Il sedicesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

 

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il quindicesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori

16° CAPITOLO

Ogni volta che la sfiorava lei sentiva la pelle bruciare e non poteva fare a meno di rabbrividire, il che non poteva che piacere a Quentin, perché dava alla scena una parvenza di realtà. Si trovavano su un elicottero e come da copione lui doveva allacciarle la cintura di sicurezza per poi fingere di sorvolare lo skiline notturno di Seattle. Le mani di Matt tremavano leggermente e la fronte era lievemente imperlata di sudore per la concentrazione, nonostante il trucco applicato qualche istante prima. Quando le mani le sfiorarono il seno, Matt sollevò lo sguardo sul suo viso, contraendo la mascella, e mentre la fragranza del suo profumo gli arrivava alle narici, si accorse che lei tratteneva il respiro e socchiudeva gli occhi.

Le riprese continuarono fino allo stop del regista, che quel giorno appariva più stanco e pensieroso del solito. – Lind – le disse senza guardarla ma continuando a leggere il copione – devo parlarti puoi fermarti un attimo? –

– Si – fece sospirando stancamente – cosa c’è che non va – fece accomodandosi sulla poltroncina accanto alla sua.

– C’è un matto che sta creando scompiglio in giro – disse lui esitante – fa telefonate minatorie un po’ a tutti perché non ama lo scoop che la Produzione ha creato su Matt e Nicole – disse guardandola negli occhi.

Lind sgranò gli occhi esterrefatta – Davvero? – chiese – strano però Quentin non sei il tipo da spaventarti per un imbecille che vaneggia – disse aggrottando le sopracciglia.

– Lind…. – lui la guardò – ha chiamato anche me – aggiunse guardandosi intorno nervosamente.

– Woow! – disse impressionata – ne hai parlato con qualcuno?…voglio dire hai detto che ha fatto telefonate in giro…. –

– Si ed è questo il punto…e uno del giro perché è a conoscenza di tutti i nostri numeri…anche il mio numero privato! – esclamò pallido in viso.

– Quentin devi informare le autorità – disse lei con tono fermo – e subito – aggiunse.

L’amico sospirò passandosi una mano sugli occhi – c’è stata una riunione e abbiamo deciso di tergiversare un po’ nella speranza che il matto demorda, qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di  uno stupido scherzo, altri hanno ipotizzato che la mafia del cinema voglia ostacolarci….. non ne veniamo a capo ma comunque abbiamo deciso di aspettare….volevo solo dirti di stare attenta e….. informa anche il tuo amico ok? –

– Va bene tesoro! Ma promettimi che se quel matto dovesse richiamare avvisi le autorità..ok? – si premurò lei mentre gli baciava una guancia e si avviava verso l’uscita.

Avvertì la sua presenza ancora prima di sentire la sua voce – stasera che impegni hai? – le chiese trattenendola per un braccio – sono stanca e voglio andarmene a letto – sbadigliò lei – dopo aver fatto un lungo e rilassante bagno – aggiunse guardandolo attraverso le ciglia.

– E’ il mio stesso programma serale – fece lui alzando il braccio sfiorandole la bocca con la mano – mi sei mancata Lind! – sussurrò guardandola intensamente.

Lei non riusciva a staccare lo sguardo da quegli occhi azzurri, limpidi, scintillanti. Senti il consueto trasporto verso di lui e chiuse gli occhi – era innamorata di un uomo impegnato, un uomo che aveva un’altra vita, un’altra famiglia e prima riusciva ad accettare quell’amara verità prima ne usciva – riflettè tristemente – anche tu mi sei mancato Matt, ma lo sappiamo entrambi che questa storia non ci porterà da nessuna parte….tu hai il tuo compagno che non vuole mollarti…i tuoi ragazzi che ti amano – concluse scuotendo la testa.

– Aspetta lascia che ti spieghi!.. stasera vediamoci ..ho bisogno di parlarti – disse lui con urgenza.

Lei lo guardò pensierosa – va bene alle 10 nella mia suite – disse voltandosi e uscendo dalla sala registrazioni.

La jacuzzi, al centro della suite, era in funzione. Un gradevole profumo di vaniglia si avvertiva nell’aria. Su ogni tavolo e ripiano erano posizionate, sapientemente, decine di candele profumate che proiettavano sui muri guizzi di luce ed ombre. La portafinestra che dava sullo spettacolo mozzafiato del panorama serale di Seattle era aperta, nonostante la pioggerella, e ogni tanto qualche goccia riusciva caparbiamente a penetrare all’interno del salone.

