Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 6°

Mi sento mancare la terra sotto i piedi, la tensione è troppo intensa, chiudo gli occhi,  non riesco a guardare.

No, no… non può essere lui. E’ uno scherzo della mia fantasia, una suggestione. Sono talmente ossessionata dal pensiero che mi stia ancora cercando, che arrivo persino a immaginarmelo qui.

<Anastasia… Per favore…. Guardami> la voce implorante è più vicina.

Il ritmo  rapido del suo respiro fa partire un nuovo battito  tumultuoso al mio cuore.

Compio uno sforzo sovrumano per riaprire le palpebre, è come se una morsa le tenesse strette.

E’ accovacciato davanti a me, le mani giunte davanti alla bocca in preghiera.

I suoi penetranti occhi grigi cercano freneticamente di intercettare i miei.

E’ un’altra scossa quella che avverto quando i nostri sguardi s’incontrano. La nostra scossa.

Non so cosa dire, non mi ero preparata a un incontro così! Lo avevo immaginato nella mia testa  in tanti modi, con tanti  tipi di discorsi da fargli, ma così, adesso…

“Aiuto”

Ho la bocca secca, provo ad aprirla ma non riesco ad articolare una parola.

Il suo  sguardo si rattrista.

<Ana, perché?…….  Perché te ne sei andata……>

Un moto di rabbia e di rimpianto gli attraversa il viso.

<PERCHE’>  dice secco alzando di un tono la voce e facendomi sussultare <non mi hai detto che aspettavi  un bambino?>

Mi prende un tremore incontrollabile, penso a Max, il mio piccolo….  E’ ansia.

Christian se ne accorge  e prima che me ne renda  conto,  prende le mie mani tra le sue. Sono bollenti.

<Parlami Ana, per favore, non voglio farti del male,  ho bisogno di sapere….   È mio figlio vero?> è una supplica   piena di riverenziale timore.

Gli faccio di sì con la testa e riesco anche a dirgli un <Sì> strozzato in gola.

<E’ con te,  …qui a Savannah?> mormora con voce bassa e tremula.

Annuisco di nuovo.

Continua a tenermi le mani, che tremano convulsamente come le mie gambe.

Mi guardo attorno circospetta in cerca di una via di fuga, vorrei  scappare.

Non riesco ad affrontarlo in questo momento. Mi ha colto alla sprovvista, mi sento  debole e inadeguata. Ho bisogno di riacquistare il mio equilibrio interiore.

<Hai paura di me?> chiede laconico.

“No, no! Cosa va a pensare?”

Scuoto la testa per negare socchiudendo le palpebre.

<Dobbiamo parlare, per favore Anastasia, accetta di parlarmi>

Alza lo sguardo sopra di me  sospettoso e sbuffa. Il parco ora si è animato, ci sono gruppetti di persone che camminano nei vialetti, le  panchine sono quasi tutte occupate.

<Non qui però. Non siamo al sicuro e non è il posto adatto> parla  calmo,  con il tono che si usa per spiegare le cose ai bambini.

<Abbiamo entrambi l’esigenza di ritrovare la calma. Se mi prometti di non sparire nuovamente, possiamo incontrarci nel pomeriggio. Dove alloggi?>

Con il suo modo garbato riesce a farmi superare questo momento di difficoltà, senza forzare la situazione.

<Da mia madre> mi esce un filo di voce.

<Puoi venire oggi pomeriggio all’Hilton. E’ vicino. Ci troviamo al bar alle 15….> Annuisco <verrai vero Ana?>  chiede ansioso.

“Ho scelta? Certo che ci sarò!”

<Va bene Christian, ci sarò>.

Mi trattiene ancora scrutandomi negli occhi per assicurarsi della mia sincerità  poi mi aiuta ad alzarmi dalla panchina.

<Vai ora, ti faccio accompagnare da Taylor> mi ordina con il suo tono serio e perentorio.

Raccolgo la mia roba, stupendomi di ritrovarmi stabile in piedi. Riprendo coraggio.

<Non serve, grazie, sono in grado di rientrare da sola> rispondo fiera, inforcando gli occhiali e allontanandomi di qualche passo.

Christian mi scruta torvo <Per favore, Anastasia….> dice spazientito.

<Per favore, Christian! Non insistere> controbatto secca.

Stringe gli occhi a fessura, ma non mi intimidisce. Non allontano lo sguardo.

Taylor si materializza vicino a Christian,  mi ero accorta  che stava controllando discretamente da lontano, e  accenna un saluto con la testa. Parla sottovoce con Christian che risponde con un gesto di accordo.

Lo ammiro finalmente  nella sua interezza.  Le  gambe asciutte e muscolose, ha i pantaloncini corti che gli fasciano le cosce, la T-shirt attillata con una striscia centrale  di sudore incollata agli addominali scolpiti.

Le sue braccia forti che tante volte mi hanno stretto. I bordi delle maniche corte sono  tesi a  strizzare i bicipiti gonfi.

