

La stanza era rosa e piena di giochi. Esther si sentì subito a suo agio e si sedette tra le mie gambe su una sedia di plastica.

La dolce dottoressa bionda la visitò e poi le prescrisse uno sciroppo alla fragola per la tosse.

«E’ solo un raffreddore momentaneo dovuto a un colpo di freddo» spiegò.

«Grazie, è stata davvero molto utile» rispose.

«Spero di rivederla presto, mrs Lincoln»

«Puoi chiamarmi Elena» risposi.

«Va bene. Allora è stato un piacere conoscerti, Elena Lincoln».

«E’ lo stesso per me, Grace Gray»

 

CONTINUA…………

FINE 4° CAPITOLO

 

Questo articolo è proprietà intellettuale di 50 sfumature Italia, se lo state leggendo su un altro sito che non sia quello appena citato significa grave violazione dei diritti d’autore quindi anche del copyright.

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva e non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

7 commenti

  1. LadyGodiva

    Mi piace davvero questa storia e tu riesci a raccontarla con eleganza e senza volgarità gratuite. E’ forse la mia preferita.
    complimenti per l’eleganza.
    ero scettica ma mi sono ricreduta.

  2. monica

    è bellissimo nnt altro da aggiungere! mi raccomando nn fermarti… e nn farci aspettare troppo

  3. angelica

    grazie, i vostri complimenti mi rendono orgogliosa! il mio sogno è diventare scrittrice e ho già ricevuto dei premi letterari (il 29 luglio ne andrò a ritirare uno a manduria) però per fare curriculum scrivo anche queste fan fiction… ne sto scrivendo una che racconta la storia di una moderna cenerentola e il ”principe”è un cantante (harry styles degli one direction). se siete interessati a leggerla potete farlo qui e mettere mi piace alla FF e anche al video che ho fatto su youtube https://www.facebook.com/pages/Fan-fiction-one-direction/561361363914206?ref=hl
    il gruppo è molto amato dalle ragazzine, ma la storia può esere letta con piacere da tutti.
    incomincerò a scrivere subito il quinto capitolo. spero di potervi dire un giorno che ho pubblicato un libro 🙂

  4. Ana x

    Scrivi bene e te l’avevo già detto che le tue virgolette da dialogo non erano da dilettante. Complimenti davvero, ben scritta e molto fantasiosa!
    Baci

  5. VALERIO

    MOLTO EROTICO E APPASSIONANTE, LE SCENE DI SESSO SONO FANTASTICHE, DA VERO GODIMENTO. ASPETTO CON ANSIA IL PROSSIMO CAPITOLO, BRAVA ANGELICA93

  6. Francesca

    Ma a quando il nuovo capito di “Elena”?????