Il dodicesimo capitolo della fan fiction ambientata nel dorato mondo di Hollywood.

Uno spaccato del dietro le quinte del film più atteso dalle fan della trilogia “50 Sfumature” scritto da Alice Steward.

Trovate QUI l’undicesimo capitolo di questa storia che vede protagonisti assoluti la coppia di attori che interpreteranno Christian e Ana secondo la mente della sua autrice: Matt Bomer e Lindsay Lohan.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

12° CAPITOLO

La casa era silenziosa. I pomeriggi caldi ed assolati proiettavano ombre via via sempre più lunghe sulle pareti ricoperte da colorate carte da parati. Il giovane Matt aveva preso l’abitudine di rientrare all’ora di cena, non sopportava quel silenzio, come non sopportava i sospiri, le occhiate tristi e i sorrisi tirati sul viso della madre. Crescendo aveva compreso la tragedia che aveva colpito la sua famiglia, il tradimento, il tentato suicidio, il dolore, e li aveva fagocitati tutti, rimettendoli poi sui genitori che lo avevano abbandonato ad un mondo fatto di solitudine, sui compagni di classe che lo avevano deriso per i suoi comportamenti ritenuti troppo “gentili” e sulle compagnie femminili che lo avevano cercato solo per la sua prestanza fisica. Suo padre era ritornato a casa, dopo un congruo periodo di esilio, e sua madre lo aveva accettato. Ricordava bene quel giorno, lui dava la mano a sua madre sulla soglia di casa pronti ad accoglierlo, e il padre si era presentato con una piccola valigia in mano e gli occhi bassi e pieni di vergogna. Sua madre si era voltata, stringendo le labbra, ed era salita di sopra senza pronunciare una parola: lo aveva accolto in casa ma lo aveva allontanato per sempre dalla sua vita. Lui mi aveva guardato e mi aveva abbracciato goffamente, non lo faceva mai, ed io mi ero sentito felice ed avevo odiato mia madre: ai miei occhi di bambino il suo comportamento risultava assolutamente irragionevole!

Mi avvicinai a mio padre, mi sentivo tutt’uno con lui, un’unica, triste, dolorosa entità. E quel giorno mi allontanai da mia madre, per sempre.

La luminosità obliqua del sole pomeridiano penetrava attraverso le persiane semi-abbassate proiettando in tutta la camera lucenti lame di luce. La porta finestra era semi aperta e si udivano delle campane in lontananza a sovrastare il rumore del mare, a tratti calmo, a tratti impetuoso. Il pomeriggio scorreva lento, pigro e indolente.

Si era appena svegliato e si stava godendo questo momento di assoluto appagamento. Disteso sul letto con il braccio destro posato sulla vita sottile di lei. Le gambe intrecciate. Le lenzuola attorcigliate ai piedi. Lei dormiva supina con il braccio destro posato sul ventre e il viso girato dall’altra parte. Sentiva il suo respiro lieve e profondo. I tratti del viso erano distesi, sereni. Un telefono lontano squillò, un cellulare probabilmente, abbandonato chissà dove nel resto della casa. Lei si mosse inquieta. Lui la tirò a sé da far aderire i loro corpi. E lei si lasciò trascinare e si voltò verso di lui mugolando per il piacere. Lentamente aprì gli occhi, azzurri, intensi e sorrise.

– Ciao! –

– Ciao a te – rispose lui sorridendo di rimando.

– Mi piace svegliarmi e trovarti accanto – lo guardò con occhi scintillanti pieni di cosa? Si chiese lui mentre sentiva il cuore accelerare il battito.

– Anche a me – rispose lui fissandola intensamente.

– Non ti sembra strano che ancora nessuna telefonata ci abbia separati? – riprese lei ironicamente – figli, managers, compagni, segretarie isteriche, dove sono finiti tutti? – chiese corrucciando la fronte sarcastica, sbadigliando pigramente.

– Semplice! Ho spento tutti i telefoni – rispose lui serafico – solo uno mi è sfuggito e infatti prima stava suonando – aggiunse poi lanciando un’occhiataccia in giro cercandolo con sguardo malevolo.

– Hai fatto cosa? – si alzò di soprassalto a sedere sul letto, guardandolo con occhi sbarrati.

– Hai sentito bene – rispose lui scrollando le spalle – era l’unico modo perché avessimo in po’ di pace –

– Tu sei pazzo! – esclamò lei alzandosi e cominciando a cercare in giro i suoi abiti – Che cosa indossava quel giorno maledizione!? Possibile che non ricordava? – si chiese passandosi una mano fra i lunghi capelli lisci.

