Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

8°CAPITOLO

amore guarda non con gli occhi ma con l’anima…    (William Shakespeare)

Il pomeriggio passa frenetico tra i preparativi per la festicciola.

Io mi occupo della torta, e  mi cimento  con una ceesecake al cioccolato e  mousse di fragole fresche.

Bob si fa aiutare da Max a gonfiare i palloncini colorati per poi appenderli  in salotto, in cucina e in giardino. Ogni tanto qualche palloncino scoppia e Max urla divertito, saltando indietro e facendo finta di prendere paura. Non c’è stato verso di fargli schiacciare il suo solito  pisolino.

Mia madre ha recuperato  da un vecchio scatolone dei festoni arancioni, fanno tanto da “halloween” ma vanno bene lo stesso per dare un tocco di allegria.

<Vado a fare la spesa per la cena di questa sera> sbraita agitata mettendosi la borsa in spalla.

“Ma come? Non avevamo deciso di farci portare la pizza a casa?”

<Ho chiesto a Max qual è il suo piatto preferito… > sventola la mano mentre sale in auto.

“Ma per favore! E’ un divoratore di pizza”.

Bob alza le braccia, eloquente “Se si è messa in testa una cosa, lasciala fare”

Ok, mi arrendo. Non è solo per la festa di Max che c’è tutta questa eccitazione. Centra sicuramente l’arrivo del nostro ospite speciale, che a questo punto tutti attendiamo impazienti.

Christian arriva con qualche minuto di anticipo, lascia a mia madre, che gli va incontro per accoglierlo, una scatola di legno e ci raggiunge in giardino.

Si guarda intorno perplesso e un po’ a disagio ed io mi accorgo di trattenere i fiato.

L’ombra scura che attraversa il suo viso sparisce lasciando il posto a uno sguardo dolce che si posa su suo figlio.

Ecco, ora finalmente possiamo festeggiare e io riprendo il mio respiro normale.

Si toglie la giacca e   la cravatta,   libera i primi bottoni della camicia.

“Non  guardarlo, Ana…. Vai a prendere la torta!”

La torta  con quattro candeline colorate è pronta sul tavolo e  quando Max soffia cantiamo tutti insieme la canzoncina  “Tanti auguri”.

Mia madre si scatena con la macchina fotografica.

Max come attore principale, con me, con Christian, con Bob, tutti insieme con l’autoscatto.

Ci divertiamo  quando Max si mette in posa e fa il pagliaccio, ride, fa le linguacce, il broncio.

Beh,   così non avrà più da ridire sulle fotografie che le  ho mandato io.

Ci sediamo in giardino per mangiare  la torta, poi Max  coinvolge Bob e Christian nel gioco  con la palla.

Si avvicina mia madre e mi mette un braccio sulle spalle.

<Devi avere pazienza  tesoro,  quello che è successo lo ha segnato profondamente. Devi lasciargli il tempo di recuperare  il suo equilibrio. Parla con lui, cerca un confronto sincero e vedrai che riuscirete a riavvicinarvi. Siete così giovani> sospira guardandoli giocare insieme.

Apprezzo  le sue parole d’incoraggiamento, come una boccata d’aria fresca,  ne avevo proprio bisogno.

Christian, su invito formale di mia madre, resta  con noi anche per la cena.

“Ah, aah..  perché ho l’impressione che fossero già d’accordo?”

Forse per il cambio repentino di menù e per la bottiglia che ha portato Christian.

Futili intrighi di mia madre che pensava di  farmi una sorpresa. Mah!

Christian si avvicina   con il suo passo deciso  mentre mi appresto ad entrare in cucina.

<Ana, domani come rientrate a casa?> mi interroga severo.

<Con il pullman, come all’andata. Parte alle due del pomeriggio  dalla stazione> rispondo in soggezione.

“E’ sbagliato? Cosa ha in mente adesso?”

<Posso darvi un passaggio con il mio…  hemm.. jet> storce un angolo della bocca.

Per fortuna anche a lui fa sorridere il passaggio con il “jet“.

<Sul serio Ana, anch’io partirò  domani  a quell’ora  e posso far  modificare il piano di volo con lo scalo a Nashville.  Mi fermerò il tempo per accompagnarvi a casa  e  ti farò conoscere la squadra addetta alla sicurezza. Poi ripartirò per Seattle> – mi  scruta ansioso- <sembra complicato, ma è più facile che non farvi partire da qui in automobile>.

“Ah, beh… se è solo questo?”

<D’accordo  Christian, non è un problema. Anzi credo che Max ne sarà entusiasta>.

<Bene>  il suo viso si rasserena all’istante.

Che nostalgia…  volerò ancora con quell’ aereo….  la nostra prima notte di nozze.

Socchiudo  un attimo gli occhi per assaporare meglio quell’incantevole ricordo.

Un piacevole brivido mi percorre tutto il corpo.

