Il secondo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

 

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI il primo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

2° CAPITOLO 

– Stooooop! No!… No! ..No! …Non ci siamo! – urlò Quentin furibondo alzandosi dalla sua sedia da regista avvicinandosi a grandi passi verso Lind e Matt concentrati a girare la scena; erano abbracciati: lei seduta sul pianoforte mentre lui gli era di fronte incuneato tra le sue gambe; apparivano sudati e stanchi. – cos’era quello? Lo chiamate sesso selvaggio? Mi volete far credere che siete presi dalla passione? Per Dio! sembra che stiate decidendo in quale locale andare a cena stasera… altro che presi dalla passione! – Continuò a sbraitare fuori di sè per alcuni minuti mettendo a dura prova le vene che pulsavano pericolosamente sul suo collo. Poi – voi due nel mio ufficio…adesso – terminò con un sibilo gelido rivolto ai due protagonisti e camminando a passo di carica verso il suo camerino.

– Che cazzo mi sono perso? Che cosa c’è che non va? – chiese sospirando sedendosi alla sua scrivania rivolto  ai due attori di fronte a lui. – Quentin credo ne stia facendo un dramma, non c’è proprio nulla, ti ho chiesto la controfigura per le scene dei baci mi hai detto che non è possibile e io mi adeguo tutto qui – terminò lei alzando le spalle imbronciata – certo che non è possibile Lind – cominciò il regista con pazienza – nei primi piani è praticamente impossibile usare la controfigura e dato che l’intero film si basa quasi per intero su scene di sesso baci e quant’altro mi sembrava normale e logico che faceste … – si fermò alla ricerca delle parole giuste – familiarità tra voi.

– All’inizio mi sembrava andaste bene, ma adesso sento che c’è tensione tra voi – chiese corrugando la fronte – avete litigato? – Quentin credo che tu stia esagerando! No..non abbiamo litigato affatto! – esclamò con veemenza Lind – io e Matt non ci conosciamo molto…. – disse guardandosi intorno un po’ a disagio – dacci tempo e non tirare troppo la corda cazzo! – terminò quasi urlando – ma voltandosi verso il suo partner la tradì un lieve rossore che subito cercò di nascondere. Quentin si fermò stupito colto da un’intuizione – siete stati insieme! – esclamò con enfasi – è così?! – realizzando che quello che avvertiva tra loro era il disagio e la tensione di due partner che avevano fatto sesso e che non riuscivano a lasciarsi andare sulla scena. – Davvero… credo onestamente che non siano cazzi tuoi – sibilò Lind a denti stretti guardando l’amico con ferocia. Si era alzata in piedi e stringeva i le mani a pugno furente. Matt, invece, se ne stava seduto mollemente su un angolo della scrivania e guardava distrattamente fuori dalla finestra. A quell’ultima esclamazione si voltò a guardare la scena a disagio – non ti permettere più di dire che non sono cazzi miei..- urlò Quentin – tutto quello che fate durante le riprese e fino alla fine di sto cazzo di film sono cazzi miei è chiaro? Sono io che ci metto la faccia con la produzione e con la critica per Dio! – abbaiò fuori di sé sprofondando con rabbia sulla poltrona– Bene! Direi che ti sei espresso a sufficienza! – rispose Lind alzandosi e chiudendo la discussione avviandosi verso la porta, bellissima, altera, lo sguardo scintillante di rabbia – ok – si arrese Quentin stancamente – avrai la spalla per i baci – esclamò prima che lei uscisse. Lind annuì con la testa, livida in volto, lasciando il camerino.

Quentin sospirò passandosi una mano fra i capelli – lo so cosa stai pensando ma non è come credi io voglio bene a quella ragazza, la conosco fin quando da piccola mi saltava sulle ginocchia e mi chiamava zio Queen – disse rivolgendosi a Matt – direi che hai uno strano modo di esternare l’affetto – fece lui alzando il sopracciglio con fare canzonatorio – senti non mi importa un fico secco che voi scopiate ma quando siete sulla scena vi voglio “nella parte” anzi il fatto che vi conosciate può aiutare..fidati! – concluse scrutandolo incuriosito; quel diavolo d’una donna era riuscita a far sciogliere anche quell’uomo così distaccato e algido! – pensò scuotendo la testa – grazie per il tuo consenso Quentin – rispose ironicamente alzandosi – ora se è tutto tornerei a girare – aggiunse freddamente uscendo. Il regista si alzò stancamente e si avviò verso il set.

