Una nuova Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Canzoni inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 4°

Anastasia

Consegno il mio biglietto alla signorina  con i capelli neri e lunghi davanti agli occhi stile “Mortisia”,  del banco del check-in.

Dopo averlo controllato, me lo restituisce insieme ai documenti con un mezzo sorriso di cortesia. Mette le etichette al mio bagaglio  e mi congeda con un <Le auguro buon viaggio> che ripete stancamente ad ogni passeggero.

Li prendo e  li infilo in borsa con  una smorfia di delusione. Nessuno me li ha convertiti in prima classe, com’è successo l’ultima volta che sono partita per Savannah.

Scaccio quel pensiero ridicolo, non è il momento di farsi prendere dalla nostalgia, e raggiungo Josè che si è già seduto nella sala d’aspetto. Manca più di un’ora alla partenza, ci siamo presi per tempo per salutarci  senza fretta.

E’ stato un alleato  insostituibile  in questi mesi. Sono rimasta ad abitare nel suo piccolo appartamento che condivide  con Ronald, un suo amico d’infanzia che frequenta come lui l’ultimo anno di università.

Josè, molto cavallerescamente, mi ha lasciata dormire nella sua camera e lui si è sistemato con una brandina pieghevole nel salottino/studio, senza mai lamentarsi della  scomodità di aprire la sera il letto e richiuderlo ogni mattina per poter passare nella stanza.

Abbiamo raggiunto invece una buona intesa, lui si è rassegnato al suo ruolo di amico fraterno senza uscire dai ranghi. Solo una volta, a dire il vero,  si è azzardato ad avvicinarsi  stringendomi tra le braccia con più fervore del dovuto, ma il mio sguardo truce lo ha subito rimesso al suo posto, senza neanche aver bisogno di parlare.

Mi è stato vicino, consolandomi  ogni volta che ero presa dallo sconforto,  in riverente silenzio, senza mai rimproverarmi, senza mai giudicarmi. Ho pianto sulle sue spalle tutte le lacrime che avevo, anche quelle di riserva.

La sua presenza confortante è sempre riuscita a farmi risollevare dalla disperazione che mi attanagliava.

Mi ha aiutato a trovare il lavoro al call-center vicino all’università, così  facevamo insieme il tragitto a piedi.

<Hai fame Ana? Vuoi mangiare qualcosa prima di partire?>

Chiede premuroso mentre mi siedo sulla poltroncina al suo fianco.

<Mi hai fatto mangiare un mega-piatto di  spaghetti meno di  un’ora fa>

Sorrido divertita <nello zainetto ho la bellezza di tre panini, una mela, una banana e due succhi di frutta… anche volendo non credo che riuscirei a morire di fame>

Mi mette un braccio attorno alle spalle <Non scherzare su questo, Ana, sai che mi preoccupo se non mangi abbastanza. Devi mangiare per due  per tenere in salute tu e lui> mi dice serio passandomi l’altra mano sopra il pancione.

Mancano solo quindici giorni al termine  ed ora la mia gravidanza è evidente.

Con la complicità di  un ampio giaccone, alcune felpe larghe che ho portato per tutto l’inverno e la pancia che ha iniziato ad ingrossarsi solo un paio di mesi fa sono riuscita a tenerla segreta  a lungo.

Solo  Josè e Ronald ne erano al corrente, neanche le mie colleghe al call-center se ne sono accorte.

Questi mesi sono volati. Sono  sempre stata bene, a parte qualche nausea nei primi mesi e la voglia continua di cibi acidi come il limone. Questo piccolino è cresciuto dentro di me quieto e silenzioso, come non volesse disturbare.

Appoggio la mia mano sopra a quella di José, con un sospiro.

<Andrà tutto bene, vedrai. Sono contento che tu abbia deciso di raggiungere tua madre a Savannah. Ti sentirai più sicura nell’affrontare il parto con lei vicina>.

Annuisco  sorridendogli soddisfatta.

Il mio bambino è in posizione podalica e, anche se è piccolino, mi hanno consigliato il parto cesareo per non correre rischi.  Abbiamo già programmato a Savannah l’evento, mia madre se n’è già  interessata.

