Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 5°

Anastasia

Mi godo  il tepore del sole sul viso, allungando il collo  per coglierne interamente i raggi. L’aria distribuisce il fragrante profumo dei fiori dell’ampio glicine che s’intreccia intorno al vecchio gazebo di pietra, al centro del prato.

Mi piace stare all’aria aperta, mi rilassa e mi mette in armonia con me stessa.

E’ arrivata una nuova primavera,  la stagione del risveglio, del rinnovamento. La natura ritorna alla vita dopo l’uggioso inverno, le giornate si allungano, il sole riscalda la pelle.

Sono seduta sulla panchina del parco vicino a casa, la giornata di lavoro è finita e prima di rientrare ho l’abitudine di fermarmi qui insieme a mio figlio.

Portiamo del cibo alle anatre che abitano il laghetto, passeggiamo raccontandoci quello che ci è successo durante il giorno. Un giretto sullo scivolo, uno in altalena, arrivano altri bambini. Un momento catartico, indispensabile perché si  liberi dal carico di energia  che accumula  a scuola e un gradito svago per entrambi.

Tengo d’occhio Max che sta giocando con  un suo compagno di scuola. E’ un bambino  vivace, gli piace correre fino  restare  senza fiato.

<la prendo io, la prendo io…>  urla al suo amico, mentre si  rincorrono cercando di portarsi via la palla.

Con lo sguardo fisso su di lui mi perdo a vagare con la fantasia.

Tra qualche giorno  Max compirà quattro anni,  vorrei tanto fargli una sorpresa e portarlo a vedere il mare.

Un porticciolo con le barche, una passeggiata sulla spiaggia a piedi nudi per sentire il contatto con la sabbia.

Chissà come si divertirebbe il mio cucciolo.

Un sogno…  è solo un sogno…..

Il mare è lontano e il viaggio non ce lo possiamo permettere.

E poi…..

Sospiro.

Meglio pensare a  preparare la sua torta preferita.

Inviterò i suoi amici per festeggiare, ai bambini basta poco per divertirsi.

<Mamma, mamma…> -arriva di corsa tutto sudato- <ho fame! facciamo merenda?>

<Si certo, andiamo a casa, ho preparato  il gelato alla crema con le fragole, pensi che vada bene per la tua merenda?>

<Siiii… buonissimo!!>

<Emma, siamo rientrati.  Andiamo   in cucina a mangiare il gelato…>

<Vi raggiungo tra qualche minuto, Anastasia, appena finisce la puntata.>

Questa è l’ora della sua fiction preferita e neanche se casca il mondo  se la perde.

Abitiamo in casa  di Mrs. Smith  da quando è nato Maximilian.

L’ho conosciuta tramite internet,  quando lavoravo al call-center a Portland.

Avevo l’incarico di seguire  la campagna di raccolta fondi della ONLUS, creata da lei.

Il  “Centro per l’infanzia” per i bambini da 0 a 5 anni per madri in difficoltà, con frequenza gratuita.

Un progetto ambizioso e molto seguito anche dal gruppo di amiche e finanziatrici  che è riuscita a coinvolgere, che funziona molto bene. Le spese sono  sostenute con i fondi di  beneficienza che Emma si occupa di raccogliere in tutti gli Stati Uniti.

In occasione di una sua telefonata, le avevo chiesto   come operasse  l’accoglienza del centro ed altre informazioni.

Sollecitata dalla sua curiosità, avevo trovato  anche  il coraggio di raccontarle una parte della mia storia e l’esigenza di rendermi irreperibile assieme a mio figlio che stava per nascere.

Mi aveva promesso  che mi avrebbe aiutata e quando sono arrivata   a Savannah, da mia madre per partorire,  è venuta a conoscermi di persona.

E’ stato   amore a prima vista. Una simpatia spontanea per entrambe.

Mi ha offerto senza  esitazioni  di venire ad abitare a casa sua con il piccolo, fornendomi un sicuro appoggio su cui contare.

Ci ospita da allora,  in cambio di un aiuto per le faccende di casa e un piccolo contributo per le spese.

Beh…   anche  per la nostra compagnia.

Mi aveva confidato  che malgrado fosse tutto il giorno impegnata e vedesse sempre un sacco di persone, quando la sera rientrava a casa si sentiva oppressa dalla solitudine.