Le  sue spalle sono più larghe di quello che la mia memoria, in questo momento offuscata,  ricorda, il petto più possente.

Un esemplare raro di dio greco.

” Christian…….”

Arghh! Caccio indietro un singhiozzo.

E’ tutto così fuori dal tempo, sembra che ci muoviamo al rallentatore.

Io m’incammino  verso casa mentre  loro mi  osservano.

Appena fuori dal loro campo visivo il mio cervello si rimette in moto.

“Devo proteggere Max. Vado  a prenderlo e ci nascondiamo. Avviso Emma che mandi qualcuno a prenderci.  Posso ancora  riuscire a far perdere le tracce”.

Penso a tutto questo, ma dentro di me  so che è tutto inutile, ci starà già facendo seguire  dalle guardie del corpo.

E’ automatico per lui  “Mr. Stalker Professionista” farmi pedinare per assicurarsi  che non mi allontani.

Sono certa che non ci farà del male. Non era neanche infuriato come mi sarei aspettata.

Ero consapevole che sarebbe successo,  che ci saremmo incontrati.

La condizione anomala  di “clandestini” in cui ci trovavamo io e Max  non poteva durare per sempre.

Ma non così… Merda, merda!!

Sognavo un incontro “pilotato” che sembrasse  fortuito a qualche evento mondano: un party, una mostra, magari alla presentazione dei miei libri….

Immaginavo Il mio sguardo che cercava  in mezzo alla folla  fino ad incontrare il suo  che mi scrutava,  meravigliato,  con l’intensità dei suoi occhi grigi.

Perché mi sarei  preparata con cura per lui,  con un vestito  elegante e alla moda, le unghie laccate, i capelli acconciati, con un sorriso luminoso, pronta ad accogliere un suo saluto.

” Perché la realtà è sempre così frustrante”.

Invece, accidenti a lui, mi ha sorpresa in disordine, sudata, rossa in viso per la corsa e l’emozione di rivederlo. Impanicata dallo spavento  per le reazioni del mio corpo.

E la sua espressione dolente…  Era… era sgomento, depresso. I suoi occhi  erano spenti, amareggiati.

Mio Dio, no, fa che sia solo lo shock per avermi ritrovato.

Non doveva andare così, lui…,  lui doveva essere….felice….

Mia madre  è in giardino  con Max.  Armeggiano con i giochi da spiaggia.

<Soffia nonna! Deve gonfiarsi tutto> mi corre incontro <ciao mamma, quando andiamo in spiaggia?>

Sembra proprio che ci abbia  trovato gusto, un po’ meno mia madre. E’ così maldestra con quel pallone  da gonfiare.

Mi  inginocchio ad abbracciarlo stretto e lo bacio sulla fronte. Ho bisogno di questo contatto, di sentire il suo corpicino che guizza tra le mie braccia.

<Buongiorno piccolo>.

<Hei…. Puff, puff! Non riesco a respirare> dice divincolandosi  e ritornando eccitato da mia madre.

<Vorrei farmi prima la doccia. La tua borsa con i giochi è pronta?> gli chiedo per tenerlo impegnato su un argomento che gli interessa.

È sempre così impaziente.

<Abbiamo tutto pronto Ana, ci hai messo più del previsto, ero in pensiero> replica mia madre scrutandomi con gli occhi a fessura.

Si è già accorta che è successo qualcosa dalla mia faccia stravolta, ma si trattiene dal chiedermelo,  non vuole agitare  il piccolo.

Le gesticolo un dopo con le mani e mi fiondo in doccia.

E’ arrivato il momento di spiegarle che la versione che le ho dato della storia non è del tutto esatta. Se Christian rientra nelle nostre vite, è giusto che sia ristabilita la verità. Spero che mi perdoni per le menzogne che ho detto. Ma sono  anche fiduciosa, basta bugie, basta nascondersi, basta pensieri bui, torniamo a vivere in superficie.

Esamino  il mio scarno –eufemismo per non dire inesistente- bagaglio.

Cosa mi metto per l’incontro con Christian? Stamattina non sono riuscita a passare in negozio per prendermi un vestito carino.

Vorrei  avere la bacchetta magica della fata turchina che con un colpetto mi trasforma  in una  donna affascinante  e luccicante stile modella di Dior.

Guardo i miei capelli arsi dall’aria e dal sole.

Uff….

Max  stamattina  era più frenetico del solito ed esigeva le mie attenzioni.

Si è divertito correndo  a perdifiato sul bordo dell’acqua, alzando  schizzi e ridendo come un matto mentre cercavo di prenderlo.

Quando finalmente  si è arreso alla stanchezza  mi ha bloccata per costruire l’ennesimo castello.

Bob è arrivato in mio soccorso, probabilmente con  il suggerimento di mia madre.

Lo ha portato a bere un succo di frutta e poi sulle altalene, lasciandoci sole.

