Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 7°

Raggiungo il ristorante con un taxi.

Trovo Thomas ad aspettarmi fuori,  vicino all’entrata.

Giacca e pantaloni color marrone di taglio sportivo con finiture di pelle, maglietta nera aderente di Armani che sottolinea i pettorali gonfi.

Si sposta un ricciolo ribelle dagli occhi scuri che risplendono sull’abbronzatura….

Naturale? Lampade?   Mmm… propendo di più per la prima.

<Buona sera Rose….> mi stringe la mano  e  inclina di lato la testa guardandomi  con approvazione <sei splendida, ti dona molto questo colore>.

Non mi sono  cambiata di abito, ho solo aggiunto un largo foulard di seta sulle spalle che mi sistemo leziosa.

Oh… che galante….

Speriamo che non tenti di farmi la corte per tutta la sera,  proprio no.

” Ma da quando siamo passati al tu…?”

<Thomas… > faccio un cenno di saluto con la testa <grazie, sei molto gentile>

Mi adeguo  alla sua confidenza  e spero che le smancerie finisca qui.

Dopo l’incontro con Christian non sono proprio del mio umore migliore. Sono tesa e ansiosa,  averlo rivisto mi ha resa parecchio inquieta.

Entriamo in  un locale moderno. L’arredamento è  minimalista  e molto raffinato.

I tavoli sono in gran parte  occupati,  ma è molto silenzioso e  siamo accolti da una rilassante melodia   di musica lounge in  sottofondo.

Ci  accompagna il  maître  ad  un  tavolo  nell’angolo del terrazzo  che si affaccia alla baia.

L’acre profumo di salsedine arriva alle narici trasportato da un venticello  che soffia carico di umidità e promette burrasca.

All’orizzonte il tramonto traccia una linea scura alle  costruzioni sulla costa e il mare riflette una spettacolare fascia arancione.

Il cameriere ci porta la carta.

<Che ne dici se mangiamo prima di parlare di lavoro?> mi chiede affabile.

<Sono d’accordo, ho proprio appetito. Quali sono le specialità di questo locale?>

Rispondo curiosando i nomi dei piatti tra le righe del menù.

<Le ostriche sono fantastiche, ti piacciono?> inarca appena un sopracciglio.

Colgo un ombra furtiva di malizia.

“Ostriche….. oh, mio Dio no. Lasciamo perdere.”

Fa caldo, si è alzata la temperatura di almeno tre gradi.

<A dir la verità non ne vado pazza, preferisco scegliere un altro piatto>.

Mento spudoratamente  e la voce stridula tradisce il mio disagio.

Al solo pensiero di appoggiare le labbra su quei molluschi mi si aggroviglia lo stomaco.

Tengo lo sguardo incollato al menù, spero che Thomas non se ne sia accorto.

Decidiamo per degli invitanti cestini di frolla con tartare di branzino e olive nere. Come secondo piatto orata di mare al cartoccio con pomodorini confit.

Dalla carta  dei vini sceglie con metodo un vino bianco secco, Chardonnay del Sonoma in California,  e il sommelier conferma con un segno d’intesa che la scelta è appropriata.

Parliamo dei nostri interessi e dei nostri hobby,  evitando entrambi di andare sul personale.

Con il mare vicino è naturale che la maggior parte del suo tempo lo dedichi a sport acquatici, vela, surf. Caspita! Un vero fanatico.

“Beh avevo ragione   abbronzatura naturale…”

Lo osservo mentre ascolto con attenzione la sua  voce,   calda e coinvolgente, senza particolari inflessioni.

Quanti anni avrà? Trentacinque… quaranta…. Mah!  Non sono brava a dare l’età alle persone.

Il fisico è atletico e tonico, la pelle asciugata dal sole. Le mani sono forti e  vissute. Nessun anello alle dita.

Mi parla del Mar Mediterraneo dove si è divertito di più a  veleggiare.

E’ membro  dell’equipaggio di una barca a vela e ha partecipato a diverse regate.

Grecia, Italia, Spagna, Francia  le nazioni che si affacciano a questo stupendo mare e che ha visitato.

E qui arriviamo in terreno amico, per una volta non mi sento   inadeguata e posso intervenire con cognizione.

Quindi  a mia volta,  senza spiegargli quando, perché e con chi, gli racconto della mia esperienza nel mare  della Costa Azzurra, dandomi un tono sulla mia pratica con la moto d’acqua.