<Già, è così tu potrai finalmente tornare a dormire nel tuo letto,  di cui mi sono  impossessata con prepotenza>.

Aggrotta la fronte <Non mi sono mai lamentato>

<Ehi, lo so, scherzavo. Volevo tirarti su di morale, hai l’aria di chi gli è morto il gatto>.

<Devi ancora andartene e sento già la tua mancanza. Mi ero abituato ad avere qualcuno che mi aiuta nelle faccende domestiche e che cucina in maniera

eccellente> si tocca  la sua pancia cercando di farla ballonzolare, ma è praticamente inesistente. Ha un fisico asciutto e morbido, non troppo muscoloso.

<Guarda il lato positivo. Stai preparando gli ultimi esami.  La casa sarà libera e silenziosa.  Poi partirai per il tanto agognato  viaggio in Sud America…. Non credo avrai tanto tempo per sentire la mia mancanza>.

All’accenno del suo viaggio sorride  sognante.  E’ da Natale che progetta di andare nelle Ande per fotografare i paesaggi di quei luoghi spettacolari e la data di partenza si sta pian piano avvicinando. Sono felice che almeno lui riuscirà  a esaudire uno dei suoi sogni. Le sue foto sono splendide, riesce a catturare dei particolare che normalmente neanche si prendono in considerazione e rendono gli scatti originali, ha un grande talento.

Dall’altoparlante una meccanica voce maschile annuncia il mio volo e invita i passeggeri  a raggiungere  l’imbarco.

Molte delle persone sedute vicino a noi si alzano e seguono le istruzioni con disciplina. Una giovane signora con due ragazzini per mano passandomi davanti mi guarda, poi accennando  al pancione  mi sorride compiaciuta. Ricambio il sorriso ringraziandola. Succede spesso, soprattutto da altre madri, di ricevere complimenti  o l’augurio di una buona gravidanza. Comincio a farci l’abitudine.

Anche noi ci alziamo con uno sguardo d’intesa. Ci abbracciamo forte e molto intensamente, lui mi accarezza i capelli, poi la guancia e ci scambiamo delle piccole effusioni.  Una scenetta studiata e preparata a tavolino per far credere  agli occhi che ci stanno scrutando che il nostro rapporto non è cambiato e che vado solo a trovare mia madre.

Con molte probabilità sarò seguita anche a Savannah, è importante quindi che non ci siano sospetti sulla mia intesa con Josè e che la data del parto resti ancora segreta.

Siamo sempre stati consapevoli, fin dal primo giorno, che  qualcuno osservava i nostri movimenti,  e spesso abbiamo simulato degli atteggiamenti romantici di proposito.

La domenica, ad esempio, Josè mi ha portato spesso con se in posti incantevoli, lungo la costa. Lui stava ore dietro l’obiettivo per catturare le migliori cartoline, io trovavo un angolo, dove distendermi a leggere un libro, poi insieme si passeggiava mano nella mano. A parte la recita “pro grande fratello” mi sono sempre rilassata e divertita.

Sono sicura che far credere che Josè fosse il mio ragazzo,  e che fossi felice insieme a lui, abbia contribuito molto a tenere a freno le reazioni di Christian.

Ha rispettato tutte le mie richieste, non mi ha più cercata né al telefono né di persona. Invece,  sono sicura che  la sua mania da stalker non si è mai fermata.

Ora viene la parte più difficile. Devo riuscire a ingannarlo almeno fino a quando sarà nato il piccolo. Se tutto andrà come spero, sarò  libera di vivere con mio figlio senza più nessuno che ci controlla.

Josè ha ancora le braccia attorno al mio collo e abbiamo le fronti appoggiate.

<Niña, promettimi  che ti prenderai cura di te e del bambino. Se ti senti in pericolo, chiamami, ti raggiungerò subito. Me lo prometti?>

<Sì, te lo prometto Josè. Ora  è meglio che vada> lo bacio sulla guancia  e

prendo lo zainetto. Raggiungo  l’imbarco  girandomi indietro spesso per salutarlo con la mano.

