Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

9° CAPITOLO

Taylor  accosta davanti a casa di mia madre e scende ad aprirmi lo sportello.

<Ana, ti accompagno e mi fermo  il tempo per salutare. In ufficio mi aspettano per una riunione.  Verrà Taylor a prendervi all’una. Io vi raggiungerò direttamente in aereo>, dice uscendo a sua volta dall’auto, con tono austero.

Quello che usa quando da ordini.

<Va bene Christian, all’una saremo pronti> acconsento neutra, sono ancora scossa da quello che ci siamo detti.

Appena entriamo siamo travolti  da Max che ci guarda con impazienza, poi ci saltella intorno.

<Mamy !> mi rimprovera accigliato < dove siete stati? E’ da tanto tempo che vi aspetto!>

Noto che, anche se in tono scherzoso,  sgrida solo me, non ha ancora la confidenza necessaria per farlo con Christian.

Lo prendo in braccio e  lo bacio sulla fronte spettinandogli il ciuffo  di capelli che  si era lisciato dritto  con il gel.  <Ciao ragazzo, non saluti Christian?>  lui si gira e butta le braccia al collo di suo padre.

Si salutano con un bacio sulla guancia poi Max, visto che io non gli ho risposto, interroga Christian.

<Ho portato la tua mamma a volare. Con l’aliante, è un piccolo aereo senza motore>  cerca di spiegargli Christian.

Max prima squadra me con sospetto, dopo Christian sbarrando gli occhi e mettendosi una manina davanti alla bocca.

<Uhu… la mamma in aereo, su in alto!> esclama alzando in aria le braccia. Poi ci ripensa serio  e naturalmente come dicono tutti i bambini anche lui reclama <E  ioooo?>

Christian ed io sghignazziamo insieme  mentre  lui ci osserva  imperterrito, in attesa del suo turno.

Allora Christian  si  strofina il mento  facendo finta di pensare a una soluzione e , quando ha creato la giusta aspettativa guarda Max ammiccando < Per te pensavo ad un aereo più grande, con due piloti. Potremmo andarci  oggi pomeriggio.>

Max mi guarda con gli occhi che gli brillano dall’eccitazione.

<Davvero mamma? Vieni anche tu vero?>  salta tra le mie braccia per farmi le moine e baciarmi per convincermi a dirgli di si. Quando  si rende conto che ha  ottenuto il mio consenso corre soddisfatto a raccontare  tutto a sua nonna.

Lo seguiamo e Christian approfitta per salutare Bob  che è nella veranda e si sta prendendo cura di alcune meravigliose orchidee. E’ uno dei suoi hobby preferiti, dice che lo rilassa occuparsi delle piante.

Poi abbraccia  mia madre che ricambia stampandogli un bacio sulla guancia. La loro intesa è palpabile, quasi imbarazzante.

<A più tardi> mi dice mentre raggiunge Taylor che lo aspetta davanti al SUV.

Max è uscito in giardino, tampina   Bob  per farlo giocare con  le automobiline.

Mi avvicino a mia madre. Ho l’esigenza di stringerla, di  sentirla vicina. Lei contraccambia con un affetto incondizionato, mi accarezza i capelli per farmi coraggio.

<Andrà tutto bene Ana. Devi aver fiducia, essere forte per te e soprattutto per Max.  Parla con lui e non demoralizzarti se ci sarà qualche ostacolo> mi fissa negli occhi per assicurarsi che la stia ascoltando.

< Chiamami se hai dei dubbi e  per l’amor del cielo non  prendere più decisioni affrettate.>

Le faccio cenno di si con la testa, staccandomi dall’abbraccio.

<Mamma, tu sapevi che ha un’azienda qui a Savannah?>

<Me l’ha detto lui ieri. Non ha mai smesso di sperare  di ritrovarti.>

Faccio un sospiro  e tentenno un poco la testa. <Abbiamo trovato il modo di parlare senza aggredirci e recriminare. Questo mi sembra già un buon inizio. Ma lui mantiene le distanze e io non ho il coraggio di farmi avanti. Ho troppa paura di essere respinta>.

Mi accarezza di nuovo i capelli <Tesoro,  stagli vicino e fai parlare il tuo cuore. Vedrai che lo sentirà> mi bacia in fronte con tenerezza ed io la abbraccio di nuovo.

<Mi sei mancata mamma, tanto, ti voglio bene>  due lacrime che non riesco più a trattenere scivolano  sulle mie guance.

Ci siamo appena ritrovate e devo lasciarla nuovamente.