Mia madre era sulle spine perché voleva sapere cosa mi era successo.

Le ho detto che avevo rivisto Christian e ho liberato la mia coscienza da tutti i fantasmi che custodiva.

Si è infuriata.

Ho provato a farle vedere la situazione dal mio punto di vista, ma non c’è stato verso, ha preso le difese di Christian.

<Non puoi allontanare un figlio da suo padre per un tuo capriccio. Quel pover’ uomo >.

“povero… magari non è l’aggettivo adatto!!”

<Non ha visto crescere suo figlio. I tuoi tormenti  ti hanno resa insensibile. Ti sei resa conto di quanto male gli hai fatto?>

“la mia autostima ti ringrazia mamma….”

Mi ha mandato di nuovo in crisi, sentirsi disapprovare da lei che è mia madre e mi dovrebbe sostenere. Fa male.

<Promettimi che sistemerai le cose senza complicarle ulteriormente. Fallo per Max e  anche per Christian che non merita di essere maltrattato > ha concluso esasperata.

Un  inchino a Mr. Fascino, è un potente rivale.

Basta solo nominarlo  e mia madre resta  incantata. E’ stato completamente  inutile provare a farle cambiare idea.

Non ho insistito ulteriormente, sono cosciente  che i suoi rimproveri derivano dal disagio che ha dovuto sopportare crescendomi senza il mio padre naturale, anche se Ray l’ha più che degnamente sostituito ed io lo considero il mio papà.

Decido  per chiedere in prestito a mia madre uno dei suoi abiti.

Ne trovo uno  senza maniche, una sottoveste bordata di pizzo  con sopra l’abito trasparente  di una stoffa leggerissima  che  sembra tulle. E’ di  un bel tono di marrone/bronzo  con delle rifiniture dorate. La scollatura è profonda ma non troppo audace, sufficiente per mettere in risalto il mio seno senza eccedere. Lo provo con una cintura sui fianchi.

Wow…  devo dire che mia madre ha sempre avuto buon gusto nel vestire. Ci sono anche i sandali abbinati.

Ultimo ritocco, con mascara e penna colorata sulle labbra. Spazzolo i capelli e faccio la coda.

Sono soddisfatta  di quello che mi appare allo specchio.

Prima di uscire telefono a Emma, data l’ora dovrebbe essere già rientrata in casa.

Risponde dopo due squilli

<Ciao cara, dimmi che state bene, vi state divertendo e hai firmato il contratto….>

Esclama esuberante e diretta come il solito.

<Stiamo bene, Emma, grazie! Il contratto non l’ho ancora firmato, ma ho buone prospettive. Volevo avvisarti che…. Sì, insomma che ho incontrato il papà di Max”.

Cerco di mantenere un tono neutro ma l’apprensione traspare dalla mia voce.

Non le ho mai rivelato l’identità di Christian, sempre per sicurezza, e non credo che lei abbia mai sospettato chi fosse in realtà. Per lei è solo uno stalker.

<Oh, mio Dio Ana. Sei in pericolo, ti ha minacciata. Max…..> è agitatissima.

<E’ tutto a posto, per il momento. Devo parlare con lui nel pomeriggio> cerco di tranquillizzarla.

<Non andare sola, per l’amor del cielo, Ana. Fatti accompagnare da qualcuno. Avviso subito i legali dell’ ONLUS. Ti metto in contatto con  loro. Non cedere ai suoi ricatti>. Sbraita trafelata.

<Emma, per favore, stai calma. So di poter contare sui tuoi legali, ma per il momento non ce n’è bisogno, credimi. E’ tutto sotto controllo. Volevo solo dirti che l’ho rivisto>

Sento il suo respiro  agitato  attraverso il cellulare <Non fare imprudenze Ana. Chiamami se ti senti minacciata. Mando subito qualcuno a prendervi. Troveremo un’altra  sistemazione>.

<Grazie, so di poter contare su di te. Ti richiamerò domani>.

Sono bastate queste parole di sostegno e amicizia per infondermi maggior coraggio per affrontare Christian Grey.  Certo, la vedo dura, i legali di provincia della ONLUS contro i principi del foro sul libro paga di Mr. Grey. Sorrido, mai dire mai.

Vado  a piedi,  l’hotel è in centro a dieci minuti di strada.

Mi sono ripromessa di restare calma, “andrà tutto bene”  “andrà tutto bene”  è il  mantra  che continuo a ripetermi.

Alla portineria  dell’Hilton mi riceve  una  ragazza  in divisa impeccabile blu con un foulard a righine attorno al collo.

<Buongiorno, Mr. Grey mi sta aspettando> le dico impassibile.

Risponde  al mio saluto scrutandomi da testa a piedi e mi invita a seguirla.

Attraversiamo la hall con divanetti azzurri  e usciamo da una porta-vetro laterale sul retro.

