Il ventesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il diciannovesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

20° CAPITOLO

 

– Simon sono stanco e ho bisogno di riposare è stata una giornata lunga e piuttosto pesante – sussurrava al telefono, non voleva che si lei svegliasse. La guardò mentre dormiva con una mano posata sul cuscino accanto al viso e l’altro braccio abbandonato sul vente, l’espressione serena, le labbra distese.

– Quando parli con me sei sempre stanco – la voce piena di collera a stento trattenuta – I ragazzi hanno chiesto di te questa mattina, spero ti degni di farti vedere questo week end, io ho un convegno e sono stufo di rimandare i miei impegni per il tuo lavoro e per i tuoi amorucoli –

– Non verrò ci sono problemi qui per la lavorazione del film e non potrò muovermi questo week end, ci sono delle indagini in corso – ascoltò pazientemente la voce stridula del suo ex compagno – Più tardi chiamerò per parlare con i ragazzi e spiegherò loro la situazione, e ho preso una decisione Simon – fece guardando pensieroso Lind – Voglio che loro conoscano Lind – sussurrò socchiudendo gli occhi con decisione – Lei non è quello che pensi, non è un amorucolo, io la amo te l’ho detto e voglio che facciano conoscenza, sono stufo di avere la vita a comparti, il lavoro, l’amore, la famiglia, voglio che tutto coincida –

– Coincida? – replicò Simon con una risata di scherno – Tu sei matto?! – esclamò – Pensi davvero che una ragazzina viziata e piena di problemi come lei possa essere la donna della tua vita e la madre dei MIEI figli? – fece lui furibondo calcando sul possessivo – Cosa hai assunto? Davvero Matt cosa ti ha fatto fumare quella vacca? – insistete.

– Vorrei la smettessi di parlare di lei in questi termini, capisco che tu non nutra simpatia per lei ma ti prego di non offenderla mai più quando parli con me o ti ritroverai a parlare solo con i miei avvocati! – esclamò furente.

Una pausa di silenzio teso seguì – Va bene dirò ai ragazzi che il lavoro ti tiene lontano…. –

– Lo farò io – lo interruppe Matt – Nel pomeriggio, al ritorno da scuola, li chiamerò e li informerò io – concluse chiudendo bruscamente la comunicazione. Gettò il cellulare sulla poltroncina accanto al letto e vi si distese abbracciandola. Lei si mosse leggermente e gli appoggiò la mano sul petto continuando a dormire. Godeva del calore del suo corpo nudo e lo faceva sentire bene, rilassato e beato come non gli era mai capitato in vita sua. Poggiò la testa sul cuscino e riflettè sulla notte movimentata che si erano lasciati alle spalle, la sua incredibile confessione sulle abitudini poco spartane del padre – Dio! .. quando gli aveva raccontato di suo padre, dei suoi dubbi diventati, purtroppo realtà, si era sentito morire. Ora riusciva a capire il suo desiderio, costante e nascosto di farsi del male e quel suo avanzare sempre in bilico tra la vita reale e la follia! – sospirò  – maledetto bastardo! – non potè fare a meno di pensare – invece di farsi curare aveva ridotto sua figlia, e tutta la famiglia – immaginò – a una vita fatta di orrore, solitudine, follie –

Si strinse a lei accarezzandole i capelli piano per non svegliarla. E la sua mente andò a Quentin e a quello strano casino legato alla produzione di quel maledetto film che fin dagli esordi si era preannunciato come un grosso cumulo di problemi per tutti, ci mancava solo il matto con le sue telefonate e l’incidente di Simon, che poi si era rivelato essere un omicidio….Quentin gli aveva rivelato che le indagini, che all’inizio si erano dirette verso il mondo del gioco d’azzardo, del resto tutta Hollywood era a conoscenza del suo vizio del gioco e della montagna di debiti che aveva contratto con diversi gruppi criminali, nelle ultime ore pare avessero preso un’altra piega. Le immagini della telecamera di sorveglianza della metro proiettavano le immagini di una donna, e da che mondo è mondo, le associazioni criminali non facevano uso di killer donne. Matt corrugò la fronte pensieroso – perché avvertiva il pericolo vicino? – sin da piccolo aveva avito la dote di prevedere attraverso degli stati d’animo particolari quello che sarebbe accaduto. Ed in quel momento avvertiva che qualcosa di brutto stava per accadere, sentì un brivido percorrergli la schiena e si strinse a lei, che sentiva essere più fragile tra i due.