Fine della  commedia, tiro un sospiro di sollievo e mi rilasso.

Il mio posto in aereo è vicino al finestrino, come avevo richiesto. Il compagno di viaggio seduto al mio fianco è un signore sessantenne, con la testa rasata tutta tonda, baffetti. Nonostante il suo vestito di buon taglio non riesce a nascondere un ventre prominente, anzi una “panza” più grande della mia.

Lo guardo di sottecchi sorridendo quando cerca di allacciare la cintura di sicurezza, fallendo più volte, fino a quando non arriva l’hostess ad aiutarlo.

Sposto la mia attenzione sulla lettura del libro “La maschera del tempo” edito da Grey Publishing, che ho portato per il viaggio. Era uno dei più interessanti  manoscritti che erano arrivati all’allora SIP, quando ero direttore editoriale.

Lo avevo recensito ed evidenziato tra gli autori più promettenti. Sono rimasta stupita di trovarlo in libreria  tra i più venduti della settimana e l’ho acquistato per rileggerlo.

E già, ero il direttore editoriale, con  la prospettiva di dirigerla come proprietaria.

Sussulto ricordando Christian davanti alla scrivania “nel giro di un anno sarà tua….. è il mio regalo di nozze…”

Follia allo stato puro.

Mi è dispiaciuto rinunciare a quel lavoro, è stata un’esperienza breve, ma molto intensa e ricca di soddisfazioni.

Non posso sicuramente paragonarlo con il lavoro che ho trovato a Portland, al call-center. Ripetitivo e noioso, che  però, mi ha permesso di guadagnare del denaro per essere autonoma, mantenermi e contribuire alle spese dell’appartamento di José.

Inoltre nelle pause potevo utilizzare il computer per cercare le notizie sulla vita di Mr. Grey senza lasciare tracce. Conosco bene i mezzi che utilizza Barney per rintracciare gli account di chi curiosa su Mr. Grey e non volevo che venisse a sapere che ogni giorno anch’io seguivo  quello che succedeva nella sua vita.

Lui, appena si muove o respira fa notizia. Ci sono almeno un paio di articoli alla settimana sulle sue attività e i suoi successi. Nessun pettegolezzo sulla sua vita privata, però, per quella tiene una privacy serrata. L’ultimo gossip è stato l’annuncio del nostro divorzio. Un comunicato freddo e asettico che credo abbia preparato il suo ufficio stampa, in qualche modo vincolato perché privo di commenti.

Neanche le riviste rosa, che tanto risalto avevano dato al nostro matrimonio, l’hanno riportato.

Bah….. potere di Mr. Grey. A me ha fatto comodo. Non m’interessava quel tipo di pubblicità.

L’accelerazione per il decollo mi schiaccia la schiena sul sedile e trattengo per qualche istante il respiro.

Incrocio le dita.

Vado incontro al futuro fiduciosa che tutto andrà nel verso giusto.

Ho pianificato con cura tutti i miei prossimi movimenti.

“Non vedo l’ora ti conoscerti, piccolino”

Tengo ancora incrociate le dita.

Christian

Un anno dopo

Tornare a Portland rinnova il mio senso di perdita, di solitudine. Il ricordo di Anastasia non mi lascia neanche un giorno.

Ma non potevo  declinare anche  quest’anno l’invito del rettore per  la consegna dei diplomi. So che ci tiene in maniera particolare che io sia presente e non potevo  deluderlo ancora.

Sono  uno dei maggiori finanziatori dell’università e i laboratori nati da questa collaborazione hanno dato un notevole impulso alla sua  riqualificazione. Di conseguenza ha raggiunto maggiore popolarità ed è  molto ricercata tra le matricole.

Credo che il rettore ambisca alla mia presenza anche per una questione di prestigio suo personale. Diamogli quindi questa soddisfazione.

Stephen controlla che io abbia allacciato le cinture e mi passa le cuffie, poi si gira verso il sedile posteriore e fa lo stesso anche con Taylor. Il rotore è al minimo e si prepara alla manovra di decollo.