Un prato inglese senza un filo d’erba fuori misura si  distende da sotto i tre scalini  che scendiamo per accedervi. Sulla destra una piscina  relax con sedie sdraio tutt’intorno. Davanti  a noi un grande gazebo di legno,  decorato con svolazzanti drappeggi bianchi , che copre una serie di tavoli e poltroncine neri. Il  bancone bar con degli  alti sgabelli è in fondo.

Lui mi sta aspettando in piedi,  vicino ad un tavolo un po’ appartato dagli altri.

Parla  con Taylor che,  appena  mi vede arrivare, si sposta dall’altra parte della piscina. Christian, invece, mi viene incontro.

Mi prende la mano destra tra le sue morbide dita e la bacia in segno di saluto.

“Oddio è sempre così galante…”.

<Ciao> la voce incrinata dall’emozione che traspare anche dai suoi occhi.

<Ciao> ricambio io.

Noto che non ha cambiato molto il suo stile. Sempre camicia di lino bianca e Jeans aderente, però ha la barba appena accennata, di due tre giorni. Mi viene una voglia irresistibile di accarezzarla.

“E’ sempre una visione divina”

Tenendomi la   mano con la sua  classe indistinguibile,  mi accompagna al tavolo.

E’ preparato con una confezione di peonie rosa  racchiuse in un vaso di vetro basso e quadrato, contornato da un nastro di raso  color  lavanda .

“Uhu…. un tocco  raffinato”.

Ci sediamo e siamo  serviti subito da un cameriere che ci versa un calice di champagne, non sono riuscita a vedere la marca, ma conoscendo i suoi gusti sarà  sicuramente una  bonne année

Apprezzo molto che abbia voluto incontrarmi qui all’aperto, in terreno neutro.

Mi guardo in giro con cautela.  Capisco che siamo soli, a parte Taylor e il cameriere.

Che sia un caso? Mah…  sospetto di no.

<Grazie per essere qui Anastasia. Stai meglio ora? >  aggrotta la fronte preoccupato.

<Mi dispiace per stamattina ma sono stato colto alla sprovvista.  Non volevo intimorirti> si scusa  docilmente.

Lui  docile, che è sempre stato così sicuro e autoritario.

“allarme rosso”

<Sto bene  Christian, ho avuto anch’io una reazione esagerata ma non riuscivo a riprendermi>  alzo la testa cercando il suo sguardo. Voglio vederlo bene negli occhi mentre parliamo.

< Te la senti di parlarne ora?>

Ma cosa si è preso? Il valium? Perché è così dimesso?

Annuisco.

<Affronteremo un argomento delicato che, credo,   abbia  fatto soffrire entrambi. Vorrei farlo con calma, senza litigare e alzare la voce  è troppo importante per me.  Sei d’accordo?>

La sua innata abilità a rispondere alle mie domande inespresse….

Ecco il motivo per cui è cosi accomodante.

Alziamo i calici per sigillare l’accordo. Niente pianti, niente urli, niente strepiti.

Assaggio un sorso di spumante. Mmm… buono, fresco, le bollicine mi pizzicano in gola.

Riappoggio il bicchiere. Berrò più tardi,  voglio  restare lucida.

“Credo sia arrivato il tuo turno” dice la mia vocina per incoraggiarmi.

Mi agito a disagio  <Hemmm. ..  sono un po’ nervosa>.

<Vuoi…. Vuoi una risposta alle domande che mi hai fatto stamattina?>

Stringe le labbra  e socchiudendo le palpebre mi conferma la sua richiesta.

I nostri sguardi si allacciano magnetici, ci siamo solo noi, questa è la nostra storia.

A casa ho provato a preparare un discorso,  ma ero continuamente  assillata dai dubbi. Volevo trovare le parole giuste per non ferirlo.

Nei suoi occhi ho letto  tanta prostrazione.

Prendo un bel respiro.

<Quello che sentirai è la verità, tutta la verità, non fermarmi  per cortesia. Dopo, se vuoi,  risponderò alle tue domande> annuisce con la testa senza staccare lo sguardo.

Si aggiusta il ciuffo che gli è caduto davanti agli occhi, poi sfrega l’indice sulla fronte e sulle sopracciglia.

“è nervoso anche lui”

<Quando ho saputo dalla dottoressa Greene di essere  incinta mi è caduto il mondo addosso. Tu mi avevi detto chiaramente che non volevi figli in quel momento e  io mi ero dimenticata di fare l’iniezione anticoncezionale. Una leggerezza che per quante scusanti avessi potuto trovare gravava sul mio comportamento irrispettoso nei tuoi confronti.

Ero terrorizzata, non sapevo come affrontarti. L’istinto ha preso il sopravvento sulla mia ragione e mi ha spinto ad allontanarmi da te. Non ero più sola, dovevo pensare a proteggere anche quel piccolino che stava crescendo dentro di me.

Non ero spaventata  dalla tua reazione immediata, quella in qualche modo avrei saputo gestirla e sopportarla.

E dopo?

