Il diciassettesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

FAN FICTION

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il sedicesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori

17° CAPITOLO

La notte era più nera della pece quando sgattaiolò furtivamente fuori da una porta sul retro del locale. Voltò l’angolo e si ritrovò sulla Madison St.  Aveva smesso di piovere e la città sembrava brillare tra le luci delle automobili che sfrecciavano via veloci e le luci al neon dei locali che rimanevano aperti tutta la notte. Aveva perso di nuovo. Si appoggiò barcollando leggermente ad un lampione. Agli occhi dei passanti poteva apparire ubriaco, in realtà quella sera non aveva bevuto neanche un goccio ed era sobrio come non gli capitava da anni…troppo sobrio decise occhieggiando un bar vicino e deciso ad entrarvi per bere qualcosa di forte. Una giovane donna dai tratti asiatici lo fermò timidamente per una manica.

– Ma lei è Simon Baker?… il famoso protagonista di The Mentalist? – chiese titubante.

Simon le guardò la mano ingioiellata con svariati anelli da teenager, poi sollevò lo sguardo e vide il corpo inguainato in un paio di jeans sdruciti e una felpa con disegnato un grosso teschio color rosso sangue. Strinse gli occhi. Normalmente se la sarebbe caricata e l’avrebbe fatta salire in camera, ma in quel momento non era dell’umore giusto. La telefonata di poco prima l’aveva turbato troppo.

– No….non sono io anche se me lo dicono tutti! – disse regalandole un sorriso smagliante. La sentì trattenere il respiro ammaliata. Conosceva l’effetto che faceva alle donne, i suoi occhi blu ghiaccio e i capelli biondi e riccioluti lo facevano sembrare un dio greco, e normalmente non faceva fatica a portarsele a letto, del resto era stato proprio grazie al suo aspetto che era stato scelto per la parte del famoso psichiatra che teneva in cura Cristian Grey.

– scusi allora .. – fece lei guardandolo fra le ciglia, e arrossendo si allontanò chinando la testa.

Lui continuò a guardarla mentre si allontanava sculettando graziosamente, sospirò voltandosi per entrare nel bar cercando di nascondere l’erezione.

D’un tratto il cellulare squillò imperiosamente.

– Ancora grane? – fece una voce roca senza salutare.

– Chi parla? –  rispose socchiudendo gli occhi mentre l’aria calda e umida del bar lo investiva in volto.

Una breve, secca risata fu la risposta. – qualcuno che ti conosce e che sa dei tuoi problemi con brutta gente – la voce sembrava divertirsi un mondo a sue spese.

– Ok ora metto giù così puoi continuare a divertirti….io ho da fare – fece lui indispettito – brutto stronzo che non sei altro!… – aggiunse.

– Non mettere giù….non ho ancora finito – esclamò la voce con tono imperioso smettendo di ridere di colpo – fai in modo che gli scoop su Matt e Nicole si fermino… – sussurrò.

– Cosa? Di cosa stai parlando? – lo interruppe spazientito urlando per sovrastare i rumori del locale.

– Ho detto… fai in modo che lo scoop si interrompa – ripetè la voce pazientemente.

– Cosa stai farneticando? Chi sei? – chiese ancora lui mentre ordinava un bloody mary.

Un silenzio dall’altra parte della linea si prolungò tanto che Simon credette che il matto avesse chiuso la comunicazione, ma un’occhiata al display gli confermò che era ancora in linea, infatti avvertì il respiro ansante.

– Pronto? – ripetè.

– Presto morirai… coglione! –  ora la voce era carica di ostilità e si udì interrompere la comunicazione.

Un brivido lo percorse dalla testa ai piedi mentre si appollaiava sullo sgabello e gettava il cellulare nella tasca della giacca.

– Ci mancava anche questa! – pensò passandosi una mano nei capelli – non bastavano le telefonate di quegli esaltati che gli minacciavano di farlo saltare in aria se non avesse pagato il debito entro fine settimana, ora un altro matto lo minacciava di morte per qualcosa che non aveva neanche capito! – riflettè amaramente mentre buttava giù un sorso del liquore che gli bruciò la gola – sembrava che il mondo intero ce l’avesse con lui  – si disse sorridendo meccanicamente alla barista che da dietro il bancone ammiccò maliziosamente rivolta a lui. – forse quella sera non era il caso di rimanere da solo! – pensò sbirciando nella sua procace scollatura e gratificandola di un sorriso smagliante.