Lind era rilassata nella vasca con le braccia sui bordi e la testa reclinata all’indietro. Aveva inviato, con un sms, a Matt la password per accedere alla suite direttamente dall’ascensore ed era in attesa che lui arrivasse, nel frattempo sorseggiava un delizioso cocktail preparatogli dalla efficientissima segretaria prima di allestire il tutto ed andare via. Sentì gli occhi pesanti e decise di sonnecchiare nell’attesa.

Matt arrivò puntuale. Dopo i convenevoli controlli in portineria salì alla suite di Lind come programmato utilizzando la password. La suite era in pernombra, illuminata solo da candele profumate sparse qua e là. D’un tratto la vide, nella vasca, immobile, pallida e avvertì un brivido di paura corrergli lungo la schiena. si sentiva immobilizzato come se le gambe si fossero improvvisamente ancorate al pavimento di lucido parquet. Poi vide un lieve respiro sollevare il seno che per metà era fuori dall’acqua e provò un moto di sollievo e si sedette su una poltroncina lì vicino, ora le gambe sembravano gelatina e non riuscivano a sostenere il suo peso. Avvertì una sofferenza attraversarlo dalla testa ai piedi e ricordi dolorosi affiorarono inesorabilmente alla mente.

Sua madre non era mai riuscita a perdonarlo. Per quanto lui facesse non era più riuscita a guardarlo negli occhi. Dopo qualche giorno dal suo ritorno a casa aveva semplicemente cambiato camera da letto e si era spostata nella camera degli ospiti, perché era più luminosa, diceva lei. Aveva perso la sua solarità, la sua allegria, si era spenta e chiusa in sè stessa, accartocciata su sé stessa come una foglia privata di acqua e luce. Matt aveva provato a comprenderla, e c’era stato un tempo in cui loro due erano state due anime unite nella poltiglia sotterranea della sofferenza più silenziosa; ma con il passar degli anni, durante i quali aveva visto suo padre fare di tutto, pur di strapparle un sorriso, senza del resto riuscirci, aveva cominciato a odiarla e ad allontanarsi da lei, si chiedeva perché lei non poteva perdonare? Tutti possono sbagliare nella vita… perché lei doveva rinfacciargli ogni santo momento della giornata il tradimento? Quando lui le si avvicinava per sfiorarle le labbra e lei, con freddezza, voltava il viso offrendo la guancia, Matt sentiva le budella torcersi concitatamente.

Una mattina, lei alzatasi come al solito presto per preparare la colazione per tutti, aveva trovato un biglietto nella tasca dei pantaloni di papà. Era un biglietto di lei che gli dava appuntamento per quella sera in un anonimo albergo di periferia. Era rimasta impietrita. Poi si era seduta sul letto fissando, inebetita, il biglietto che aveva in mano. Dunque si vedevano ancora! nonostante le scuse e le promesse, le lacrime e la sofferenza e i silenzi….lui continuava a vederla e allo stesso tempo la incitava a perdonarlo! Come aveva potuto? E lei come aveva potuto credere che lui fosse cambiato?

Una fredda consapevolezza si impossessò di tutta la sua persona. Lui non sarebbe cambiato mai, era nella sua debole natura di uomo cadere preda di un paio di belle gambe o due occhi dolci e invitanti. Questa volta sarebbe andata fino in fondo – decise – avrebbe guardato in faccia la realtà. Si alzò e mise il bigliettino nella tasca del suo vestito da casa.

Quella sera lo aveva seguito. Era giunta all’albergo e lì lo aveva visto scendere dall’auto e furtivamente abbracciare la donna prima di spingerla dentro con un’allegra pacca sul sedere.

Non si può morire due volte – pensò chiudendo gli occhi – e lei si sentiva già morta dentro da diverso tempo.

Era tornata a casa, guidando lentamente nel traffico serale. Era giunta a casa e stancamente aveva lasciato la borsa sul divano di fronte allo schermo della tv. Era salita al piano superiore, passando per le camere da letto, ora vuote, dei ragazzi, aveva passato la mano sulle loro cose, la scrivanie piene di libri, i cd, lo stereo, quante volte li aveva sgridati perché usavano ascoltare la musica a volume altissimo, le foto di loro bimbi sorridenti, poi era andata nel bagno e si era scrutata qualche istante nello specchio, cercando qualcosa nel mobiletto adornato con un vaso di fiori secchi, orribile quei fiori aveva sempre voluto buttarli – pensò – poi si era diretta nella sua camera, aveva bevuto e si era sdraiata sul letto, quietamente. Aveva chiuso gli occhi, mentre piccoli lampi di luce si avvicinavano lentamente, sembravano le lucciole che nelle sere d’Estate, in giardino, i ragazzi si divertivano a rincorrere, mentre loro, seduti, sorseggiavano the o limonata fresca. Ora le luci erano più vicine e si erano fatte più abbaglianti quasi accecanti e la invadevano completamente, ma lei non provava fastidio, anzi si sentiva in pace, finalmente dopo tanta sofferenza, provava una sensazione di appagamento e di felicità.

