Il nuovo capitolo della Fan Fiction dal punto di vista di Christian Grey di Lalla.

Questo capitolo riprende dall’interruzione del  capitolo 21° che potete leggere o rileggere cliccando QUI e dove troverete anche il link per il capitolo 20. Fan Fiction (POV CG) di proprietà intellettuale di Lalla in esclusiva per questo sito. Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ alla quale si è ispirata ed è nato come prosieguo della stessa. Non è stato scritto da E L James.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori [/warning]

22° CAPITOLO

Mi aggiro ancora nel salone con questa benedetta pallina di gomma in mano. Non ho riposato nulla, nemmeno mentalmente, e dovrei cominciare a svegliare Anastasia. Le donne sono sempre così lente per vestirsi a festa.

Il mio proposito è ottimo fino a quando non entro nella stanza e la trovo che dorme profondamente come una bambina. Innocente. Nel sonno bofonchia qualcosa, mi avvicino ma smette immediatamente come se avesse avvertito la mia presenza.

Bene Grey, lo sai che prima poi dovrai rapportarti con tutto questo vero? Con questa donna a cui permetti di fare il bello e il cattivo tempo con te da quando la conosci. Dovrai rapportarti con questa cosa sconosciuta lo sai..

Non me la sento di svegliarla, torno di sotto e mi faccio un caffè. Dovrebbe esserci il bricco che Gail lascia sempre pieno per ogni evenienza, anche se non sarà il massimo, poi mi siedo sullo sgabello del bancone della cucina aspettando che si scaldi.

Mi guardo intorno, guardo questo immenso salone nella penombra del crepuscolo di Seattle e mi sembra dannatamente vuoto. Mi assale il gelo, una percezione che prima non avevo mai sentito, probabilmente nemmeno sapevo esistesse. C’è un tale silenzio, così grande da ospitare tutti i miei fantasmi del passato.

Ci starebbero comodamente proprio tutti.

Bevo il caffè mentre mi agito sullo sgabello ancora inquieto in questa bolla di solitudine.

Non farò un grande sbaglio a far conoscere Anastasia ai miei genitori?

Perchè lo faccio?

Per sperimentare qualcosa di nuovo? Una nuova emozione?

L’idea di divertimento che provavo solo mezz’ora fa lascia il posto all’insofferenza. Sono davvero combattuto e questo non mi piace. Non mi piace non essere più che sicuro delle mie azioni, non mi piaci rischiare e buttarmi nell’ignoto. Non sono abituato, non sono io dannazione!

Ma qualche rischio nella vita bisogna pur prenderselo no?

Si, ma solo nel lavoro e solo quando strettamente necessario, non negli affetti e quando rientra nel rischio la mia famiglia.

Vorrei sbattere la testa contro il bancone, vorrei bermi un doppio whisky, vorrei scopare di nuovo stasera. Beh, questo si può fare al ritorno.

Sorrido al pensiero e decido di rischiare. Cazzo, non sarà la fine del mondo una cena no? Poi non appena sarà tutto finito con Anastasia lo dirò tranquillamente a mia madre. Intanto le tolgo il dubbio di essere un’invertito, poi vedremo.

Torno nella sua stanza per svegliarla, ma non lo voglio ancora fare. Mi mette una certa serenità averla qui che dorme.

Oh Anastasia, se guardassi ora il mio istinto ti chiuderei a chiave in questa stanza e non ti farei più uscire. Solo io avrei diritto di entrare e solo io potrei vederti. Nessuno al mondo potrebbe più posare gli occhi su ciò che è mio. Ti vestirei solo con i vestiti che dico io, che piacciono a me e ti nutrirei solo con quello che decido io.

E’ questo di cui ho bisogno…. lo so. Voglio questo e credo di capire il perchè ora.

«Anastasia, svegliati» mi chino per baciarla.

«No» come no? Mi impongo la calma, non voglio rovinarmi la serata.

«Fra mezz’ora dobbiamo uscire per andare a cena dai miei genitori.»

Apre mezzo occhio e mi guarda. Lo sapevi che dobbiamo partecipare alla cena.

«Ti aspetto al piano di sotto. Non riaddormentarti, o passerai un brutto guaio»

Con questa bella prospettiva in testa la lascio sola e torno nel salone.

Dopo soli 15 incredibili minuti scende già pronta. Ma non completamente scommetto. Sogghigno al pensiero e mi infiammo sapendola senza i suoi slip. Non credo si sia messa i miei boxer sotto l’abito elegante e non ne ho lasciati nel suo raggio di azione.