<Anche tu, tesoro, mi sei mancata e adesso mi mancherà anche quel piccolo vulcano di tuo figlio. Mi sono divertita con lui in questi giorni, ma è inesauribile. La sera sono proprio esausta>.

Abbassa di colpo le spalle in segno di stanchezza e   guardandomi comprensiva. <Vabbè… tu ci sei abituata, io… ho perso un po’ la mano. La mia bambina,> si ferma per farmi un largo sorriso con gli occhi <la mia bambina  mi  da altri pensieri> finisce per dire con santa  pazienza.

Ah…., la mamma è sempre la mamma e l’indulgenza della mamma è unica.

Sorrido rallegrata  con lei, cercando di spazzare via l’ansia che mi opprime.

Mi aiuta a preparare il bagaglio  per il viaggio e approfitta per darmi notizie anche di Ray.

Mi riprometto di chiamarlo domani da casa, adesso sono di nuovo libera di contattarlo direttamente. Anche a lui ho sempre spedito le lettere con  notizie mie e di Max, ora dovrò informarlo che ho rivisto Christian e soprattutto  dirgli la verità.

Quando arriva Taylor siamo pronti.  Max saluta con  baci e abbracci la nonna e Bob. In questi giorni hanno avuto il tempo di conoscersi  e  si è affezionato ad entrambi .

Mia madre fa una smorfia per non piangere. La stringo   forte tra le braccia.

<Ti tengo informata ogni giorno, non preoccuparti. Ti voglio bene>.

Abbraccio  anche   Bob , gli sono riconoscente, è stato molto   paziente con Max.

<Grazie di tutto Bob>,        “grazie che ti prendi cura di mia madre”.

Sistemiamo  Max nel seggiolino  per bambini che è nel sedile dietro, e dopo averlo assicurato con le cinture  mi siedo  vicino a lui.

Durante il tragitto Max è impaziente di arrivare all’aereo e  mi  tortura chiedendomi come fa a volare.

Domande a cui, sorprendendolo,  non so dare risposte esaurienti e quindi lo consiglio di chiedere tutte le spiegazioni più tardi a Christian.

Per la miseria, ho capito che le mamme hanno sempre una risposta pronta su tutto, ma  aerei e motori non sono proprio il mio forte.

Taylor  non mi ha mai rivolto la parola. A parte il saluto accennato  con la testa, non mi ha  prestato attenzione. Non che sia un tipo loquace, ma mi aspettavo almeno una sua battuta. Ho l’impressione che sia contrariato della mia presenza.

Mi dispiace perché è una persona che ho sempre  apprezzato. Oltre ad essere la persona che  è più  vicina a Christian.

Mi riprometto  di chiarire con lui alla prima occasione che ci troviamo soli.

Entriamo con il SUV nella pista,  dove sosta l’aereo della Grey HEI

<Taylor, per cortesia, se Mr. Grey  non è ancora arrivato,  preferirei aspettarlo  in macchina con Max>, gli dico gentilmente.

<Va bene Mrs. Steele, Mr. Grey  arriverà tra cinque minuti >, mi risponde  molto formale. Scende dall’auto e si occupa del  nostro esiguo bagaglio.

Max  è tutto preso a seguire i movimenti di  un aereo che  rolla nell’altra  pista e poi decolla.

<Uuuhhuuu mamma, anche noi andremo così in alto?>  agita le mani per seguire l’aereo che si alza.

<Sì tesoro,  tra poco arriverà Christian e saliremo a bordo>.

Non  termino neanche  la frase,    lo vediamo  scendere da una grossa berlina argento  che si è affiancata alla nostra auto.

E’ vestito da amministratore delegato, camicia di lino bianca  e cravatta , pantaloni   e giacca nera,  la barba rasata  e mi immagino  già il suo profumo.

L’aria dispettosa che arriva dal mare gli spettina  i capelli.

Ci sta sorridendo.

E’ una visione sublime, mi manca il respiro non posso  guardarlo.  Ho il  cuore in gola che sembra mi soffochi.

Ma che diavolo succede,  l’ho lasciato da poche ore e mi  sconvolge così solo a vederlo. Non posso farmi trovare in questo stato.

Chiudo gli occhi per recuperare  un  contegno accettabile e per fortuna lui apre la portiera dalla parte di Max e gli rivolge il suo interesse. Mentre lo libera dal seggiolino e lo prende in braccio incontro il suo sguardo.

Mi squadra intensamente ed io avvampo all’istante.

Esco  dall’auto cercando di fare l’indifferente,  e lascio che Christian mi preceda portando  Max a bordo.