Suo marito, un generale “5 stelle” USAF in pensione, era morto in un tragico incidente con la moto sei anni prima.

Ha due figli che non  vede spesso. Angel, che vive in Europa con suo marito, un capitano  pilota degli F16, e due nipoti, Eddie di 15 anni e Loren di 12 anni.

Suo figlio  Arnold,  che non è sposato, è  ingegnere civile alla base militare vicino a Phoenix in Arizona.

Quindi, purché accettassi di venire ad abitare in  casa sua, mi ha offerto  anche un lavoro part-time nel centro per l’infanzia per potermi mantenere,  lo stesso  centro che  Max frequenta come scuola.

E’  stata  preziosa  in questi anni, mi ha sempre aiutata  con il piccolo  e lui le è molto affezionato, la chiama nonna Emma e lei  si  scioglie.

Non so proprio come avrei fatto senza di lei, sono stata  fortunata  a conoscerla.

<Cara, questa era nella posta di oggi, anche se è indirizzata a me,  so che è la lettera che aspettavi> mi porge una busta intestata  W. & G. Publisher  di Savannah.

<Grazie Emma> le dico riconoscente.

La gratitudine che provo per questa donna è infinita. Ci ospita “abusivamente”.

Con la sua complicità il nostro nome non risulta in nessun documento.

Fa da prestanome per la posta, per la banca, per l’assicurazione sanitaria di Max e qualsiasi altro documento.

Anastasia  Rose Steele e Maximilian Steele  sono quattro anni che non esistono.

Giro tra le mani la busta come se scottasse.

“oh… davvero anche questi  mi hanno risposto”

Ho spedito i miei libri ad alcune case editrici ed è  la terza risposta che ricevo.

Questa, però,  è quella che mi interessa di più, perché negli ultimi anni ha dato molto spazio ai giovani autori e anche perché è a Savannah…..    potrei rivedere mia madre.

**Gentile Mrs.Smith  siamo interessati  ai suoi libri.

Possiamo incontrarla

giovedì  12 maggio alle 15,00 per definire gli accordi.

Cordialmente.

Thomas Harris  direttore editoriale  W. & G. Publisher***

Sì! Sì! Sììììì…….  Chiudo gli occhi, poi li riapro per leggere nuovamente il biglietto.

Non vedo l’ora di andare a Savannah, anzi porterò  con me anche Max, lo porterò a conoscere sua nonna.

E lo porterò a vedere il mare, la spiaggia, le barche.

“non essere imprudente!!!” la mia vocina mi scuote dalla facile euforia, cerco di respingerla ma ha ragione, andare da mia madre non è sicuro.

Uff….  insomma sono passati tanti anni, avrà smesso di cercarmi…

Studierò un piano per muovermi  in sicurezza, non voglio rinunciare a questa occasione.

Emma  mi  guarda in trepidante attesa. E’ eccitata perché abbiamo scommesso sulla pubblicazione dei miei libri. Lei è una mia  fan, anzi l’unica, dato che  è la sola ad averli letti.

Sfodero il mio sorriso soddisfatto < Mi vogliono incontrare giovedì a Savannah, sono interessati> e l’abbraccio forte.

<A Savannah…. andrai anche da tua madre? Come sono felice Anastasia, te lo meriti. Te l’ho sempre detto che i tuoi libri sono bellissimi. Vedi  che avevo ragione. Quando pensi di partire? > è tutta agitata neanche avessi vinto il premio Nobel, ed è contagiosa perché anche Max   abbandona il gelato e si unisce a noi saltellando.

<Mamma, mamma!!!> e si appende alla mia gamba.

Mi abbasso  e gli prendo il visino tra le mani <Bravo ragazzo, la mamma prepara una sorpresa per te, per il tuo compleanno. Ma è un segreto prometti di non dirlo a nessuno>  sbarra gli occhi, mette le due dita incrociate davanti alla bocca in segno di promessa e poi mi butta le braccia al collo facendomi cadere indietro.

“Il mio bambino, sempre entusiasta di tutto”.

Accendo il vecchio e caro computer di seconda mano e cerco  gli orari dei pullman in partenza per Savannah.