«Ciao» mi sussurra a cui seguirà la richiesta umiliante di ridarle le mutande. Dio se mi piace questa cosa. Quando c’è di mezzo Anastasia la mia fantasia in giochi sessuali galoppa.

«Ciao» le faccio eco.

In sottofondo la voce di Frank Sinatra per aumentare l’eccitazione della mia attesa.

Niente. Mi guarda impassibile.

Come mai?

Che cazzo stai pensando Anastasia? Non li vuoi i tuoi slip?

Allora?

Niente, continua a sfidarmi mantendo il suo sguardo incollato al mio. Ma non si espone. Mai prevedibile.

Va bene Anastasia, la punizione per aver osato guardarmi così sfacciata senza nemmeno addosso le tue mutande sarà davvero imbarazzante.

Cerco di scacciare per un momento l’immagine di lei senza biancheria addosso.

«Balla con me.»

Le allungo la mano e la avvolgo dentro di me: è così magra, fragile. Ma emana una tale forza, un tale calore che mi entra fin nelle ossa. Come una scarica di energia positiva e di adrenalina.

«Sei tu la strega di cui parla» Frank la sapeva lunga.

La bacio con dolcezza, è così morbida nonostante le ossa del suo bacino che sento contro di me. Il suo vero potere: eccitarmi anche con la dolcezza, aver di nuovo voglia di lei solo per aver posato le mie labbra sulle sue. 

Chi l’avrebbe mai detto che un semplice bacio potesse essere così eccitante? E’ così intimo..

«Grazie per avermi concesso un ballo. Allora, andiamo a conoscere i miei?»

La guardo intensamente «Hai tutto quello che ti serve?»

«Oh si» mi risponde con quella finta aria da innocentina pronta però a fare un gioco che ha già iniziato a elettrizzarmi da morire.

Impari in fretta Anastasia.

«Okay, se è a questo gioco che vuoi giocare, Miss Steele.»

La prendo per mano e la trascino in ascensore. Spudorata ragazzina, a casa dei miei genitori per la prima volta senza mutande.

Vorrei ridere come un pazzo ma mi trattengo.

Questa ragazza è una pazza. Una divina, eccitante pazza che mi farà perdere totalmente la testa stasera.

Non posso pensare all’immagine di lei in casa dei miei senza slip sotto il vestito.

Volevo giocare un pò e la faccenda mi si sta rivoltando contro: come farò a resisterle tutta la sera facendo anche finta di niente e intavolando allegre discussioni? Come potrò stare seduto calmo sapendo che lei è così esposta, che basterebbe un mio tocco per arrivare dove voglio subito, senza ostacoli?

Potrebbe infervorami di più? 

Svergognata Anastasia!

Il viaggio in macchina, se possibile, è anche peggio del viaggio in ascensore: un’autentica tortura.

Per fortuna almeno è breve visto che quasi subito – o il tempo è volato mentre pensavo a come infilarle dentro le dita a casa dei miei genitori – giungiamo a destinazione con le idee ben chiare circa il destino di Anastasia per stasera.

Mia madre è sulla soglia che ci attende. Sicuramente dietro di lei ci sarà il Comitato di benvenuto allegro e brioso.

Mi viene la nausea.

Sorridono tutti affettati come se portassi a cena il Presidente.

Non ho nemmeno pensato a una via di fuga celere in caso di complicazioni o situazione che degenera.

«Anastasia, conosci già mia madre, Grace. Ti presento mio padre, Carrick.» solite presentazioni di rito, lei di certo sa come accaparrarsi le simpatie, ma la sua è una dote naturale, non acquisita e non artefatta.

Potrebbe essere finito qui l’incubo se non sapessi che manca il pezzo forte. Il più irritante. Il più insopportabile.

Mia.

«È arrivata?» la sento urlare come una venditrice ambulante. Manteniamo l’etichetta a casa dei mie genitori per favore, che cazzo.

«Questa deve essere Mia, la mia sorellina»

Il peso urtante, pruriginoso, fastidioso.

Mia le si butta addosso felicissima di lei senza nemmeno averla vista bene probabilmente. Ma il decoro l’abbiamo lasciato a Parigi?

«Lui non ha mai portato a casa una ragazza prima d’ora» e fa cenno verso di me con lo sguardo finto ingenuo.

Stavo in pensiero.

Mi stavo chiedendo quanto ci avrebbe impiegato a far uscire dalla sua bocca inutile una frase ancora più inutile.