Movimenti famigliari che guardo assente, con distacco. Fino a qualche mese fa non mi sarei lasciato sfuggire l’occasione di guidare Charlie Tango. Un viaggio breve a Portland, poi, era tra quelli più piacevoli.

Non c’è più niente che mi entusiasmi in particolare, sono rimasto un involucro vuoto senza emozioni.

Tranne forse volare con l’aliante. Quello ancora riesce a risvegliare qualche brivido. Forse lo spazio ristretto dove posso immaginare che sia seduta Ana senza nessuno che interferisca, forse perché posso lasciare liberi i miei pensieri e sognare di volare giù in picchiata e far finire questa desolazione che sento dentro.

Cercare la libertà nel vuoto. No, non posso essere di nuovo tanto egoista.

Devo restare vigile e in forma per lei. Potrebbe avere bisogno del mio aiuto e devo farmi trovare pronto.

Tolgo dalla valigetta una cartellina che Andrea mi ha preparato per la cerimonia.

Ci sono i nomi dei presenti sul palco che memorizzo subito, alcuni li conosco già.

Rileggo il discorso che abbiamo preparato insieme a Ros. Inizia con i soliti convenevoli e ringraziamenti, alcune considerazioni sul lavoro che è stato fatto e gli auspici per il futuro. Bla, bla, bla…. Le solite cose di ruotine.

Noto che Ros ha tolto la parte in cui giustificavo la mia mancata presenza alla cerimonia dell’anno scorso.

Chiudo la cartellina di scatto, e chiudo anche gli occhi con una stretta al cuore.

Un anno fa, all’ultimo  momento, avevo  dovuto disdire, con sommo  dispiace del rettore.

La notizia che Ana era sparita mi aveva angosciato a tal punto che ero partito per Savannah per cercarla di persona. Il ricordo mi mette ancora i brividi, sono stati momenti allucinanti.

Avevo assunto delle persone selezionate da Taylor che la sorvegliavano da lontano senza interferire e farsi notare. Mi aggiornavano ogni giorno sui suoi spostamenti.

Era ricoverata in ospedale per qualche giorno di convalescenza, dopo il parto cesareo.

Il giorno che doveva rientrare con il bambino a casa di sua madre dove viveva, però,  fa sparire le sue tracce.

Sapere di aver perso anche l’ultimo contatto con lei mi ha mandato fuori di testa. Anche se non mi era vicina, avere costantemente sue notizie  mi teneva tranquillo, lei stava bene era al sicuro.

Ricordo il mio volo  disperato verso Savannah con la speranza che fosse tornata a casa di sua madre.

Il penoso  incontro con Carla, lo  sguardo addolorato di una  madre che si sente impotente nel destino della figlia. <Se n’è andata Christian, non ha detto dove neanche a me.>  disse rassegnata.

< Appena  è ritornata in forze ha preso il  bambino e le sue cose e se n’è andata. Non sappiamo dove, non vuole essere rintracciata.

Ti prego  lasciala stare, smettila di cercarla. Sta ancora scappando da te, ha ancora paura che tu l’ avvicini.

Finché non si sentirà al sicuro non la rivedremo più neanche noi>

Le lacrime  dignitose che inondarono i suoi occhi mi diedero la certezza  che non mentiva, la sua angoscia era troppo grande.

Chi c’era di mezzo in questa fuga, chi l’aveva aiutata. Cosa c’era sotto.

Un altro uomo…?

Abbiamo setacciato ogni angolo di Savannah, treni, aerei, pullman, taxi. Era svanita nel nulla.

L’unica traccia che eravamo riusciti a trovare è stata quella del  suo passaggio in banca, dove  aveva ritirato una parte del denaro in contanti. Il resto, tutto quello che le avevo versato  da quando se n’era andata,  me lo aveva rispedito indietro e poi aveva chiuso il conto.

“Oh….Ana, Ana…. Orgogliosa e testarda”

Ha rifiutato anche quei quattro soldi che le inviavo  per essere sicuro che potesse mantenere uno stile di vita agiata senza l’assillo del lavoro.

