Il tredicesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI  il dodicesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori

13° CAPITOLO

Nicole sedette sospirando su un divanetto della suite che la produzione aveva prenotato a suo nome. La città ai suoi piedi era bagnata. Gonfie nuvole scure incombevano come se le forze del Cielo fossero in procinto di scatenare terribili punizioni sulla Terra. Una pioggia sottile ed incessante si abbatteva imperterrita sui passanti. Alcuni si affrettavano sui marciapiedi, chiusi nei loro paltò e nei loro ombrelli, altri rincorrevano intirizziti i taxi che si muovevano lenti nel traffico cittadino. Luminosi ed improvvisi tuoni saettavano nel cielo, a cui seguivano boati che scuotevano impetuosamente l’aria. Seattle mostrava decisamente il suo lato peggiore, pensò con irritazione Nicole accendendosi una sigaretta e accavallando una gamba sinuosa e tonica. Indossava un completo Armani con pantaloni che le cadevano morbidamente sui fianchi e una casacca, tutto di colore blu, sobrio ma allo stesso tempo ricercato.

Espirò una boccata di fumo guardando le luci della città che andavano spegnendosi via via, mentre un bagliore grigio, ad est, cercava miseramente di illuminare il cielo.

Strinse gli occhi a fessura: ricordava perfettamente la scena madre di quella strega durante la riunione con il cast e la produzione, durante la quale si era parlato degli scoop su lei e Matt per aiutare le vendite delle riviste e soprattutto i botteghini in previsione dell’uscita del film. E ricordava perfettamente come lui le era corso dietro come un cagnolino eccitato segue la scia della sua padrona. Gettò il mozzicone di sigaretta per terra nervosamente. Da quel giorno non lo aveva più visto. I ciak si erano fermati perché tutto il cast era stato trasferito a Seattle, come deciso da quel deficiente del regista, individuo per lei indecifrabile ed assolutamente anonimo, altro che genio del cinema! – pensò lei ironicamente –  ricordando come aveva insistito per girare alcune scene, le più importanti, a Seattle, come da sceneggiatura, senza curarsi dei problemi che ne derivavano per tutti, dislocare tutta la lavorazione da Hollywood a Seattle. Dette un’ultima occhiata di ribrezzo al panorama della città prima di voltarsi per entrare, doveva cambiarsi per un servizio fotografico che si sarebbe tenuto di lì ad un paio d’ore per una famosa ditta di cosmetici. Sospirò lanciando uno sguardo allo specchio, le rughe cominciavano a comparire e non riusciva quasi a nasconderle neanche con un trucco elaborato. Anche oggi avrebbe ridotto una truccatrice in lacrime, riflettè amaramente. Chiuse gli occhi stancamente per qualche istante, nascondendo la vista del suo viso. E l’immagine del viso dell’arpia le apparve nella mente, vivida e prepotente, i suoi occhi blu determinati, le sue gambe lunghe e flessuose. D’un tratto aprì gli occhi e scagliò il rossetto che aveva in mano verso il grande specchio che adornava il lussuoso bagno stile ottocentesco. Alzò il mento con aria di sfida guardando il suo riflesso e promise a sé stessa che avrebbe fatto di tutto per annientare quella stronza tanto giovane, ambiziosa e bella.

Non era l’unica a rammaricarsi del cattivo tempo che imperversava su Seattle, anche Quentin imprecava mentre si precipitava nella hall dell’albergo scrollandosi, stizzito, di dosso mille goccioline di pioggia. Si diresse velocemente verso la suite sbuffando nervosamente, sentiva la tensione irrigidirgli i muscoli del collo e sapeva che non era colpa dell’aereo: si rendeva conto perfettamente che l’intero cast e la produzione ce l’avevano con lui per aver deciso di girare le scene più importanti proprio a Seattle. Raccolse il materiale che la sua efficiente segretaria gli porse prima di volatilizzarsi silenziosamente: l’agenda elettronica, il copione con le correzioni, diverse riviste scandalistiche, lettere e appunti vari, e si sedette stancamente dietro una enorme scrivania di cristallo, se c’era un aspetto che di quell’ambiente proprio non gli andava giù era la pomposità degli ambienti che venivano allestiti per i divi dello spettacolo, lui era di umili origini e pur possedendo un ranch nello stato del Texas e diverse residenze a New York e Los Angeles, era rimasto attaccato al suo background e mal si amalgamava a quell’ambiente fatto di falsi ed ipocriti. Controllò le copertine delle riviste scandalistiche più in voga e su tutte campeggiavano le foto di Matt e Nicole in varie pose plastiche. Sapeva che Lind non aveva approvato quei finti scoop del resto sembrava aver fatto buon viso e cattivo sangue. Chiamò la reception e ordinò un bloody mary. Sedette e cominciò a sfogliare il copione ormai consunto per tutte le volte che era stato maneggiato e corretto. Il suo cellulare squillò imperiosamente.