Stuzzicato  dal mio fervore,  mi confida degli aneddoti  che gli sono successi in mare, la maggior parte divertenti, alcuni invece raccapriccianti,  rivelandosi una piacevole compagnia. E’ molto ironico e spiritoso.

Al dessert i miei nervi sono quasi totalmente domati e distesi.

Scegliamo  una composizione di frutta fresca e gelato al lampone.

Abbiamo mantenuto l’accordo e quando il cameriere porta via gli ultimi piatti, affrontiamo  l’argomento per cui ci siamo trovati.

<Ho delle buone notizie per te. E’ stata riesaminata la tua richiesta e siamo d’accordo per accettare $40mila

(ndr.cifre indicate a puro scopo di lettura) per i quattro i libri, come  ci hai proposto. Puntiamo molto su di te.  Siamo ottimisti  e convinti che i tuoi libri avranno  successo>

Mi porge una busta. Credo che contenga il contratto.

Io la prendo senza grande entusiasmo e con titubanza.

<Non era quello che volevi? Ci hai ripensato?>  lascia trasparire stupore e delusione dal suo sguardo.

<Sono contenta che la W&G abbia accettato le mie richieste e ti ringrazio perché immagino che sia merito tuo. Ma non posso darti conferma questa sera.

Ho ricevuto una proposta  da  un’altra casa editrice, a cui  devo dare la possibilità di fare un’offerta.

Non travisare, non è per alzare il prezzo o  avere un trattamento migliore, quello che mi proponi per la W&G è il massimo a cui aspiravo. Solo  che devo ritardare la mia decisione. Prendo comunque il contratto, se accetto, te lo spedisco firmato>.

Non mi piace tenere due piedi in una scarpa, però se chiudo la porta in faccia a Christian potrei mettere a rischio  quella flebile comunicazione che sta iniziando.

Stamattina avrei fatto  salti di gioia  ricevendo quest’ offerta, spero di non sbagliare.

<Mi dispiace,  Rose. Come posso  farti cambiare  idea>  cerca di mantenere un tono gentile, ma non riesce a nascondere la frustrazione.

<Dispiace anche a me, credimi. Sono lusingata dalla vostra offerta, ma è una questione personale>.  Mormoro con rammarico.

Un impulso mi spinge a prendere dalla borsa il  notes e scrivere su un foglio il mio nome per intero e l’indirizzo e-mail. Voglio gratificarlo per il suo interessamento con un gesto eloquente. E anche mettere a tacere questo senso di colpa.

Mentre glielo consegno, però, mi pento di averlo fatto.  Forse era meglio aspettare.

Ormai il biglietto e nelle sue mani, lo sta leggendo.

Cerco di superare quest’ansia, posso farcela. Non devo più nascondermi.

<C’è scritto tutto il mio nome e l’indirizzo e-mail >.

<Anastasia Rose Steele? E’ un nome che ti dona ….> mimo un grazie con il labiale.

<Chiamami Ana>

<Ana? E se continuassi a chiamarti Rose ti offendi? Mi piace Rose>.

<Va bene, ti concedo di chiamarmi Rose> acconsento divertita.

Se questo lo fa star bene.

<Vorrei, però, mantenere il nome di Emma Smith come firma dei libri, per il momento… devo ancora decidere in merito >

<Certo,  quella sarà una tua scelta.  Rose allora, spero di ricevere la tua conferma per il contratto al più presto>.

Mi fa un sorriso tirato con le labbra, il  suo sguardo invece è amareggiato.

Metto la busta dentro la borsetta e appoggio il tovagliolo sul tavolo.

Lui si alza con garbo prima di me.

<Permettimi di accompagnarti, ho l’auto parcheggiata vicino>.

<Grazie> accetto  remissiva, sono di nuovo inquieta.

Saluta il proprietario  del ristorante con un cenno d’intesa, senza fermarsi a pagare il conto.

In effetti, mi sembrava in confidenza con il personale, dev’essere un cliente abituale.

Mi apre galantemente  la portiera della sua auto sportiva  e mi siedo dentro.

Quando accende il motore,   il sassofono di Najee riempie l’abitacolo  ritmando una nostalgica  melodia jazz.

Il tragitto è breve e gli indico la strada. Lui resta silenzioso, assorto  nella guida.

Sta rimuginando su qualcosa.

Ferma l’auto  davanti alla casa di mia madre, si gira a guardarmi, penso che voglia parlarmi. Invece fa un sospiro scuotendo impercettibilmente la testa e scende per venire  ad aprirmi  di nuovo  lo sportello.