Raggiungo mia madre in cucina per aiutarla a preparare la cena.

Le costolette di agnello sono condite, pronte per essere arrostite sul barbecue.

In effetti piacciono molto a  Max, ma mi resta inalterata la sensazione del complotto.

Arrotolo le patate nella stagnola per metterle a cuocere sotto la carbonella ardente.

Taglio le verdure  per  l’insalata  e un piattino di carote per il festeggiato.

Apparecchiamo il tavolo in giardino e  Christian stappa il Magnum  di Pinot Nero dell’Oregon che aveva consegnato prima  a mia madre. Lo versa nei bicchieri più grandi che abbiamo trovato in casa, per assaporarne meglio i profumi. Veramente delizioso.

Durante la cena  Bob  e Christian chiacchierano di un progetto di campo scuola in Sudan, ma non ho capito bene se è la Grey HEI che se ne occupa. Non sono concentrata sui loro discorsi, piuttosto osservo Max che , stranamente, resta seduto al suo posto, mangia  e gioca con due automobiline silenzioso.

Avrei scommesso che si lagnasse con  qualche capriccio per attirare l’attenzione.

Invece è  tranquillo, solo quando sente la voce di Christian si gira e lo fissa rapito seguendo con lo sguardo tutti i  movimenti che fa con le mani.

Quando Christian se ne accorge lo ricambia con un sorriso o gli fa l’occhiolino.

Ascolto pigramente le loro voci in quest’atmosfera calda e rilassante che mi fa sentire “a casa”, al sicuro.

Chi l’avrebbe detto. Sto cenando in compagnia   delle persone che amo di più al mondo.

Mi ricarico con  questo imprevisto benessere come fosse l’ultimo sorso d’acqua prima di affrontare il deserto, stringendomi in un abbraccio.

Max è stanco,  finito di cenare viene a sedersi sulle mie ginocchia con le macchinine.

Le fa girare un po’, ma ha la testa che penzola e   le palpebre che si chiudono, è stata una giornata lunga  anche per lui.

Prima che si addormenti lo prendo in braccio e mi alzo.

<Vieni tesoro, ti  preparo per andare a letto.>

Contesta poco convinto e poi  si arrende.

Quando è pronto lavato, profumato e  con il  pigiama lo riporto  per i saluti della buonanotte.

Bob è sul divano e guarda  un film in televisione, mia madre e  Christian  parlottano in cucina     e quando mi vedono arrivare smettono con complicità.

“Chissà cosa avranno da dirsi quei due?”

Max saluta la nonna e Bob, poi lo porto vicino a Christian.

<Vuoi  che questa sera ti legga lui la fiaba della buonanotte? Se è bravo come con gli aquiloni, chissà che avventura avvincente riesce a leggerti?>.

Max fa cenno di sì, è talmente stanco che non riesce neanche a parlare,  gli tende le mani.  Christian  se lo prende in braccio e  lo stringe al petto.

Socchiude intensamente  le palpebre.

Sono sicura che questi momenti gli resteranno nel cuore.

Non riesce  a leggere nemmeno due  pagine del “Gatto con gli stivali” che  Max è crollato nel mondo dei sogni, distrutto.

Christian resta  ad osservare quel visetto finalmente rilassato nel sonno, gli sposta i capelli, gli accarezza le braccia, rabbocca le coperte.

Stringo le braccia al petto appoggiata allo stipite della porta  in attesa.

Mi rivolge uno sguardo dolce, velato dalla tenerezza.

<E’… come avevo sempre immaginato che fosse, grazie.> sussurra.

Resto di sasso.

Con tutto il male che gli ho fatto,  lui mi ringrazia? Ancora!

<Perché continui a ringraziarmi? >

<Perché… adesso sono qui> mi dice  indicandomi la stanza.

<Perché  oggi  mi hai consentito di stare con lui per conoscerlo> prende fiato  e accarezza ancora la mano di Max,

Lo guardo perplessa.

<Non sei in collera con me? Io mi sento in colpa nei tuoi confronti>         – veramente mi sento una merda- <non intendevo farti soffrire…> Alza la mano per fermare le mie parole.

<Ana, per favore,  non continuare a tormentarti> sbotta seccato alzandosi.

<Ho riflettuto sulle ragioni che ti hanno fatto prendere quella decisione. Ho… ho preteso troppo da te.  Ti ho invischiato nella mia  vita depravata   e squilibrata con troppa leggerezza.  Tu eri…. eri  giovane, inesperta,  e assolutamente   impreparata  ad affrontare il mio mondo torbido. Ed io non me ne sono reso conto, anche  se  dentro di me lo avevo intuito, non sono riuscito a proteggerti>

Fa un sospiro liberatorio.

<Non sono in collera con te… io volevo averti ad ogni costo> sibila appena.