Sono turbata per la mia reazione di prima e anche perché dovrò entrare nell’aereo. So già  che mi arriveranno incontro tutti i ricordi dei momenti passati lì dentro.

Il vento e il rumore dei motori  ci impediscono di   parlare, Christian mi fa cenno con la mano di seguirlo.

“Coraggio Ana! Ancora poche ore”

E’ veramente un supplizio averlo vicino e poterlo solo guardare.

 

Sopra alla scaletta  una sobria, bionda  e professionale signorina, Miriam vedo scritto nel badge,  mi accoglie  con garbo  e mi fa accomodare verso le poltroncine in pelle bianca.

Resto in piedi immobile senza guardarmi tanto in giro, cerco di concentrarmi sui spostamenti di Christian che fa visitare l’aereo a Max,  finché non spariscono dentro la cabina di pilotaggio.

Non mi va di seguirli.

Miriam si avvicina e mi chiede se va bene il posto che ci ha preparato, sono due poltroncine un piccolo tavolino centrale e altre due poltroncine di fronte.

Annuisco ringraziandola  e appoggio la mia borsa.

Anche se cerco di restare distaccata, ho le palpitazioni  in gola e il respiro in affanno.

 

“Un respiro profondo” suggerisce la mia vocina.

Mi siedo e provo a distrarmi guardando fuori dal finestrino e ascoltando   la vocina  stridula  di Max che parla con Christian. Pensavo si esaltasse di più, invece sono presi in una conversazione  da adulti. Max  è curioso. Essere a bordo di un aereo è una novità per lui e chiede informazioni su tutto.  Christian pazientemente lo accontenta e  risponde  alle sue domande.

Quando mi  raggiunge  tiene ancora per mano Christian.

<Mamma è bellissimo, ho conosciuto anche i piloti. Quando diventerò grande  voglio fare  anch’io il pilota!>  afferma  guardandomi serio e  sporgendo il petto.

<Sono sicura che diventerai  un super  pilota> mi esce una voce roca e bassa, ho ancora un ronzio alle orecchie ,  ma riesco a  storcere la bocca con mezzo sorriso.

Christian aggrotta la fronte fino a unire le sopracciglia e i suoi occhi diventano una piccola fessura.

Ha  captato il mio disagio,  il suo radar non ha mai le batterie scariche.

Si rivolge a Max . <A proposito di pilota, a minuti inizierà a rollare. Dobbiamo sederci al nostro posto e allacciare le cinture, altrimenti  non si parte> .

Gli indica la poltroncina libera vicino a me.

Siedono al  loro  posto , Christian continua ad occuparsi di Max,  lo assicura al sedile,  parlano delle fasi del decollo.

Io chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi e di pensare al benessere che provavo stamattina volando in aliante.

Ma per quanto mi sforzi continuo a sentire la presenza di Christian, l’aereo, il decollo,  i ricordi, tutto si mescola a formare un cocktail micidiale che mi tiene alte le palpitazioni.

Arrivati in quota Miriam si avvicina per aiutarci a slacciare le cinture.

Max prende il suo zainetto fornito di album e matite da disegno  e inginocchiato davanti al piccolo tavolino inizia a  scarabocchiare.

Anche Christian prende un foglio, con la matita disegna  un modellino di aereo come questo in  cui siamo a bordo,  mette anche un  sole grande,  le nuvole. Poi lo consegna  a Max perché lo colori.

La calma con cui si è svolta questa scena tipo “papà fammi un disegno” mi ha rasserenato e resto seduta ancora  qualche istante con gli occhi socchiusi.

Prendo dalla borsa il mio libro  di turno e mi impegno a leggere.

Passano si e no dieci minuti Max viene a distendersi vicino a me, è stanco ed è la sua ora del sonnellino.

Infatti si addormenta  quasi subito e Christian prende un coperta leggera da appoggiargli sopra.

Cerca di pensare sempre a tutto, queste piccole premure  sembrano essere vitali per lui. Lo ringrazio con un timido sorriso e riprendo a leggere, consapevole che tra qualche istante farà qualche commento sul mio stato.

Si è riseduto in una delle poltroncine davanti a me. Spio i suoi movimenti mentre fingo di leggere:  si stringe il mento tra le dita, poi si passa le mani tra i capelli, infine appoggia i gomiti sulle ginocchia.

<Sei silenziosa, Ana. Va tutto bene?>

Gli faccio cenno di si con la testa. Ho di nuovo il groppo in gola, se parlo mi viene da piangere e no! Per la miseria non posso sempre piagnucolare.

