Il quindicesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

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Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il quattordicesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori

15° CAPITOLO

– Stoooop! – urlò per l’ennesima volta Quentin. Era la ventesima volta che provavano quella scena. Erano tutti distrutti e sudati e i truccatori lavoravano alacremente ormai dall’alba.

– Fermiamoci per oggi! –  urlò spazientito rivolto a tutto lo staff.

Lind si allontanò bruscamente da Matt, approfittando della pausa per andare a gettarsi su una sedia vicino al regista e facendosi vento con una copia di People, sulla cui copertina campeggiava una foto di Matt e Nicole abbracciati con la didascalia “l’amore continua!”, si voltò a guardare Matt con espressione di sfida. Quentin continuava a sbraitare nei confronti del mondo intero, sembrava proprio che quel giorno non gli andasse bene nulla! E continuarono a sfidarsi con lo sguardo mentre Matt si accomodava,  stremato, su una panca lì vicino.

– Che avete oggi tutti quanti? Siete distratti e confusi… Lind è evidente che la parte non te la ricordi proprio … – disse rivolgendosi a lei – e tu Matt sei rigido come uno stoccafisso! – terminò la filippica urlando come un matto, rivolto a lui che alzò le spalle con insofferenza.

– Non è colpa mia se Mr Kidman è rigido e mi distrae…evidentemente ha perso l’abitudine a stare fra le mie braccia! – sibilò lei a denti stretti, sottolineando il nomignolo usato e rivolgendo a Matt uno sguardo di fuoco.

– Mi fa strano ritornare fra le tue braccia dopo che sei appena uscita dalle braccia di un altro – sibilò lui in risposta guardandola dritto negli occhi.

– Ok! Basta così! – urlò Quentin rivolgendosi ad entrambi – se avete da chiarire qualcosa, direi di farlo in separata sede – fece il regista indicando i camerini in fondo mentre, intorno, tutti si erano fermati a gustarsi la scenetta che si presentava ai loro occhi.

– Non ho niente da chiarire con nessuno! – esplose lei alzandosi e dirigendosi verso la sua segretaria appollaiata poco lontano – e visto che per oggi ci fermiamo con le riprese me ne vado – aggiunse afferrando la grande borsa in pelle Gucci e allontanandosi con lei velocemente dalla sala.

– Domattina ti voglio qui alle 6 in punto Lind! – le urlò dietro Quentin per sopraffare il vociare sommesso degli addetti ai lavori che si apprestavano a lasciare anche loro la sala prove.

Lei non si voltò ma si limitò ad alzare una mano sempre camminando.

Il regista rimase seduto con il copione sulle gambe, pensieroso. Alzò lo sguardo su Matt che era rimasto seduto di fronte a lui e vide il suo sguardo infelice.

– Dovresti seguirla – gli abbaiò lui nervosamente.

– Non vorrebbe ascoltarmi – rispose con fare imbronciato l’altro, alzandosi lentamente e prendendo il suo cellulare dalle mani del suo segretario.

– Vuol dire che non la conosci bene – continuò il regista imperterrito – maledizione se quei due non chiarivano al più presto il lavoro si sarebbe potuto bloccare per giorni – pensò rabbiosamente.

– Forse la conosco meglio di quanto tu creda – aggiunse lui ma sembrava aver cambiato idea e affrettò l’andatura mentre si avviava verso l’uscita dalla sala.

Si stava comportando da vero stronzo! – pensò mentre usciva all’aperto e una mitragliata di pioggia calda gli bagnava il volto – maledizione non aveva neanche un ombrello! – si volse per cercarla intorno. Gli studios erano, come al solito, pieni di tantissime persone. Sembrava che tutto il mondo fosse stato radunato in quella zona per un enorme provino: c’erano infermiere sexy con tanto di guepiere e reggicalze bene in vista, suore arcigne, schiere di antichi guerrieri dell’Antica Roma bardati di spade e scudi, e ancora uomini vestiti da gangster e altri travestiti da clown tutti si spostavano da un padiglione all’altro velocemente a causa della pioggia incessante. Di lei, naturalmente, neanche l’ombra. Afferrò il cellulare dalla tasca maledicendosi per non averla fermata prima che si dileguasse. Il suo cellulare squillava ma lei evidentemente non aveva nessuna intenzione di rispondergli. Un forte boato percosse il cielo scuro e minaccioso. Scattò la segreteria telefonica

– Lind ho bisogno di parlarti! – strinse gli occhi mentre lasciava un messaggio al telefono e con la mano libera cercava di ripararsi – Dimmi dove sei? Posso raggiungerti in albergo? – aggiunse con energia.