Non mi sentivo  all’altezza di starti vicina, ti sfidavo continuamente, ti disubbidivo, ero rimasta incinta e tu non volevi figli. Conoscendo le tue buone maniere avresti accettato il bambino ma tra noi sarebbe sceso il gelo.

Mi avresti odiata per averti costretto ad accettare la gravidanza>.

Rabbrividisco sentendomi addosso ancora il freddo che avevo in corpo quel giorno.

Christian è fermo bloccato, sembra quasi che non respiri più. Solo un impercettibile oscillazione della sua testa  e la stretta triste delle sue palpebre mandano un segnale vitale.

<Ero convinta che se ti avessi lasciato  libero avresti potuto riprendere il tuo stile di vita che avevi interrotto a causa mia e saresti stato felice.

Libero dalla zavorra di una moglie che infrangeva continuamente le regole di cui tu avevi bisogno e da un figlio non desiderato.

Tu  eri… sei…. ricco, potente e stimato,  affascinante……  puoi avere tutto quello che desideri…..>

Inghiotto un grumo di saliva che mi impasta la bocca.

< Solo quando ti ho rivisto stamattina, quando ho letto lo sconforto nei tuoi occhi,  ho capito che non è andata così.

Non ho messo in conto che ti avrei procurato tanto  dolore.

Forse se succedesse oggi  mi comporterei diversamente, ma in quel momento…. in quel momento il mio egoismo, la mia poca autostima, l’inesperienza nel gestire i sentimenti, la paura di averti deluso mi ha fatto scappare.

Non volevo farti del male. Io ti amavo tantissimo. Sei sempre nel mio cuore>

Mi sento svuotata. Un contenitore senza anima, l’ho dispersa con le parole.

Anche lui ha distolto lo sguardo. Riflette sulla  mia confessione.

Continua a passarsi le mani tra i capelli impaziente. E’ sconvolto ma non posso lasciar finire così il mio discorso.

<Vorrei che fossi onesto con te stesso, Christian, come credi che avresti reagito se ti avessi detto della gravidanza? Quel giorno, non adesso, guardami?> è sbalordito dalla mia domanda ma io ho bisogno di spostare la sua attenzione sui motivi che mi hanno fatto prendere quella decisione avventata.

<Non lo so? ….. Ana, si trattava di mio figlio…> risponde caustico.  Non riesce a darsi una risposta, ha paura anche lui di guardarsi dentro.

<Oggi è tuo figlio ma quel giorno era una gravidanza non pianificata, avevi tutti i tuoi progetti con me, con il lavoro, i viaggi… te lo ricordi?> fa un cenno di si con la testa.

<Forse… forse sarei  andato fuori di testa….> dice con un filo di voce rendendosi conto che quello era il suo stato d’animo di allora.

Scuote la testa per allontanare quel pensiero offensivo.

<Ma avrei accettato per mio figlio, non  avrei fatto del male ne a lui ne a te>.

Cerca di nascondere  la rabbia dietro   la calma delle sue parole.

“lo so, mi amavi tanto quanto ti amavo io”

<Certo, di questo non ho mai avuto dubbi, ma saresti rimasto deluso perché non avevo rispettato le regole. E con il tempo la delusione sarebbe passata al disprezzo. Ecco  era proprio questa prospettiva che mi metteva terrore.

Leggere  nei tuoi occhi  un pietoso disprezzo nei miei confronti.

Avevo  visto una volta il tuo sguardo gelido, verso Leila. Ero  rimasta sconvolta nel vederti in quello stato. Non volevo mai e poi mai che tu lo provassi nei miei confronti>.

<Ma tu non sei Leila, cosa metti in mezzo lei in tutto questo? Con te era diverso>.

Sbotta acido.

<Dove ti sei rifugiata in questi anni, come hai fatto a sparire così?>

Traspare dell’ammirazione dalla sua domanda.

<Con me era diverso finché mi attenevo ai tuoi canoni, ma  una gravidanza indesiderata  non era  contemplata  l’avresti vista come una disubbidienza, una mancanza di rispetto verso le tue regole. Mi avresti messa allo stesso livello di Leila, mi avresti disprezzata>  mando giù un singhiozzo, non voglio piangere,

<per non parlare delle ripercussioni che avrebbe potuto  avere un nostro rapporto malato verso nostro figlio> aggiungo con un filo di voce.

<Christian non cerco scuse per il mio comportamento, ti chiedo solo…. di perdonarmi. Sono stata sconsiderata e ho fatto del male a te e ad altre  persone, ma non erano queste le mie intenzioni>.

Mi sento sollevata, ho finalmente liberato i miei demoni, anni di sofferenze e menzogne, che pesano come  un macigno sul  cuore.

Non è stato facile neanche per me rinunciare al suo amore e sopravvivere.

Vedo che anche lui si sta rilassando, c’è tristezza nel suo sguardo, ma anche  comprensione. Si forse sono riuscita a fargli capire il mio modo di agire.