Alzo lo sguardo  dal libro e incrocio le sue meravigliose pupille scure. So che i miei occhi si spalancano per lo sforzo di trattenere  le lacrime, ma riesco pian piano  a stabilizzare il mio aspetto.

<Se te la senti avrei bisogno di parlare con te. Solo  qualche minuto. Ma non qui, anche se dorme.  Non vorrei che ci sentisse> mi dice indicando Max che dorme  con la testa sulle mie gambe.

<Va bene> mi sento ancora un po’ instabile, ma non mi sembra il caso di rifiutargli un colloquio. Sposto con cura  la testa di Max e gli infilo sotto uno dei cuscini appoggiati ai sedili.

Mentre Christian mi indica il corridoio Miriam si siede di fronte a Max. Sorveglierà lei il suo sonno.

Si ferma in fondo, davanti alla porta della camera.

La porta vicina è quella dell’ ufficio e  il mio sguardo lo supplica di spostarsi li.

<Lo sta usando Taylor> risponde alla mia domanda inespressa.

Mi  scruta di nuovo.  Ho l’impressione di essere  completamente nuda davanti al suo  sguardo. Le mie guance si colorano del solito maledetto rossore, sento che bruciano.

<Vieni.> mi prende una mano  e mi trascina dentro.

Ci sediamo nel divanetto che occupa la parete davanti al letto e mi stringe forte la mano.

<Fa ancora un certo effetto anche a me entrare in questa stanza. Ma sono costretto a conviverci se voglio riposare su un letto durante i viaggi> mi parla pacato,  i suoi occhi grigi  mi sorridono, vuole incoraggiarmi e farmi superare l’emozione di essere qui.

E infatti le sue parole sono come un balsamo. Mi confortano e  riescono a farmi recuperare il mio equilibrio.

Appoggio le mani sulle ginocchia,  sono pronta per ascoltarlo.

<Ana, vorrei  dire a Max che sono suo padre>  dice velocemente tutto d’un fiato poi

si blocca  come se gli fosse sfuggito qualcosa di prezioso e  passa le mani tra i capelli con ansia.

Lo guardo comprensiva,  lo  invito a continuare.

<Vorrei farlo  oggi,  ma pensandoci bene dopo ritornerò  a Seattle, non  resterò accanto a lui. Non vorrei che lo  sentisse  come un…. abbandono.

Forse è meglio aspettare un altro momento, quando avremo più tempo per stare insieme.  Ma ho paura che lo venga a sapere in un  altro modo o che mi riconosca come amico e non mi accetti come padre. Non lo so, ho tanta confusione in testa  e il terrore di sbagliare>.  E’ una preghiera profonda come il suo sguardo.

Gli sta a cuore che il rapporto con suo figlio inizi nella maniera giusta.

<Tu  lo conosci bene, che cosa pensi sia meglio fare?>  mi chiede preoccupato.

<Oh… Christian>

Mi fa una tenerezza,  fa affari in  mezzo mondo, o forse in tutto il mondo senza  scomporsi e va in crisi davanti al suo bambino.

<Max è ancora piccolo, non  si porrà tante domande. Lui ti vuole già bene. E’ solo  un  po’ timoroso nei tuoi confronti perché non ha mai avuto una figura di rifermento di adulto-maschio. Ma vedrai che si abituerà facilmente.

Sono d’accordo, meglio non farlo oggi. Potremmo  organizzare uno dei prossimi fine settimana, quando tu sei libero.

Potresti  venire a casa nostra, dove lui si sente a suo agio>.

Ora sono io che parlo con pacatezza per rassicurarlo.

<Potreste venire voi a Seattle, all’Escala. Lì saremo al sicuro e nessuno ci disturberà> incalza   proponendomi  subito la sua alternativa.

E’ rinfrancato e immagino il suo cervello che elabora le soluzioni per il viaggio e per ospitarci.

Ma io non so se voglio tornare all’Escala. Non subito.

“Dammi del  tempo, ti prego” .

<Ok, lo decideremo  insieme. Vediamo anche i nostri impegni di lavoro>  rispondo  restando sul vago.

 

Ha chiesto il mio parere senza prevaricare e senza essere arrogante. Lo trovo molto più riflessivo di una volta.

Ed io gli ho lasciato  aperta la porta della nostra vita. Può entrarci quando vuole.

Mi guardo intorno impaziente ,  abbiamo raggiunto un accordo e vorrei uscire da questa stanza che mi mette a disagio.

Mi aspettavo che qui dentro si creasse un’atmosfera  sensuale tra noi,  complici i ricordi erotici che si aggirano tra queste pareti, invece ci siamo calati nei panni di genitori-preoccupati-per-il-figlio e siamo riusciti a superare anche la nostra attrazione. Penso a queste mentre mi alzo per uscire.

