Il diciannovesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

50SfumatureItalia.it Fan Fiction

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il diciottesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

19° CAPITOLO

La pioggia cadeva inesorabile donando al paesaggio un aspetto spettrale. Lind si sentiva fradicia dentro e fuori. Si sentiva sporca e guasta come una mela andata a male che aspetta solo di essere gettata via, irrimediabilmente inadatta a vivere una vita normale. Aveva percorso a piedi dei chilometri per allontanarsi da lui, che considerava troppo perfetto…che non avrebbe capito i pensieri e gli stati d’animo che agitavano la sua anima inquieta. Era vissuta con la consapevolezza che fosse predestinata ad una vita priva di emozioni ed ora si trovava a fare i conti con la realtà..la SUA realtà fatta di silenzi, di verità nascoste, di solitudine.

L’aveva seguito. Era stata spinta da una insana e perversa voglia di sapere. Voleva capire se quelle sensazioni di disagio che avevano fatto parte di buona parte della sua adolescenza, potevano avere una qualche spiegazione. Qualche giorno dopo aver udito quella strana conversazione che l’aveva proiettata in un mondo fatto di incubi nel quale ogni barriera fra le sue paure e la realtà in tutta la sua crudezza era stata improvvisamente infranta, aveva deciso di vedere con i suoi occhi.

Aveva intercettato una sua telefonata, fatto di monosillabi e commenti in codice ed era risalita al luogo e all’ora dell’appuntamento. Utilizzava una proprietà in disuso situata nella periferia di New York, una casa dove vivevano tanto tempo prima. Riuscì a raggiungerla per tempo, chiedendo un passaggio ad un amico, non avendo ancora la patente e non avendo ancora pensato di ottenerne una fasulla, come la maggioranza dei suoi amici facoltosi. Trovò la chiave d’emergenza all’interno di un enorme vaso nei pressi della grande e sontuosa scalinata in marmo che conduceva alla porta d’ingresso – dio! Non era cambiato niente! – pensò socchiudendo gli occhi. Poi entrò e rivide il grande salone dove al centro del muro torreggiava un enorme camino… più in là la grande cucina in pietra dove la sua domestica sfaccendava di continuo e dalla quale proveniva sempre un aroma di buono. Poi guardò la scalinata che conduceva alle camere da letto poste ai piani superiori. Salì accarezzando col palmo della mano il corrimano, avvertendone la durezza e il freddo tipici del marmo. Le camere su erano ordinate e pulite, come se fossero in attesa di essere di nuovo vissute, evidentemente qualcuno provvedeva a tenerle a posto.

Scese continuando a guardarsi attorno, stranamente l’ambiente non aveva l’aria disabitata da molti anni, tutto era quieto come se fosse in attesa di qualcosa, e Lind non sapeva cosa. I ricordi affiorarono prepotenti nella sua mente. Ricordava i Natali passati intorno al camino acceso prima di partire per Aspen dove trascorrevano le feste con gli amici che i suoi genitori frequentavano, tutti nel giro del Cinema e della Moda. Lei e sua sorella che, nervose e irascibili, litigavano per ogni motivo, cercando di riempire quegli spazi vuoti che avvertivano dentro, e cercando di non vedere i loro genitori che a malapena si salutavano. Ricordava benissimo quando ogni sera, OGNI FOTTUTISSIMA SERA, suo padre si piegava verso sua madre per darle il bacio e augurarle la buonanotte, e lei, ogni sera gli porgeva la gota, con sguardo gelido. Avvertiva lo stomaco torcersi e avrebbe voluto gridare loro di non continuare a fingere e separarsi, che era impossibile continuare così. Invece rimaneva seduta vicino e rimaneva in silenzio accantonando quel ricordo e quel dolore agli altri che si erano accumulati nel corso degli anni.