<ma  l’ amarezza  che mi ha riempito la vita in questi anni non svanisce  così…> strofina le dita con un gesto vago.

“Giovane inesperta?” provo a ricordare la Ana di allora. Ero veramente tanto ingenua?

E perché rivendica la sua responsabilità?

<Ti prego non farmi sentire ancora peggio, non è stata colpa tua>

Ci sono tante cose che vorrei dirgli, ma ho paura di sbagliare. Perché è così difficile.

Mi trascina fuori  <Vieni, lasciamolo dormire>.

Usciamo dalla camera di Max e ritorniamo in cucina.

<Non  voglio parlarne, ci facciamo solo del male se continuiamo a rimuginarci sopra> mi accarezza la guancia con il dorso della mano, togliendomi il labbro che stavo tormentano con i denti.

<Domani mattina  vengo a prenderti alle quattro. Ce la fai a svegliarti da sola o  devo telefonarti?> dice perentorio cambiando tono e argomento.

Aggrotto la fronte <Alle quattro? E’ ancora buio. Vuoi andare a correre così presto?>

<No> sorride malizioso al mio impaccio <niente corsa domani, faremo… qualcos’altro….> lascia in sospeso la frase stringendo gli occhi a fessura.

Siamo a Savannah…. alle quattro del mattino, ho capito cosa vuole fare.

Ricambio il  suo sorriso, ma esito.

<Ho  un volo in aliante prenotato per domani mattina. Vorrei che tu mi accompagnassi….  Ci terrei veramente. Ho già chiesto a  Carla.  Si occuperà  lei di Max fino a quando non torneremo>  dice con enfasi.

Ah!  Ecco cosa stavano tramando prima.

<Chissà perché mi sembra di non avere scelta?> borbotto  cercando di apparire scocciata, ma i miei occhi scintillano. Sono felice che me l’abbia chiesto.

<Vuoi una scelta? Va bene allora scegli  se dirmi di sì o farti trovare pronta alle quattro di domani mattina.> Adduce poco convinto a un tono deciso.

<Mi arrendo,  scelgo… tutte e due le soluzioni. Certo che hai dei metodi molto persuasivi>.

Intercetta al volo il pugno che intendevo tirargli scherzosamente sulla spalla, stringe qualche istante la mia mano e poi strofina delicatamente le labbra sulle nocche.

<Siamo d’accordo allora.  E’ ora che io rientri in hotel.  Vai a dormire anche tu,  domani mattina  devi alzarti presto> mi ordina adesso veramente categorico.

I suoi cambi di umore repentini riescono ancora a confondermi.

Saluta  sbrigativo mia madre e Bob.

Mi scruta con il suo sguardo enigmatico <A domani> mormora uscendo e richiudendo la porta.

Raggiungo  subito mia madre in cucina con aria cospiratoria. Sono curiosa, voglio sapere cosa si sono detti.

<Oltre a chiederti di badare a Max domani mattina, e ti ringrazio per aver accettato, posso sapere cosa vi siete detti? Avete parlato di me?> le chiedo ansiosa.

<A dire il vero l’argomento era Max. Mi ha detto che   aveva   perso le speranze di  ritrovarvi  e della gioia che ha provato oggi quando lo ha tenuto tra le braccia.

Anche che si preoccuperà per il vostro benessere futuro, ma credo che questo tu lo sappia già.

Tesoro, non conosco il meccanismo che mette in moto questo … controsenso, ma lui è preso da te ancor più di prima, se questo è possibile, perché eri già tutto per lui.

Lo hai fatto soffrire quando sei scomparsa  con suo figlio  . Ma non ha mai smesso di cercarti e neanche di amarti.    Chiamalo masochismo se vuoi, ma questa è  quello che ho visto> mi risponde con affetto.

Scuoto la testa. “No, non è così”

<Mi ha detto chiaramente che non vuole complicazioni sentimentali. Può darsi che sia ancora attratto da me, ma non vuole  avere una relazione.> Obietto scoraggiata.

“Sono cambiate troppe cose, non c’è più la nostra complicità, la nostra “bolla”.

<L’ha detto e magari ne sarà anche convinto. Mette  delle regole  per paura di sbagliare  e non riuscire a conquistare l’affetto di suo figlio. Ma al cuore non detti regole e  il suo  non parla così. Devi  avere pazienza  e dargli la possibilità di scoprirlo da solo>.

Mi bacia  sulla fronte, un bacio di mamma che scalda il cuore come le sue parole di incoraggiamento.

<E tu? Cosa ti dice il tuo cuore?> mi chiede premurosa.

<Io… io lo amo, mamma, non ho mai smesso neanche un istante di amarlo.

Ma ritrovarlo così all’improvviso, mi ha preso alla sprovvista, è successo tutto così in fretta. E’ tutto  troppo incasinato… non lo so>  mi sento impotente.