Inghiotto  le lacrime  che sono in agguato.

<Ti ricordi il dott. Flynn cosa diceva, “bisogna imparare a camminare prima di correre” forse… forse abbiamo peccato  di presunzione con i nostri sentimenti> mi stringo le spalle.

Il suo sguardo diventa sempre più intenso.

<E con Josè? Perchè sei andata da lui?>

“ah questo gli   rode ancora “

Mi sono preparata a questa domanda, lo lascerò un po’ in sospeso.

<Josè era l’unica persona  cui potevo  rivolgermi in quel momento, mi ha accolta in casa sua. A lui ho detto subito che aspettavo un bambino e mi ha aiutata durante  la gravidanza>.

“Non l’hai mai potuto sopportare, vero?”

Storce la bocca dubbioso e  si strofina il mento con le mani.

Non ho più  bevuto un sorso dello champagne e ormai sarà diventato caldo. Ho sete e gli chiedo se può far portare dell’acqua  ghiacciata.

“Curioso….?  Ho seminato tutti i suoi investigatori…. E’ stato un capolavoro!”

<Avevo già predisposto tutto prima di  arrivare a Savannah, dovevo essere prudente per la sicurezza di… hem…. nostro figlio>

“Non  ero  una  sprovveduta, avevo     TUO       figlio da proteggere”

<Avevo  trovato ospitalità da una signora che viveva sola,  in cambio di un contributo per le  spese e un aiuto nelle faccende domestiche. Siamo diventate amiche,  è una persona speciale>

Finalmente arriva l’acqua. Con tutto questo parlare,  ho tanta sete. Mi prendo qualche istante per bere con calma.

<Con  che mezzi eri  partita? Avevi un’auto, chi ti aveva aiutata?> è una domanda pertinente.

<Con  il pullman, è facile far accettare la prenotazione  senza  che controllino  i documenti.

Anche con Emma  non ho mai  usato i documenti, non abbiamo firmato nessun contratto>.

Annuisce.

<Hai pensato proprio a tutto nei minimi dettagli….   e come riesci a mantenerti. Hai qualcuno che si prende cura di te?>

So dove vuole arrivare, ma io continuo  inflessibile.

<Lavoro  al mattino  nella mensa della  stessa scuola che frequenta Max,  i soldi mi bastano e ho tutto il pomeriggio libero da dedicare a Max>.

Sono stanca di tante domande, credo che se ne accorga ma  non è ancora soddisfatto.

Penso  ne manchi una che non riesce a formulare e  non ho intenzione di offrirgli  facilmente la risposta.

Meglio  scansarla per il momento.

<Stiamo bene, Christian,  abbiamo tutto il necessario. Max  gode di buona salute, una brava pediatra ha seguito la sua crescita.  Gioca, mangia, dorme e fa i capricci come tutti i bambini di quattro anni.

E’ un bambino vivace,  sempre interessato a tutto quello che lo circonda. E’ sereno>.

Voglio rassicurarlo prima che pianifichi dei cambiamenti nella nostra vita.

Un dolce sorriso si espande sui suoi occhi. La fronte si distende.

“Finalmente….”

  <Sì me ne sono accorto. Stamattina sono venuto alla spiaggia. Non volevo essere indiscreto,  ma ero troppo curioso di vederlo. Vi ho osservati da lontano>

Mi ha seguita, dovevo immaginarlo.

“non te la prendere, lui è Christian”.

Piego un lato della bocca in una smorfia di fastidio.

<Spero che non ti dispiaccia, non volevo essere inopportuno>.

Oddio, si fa riguardo  penso sia un buon segno.

<Cosa…. cosa  gli hai detto di suo padre?> chiede inquieto, mentre sposta nervosamente il bicchiere nel tavolino.

<Ne abbiamo parlato solo una volta. Eravamo alla festa di compleanno di una sua amica di scuola. Gli altri bambini erano accompagnati da entrambi i genitori. Solo lui ne aveva solo uno. Rientrando a casa mi ha chiesto perché lui non avesse il papà vicino> faccio una breve pausa e lo guardo commossa.

Stringe gli occhi per trattenere le lacrime proprio come faccio io.

<gli ho risposto che il suo papà ha un grande cuore ed è molto generoso. Che si occupa delle persone che sono meno fortunate di noi e non hanno da mangiare. Che il suo lavoro lo tiene impegnato  lontano, ma che sarebbe ritornato presto>

Sbarra gli occhi sbalordito.

<Gli….. gli hai detto… così..> sibila balbettando

Faccio cenno di  sì con la testa,  con un lieve sorriso.

<Christian  vuoi conoscere Max?>

Christian mi solleva con delicatezza  il volto, i suoi occhi sono di un grigio intenso e  sprigionano speranza.

<E’ il mio più grande desiderio da quando ho saputo che esiste…..  certo che lo voglio>.