Io non possiedo l’automobile, non mi serve. Vado a piedi o uso i mezzi pubblici.

In caso di necessità guido quella di Emma, ma non è il caso di chiedergliela in quest’ occasione.

Sono tante ore di viaggio e il pullman resta il mezzo più sicuro. Non chiedono di esibire i documenti e possiamo viaggiare in incognito, come abbiamo fatto  quattro anni fa. Prendo nota degli orari, la cosa migliore è partire con quello del mattino presto.

Lascio Max con Emma e vado in centro.

Prima mi fermo al Computer Point. Cerco notizie su Christian. Non so esattamente cosa. Una certezza che non progetta viaggi nella costa orientale, o che parte per una qualche destinazione lontana……

Non trovo niente, l’ultimo articolo su di lui sul Seattle Times è di tre giorni fa e  lo inneggia per l’ennesimo premio per la ricerca sulle energie alternative.

Che non siano riportati suoi imminenti viaggi non scongiura la sua presenza a Savannah….. cosa faccio?

Vado da sola? Oppure, meglio ancora, rinuncio. Posso inventarmi una scusa e  farmi inviare la loro proposta con una e-mail…

In un fantomatico calcolo di probabilità vince la mia curiosità.

Ok, sono convinta. Ho deciso. Si parte per Savannah.

Passo a prendere i biglietti per mercoledì mattina e spedisco un telegramma a mia madre per avvisarla del nostro arrivo.

Sono sempre in allerta, quei pochi spostamenti che  abbiamo  fatto li ho organizzati con la massima cura in modo da  non lasciare tracce.

Non penso  a me, quanto alla sicurezza di Max,  non posso  assolutamente concepire che  ci succeda qualcosa.

Mantenere l’anonimato, oltre a non farci individuare dai segugi di Christian che cercano di stanarci,  ci ha tenuto al riparo da minacce e possibili rischi che potevano  derivare dal fatto che Max sia figlio del “ricco-facoltoso”  Mr. Grey.

Una  pioggia insistente ci accompagna fino alla stazione dei pullman,  anche la temperatura si è abbassata, sembra quasi  autunno.

Occupiamo i  posti in fondo, dove c’è un tavolino tra i sedili.

Lo zainetto di Max è fornito di quaderni  e pennarelli per disegnare, libri e la sua ultima passione, un album di figurine di cuccioli di animali.

Passa la maggior parte del tempo con i suoi giochi. Si diverte anche a guardare fuori dal finestrino, curioso di tutto quello che passa davanti ai suoi occhi.

Avvicinandoci alla costa il cielo mostra sprazzi azzurri sempre più grandi e intensi e a Savannah il sole risplende caldissimo.

Manca una manciata di minuti alle 17 e con un taxi raggiungiamo casa di mia madre.

Trovo il cancello e la porta socchiusi, ci aspettano dentro.

<Ana……> sento solo il mio nome da quella voce che per tanto tempo ho sognato di risentire. Voglio tanto bene a questa donna, un bene dell’anima.

<Mamma> l’abbraccio tenendo ancora per una mano Max  che me la tira giù perché mi abbassi.

<Mamma ti prego non piangere, siamo qui, stiamo bene e siamo felici, dai che ti presento tuo nipote.>

Si strofina con la mano le lacrime, sporcandosi di  nero tutti gli occhi  e ci abbassiamo insieme verso Max.

Lo avevo già preparato a questo incontro parlandogli di sua nonna durante il viaggio e lui  le offre la manina.

<Ciao nonna Carla, io sono Max>  mia madre gli stringe la mano

< Ciao Max io sono la tua nonna, posso abbracciarti>  e lo solleva tra le sue braccia.

<Beh sì,  se vuoi, ma perché piangi, ti sei fatta male?> la guarda  spostando di lato la testa con fare preoccupato.

Mia madre  mette a fuoco il viso di Max, poi gli spettina il ciuffo di capelli biondo scuro, tirati su con il gel.

<Mi passa subito. Se mi  abbracci forte  vedrai che mi passa tutto>.

Lui le butta le braccia al collo. E’ sempre tanto  affettuoso e coccolone.

Si avvicina anche Bob, ci ha lasciato qualche minuto d’intimità  ma adesso vuole anche lui salutarci.