Era uscita in giardino, gremito di grandi alberi secolari che servivano a dare all’intera proprietà, ombra nel periodo estivo e soprattutto riparo dagli occhi indiscreti dei vicini. Si era diretta verso il piccolo campo giochi, situato dietro la casa, che era stato allestito per loro… c’era lo scivolo rosso che col tempo era diventato quasi marrone, i simpatici animaletti che loro si erano divertiti a cavalcare immaginando avventurose galoppate e pistolettate fra fieri cowboys e perdenti pellerossa e poi c’era l’altalena… appesa tra due grandi querce.

Ricordava quante ore ci aveva trascorso sopra, di come riusciva, con grande slancio, a salire sempre più in alto e percorrere con lo sguardo il panorama al di là degli alberi, al di là della casa e immaginava di trovarsi altrove in un’altra famiglia, con genitori diversi…ma poi inesorabilmente la spinta che l’aveva portata in alto la riportava in basso costringendola a guardare la sua casa.

Aveva avvertito delle voci e si era nascosta scrutando attraverso i cespugli: eccolo lì suo padre era arrivato, in tutto il suo splendore, abbronzatissimo e vestito con un completo di Ralph Lauren, sembrava pronto per affrontare una intensa mattinata di lavoro e con lui due ragazze bionde. Le sentì ridacchiare nervosamente e lei si sentì contrarsi lo stomaco.

Entrarono e per poter continuare a spiarli inosservata lei si affacciò dalla grande finestra che dava sul salone. Si erano fermati a bere qualcosa presso l’angolo bar, lui istrionico e compiaciuto, mentre loro sembravano gradissero molto i grandi cocktails, che lui aveva preparato con grande maestria. Lui rideva e scherzava, mentre loro si guardavano spesso tra loro con sguardo complice, prima di scoppiare a ridere. Poi, tacitamente si erano diretti alla scalinata, verso le camere al piano superiore. Lei, per un attimo, venne presa dal panico, poi si ricordò della grande quercia che si curvava fino a curvarsi nel balcone di  quella che era l’allora camera da letto. Girò velocemente dietro la casa e si arrampicò sull’albero, faticosamente, sino ad arrivare in cima e farsi cadere leggera all’interno del balcone..

Furtivamente si avvicinò alla camera che era stata del suoi genitori, quella grande che era illuminata da due grandi finestre poste ad angolo, arredata con grande gusto e opulenza da una famosa arredatrice di New York, che l’aveva copiata dalle pagine patinate di una famosa rivista che illustrava le case più belle del mondo.

Avvertì dei rumori e dei suoni che la infastidirono, ma decise di proseguire lentamente e silenziosamente. Si affacciò alla grande porta in legno pregiato che era rimasta socchiusa e si bloccò, mentre un brivido gelido la percorse dalla testa ai piedi. Chiuse gli occhi, la vista che si presentava  ai suoi occhi era troppo sconvolgente per essere sopportabile. Si voltò e cominciò a correre giù dalla scala quasi incespicando e rischiando di rotolare giù. Arrivò alla porta e la spalancò facendo entrare l’aria del mattino, il suono lieve del cinguettio degli uccellini sugli alberi e il profumo dei fiori, respirò a pieni polmoni, si sentiva mancare l’aria. Si precipitò fuori dando un’ultima occhiata all’altalena che si muoveva lentamente come mossa dalla leggera brezza primaverile e affrettò il passo allontanandosi da quella casa, da quella camera, da quegli abiti gettati frettolosamente sulla elegante chaise longue vicino al grande letto matrimoniale, dove aveva riconosciuto, tra la camicia e i pantaloni del padre, fermando un conato di vomito, le divise da scolarette delle sue accompagnatrici

– Quentin! –  sussurrò Matt al cellulare. Erano le 22 e Lind era praticamente scomparsa da diverse ore ormai.

– Matt! Stavo per chiamarti! Ci sono grosse novità sulla morte di Simon!… –

Matt lo interruppe – Quentin lascia perdere la morte di Simon!… Lind è scomparsa.. non riesco a trovarla da nessuna parte, né la segretaria né il suo manager sanno dove possa essere, anzi Steve mi ha telefonato era furioso perché oggi lei aveva degli appuntamenti ai quali non si è presentata! – disse tutto d’un fiato.