All’atto del divorzio aveva rinunciato a qualsiasi forma di rivalsa verso il mio patrimonio, nessuna richiesta di alimenti o mantenimento.

Rivedo ancora la busta gialla con dentro i documenti da firmare e il suo biglietto.

Ero al pianoforte,  dopo l’ennesima notte passata a suonare,  quando Taylor è entrato nel salone per consegnarmela.

**per favore accetta le mie richieste, non complicare le cose**

Recitava un bigliettino azzurro scritto da lei a mano.

Le sue richieste? Ma quali, se aveva rinunciato a tutto. Al mio nome, al mio denaro,

al mio amore, alla mia protezione. Mi sono sentito ripudiato. Dovevo solo firmare, era quella la sua richiesta.

Sapeva che avevo  mezzi e denaro a disposizione e avrei potuto forzare la situazione  per  riportarla  da me. Ma a quali condizioni se lei non voleva starmi vicino.

Con una stretta dolorosa al cuore ho firmato, ho reciso quell’ultimo filo che ci teneva uniti.

Per conquistare il suo amore avevo  tolto tutti i muri di difesa  che mi ero costruito attorno ai sentimenti. L’avevo  lasciata entrare nella mia vita, nel mio corpo  in tutte le mie cellule.

Per lei avevo tolto la corazza al mio cuore e  liberato la mia anima dall’oscurità in cui mi proteggevo.

Non avevo  più nessun modo per  ripararmi.

Non avevo  neanche più rabbia, ne resistenza da opporre.

Mi sono  lasciato  travolgere e trasportare in un vortice nero.

<Mr. Grey!!> la voce di Taylor mi arriva nelle cuffie risvegliandomi dal torpore.

Non mi sono neanche accorto che stavamo atterrando.

Lo rassicuro sollevando il pollice, poi rimetto la cartellina nella valigetta.

Sfrego le mani sul viso e riavvio i capelli.

Prendo la posa da amministratore delegato, sguardo inflessibile, mezzo sorriso imperturbabile. Sistemo il nodo della cravatta grigia.

“L’ho scelta per lei.”

La voce stridula ed eccitata del rettore  mi presenta e annuncia il mio discorso. Gli applausi di rito mi accompagnano nel breve tragitto al microfono.

Mi ritrovo a scrutare la platea in cerca dei suoi occhi. Cerco il posto che occupava il  giorno della sua laurea,  ma lei non c’è.

Ci sono tanti ragazzi con quei ridicoli cappelli pronti per  venire a prendere il loro guadagnato diploma, ma lei…. non c’è.

Finalmente la cerimonia finisce, uff… è sempre più pallosa.

Stringi le mani, fai le congratulazioni e avanti un altro.

Mi  accompagnano  al buffet, non che sia tanto invitante ma devo seguire le formalità ormai che sono qui.

Ci sono alcune ragazze che sorridono guardandomi, una biondina si avvicina con un notes.

<Mr. Grey  posso chiederle un autografo per cortesia> mi porge la penna con qualche imbarazzo.

<Ecco gentile signorina, così va bene?>  guarda la mia firma e alza il quaderno verso le altre ragazze in segno di vittoria.

<Sì grazie, buona giornata Mr. Grey>

“credo di essere diventato un trofeo” rivolgo a tutte un gentile sorriso con un piccolo inchino, mi hanno messo buonumore.

Cerco con gli occhi un insegnante che prima mi aveva chiesto un colloquio, ma ci sono tante persone, chissà dov’è finito.

Mi accorgo, invece,  della presenza di Josè  vicino al tavolo degli aperitivi. Tiene per le spalle una ragazza mora con lineamenti ispanici.

“per la miseria, lui proprio non mi aspettavo di trovarlo”.

Scatta dentro di me la necessità di parlargli e senza rendermi conto lo raggiungo.

Quando Ana è sparita,  ho cercato di contattarlo , ma mi ha sempre abilmente evitato.