<Ciao Ana, bentornata> mi abbraccia, anzi mi stritola. Non so se è perché non mi vede da tanto o per farmi pagare questi anni di angoscia che ho fatto passare a mia madre e di conseguenza a lui che ci vive insieme.

<Grazie Bob, sono felice di essere qui>

Mi lascia  e si gira verso Max  tendendogli una mano <Ciao campione, io sono Bob, è vero che sei affamato? Andiamo in cucina,  forse  troviamo qualche biscotto>.

Max passa dalle braccia di mia madre a quelle di Bob <se sono biscotti al cioccolato li preferisco> risponde precisino.

Continuano a discutere sui biscotti e i succhi di frutta  mentre scompaiono in cucina.

Mia madre  è ancora commossa  e continua a scuotere la testa confusa.

<Calmati mamma,  ti prego, non sei contenta  che siamo qui? Basta lacrime.>

<E’ la fotocopia di suo padre Ana,  nelle fotografie che mi hai mandato non mi ero mai resa conto della somiglianza.  E’ impressionante!!>  per forza le ho sempre fatte da lontano oppure con il cappellino apposta perché non  si potessero riconoscere bene i suoi lineamenti.

<Uhuh..  già, è  proprio uguale.  A proposito mamma, volevo  chiederti…..> parlo prima di pensare.

Trattengo il respiro  incerta  se  vale la pena affrontare l’argomento. Ormai ho acceso l’interesse di mia madre che alza entrambe le sopracciglia, aspettando la mia domanda  e la mia curiosità preme per far muovere le mie labbra.

<Mmm… lo hai rivisto in questi anni? Hai parlato con lui…..> la voce mi muore in gola. Il cuore accelera  solo a sentirlo nominare.

<Solo una volta Anastasia, è piombato qui quando sei sparita dall’ospedale, era fuori di se.  Volevo insultarlo per la sua prepotenza, invece mi ha fatto compassione, gli ho chiesto che ti lasciasse libera di  vivere la tua vita> mi dice d’un fiato, rivivendo l’ansia di quel momento.

<Va tutto bene, mamma> la rassicuro accarezzandole una guancia.

Si soffia il naso e riprende a piangere in silenzio. L’abbraccio di nuovo. Ha sofferto molto per questa lontananza forzata.

Ho intenzione di rivelarle il vero motivo per cui me ne sono andata.

Ho mentito sia a lei, sia a Ray. Ho fatto credere loro che Christian non voleva quel figlio  e io ero scappata perché avevo paura che ci facesse del male.

Basta bugie, vorrei tornare alla luce, vorrei che ogni cosa ritornasse al suo posto.

Ma non è questo il momento giusto.

Stringo le spalle e cambio argomento.

<Domani  pomeriggio ho un appuntamento di lavoro, poi sono libera. Posso fermarmi qui fino a domenica  con Max?  Mi dispiace che ti ho dato poco preavviso, ma l’ho saputo solo lunedì.>

<E me lo chiedi? Non sai da quando aspetto questo momento, abbiamo tante cose da raccontarci, e poi voglio conoscere bene il mio nipotino. Oddio quant’è bello, dai raggiungiamoli in cucina.>

E’ ritornata serena  e si avvicina a Bob  che le passa subito un braccio sopra la spalla. C’è molta intesa tra loro, stanno bene insieme.

GIOVEDI’:

Mi  sveglio all’alba, voglio andare a correre prima che si svegli Max.

Anche se c’è mia madre, preferisco essergli vicino quando  si alza, non conosce ancora bene la casa.

Siamo rimaste a parlare fino a tardi ieri sera, mi ha fatto mille domande sulla mia vita,  su Max, sulla mia padrona di casa.

Quattro anni di chiacchiere da recuperare.

Però le ho  tenuto nascosto dove abitiamo. Le ho chiesto ancora un po’ di pazienza, non mi sento sicura di uscire allo scoperto e per sicurezza  è meglio che non le riveli il mio indirizzo.

Dalla mia partenza a oggi ho scritto ogni mese una lettera sia a lei che a Ray per tenerli al corrente di  tutto quello che mi succedeva e dei progressi di Max, oltre a qualche fotografia.