<Grazie per la serata Rose, sei…  sei…. La tua compagnia è stata deliziosa> balbetta un po’ impacciato.

Posa delicatamente le labbra sulla mia mano che resta rigida, non aspettandomi quel gesto.

“Wow un vero baciamano!”

Ritiro in fretta la mano  a disagio.

<Anch’io sono stata bene Thomas> gli riservo un sorriso di gratitudine, è stato molto premuroso e divertente.

Dopo l’intenso pomeriggio con Christian ci voleva.

Di colpo mi  prende per le spalle.

“Oddio no! Non mi baciare”

Il mio corpo diventa duro come un fuso e  lui lo percepisce.

Non so se cambia idea, ma per fortuna mi sfiora solo la guancia con la sua per un saluto.

<Buonanotte >sussurra.

<Buonanotte>

Aspetta che entri  in giardino e poi sale in auto e se ne va.

SABATO

 

Mi sveglio di soprassalto con una lamina di luce accecante che entra dalle imposte.

Richiudo subito gli occhi per riaprirli pian piano.

E’  tardi di sicuro.

Mi chiedo se è colpa della bella serata, sono andata a letto proprio rilassata.

Non ho sentito la sveglia, o mi sono dimenticata di metterla…. Mah! Non ha importanza.

Max dorme ancora profondamente.

Recupero il  ritardo infilandomi  velocemente canotta e pantaloncini, una spazzolata ai capelli che fermo con l’elastico e cappellino.

Mentre infilo  le scarpe  sento un parlottio in cucina.

Dev’essere mia madre con Bob, entro per avvisarla che vado a correre.

Invece c’è  Christian….. in tenuta da jogging,   che sembra appena uscito dall’ultimo catalogo di “Mr. Sguardo Seducente”.

Mia  madre sorride stringendosi le spalle impotente <Ti stava aspettando fuori…..>

E si gira a guardarlo complice.

Uff… meno male che ieri le ho parlato.

Mi viene da alzare gli occhi al cielo, ma lo sguardo indagatore di Christian mi blocca.

<Ce la siamo presa comoda stamattina>  rimbrotta segnando il cronometro sul polso e  aggrottando le sopracciglia.

Cambia subito espressione <Al mare??> ammicca   con un sorriso malizioso.

Tre versioni di Christian in un minuto. Woww….

So cosa sta facendo. Sono sicura che si sia “ben” informato sul  mio incontro di ieri sera e  ora  voglia  reclamare  il suo posto.

Mi viene da ridere, l’ho  sempre trovato  buffo quando vuole prevaricare.

Lo prendo sottobraccio e lo porto fuori.

<Sei sicuro di voler correre con me. Non credo di poter mantenere la tua andatura. Potresti annoiarti>.

Il sorriso  stampato  sulle mie labbra è imbarazzante.

Purtroppo devo arrendermi al fatto che  la sua vicinanza mi sconvolge l’anima.

Sono felice che sia qui.

Non me lo aspettavo,  ma  devo ricordarmi che le sorprese sono la sua specialità.

Spero solo che non si vedano tutte le emozioni che mi provoca, non sono in grado di nasconderle.

<Mi adeguerò io,  e se vai troppo piano ti carico in spalla…> minaccia ridacchiando.

Partiamo insieme a  Taylor  che resta  dietro di noi.

C’è  un’aria insistente e  fresca che arriva dal mare  e le onde si increspano alte mandando gli spruzzi verso la battigia.

Corriamo vicini, senza parlare. Il vento ci sibila sulle orecchie azzerando qualsiasi altro rumore.

Christian si gira qualche volta  per assicurarsi che tenga il passo, ma io sono ben allenata, corro tranquillamente per un’ora.

Quando  ci fermiamo  approfitto per fare   stretching e  ripeto alcune volte il “saluto al sole“.   Che sia di buon auspicio.

Christian  e Taylor, invece, sono impegnati con alcune sequenze  di Tai Chi.

Completato l’intenso allenamento,  i nostri corpi sono soddisfatti e paghi. Ci sediamo sulla sabbia,   vicini,   di fronte al mare.

<Com’è andata la cena ieri sera? Hai firmato il contratto?> mi chiede a raffica.

Gli occhi a fessura  che  scrutano l’orizzonte, le mani allacciate dietro la nuca.

Non riusciva più a  trattenere questa domanda.