– Pazzo? – rispose lui stupito dalla sua reazione.

– Dove cazzo è finita la mia roba – esclamò lei con tono accorato guardandosi attorno.

– Dove credi di andare? – le chiese lui afferrandole una caviglia imperturbabile e facendola cadere in avanti sul soffice letto.

– Matt non capisci! Aspetto una telefonata importante! – esclamò lei disperata continuando a cercare intorno la sua biancheria e scorto il reggiseno buttato su una sedia vicino, si lanciò in quella direzione – il mio manager mi sta procurando un contratto con la Lancome per il ruolo di protagonista in uno spot – gli accordi erano che non appena riceveva l’ok mi avrebbe chiamata e io sarei corsa da loro a qualche cena-serata-party – la voce le si affievolì dubbiosa sul proseguo della serata.

– E quindi? – fece lui imperturbabile.

– Sei impazzito? – esplose lei voltandosi a guardarlo strabuzzando gli occhi.

Lui alzò gli occhi al cielo – sei una romanticona – sbuffò – abbiamo appena fatto l’amore e vorresti lasciarmi per correre dal tuo manager per un contratto – terminò tirando più forte a sé la sua caviglia e facendole perdere completamente l’equilibrio in avanti.

Lei si morse il labbro inferiore e fermandosi sembrò riflettere seriamente sulle sue parole – devo ammetterlo – detto così sembra piuttosto squallido – sospirò lei strusciando sul letto fino a mettersi carponi sul suo grembo – tesoro io lavoro da quando sono piccola – aggiunse spiegando – non sopporto l’idea di dipendere finanziariamente da mio padre, ma per questo motivo sono costretta a correre da una parte all’altra e….. Matt –

– Si? – chiese lui.

– I miei occhi sono più su – dichiarò lei accigliandosi accorgendosi che lui le teneva lo sguardo fisso sul seno nudo.

– Lo so tesoro – rispose lui soavemente.

Troppo tardi si accorse di aver scelto una posizione sbagliata: sentiva sotto di sé qualcosa di molto duro – sei insaziabile! – esclamò lei mentre lui le accarezzava le gambe lisce ed abbronzate a cavalcioni sul suo ventre.

– Lo sono sempre quando sono con te – rispose lui con voce improvvisamente roca mettendosi seduto e sfiorandole appena la bocca con le labbra.

Lei mugolò dal piacere.

– Matt non vale! – sospirò lei allontanando il viso.

– Tesoro dimmi che devo smettere allora! – la sfidò lui scoccandole un’occhiata maliziosa continuando a sfiorarle le labbra carezzevolmente. Fino a quando Lind non riuscì più a resistere e mugugnando gli strinse la braccia intorno al collo e rispose al bacio affondando la bocca su quella di lui – un giorno o l’altro Paul mi manderà affanculo – riuscì a dire tra un bacio e l’altro – e sarà colpa tua, sappilo! – poi si arrese al piacere della sua bocca e delle sue mani che le avevano afferrato i glutei e tenendola sollevata la trascinava avanti e indietro per farle assaporare il suo uccello durissimo.

Lei tirò indietro la testa arcuando la schiena e chiudendo gli occhi per il piacere: sentiva mille piccole scariche elettriche correrle sulla pelle. Lui ne approfittò e prese a leccarle e mordicchiarle i capezzoli ormai inturgiditi e rossi per l’eccitazione. Lei riaprì gli occhi e con sguardo malizioso premette le mani sul suo petto costringendolo a stendersi all’indietro, poi prese a leccarlo sul collo lentamente mentre lo sentiva sospirare. Scese più giù e leccò il petto e mordicchiò i capezzoli piccoli e duri poi continuò a scendere e prese a leccargli il ventre piatto e tonico e sentiva che lui aveva cominciato ad ansimare pregustando il seguito del suo vagabondare sul suo corpo. Giunse all’uccello ormai ritto e afferratolo con una mano cominciò a leccarlo in tutta la lunghezza dal basso verso l’alto mentre con l’altra gli accarezzava i testicoli gonfi e glieli tirava verso il basso. Spalancò la bocca e lentamente se lo fece scivolare dentro e cominciò a succhiarlo. Sentì le sue mani che spingevano sulla sua testa, che la esortavano a prenderlo più in fondo quasi a ingoiarlo. Preso dalla frenesia allargò ancora di più le gambe e spingeva la sua testa sull’uccello muovendo i fianchi freneticamente.