Ma Christian prende la mia mano e mi fa  sedere di nuovo.

Lo interrogo con lo sguardo.

< Ana….      posso chiederti cosa è successo con Josè?> mi chiede scrutandomi intensamente come se volesse leggermi dentro.

Oh, no…., cosa gli viene in mente adesso.

Raddrizzo la schiena   e liscio i jeans nervosa.

<Sei sicuro di voler parlare di questo, ci farà rivivere il  dolore di quei giorni, non  possiamo farne a meno?>

<Ti chiedo solo una spiegazione, non voglio giudicare. Vorrei sapere perché era cosi arrabbiato. E’ stato lui a dirmi, anche se non esplicitamente, che Max era mio figlio>

“Ohhh….”

<Josè?> sono allibita, non riesco a capire.

 

<Sì, l’ho rivisto a Portland  l’anno dopo che era nato Max,  mi ha urlato in faccia che non avrei più rivisto ne te ne il …… bastardo, così l’ha chiamato> le ultime parole gli sono uscite con una smorfia come se avesse mangiato veleno.

<Oh mio Dio Josè! >

Non erano questi gli accordi con lui, cosa voleva fare?

Non doveva  parlare con Christian e in ogni caso assolutamente non lasciarsi sfuggire qualche particolare che lo potesse insospettire.

“che non avrei più rivisto ne te, ne il bastardo”……  “che non avrei più rivisto…”

Perché  si è espresso così?

Tutt’a un tratto mi è chiaro, era un  messaggio. Voleva attirare l’attenzione di Christian chiamando bastardo il bambino,  perché capisse che non era lui il padre.  Voleva dargli un motivo per continuare a cercarmi.

Ed è stato molto abile a camuffare il suo suggerimento  e farlo sembrare solo aggressività.

Scuoto la testa  rivolgendomi a Christian.

<L’ ha fatto apposta perché tu continuassi a cercarmi.

Avevamo un accordo preciso, non doveva  darti nessuna informazione su di me.

Ti ha parlato così perché  voleva…. voleva che mi ritrovassi> mi guarda allibito, non riesce a capire.

<Lui… lui sapeva che…> mi ingarbuglio sulle parole, non so quali usare.

E’ meglio che gli spieghi bene cos’è successo anche se mi costa, dovrò dirgli delle cose intime e segrete di me di cui non vorrei proprio parlare.

<Quando sono…. hemm scappata da te, mi sono rivolta a lui perché ero sicura che mi avrebbe aiutata.

Ci eravamo rincontrati  per l’incidente di Ray, ricordi, e la scusa che volevo stare con lui era plausibile.

Io dovevo assolutamente starti  lontana, rivederti o anche solo parlati equivaleva alla mia resa. Non avrei avuto la forza di respingerti.

Sarei tornata con te, e mi figuravo delle condizioni ancora peggiori perché mi ero ribellata ed ero scappata.> lascio scivolare queste parole, mentre  stringe le palpebre  con sofferenza.

<Quando vi siete sentiti al telefono, lui  ha recitato la sua parte e siamo riusciti a bloccarti, a tenerti lontano. Sapevamo che ci facevi seguire>, lo fisso inquieta, ho le mani sudate.

< e quindi,  d’accordo con lui abbiamo inscenato una storia d’amore che era inesistente. Una commedia che è servita ad allontanarti ancora di più.

Non hai più cercato di metterti in contatto con me, mi hai subito concesso il divorzio, ti sei ritirato dalla scena in silenzio. Avevamo raggiunto l’obiettivo>.

 

Christian è fermo, bloccato, sembra una statua di sale. E’ concentrato sulla mia bocca, sembra che non respiri.

<Restava da trovare il modo di nascondere la gravidanza.  A quello ci è venuta incontro la natura, facendomi crescere la pancia solo negli ultimi due mesi. Si poteva pensare che fossi in cinque mesi, quando invece ero quasi al termine. E’ stato un facile imbroglio, infatti tutti hanno creduto che fosse figlio di José>.

Lo sguardo truce che mi rivolge conferma che anche lui era caduto nel tranello.

<Quando ti ha detto cosi era per mandarti un messaggio  “CERCALA”. Lui sapeva…..>

La voce mi muore in gola.

Christian non mi presta attenzione. Ha lo sguardo sbarrato e allucinato, la sua voce è strozzata dallo smarrimento.

<Ma fammi capire, tu…..  sei rimasta con lui per tutti quei mesi. Ho visto diversi scatti   dove eravate abbracciati,  intimi.