– si – rispose ringhiando mentre un cameriere in livrea gli posava il drink ordinato ed usciva dalla suite in silenzio.

– quelle foto devono sparire – fece una voce roca e tenebrosa.

– chi parla? – rispose Quentin socchiudendo gli occhi con sospetto, riflettendo su chi diavolo conoscesse il suo numero privato, solo una ristretta cerchia di persone, mentre cercava di riconoscere la voce in qualcuna di quelle persone.

– quelle foto devono sparire altrimenti qualcuno si farà molto male – continuò la voce provenire dall’oltretomba prima di chiudere la comunicazione.

Goccioline di sudore imperlavano la fronte di Quentin mentre posava il cellulare. Era evidente che si trattava di uno scherzo tanto stupido quanto macabro. Prese il bicchiere e buttò giù la bevanda alcolica con mano tremante. L’alcool gli bruciò la gola facendogli lacrimare gli occhi e tossì. Doveva informare la polizia? – si chiese stringendo gli occhi mentre sentiva il calore espandersi in tutto il corpo a scacciare quel gelo che la telefonata gli aveva suscitato – neanche per sogno! – decise – l’avrebbero preso per pazzo e la cosa avrebbe intralciato le riprese del film, era meglio ignorare tutto ed aspettare che il buontempone uscisse fuori a reclamare la propria soddisfazione – riflettè mentre si alzava e si avviava verso la doccia, sperando che l’acqua potesse scrollargli di dosso i brutti presagi che lo stavano assalendo.

Era ubriaca quella sera, come tutte le sere, e si aggirava disperata per il campus passando da un party all’altro. Le matricole la occhieggiavano vogliose ma lei li scansava quasi con furia. Cercava lui fra gli sguardi blu e le teste bionde. Lui che le aveva mandato un messaggio – stasera è la nostra sera! – e dal momento che aveva letto quel messaggio la sua testa era andata in tilt e la sua figa era andata in ebollizione e si era sciolta come cioccolato fuso, mentre deponeva delicatamente il cellulare sul mobiletto vicino al suo letto di studentessa. Si era lavata e depilata meticolosamente – maledizione non aveva tempo di rivolgersi al centro di estetica! –

La sua amica Blair l’aveva guardata strano quando le aveva detto che quella sera voleva la camera libera. Lei del resto era fidanzata da tempo immemore e non capiva come lei, invece, non riuscisse ad avere un ragazzo fisso ma si gettasse tutte le sere nella mischia. Aveva scrollato le spalle e si era accesa una sigaretta soffiando il fumo in alto.

– chi è? – chiese con la sua inconfondibile voce roca – di quale corso fa parte? – aggiunse seguendola con lo sguardo mentre lei si aggirava impaziente nella camera, spostando ora quella ora quell’altra cosa.

– si chiama Greg – disse impacciata –  è del corso di Storia – aggiunse guardandola dritto negli occhi, quasi sfidandola a trovargli qualche difetto.

L’amica si limitò ad alzare le spalle continuando a fumare tranquillamente. Non aveva capito se non lo conosceva o non gliene fregava niente. Il suo disappunto era evidente e Lind non riusciva a sopportarlo, non quella sera.

Uscì e l’aria gelida la assalì. Indossava una veste troppo leggera che sua madre le aveva acquistato da Gucci, ma non sembrava adatto per quel periodo dell’anno. La neve scendeva lenta e copriva inesorabilmente tutto. Lei immaginò che lui l’avrebbe abbracciata e riscaldata con il suo corpo. Le avrebbe prestato il suo cappotto e l’avrebbe condotta nella camera e fatto l’amore con lei tutta la notte. Questi erano i pensieri che le frullavano in mente quando aveva lasciato il suo caseggiato. Ora dopo molto girovagare da un party all’altro da un campus all’altro desisteva quasi a trovarlo.

Si fermò in una sala poco illuminata addobbata a festa dove un enorme stereo pompava una canzone assordante e dove la botticella della birra faceva bella mostra di sé. Alzò le spalle e si mise in fila con un bicchiere in mano. Era evidente che lui era sparito. Le lacrime minacciavano di sgorgarle dagli occhi. Udì lo squillo del suo cellulare, un nuovissimo blackberry regalo del suo adorato papi.

– tesoro! – era suo padre.

– ciao papà! – riuscì a formulare lei inghiottendo le lacrime.

– buon compleanno! – fece lui amabilmente –

– che bello che te ne sei ricordato! – urlò quasi lei sovrastando il chiasso della festa mentre sentiva che stava per scoppiare a piangere come una scema.