D’un tratto la sollevò e la mise a cavalcioni. E la infilzò con l’uccello durissimo. E lei poggiandogli le mani sul petto lo fece entrare lentamente per poi sollevarsi inarcando la schiena, alzò il sedere lasciandolo uscire quasi del tutto per poi tornare giù e ingoiarlo completamente dentro di sè.

– Cazzo Lind! – farfugliò lui. Lei lo guardò: aveva con gli occhi socchiusi, la mascella contratta, le braccia protese e le mani smaniose, tutto in lui era teso allo spasimo in attesa del piacere ed era una visione erotica e terribilmente eccitante più di mille dosi di polvere e altrettanti cocktail micidiali. E lei lo accontentò e aumentò la velocità della scopata, si alzava e si abbassava con forza abbattendosi sul suo uccello con voracità mentre lui la guidava tenendole i glutei con le mani. Sempre più velocemente, si abbatteva su di lui e lui la trascinava su di sé con altrettanta foga, fino a che lei sentì un crollo nelle reni e vide girare tutto intorno una miriade di piccole luci sfavillanti e un attimo dopo sentì che veniva anche lui, gemendo e borbottando tra i denti frasi impronunciabili.

Lei cadde riversa sul suo petto che ansimava su e giù mentre i battiti dei loro cuori correvano all’impazzata. Entrambi sudati e stremati si addormentarono di colpo.

Un suono fastidioso sembrava penetrarle nella testa. Sembrava lontano ma insistente. Poi avvertì qualcuno sussurrare a bassa voce e decise che era arrivato il momento di aprire un occhio. Gli spicchi di luce che penetravano nella camera si erano allungate mescolandosi a spicchi di buio. Aprì entrambi gli occhi realizzando che doveva essere molto tardi e che Matt non era più a letto con lei. Il suono continuava e capì che si trattava del suo cellulare: doveva trovarlo! Si lanciò fuori dal letto alla ricerca dei vestiti e una volta indossati, avrebbe preferito fare una lunga doccia, ma in quella enorme villa a Malibù  non era facile trovare i bagni come non lo era trovare la porta d’ingresso. Si passò una mano fra i capelli riflettendo che doveva essere un disastro e si mise alla ricerca della sua borsa, realizzando che il suo manager stesse meditando su di lei le più atroci e terribili punizioni se non avesse risposto al più presto e si fosse fatta viva. Scendendo una lunga scalinata realizzata in marmo di Carrara, finalmente adocchiò la sua borsa bianca, impreziosita da enormi charms che pendevano dai manici, e mentre rispondeva al cellulare scorse Matt in piedi che parlava, anzi sussurrava sommessamente al telefono.

Era di spalle davanti alla porta finestra che dava sul giardino. Il viso non era visibile, ma sapeva che pur guardando la piscina fuori non la vedeva preso com’era dalla sua conversazione.

– Pronto? – rispose affannosamente al telefono.

– Dove cazzo stai?- urlò la voce al telefono – Lo sai che ore sono? Sono ore che ti cerco! Io lavoro per te per farti guadagnare di che vivere e tu non ti degni neanche di rispondere ad un cazzo di telefono! –

– Paul! Tesoro come stai? Io sto bene e sono pronta per il nostro appuntamento di questa sera! – rispose lei serafica mentre tendeva l’altro orecchio per sentire brani di quella che sembrava una strana conversazione tra Matt e chissà chi.

– Mi fa piacere sentire che non hai perso il tuo spirito – rispose il manager con tono seccato ma allo stesso tempo sollevato – l’appuntamento è al Cinespace Club alle 21 cerca di essere puntuale ok? – aggiunse prima di togliere la comunicazione. Lind dette un’occhiata al suo rolex d’oro bianco e gemette: le 19! porca miseria non ce l’avrebbe mai fatta! Freneticamente chiamò il suo centro estetico e prenotò un paio di sedute mentre cercava di infilarsi le scarpe e si precipitò fuori in cerca della sua auto. D’un tratto si  fermò e tornò dentro per salutare Matt, il quale aveva smesso di parlare al telefono e, pensieroso, guardava fisso davanti a sè con espressione triste.

– Tesoro! Devo scappare! – esclamò trafelata avvicinandosi per salutarlo.

– Come? – chiese lui guardandola sorpreso come se fosse immerso in chissà quali pensieri.

– Ho detto devo andare l’appuntamento di stasera ricordi? – gli chiese corrugando la fronte – te ne avevo parlato prima per lo spot.