– Per Dio! Se questa è un’altra sua bravata giuro che la prendo a sculacciate! – esclamò irosamente il regista, poi fu colto da un pensiero improvviso – Matt ascolta …. Hanno scoperto che Simon è stato ucciso e non si è trattato di un incidente… e se il matto avesse preso Lind? – chiese con angoscia – Forse dobbiamo informare le autorità! – esclamò mentre avvertiva che il panico piano..piano lo invadeva.

Matt avvertì lo squillo di un sms.

Club privè – Lenox Avenue ore 23 ti aspetto. Lind.

– Aspetta Quentin… Lind mi ha appena inviato un sms, mi chiede di andare in un club… ad Harlem… – rispose ad un impulso improvviso – voglio che tu venga con me –

– Matt ..non so se lei vorrebbe …. – cominciò lui con difficoltà.

– In questo momento non posso pensare a cosa lei vorrebbe Quentin…anche perchè ho la netta impressione che non sappia neanche lei cosa vuole esattamente… quindi ci vediamo davanti al club alle 23 – concluse seccamente chiudendo la comunicazione.

– Maledizione! – esclamò passeggiando nervosamente per tutto l’attico – non aveva pensato alle telecamere di sicurezza – cazzo! Meno male che aveva indossato abiti assolutamente anonimi ed un enorme paio di occhiali! – riflettè irosamente fermandosi davanti al mega schermo dove avevano appena dato la notizia che la morte dell’attore Simon Baker data per incidente era stata in realtà attribuita alla mano di un assassino. 

Scaraventò il telecomando sul tavolino di cristallo accanto al divano frantumandolo in mille pezzi. Sentiva la rabbia esplodere dentro. Ricordava appena le parole di quel dottorucolo dove aveva fatto sedute di psicoterapia a seguito di ferrei ordini di sua madre. Rise sguaiatamente…- avevano creduto davvero fosse sulla via della guarigione! Aveva dimostrato abilità da premio Oscar – si disse con compiacimento – fregando tutti sua madre per prima! – sorrise amaramente ricordando il momento in cui aveva dovuto raccontarle tutto quello che era accaduto e la punizione che ne era seguita. Lo sguardo cadde su una delle riviste posate sul tavolino distrutto che ora erano cadute sul folto tappeto orientale, che la reception aveva, diligentemente, fatto recapitare a tutti gli avventori. La foto di quella strega la colpì come un calcio in pieno petto – sarebbe stata lei la prossima vittima! – decise afferrando la rivista e strappandone la copertina in mille piccolissimi pezzi, come se, con quel gesto, potesse eliminarla completamente.

*****

La musica all’interno era fortissima. Le pareti rivestite di broccato rosso e il pavimento coperto da folti tappeti bordeaux davano a tutto l’ambiente un aspetto retrò e ricercato. Gli avventori, impegnati a sorseggiare da alti calici di cristallo, a chiacchierare e a ballare, erano tutti vestiti con abiti eleganti e facoltosi e indossavano splendide maschere dorate o argentate. Matt si guardò intorno, mentre un rivolo di sudore gli imperlava la fronte, mentre ricordava l’incubo avuto durante il volo qualche tempo prima. Sembrava fosse passato degli anni da allora.

– Matt …per Dio! Cerca in fretta la tua donna e andiamocene di qui! – sussurrò il regista guardandosi intorno nervosamente.

Matt strinse la mascella con forza guardandosi intorno, poi, lasciando l’amico seduto ad un tavolino con sguardo disperato, si avvicinò al bancone del bar dove diversi barman e bargirls, vestiti succintamente, servivano cocktails coloratissimi.

– Ciao! – urlò per sovrastare la musica assordante e occhieggiando la scollatura della barista che gli aveva rivolto un sorriso smagliante.

– Ciao! – fece lei – devi indossare la maschera – anche se è un peccato coprire quel bel viso che ti ritrovi tesoro! – terminò tirando fuori da sotto il bancone una maschera argentata e porgendogliela.