In un modo o nell’altro molte delle scene in programma quel giorno furono girate con soddisfazione del regista e del cast. Quando terminarono erano tutti stremati. Lind aveva appena il tempo di riposare un paio d’ore prima di precipitarsi al centro estetico dove l’aspettavano: anche quella sera era previsto l’ennesimo party organizzato dalla produzione per il lancio del film. Si lasciò cadere sul sedile dietro dell’auto di servizio che l’avrebbe portata in albergo e mentre la sua fidata segretaria le snocciolava impegni e telefonate della giornata, lei chiuse gli occhi stancamente poggiando la testa all’indietro. Si sentiva svuotata. Aveva raggiunto un obiettivo con Quentin, aveva ottenuto la spalla per i baci – pensò con soddisfazione – se c’era una cosa che odiava erano quelli – i baci languidi, bagnati, – pensò rabbrividendo con ribrezzo – anni di terapia da noti psicologi non avevano sortito effetto alcuno: aveva sempre avuto fin da piccola quella fobia di cui in pochi erano a conoscenza e che lei era riuscita sempre a mascherare con grande maestria.

La macchina sfrecciava veloce sulla Sunset Boulevard e guardando dal finestrino oscurato Lind riusciva a scorgere le file di alte palme che si inseguivano ai lati della strada.

La domenica era il suo giorno preferito.. Suo padre veniva a prenderla molto presto e lei era sempre pronta. Correva fuori di casa prima che lui suonasse: non voleva che mamma si svegliasse, saltavano in auto, un’audi color argento di cui il suo papà andava molto orgoglioso, e sfrecciavano insieme sulla Sunset a grande velocità ascoltando musica ad alto volume mentre, il tettuccio aperto, il vento giocava con i capelli di Lind agitandoli da una parte all’altra allegramente. Le palme ai lati della strada schizzavano via insieme alle note della musica. Andavano a fare colazione insieme al Rainbow Bar dove c’era sempre un tavolo prenotato per loro. Il suo papà era perennemente al telefono, lo chiamavano sempre, e lui ogni tanto faceva facce esasperate, non lo lasciavano mai in pace. A volte le chiedeva della scuola se ci fossero dei problemi, a volte le chiedeva se avesse bisogno di denaro, a volte se avesse un nuovo ragazzo. E lei ad ogni domanda scuoteva il capo in segno di diniego. Mentre sorseggiava il suo caffèlatte lo osservava, biondo, perfettamente abbronzato, vestito elegantemente con giacca e cravatta all’ultimo grido, suo padre incarnava il tipico uomo d’affari americano. Avvertiva gli sguardi delle donne nel ristorante e lei se ne sentiva infinitamente orgogliosa! Una domenica mattina improvvisamente non si presentò all’abituale appuntamento. Lei attese per oltre un’ora poi timidamente lo chiamò sul cellulare, ma la segreteria telefonica la avvertì che il cellulare era spento. Lo raggiunse telefonicamente solo il pomeriggio quando lui la informò che aveva semplicemente dimenticato l’appuntamento – ormai sei grande tesoro – aveva aggiunto con voce stanca e impaziente – la domenica vorrai uscire con i tuoi amici – ok! – aveva risposto lei laconica mentre aveva sentito le lacrime traboccare dagli occhi, seduta per terra in una cabina lungo la Sunset di quella maledetta domenica pomeriggio calda e assolata.

Quando arrivò la festa era in pieno svolgimento. Lind indossava un abito lungo del marchio Theia, in seta color carne caratterizzato da un’ampia scollatura e da frange realizzate con pailettes metalliche. A completare il suo look  calzava un paio di sandali  silver con maxi plateau di Prada. I capelli tenuti su in un morbido chignon. Si guardò attorno: il cast era al completo. Sorridente e scintillante sotto i flash dei fotografi. Vide Quentin, Matt e Nicole che parlottavano e scherzavano con un gruppo di produttori pezzi grossi della Fox. Vide che la Kidman parlando con Matt gli si avvicinava e gli poggiava la mano sul braccio con fare possessivo – quella donna era impossibile! – pensò con sguardo truce – ogni volta che la incontrava sembrava cercare la discussione ad ogni costo mentre lei abilmente la evitava. Poi si accorse che Matt impercettibilmente si era spostato vicino a Quentin, sorrise soddisfatta e si guardò intorno alla ricerca del suo manager.

Quella sera si sentiva triste, neanche la solita dose di polvere sembrava placarla. Seduta al privè con decine  di persone famose, che Steve insisteva che lei frequentasse, produttori, registi, anchor man, non riusciva ad intrattenere alte discussioni o ad affascinarli con i suoi soliti sorrisi. Si limitava ad annuire sorridendo mentre scarabocchiava qualcosa con la penna rossa su un menù del locale. L’unica cosa divertente della serata era il gioco che si era instaurato casualmente tra lei e Matt: ogni volta che girava lo sguardo per il locale cercava i suoi occhi, si guardavano e senza parlare commentavano le scene ironicamente sorridendo o facendo facce strane.