<Hemm… la cena molto bene. Per il contratto ho preso tempo, ascoltando  il tuo consiglio. >

Lo guardo da  sotto per vedere la sua reazione compiaciuta.

Prendo un bastoncino e inizio a fare dei disegnini sulla sabbia.

<E Thomas era d’accordo?> insiste.

Ma quanto gli prude…

<Thomas era… dispiaciuto, ma gli ho promesso che lo richiamerò presto>.

“resta in allerta Grey, che il pericolo non è ancora passato”

<Ah! Vi  frequentate?> Alza un sopracciglio e mi guarda torvo.

<Sei impertinente Mr. Grey> gli rispondo  maligna.

“non avrai altre informazioni mio caro”

<Come mai  stamattina sei venuto a prendermi per fare jogging?>  cambio discorso.

<Mi è sembrata una buona idea, non ti ha fatto piacere?  Ieri mattina, quando ti ho vista al parco, non ci credevo. Tu che corri. Odiavi  fare attività fisica. Ho voluto verificare se era un caso, oppure lo fai sempre>.

Cerca di far finta di niente, ma il suo sguardo furbetto non mi sfugge.

<Che c’è non mi credi?> fa una smorfia buffa per trattenere un sorriso. Sa di essere stato scoperto.

<Mmm…. Diciamo che ti credo a metà…. L’altra metà credo abbia a che fare con il mio appuntamento  di ieri sera> gli tiro un po’ di sabbia sulle scarpe.

Alza le mani in segno di resa  coprendo un sogghigno.

“Beccato! Ma come fa a essere geloso di Thomas se non lo conosce neanche? O forse sì….”

<Spero di aver superato l’esame, sono abbastanza preparata?>

<Sì, direi proprio di sì, trovi sempre il modo di sorprendermi. Ti segue un personal trainer?>

Ora sono io che ridacchio, il suo mondo gira sempre intorno a qualche istruttore.

<Ho iniziato dopo la gravidanza, volevo ritornare al mio peso forma. Poi ho scoperto i  vantaggi di fare  jogging.  Mantiene in forma oltre al corpo anche lo spirito. Correre mi da un senso di libertà, stempera lo stress e mi prepara ad affrontare la giornata.  Ormai è diventata piacevole un’abitudine>.

Ed è uno sport che mi posso  permettere visto che non costa nulla, ma questo  per mio orgoglio non lo aggiungo.

Mi viene in mente che devo avvisarlo che oggi pomeriggio festeggeremo il compleanno di Max.

Sembra un gioco ironico del destino.

Lo  incontrerà per la prima volta  lo stesso giorno della sua nascita.<Christian, nel pomeriggio a casa di mia madre faremo la festa per il compleanno di Max, con torta e candeline… > esce il mio sguardo dolce di mamma <Ti andrebbe di unirti a noi?>

<Beh…. Sì certo> sgrana gli occhi sorpreso <va bene verso le 17? Prima avrei un  impegno>.

<OK!   Ti aspettiamo allora… >

Ci alziamo e lui scandaglia  impertinente  il mio corpo senza  tralasciare neanche una parte. Si sofferma  sul seno, socchiude un attimo gli occhi e il suo pomo d’adamo  sale per inghiottire. Mi  solleva  il mento con un dito per incrociare il mio sguardo.

<Ieri mattina,  quando ti ho incontrata nel parco,  non riuscivo a credere ai miei occhi. Ti ho cercata per tutti questi anni e ormai avevo poche speranze di ritrovarti.

Pensavo di avere una visione, sai ….. un miraggio. Un incantevole miraggio.  Hai un corpo  favoloso, Ana, sei ancora più bella di come ricordavo> mormora  con il respiro spezzato.

Tengo i miei occhi fissi sui suoi, le sue parole mi fanno accelerare il battito.

Si accentua il rossore delle mie guance già messe alla prova dall’attività fisica, virando a un porpora decisamente vergognoso.

Osserva perplesso la mia reazione e non mi sfugge  il lieve compiacimento che  traspare dalle sue iridi grigie che il riflesso del mare  rende ancor più profonde.

“Ebbene sì, sono proprio io Mr. Grey. Sono Ana, quella che al tuo cospetto  diventa rossa e impacciata. Non farla tanto lunga, baciami dannazione”.

Lui abbassa le palpebre e scuote la testa.

E’ troppo imbarazzante, sto soffocando nel groviglio delle mie emozioni.

Stupida! Tieni a freno gli ormoni.