– A che ora smonti? – le sussurrò avvicinandosi al suo orecchio, dimentico di tutte le minacce subite fino ad allora.

*****

Il cielo plumbeo e minaccioso incombeva sulla città come un Dio inquieto e furibondo pronto a scagliarsi sui poveri malcapitati che arrancavano frettolosamente.

Matt sedeva al buio di fronte alla porta finestra sorseggiando un caffè ed ascoltando musica, tornando con la mente alla notte appena passata. Ricordava quando dopo aver fatto l’amore si erano rintanati a letto esausti ed erano piombati in un sonno profondo. Poi durante la notte lui si era svegliato e l’aveva abbracciata e lei svegliandosi aveva risposto con tale ardore che avevano rifatto l’amore, lentamente, profondamente, fino a quando erano venuti insieme in un’esplosione di suoni e di emozioni che coincideva anche ad una sorta di liberazione da una maledizione che li aveva oppressi per troppo tempo. Alla fine si erano guardati e nella penombra della camera illuminata dalle luci notturne della città, si erano abbracciati, cullati dai ritmi forsennati del loro cuori che via via andavano tranquillizzandosi. Sentiva che qualcosa la opprimeva, qualcosa che non riusciva ancora ad esternare, qualcosa di doloroso come un nocciolo duro e piccolo che aveva nascosto in fondo all’anima, e sapeva che aveva bisogno ancora di tempo per isolarlo ed espellerlo come un tumore maligno che aveva incancrenito le pieghe più profonde del suo essere. Ma i suoi teneri sorrisi di quella notte, lo sapeva, erano un segnale che qualcosa in lei si stava muovendo. Guardò l’ora e sospirando si alzò. Era ora di svegliarla, le riprese quel giorno sarebbero cominciate presto e avrebbero dovuto spostarsi all’altro capo della città per raggiungere il famoso Escala e girare nel lussuoso attico Penthouse.

Dopo una rapida doccia si infilarono nell’auto che la Produzione aveva mandato per accompagnarli sul set. Ed arrivarono trafelati a destinazione. Appena giunti videro una certa agitazione che serpeggiava nell’aria. Tutto il cast era stato convocato nella sala riunione dalla Produzione per importanti comunicazioni. Avvistarono Quentin che, meditabondo, se ne stava appollaiato su una poltroncina sul palchetto allestito in fretta e furia, incurante della frenesia generale.

Lind, seduta in prima fila, cercò il suo sguardo, ma inutilmente: il regista sembrava preda di uno stato di trance che lo isolava da tutto e da tutti. Chiedendosi ancora una volta il motivo di tutta quella confusione, guardò prima interrogativamente Matt, seduto vicino a lui, che le rispose stringendosi nelle spalle e poi girò lo sguardo intorno incuriosita. Vide poco più in là gli atri protagonisti che alla spicciolata stavano arrivando. Intravide Simon, vestito come al solito, elegante e sobrio, con i suoi capelli e i suoi occhi poteva essere scambiato tranquillamente per un cherubino. Quel giorno sembrava turbato, e occhieggiava ansiosamente il cellulare, forse anche lui si domandava i motivi della riunione straordinaria. Più in là, scorse la figura algida dell’arpia. Era vestita con un completo elegante, come al solito, firmato Chanel, blu notte composto da pantaloni larghi e bolerino, il tutto le dava un’aria decisamente austera, sedeva composta sulla poltroncina e attendeva pazientemente.

D’un tratto il capo della Produzione, salito sul palchetto, prese la parola. Esordì ringraziando tutti e scusandosi per il disagio, non dipendente dalla loro volontà, come ci teneva a spiegare, ma ad avvenimenti succedutesi durante gli ultimi giorni.