Il suo segretario lo raggiunse trafelante con un ombrello che era riuscito a scovare chissà dove. Attese qualche istante con il cellulare in mano una qualsiasi risposta, ma non arrivò nulla. Sospirando fece cenno al ragazzo, che la Produzione gli aveva affibbiato, di seguirlo verso l’auto, quando ad un tratto il cellulare vibrò per l’arrivo di un sms.

– Tra mezz’ora al Fairmont Olimpic 411 University Street, spero sia una cosa veloce perché ho un appuntamento –

Il messaggio era stringato, freddo, senza firma. Matt strinse i denti, cosa si era aspettato? Che lei capisse e gli buttasse le braccia al collo? Uscì frettolosamente dagli studios e prese un taxi al volo lasciando il segretario fermo sul marciapiede a guardarlo allontanarsi, sconsolato.

La vide subito. Sostava sul marciapiede sotto un grande ombrello colorato e si guardava intorno con sguardo imbronciato. Si era cambiata e indossava un delizioso abitino bianco merlettato con una corta giacca nera, tutto di Juice Couture, era senza calze e calzava un paio di stivaletti neri con grandi borchie di metallo lucido, probabilmente Jimmy Choo. I capelli biondi legati con una semplice coda di cavallo e grandi occhiali Prada a nascondere lo sguardo. Una grande borsa Fendi con i colori freddi del rosso e del blu appesa alla spalla e un brillantissimo cellulare incollato all’orecchio. Si fermò un attimo a guardarla stupito: come faceva ad avere quell’aspetto così fresco e semplice pur avendo un patrimonio indosso? Come faceva ad avere quell’aspetto così sicuro di sé e arrogante quando lui conosceva bene le sue insicurezze e i suoi demoni? Probabilmente dipendeva dal fatto che era ricca di famiglia, dal fatto che fin da bambina aveva avuto tutto quello che desiderava senza dover minimamente lottare. Anche se tutto quello che quella bambina voleva, in fondo, era solo un po’ di attenzioni – pensò lui rattristato. Si riscosse e scendendo dal taxi le si avvicinò. Lei lo vide e inconsapevolmente alzò il mento con sfida.

– Che ne pensi di entrare e sederci per parlare? Non so se te ne sei accorta ma sono bagnato fradicio – fece lui con un sorrisetto malizioso.

– Mi dispiace ma ho molta fretta – fece lei con tono freddo spostando, comunque, l’ombrello un po’ verso di lui coprendolo in parte dalla pioggia scrosciante.

– Woow! Grazie! In un primo momento ho creduto volessi infilarmelo in un occhio! Ricordami di entrare in Chiesa e pronunciare una preghiera di ringraziamento – rispose lui guardandola beffardamente.

– Cosa vuoi? – tagliò corto lei stringendo gli occhi.

– Cosa voglio? – ripetè lui incredulo – credevo avessimo una relazione! Credevo fossimo rimasti d’accordo che mi avresti aspettato!… Che avresti aspettato il mio ritorno dopo che avessi risolto i miei problemi di famiglia! – fece lui accalorandosi man mano che parlava.

Una risata amara le sconquassò il petto, facendola piegare leggermente sulle ginocchia.

– No davvero!….- riuscì a dire tra uno scroscio e l’altro, mentre l’ombrello tremava e si spostava pericolosamente consentendo alla pioggia di bagnarli completamente – questa è la cosa più divertente che abbia sentito oggi! – aggiunse quando le risate si erano calmate e lei si asciugava le lacrime che le erano spuntate dagli occhi per il tanto ridere – il fatto che avessimo una relazione, intendo, – concluse lei guardandolo seria.

– Lind lo so che sei arrabbiata ma non sai cosa mi è successo – cominciò lui tristemente.