Mi  lascia senza fiato l’intensità con cui mi ha detto queste parole, –da quando ho saputo che esiste – ma quando l’ha saputo?

Glielo chiederò  in un altro momento,  non voglio che ripiombi nella tristezza di prima.

<Domani mattina ritorneremo alla spiaggia, puoi raggiungerci, se per te va bene>

<Per me va bene domani mattina> ripete intontito.

Le sue mani sopra il tavolino sono strette talmente forte che le nocche sono diventate bianche.

Appoggio sopra le mie accarezzandolo per allentare la tensione e rassicurarlo.

Allarga le pupille sorpreso dal mio gesto,  ma non si tira indietro.

<E’ piccolo e non ho avuto il tempo per  prepararlo al vostro incontro. Penso sia meglio che prima facciate amicizia….   Non fraintendermi, non voglio ne offenderti ne toglierti il tuo posto. Ma non so come potrebbe reagire se gli dicessimo subito che sei suo padre. Non ci vorrà molto vedrai  è un bambino socievole, capiremo quando sarà il momento>.

Annuisce.

Facciamo entrambi  un sospiro di sollievo. Siamo d’accordo. Sento che  ci stiamo allineando per iniziare un percorso insieme.

E’ la suoneria del mio  cellulare che squilla  e ci  fa uscire da questo breve momento magico.

Mi scuso con  Christian, frugo nella borsetta  e  mi sposto dal tavolino  per rispondere.

<Pronto>.

<Rose.. sono Thomas della W&G Publisher> sono diventata Rose?

Ah.. certo è il solo nome che gli ho lasciato scritto nel biglietto. Era solo ieri, ma ho l’impressione che fosse in un’altra vita.

<Buongiorno Thomas.>

Abbasso la voce,  non troppo. Lascio che Christian senta la telefonata.

<Ho delle buone notizie per lei. Possiamo vederci questa sera? Vorrei invitarla  a cena.>

E’ anche gentile questo Thomas “e anche carino” dice la mia vocina.

<Certo va bene per questa sera. Per che ora?>  ho un tono un po’ troppo sdolcinato.

  Christian  mi osserva impassibile.

<Prenoto il tavolo per le otto, le mando un messaggio con l’indirizzo>.

<D’accordo. A  più tardi. Grazie!> chiudo il telefono senza dare spiegazioni e mi risiedo al tavolo.

Se vuole mi chiederà lui e se lo conosco bene, non ci vorrà molto.

<Hai un appuntamento, questa sera?> mi chiede tamburellando le dita sul tavolo.

“Ma sei proprio indiscreto Mr. Grey”

<E’ una cena di lavoro>.

<Di lavoro?> inarca le sopracciglia < Hai un lavoro qui a Savannah?>.

<Mmmhh…..  non esattamente>  non volevo parlare  dei  libri ma non ho scampo.

<Devo definire il contratto per la pubblicazione dei miei libri con il   direttore editoriale  W. & G. Publisher. L’ho già incontrato ieri pomeriggio e stiamo per arrivare a un accordo> affermo secca, senza esitazioni.

Che non pensi di mettersi in mezzo alle mie trattative.

<Tu hai scritto dei libri? Ne hai già pubblicati?> mi chiede molto incuriosito.

<Questi sono i primi. Li ho inviati anche ad altre case editrici,  ma da questa ho ricevuto una proposta interessante> rispondo  con noncuranza.

<Li hai mandati anche alla Grey Publisher ?>

<Hemm…   no, non mi sembrava proprio il caso>

<Beh mi dispiace, potresti ricevere una proposta migliore dalla Grey , non vuoi pensarci prima di concludere con la W&G?> afferma ostinato.

Ah!… l’animo dell’imprenditore.

<Ci penso ma non ti prometto niente. Dipende da quale offerta riceverò da  Thomas stasera>.

Arrossisco leggermente con la mia ultima frase. L’ho detta apposta con un doppio senso per stimolarlo a qualche reazione.

Lui scuote la testa, stringe le labbra.

<Tienilo in sospeso Thomas> serra la mandibola, con gli occhi minacciosi <dammi la possibilità di  farti fare  un’offerta dalla Grey Publisher…. Per favore..>

Messaggio pervenuto forte e chiaro.

Faccio finta di niente.

<Si è fatto tardi Christian, vorrei rientrare a casa. Per domani mattina siamo d’accordo? Ci saranno anche mia madre e Bob>.

<Mi farà piacere salutarli. Ana……  Grazie>  sussurra

<Buona  serata> mi prende la mano destra accarezzandola e infila nei miei occhi il suo sguardo magnetico.

Ho l’impressione che si trattenga dall’abbracciarmi, o forse no….

E’ rimasto rigido  e distaccato. Solo il contatto con le mani nei convenevoli.

Il suo autocontrollo è esasperato.

Avrei voluto  buttarmi tra le sue braccia, dirgli che lo amo ancora, rassicurarlo.

Mi stringe il cuore vederlo in questo stato.

