Il sesto capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI il quinto capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

6° CAPITOLO

Ricordava bene quando sua madre era stata in Ospedale. Il Memorial Hermann, situato a Spring un sobborgo di Houston dove Matt era nato, era un ospedale di modesti requisiti. I pavimenti e i muri bianchi erano inframmezzati da enormi colonne. Tutto era talmente troppo lucido da far male agli occhi.

Sua mamma giaceva nel letto con gli occhi chiusi. Era mortalmente pallida. Matt stringeva la mano di sua zia Sandy che era arrivata da Austin per occuparsi di loro.

Il piccolo Matthew sedette sulla sedia vicino al lettino e prese la mano della madre. Era fredda e senza vita. Cominciò a chiamarla sussurrando appena il suo nome. Lei, dopo un tempo infinito, mosse la testa e aprì gli occhi guardandolo attraverso le lunghe ciglia. Un sorriso triste le illuminò il volto – tesoro! – esclamò piano stringendo la manina – mamma! – strillò il piccolo felice – come stai? – aggiunse col faccino preoccupato – la mamma sta bene… non preoccuparti tesoro.. la mamma tornerà presto a casa! – riuscì ad aggiungere con un po’ di affanno –

Sentiva che la mamma e sua sorella parlottavano sottovoce senza però riuscire a comprendere i discorsi: udiva parlare di suo padre e di una donna e di un albergo. Si chiedeva che nesso ci fosse tra essi ma presto, scrollando le piccole spalle, decise che preferiva giocare con la sua nuova macchinina e relegare, nella sua mente di bambino, tutto in un dimenticatoio.

Dopo qualche giorno sua madre era tornata a casa. Dalle maniche del vestito a fiori che indossava quando era in casa si intravvedevano le bende che circondavano i polsi, unico segnale, insieme ad un certo nervosismo nella mani, della piccola tragedia avvenuta nella sua, e nella nostra, vita. Mio padre era sparito per un po’. Aveva provato a chiedere alla mamma dove fosse finito ma ne aveva ottenuto solo un debole sorriso a mò di risposta. Ricordava quegli strani pomeriggi silenziosi. Mentre la mamma rimaneva molte ore a letto, la cucina rimaneva vuota. Lui, tornando da scuola e dopo aver sbrigato velocemente i compiti, passava il tempo davanti la tv guardando i suoi programmi preferiti fino all’ora di cena. Allora sua madre, tirandosi su stancamente, gli preparava un tramezzino al formaggio e un bicchiere di latte e lui, sospirando, sperava che i tempi in cui la casa era allegra e festosa tornassero quanto prima.

 

Il Porsche sfrecciava sulla Pacific Coast Highway a velocità sostenuta. La capotte era abbassata e il vento la faceva da padrona sballottando tutto violentemente via. Lind era di nuovo con gli occhiali e il foulard, forse per proteggersi dal vento o forse per evitare di essere riconosciuta. Ogni tanto il vestito blu ondeggiava verso l’alto lasciando scoperte le sue splendide gambe lisce ed abbronzate. E ogni volta Matt faceva fatica a distoglierne lo sguardo. Lei sembrava non accorgersene e continuava a fissare pensosamente fuori. Dalle piccole ed eleganti casse nascoste fuoriusciva una canzone che attrasse l’attenzione di lei che chiese di alzare il volume e si voltò a guardarlo con un sorriso accattivante. Lui rispose al suo sorriso e con la mano le accarezzò la gamba. Il suo sorriso divenne più largo e posò con dolcezza la sua mano sulla sua accarezzandola sensualmente. Matt avvertì mille scariche elettriche attraversargli la mano fino ad arrivare direttamente al suo uccello. Si mosse sul sedile sentiva l’erezione premere sui pantaloni. Fermi ad un semaforo non resistette si piegò verso di lei e le sfiorò il viso con le labbra. Sentì il suo profumo forte, prorompente, salirgli alle narici e dargli alla testa. Lei si voltò e si lasciò sfiorare mentre la sua mano si spostava sulla sua gamba e risaliva lentamente fino all’inguine. Sentì il respiro di lei farsi leggermente affannoso come se cercasse di tenerlo sotto controllo, ma senza riuscirci, l’alito che sapeva di fresco. L’eccitazione si affacciò tra loro in maniera prepotente, spazzando via anche la più piccola traccia di pudore: erano in auto, fermi ad un semaforo, lungo una strada affollata ad accarezzarsi sensualmente. Scattò il verde e Matt si riscosse e ripartì. Non vedeva l’ora di arrivare a casa e intuiva che era lo stesso anche per lei. Parcheggiò nell’ampio vialetto che circondava la villa e lentamente le sfilò gli occhiali – merda gli tremavano un po’ le mani – pensò lui – che gli stava accadendo?… non era mica un ragazzetto! – si disse guardandola – Dio! i suoi occhi ….brillavano eccitati come se il sole avesse concesso loro un po’ del suo splendore. – Lei alzò la mano e gli tolse gli occhiali. Matt strabuzzò gli occhi per abituarli alla luce accecante di mezzogiorno. Lei si voltò e guardando fuori si avvide della piscina la cui acqua brillava fresca ed invitante.