– Certo che non lo so! – lo interruppe lei con voce sferzante – perché tu mi hai sempre tenuta fuori dalla tua vita e dai tuoi problemi – disse battendo il piede sul marciapiede con forza.

– Lind ti prego! Andiamo dentro a parlare con calma – fece lui guardandosi intorno preoccupato di attirare l’attenzione di qualche paparazzo.

– Io non vado da nessuna parte, ho un appuntamento importante e devo andare – concluse lei alzando le spalle con espressione impassibile.

– Per Dio! Non andrai da nessuna parte prima che io abbia terminato di spiegare e poi se vuoi puoi anche mandarmi affanculo! – esclamò prendendole il braccio con forza e cercando di spingerla verso l’interno dell’albergo.

L’ombrello cadde rovinosamente per terra spezzandosi e lasciandoli entrambi bagnati e infuriati sotto la una pioggia battente.

– Ecco guarda cosa hai fatto! – esclamò lei furiosa togliendosi gli occhiali, mentre i capelli le si incollavano sulla testa e gli indumenti si bagnavano completamente in pochi istanti.

Lui si fermò a guardarla, mentre sentiva la pioggia battergli addosso con violenza: era bellissima! aveva gli occhi luccicanti e le labbra livide che tremavano per la rabbia, la mani strette con i pugni chiusi, tutto il corpo era teso e sembrava pronta a scagliarsi contro di lui.

– Ok! Visto che insisti nel parlare qua fuori, allora o farò qui – fece lui sono dovuto correre a casa perché Simon mi ha creato problemi, voleva che io fossi lì con lui e i ragazzi perché mi doveva parlare – in realtà voleva solo esprimere il suo rammarico per la separazione che gli avevo annunciato – sospirò passandosi una mano fra i capelli fradici – ho paura che mi creerà grossi problemi, mi ha fatto chiaramente capire che vuole tenersi i ragazzi – aggiunse guardandosi intorno con sguardo vitreo come se in realtà non vedesse nulla.

– Loro come stanno? – fece lei con un sussurro – hanno capito qualcosa? – aggiunse guardandolo negli occhi con espressione sofferente.

– Ho parlato con loro, ho detto che qualche tempo io e Simon vivremo lontani e che comunque entrambi li amiamo – disse lui dolcemente, mentre la pioggia continuava a cadere e loro fossero, ormai fradici.

– Lo so cosa pensi – fece lei improvvisamente con tono duro – pensi che io non possa capire! Mi tratti come se fossi una ragazzina viziata esattamente come mio padre! – aggiunse dolorosamente – non sai proprio nulla di me – terminò lentamente con un’espressione addolorata.

– Lind finiscila cominci a sembrare un disco rotto, il fatto che tu non abbia mai cambiato un pannolino o portato di corsa all’ospedale un bambino per un malore non è certo colpa tua, significa solo che non hai mai avuto questo tipo di esperienze, e, credimi, è meglio così – esclamò Matt spazientito – siamo bagnati fradici e tu non puoi andare da nessuna parte in queste condizioni saliamo da te che ne pensi? – le chiese lui comprensivo.

Lind strinse i denti. La pioggia ormai le colava dappertutto e lei tremava per il freddo I ricordi affioravano alla mente in maniera prepotente e lei avvertiva dentro ancora più freddo.

– Ho bisogno di stare sola– sussurrò lei pallida avviandosi verso l’entrata dell’albergo.

– Aspetta! Maledizione Lind non sfuggire sempre! – fece lui allarmato.

– Vai a casa Matt – rispose lei entrando senza voltarsi.

Guardava le immagini alternarsi veloci dietro il finestrino dell’auto. La testa appoggiata all’indietro sul poggiatesta.

L’aria era torrida nei pressi di LA. Erano tornati due giorni prima lasciando NY, il campus, gli amici. Avevano riempito due bagagli leggeri ed erano partiti – per un lungo viaggio – aveva detto Brett, quando lei gli aveva detto che aveva saltato il mese.

Ricordava vagamente quel momento, le ombre cominciavano ad allungarsi e a rincorrersi lungo i muri della camera, dai dormitori accanto provenivano risate e musica, lui era in piedi vicino alla finestra che si affacciava sul giardino desolato del campus, intento a scolarsi il contenuto della sua Diet, mentre lei era seduta sul letto sfatto e si toccava i capelli

– sei sicura? – l’aveva guardata sorpreso.