– Dammene una anche per il mio amico…allora ! – aggiunse, facendo cenno al regista, continuando a simulare interesse per la donna che arrossì compiaciuta.

– Sto cercando una donna! – fece quasi per caso guardandosi intorno – Mi puoi aiutare? – aggiunse poi guardandola dritto negli occhi.

– Dipende – sussurrò lei, mentre continuava a lavorare servendo i clienti con abilità e destrezza.

– Cerco Lind! – insistè lui fermandola con una mano sul polso per catturare tutta la sua attenzione.

Lei si fermò e lo guardò per qualche istante, poi stringendosi nelle spalle – non la conosco, comunque la devi cercare nelle camere lungo il corridoio – disse facendo cenno con la testa in direzione del lungo corridoio in fondo alla sala e riprendendo a lavorare.

Matt tornò dall’amico e porgendogli la maschera – andiamo non fare quella faccia – sbottò irritato – non mi dirai che è la prima volta che ti ritrovi in un posto del genere – esclamò passandosi una mano fra i capelli.

– Matt fai in fretta! un paio di omaccioni mi stanno lanciando sguardi assassini – gli sussurrò lui di rimando afferrandolo per la manica con disperazione – fai in fretta maledizione! –

Lui, a quelle parole, si allontanò cercando di trattenere una risata alla ricerca della sua donna.

Il corridoio era fiocamente illuminato. Matt vi si addentrò col cuore in gola il ricordo dell’incubo era sempre più vivo nella sua mente. Diverse porte di presentarono ai suoi occhi. Si sentì toccare lievemente la mano da una donna in maschera.

– Lei ti sta aspettando – sussurrò e gli sorrise complice conducendolo dolcemente verso una porta alla quale bussò e si fece da parte per farlo entrare.

La stanza era gremita di clienti rigorosamente in maschera. Matt li superò, mentre un brivido di orrore gli attraversava tutto il corpo, e vide un grande letto dove vi era lei (anche se era mascherata sapeva fosse lei) vestita di reggiseno a balconcino a guepiere nero, distesa, legata e bendata. – Cristo! … non poteva essere! –  pensò febbrilmente e avvertì un moto di rabbia verso quella giovane donna così decisa a distruggere con tale accanimento la sua vita! Urlando come un forsennato agli uomini che si avvicinavano al letto.

– Non toccatela! …. Allontanatevi da lei subito! – Si lanciò verso il letto e cominciò a sciogliere i nodi che la tenevano legata al letto.

– Matt? – chiese lei rivolgendo il viso verso di lui, non potendolo vedere poteva solo indovinarne la sua presenza – Sei tu? – sussurrò.

– Si tesoro sono io …ti sto sciogliendo e ti porto via da qui! – affermò lui categorico lanciando sguardi di fuoco agli avventori che ancora sostavano nelle vicinanze.

Le tolse la benda e la guardò qualche istante prima di aiutarla ad alzarsi e trascinarla fuori da quella camera. Era infuriato e non aveva nessuna intenzione di nasconderlo. Giunti nella sala, faticosamente  perché lei riusciva malapena a camminare sulle trappole altissime che calzava ai piedi, scorse Quentin e facendogli un cenno con la testa si diresse verso l’uscita. Appena fuori furono travolti dall’ondata di aria umida della notte. – Mio dio! Lind tutto bene? – Quentin rivolgeva lo sguardo da lui a lei stupefatto, lei sudata, stravolta, con le labbra tremanti e lo sguardo sfuggente, lui furibondo, la mascella serrata, i capelli scompigliati, erano chiaramente sconvolti e si chiese incuriosito cosa fosse accaduto.

– Non preoccuparti Quentin va tutto bene – riuscì a dire lei sorridendo mestamente.

Matt non rispose ma il suo sguardo si incupì ulteriormente mentre riusciva a fermare un taxi e prima di salirvi si rivolse al suo amico.