Non sono riuscito a capire il suo ruolo su tutta questa storia. Perché Ana ha lasciato anche lui ed è sparita con suo figlio.  Un dilemma che mi tormenta.

Devo farmi forza per superare la voglia di dargli due pugni in faccia, non so esattamente il motivo, ma le mani mi prudono.

Metto  da parte il mio orgoglio, non posso farmi scappare quest’occasione.

Si fa strada una piccola illusione, ma  cerco di non  far trapelare  il mio turbamento. Va bene mettere da parte l’orgoglio, ma non esageriamo.

Non posso servirgli su un piatto d’argento la soddisfazione di vedermi  in ansia.

Lui non mi ha ancora visto, mi piazzo  vicino  mentre mi verso da bere e cercando di tirar fuori tutta la mia aria di sorpresa. Lo  fermo appena in tempo prima che se ne vada.

<Ciao Josè, come sono gli aperitivi?> alzo il calice in segno d’intesa per non apparire aggressivo, non voglio che se ne vada.

< Mr. Grey…  sempre in prima fila eh? Si non sono male, prova quello con il succo al pompelmo> vedo che si gira per andarsene,  si vuole allontanare devo cambiare tattica.

<Aspetta Josè> la mia voce cambia  tono da sola, si fa seria con aspettativa.

Si ferma scrutandomi accigliato.

<Hai notizie di Anastasia?  Vorrei solo sapere come se la sta passando, se sta bene?> mi risponde con uno sguardo freddo e  un ghigno sprezzante.

<Non la troverai mai Grey,  non vuole più vederti!  Con  i tuoi soldi non  puoi comprare tutto >

Lo fermo per un braccio e senza  riuscire più a comandare la mia volontà mi umilio  spasimando qualche informazione

<Ti prego Josè vorrei solo sapere se sta bene….> anche la mia voce trema e vedo passare nel suo sguardo un’ombra di trionfo.  E’ consapevole di avermi ferito e si gode la sua vittoria. Ma non è questo che mi importa adesso,  il mio unico obbiettivo è sapere dov’è Anastasia.

<Non l’ho più rivista, è sparita…. Pufff…. > fa un gesto vago con le dita guardando in alto.

<Ma… non capisco… il bambino…. Non l’hai cercata?  Se ha bisogno di aiuto… ha tuo figlio..> balbetto  tutti i miei interrogativi, senza un senso logico.

Mi guarda incredulo, con un misto di fierezza e pietà.

<Io non sono….> si ferma sbuffando. Scuote la testa, irritato.

<te lo ripeto  per l’ultima volta Grey, non so dove siano,  né lei né il …. bastardo>

  Mi  lancia con disprezzo il suo dito medio alzato indietreggiando e fissandomi.

<Fanculo Grey!!> mi urla dietro andandosene.

Cerco di fare l’indifferente passando  tra alcune persone che si stavano godendo la scena,

“che razza di stronzo, non  ha proprio rispetto per niente, siamo in pubblico poteva essere più riservato invece di dare spettacolo”  sono allibito.

Faccio un cenno a Taylor, voglio rientrare subito a Seattle, abbiamo Charlie Tango pronto che ci aspetta.

<Jason hai visto che   incontri ho fatto oggi?> so che stava tenendo sotto controllo la situazione

<Si signore, non sono riuscito a sentire la conversazione, però aveva un’aria  strafottente, gli avrei rotto volentieri il muso> sbotta  indignato, stringendo i pugni.

<Purtroppo non sono riuscito a sapere niente. Non l’ha più vista neanche lui da quando è scappata, né lei né il  ….bastardo, ha detto proprio bastardo> interrogo Taylor con lo sguardo.

<Perché ha chiamato suo figlio bastardo…. oppure……> non riesco a terminare la frase. Ho la gola bloccata dal timore di dire quello che penso. E’ troppo  crudele quello che mi è passato per la mente.

<Forse nella confusione ha interpretato male signore….>  mi dice Taylor allarmato dalla mia faccia stravolta.

Per tutto il viaggio di ritorno resto in uno stato di trance, dentro il mio mondo di flashback con Anastasia.