Vuoi  dirmi  che   non avete mai….. non avete mai…..> si passa furiosamente le mani sui capelli

<che non ci sei andata a letto?..>

E’ sconvolto. Non riesco a capire se è per sofferenza o per sollievo, ma è fuori di sé.

<No Christian, non abbiamo mai fatto l’amore, non ci siamo mai neanche baciati. Al massimo mi teneva tra le braccia per consolarmi quando ero disperata  perché  TU mi mancavi da morire. Sono  stata sempre e  solo tua.  Il mio corpo ti appartiene >.

Sono in imbarazzo, abbasso lo sguardo e lo rivolgo alle sue mani che sono strette a pugno sulle cosce,  ma la mia lingua si è sciolta e non riesco a fermare questa confessione.

<Tu mi hai fatto diventare donna, tu mi hai fatto conoscere l’amore, tu sei entrato dentro di me e hai invaso ogni mia cellula. Non riesco a tollerare che un altro uomo mi sfiori>

“Ecco, ora lo sai”

Mi sento stanca, senza forze, vuota.

Non volevo rivelargli questi particolari, sono le mie tribolazioni. Avrei voluto rifarmi una vita con un altro uomo ma per  nessuno di quelli che ho conosciuto ho provato un qualche interesse.

Mi sono sempre sentita dentro un incantesimo, dentro una gabbia con solo e unicamente il fantasma di Christian.

Ma forse è  meglio così. Mi sono  tolta anche questo peso. Un pezzo alla volta  riuscirò a smontare questo muro di solitudine che mi sono costruita intorno.

E’ ammutolito, continua a scuotere piano  la testa strofinandosi le sopracciglia.

 

Capisco dai suoi movimenti che cerca di avvicinarsi,  la sua natura educata gli impone di non restare scostante.

Ma io non voglio il suo contatto in questo momento.

Ho bistrattato il mio amor proprio raccontandogli questi  i particolari,  ma   non voglio mendicare la sua pietà.

Sarei troppo debole se mi gettassi tra le sue braccia per farmi consolare. Potrebbe sembrare che l’ho fatto per coinvolgerlo  emotivamente e voglia usarlo per sedurlo.

Lo tengo lontano allungando un braccio e glielo dico con un tono risoluto, ma non sgarbato.

<Non ho bisogno del tuo compatimento. Per favore,  vorrei tornare da Max?>

Si ferma e non insiste, alza le mani  aperte per dirmi che rispetta la mia richiesta.

I suoi occhi grigi prendono una nuova  carezzevole sfumatura.  Sembra più leggero, sollevato.

Mentre usciamo passo uno sguardo veloce sul letto, sulle pareti,  fino alla porta della cabina. La ricordavo  più grande, ma la memoria m’inganna.

Una piccola cornice argentata attaccata alla parete vicino alla porta cattura il mio sguardo.

In  un attimo  mi ritrovo a guardare dentro i miei occhi che mi invitano, splendenti, a seguirmi.

Si vede quasi tutto il mio meraviglioso vestito da sposa, sono mezza girata che mi incammino nel  vialetto del parco, e porgendo indietro  la mano invito a seguirmi.

E’ una delle fotografie scattate al ricevimento del nostro matrimonio, a casa dei suoi genitori.

Ero riuscita a farmi forza, a superare la commozione e non piagnucolare.

Ma le  lacrime , dopo aver visto la fotografia, mi pungono gli occhi.

Christian segue il filo del mio sguardo  fino alla fotografia. Stringe le spalle.

<Anche tu sei sempre rimasta con me, nel mio cuore> e dicendomi questo mette entrambi le mani sul suo cuore e piega leggermente le labbra in un sorriso malinconico.

Sussultiamo entrambi sentendo   bussare  e Christian apre la porta.

E’ Miriam.

Ci avvisa che tra dieci minuti inizia l’atterraggio.

La ringrazio mentalmente per  averci interrotto, mi stava mancando l’aria e la situazione si stava facendo insostenibile.

Io esco frettolosamente e  vado  da Max ,  Christian raggiunge Taylor che sembra impaziente di parlargli.

Max si è svegliato ed è  inginocchiato  tranquillo, appoggiato al tavolino. Sta finendo di colorare il disegno.

<Mamma guarda, ti piace? Mi aiuti a mettere il mio nome?>  gli sorrido guardandolo con complicità.

Di solito la sua firma è solo la X finale, perché la M e la A gli vengono uno scarabocchio.

Se desidera scrivere tutto il nome significa che cerca di  fare bella figura.