Declino di nuovo l’offerta di farmi accompagnare da Taylor e rientro a casa a piedi ripensando a quanto  non ci siamo detti.

Non abbiamo affrontato l’argomento sentimenti.

Era seccato per non dire geloso quando ho parlato di Thomas.

Ha cercato qualche informazione sulla mia vita, ma senza chiedermi chiaramente se ho un compagno.

Per il resto del tempo  il linguaggio del  corpo parlava chiaro, spalle rigide in allerta, sguardo freddo, distante e triste, molto triste. Le sue mani si contorcevano nervose.

Solo quando abbiamo parlato di Max si è ammorbidito.

E’ evidente che non vuole aver niente a che fare con me.

Che abbia una donna? Una Sottomessa? Magari è qui e la tiene chiusa in camera.

Forse è per questo che ha voluto incontrarmi in giardino.

Cosa ci fa a Savannah?

CLICCATE QUI PER LEGGERE IL 5° CAPITOLO.

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni

23 commenti

  1. Adry

    Complimenti spettacolare!!!!!!!!! Ma ti prego nn farli più separare!!!!!!!! Vedere Christian così fa stringere il cuore……

  2. lua

    bellissimo come sempre…ma mette un angoscia…riuniscili presto ti prego 😉

  3. crissy

    Bellissimo capitolo, complimenti! Ma ti prego, anzi ti scongiuro…. non separarli di nuovo!!!

  4. Eleonora

    Sono senza fiato e senza parole!!! Eccezionale, bravissima, stupendo!!! Impazienza portami via!!!! <3

  5. maryanna :)

    conto i giorni che mi separano dal prossimo capitolo…SEI UN MITO!

  6. victoria

    io mi sto un po’ stufando di tutto questo freddume, siamo già arrivati al sesto capitolo senza Ana e Christian, io vorrei vedere nel prossimo finalmente solo ed esclusivamente loro due FINALMENTE insieme: un Christian che la strappa durante la cena con questo Thomas e lei che si fionda tra le sue braccia, così non la riconosco più sennò!

    • victoria

      solitamente non riuscivano a stare staccati nemmeno per mezzo secondo, questa è la conversazione più lunga che hanno fatto in tutta la loro vita e non mi piace tanto!

  7. Elisa

    Mi sono commossa nel leggerlo..è davvero stupendo, ma ti prego falli rimettere insieme…credo che altri ti faranno questa richiesta, perché è strano vederli così distaccati..

  8. EleSteele

    li rivogliamo insiemeeeeee 😀 😀 bellissimo cmq come sempre 😀

  9. concetta

    e soprattutto evitiamo storie con questo thomas…..nn lo sopporterei!!!!

  10. Neemia Fortu

    wow!ho quasi pianto sei veramente spettacolare!!!!spero di non aspettare molto per il prox!!!COMPLIMENTI DAVVERO E ANCORA WWWWWWWWWWWWWWWWWWOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOWWWWWWWWWWWWWWWWWW!!!!!!

  11. ada

    Non mi piace questa situazione, scritto molto bene ma troppo sofferente: Molto brava comunque

  12. cris

    Fai come credi, la storia e’ la tua e decidi tu come proseguire, però Christian ha sofferto troppo e’ giusto che ritornino insieme.

  13. Rossa

    Bello, bello e molto emozionante anche questo capitolo! L unica cosa che fatico a concepire sono i 4 anni di lontananza… Troppi…
    Cmq brava!

  14. serenity

    un consiglio?non seguire i consigli delle lettrici =D ovviamente noi diciamo la nostra su come vorremmo che andassero le cose..ma la storia è tua quindi devi scrivere con la tua testa,e visto che sei molto brava sono sicura che ci stupirai.mi piace molto e prende un casino…e poi cosa pretendiamo?nn si vedono da tempo è normale k all inizio siano staccati no?ottimo

  15. nadia

    bellissimo ed emozionante… nn vedo l’ora arrivi sabato per legger l’altro capitolo…

  16. dada

    bellissimo…mi sonia commossa..ma non li riconosco come cristiana e ana.il loro amore era più forte di tutto r non avrebbero MAI vissuto distanti..

  17. Mrs. Grey

    Sei bravissima, fa veramente commuovere questo capitolo però devono tornare al più presto insieme

  18. Alessandra

    Letti tutti e sei in un fiato sei bravissima ……ma il seguitooooo?????

  19. Alessia

    Mi spiace, ma a parer mio questa storia è davvero pessima: non per niente credibile, ti sei allontanata troppo dal carattere reale dei personaggi, hai fatto trascorrere troppo tempo! Anzichè 5 anni secondo me dovevi far trascorrere i 9 mesi della gravidanza e raccontare di Christian che lascia Ana quando scopre che è incinta e non parlare di tutta questa scenata assurda… no davvero mi spiace, hai rovinato una meravigliosa storia d’amore, anche se immagino che ritorneranno insieme.