Riaffiorano  le immagini dei nostri momenti più belli.

La sera che l’ho portata nella  suite all’Heathman  ubriaca e addormentata. Era così indifesa, sono rimasto per ore a guardarla dormire, estasiato dalla sua bellezza.

La prima volta che ho accarezzato la sua pelle morbida  e perfetta,  in camera mia. Fremeva al mio tocco,  bella, innocente, seducente con quel reggiseno di pizzo azzurro. Il suo  sguardo languido e pieno di desiderio.

Così ingenua nell’amore e  autorevole invece nell’affrontare le mie ossessioni.

E’ stata la sua dolce tenacia a farmi uscire dall’incubo del dolore di essere toccato.

Il tocco risoluto delle sue mani sul mio torace, sulle spalle, sulla schiena. Il dolore che si tramuta  in piacere e necessità del contatto con le sue mani.

Riemerge  tutto l’amore che provo per lei.

Anche se ho ripreso la mia vita, i miei impegni, anche se mi sforzo di non pensarla, anche se cerco  in tutti i modi di dimenticarla, lei ha il mio cuore.

Atterriamo sopra l’Escala a tempo di record, per fortuna oggi avevo il pilota per Charlie Tango, non credo che  sarei riuscito a pilotarlo al ritorno,  sono troppo alterato.

<Taylor  io non entro in casa. Ci vediamo più tardi> sono già proiettato verso l’ascensore, ho urgenza di avere una risposta  a questa  idea fissa  che si è formata nella mia testa.

Jason mi segue e si mette alla guida del SUV.

Insistere perché lui non mi accompagni, sarebbe inutile. Ha visto che sono teso e agitato, non mi lascerebbe mai da solo.

Da quando mi ha trovato agonizzante nella stanza dei giochi, dopo l’ennesimo castigo che mi sono  inflitto per aver fatto scappare Anastasia, mi tallona strettamente.

Accetta  le sfuriate, le urla, la rabbia che spesso devo sfogare senza battere ciglio, restando nel suo ruolo imperterrito.

<Destinazione, signore?> chiede, mentre  usciamo dal parcheggio sotterraneo.

<Portami al Northwest Hospital>

Arriviamo all’ambulatorio della dott.ssa Greene in pochi minuti.

E’  occupata con una paziente e l’aspetto  fuori nel corridoio sfogliando svogliatamente le riviste appoggiate al tavolino. Non mi siedo neanche, sono troppo teso.

L’avevo sentita al telefono quando avevo ricevuto la parcella dell’ultima visita che aveva fatto ad Anastasia.

“sua moglie sta bene e gode di ottima salute” mi aveva risposto senza darmi modo di replicare.

Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcos’altro, ma mi è sempre sfuggito  “cosa”

Sento la porta che si apre e sono subito davanti per farmi notare dalla dottoressa.

Dopo che ha salutato la sua paziente, mi  interroga con gli occhi <Buonasera Mr. Grey, che piacere rivederla, sta cercando me>

“Evidente  che cerco lei, altrimenti non sarei qui”

<Buonasera dott.ssa Greene, la trovo in splendida forma.  Mi può dedicare cinque minuti del suo prezioso tempo, solo un paio di informazioni>

Si  irrigidisce e riprende un atteggiamento formale.

<Prego Mr. Grey  ho qualche minuto libero prima della prossima visita, si accomodi>

Mi fa entrare e mi siedo tenendo le mani sulle ginocchia.

Con un cenno della mano mi incoraggia a parlare.

<Dott.ssa Greene,  la mattina del 13 settembre del 2011 mia moglie era stata da lei per una visita> vado dritto alla data che mi interessa, quel giorno… Non lo dimenticherò mai.

<Mr. Grey è passato un po’ di tempo, dovrei controllare nell’archivio> è una risposta ovvia, sembra che cerchi di prendere tempo,  ma sarà ovvia anche la mia.

<Prego dott.ssa, cerchi pure con calma>  penso alle parcelle che le ho pagato in quel periodo,  posso pretendere qualche risposta no?