Facevo spedire le lettere da una delle  insegnanti di Max che il fine settimana suona in una band che si esibisce in più stati. Sempre da posti diversi, quindi,  in modo che,  anche se venivano intercettate,  non fossero  rintracciabili.

Ma mia madre ha voluto che le raccontassi tutto da capo, più aneddoti ripetevo più sembrava rianimarsi e sciogliere la tensione.

Quando si è resa conto che viviamo sul serio in un contesto sicuro, che siamo contenti  e che io, soprattutto, ho raggiunto un equilibrio interiore che mi permette di crescere mio figlio serenamente, mi ha abbracciata e siamo andate a letto.

Infilo dei pantaloncini corti neri e un top attillato,  lego i capelli con un elastico, metto cappellino e occhiali. Porto nel marsupio l’acqua e il cellulare, avevo già avvisato mia madre ieri sera, in caso di bisogno  mi telefona.

E’ umido e sento un po’ di freddo quanto esco, prendo la via verso il mare che  è a  soli due isolati. Voglio correre in spiaggia, voglio  sentire il rumore del mare e anche il  profumo  di salsedine. Mi è mancato molto questo contatto.

Sorrido al ricordo che ero pigra e odiavo fare qualsiasi attività sportiva. Dopo la gravidanza, un po’ per restare in forma e poi perché ho scoperto  che mi rilassa tantissimo, cerco di andare a correre ogni mattina prima del lavoro, mi  da la carica.

La spiaggia  è deserta, tranne una coppia che cammina sulla battigia con il cane. Appena fuori al largo un piccolo peschereccio ondeggia pigro  e un anziano signore con un cappellaccio sulla testa trattiene la canna da pesca in attesa.

Il mare è calmo e  riflette  la luce chiara del mattino.  Promette una bella giornata.

Percorro alcuni  chilometri in direzione del porto e poi torno indietro soddisfatta.

Quando rientro, trovo mia madre che prepara la colazione.

<Vado a farmi una doccia, poi svegliamo Max, il tempo oggi è stupendo. Vorrei passare la mattinata in spiaggia con lui> le lancio al volo tutto il programma e senza aspettare la sua risposta vado a prepararmi.

Max passa la prima mezz’ora a girare felice a piedi nudi sulla sabbia.

Ci avviciniamo alla battigia e guardiamo  le navi che entrano nel grande golfo  di Savannah. Ci sono anche parecchie barche a vela.

“con questa bella giornata dev’essere una meraviglia stare in mare”.

Riaffiora un tenero ricordo del mio soggiorno  in barca durante il viaggio di nozze al largo della costa azzurra. Sospiro e cerco di scacciarlo prima che mi metta malumore.

Mia madre e Bob  hanno sistemato un ombrellone e due sedie-sdraio vicino alla zona attrezzata. Max fa la spola da me a loro divertendosi ad alzare la sabbia con i piedi.

<Mamma, mamma guarda cosa mi ha portato Bob?> Max  si fionda verso di me alzando secchiello e paletta  e me le mette ai piedi.

< È proprio un bel dono. Lo hai  ringraziato?> mi  fa un  si con la testa e poi comincia a saltellarmi intorno

< Vuoi che facciamo un castello con la sabbia? Con questa attrezzatura possiamo farlo con le torri,  poi raccogliamo le conchiglie e lo decoriamo>

<Davvero un castello con le torri? Come quello di Topolino?> fa chiaramente riferimento alle immagini della pubblicità di Disneyland.

<mmmm….  Possiamo provarci,  la torre alta la facciamo comunque, è la mia specialità> mi siedo vicino a lui, sulla sabbia.

Più tardi, quando rientriamo per il pranzo, mi preparo per il mio appuntamento  alla W.& G. Publisher.

Ho cercato di non crearmi eccessive aspettative da questo colloquio, non vorrei restarne delusa.

“però  sei ottimista perché sei sicura del tuo lavoro” dice la mia vocina sbattendo le  palpebre.

Pantaloni  chiari attillati,  maglietta lilla con generosa scollatura e blazer corto sfiancato.

Tre giri di collana con perle di legno argentate, sandali con tacco,  mascara e matita colorata sulle labbra. Sono pronta.