Non riesco a pensare nitidamente ai miei sentimenti per Christian. Il futuro di Max e la sua serenità  hanno la priorità su qualsiasi altra cosa.

<Tesoro, non devi prendere una  decisione in questo momento> dice per confortarmi <dormici sopra, domani, come si dice,  è un altro giorno>.

<Grazie mamma> ricambio il suo bacio sulla fronte.

Finiamo di riordinare insieme, poi controllo che Max  sia coperto e vado nella mia camera.

Prendo il notes dalla borsa e scrivo per una buona mezz’ora. E’ stata una giornata  ricca di spunti per i miei appunti e li annoto per non dimenticarli.

Prima di coricarmi  faccio una doccia. Lascio che il getto dell’acqua calda mi massaggi le spalle   e mi aiuti a distendere le tensioni.

Rinfrancata e con quel senso di benessere della doccia calda   mi infilo tra le lenzuola e  stringo  il cuscino tra le braccia.

Chiudo gli occhi e mi concentro su Christian.

Riesco a  pensare a lui  talmente  intensamente che ho l’impressione di averlo vicino, di toccarlo.

E’ successo spesso durante questi anni, ne ho avuto bisogno  per mitigare l’ inquietudine  per l’isolamento che mi ero imposta.

Quando il dolore per la sua lontananza diventava  insopportabile, chiudevo gli occhi e rievocavo lui con il suo profumo, la sua pelle morbida e calda, i suoi capelli setosi, le sue mani che mi accarezzavano. Sognavo di stare fra le sue braccia, l’ardore dei suoi baci, l’intensità dei suoi occhi grigi e lussuriosi, la passione con cui toccava ogni angolo del mio corpo.

Lui, il mio dolce,   affascinante, eccitante ed eccezionale amante.

Sensazioni che oggi, quando mi ha stretta a se,  si sono ripresentate dal vero ancora più intense.

Il suo buon profumo da… Christian,  inebriante, seducente.

Un’inconfondibile fragranza  che ho sempre adorato.

“Dio quanto mi è mancato”.

Stringo di più il cuscino e lo immagino qui,   che mi guarda sensuale,  pieno di desiderio,  che mi tira indietro i capelli per scoprire e annusare il collo. Sento il calore del suo respiro,  le sue labbra esigenti  mi sfiorano  fino ad arrivare  a mordere  le mie.

Un  bacio profondo,  la sua lingua che danza sempre più audace. Che mi cerca, che si disseta con il mio desiderio.

Le sue mani  mi accarezzano  i seni tormentando i capezzoli  fino a procurarmi una fitta elettrizzante  che arriva a tutte le mie terminazione nervose.  Li lecca, li succhia,  accendendo  la mia brama. Mi accarezza il ventre, sfiora l’ombelico  e scende  all’interno delle cosce …..

Il cuore mi batte forte e  respiro con affanno. Sento su di me l’energia  del suo tocco.

Le mie mani scivolano sotto le lenzuola  e mi accarezzano  il corpo eccitato e sudato. Si fermano sul seno, i capezzoli  stuzzicati dalle dita sono  ritti e durissimi.

Scendono sui fianchi e si fermano sul ventre.

Prendo    la sua mano

,  la faccio scendere fino al pube e stimolo  il mio sesso gonfio di piacere.  “Sei mia” mi sussurra.

Un cerchio, un altro cerchio, il mio respiro accelera insieme al ritmo delle carezze. Arrivo   al culmine e mi lascio andare   all’intenso piacere  che appaga, finalmente, la voglia di lui che avevo dall’abbraccio di questa mattina.

Domenica

Esco puntuale alle quattro, lui e Taylor mi stanno già aspettando accanto al SUV nero.

Mi viene incontro  per salutarmi e mi bacia delicatamente  sulle guance.  I suoi modi educati  e galanti mi fanno sempre sentire una regina.

<Buongiorno Ana>

Mi soffia il suo saluto tra i capelli, strofinando leggermente il naso.

<Hai un aspetto luminoso e rilassato. Hai riposato bene?> i suoi occhi magnetici cercano curiosi di leggermi dentro.

<Buongiorno Christian, si grazie  ho dormito molto bene>  rispondo forse troppo sbrigativa.

Per fortuna è ancora buio, spero che  non  si accorga del mio rossore, riesce sempre a mettermi così…  in imbarazzo.

Faccio un cenno di saluto con la testa a Taylor che ricambia con una cortesia glaciale. “Ce l’ha con me?”

Entro in auto e mi siedo dietro con Christian.

<Cosa c’è Anastasia? Devi dirmi qualcosa> Stringe le palpebre per fissarmi attentamente.

Oddio,   come fa a capire il mio stato d’animo così, con uno sguardo.

No!  Non posso certo dirti  che ti desidero da morire e  che ieri sera ho fatto l’amore con te.

Cerco di motivare diversamente il mio disagio, sperando di imbrogliarlo.