– Certo! Scusa ho avuto brutte notizie da casa – sospirò lui passandosi una mano fra i capelli – vai pure non preoccuparti ci sentiamo più tardi tesoro! – fece lui un riprendendosi e stringendola forte a sé per qualche istante prima di lasciarla andare.

– Niente di serio spero!? – chiese lei speranzosa afferrandolo leggermente per un braccio.

– Ne parliamo dopo – rispose lui enigmatico – mi faccio sentire io – aggiunse mentre con il dito le sfiorava le labbra dolcemente prima di voltarsi e salire su verso le camere da letto.

Lind rimase sconcertata per qualche momento. Aveva una gran voglia di seguirlo e chiedergli cosa fosse accaduto. Perchè il Matt di qualche ora prima fosse sparito e al suo posto fosse comparso un Matt freddo e distante e cosa lo preoccupasse. Ma non aveva tempo, doveva correre via e doveva a malincuore rimandare la conversazione.

Doveva tenerla fuori il più possibile da quella storia – rifletteva – doveva tenerla all’oscuro, era necessario, lei avrebbe capito, si lei era una donna intelligente e avrebbe capito – si disse, mentre riempiva velocemente una valigia con il necessario per tornare a casa. Quella telefonata l’aveva sconvolto e aveva fatto leva sulle sue doti d’ attore per evitare che lei si avvedesse della bufera emotiva che lo stava investendo. Le avrebbe mandato un sms per tenerla lontana, poi una volta risolto tutto, l’avrebbe cercata e le avrebbe spiegato. Sembrò convincersi delle sue idee e terminò con rinnovato vigore di fare la valigia e si avviò fuori dalla casa.

Il locale era pieno. Al tavolo privè erano già presenti molti “pezzi grossi” come li chiamava Paul, il quale si destreggiava da uno all’altro con una leggiadria e una disinvoltura da far vomitare – pensò Lind soffocando uno sbadiglio e scansando per l’ennesima volta le avances del più temerario fra essi che insisteva per infilarle la mano sotto la gonna per palparle la coscia. Fumava incessantemente nervosa.

Aveva provato più volte a chiamare il cellulare di Matt ma senza risposta. Cominciava a essere preoccupata. Cosa le aveva detto nel salutarla? – cercava di sforzarsi per ricordare – mi faccio sentire io ….. cosa significava? Uno strano presentimento si faceva strada dentro di sè come una lama fredda e dura pronta a squarciarle l’anima. Sentì un capogiro e si afferrò con le mani al tavolo per non cadere.

Scacciando per l’ennesima volta la mano molesta si preoccupò di non vomitare sul tavolo, pensando che non sarebbe stata proprio una buona cosa. Sentì il cellulare vibrare. Era Matt.

– Tesoro, problemi a casa. Mancherò per un po’. Approfitto del fatto che la troupe si sposta a Seattle e che le riprese ricominceranno fra tre settimane. Ti amo e mi mancherai. M. –

Lind corrugò la fronte. Provò a chiamarlo ma inutilmente, scattava la segreteria telefonica. Decise di non lasciare nessun messaggio. Richiuse il telefono e la testa prese a girarle vorticosamente. Quando si riprese chiuse gli occhi gemendo: merda! Aveva vomitato sui pantaloni del facoltoso molestatore!

 

FINE 12° CAPITOLO

 

Questo racconto pubblicato a puntate è opera di fantasia di una fan della trilogia ’50 Sfumature di Grigio’ in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

© Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell’autrice  Alice Steward. Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi.

 

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10 commenti

  1. Benedetta

    Bellooooooo ma troppooooooo cortoooooooo brava brava non v edo l ora di leggere il continuo….

  2. monica

    qst storia mi piace sempre di più.. brava continua

  3. Antonella

    Sempre più intrigante e piacevole!!!
    Aspetto con ansia il prossimo capitolo 🙂

  4. Desi

    L’ho letta ieri sera e mi appassiona sempre più 😀
    Brava!!

  5. cris

    La storia si sta facendo interessante. Bella. Sono curiosa di leggere il seguito

  6. Benedetta

    Ma questa settimana non hai pubblicato nulla… uffi e io che aspetto il mercoledì e il sabato con enfasi… 🙂

    • Stella

      Ciao Benedetta
      Alice si gode le sue meritate ferie 😉
      Tornerà nelle prossime settimane.

  7. Teresa

    Al peggio non c’é mai fine! Mi aspettavo che migliorasse con l’avanzare dei capitoli.. Ma yawn.. Yawn.. Che noia!

    • alice

      Cara mi spiace molto averti annoiata vedrò di impegnarmi di più. Grazie per la tua cortese sollecitazione. ^_^