*****

Nicole sudava freddo. Non le capitava mai di perdere il controllo della situazione ma in quel momento avrebbe preferito decisamente trovarsi in un altro posto e bere qualcosa di forte, molto forte. La grande sala era tappezzata di foto, alcune foto ritraevano lei, in posa plastica per un servizio fotografico, altre foto ritraevano altri personaggi e star del Cinema ed erano state prese da internet o dalle riviste scandalistiche. Si sedette sul divano bianco e osservò il tavolino di cristallo fatto a pezzi e in frantumi sul tappeto. Si prese la testa fra le mani cercando di calmare il battito del cuore. Si accese una sigaretta con mani tremanti e inalò il fumo con voluttà cercando di pensare con chiarezza – Quando era cominciato tutto? – si chiese andando indietro con la memoria – sospirò lasciandosi andare indietro sulla spalliera del divano.

– Quando l’aveva vista piangere in camera sua e sorridendo le aveva chiesto se avesse litigato con il suo ragazzo… come si chiamava? …Non ricordava maledizione!… E lei guardandola con odio aveva cominciato a parlare e aveva cominciato a vomitarle addosso il suo veleno e non aveva smesso fino a quando lei inebetita non si era accorta che avevano parlato per ore e che le ombre avevano preso il posto della luce pomeridiana nella stanza. Lei si era alzata e senza riuscire a dire una parola era scesa e si era seduta al tavolo della colazione, le mani curate e ingioiellate posate sul ripiano del tavolo, lo sguardo perso, si era sempre sentita orgogliosa di sé come donna e come madre. Da quando quel fallito del suo compagno l’aveva lasciata per una giovane collega, era riuscita a lavorare e a occuparsi di sua figlia come si doveva, l’aveva cresciuto cercando di tenerla lontana dai riflettori che, come ben sapeva, non erano l’ambiente favorevole per gli adolescenti, era riuscita a seguirla nonostante i suoi innumerevoli spostamenti da una parte all’altra del mondo, e a non perderla mai di vista grazie anche all’apporto di persone fidate. E ora tutto il suo mondo fatto di soddisfazioni, di gioie, stava crollando sotto il peso di una realtà ben diversa. – Come era potuto accadere? – si chiese – Dove aveva sbagliato? – strinse le labbra – Sapeva perfettamente dove aveva sbagliato! – si disse stringendo le mani in due pugni – Era stata proprio lei a farli conoscere!…Era successo qualche mese prima ad un party, non le permetteva mai di accompagnarla , ma lei aveva tanto insistito e per una volta aveva ceduto, non voleva che le tenesse il broncio, non quella sera – socchiuse gli occhi – Per Dio! – se fosse stata più dura, se si fosse opposta tutto quello non sarebbe accaduto lui quel maiale non l’avrebbe vista! … – si alzò in piedi decisa – Doveva portarla via da lì… doveva aiutarla, anche se non sapeva bene come, ma la cosa importante era allontanarla da tutta quella merda – aveva pensato afferrando il telefono per prenotare dei biglietti aerei.

– La situazione le era sfuggita di mano, dunque, a giudicare dalle foto che tappezzavano i muri e parte del pavimento – si disse con un brivido di orrore. L’aveva chiamata prima e lei aveva insistito per vedersi fuori, in qualche locale. La cosa l’aveva insospettita e si era ricordata di avere una chiave del suo appartamento. Ed ora, guardandosi intorno, sentiva sempre più pressante il bisogno di parlarle, di guardarla negli occhi e chiederle cosa stesse accadendo. Lo squillo del suo cellulare interruppe i suoi macabri pensieri

– Mamma! – la sua voce era affannata, sembrava avesse corso o in preda a forti emozioni – Dove sei? –

– Sono nel tuo appartamento, ti sto aspettando! –

– Avevamo stabilito di vederci fuori..mi sembra  – fece lei aggressiva.

– Tesoro ho bisogno di parlarti…dove sei? – chiese mentre la paura cominciava ad attanagliarle lo stomaco.

– In giro – sussurrò lei – non dovevi entrare in casa mia! Non dovevi maledizione! – esclamò con tono isterico – Chissà che idea sbagliata ti sarai fatta di me! – urlò angosciata.

– Tesoro dimmi dove sei! Ti prego! Io ho bisogno di vederti e di sapere che stai bene! È l’unica cosa che mi interessi ..credimi tesoro! – gridò quasi piangendo – oh Dio la sua bambina! Aveva bisogno di lei! La vedeva sola e disperata in strada e sentiva il bisogno di abbracciarla e confortarla, come faceva quando lei era piccola e si sentivano tutt’uno contro il mondo duro e crudele fuori dalle mura della loro casa – troppo tardi si accorse che la comunicazione era stata chiusa bruscamente. Strinse gli occhi e seduta su quel divano pianse tutte le lacrime che non aveva mai pianto in vita sua.