<Hemm…. Sono emozionata o meglio, timorosa oppure…  non so decidi tu. Si tratta sempre di un volo in aliante. Non lo faccio tutti i giorni>.

Scuote la testa storcendo le labbra, non l’ho convinto molto.

<Vuoi sempre venire a volare? …Con me?> mi chiede insicuro.

Ha timore che io ci ripensi?

<Sì certo che vengo> lo rassicuro <solo che è come…  prima di salire sull’ottovolante, batte forte il cuore ma non vedi l’ora di partire….>

“o come….. quando  penso al tuo sguardo ardente di desiderio e alle tue mani che…”

Soffoco una smorfia   e mi giro a guardare la strada. Ci stiamo dirigendo a Sud verso l’aeroporto.

La luce della luna rischiara il paesaggio e  una sottile linea chiara dell’alba si affaccia all’orizzonte; c’è poco traffico.

Raggiungiamo il CIRCOLO VOLOVEISTICO di BRUNSWICK   e  nella larga pista dove sostano alcuni veicoli   incontriamo   Bill, il pilota del trainatore.

Scambiamo un saluto convenevole, poi Bill si mette d’accordo con  Christian e Taylor per  gli aspetti tecnici del volo.

L’aliante è pronto sulla pista di decollo.

Christian,  mi aiuta ad indossare il paracadute guardandomi con un sorriso sardonico.

“Ti piace ancora legarmi, Mr. Grey”  penso, ma evito di fare commenti.

Ci mette grande attenzione e mi stringe tutte le cinghie. Guarda soddisfatto il suo lavoro.

<Sei pronta, Sali! Sul posto davanti> obbedisco subito.

Finisce di assicurarmi al sedile, poi si prepara lui. Avverto che si siede dietro  e chiude  la cupola sopra di noi.

<Mi senti bene Ana? Come  va con i battiti del cuore?> mi chiede scrupoloso.

<Ti sento   forte e chiaro, invece il mio cuore  è rimasto fuori e sta correndo impazzito per la pista. Lo recupero in corsa….. > ridacchio  nervosa.

Vedo il velivolo da traino che si sposta, tende il filo  cui siamo agganciati e ci muoviamo anche noi.

Delle voci  gracchiano alla radio, è un rumore che da fastidio. Socchiudo gli occhi.

Ho veramente il cuore a mille, ma non ho paura. Sono con lui e mi sento al sicuro. Ricordo  il primo volo che abbiamo fatto. E’ stato stupendo e voglio godermi ancora di più questo.

Dopo qualche strattone, ci alziamo dolcemente nel cielo di un colore blu profondo con alcune stelle tra le più alte che brillano ancora.

<Siamo partiti Ana.  Come ti senti?> mi chiede di nuovo premuroso.

<Christian… è stupendo, meglio di come lo ricordavo. Sembra di volare verso … l’infinito> gli urlo in preda all’eccitazione.

Sono  rapita completamente dai colori  che si susseguono  all’orizzonte.

Dai primi più freddi, poi pastello fino a intravedere il giallo che si intensifica  sempre di più e all’arancio che entra prepotente. Sopra il cielo dalle tenebre blu schiarisce diventando un azzurro intenso che va ad abbracciare l’arancio e la piccola porzione di sole che fa capolino. Una meravigliosa danza di colori che la natura ci regala per dare il benvenuto al nuovo giorno.

Mi sento cullata da questo  fluttuare  nel vento . Entro in uno stato di benessere che mi  mette una pace indescrivibile.

<Ana, mi senti,  rispondimi, ANA ! Stai bene?> La voce  sgomenta di Christian mi riporta dentro la carlinga.

<Sto bene Christian. E’ bellissimo> grido sventolando un braccio in alto.

<Attenta che lo faccio girare> mi avverte inclinando l’aereo e ci troviamo a testa in giù.

Trattengo il respiro. Cosa ci trova di divertente in questa manovra?

Quando  lo raddrizza, mi incita.

<Prendi la cloche, tienila ferma. L’ago del quadrante deve rimanere al centro, ricordi?>

“Accidenti, stiamo ripetendo le stesse cose. O forse è così che si svolge il volo?”

Seguo le sue indicazioni con precisione e riesco a reggere la cloche. Fantastico, è eccitante sapere di avere il controllo,  ma  sono consapevole che lui  può  correggere un mio eventuale errore.

Mi lascia pilotare per  qualche minuto, poi riprende il comando, siamo vicini al momento dell’atterraggio.

Scendiamo l’ultimo pezzo in picchiata  verso il prato. L’aliante si ferma inclinato e Christian si libera dalle cinture e poi mi aiuta  ad uscire dalla carlinga.

Siamo entrambi  elettrizzati dall’emozione, con l’adrenalina  che ci riempie il corpo.

Mi tiene un braccio sopra le spalle mentre ci dirigiamo verso  l’auto.