Arrivo con i miei dieci  minuti di anticipo, mi piace essere puntuale,  e vengo ricevuta  dalla segretaria

<Sono Mrs. Smith ho appuntamento con Mr. Harris….> le consegno il biglietto d’invito.

Rachele, lo leggo dal suo tesserino, non mi fa neanche terminare.

Esce dall’office e mi fa strada

<Benvenuta Mrs. Smith, si accomodi Mr. Harris la sta aspettando. Prego desidera che le porti qualcosa da bere?> cavolo  che accoglienza cinque stelle.

Mr. Harris è in piedi, davanti alla scrivania e si avvicina per stringermi la mano.

<Buongiorno Mrs. Smith, è un piacere conoscerla. Ha fatto buon viaggio?> accenna a un sorriso mentre allunga il braccio per indicarmi la poltrona a lato della scrivania.

<Sì, grazie Mr. Harris, il piacere è mio>

Un piacere sul serio è anche un bel ragazzo, un po’ troppo palestrato per i miei gusti, però ha lo sguardo simpatico. E’ alto, con una massa di capelli castani ricci che gli ammorbidiscono il viso dai lineamenti asciutti. Gli occhi sono scuri e profondi.

“concentrati  sui tuoi affari Ana, non farti distrarre!!”

Si sposta dietro la scrivania, prende una cartella e viene a sedersi sul  divanetto davanti a me. Tra noi un piccolo tavolino in vetro con sopra un vassoio già preparato con due bicchieri, acqua, lattine di aranciata e tè al limone, biscottini mignon.

Però posso ammirarlo, si muove con eleganza, indossa dei jeans scoloriti che gli fasciano  le gambe lunghe e muscolose. Il sedere alto, pieno e sodo… un gran bel sedere. La  polo della Marville a maniche corte che lascia in bella mostra i bicipiti gonfi e sodi..  wow….

Incrocio il suo sguardo enigmatico e abbasso subito il mio sulle mani,  imbarazzata. Che figura! Spero che non abbia capito i miei pensieri.

Quando rialzo gli occhi,  sorprendo una sua sfuggente occhiata alla mia scollatura.

Disinvolto, si sistema sul divanetto, apre la cartellina e mi rivolge un sorriso compiaciuto.

Cerco di concentrarmi sulle sue parole, sta facendo i complimenti per i manoscritti che gli ho inviato.

Li hanno trovati coinvolgenti e la mia scrittura molto diretta, fluida e mai banale. “beh ..sembra una buona recensione”

Mi spiega i  particolari  dell’eventuale contratto, se  accettassi la loro offerta. Chiedo qualche chiarimento su alcuni dettagli prettamente tecnici con cui non ho molta dimestichezza.

Passiamo poi a negoziare  il compenso  che è una delle cose che mi sta più a cuore.

Avere disponibilità economica vuol dire affrontare i prossimi anni senza l’angoscia di far quadrare i conti e  potermi permettere  di scegliere per Max la migliore scuola.

Lo stipendio che percepisco è appena sufficiente per le necessità di tutti i giorni e non ho altre entrate. Ho una somma di denaro da parte per le emergenze, che non voglio assolutamente usare se non in caso, appunto,  di emergenza.

<Possiamo accordarci per un anticipo di $20 mila dollari  per due manoscritti.  Se la loro vendita arriverà  ad almeno 300 mila copie oltre ad una percentuale sui primi due, verranno  presi in carico per la pubblicazione anche gli altri due riservandole lo stesso anticipo> mi guarda compiaciuto, come se l’offerta fosse fuori dal comune.

<Questo che le sto offrendo è un trattamento speciale perché siamo veramente interessati ai libri, però il rischio di pubblicazione è alto con i nuovi autori. La nostra politica aziendale è quella di dar spazio alle giovani penne, spostando un più adeguato compenso dopo la realizzazione delle vendite>.

Scopre serenamente le sue carte, non cerca di raggirarmi.

Anche i segnali che arrivano dalla sua postura m’ispirano fiducia.

Però l’offerta è sotto la stima che mi ero fatta,  mi resta da valutare anche le altre offerte per raggiungere il mio obbiettivo.

Speravo di concludere ancor oggi, provo a rilanciare

<Capisco. E’ una buona offerta grazie. Anch’io pensavo a $10/15 mila di anticipo per ogni manoscritto, a tutti e quattro insieme però> mantengo   il contatto visivo,

< potremmo accordarci per $40 mila totale e tutti quattro i libri>.