– facciamo il bagno Matt – gli disse piegando leggermente il capo da un lato con un sorriso invitante – vuoi? – aggiunse sussurrando

– certo! Andiamo – fece lui consapevole che avrebbe attraversato un paio di deserti pur di poter toccare la sua pelle.

Gli strizzò l’occhio con aria complice e si catapultò fuori dall’auto quasi di corsa, subito seguita da lui. Arrivata al bordo della piscina, era riuscita nel frattempo a spogliarsi, si voltò e con un sorriso birichino – vediamo se riesci a prendermi – gli disse un attimo prima di tuffarsi – Matt riuscì a liberarsi degli abiti in pochi secondi e si tuffò inseguendola e raggiungendola con enormi e poderose bracciate. Nuotava con foga per sfuggirgli e ansimava per lo sforzo strillando e alzando enormi spruzzi di acqua tutto intorno. Matt riuscì a raggiungerla e ad afferrarla per i fianchi mentre toccava il pavimento piastrellato con i piedi: erano giunti nella parte dove questa digradava fino a toccare il bordo piscina. Lind scivolò sul pavimento bagnato ridendo istericamente mentre Matt continuando a tenerla cadde su di lei. Si contorsero ansimando lei che cercava di liberarsi e fuggire e lui che le teneva le braccia in alto bloccandola col peso del suo corpo. Finchè lei si fermò esausta e boccheggiando, con le braccia in alto tenute da una mano di Matt, e lo guardò con aria di sfida: era bellissima…. gli occhi blu lucenti come gemme preziose, i capelli biondi bagnati che le aderivano al collo e alle guance, le labbra carnose con il rossetto che ancora le rimaneva di un colore rosa pallido, aveva un aspetto carnale e selvaggio e ansimava sotto di lui. Con la mano libera le accarezzò lentamente il labbro inferiore

– ci penso sempre… – le sussurrò – lei ebbe un sussulto al contatto della mano e le si mozzò ancora di più il respiro

– cosa – riuscì a dire

– a quello che mi hai detto l’altra sera….di accarezzarmi le labbra …l’ho fatto sai? – aggiunse guardandola – ma erano le tue che avrei voluto toccare…accarezzare… assaporare …- terminò con voce carezzevole – lei lo guardava quasi ipnotizzata –

– ho voglia di baciarti Lind – disse lui abbassando la testa, ma lentamente, per darle modo di sottrarsi se avesse voluto. Lei voltò lentamente il viso di lato lasciando che lui le baciasse l’angolo della bocca

– dammi tempo Matt – sussurrò appena, timorosa di offenderlo, e socchiudendo gli occhi per un attimo

Mat sospirò appoggiando la fronte sulla sua. Rimasero in quella posizione per qualche istante mentre i loro respiri si placavano, poi lui si alzò in piedi

– vieni togliamoci questi costumi bagnati – le disse porgendole la mano

Lind lo guardò mordendosi il labbro e si lasciò tirare su. Raccolsero gli indumenti sparsi per il giardino ed entrarono in casa attraverso una enorme vetrata. Matt le teneva la mano guidandola. D’un tratto Lind si fermò e Matt si voltò sorpreso a guardarla

– Matt crederai che sono una stupida ragazzina….. una stupida ragazzina drogata – terminò lei alzando il mento con tono di sfida – ci sto lavorando su questa cosa – gli lasciò la mano e cominciò a camminare su e giù nervosamente per l’ampio salotto – sto seguendo un corso sull’autostima e sto frequentando lo studio di un bravo psicoterapeuta….non so perchè io abbia questo blocco – perchè io non sopporti che qualcuno mi baci…. Però voglio superarlo.. credimi per l’amor del cielo ..dì qualcosa! – aggiunse con un sibilo stringendo gli occhi con violenza

– ….beh! evidentemente con scarsi risultati.. – affermò lui con sarcasmo, fece una pausa poi riprese a parlare. – visto che me lo chiedi ti dirò quello che penso – disse lui sedendosi su un divano bianco di pelle – hai ragione credo che tu sia una ragazzina viziata e immatura che ha avuto tutto dalla vita, che non sopporta di provare sentimenti coma la tristezza e la solitudine che passa il tempo inquieta fra le braccia del primo che capita o si tuffa nella coca credendo che solo lì troverà sollievo – si fermò alzando i suoi occhi aperti e sinceri su di lei che era visibilmente irrigidita

– devo continuare? –

– si – sussurrò lei tesa e immobile, in piedi vicino a lui

– credo che tu preferisca affondare la testa nella sabbia e dimenticare la realtà che ti circonda piuttosto che affrontarla coraggiosamente, quotidianamente…..ma cazzo credo anche che tu sia una donna eccezionale con doti straordinarie, capace di dare tanto e di amare incondizionatamente – terminò lui sillabando l’ultima parola con sguardo determinato.