Prendo la sua manina nella mia  e insieme scriviamo MAX  a lato del foglio, di traverso come i pittori.

<Posso regalarlo a Christian?> mi chiede muovendosi impaziente.

<Sì, certo. Credo gli farà piacere. Fammi controllare che sia tutto a posto>.

Prendo il foglio e lo guardo con interesse per dargli più importanza.

Ha colorato tutto per bene; è molto bravo ad accostare i colori ed ha imparato da poco a  non uscire dai margini.

Mi accorgo che nello spazio bianco che c’era sotto l’aereo ha disegnato lui  tre figure . Con un po’ di fantasia si possono riconoscere  una donna perché ha una specie di  triangolo al posto del corpo e i capelli lunghi, un uomo perché due rettangoli storti disegnano i pantaloni e un bambino in mezzo per la sua dimensione piccola.

Tutti e tre sono allacciati  per le asticelle che indicano le braccia e le mani con delle dita enormi. Nel cerchio tondo del viso  c’è uno smile  esagerato. Un capolavoro…..

<E questi chi sono?> gli chiedo  con sorpresa.

Riprende il disegno  e con un sospiro spazientito  mi dice <Mammaaaaa…. Ma siamo noi. Io, te e Christian… non lo vedi??>.

La sua espressione accigliata mi fa scoppiare a ridere. Aggrotta la fronte proprio come Christian.

Max si unisce alla mia risata, non aspettava altro.

Il mio  pensiero  va a  tutti i dubbi e problemi che si era fatto prima Christian.

Max nella sua innocenza l’ha già unito alla nostra vita. Con la semplicità che può esprimere la sua piccola  testolina, senza  ragionamenti tortuosi, senza condizionamenti.

Christian lascia Taylor  e si avvicina curioso, stiamo ancora ridendo di gusto.

<Dobbiamo sederci e allacciare le cinture, atterriamo tra poco> ci ordina burbero.

Max lo squadra da sotto  e smette di ridere.

Quando siamo tutti seduti e legati con la cintura, ci guarda sospettoso.

<Allora, posso ridere anch’io con voi? O cosa state combinando?>

Io stringo le labbra  reticente,  da me non saprà niente.

Voglio che Max si gestisca questo suo momento.

Cerca la mia approvazione per essere sicuro  ti poter fare quello che mi ha chiesto. Al   mio cenno di assenso prende il  disegno e lo porge a Christian.

<Ho colorato tutto il disegno, ti piace? Ho messo anche la mia firma sotto lì, vedi?> e gli  segna con l’indice il posto dove ha scritto MAX.

Io resto immobile, voglio vedere  la reazione di Christian.

Mi sento un po’ maligna, ma per una volta che sono in vantaggio  mi godo la scena…

E non resto delusa.

Appena  Christian si accorge delle tre figure che sono state  aggiunte da Max  nel disegno e il suo significato,  qualcosa gli va di traverso  e comincia a tossire.

Ci guarda a turno disarmato e si ferma su di me con un ghigno storto.

Sto trattenendo a stendo un sorriso perché è buffo.

 

Non possiamo intervenire per dargli qualche colpetto sulla schiena perché è seduto di fronte a noi e siamo legati alla poltroncina aspettando che l’aereo atterri.

Quando si riprende si rivolge a Max  scusandosi <E’…. molto bello, sei  stato bravo hai messo gli stessi colori che avevo pensato io>- fa ancora qualche colpo di tosse- <ma queste persone  non le ho  disegnate io. Questo sei tu?> gli chiede indicando il bambino piccolo.

Max  che era rimasto in imbarazzo dall’attacco di tosse, si rianima e gli fa cenno di si con la testa.

<Quello sono io, poi ci siete tu e la mamma. Avrei voluto  disegnare anche gli aquiloni, ma non ho fatto in tempo. Se ti piace lo puoi tenere, te lo regalo> conclude fiero, stringendosi le spalle.

Christian  scruta di nuovo  il disegno.

<E’ bellissimo Max. Lo accetto volentieri. Grazie> poi  si fa  pensieroso

<So già  dove metterlo.  Lo appenderò sulla porta del frigorifero in cucina…. È  lì dove si attaccano  le cose che si vogliono vedere tutti i giorni?>

Cerca una conferma che Max gli accorda subito.

<Anche la mamma appende i miei disegni sulla porta del frigorifero,  anche  i post-it per ricordarsi le cose>.

E con questa affermazione si sistema sul sedile e mette le braccia conserte.

Io ho sicuramente stampato in faccia un sorriso ebete, stavo osservando la scena in estasi. Mi piace vedere come si rapporta Max con Christian.