Da lontano vide Gerald Butler circondato da fotografi e starlette, bello, splendente in un abito scuro Valentino con una camicia Marc Jacobs che la stava guardando. Lui ammiccò alzando il bicchiere pieno di cosa cognac? che aveva in mano a mò di saluto. Lei rispose con un cenno della mano e con gli occhi lo implorò che la venisse a salvare da quella cena noiosa. Un brivido di eccitazione le percorse la schiena. Ricordava bene Gerald. Tutto era accaduto qualche mese prima. Stavano terminando le riprese di un insulso film in costume prodotto dalla Fox. Erano al solito party organizzato dalla Produzione e lei era in fila per entrare in bagno. Guardava ansiosamente la porta era il suo turno e stringeva nella tasca della larga blusa di seta che indossava su una microgonna di pelle, tutto di Fendi, la boccettina di polvere. Dopo aver tirato due piste e mentre si controllava allo specchio si sentiva bella e desiderabile, ad un tratto era entrato Gerard e si era fermato con la mano sulla patta dei pantaloni borbottando qualcosa. Lei era scoppiata a ridere di gusto mentre lui si voltava a guardarla sorpreso. E lui, strafatto e meravigliosamente ubriaco fece una cosa inaspettata: invece di rialzare la cerniera e ricomporsi le si avvicinò la afferrò per la vita e prese ad accarezzarle il fianco mentre avvicinava il viso al suo per respirarne il profumo. Un gesto così rude eppure così sensuale bastò a mozzarle il respiro per l’eccitazione. Lei rise e posandogli le mani sul petto cercò di spingerlo via ma lui la strinse a sé. Si abbracciarono selvaggiamente e Lind avvertì mille scariche elettriche attraversarle la pelle. Lui la spinse nella toilette e chiuse la porta con un calcio sempre tenendola stretta a sé. Sembravano presi da una frenesia animalesca, mentre con le mani si cercavano si frugavano, con le labbra si mordevano i lobi delle orecchie, si leccavano il collo.

Lind gli afferrò l’uccello e lo sentì enorme e duro e presa dall’eccitazione lo spinse contro la porta e gli si inginocchiò tra le gambe lambendolo con la bocca. Cominciò a succhiarlo con foga e lo sentì fremere ed emettere versi profondi e gutturali. Lo guardò. Era in piedi contro la porta, entrambe le mani sulla sua testa a guidarla , gli occhi chiusi rapito ed eccitato. Ad un tratto la fece sollevare in piedi, le sollevò la gonna e spingendola contro il muro le sollevò le gambe intorno ai suoi fianchi e la penetrò con brutalità. Si muovevano con foga ansimando aggrappati l’uno all’altra. E lui spingeva…spingeva sempre più in profondità e sempre più forte finchè non vennero quasi simultaneamente con violenza articolando frasi incomprensibili. Esausti rimasero così allacciati per qualche secondo cercando di riprendere fiato. Poi lentamente si sciolsero. Lui la guardò sorridendo e per la prima volta da quando era entrato in bagno le parlò – non ti piacciono i baci eh! – fece ironicamente mentre si sistemava gli abiti. Lind non rispose.

Ricordava ancora la sensazione di bagnato del suo seme che le scivolava fra le gambe  mentre usciva dal bagno del locale. A quel pensiero si sentì fremere dall’eccitazione. Lo vide avvicinarsi al suo tavolo. Si guardò intorno alla ricerca di Matt, ma non lo vide, l’aveva visto allontanarsi verso il bar con Nicole. Strinse le labbra contrariata. Poi alzò le spalle e sorrise a Gerald che nel frattempo la stava conducendo sul palco per ballare, che andasse al diavolo Matt! Se a lui piaceva quell’arpia che se la godesse pure – pensò irritata – . con la coda dell’occhio vide Quentin guardarla contrariato, conosceva bene la regola ferrea della Produzione: durante le riprese del film niente flirt in giro. Mentre ballavano tastò le sue braccia e sentì i muscoli sotto la giacca e la camicia e gli sorrise. Al diavolo! Se ne sarebbero filati alla chetichella senza farsene accorgere!