Così l’aveva trovata Matt entrando nella sua camera da letto dopo averla cercata per tutta la casa. Sdraiata sul letto, con un’espressione felice e un bigliettino stropicciato tra le dita della mano.

Si riscosse bruscamente. Aveva la fronte imperlata di sudore. Lind era ancora immobile, pallida ed eterea immersa fra le bollicine della vasca, la testa reclinata all’indietro le labbra morbidamente socchiuse. La osservò in silenzio per qualche istante poi prese il telecomando dello stereo che campeggiava in un angolo della sala e lo accese. Una piacevole musica jazz riempì l’aria. Lind aprì gli occhi mettendolo a fuoco, seduto di fronte a lei.

– Ciao! – fece lei assonnata – devo essermi addormentata – disse sollevandosi leggermente mentre l’acqua le sciabordava attorno.

– Ciao – salutò lui sommessamente. Lind si chiese se fosse l’effetto della poca luce che proiettava su di lui un’aria angosciata, e a rendergli gli occhi stranamente lucidi.

– Tutto bene? – chiese – non l’aveva mai visto così sembrava preda di forti emozioni.

– No! – chiuse gli occhi stancamente. Istintivamente ebbe il desiderio di alzarsi e allontanarsi per mettere  più distanza possibile tra sé e quella donna curiosa della sua vita, dei suoi sentimenti. Poi aprì gli occhi…la vide e capì che aveva ragione quando arrabbiata con lui gli rinfacciava di volerla tenere fuori dalla sua vita.

– I miei genitori si amavano e noi eravamo una famiglia felice, poi d’improvviso tutto cambiò e mia madre scoprì che mio padre la tradiva e… lei… non resse al dolore… e si uccise – sussurrò cereo, con gli occhi grandi e in preda ad emozioni contrastanti.

– Oh Matt! – mormorò lei con voce carica di pena per lui – mi dispiace tesoro! –  si alzò dalla vasca titubante cercando in giro un telo per asciugarsi, sentiva che lui aveva bisogno di lei di un suo abbraccio, del suo calore. Ma lui la prevenne, si alzò e lentamente entrò nella vasca senza curarsi degli abiti e delle scarpe che indossava e la abbracciò stringendola forte a sé, mentre sentiva calde lacrime inondargli il viso, quelle lacrime che aveva tenuto dentro di sé per tanti anni e a cui non aveva permesso di venir fuori. Un urlo disumano gli sconquassò il petto, mentre si aggrappava disperatamente a lei….. E lei lo strinse forte sentendolo tremare, voleva potergli trasmettere tutta sè stessa, tutta la sua solitudine, la sua disperazione ma anche il suo amore…. la sua tenerezza… reclinò la testa all’indietro per guardarlo negli occhi, e avvicinando il viso si mise a baciare ogni singola scia lasciata dalle lacrime, dolcemente, delicatamente, accarezzandogli i capelli, fino a chè lui gemendo non si impossessò delle sue labbra e non si lanciò in un bacio disperato e violento. I loro corpi uniti in un abbraccio disperato e frenetico spruzzarono acqua tutto intorno. Gli sfilò la giacca e la camicia ormai fradice, poi sbottonò e tirò via i pantaloni velocemente e in un batter d’occhio lo denudò. Lui si sedette nella vasca e se la trascinò addosso facendola sedere su di sé con le gambe aperte. Vide i suoi seni con i capezzoli eretti e vi tuffò il viso, mentre lei con le braccia intorno alla sua testa inarcava la schiena.

– Lind! – esclamò con voce strozzata alzando il viso verso di lei – non chiudere gli occhi…guardami ti prego…. –  fece sfiorandole delicatamente tutto il viso con le labbra – Amami! – aggiunse guardandola con occhi luminosi ed emozionati.

Lind rimase senza respiro – Matt! – proferì accarezzandogli il viso e sollevando il bacino per permettergli di penetrarla. Rimasero così fermi, abbracciati , a fissarsi occhi negli occhi, lui dentro di lei, poi lentamente cominciarono a muoversi, lei sollevava il bacino e si calava lentamente su di lui. Lind inconsciamente socchiuse gli occhi gettando la testa indietro e inarcandosi con la schiena per permettergli di penetrare più profondamente.

– No! Non chiudere gli occhi – mormorò lui – guardami Lind! – fece sollevando il bacino, penetrandola bruscamente, facendola gemere per il piacere.