– ed ora cosa farai? Scapperai via offesa? Correrai in bagno in cerca di qualcosa che ti dia conforto? Beh t’avviso non troverai niente nei miei armadi – continuò accalorandosi – perché io sono rigorosamente e noiosamente contrario a tutto ciò che può darmi piacere che non provenga da un buon calice di vino, o una canzone sentita a palla mentre guido nel traffico, o una gradevole compagnia con cui  pasteggiare, seguire una partita di baseball o al limite per farci del buon vecchio e sano sesso  –

Terminò di parlare e alzò gli occhi su di lei temendo di aver esagerato, ma quello che voleva davvero era scuoterla fino a farle male, farle cadere una volta per tutte quell’espressione apatica che troppe volte le aveva visto sul volto. Lei aveva gli occhi chiusi e il viso leggermente arrossato.

– Lind…– cominciò lui

– non ci vai leggero eh! – esclamò lei a denti stretti aprendo gli occhi. Le mani chiuse a pugno lungo i fianchi. – non sai un cazzo di me ..eppure te ne stai lì seduto a filosofeggiare sulla mia vita! – era livida in volto

– allora dimostrami che sto sbagliando – urlò lui esasperato – – Lind non so cosa sia successo …non so xchè non riesci a sopportare di venire baciata..ma io sono qui se hai bisogno… – aggiunse con tono più dolce

– oh Matt lo so! – esclamò lei scuotendo la testa – in questi giorni se non fosse stato per te – terminò mentre la voce si affievoliva.

Matt si alzò e la accolse fra le sue braccia. Sentiva che si stringeva a lui, era dispiaciuto per averle parlato in modo così duro, ma sapeva che il suo organismo non poteva sopportare per molto quella merda che assumeva, era preoccupato per lei. E in quel momento, lì nel salone della casa affittata per lui dalla Produzione, con lei tra le braccia ….si sentiva felice come non si sentiva da tanto tempo. Lei alzò la testa per guardarlo. I suoi occhi belli da mozzare il fiato erano sorridenti e pieni di calore.

– sei proprio deciso a farmi da balia …dunque? – fece lei con un sorriso.

– credevi di liberarti presto di me… dunque! – chiese lui ironico inarcando un sopracciglio. Fu gratificato dalla sua risata argentina. D’un tratto il suono del cellulare squarciò l’aria.

Matt lo raccolse dalla camicia che aveva gettato sul divano e leggendo il display imprecò a mezza voce.

– Simon! – chiamò con voce tesa – cosa è successo? – rimase in ascolto serrando la mascella – come sta ora? – continuò ad ascoltare – ok prendo il primo volo  – disse spostando lo sguardo su di lei e chiudendo la comunicazione.

– che succede Matt? – esclamò Lind apprensiva.

– Kit è stato sbalzato  violentemente da cavallo e nonostante indossasse la protezione si è procurato una frattura alla costola destra….ora è ricoverato in Ospedale – aggiunse sospirando – Lind tesoro devo andare –

– lo so Matt devi correre da lui avrà paura e tanto dolore – esclamò lei corrugando la fronte con partecipazione verso il ragazzo.

– cosa farai tu? – chiese preoccupato.

– ti aspetterò – disse lei con semplicità sorridendo. Si guardarono in silenzio per qualche istante.

– bene – sussurrò lui – ci conto! – e poi la strinse forte a sè: voleva che il suo profumo gli penetrasse nella pelle per ricordarsi di lei una volta lontano.

 

 

FINE 6° CAPITOLO

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

 

6 commenti

  1. Lory

    mamma mia……leggendo….mi sembra di sentire il suo profumo…e quei silenzi poi…dicono tutto….a quando l’altro capitolo????? Mi fido di te Alice!

  2. Antonella

    Alice di capitolo in capitolo mi sto rendendo conto, che anche se è un racconto frutto di fantasia, anche te hai le mie stesse sensazioni su Matt!! 🙂
    Brava aspetto il prossimo!!!

  3. Peppa Pig

    Mi piace sempre di piu’ nn vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo brava Alice complimenti veramente
    quasi quasi ti lovvo 😉

  4. Elisa

    Bè che dire…..mi piace sempre più! ormai mi sono appassionata!!! Brava Alice!!! 😀