– credevi me ne fossi dimenticato bambina mia? – chiese lui sorpreso – che hai tesoro!? Ti sento giù – aggiunse dolcemente.

– niente! Va tutto bene – riuscì a dire lei faticosamente.

Sentì una mano sfiorarle i glutei ma non si voltò. Il suo sguardo era stato attratto da qualcosa, anzi da qualcuno che stava attraversando la sala: era lui che abbracciava la sua deliziosa compagna di quella sera sussurrandole paroline oscene nell’orecchio tanto da scatenare in lei risolini imbarazzati. Si accorse che aveva stritolato il bicchiere di plastica nella mano ed il liquido ambrato si era versato per terra.

– ti devo lasciare papà grazie ancora per gli auguri – disse stringendo i denti e fingendo allegria.

– tesoro ti voglio bene – le sussurrò lui prima di chiudere la conversazione.

– allora? La vuoi o no la birra? – sentì una voce impaziente dirle da dietro. Non si voltò. Sentì il cuore frantumare in mille pezzi e le parve quasi di sentirne il rumore, mentre li seguiva con lo sguardo uscire dalla sala ed avviarsi verso l’abitazione di lui.

E lei in quella sala affollata, con la birra che le aveva imbrattato le preziose Louboutine, la musica assordante ed il tizio che continuava a palpargli il sedere, cominciò a ridere istericamente ad alta voce.

– che cazzo hai da ridere? – fece lui sorpreso.

– la settimana prossima! – riuscì lei a farfugliare – la settimana prossima! –  ripetè tra un singulto e l’altro mentre la risata non si fermava ma sembrava aumentare tanto da farla piangere – il mio compleanno è la settimana prossima! – esclamò lei asciugandosi le lacrime che ormai le rigavano il volto.

– Davvero? – fece lui continuando a fissarle il sedere – bene abbiamo qualcosa da festeggiare allora! – aggiunse togliendole il bicchiere dalle mani e trascinandola verso la sua abitazione.

Le valigie erano pronte, la sua segretaria aveva fatto un ottimo lavoro come al solito. Il sole stava tramontando lasciando nel cielo gli ultimi sprazzi di colore, sembrava quasi che non accettasse l’idea di doversene andare e volesse lasciare, a tutti i costi,  il segno della sua presenza prima che la notte con la sua oscurità invadesse e vincesse su tutto.

La portafinestra era aperta e Lind in piedi guardava la città che pigramente si preparava per la notte.

Dal maxischermo appeso sul muro provenivano le note di una nota canzone di Madonna e lei non potè far altro che ascoltarla, mentre gli occhi le luccicavano pericolosamente.

You abandoned me Love don’t live here anymore just a vacancy love don’t live here anymore.

When you lived inside of me there was nothing I could conceive that you wouldn’t do for me trouble seemed so far away you changed that right away, baby

love don’t live here anymore

Aveva cercato in tutti i modi di mettersi in contatto con lui, fino a che aveva realizzato dolorosamente che lui la stava deliberatamente evitando. Si era chiesta cosa fosse accaduto, cosa l’aveva indotto a correre via da lei, quale problema lo assillava tanto da non trovare il tempo (o il desiderio) di sentirla.

When you lived inside of me there was nothing I could conceive that you wouldn’t do for me trouble seemed so far away you changed tha right away, baby

love don’t live here anymore

Strinse gli occhi mentre sentiva le lacrime scendere e non fece niente per fermarle. Scivolò lentamente sul pavimento scostando il folto tappeto che lo ricopriva in parte, voleva avvertire il freddo sulla pelle esattamente come percepiva la morsa di gelo che le attanagliava il cuore. Erano passate due settimane dall’ultima volta che l’aveva visto, che aveva udito la sua voce carezzevole e visto i suoi occhi che quando la guardavano diventavano di un azzurro intenso come il mare nel quale immergersi e perdersi.

E con rabbia pensò a come potesse lui riuscire a vivere senza chiamarla, senza sentire la sua voce, senza abbracciarla, senza respirare la sua aria o il suo profumo.

Just emptiness and memories of what we had before you went away found another place to stay, another home

love don’t live here anymore

Scorse il suo profilo riflesso nel vetro della porta che dava sull’attico. Era a terra, con la testa fra le mani, e si riscosse. Aveva giurato a sé stessa che non avrebbe permesso più a nessuno di ridurla in quello stato ed invece ci era ricascata. Sentiva il freddo ma sentì pìù forte il calore della rabbia che le montava dentro. Si asciugò le lacrime e  si alzò uscendo fuori, nel buio, che ormai, aveva preso il posto del tramonto. Si accese una sigaretta e inspirò profondamente.