In breve furono informati di due novità, la prima riguardava il fatto che per un paio di giorni le riprese venivano interrotte, e a questa notizia un boato si levò dalla sala seguita da un applauso sincero e spontaneo e da alcuni fischi goliardici, la seconda novità riguardava invece la segreteria delle pubbliche relazioni e li informava che da quel momento tutte le notizie gli scoop veri o finti che fossero sarebbero stati, prima di comparire sulle riviste e sui rotocalchi, vagliati ed esaminati attentamente, e che, insomma sarebbe stato inflitto a tutti un rigoroso silenzio stampa. Detto questo fu dichiarata chiusa la riunione.

Un brusio si levò dalla sala, tutti si chiedevano cosa stesse accadendo. Quentin si alzò e venne verso di loro.

– Vi devo parlare – disse finalmente incrociando lo sguardo di Lind.

– Alla buon ora! – rispose Matt – andiamo a bere qualcosa e finalmente ci illumini su quello che sta accadendo – aggiunse spingendoli verso l’uscita.

Un pallido sole faceva faticosamente capolino fra le nuvole scure e minacciose. Erano accomodati tranquillamente in un privè del Back Bar del noto locale Crocodile sulla 2nd Avenue.

– Stiamo ricevendo minacce – esordì Quentin buttando giù un sorso del vino dal calice che aveva in mano.

– Stiamo?… Te e chi altri? – chiese Matt – e soprattutto da chi state ricevendo minacce? – aggiunse protendendosi verso di lui sul tavolino di cristallo intorno al quale erano seduti.

– Io e qualcuno della Produzione e oggi abbiamo saputo anche qualcuno del cast… – si interruppe rivolgendosi ansiosamente a Lind – tu non hai ricevuto telefonate strane vero? – chiese fissandola intensamente.

– No Quentin – fece lei scuotendo il capo e facendo dondolare graziosamente il codino di capelli che le pendeva dalla testa – tranquillo se escludiamo le telefonate minatorie del mio manager – aggiunse con un sorriso forzato – non ho ricevuto altro – concluse.

Il regista sospirò sollevato – bene – fece – allora tutto è cominciato qualche giorno fa quando sono stato tempestato, telefonicamente, da una voce misteriosa e carica di velate minacce che mi chiedeva di far sospendere lo scoop su te – disse indicando Matt con la testa – e Nicole –

– Cosa? – esclamarono Matt e Lind contemporaneamente, rimanendo basiti. Quentin chiuse gli occhi stancamente – c’è una cosa che ancora non vi ho detto – le telefonate le ho ricevute sul mio numero privato…che possiede mia moglie e pochi intimi… – aggiunse girando lo sguardo da uno all’altro.

– Azz….- esclamò Matt socchiudendo gli occhi – ci stai dicendo che si tratta di qualcuno che conosci bene e che probabilmente anche noi conosciamo? – aggiunse pensieroso guardando Lind che si strinse nelle spalle non sapendo che pesci pigliare.

– Esattamente! – esclamò lui – è quello che sto dicendo – concluse con tono amaro.

– Si ..ma… la cosa curiosa è un’altra…cosa ci guadagna questo tizio? Perché vuole che lo scoop tra Matt e Nicole sia annullato? – chiese Lind aggrottando le sopracciglia.

Rimasero in silenzio, meditabondi, continuando a sorseggiare le loro bevande, seduti nel bar affollato.

– Avete informato le autorità? – fece Matt dopo qualche istante.

– No Matt… ho parlato con la Produzione e temono ripercussioni sul film, per questo motivo hanno deciso di sospendere gli scoop e dare al matto quello che chiede –

– Non è possibile?! Nessuno è stato informato? Non ci posso credere! E se questa persona si rivelasse pericolosa? – domandò Matt incredulo.

D’un tratto furono interrotti da un sonoro frastuono: un gruppo di giornalisti che inseguivano come cani in cerca dell’osso, alcuni vips, che cercavano di entrare nel locale, erano stai fermati brutalmente da un paio di buttafuori. I vips in questione erano Nicole e Simon, i quali avvistatoli si avvicinarono al loro tavolo.

– Oh Dio! – esclamò Nicole gettandosi poco elegantemente su una delle poltroncine libere senza nemmeno attendere di essere invitata, mentre Simon rimaneva in piedi visibilmente imbarazzato.