Poi  mi prende per mano  lasciandomi stordita <Vieni, ti riaccompagno a casa>.

Sposta la conversazione su Emma, la mia padrona di casa, curioso di avere tutte le informazioni  sull’amicizia che ci lega.

Rientriamo camminando vicini, senza lasciare quella stretta confortante.

Ci salutiamo fuori, nel vialetto,  con la promessa di ritrovarci tra un paio d’ore in spiaggia, con Max.

Non capisco, sento il suo corpo  che freme alla mia vicinanza,  il suo sguardo mi ha spogliata, non mi ha lasciato addosso neanche le mutandine, eppure riesce a controllarsi e non toccarmi. Scuoto la testa avvilita “non mi vuole”.

Invece lui ha riacceso dentro di me il desiderio delle sue carezze, dei suoi baci, di stare tra le sue braccia.

Max in tenuta mare con pantaloncini e canottiera mi aspetta irrequieto in cucina con mia madre  che si  diverte ad accudirlo ed esaudire tutti i suoi capricci.

Quando mi vede batte i piedi impaziente.

<Mamma sono pronto andiamo in spiaggia?>cerca di fare la voce burbera per ammonirmi.

Lo stringo tra le braccia e lo bacio <Buongiorno e buon compleanno tesoro>.

Ridacchia  e mi strofina il naso sulla guancia mostrandomi quattro dita di una mano.

<Dobbiamo mettere una maglietta perché in spiaggia c’è vento fresco,  poi partiamo> gli dico tirandogli la canottiera.

Mi guarda storto e poi si siede ad aspettarmi, tenendo la borsa dei giochi sulle ginocchia.

Il sole è torrido, ma il vento  si è fatto  più insistente e pizzica sulla pelle.

Tempo giusto per il surf, infatti  ci sono alcuni  ragazzi che si divertono con la tavola a cavalcare le onde.

Più al largo invece si vedono le vele dei windsurf  e  un  catamarano che sfreccia sul pelo dell’acqua.

Passeggio in riva al mare con Max.

La mareggiata di questa notte ha trascinato  sulla battigia molti detriti  e ci divertiamo a saltare i grumi di alghe e a dare forma e nome a tutti i pezzi di legno che troviamo.

Max  raccoglie le conchiglie e mi mostra tutte quelle con le forme strane, per poi metterle nel secchiello, in previsione del prossimo castello di sabbia da decorare.

Mia madre e Bob sono rimasti vicino all’ombrellone e stanno facendo a gara con il vento per tenere aperto il giornale.

<Mamma,  guarda!> mi richiama Max indicandomi un punto nel cielo.

Si è accorto  lui  dei tre aquiloni che sbatacchiano con il vento.

Il tipo che li fa volare cammina  sulla sabbia di traverso. Sarà a circa cento metri da noi e  si avvicina.

Riconosco subito la figura di Christian, la sua chioma ramata spettinata dal vento.

“oh,  mio dio, ma cosa si è inventato?”

Metto la mano davanti alla bocca per non far vedere a Max la mia ilarità.

Lui guarda gli aquiloni poi si gira verso di  me <Possiamo andare li vicino?>

Lascia il secchiello con le conchiglie nella mia mano e fa per correre verso Christian, ma si ferma perché non gli ho concesso  il permesso.

<Dai mammaaa!> strilla  impaziente sopra il frastuono del vento.

<Aspettiamo qui tesoro,  viene dalla nostra parte. Conosco quel signore, vedrai che si fermerà qui con noi> lo tranquillizzo.

Christian è intento a trattenere gli aquiloni, ma non sembra in difficoltà. A lui  riesce bene anche questo. E Max  continua a saltare e battere le mani per l’entusiasmo.

Quando Christian arriva a una decina di  metri si gira verso di noi e ci saluta con la mano.

Max mi guarda implorante, vuole avvicinarsi,  ed io gli faccio cenno di sì con la testa.

Lascio  a Christian  la gioia di vedere suo figlio che gli corre incontro.

Resto ferma al mio posto per rassicurare Max con la mia presenza.

Non sento quello che si dicono, il  vento  mi sibila nelle orecchie.

Li vedo gesticolare verso gli aquiloni, Max scuote la testa e alza le braccia verso il cielo, esultante.

Christian  attorciglia le corde di due aquiloni all’asta di acciaio della bandiera che è li vicino. Si inginocchia sulla sabbia  e  abbracciandolo da dietro gli prende le mani e gli fa tenere il terzo aquilone.