*****

Il commissario di polizia incaricato a seguire il caso non era propriamente il prototipo dei poliziotti, si era aspettato un tipo sudato e stanco con la pancia che sporgeva fuori dai pantaloni per il troppo bere birra seduto in auto nei lunghi ed estenuanti pedinamenti, invece gli si era presentato un tipo uscito dalle pagine di Men’s Health, alto abbronzato, corpo tonico e capelli biondi tagliati di fresco. Quentin scosse la testa sospirando – Hollywood generava una realtà parallela e lui se ne rendeva conto ogni giorno di più.

– Quindi la voce della persona che la minacciava le sembrava già nota ma non riesce ad individuarla?…Ho capito bene Mr Tarantino? – chiese con la sua voce armoniosa e dall’accento del Sud il giovane commissario.

– Esatto! – sospirò il regista.

– Il numero del suo cellulare è noto soltanto ad una ristretta cerchia di persone – continuò pedante il commissario.

– In fondo non era poi tanto diverso dai commissari paralleli – si ritrovò a pensare lui.

– Queste persone sono? – chiese alzando lo sguardo verso di lui mentre afferrava una penna per prendere nota.

– Mia moglie..il mio agente…un paio di persone della Produzione e qualche amico – disse lui corrugando la fronte riflettendo.

Si udì bussare alla porta ed un poliziotto in uniforme fece capolino all’interno – Commissario abbiamo i fotogrammi – esclamò con un punta di esaltazione nella voce.

Il commissario si voltò verso Quentin – venga con me, le mostro delle foto che siamo riusciti ad estrapolare dalle immagini delle telecamere di sorveglianza – disse alzandosi e dirigendosi verso la sala contigua ingombra di attrezzature e macchinati all’avanguardia. Si avvicinò al suo collaboratore seduto di spalle che stava smanettando abilmente su una tastiera e lo esortò – Va bene Freddy mostraci il tuo miracolo – disse posandogli una mano sulla spalla, il collaboratore gli sorrise rispettosamente e premette un tasto. Sul grande schermo del computer cominciò ad apparire una piccola immagine sfocata in bianco e nero, poi man mano che il poliziotto smanettava sulla tastiera l’immagine si ingrandiva e diventava sempre più nitida. Uno squillo del cellulare.

– Quentin! – la voce roca e un po’ affannosa.

– Nicole! – sussurrò lui sorpreso – Non posso parlare ora ti richiamo io ok? – aggiunse a mò di spiegazione.

– No! Aspetta! – la voce ora carica di paura – Devo parlarti è urgente! –

– Tesoro sono alla Centrale di polizia .. ti richiamo quando ho terminato ok? – disse pazientemente – quella donna era esasperante, non capiva mai quando era il momento di mettersi da parte.

– Fammi sapere se ci sono novità – sussurrò lei esitante prima di chiudere la conversazione. Quentin sospirò riponendo il cellulare nel taschino della giacca e rivolgendo un accenno di scusa verso il Commissario per l’interruzione. Poi sussultò rivolgendo lo sguardo verso lo schermo. L’immagine era ormai molto nitida e riproduceva il viso di una giovane ragazza con grandi occhiali neri, le labbra carnose, il naso proporzionato ed impeccabile…rimase a fissare l’immagine mentre sentiva il sangue defluire da tutto il corpo e la testa come sospesa dentro un palloncino pieno di elio. E all’improvviso tutto gli si svelò, collegò la sua triste vicenda nota negli ambienti sordidi di Hollywood, la voce la telefono, le minacce che gli erano sembrate così misteriose e comprese tutto.

– Conosco quella ragazza – strinse la mascella rivolgendosi al Commissario guardandolo dritto negli occhi – Si segga Commissario quella che sto per raccontarle è una storia lunga – annunciò con tono grave sospirando.

*****

La sentiva canticchiare sotto la doccia e sorrise. Aveva ordinato la colazione e aspettava, seduto solo i boxer, che terminasse, per mangiare insieme a lei come una coppia normale. Gli piaceva vivere con lei quei piccoli momenti che si erano dovuti negare per tanti, troppi, motivi.

– Wow! – esclamò avvicinandosi al tavolino della colazione stracolmo di leccornie – Tesoro io non posso permettermi di mangiare tutto questo – guardando deliziata i waffles e le uova strapazzate con il pane tostato caldo.