Lei aveva alzato le spalle – credo di sì, non ho mai avuto ritardi – aveva detto lei continuando a toccarsi e capelli.

– Cosa conti di fare? – aveva detto lui vagamente preoccupato.

Lei si era limitata a scrollare nuovamente le spalle guardandosi intorno, come se cercasse qualcosa.

– Devo andare ora, ho un appuntamento, ci vediamo dopo ok? – chiese come se ad un tratto si fosse reso conto che il loro rapporto fosse cambiato in qualche modo.

– Ok – aveva risposto lei mentre lui già usciva. Si era alzata e si era avvicinata alla finestra per vederlo uscire dall’edificio, aveva le mani nelle tasche del giaccone e si allontanava a capo chino. Sentiva le lacrime bruciarle gli angoli degli occhi, non conosceva il motivo di quelle emozioni, ma la sua amica, che seguiva un corso di anatomia, le aveva detto che era normale, nelle sue condizioni, avvertire spesso il bisogno di piangere e poi le aveva mostrato quelle foto disgustose su come sarebbe cambiato il suo corpo durante la gravidanza e quelle ancora più traumatiche del parto.

Aveva afferrato il cellulare dalla borsa.

Lei aveva risposto dopo qualche squillo, la immaginava comodamente sdraiata al sole sul lettino vicino alla piscina.

– Mamma!- chiamò lei quando finalmente rispose.

– Tesoro! – rispose la madre riconoscendola.

Lei strinse il cellulare così forte che le nocche della mano divennero bianche, mentre una nuova crisi di pianto la colse, deglutì freneticamente – Come stai? – riuscì a dire mentre il groppo in gola la soffocava.

La madre sbuffò leggermente – Come vuoi che stia!? Oggi mi sono concessa un giorno di relax, il lavoro mi impegna tanto lo sai – esclamò assolutamente inconsapevole della sofferenza che attanagliava la figlia – Tu come stai? Quando torni a casa? –

Lind strinse gli occhi con forza – oh mamma! – pensò stancamente – bene mamma, torno presto a casa per le vacanze estive – poi come colta da un impegno improvviso – ora devo andare ci sentiamo presto mamma – aggiunse asciugandosi una lacrima che, silenziosamente, era caduta.

Il mattino dopo avevano caricato la vecchia Saab ed erano partiti verso LA.

Guidavano attraverso le strade deserte e polverose con i finestrini abbassati perché il condizionatore non funzionava, ascoltavano musica a palla, e sedevano senza parlare. Ogni tanto si fermavano in qualche motel lungo la strada, dove riposavano, si lavavano e mangiavano qualcosa, lei mangiava pane bianco e burro di arachidi, mentre lui fumava incessantemente.

Lei andava in bagno per farsi e a volte vomitava. Dopo qualche giorno cominciava a non sopportare più la musica a palla e il burro di arachidi e quel ragazzo che la fissava senza dire una parola.

Un giorno, in bagno, mentre si rinfrescava il viso, aveva avvertito uno strano calore fra le gambe e si era accorta di avere un’emorragia. Si era toccato il ventre con entrambe le mani – no! – aveva pensato disperata – il suo bambino! – mentre si lasciava scivolare sul pavimento del bagno.

Dopo qualche tempo si era riscossa e si era alzata, si era lavata accuratamente e aveva raggiunto lui in auto.

– E’ ora di tornare – aveva detto sedendosi e accendendo una sigaretta. Lui l’aveva guardata per qualche istante poi aveva messo in moto e l’auto era partita verso NY. Quell’Estate non era tornata per niente a casa.

– No…. Matt non sapeva molto di lei…. – pensò nell’ascensore che la conduceva nella sua suite all’ultimo piano, bagnata e triste.

 

 

FINE 15° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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6 commenti

  1. benedetta

    TROPPOOOOOOOO CORTOOOOOOOOOOOO uffi aspetto con ansia il mercoledì comunque BRAVA BRAVA CONTINUA COSI MI PIACE MOLTO 🙂

  2. Matteppa

    ho letto dal 12esimo in poi…. sempre di +.bello! 🙂 😉