Sembra che la manovra della controfferta lo destabilizzi, stringe le spalle titubante.

<Non posso garantire niente> una smorfia di irritazione scurisce il suo volto <comunicherò la sua richiesta  al Presidente. Sono decisioni che spettano a lui>.

<Resto a Savannah fino a domenica. Possiamo rivederci. Io, così,  ho anche il tempo di leggere  il contratto>

mai firmare senza leggere…

Mi guarda incerto e dubbioso, non cela la sua  delusione.  Forse era convinto  che firmassi subito senza obiezioni.

<Mr. Harris, le lascio il mio numero di cellulare, mi chiami se ci sono novità> gli consegno un bigliettino che avevo già preparato.

<Rose?? Ma il suo nome non è Emma> mi guarda stupito sorridendo.

“Oh, bene,  gli è tornato il buonumore”

<Mrs. Emma Smith è la mia padrona  di casa.  Desidero mantenere la privacy sulla mia vera identità, per ora. Se  ci accordiamo le darò il mio nome completo> gli stringo la mano  alzando  uno  sguardo intrigante.

“mettiamogli un po’ di curiosità …”

Mi congedo  con la proposta di contratto nella borsa e qualche sogno in meno.

VENERDI 

Il  mattino dopo mi sveglio con  un  bagliore luccicante che entra dalle fessure delle imposte, mi sento proprio bene e ben riposata.

Guardo la sveglia consapevole che è più tardi del solito, ma sono in vacanza  e non ho impegni , posso sprecare un po’ di tempo.

E’ meglio che mi sbrighi, voglio andare subito a correre. Ieri ho visto  un percorso attrezzato  nel parco  qui vicino.

Sono pronta in cinque minuti e saluto mia madre  che è già in cucina.

<Vado a correre mamma, badi  tu a Max quando si alza? Ho con me il cellulare se hai bisogno>.

Esco in pantaloncini corti e canotta, con cappellino-occhiali- e oggi anche l’ iPOD non c’è  il rumore del mare. Ascolterò la mia musica preferita.

“Back in black” degli AC DC attacca subito per darmi la carica per partire.

Con un po’ di fatica completo il percorso e gli esercizi, ho corso quasi mezzora in più del solito, ma ne valeva la pena. Questo posto è proprio ben attrezzato.

Mi prendo il tempo per fare anche stretching per ammorbidire i muscoli delle gambe,  delle barre del “percorso vita” fanno proprio al caso mio.

Conto 20-30 secondo per posa, allungando bene tutta la muscolatura.

Poi crollo sulla panchina. Ho bisogno di bere acqua.

Il parco è curatissimo, le aiuole sono delle figure geometriche che si rincorrono con  le rose  in piena fioritura. Insieme a dei gruppi di peonie rosa e fucsia, danno un tocco di colore che spicca sul verde del prato perfettamente falciato. Anche gli alberi di robinia sono  stracolmi di fiori  ed emanano un profumo dolcissimo, da  quasi la nausea.

Assaporo questo momento di relax per fare il pieno di energia,  Max è un bambino molto attivo e mi impegna molto. Vorrei portarlo anche stamattina in spiaggia.  L’aria di mare gli fa bene per la sua crescita. Chissà quando avremo di nuovo l’occasione di ritornare.

Passano nel vialetto di fronte un giovane uomo che tiene per mano un ragazzino con la cartella. Deve essere un padre che accompagna il figlio a scuola.

Penso a Max, lui non ha il papà che lo accompagna a scuola, e mi sento in colpa.

Sospiro, rivolgendo  il mento ai raggi del sole e chiudo gli occhi.

Una folata  di vento trasporta un delizioso profumo di sambuco. Annuso a pieni polmoni spostando il naso in circolo per sentirlo meglio.

Mmmmm…. È buonissimo. Emma mi ha insegnato a raccogliere quei fiori dagli arbusti selvatici e cucinarli fritti in una pastella. Deliziosi… Max  ne va pazzo.

Il ritmo di “Shiny Happy People” dei R.E.M. che mi  pulsa nelle cuffie e tamburello  con le dita il bordo della panchina.