Lind riaprì gli occhi e li fissò in quelli di Matt, i loro sguardi offuscati dal piacere, i movimenti via via più frenetici, l’acqua che, sciabordava intorno ai loro corpi, abbracciati insieme, ansimanti, bagnando in giro. Gli afferrò il viso e lo baciò lascivamente con la bocca aperta ad afferrare le labbra tra le sue e poi la lingua e poi ancora le labbra addentate delicatamente tra i denti, mentre si lanciava sul suo uccello sempre più freneticamente. Matt gemette afferrandole i glutei ed aiutandola e precipitare violentemente su di sé avvertendo ormai prossimo l’orgasmo.

– Vieni Lind – sussurrò – ormai preso dalla frenesia – vieni per me ora! – l’acqua fuoriusciva dalla jacuzzi precipitando sul pavimento tutto intorno, mentre i loro corpi si muovevano in maniera brutale e selvaggio e loro gemevano urlando frasi incomprensibili. Lind avvertì un crollo nei reni mentre la luce fioca delle candele si trasformavano in mille scie luminose che illuminavano l’intera sala e a malapena si accorse che anche lui aveva raggiunto un orgasmo gemendo forte il suo nome.

Lind chiuse gli occhi mentre crollava e si rilassava contro di lui. I loro respiri ansanti andavano fuori tempo con la dolce e triste musica jazz che Matt aveva messo da sottofondo. Sapeva cosa Matt aveva fatto: si era messo completamente, inesorabilmente, spietatamente a nudo di fronte a lei e aveva voluto, anzi avrebbe voluto lo stesso anche da lei. Strinse gli occhi con forza, non ci era riuscita, probabilmente non si sentiva ancora pronta e si chiese amaramente se lo sarebbe mai stata. Non era riuscita ad aprirsi completamente a rivelargli le sue paure, i suoi timori e i suoi sentimenti che teneva racchiusi in un piccolo scrigno proprio sotto il cuore.

– Lind – cominciò lui tra i suoi capelli bagnati.

– Ssssstttt – lo zittì dolcemente posandogli un dito bagnato sulle labbra – non parlare ti prego – aggiunse tristemente.

– Va bene….  – disse lui scostandole una ciocca di capelli dal viso e cercandola con gli occhi – ….io aspetto – aggiunse abbracciandola – ora andiamo a letto…domani avremo modo di parlare – disse facendola alzare e coprendola con un telo. Uscì dalla vasca e si girò verso di lei porgendole la mano. Lind la afferrò e lo seguì.

Chiuse gli occhi avvertendo il dolore sordo che gli penetrava nel cervello. Sapeva che non era giusto, che non era normale ma non poteva fare nulla per combattere quel sentimento così forte, così primitivo che li legava perche sapeva che la cosa non era una cosa a senso unico, lo sapeva, lo sentiva dalla sua voce, dalle sue parole, dalle emozioni che trasparivano dal suo bellissimo viso. D’un tratto un moto di rabbia sfigurò il suo viso curato….non davano peso alle sue telefonate e alle sue minacce…allora avrebbe colpito e duramente…. si sarebbero, finalmente, accorti che non scherzava affatto e che agiva con decisione e avrebbe continuato fino a quando quella campagna diffamatoria non si fosse conclusa.

Afferrò il telefono con mano tremante, il suo autocontrollo stava miseramente fallendo, compose il numero. Dall’altro capo una voce circospetta rispose.

– Pronto? – una voce stanca – chi parla? –

– Regista! ..credevo fossi più intelligente – la solita voce inquietante . O devo credere che tu non abbia nessuna voce in capitolo? Che tu non sia abbastanza importante? Quentin sospirò al telefono.

– Ti sbagli… le tue minacce, perché queste sono vero?, hanno fatto effetto, la Produzione ha deciso di rallentare un po’ con quella …

– Non hai capito regista – la interruppe la voce infuriata – la campagna diffamatoria….perchè di questo di parla, deve fermarsi….subito! – aggiunse con tono mortalmente perentorio – altrimenti qualcuno morirà … – concluse con tono macabro, consapevole di apparire come una brutta imitazione di qualche vecchio e scadente film dell’horror di serie B.

– Vedrò quello che posso fare ok? Però dammi tempo maledizione! – esclamò esasperato Quentin.

– Tre giorni… – fece la voce – dopodiché agisco – aggiunse in maniera inattesa chiudendo la comunicazione.

 

FINE 16° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

 

5 commenti

  1. benedetta

    bello bello pero e troppo corto brava non vedo l ora di leggere il prossimo capitolo….

  2. Matteppa

    eilà mi kiedevo:quando l’hai scritto eri in vena romantica? bello bello