– Quentin ti ringrazio di essermi stato vicino ..ora ho bisogno di stare da solo con lei –

– Va bene – sussurrò lui – ma vacci piano Matt… forse questa sera ti racconterà un po’ della sua vita… e capirai – aggiunse posandogli una mano sul braccio e stringendolo con forza.

Si scambiarono uno sguardo di intesa e si separarono. Durante il tratto in auto nessuno parlò, lei guardava distrattamente fuori dal finestrino, lui immerso nei suoi pensieri.

Una volta entrati in casa, la fece accomodare sull’ampio divano bianco e la affrontò subito.

– Lind dammi una mano a capire.. ti prego!… – la guardò dritto negli occhi.

Lei sollevò lo sguardo spento e pieno di dolore – Matt io sono tutta sbagliata! – esclamò.

– Tesoro! Mi fa incazzare vederti ridotta in questo stato! – sussurrò lui inginocchiandosi di fronte a lei e prendendole le mani fredde come il marmo – parlami ti prego! Dimmi perché saresti così sbagliata?! … credi davvero che io sia perfetto?..Ho fatto tante di quelle cazzate nella mia vita.. l’ultima in ordine di tempo è stato accettare le avances dall’arpia e farmi fare quel maledetto pompino!… – chiuse gli occhi sospirando.

– Nella mia vita ho sempre cercato di evadere dalla realtà, da una realtà fatta di una madre insoddisfatta della sua vita, che non voleva mettere al mondo dei figli per non ingrassare e perdere la sua linea invidiabile, indifferente alle due figlie e a tutto il loro mondo – aveva il viso rigato dalle lacrime – una realtà di un padre affettuoso anche se poco presente per via del lavoro, ma goffo e impacciato nei suoi sporadici abbracci, una realtà fatta di silenzi dolorosi e di tanta solitudine nonostante la moltitudine di amici che mi circondavano –

– Tesoro! – sussurrò lui abbracciandola apprezzando la sua sincerità.

– Non ho ancora finito! – si divincolò lei rimanendo in silenzio qualche istante prendendo il coraggio a due mani – so per certo che mio padre ama avere rapporti con ragazze molto giovani… – la sua voce si spense mentre lei abbassava lo sguardo piena di vergogna.

Matt rimase senza fiato – Tesoro! Quello che fa tuo padre nella sua vita non è affare mio! – sussurrò lui – potrebbe essere anche un killer di professione, non cambia la mia idea, né diminuisce quello che provo per te! – aggiunse stringendola forte a sé e sentendola tremare si commosse.

Rimasero in silenzio per qualche istante, lei seduta sul divano e lui in ginocchio, stretti in un abbraccio disperato. Sentivano entrambi che finalmente tutte le barriere tra loro erano cadute. Lind alzò lo sguardo verso di lui e vide i suoi occhi lucidi, brillanti di emozione.

– Devo dirti un’ultima cosa! – cominciò esitante – sono stata in cura da diversi psicologi perché sin da piccola manifestavo reazioni strane…e non hanno fatto un cazzo per me ..tutti si limitavano a dire che erano disturbi passeggeri dovuti all’adolescenza..forse dipendeva dal fatto che erano tutti amici di mio padre – socchiuse gli occhi – ma da quando ti ho conosciuto… beh! La mia vita è cambiata – sorrise titubante – non so se vuoi andarne fiero ..ma è grazie a te che ho imparato a vivere e ad amare… – gli occhi pieni di emozione.

La guardò stupito, il respiro mozzo per la trepidazione – Mi stai dicendo qualcosa? – la sollecitò maliziosamente, perché avvertiva la sua timidezza e se ne stupiva, lei era conosciuta come una donna spregiudicata e vederla timida era l’ultima cosa che si potesse aspettare.

– Insomma, maledizione … ti amo Matt! – sbottò lei guardandolo attraverso le ciglia, ancora bagnate di lacrime.

Lui sorrise, poi dolcemente le baciò entrambe le palpebre – Ora riprendiamoci le nostre vite! – sussurrò deciso.

 

FINE 19° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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