Taylor ci apre gli sportelli.

<A cosa pensavi lassù?> mi chiede Christian <ti chiamavo ma non rispondevi, mi hai fatto prendere uno spavento>.

<Ero in una sensazione di pace assoluta, mi spiace non ti ho sentito. Dopo il timore iniziale, trovarmi davanti a quello spettacolo è stata una cosa … fuori dal mondo>

Si ferma per guardarmi,  piega la testa e un sorriso soddisfatto si stampa sul suo caro viso.

<Ti è piaciuto di più…  dell’altra volta?> mi chiede sollecito.

Ricambio il suo  sorriso, è così bello vederlo felice.

Stringo le spalle.

<E’ stata un’emozione diversa. Sapevo a cosa andavo incontro e  l’ho vissuta  interamente e  appieno, senza pregiudizi e paure. Se devo scegliere forse sì, preferisco  questa….  Una  “seconda volta”> il mio tono è ancora esaltato  per la suggestione del volo.

Ma scandisco bene le parole, so che può interpretare il mio messaggio.

Mi scruta  pensieroso.

In auto  continua a guardarmi senza parlare.

<Christian, avrei un’altra  “seconda volta” da proporre>  ho la sua attenzione.

<Mi porti a far colazione? Ho una fame …. Non ho mangiato quando mi sono alzata>

<Ah, ah….. Mi rubi le battute…  avevo in mente la stessa cosa, anch’io ho fame>.

<Ci fermiamo alla caffetteria>  ordina  a Taylor, poi si gira di nuovo verso di me.

<Un’altra seconda volta, Anastasia> e sorride compiaciuto  scuotendo la testa e di nuovo rilassato.

Quando entriamo mi dirigo subito al  bagno  a sistemarmi, lasciando a Christian il compito di ordinare.

Al mio ritorno lo trovo  seduto a un tavolo in fondo alla sala.

E’ solo, Taylor fa colazione  vicino all’entrata.

<Hai già ordinato anche per me?>  gli chiedo.

<Mmm….  Sì, ti ho ordinato il caffè… >  aspetta una mia reazione, che gli dica che si è sbagliato.

<Grazie, ti sei ricordato di chiederlo ristretto?>.

“Mi piace giocare con te  Mr. Grey”.

<Ana… mi prendi in giro>  scuote la testa divertito.

<Ho fatto la stessa cosa che hai fatto tu? Tu mi hai preso in giro?> e scoppiamo  in una ridicola risata.

“Ridi, ridi ancora …. Per favore”

Arriva la cameriera con il vassoio  ricolmo.

Christian la tratta in maniera informale, non staccata.

La osservo, non  ha  la  reazione  sei-bello-da-svenire  per  Christian. E’ gentile e premurosa ma non si impalla davanti a lui e non boccheggia prima di parlare.

Danno l’impressione di conoscersi.

Come il solito ha esagerato a ordinare,  c’è da  mangiare per almeno quattro persone. Prendo il mio tè   e alzo la tazza in segno di apprezzamento.

<Mmm… vi conoscete?> lo interrogo  riferendomi alla cameriera.

<Chi Sandra? Uh, uh.. fa sempre il turno di mattina, la incontro spesso.>

Sorseggia il suo caffè  e si avvicina per parlarmi piano <è  simpatica e lesbica> mi svela facendomi l’occhiolino.

“Ah, ecco perché è immune!”

<Vieni  spesso a volare  con l’aliante? > gli chiedo mentre imburro il pane tostato.

<Praticamente  ogni volta che vengo a Savannah, dieci-quindici  volte l’anno. Sono organizzati bene ed è il posto dove preferisco volare>.

Aggrotto  la fronte,  ma cosa viene a fare qui così spesso? Non mi sembra  di aver mai sentito  niente in merito.

C’è qualcosa che  mi sfugge.

Sembra che  mi stia leggendo nel pensiero e risponde alla mia perplessità.

<A Savannah ho  una azienda di import-export  che si occupa del trasporto transoceanico nell’Atlantico. Ricordi  quando ti ho raggiunta  qui da tua madre, dopo la tua laurea?>

Il mio sguardo si solleva automatico per recuperare quei  frammenti del passato.

Chi si dimentica quei giorni, stavamo trattando il “Contratto Sottomessa”  e io sono scappata  da mia madre, per schiarirmi le idee.

E  l’emozione nel trovarmelo davanti il giorno dopo, nel bar dell’ hotel… un colpo al cuore.

Faccio un sospiro e finisco il mio pancake . Il mio stomaco finalmente  smette di brontolare.

Christian  ha appoggiato le  posate sul piatto e  messo le mani unite davanti alla bocca.

Deve dirmi qualcosa, ma tentenna un poco prima di proseguire.