Scuoto leggermente la schiena, qualcosa mi disturba. Pigramente alzo mezza palpebra. Non noto niente di strano.

Mi rilasso, ma  di nuovo quella sensazione si appoggia sulle mie spalle.

Il cuore accelera il battito, mi pulsa anche nella gola. Il respiro si accorcia, una stretta mi opprime, come se la gabbia toracica non volesse espandersi.

Apro gli occhi,  confusa, faccio per alzarmi, ma le gambe sono molli, senza forza.

“Oh, mio Dio, cosa mi sta accadendo?”

Inghiotto a fatica, il cuore è diventato un tamburo che mi scombussola  il petto, sembra voglia uscire dalla canottiera.

Provo a regolare il respiro.

Inspiro….. Espiro…. Inspiro…. Espiro….

Meglio, sì… un po’ meglio.  Che cavolo!!!

Questo fastidio ancora una volta sulle spalle.  Sembra il graffio leggero di una sciarpa di seta. Strofino con una mano la nuca.

Un misto di calore ed energia mi avvolge attirandomi come una calamita. La mia schiena si inarca per contrastare questa forza, lasciandomi senza fiato.

Solo il mio cervello  realizza  quello  che io non voglio ammettere.

Tolgo di scatto le cuffie  e gli occhiali e mi prendo il viso tra le mani.

So cos’è questo sconquasso  che mi  sconvolge, come potrei non riconoscere la carica esplosiva  che mi proietta il suo sguardo.

Il cuore mi sale di nuovo  in gola  “respira Ana, respira”  ma non ci riesco, il mio corpo non reagisce è irrigidito.

“LUI.E’.QUI. “

Vorrei girarmi ma un blocco me lo impedisce, non riesco neanche ad alzare lo sguardo.

Sono  attimi infiniti quelli che passano prima di sentire la sua voce “stupenda, calda, seducente vellutata voce”

<Anastasia….> è  un sospiro ma riesco a sentirlo bene, è qui vicino, forse  dietro di me.

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23 commenti

  1. lua

    Oh mio dio…..senza parole…. Sei davvero bravissima….avanti così

  2. Barby

    O come si fa ad aspettare una settimana ……………….. bellissimo …….

  3. momy

    wowwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww ank’io sono senza fiato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. maryanna :)

    tesoro sei bravissima!!quasi m sn sentita ana quando ha rivisto chris 🙂 ECCEZIONALE!!

  5. Rossa

    Sinceramente quando ho iniziato a leggere questa FF ero un pò perplessa. Ma pian piano mi ha conquistato, decisamente!! Molto molto originale! Questo capitolo poi è stupendo!!!! Complimenti…

    E ora un’altra attesa!!!!

  6. Elisa

    semplicemente fantastico…all’inizio ero dubbiosa , ma adesso non vedo l’ora che esca il prossimo capitolo…

  7. Eleonora

    Mio Dio.. Semplicemente stupendo! Le ultime righe mi hanno quasi ucciso, era come essere lei!!! Aiutooooo!!! Non riuscirò ad aspettare una settimana!!! Sei grandiosa davvero!!! 😀

  8. Cicci

    O mio dio!!! Ma sei fantastica!!! Come facciamo ad aspettare fino al prossimo capitolo????
    Assolutamente perfetto!! Complimenti!!

  9. Anthea

    “Il ritmo rapido del suo respiro fa partire un nuovo battito tumultuoso al mio cuore”

    Anche i vostri complimenti fanno accellerare il battito. Grazie!

  10. cris

    Davvero emozionante. Bravissima ……. continua così………. mi fai sognare……….

  11. ROSANERA

    OH CIELO, HO UN BATTICUORE….
    VADO A FARMI UNA CAMOMILLA, ANCHE SE FA UN CALDO PAZZESCO…….. DEVO TRANQUILLIZZARMI….

    E ORA….. CHI CE LA FA AD ATTENDERE IL SESTO CAPITOLO??

    ANTHEA, CI FARAI SAPERE PERCHE’ LA “TUA” ANASTASIA HA FATTO QUESTA PAZZIA??!!

  12. serenity

    per avermi lasciata sulle spine sul + bello…….potrei odiarti =D =D