La mia nausea aumenta.

Solo un pensiero mi calma abbastanza da sopportare tutto ciò: il suo culo nudo che intravedo attraverso la stoffa dell’abito.

Il culo, ottima terapia.

E credo che il peggio debba ancora arrivare.

Entriamo con Mia aggrappata ad Anastasia mentre la guarda adorante. Il difetto è di famiglia quindi, anche se non genetico.

Subito Elliot si alza seguito da Miss Kavanagh. La cagna. Il mio umore sereno dovuto al culo nudo di Anastasia crolla di colpo.

La serata sarà molto, molto lunga.

«La cena è quasi pronta» avverte mia madre e nell’attesa ci accomodiamo sul suo enorme divano da divi di Hollywood. Lo stesso divano dove Elliot da piccolo si lanciava a terra credendo di essere Superman e sbattendo ripetutamente a terra con la testa. E questo spiega molte cose.

«Sto pensando di andare in Georgia per qualche giorno»

Improvvisamente la discussione da divano ha la mia completa attenzione.

Che diavolo dici Anastasia?

In Georgia? Così lontano? E quando?

Senza il mio permesso?

Senza di me?

E quando cazzo l’avresti deciso?

La guardo allarmato.

E cosa faccio io?

Il gelo mi stringe lo stomaco, quella sensazione di abbandono che credevo di non provare mai più mi assale.

«La cena è servita» annuncia mia madre con il solito entusiasmo. Non sa che dentro al petto di quel suo figlio così disgraziato e pezzente si è appena aperta una voragine.

Tuttio si alzano. Le mie gambe sono di legno.

Afferro Anastasia che come se nulla fosse, in piena tranquillità, come se non le importasse di non vedermi per giorni e giorni, si dirige ancheggiando nella sala da pranzo.

«Il nostro accordo?» le chiedo.

«Non abbiamo ancora un accordo.»

Come osi risponbermi in questo modo. Non abbiamo un accordo? E quello fatto fino ad ora cos’è stato? Una simpatica amicizia?

«Il discorso non finisce qui»

Ritorno in me e sfodero quel Christian ‘ottimo figliolo’: la prendo sotto braccio come vuole il cerimoniale e l’accompagno a tavola.

L’incubo della cena a cui mi ero preparato non è nulla in confronto a quello che realmente sto vivendo in questo momento. Nemmeno vedo le portate che mi piazzano davanti.

Come faccio a stare giorni interi senza vederla?

Ma l’incubo peggiore e non lo sapevo ancora, doveva ancora arrivare: «Come stava José quando siete andati fuori a bere, venerdì?»

Sbarro gli occhi mentre quella cagna in calore mi guarda con un sorriso strafottente e soddisfatto. 

«Stava bene» mormora Anastasia.

«Mi prudono le mani. Adesso più che mai.» le sussuro all’orecchio.

Coma ha potuto quel ragazzino uscire con la mia donna? Pensava forse di arrivare dove solo io posso?

Le avrà messo le mani addosso?

Che cazzo hai fatto con lui Anastasia?

Ti salta addosso e tu poi ci esci per andare a bere un drink? Di sera? Da soli?

La mia mente gira vorticosamente fino ad arrivare alla più amara conclusione: lei è uscita con lui quella sera che io aspettavo la sua chiamata.

Dio mio, ecco perchè non mi aveva telefonato, preferiva spassarsela con il suo amichetto, che è tornato tale a quanto pare, dopo l’incidente fuori dal bar.

Ma sei interessata a lui Anastasia?

Cosa c’è stato tra voi prima che tu conoscessi me? C’era affetto? Ti piaceva?

Mi si chiude lo stomaco, faccio finta di mangiare per non rovinare la serata ma tutti i pensieri negativi mi invadono in questo momento e tutti assieme.

Ecco perchè tardava a telefonarmi: pensava di risolvere la questione con quel coglione e magari poi non farsi più sentire?

La sera che l’ho trovata fuori dal bar con lui, è venuta via con me per farlo ingelosire?

Potrebbe essere.. rimugino troppo su questo pensiero.

Frequenta me solo per sesso e poi preferisce avere un rapporto ‘alla pari’ con un ragazzo della sua età?

Un ragazzo ‘normale’, senza tutto lo schifo che ho io addosso.

Sento a sprazzi la coversazione, il mio cervello non ne vuole proprio sapere di concetrarsi su quello che stanno parlando. Ho bisogno di sapere se lei è davvero ancora mia. Devo saperlo adesso!