Lui la guardò, era in accappatoio i capelli raccolti in un asciugamano, gli occhi brillanti, le gambe lisce e affusolate, il profumo che emanava la sua pelle e la trovò bellissima.

Lei si sedette sulle sue ginocchia e cominciò ad imboccarlo teneramente, lui rise – Cosa fai? – chiese aprendo la bocca per accogliere il pane fragrante.

Lei alzò le spalle – tu ti sei occupato di me, ma anche io posso prendermi cura di te – disse con sguardo intenso – Non ne ho avuto mai la possibilità – sussurrò con voce roca prendendogli il viso con entrambe le mani e coprendolo di mille baci lascivi e bagnati.

– Mmmm ci sarebbe una parte del corpo che in questo momento vorrebbe tanto le tua attenzioni – sussurrò lui lanciandole uno sguardo malizioso, sciogliendo i lacci dell’accappatoio e scoprendo il suo bellissimo seno. Lei rise – Sfrontato e malizioso – lo guardò con occhi brillanti pronti a raccogliere la sfida – Cosa hai capito? Io intendevo dire darti una mano nel lavoro…. – continuò con la loro schermaglia mentre lui sciogliendo l’asciugamano lo lasciava cadere per terra e affondava la testa nei suoi capelli umidi e profumati e lei gli accarezzava il torace guardandolo come se volesse assaggiarlo e morderlo. Lui alzò la testa per baciarla e affondò la lingua dentro la sua bocca gemendo deliziosamente assaporando il sapore dolce, afferrando la sua lingua leccando e mordendo il suo labbro inferiore. Lei lo guardò con quello sguardo torbido e duro che lo faceva eccitare.

– Ti voglio Matt – sussurrò con voce concitata sollevandosi per aprire le gambe e sedersi su di lui posizionandosi sopra i suoi boxer. Matt boccheggiò amava il suo fare l’amore così selvaggio, la afferrò per i fianchi e la tirò contro la sua erezione.

– Gesù Lind – sussurrò socchiudendo gli occhi, mentre lei lo afferrava per i capelli e gli leccava il collo e muoveva i fianchi sul suo uccello – Mi piace da morire quando sei così aggressiva! – esclamò lui.

Lei alzò la testa per guardarlo negli occhi e sollevandosi spostò velocemente i boxer e affondò su di lui con liberazione. Entrambi gemettero spostando indietro la testa e chiudendo gli occhi.

– Oh Dio! Matt tu mi fai sentire così viva… – sussurrò lei mentre i loro fianchi si muovevano all’unisono e ogni volta che lei si sollevava, lui con le mani sui fianchi, la ributtava giù violentemente per penetrarla sempre più a fondo.

– Cavalcami tesoro, scopa con me come non hai fatto mai con nessuno! – grugnì lui con la bocca aperta affondando la lingua nella sua bocca. Lei prese a cavalcare sempre più forte e selvaggiamente, sentiva le sue mani afferrarla con violenza come se lei, e solo lei, potesse sfamarlo e saziarlo di quella fame di piacere che il suo corpo aveva, e questo la faceva letteralmente impazzire. Sentì la familiare tensione all’addome.

– Matt sto per venire – urlò lei arrampicandosi alle sue spalle e graffiandolo, poi vide tutto intorno a sé, ogni cosa, tutta la stanza, esplodere in mille piccoli frammenti di luce e un suono lontano come un rombare fragoroso nelle orecchie, come il mare quando l’inverno è tempestoso e spumeggiante e ci travolge improvvisamente lasciandoci bagnati e felici.  Si accorse che anche lui era venuto, gemendo e sbuffando, con la testa affondata nei suoi capelli umidi. Poggiò la fronte sulla sua, i respiri di entrambi ancora irregolari, rimasero in quella posizione qualche istante, godendo del contatto così intimo dei loro corpi ancora uniti. Lo squillo del cellulare sembrò penetrare quella cortina di nebbia e calore che si era creata fra di loro. Lei sospirò infastidita.

– Dovremmo rispondere – sussurrò guardandolo.

– Non muoverti !…Voglio rimanere ancora dentro di te qualche istante– sussurrò lui di rimando sfiorandole le labbra con dolcezza.

Lei sorrise e spense il cellulare – Che si fottano! – esclamò afferrandogli la testa per leccargli le labbra.

 

FINE 20° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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3 commenti

  1. Tati J.

    Molto bollente la parte del sesso. Mi è piaciuta molto. Non mi piace lui e non ce lo vedo proprio in una parte erotica, ma lei saprebbe far capitolare qualsiasi uomo 😀

  2. Antonella

    Me felice se ciò accadesse davvero!!!! 😉
    Bravissima come sempre :*