– Ciao Nicole ..accomodati pure ..tesoro! – borbottò Lind alzando gli occhi al cielo ironicamente.

L’arpia finse di non sentirla e volgendosi verso Matt sfoderò uno dei suoi sorrisi più seducenti – Tesoro! Ho proprio bisogno di bere qualcosa – chiese fra le ciglia protendendosi verso di lui e posando una mano sulla sua coscia sotto il tavolino. Lind si irrigidì fulminandola con lo sguardo.

– Cara!… Dovresti fare in fretta allora!… Vedo una bella fila lì al bancone… forse farai meglio a chiamare il servizio ai tavola…. – esclamò lui sorridendo freddamente mentre si alzava afferrando la mano di Lind e allontanandola velocemente avvertendo che fosse pronta ad avventarsi, lasciando l’arpia con la bocca spalancata per lo stupore.

– Giuro che la uccido uno di questi giorni! – sibilò Lind livida in volto mentre si faceva trascinare fuori.

– Lascia perdere… abbiamo cose più importanti a cui pensare adesso! – la rabbonì lui mentre uscivano fuori e venivano travolti dall’aria umida e afosa della mattinata. Lind rallentò il passo mentre corrugava la fronte…c’era qualcosa nello sguardo di Nicole che le ricordava qualcosa, qualcosa di sgradevole che aveva cercato di rimuovere ma che inesorabilmente veniva a galla….

Il sole penetrava allegramente dalla grande finestra che dava sulla strada. Lind amava quel locale, suo padre la portava spesso lì a fare colazione, il sabato quando non andava a scuola. Quel giorno però non aveva ordinato la colazione ma un paio di drink molto alcolici grazie al documento falso che la sua amica le aveva procurato. Mentre era seduta e fissava l’ultimo sms ricevuto, sentì le voci provenire dal privè affianco al suo. Voci sussurrate.

 – Bastardo – sibilò la voce femminile carica di rabbia repressa – non ti bastava farti la madre dovevi farti anche la figlia!? – continuò sottovoce mentre in sottofondo si udiva lo sferragliare di tazze e cucchiaini.

– Non è come credi tesoro!… – cominciò la voce maschile con tono accattivante – non è successo nulla…

– Bugiardo! – continuò lei con la voce che saliva di due ottavi – lei mi ha raccontato tutto!…Cosa credevi stronzo! Di riuscire a farla franca? – fece lei accalorandosi sempre di più.

– Ti prego non urlare!… – ora lui la pregava quasi con voce disperata – parliamone con calma! – fece un po’ precipitosamente. Un rumore di sedie spostate, lei evidentemente si era alzata e minacciava di andarsene mettendo fine a quella sgradevole conversazione.

– Tu sei malato! E io te la farò pagare..dovessi metterci tutta la vita! – sibilò lei prima di allontanarsi con un ticchettio di tacchi sul lucido parquet. Si udirono altri passi frettolosi quelli di lui, indubbiamente, che la inseguiva.

– Quella voce!… – Lind socchiuse gli occhi, mentre la nebbia dell’alcool che, fino a qualche istante prima, come una coltre le aveva coperto la mente riducendone i riflessi, ora si stava diradando lasciando che la cruda luce del sole illuminasse un’amara realtà – non poteva essere! Non poteva essere! – rimuginava continuamente scuotendo la testa. Aveva riconosciuto la voce e, dalla conversazione udita, aveva intuito la faccenda sporca e disgustosa in cui era impelagato. Quella voce che l’aveva cullata e accarezzata e confortata, quella voce apparteneva alla persona più importante della sua vita, quella voce apparteneva a suo padre.

 

 

FINE 17° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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5 commenti

  1. benedetta

    bello bello bello non vedo l ora di leggere l altro capitolo brava….

  2. Matteppa

    sembra quasi ripetitivo scrivere sempre le stesse cose,ke dire….sei fantastica e mi lasci sempre col fiato sospeso! 🙂

  3. Antonella

    Il giallo si infittisce !!!!
    Brava brava brava 🙂