Max raggiunge un grado estremo di eccitamento con tanti gridolini di gioia.

Gli occhi di Christian si stringono di commozione,  appoggia  il naso tra i capelli di suo figlio.

E’  un gesto primordiale di riconoscimento.

Quante volte annuso anch’io  il suo odore.

Mordo  le labbra per non piangere  e stacco il mio sguardo per il loro momento di intimità.

Bob  tiene le braccia sulle spalle di mia madre che si asciuga le lacrime. Mi guarda toccandosi il cuore. Anche loro stanno vivendo questo momento di pura emozione.

Passano degli  interminabili minuti prima di ritrovarmi Max aggrappato alle gambe.

<Hai visto che forte che sono mamma? Sono riuscito a far volare l’aquilone, stringevo   IO   la corda!> mi dice fiero mostrandomi le sue manine aperte.

Gli sistemo il ciuffo scompigliato dal vento  con affetto.

<Certo che ti ho guardato. Sei stato bravissimo>

Christian, che nel frattempo ha assicurato al palo anche l’altro aquilone, si avvicina.

Tengo Max vicino a me per le spalle.

<Max, posso presentarti questo mio…  speciale amico>.

Si stringono la mano come due  vecchi compari, Christian gli da anche un colpetto sulla spalla.

<Max, che muscoli….> commenta  strizzandogli le braccia <sei proprio forte. Bravo ragazzo>.

E insieme con  Max, che alza le braccia a gomito per far vedere i muscoli tutto soddisfatto, raggiungiamo  mia madre e Bob.

 <Ho sete, nonna, posso bere dell’acqua?> lo lascio con mia madre e sorrido a Christian.

<Da quando sei appassionato di aquiloni?  Ricordo che giocavi con altri mezzi volanti!> guardo divertita la sua reazione.

<Mi stai prendendo in giro Ana?> mi risponde tra il serio e il  faceto.

<Mi guarderei!  Stavo facendo una domanda…. non giudicavo.>

<Beh, che te ne pare. Me la sono cavata bene no?> sghignazza.

<Direi che hai riscosso un notevole successo. Adesso aspettati un assalto, non si lascia sfuggire l’occasione di giocare con un nuovo amico>.

E infatti  ecco Max che torna all’attacco, prende Christian per mano e  recupera il secchiello con le conchiglie.

<Mi aiuti a fare un castello? Dobbiamo fare un buco qui per prendere la sabbia….> e lo fa sedere vicino ai giochi da spiaggia, sommergendolo di istruzioni e strilla gioiose.

Allargo le braccia impotente e ci scambiamo un segno   d’intesa.

Mi siedo accanto a loro, piego le ginocchia e le stringo al petto. Resto così a guardarli con tenerezza, hanno avuto subito un’intesa e sono contenta per Christian,  era così  preoccupato.

“e allora perché questa tristezza?”  – la mia vocina ha colto il segno –  sono irrequieta per Max.

Ci saranno dei cambiamenti nella sua vita e non voglio che perda la  spensieratezza che, con tanta fatica,  abbiamo conquistato.

Sono completamente assorta nei miei malinconici  pensieri.

<Cosa c’è Ana, a cosa stai pensando> Christian torreggia su di me, scuoto la testa. “non voglio parlare delle mie paturnie”

Mi alzo per controllare Max. E’ con mia madre.

<Andiamo a bere un succo di frutta, volete che vi portiamo qualcosa?> Mi dice andandosene.

<No mamma, grazie>  ci lasciano soli.

“Grazie mamma”  si rende conto che abbiamo bisogno di parlare.

<E’ entusiasta di qualsiasi cosa e   ci mette impegno per dimostrare che sa fare tutto da solo. E’ sempre così?>

Mi ritorna il sorriso quando si parla di Max e il mio cuore di mamma pompa nelle vene tutto l’affetto che provo per lui.

Stringo le spalle.

<Come tutti i bambini di quell’età. E’ sempre molto attivo e oggi è più eccitato del solito>.

<Ana, io vorrei entrare a far parte della sua vita……  Non posso pensare di  rinunciare a lui>mormora guardandomi preoccupato.

<Si!>

Con che coraggio potrei avere delle obiezioni dopo che li ho visti insieme.

<So che questo argomento non ti va a genio, ma dobbiamo affrontare il problema della sicurezza.   Sono sempre un bersaglio ricercato,  ricordi? Non ci vorrà molto perché i media  scoprano che ho un figlio e divulghino la notizia. Cercherò di anticiparli con un comunicato stampa ma invaderanno lo stesso la nostra privacy.