Le allungo una mano sotto il tavolo sopra il suo ginocchio, poi sotto il suo vestito fino a rialire sulla sua coscia.

Lei si agita, serra le gambe e si allontana dal mio tocco.

Cazzo, non ne vuole più sapere?

Quando più ho bisogno di saperla mia lei mi rifugge?

Sono sbigottito, annientato.

Per mia immensa fortuna la cena volge al termine. Potrei perdere l’ultimo brandello di ragione se dovessi stare ancora seduto a questo tavolo.

«Vuoi che ti faccia vedere la casa?»

Non è una domanda, è un ordine. Mi alzo e le tendo la mano. Rifiuterai anche questa? Vorresti fosse il fotografo a toccarti ora?

Mi segue docilmente mentre l’accompagno in giardino.

Appena fuori da quelle mura che stasera sono peggio di sbarre di una prigione mi dirigo a grandi passi verso il laghetto trascinandomi dietro Anastasia.

«Fermati, per piacere.» mi supplica. Ma non so se lo fa perchè vado troppo veloce o perchè non vuole stare sola con me o perchè si è già stancata di me e del mio cazzo.

Vorresti quello del fotografo?
Vorresti che fosse lui a sbatterti?

Adduce la scusa dei tacchi alti, e si ferma per toglierseli.

«Non serve» mi chino e me la carico in spalle.

Potrei essere più incazzato e disperato di questo momento?

«Dove andiamo?»

«Nella rimessa. Ho bisogno di stare da solo con te»

«Perché?» piagnucola, ma non mi incanta più. Vatti a far consolare dal fotografo stronza!

«Perché voglio sculacciarti e poi fotterti.» e smettila di piagnucolare cazzo!

Entriamo nel mio nascondiglio segreto da bambino, quando facevo incazzare Grace e mi rifugiavo qui credendo che lei preferisse Elliot a me. Accendo l’interruttore che illumina debolmente l’accogliente rimessa. A casa mia nulla è lasciato al caso. A casa mia tutto è perfetto.

Tutto: genitori perfetti, casa perfetta, servitù perfetta, figli perfetti, tranne uno: io.

«Ti prego, non picchiarmi. Non voglio che mi sculacci, non qui, non adesso. Ti prego, non farlo»

Santo cielo, non so se provare ancora rabbia o una compassione infinita che mi spinge a stringerla tra le braccia fino a farmela entrare nelle ossa. Da dove non possa più scappare.

Non farti impietosire Grey, merita una punizione.

E’ vero. La merita proprio.

Poi dopo, forse, mi sentirò meglio.

 

FINE 22° CAPITOLO

 

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17 commenti

  1. Elena

    WOWH dai non farmi aspettare fino a lunedì prossimo, pubblica un altro capitolo subito!!! Fantastico, fantastico fantastico

  2. LadyGodiva

    E’ già arrivato? Oggi spero di avere un attimino in ufficio per leggerlo

  3. Cicci

    Non deludi mai!!! che bello!! ti fermi sul più bello poi??? assolutamente malefica!! ma ti adoro!!

  4. Adry

    Wowwwwwwww che dire spettacolare!!!!!!!! E a mio modestissimo parere i pensieri del nostro bel Grey sono più che azzeccati……..continua così !!!!!!

  5. monica

    meraviglioso!!! vedo ke é ritornato più stronzo e pervertito ke mai… ma ql solitudine ke avverte senza di lei e la sua gelosia… qualcosa sta cambiando… bravissima lalla

  6. Ana x

    Lalluccia, me lo “faccio” stasera. Ora devo cucinare -.-
    baci a tutte!!

  7. iole

    bravissimaaaaaa,,,,,,,,,,lui e gia’ ossessionato da lei stupendooooo

  8. Desi

    Comincia a diventare più sentimentale? Bene, mi fa piacere 😀
    Trovo che tu sia più portata a scrivere di sentimenti buoni che di solo sesso senza amore. Sarà sempre meglio d’ora in poi

  9. Lalla

    Grazie a tutte per i complimenti donne!
    Bacionissimiiiiiiii

  10. Lua

    Sei molto brava !!! Quando arriva il prossimo capitolo ?

  11. Habanera

    Bravissima complimenti, dopo alcuni capitoli in cui sembrava davvero un quindicenne…una delle sue infinite sfumature…ora hai raddrizzato il tiro e stai facendo emergere il vero Mr Grey….non vedo l’ora di leggere gli altri capitoli.