In the windmills of my eyes everyone can see the loneliness inside me why’d ya have to go away don’t you know I miss you so and need your love

love don’t live here anymore

Doveva terminare quanto prima quel maledetto film. Era tempo di cambiare vita, di lasciare il mondo dorato del Cinema e dello Spettacolo. Era tempo di tornare a New York.

Simon guardò ancora una volta colui che era stato il suo compagno per due anni. E per l’ennesima volta si chiese cosa fosse successo. Perché si era allontanato da lui e come aveva fatto a non accorgersene.

– E’ per lei? E’ per quella puttana? – gli chiese con tono sferzante.

– Preferirei non parlassi di lei in questi termini – rispose lui serrando la mascella.

– E i bambini? – continuò con lo stesso tono.

– Simon – fece lui sospirando – non puoi nasconderti dietro ai bambini – aggiunse con tono più dolce.

– Io non mi nascondo affatto dietro ai bambini, io non mi nascondo dietro a niente – ringhiò con rabbia.

– Cosa significava quel messaggio che mi hai mandato? – chiese lui con una luce preoccupata negli occhi, perché non si era mai accorto del suo tic al naso? E perché le mani si muovevano così velocemente quasi a detonare un’ansia fuori controllo?

– Che volevo ricordarti i tuoi impegni familiari, tutto qui – rispose abbassando gli occhi quasi a disagio.

Matt chiuse gli occhi per qualche istante, cercando di ricordarne il testo ma si accorse che non ci riusciva, anche se ricordava vagamente di avervi letto un accenno di minaccia neanche troppo velato.

– Mi dispiace – disse guardandolo dritto negli occhi.

– Ti dispiace? – esclamò con veemenza l’ex compagno – ti dispiace! – urlò alzando la voce di un ottava – davvero credi che basti dire ti dispiace per risolvere tutto? – lo guardò incredulo.

– Non capisci Simon? Tra noi è finita! È inutile girarci intorno – esclamò alzandosi in piedi stizzito perché aveva intuito che il compagno volesse attribuirgli tutta la colpa per la fine della loro relazione.

– E lei non c’entra nulla – aggiunse – era già finita tra noi molto prima che lei entrasse nella mia vita e ci trascinavamo nella nostra storia solo per i bambini, per non far loro del male – terminò con tono rammaricato.

– Non è così facile come pensi – disse lui con tono fermo evitando il suo sguardo.

– Cosa significa? – chiese Matt corrugando la fronte.

– I bambini li terrò io – affermò con tono tagliente guardandolo con ferocia negli occhi.

Leggere sul suo viso il disprezzo e l’odio nei suoi confronti lo lasciò senza fiato. Strinse le mani a pugni lungo i fianchi.

– Maledizione Simon!… – riuscì a dire faticosamente combattendo con la rabbia.

– Rimani con me in queste due settimane prima di partire per Seattle e ne riparliamo – aggiunse con tono conciliatore voltandosi a cercare le sigarette.

– Va bene – rispose Matt chiudendo gli occhi.

– Lind! – pensava – come poteva capire quello che stava accadendo? – doveva mandarle un messaggio e spiegarle il motivo per cui non era con lei, ma cosa doveva dirle? Che il suo amante lo costringeva a rimanere lì con lui, minacciando chissà quali ritorsioni verso i suoi bambini? – scosse le testa esasperato – sembrava un brano tratto da un romanzo ottocentesco – e lei come l’avrebbe presa? – riflettè – avrebbe preso il primo aereo e si sarebbe precipitata lì facendo peggiorare  la situazione – riapri gli occhi guardando pensosamente il suo ex mentre si accendeva una sigaretta. – no, la soluzione al momento era sparire e poi spiegarle tutto a Seattle, lei avrebbe sicuramente capito – si augurò Matt.

– Allora porto i ragazzi al Cinema, come promesso – disse alzandosi e avviandosi verso le camere da letto dei ragazzi.

– Ok – rispose lui laconico – ah! Matt – aggiunse poi quasi sovrappensiero – dormi con me questa notte vero? Ho sentito tanto la tua mancanza sai?- fece espirando il fumo verso l’alto.

Matt non rispose.

 

FINE 13° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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4 commenti

  1. Benedetta

    Bello bello bello brava solo che è troppo corto uffi….comunque brava….

  2. Antonella

    I bambini come arma di ricatto 🙁
    Si fa sempre più interessante

  3. cristy70

    un sacco che ti aspettiamo………e il capitolo è così corto?????
    accidenti, lo possiamo immaginare solo qui ormai MATT e quindi non mi basta maiiiiiiii !!!!!!!
    AH! COMUNQUE BRAVISSIMAAAA!!!!! 😉 😉 😉

  4. Lory

    we alle minacce siamo???
    noto adesso ke ho avuto problemi nel pubblicare i commenti 😉