Il party era terminato e tutti gli ospiti erano andati via. Il servizio pulizia del locale era già al lavoro. La ragazza tutte curve nell’abitino succinto era tutta eccitata, si sentiva fortunata ad essere riuscita ad ottenere quel lavoro: le piaceva stare a contatto con tutti quei vip! Cominciò a pulire uno dei tavoli più esclusivi uno dei privè e si mise a raccogliere le carte e i rifiuti con attenzione: poteva trovare qualcosa da mostrare poi orgogliosamente agli amici! Mentre vuotava i posacenere si accorse di un menù scarabocchiato con delle scritte rosse, incuriosita lo avvicinò e si accorse che qualcuno si era divertito a imbrattarlo, si riusciva a leggervi solo una parola, help!, scritta in piccolo, con scrittura irregolare, su tutta la superficie del cartoncino, aggrottò la fronte chiedendosi cosa potesse significare e se potesse trattarsi di un macabro scherzo. Poi scuotendo la testa buttò tutto dentro il cestino – ‘sti ricchi so proprio strani! – pensò sospirando e passando al tavolo successivo.

*****

Mentre entrava nell’ascensore che l’avrebbe portato giù al garage verso la sua Porsche, si accorse di avere il blackberry spento e si affrettò ad accenderlo sperando che il suo manager non l’avesse cercato. Sospirò passando una mano nei capelli ancora umidi, la sera prima aveva esagerato con l’alcool e quel mattino ne risentiva i postumi che neanche una doccia bollente e un paio di aspirine erano riusciti a smaltire. D’un tratto il cellulare vibrò. Un messaggio:

– divertito? –

Matt strinse gli occhi infastidito. Era Lindsay. Decise di rispondere:

– io molto e tu? – Digitò nervosamente sulla tastiera.

Cosa diavolo voleva quella ragazzina? E poi fare la morale a lui quando lei, strusciandosi col corpo vicino a quello di quell’attorucolo da strapazzo, si era scatenata in un ballo sensuale che avrebbe fatto resuscitare anche un morto stecchito, e poi alla chetichella, senza farsi vedere da nessuno se l’erano data a gambe ridacchiando come due adolescenti chiaramente troppo fatti e ubriachi.

Perchè se la prendeva tanto? Sospirò, la sera prima si era comportato da coglione anche lui: aveva bevuto troppo e aveva continuato per tutta la sera a lanciarle sguardi e sorrisi che lei aveva ricambiato divertita. Poi ad un tratto l’arpia della Kidman gli si era appiccicato addosso abbracciandolo e palpandolo in maniera inequivocabile. Aveva cercato ancora il suo sguardo fra la gente ma aveva visto il suo sguardo smarrirsi e poi d’un tratto l’aveva vista fuori sulla terrazza a fumare con Gerald Butler. In quel momento aveva sentito una rabbia dentro crescere ed espandersi e prendere il posto del buonumore che fino a qualche minuto prima gli aveva illuminato il volto. E quando l’arpia gli aveva proposto sottovoce di appartarsi un momento lui aveva accettato senza esitare. Doveva ammettere che era stata brava e ci aveva messo impegno nel fargli il pompino, senza molta dignità si era precipitata in ginocchio sul pavimento e gli aveva quasi strappato la cerniera. Aveva afferrato l’uccello e se lo era infilato velocemente in bocca e con eccellente maestria aveva cominciato a succhiarlo finchè lui preso dall’ eccitazione non le aveva afferrato la testa e aveva spinto affinché lei pompasse sempre più forte, e lui era venuto violentemente lasciando che lei ingoiasse tutto.

Stranamente dopo che tutto era terminato, non aveva provato quel sollievo che si aspettava ma, al contrario, aveva avvertito un vuoto dentro che l’aveva spinto a tornare velocemente alla festa con una certa inquietudine. Si era guardato intorno… Lind e il suo amico erano andati via. Senti l’abituale cinguettio del cellulare che segnalava l’arrivo di un sms.

– fottiti! – era Lind .

 

 

FINE 2° CAPITOLO

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

 

 

 

 

9 commenti

  1. Antonella

    Alice stai andando alla grande!!!
    Mi piace moltissimo, aspetto con ansia il prossimo capitolo!!!!

  2. Lory

    Ed ecco arrivato il secondo..non vedo l’ora di leggere il terzo….Mi Piace questo mondo dorato!! Continua così,daje tutta!

  3. Stefina

    Mi piace sempre di più.. ed è solo l’inizio! Aspetto il resto, complimenti 🙂

  4. Elisa

    Mi piaceeeee un sacco!!! Continua così e non vedo l’ora di leggere il terzo!!! Dajeeee complimentoni!!!!

  5. Peppina la seria

    Oh mio Dio Alice ma sei bravissima aspetto di leggere il 3 nn vedo l’ora

  6. cristina

    ma questa gente che idolatra sta schifezza ha mai letto un libro vero?