Sta prendendo confidenza, però resta al suo posto con  rispetto.

<Divertita? Ti sei gustata tutta la scena eh?> mi ammonisce  Christian a bassa  voce.

<Beh.. non capita spesso di vederti in difficoltà…. Eri buffo!  Ma hai avuto anche una risposta alle tue perplessità.  Sei più tranquillo ora?>

Accenna un  sì con la testa e  il suo sorriso  da.. Christian.

Poi scoppiamo a ridere tutti e tre insieme.

L’aereo atterra senza scossoni, quasi non ce ne accorgiamo.

Salutiamo e ringraziamo il personale di bordo. Max passa a dare la mano ai piloti e a Miriam.

Due SUV scuri   arrivano vicino all’aereo e scendono due uomini massicci con i capelli a spazzola, stile Taylor,  sono sicuramente gli addetti alla sicurezza.

Christian  e Taylor vanno loro incontro e si salutano. Si conoscono già. Parlottano un po’  poi Christian torna da noi.

<E’ tutto a posto. Hanno già predisposto le telecamere di sorveglianza e controllato la zona dove abiti. Lo so che non sei entusiasta di averli intorno, ma ritengo che sia il minimo indispensabile per  la vostra sicurezza. Meglio essere prudenti  sin d’ora. Quando trapelerà la notizia saremo già pronti  a contrastare qualsiasi invadenza>  tiene le mani strette a pugno sui fianchi in allerta.

<Mi dispiace, Ana, questo è il mio mondo. Cerco di restare in ombra e non essere al centro dell’attenzione, ma  sembra che facciano a gara per  divulgare qualsiasi pettegolezzo su di me, il più delle volte inventato.

Così  c’è sempre la probabilità di trovarsi  in balia di qualche  forsennato, mettendo in pericolo oltre a me anche  le persone che mi stanno vicino> aggiunge contrariato.

E’ ritornato nei panni di A.D., maniaco del controllo.

<Ok!  Hanno tutta la mia collaborazione, sono anch’io preoccupata, soprattutto per Max> lo rassicuro.

A questo punto è Inutile recriminare.

Mi presenta i due uomini, sono  Steve e Mark, arrivano entrambi da Seattle e fanno  parte del gruppo di bodyguard  preparati da Taylor, quindi  controllati e fidati.

Saliamo in auto,  Max seduto sul suo seggiolino e io  vado dietro con lui.

Christian si siede davanti con Steve che guida.

L’altro SUV ci segue e ci dirigiamo verso la casa di Emma.

 

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13 commenti

  1. Benedetta

    Stupendo bellissimo brava ….non vedo l ora di leggere l altro capitolo….

  2. lolly74

    favoloso..mi anche un po’ emozionata bravissima nn vedo l’ora di leggere il seguito…… 🙂

  3. Habanera

    Bisogna aspettare sabato prossimo per il resto?….troppo tempo…:((((((

  4. cris

    Che bello, sei bravissima. È coinvolgente sono curiosa di leggere il seguito. Comunque vedo che le cose tra Ana e Christian si stanno mettendo bene faccio il tifo. Continua così.

  5. EleSteele

    aaah aspettare una settimana è un’agoniaaaaaaaaa!!!!!!

  6. monica

    cioè bellissimo.. nn ho parole!!! sei mitica continua continua continua

  7. Carrie

    A me la storia mi intriga un sacco brava molto bella, l unica cosa mi piacerebbe vedere il ns Mr. GREY un po’ più dominatore, capisco che magari sta cercando di riconquistare Ana, ma ecco mi piacerebbe ci fossero ancora le sue 50 sfumature e ogni tanto la facesse impazzire un po’ di piu’ così mi sembra come dire un po’ castrato!!
    Comunque per carità’ e’ la mia opinione e la storia e’ tua!!

  8. Anthea

    Siete così……..impazienti!! 🙂

    Comunque grazie per i complimenti, per i consigli, vi leggo anche se ho poco tempo per rispondere.

    Buona estate e buona lettura a tutti/e

  9. Adry

    Bravissima!!!!!!!!!!! È solo che sono ancora troppo freddi……..

  10. Neemia Fortu

    fantastico!!!!!non vedo l’ora per il prox capitolo

  11. Ana x

    Anche io la penso come Carrie e lo vorrei più diciamo aggressivo, ma ovviamente è una tua visione e non possiamo pretendere sia fatto con lo stampo da tutte 😀

  12. lucy

    devo confessare che non mi piace questa versione della storia..ma leggo perchè parla di loro.credo che Anastasia non avrebbe mai lasciato Cristina…