< Ero interessato a un lotto di terreno e ho concluso le trattative dopo qualche mese.  Avevo un progetto in mente, ma  non te ne avevo parlato perché doveva essere una…. sorpresa.

Quando tu ti sei trasferita qui, da Portland,  a casa di tua madre,  ho deciso di aprire questa commerciale…>

Una nota di disagio attira la mia attenzione.

<Cosa c’entra il mio trasferimento? Non stavamo più insieme> lo interrogo  con cautela.

Spero in una spiegazione diversa da quella che intuisce la mia mente.

Si sposta nella sedia  e si guarda in giro come a chiedere  ispirazione su cosa dirmi.

<Perché,  avevo un motivo  per ritornare qui a Savannah.

Poi sei….    sparita,   non riuscivamo ad intercettarti da nessuna parte.

Non  avevo  pace, Ana, mi sono legato a questo posto con la speranza che un giorno tu tornassi da tua madre. Se c’era una possibilità di ritrovarti era questa>.

Si prende la testa tra le mani, è frustrato e gli sta costando un grosso sforzo rivelarmi questi particolari.

Penso, però,  che gli faccia bene sfogarsi e io voglio sapere.

<Mia madre non sapeva dov’ero> puntualizzo.

<Ne ero consapevole. L’avevo  incontrata solo una volta. Appena te ne sei andata. Era nella mia stessa disperazione e ho capito che non aveva idea di dove ti fossi rifugiata. Non l’ho più  disturbata>.  Risponde desolato.

Lo sapevo, lo sapevo, l’ho sempre saputo che lui mi stava ancora cercando.  Non erano esagerate le mie precauzioni.

Lo sapevo e….. accidenti mi costa ammetterlo,  in fondo al cuore lo speravo.

<Il nostro incontro al parco non è stato casuale, quindi. Mi stavi pedinando.>  Affermo seccata.

Scuote la testa,  dispiaciuto <Non sapevo assolutamente che fossi qui.

Ci siamo davvero incontrati per caso. Io..  non dovevo neanche essere a Savannah.

Ho sostituito Ros,  che non era riuscita a rientrare dalla Corea in tempo. Sono partito mercoledì all’ultimo momento in fretta, tralasciando altri impegni. >

L’amarezza si impadronisce del suo volto.

<Non era così che avevo immaginato di ritrovarti.  Non volevo incontrarti di persona, non subito almeno.

Mi sarebbe bastato solo  vedervi da lontano, assicurarmi delle vostre condizioni.

Ma sono tutte supposizioni che avevo nella testa. Realmente non conoscevo le mie reazioni.

Invece, quando ti ho  riconosciuta da lontano pensavo fosse la mia fantasia. Ma anche Taylor  stava guardando dalla tua parte. Ci siamo fermati a osservarti  per qualche minuto mentre facevi stretching. Ero incredulo e  tutti i miei propositi di non avvicinarti  sono svaniti. Mi sono ritrovato davanti a te senza accorgermene>  mi stringe le mani tra le sue.

<Non ti volevo intimidire. Quando mi sono reso conto della tua reazione, era troppo tardi. Mi dispiace, non sono riuscito a fermarmi . E’ stato un colpo anche per me, non ti sei spaventata solo tu>.

Gli  credo, a questo punto non ha motivo di mentirmi.

O meglio, non mi ha mai mentito.

Continua a tenere strette  le mie mani.

Questo contatto e la nostra comune sofferenza  sembra che potenzino l’empatia che proviamo l’uno verso l’altro.

“Come posso dirti che in tutti questi anni mi rinfrancavo  accertandomi giornalmente  sulla tua vita, sui tuoi successi convinta che  eri riuscito a farcela, che eri soddisfatto  e felice. E che da quando ti ho rivisto e ho capito che non è andata così il mio cuore si sta frantumando in mille pezzi”

Non c’è risentimento nelle sue parole  e l’unica responsabile di questo tormento sono io con la mia egoistica  idea di scappare con suo figlio.

Non riesco più a trattenere le lacrime, ma non voglio dar spettacolo qui in pubblico. No! Per favore.

Cerco di mantenere un contegno normale e con un filo di voce  gli chiedo se possiamo andarcene.  Vedo che lascia dei soldi sopra il tavolo, poi mi afferra  per un braccio e mi accompagna fuori.

Saliamo  nei sedili posteriori del SUV . Taylor  resta fuori vicino alla portiera.

Mi sono calmata, ma le lacrime restano in agguato. Forse l’ho interrotto,  mi deve dire ancora qualcosa. Non so se buttargli le braccia al collo, oppure prendere  le distanze.

Nel periodo  in cui siamo stati insieme non mi aveva mai parlato così apertamente, ricordo  quello che dovevo escogitare per estorcergli qualche informazione.  Potrebbe essere un suo modo di chiedermi  di aiutarlo, è così incerto, quasi confuso.

Ho un groppo in gola e non riesco a dire niente.