Dobbiamo pensare alla vostra sicurezza. Taylor si è già attivato per trovare le persone che si occuperanno  24/7 di voi>

So che ha ragione, penso soprattutto ai pericoli per Max.

<Sono d’accordo Christian, farò il possibile per collaborare>.

<Mi dovresti dare il tuo indirizzo, per bonificare l’abitazione prima che ritorniate>

Annuisco contrita, è l’ultima barriera che tengo  di riserva, non gli ho ancora rivelato il mio nascondiglio.

Accidenti devo anche avvisare Emma prima che gli venga un infarto trovandosi davanti  a  uno dei  gorilla della sicurezza.

Prendo carta e penna dal mio immancabile  notes nella borsa per scrivergli l’indirizzo.

Si accorge anche lui che la mano mi trema e faccio fatica a scrivere.

<Tieni> gli dico porgendogli il biglietto <dammi… dammi  il tempo di avvisare Emma.> farfuglio  con un filo di voce.

Sono scossa dal tremore che si è propagato in tutto il mio corpo.

La tensione e  l’angoscia per aver  svelato  il posto  dove ci siamo rifugiati per tutto questo tempo, lasciandomi esposta  con Max al mondo che ci circonda, mi manda in panico.

Ho la testa ovattata, le gambe molli. Un senso di nausea  mi chiude la gola.

Sento le mani  di Christian che tengono le mie braccia  per sorreggermi.

<Non vuoi proprio dirmi cosa ti preoccupa> è affabile, vuole che parliamo.

<S.. so…sono felice per come sono andate le cose con… Max…> balbetto incerta

<Ma…?  Se  hai qualche  timore  meglio parlarne subito Ana >

<Non so come spiegarmi Christian, non voglio essere fraintesa> mi sto agitando. Abbasso lo sguardo ma lui  mi rialza la testa.

<Comincia dall’inizio ti ascolto, ma prima voglio ringraziarti io>

” Eh? Perché?”  aggrotto le ciglia.

<Hai fatto proprio un bel lavoro con Max. Sei  una brava mamma Ana,  ti sei presa  cura di lui da sola e non era un compito facile. Grazie>. Mormora.

E’ come se avesse aperto il rubinetto. Le mie parole escono concitate.

<Christian,  è proprio questo.  Max è abituato a  una vita molto semplice,  va a scuola, gioca con gli amici, il pomeriggio al parco con passeggiata e gelato, a casa passa il tempo con me ed Emma.  Ritrova in queste  piccole abitudini il suo mondo. Ho paura di sconvolgere  questo equilibrio, di dargli più stimoli di quanti ne possa sopportare, E’ ancora  piccolo. Posso sembrare troppo apprensiva, ma sono la sua mamma  e  sento la responsabilità di non turbare la sua serenità>

<Pensi che con  la mia presenza perda la serenità?> mi dice cupo.

<Non la tua presenza, è  il tuo mondo che mi preoccupa.

E’ stata  una grande gioia vederti con tuo figlio, ho sempre sognato che potesse accadere.  Ma da ora la sua vita cambierà. Tu vorrai,  giustamente, passare del tempo con lui….> la voce mi si strozza in gola.

“e non posso dirti tutti gli  altri scenari che mi scorrono nella mente”

Tentenna  poi mi abbraccia  teneramente  per rassicurarmi .

<Non preoccuparti  Ana, vedrai che andrà tutto bene>

Stringe la presa più forte e con una  mano sulla nuca avvicina il mio viso al suo collo e mi accarezza i capelli per darmi coraggio.

Riesco a respirare a malapena.

Il suo profumo, l’inconfondibile e seducente aroma della sua pelle. Non stacco per nulla al mondo il mio naso da li.  Una vertigine mi scorre dalla testa ai piedi facendomi rabbrividire.

“Oddio  quanto mi è mancato il suo odore”.

E’ un abbraccio interminabile. Sono riuscita a liberare le mie braccia per stringerlo a mia volta.

Ci siamo solo noi, i nostri cuori sono  tanto vicini che riescono ad accordarsi in un unico battito.

“Uniti insieme ce la faremo” sembra che si dicano. E’ una sensazione di calore.

Nessuno dei due vuole sciogliere questo momento magico.

“Ti amo. Ti  amo amore mio”   Vorrei  urlarlo,  tanto è il  bisogno che sento di lui.

Respira con affanno e allenta la morsa in cui mi stringeva, ma tiene ancora qualche istante il naso tra i miei capelli.

Attimi fatali che innescano il desiderio che  esplode nel mio corpo, la mia pelle brucia, comincio ad ansimare. Mi sembra che anche lui ricambi poi tutto a un tratto diventa gelido  e si stacca bruscamente.

Non riesco a vederlo, non so che giorno è, che anno è,  mi accorgo appena che mi fa sedere sullo sdraio e si allontana.

“Dammi un minuto per riprendermi, Grey”

Quando riesco di nuovo a connettere  è seduto al mio fianco e  si tiene la testa tra le mani.

Sconvolto? Infastidito?  Indignato?

Forse… amareggiato?

<Mi dispiace Ana, provo ancora una grande attrazione per te. Quando ti avvicini  il mio corpo non risponde più alla mia intenzione. Mandi in confusione tutti i miei propositi. Ma non posso permettere che i nostri  impulsi  intralcino il mio rapporto con Max.  Vorrei restare fuori da coinvolgimenti sentimentali che  potrebbero  portare delle complicazioni>  la sua voce è roca e  determinata.

“Bene, prendiamo nota che sono una complicazione e non si fida di me”

Che cosa posso rispondere a  tanta fermezza d’intenti, sono disorientata.

Devo cercare di riportarlo su un terreno sicuro, è colpa mia se siamo così incasinati, ed io non voglio che mi senta come una minaccia.

<Sono state  troppe emozioni insieme mi spiace, mi sono lasciata prendere dall’inquietudine.  Dobbiamo affrontare dei cambiamenti importanti  e  sono preoccupata  per Max, vorrei che restasse sereno> uffa  che fatica  mantenere  questo tono  quando invece vorrei ….

Alcuni gridolini ci annunciano l’arrivo di Max.

Il suo viso si distende e gli occhi si ammorbidiscono nell’osservare quel diavoletto che corre dinoccolato alzando sbuffi di sabbia.

< Più tardi vorrei portargli un regalo, c’è qualcosa  che gli piace in particolare?> mi chiede   guardando suo figlio  che si avvicina.

<Gli aquiloni vanno bene> riesco a rispondere  prima di trovarmi Max tra le braccia.

Lo coccolo un pochino, gli accarezzo i capelli  e poi gli dico piano sull’orecchio

<Vuoi  invitare  Christian al tuo compleanno?>

Agita la testa guardando Christian <Vieni a mangiare la mia  torta? >

Christian  lo afferra per le  mani e lo solleva seduto sopra le spalle.

<Certo che ci sarò. Io sono un super goloso delle torte di compleanno> e ritornano a giocare con gli aquiloni.

Mi allontano con il cellulare per chiamare Emma. Devo  farle sapere  la vera identità del padre di Max, metterla al corrente  delle ultime decisioni e rassicurarla sull’imminente invasione delle guardie del corpo in casa sua.

 

CLICCATE QUI PER LEGGERE IL 6° CAPITOLO.

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

11 commenti

  1. annarita

    Wowwww…emozionantissimo!!!! Davvero bello il tuo racconto..sono curiosa di sapere il continuo..scrivi presto

  2. Barby

    Anke io …….. quanto dobbiamo attendere ancora?
    Torneranno ad essere una famiglia felice ed innamorata?
    Dicci di sì, ti prego ………

  3. serenity

    dai mai come facciamo ad aspettare?io vorrei leggere i tuoi capitoli uno dopo l’altro senza fermarmi…sei troppo brava..spiegami come fai =D e ti prego nn farci aspettare 😀

  4. Carrie

    Ti prego dai un po di tregua a qs due ragazzi xke’ sta diventando un agonia!!!
    Comunque sei molto brava e originale sopratutto le emozioni riesci oltre che a esprimerle bene a farle sembrare vere!!!

  5. giulia

    il pensiero di vederli separati mi sconvolge.. nn riuscivo a leggere mi veniva da piangere…

  6. Anthea

    Grazie!! E non perdete le speranze…. forse un giorno…..

  7. cris

    Bellissimo, molto emozionante in particolare l’incontro tra Christian e Max. Però il destino di entrambe è stare insieme al loro piccolo.

  8. Niky71

    … Mi sono commossa… L’incontro padre/figlio… Hai una sensibilità e capacità di far rivivere situazioni che ti arrivano nel profondo del cuore… Come una freccia che lo trafigge