<Ana,  non voglio che tu senta degli obblighi nei miei confronti. Non saremmo onesti con noi stessi.

Se ritieni   sia meglio che resti fuori dalla  tua vita e quella di Max,  mi faccio da parte. Mi basterà sapere che state bene, oltre a provvedere al vostro mantenimento. > chiude gli occhi nell’attesa del mio responso.

Questa era la pena che  aveva dentro,  era qui che voleva arrivare, darmi una via di uscita.

Ma cos’è successo, perché ha cambiato idea. Ieri ha detto che voleva stare vicino a Max.

Forse preferisce allontanarsi lui,   piuttosto che rischiare che  sparisca di nuovo.

Non ha più nessuna fiducia in me, ma come posso pretendere che ce l’abbia dopo che me ne sono andata senza spiegazioni.

Come posso  rassicurarlo?  Io non voglio  che le nostre vite si dividano.

Non resisto, mi  sposto  accanto a lui  e  gli metto le braccia al collo guardandolo intensamente.

I suoi occhi  grigi sono un lago scuro.

Non voglio  che soffra  ancora per colpa mia.

<Vorrei darti la certezza che  dalla vita di Max non puoi più uscire, tu sei suo padre, lui è tuo figlio. Questa è la cosa giusta,  lui ha bisogno del suo papà>  spingo la mia fronte sulla sua con forza, come per fargli entrare nella  testa il mio pensiero.

< Vorrei poter riscrivere questi ultimi anni diversamente.  Ma questo non è possibile, lasciami almeno  rimediare ai danni che ho fatto. E’ tuo figlio, non ostacolerò il vostro legame>.

Mi risiedo al mio posto, non voglio che si senta in imbarazzo, ma continuo  a sostenere  il suo sguardo.

Mi fa cenno di si con la testa, ha capito ed io spero  di non sentire più da lui questi vaneggiamenti.

Abbassa il finestrino e chiama Taylor che entra in auto e  ci riporta a casa.

Durante il viaggio non parliamo più, restiamo  ognuno al suo posto, ognuno con i propri pensieri.

Cerco di analizzare questi sentimenti altalenanti che si accavallano nella mente.

Tutti compressi dentro un continuo stato di timore.

Stiamo affrontando un pezzo per volta la ricostruzione di quello che vorremmo un rapporto soddisfacente che ci possa permettere di crescere insieme nostro figlio.

Ma quanta fatica, ogni passo  è carico di dolore e lo facciamo con una cautela esasperata.

Io per prima  mi rendo conto di non essere sempre spontanea, un timore inconscio inibisce  anche le mie  più semplici iniziative.

Ho bisogno di staccarmi dalla sua presenza, non vedo l’ora che arrivi  questa sera. Chissà che tra le mura amiche della casa di Emma   riesca a riflettere  su come comportarmi con quest’uomo sempre più enigmatico e  impenetrabile.

 

CLICCATE QUI PER LEGGERE IL 7° CAPITOLO.

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

 

18 commenti

  1. monica

    è stupendo… qst storia mi ha rubato il cuore davvero!! mi raccomando continua sempre e spero ke qst loro agonia finisca presto… grande!

  2. Anthea

    Grazie….. 😉

    perchè a voi escono le faccine e a me no???

  3. cris

    Bellissimo, coinvolgente. Molto originale l’idea della “seconda volta” fai rivivere ai protagonisti quei particolari momenti con uno spirito diverso, più maturo. Aspetto con ansia il seguito.

  4. Adry

    Bravissima bello bello bello!!!!!!!!!! Mi è piaciuto tantissimo anche l’atteggiamento di Taylor trovo giusto che sia inc. nero con lei dopo tutto quello che Christian ha passato. Ora credo sia giunto il momento che la loro passione esploda di nuovo!!!!!!!!!!!

  5. lolly74

    bello bello…nn vedo l’ora del prossimo capitolo….aspetto con ansia…bravissima 😉

  6. elena

    ciao scrivi bene..per caso hai letto fifty shades and more?

    • Anthea

      ciao Elena, non ho letto quel libro che dici. Me lo consigli?

      • marlen

        ciao sono marlene io sto leggendo il primo libro da una settimana e l’ho quasi finito leggilo è bellissimo..

  7. dada

    straziante ed intenso…un amore che resiste al tempo…ti prego falli tornare insieme!?! bravissima comunque

  8. Ana x

    E’ bella, bellissima e tu mi fai soffrire come un cane..

  9. serenity

    ancora.ti prego ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaa ahahhaha

  10. Habanera

    Brava, brava…..da come si mettono le cose mi sa che LUI ci mettera’ un po’ a riacquistare la fiducia in LEI….ci riserverai altre sofferenze? LEI secondo me si meriterebbe proprio di stare un po’ sulla corda…

  11. yasmin

    bravisima è bellisimo mi fai sognare 🙂 complimenti