<Sì, mi risulta la visita che mi chiede.  Dovrebbe aver ricevuto anche la  relativa fattura perché  è stata  saldata>  appoggia le mani sui fianchi  e fa per alzarsi

<Se non ricordo male, mi aveva già interpellata in merito> replica spazientita.

<Aspetti, la prego> la trattengo  gentilmente <E’ importante per me sapere se mia moglie era incinta>

Si alza in piedi sistemandosi il camice, è imbarazzata ma cerca di mantenere un contegno formale.

<Mr. Grey queste sono informazioni confidenziali che per il riserbo del segreto professionale non le posso fornire> il suo sguardo è molto deciso, mi dice “niente repliche!”

Mi alzo anch’io non la mollo, è troppo importante.

<Ma le sto chiedendo informazioni su mia moglie,  non è tenuta a mantenere il segreto>

Perché sta facendo tutte queste storie, mi basta un sì o un no.

Devo cercare di restare calmo altrimenti mi sbatte fuori.

<Cerca di ingannarmi Mr. Grey?    Sono al corrente che ha divorziato e Anastasia non è più sua moglie. Non posso darle la risposta che mi ha chiesto. Non insista la prego>

Chiudo gli occhi e faccio un bel respiro.

Quando li riapro, cerco il suo sguardo e  aggiungo con un filo di voce

<E’ vero, Anastasia non è più mia moglie, se n’è andata quel pomeriggio e non l’ho rivista mai più. Non ho più saputo niente di lei. Mi ha lasciato portandosi via la mia vita. Mi sto ancora chiedendo perché  è sparita in quel modo, senza  un motivo  evidente, senza spiegazioni.  Oggi speravo di trovare una risposta> lascio trasparire

tutto il dolore e l’umiliazione che provo, è tutto vero mi sento proprio così e non lo nascondo.

Prego in silenzio che  mi dia una risposta.

Si risiede  e dopo qualche istante di incertezza  scrive qualcosa su un bigliettino.

<Mr. Grey credo che lei abbia bisogno di una tazza di caffè.  Glielo vado a prendere ci metto cinque minuti, lo gradisce con lo zucchero o senza?> esce dalla stanza senza aspettare la mia risposta.

Nel foglietto  c’è scritta la password  del suo PC e il numero di posizione di Anastasia.  Mi ha messo in grado di vedere le informazioni che mi interessano da solo.

Non riesco neanche a respirare mentre leggo il risultato della visita.

Anastasia  era positiva al test di gravidanza.

Faccio un rapido conto, è successo in viaggio di nozze o subito dopo.

Che stupido, che stupido!!! Ho sempre pensato che avesse partorito in anticipo perché erano sorte delle complicazioni, l’idea che fosse mio figlio mi aveva solo sfiorato e non l’avevo presa veramente in considerazione.

Sono uno stronzo presuntuoso, egoista, ho pensato solo a stringermi nella mia disperazione senza accorgermi della palese verità che avevo davanti agli occhi.

“Quel figlio è MIO figlio! Quando  è  scappata  via era già incinta, di MIO figlio”

Una sferzata lungo la schiena fino alle reni mi colpisce spingendomi  in avanti. Sbatto contro la scrivania   ma non provo dolore, è come se il mio corpo non esistesse più.

Esco come un automa dall’ambulatorio, Taylor mi viene incontro e prendendomi per un gomito mi trascina  fuori fino all’auto.

<La accompagno a casa, signore> mi chiede preoccupato.

<Sì!> sprofondo afflosciandomi sul sedile esausto.

“Ma perché è andata via , PERCHE?”

Voglio assolutamente ritrovarla. Lei e mio figlio  devo ritrovarli.

Con uno sforzo mi raddrizzo sul sedile e cerco di recuperare lucidità.

<Torna indietro Jason, portami alla Grey House, riunione urgente con Barney e Welch>.

Chiamo Andrea e le dico di avvisare i miei due collaboratori che tra mezz’ora li voglio nel mio ufficio.

Poi cerco  nello smartphone le fotografie che avevo ricevuto da Welch.

Il cuore  manca un battito appena la rivedo.

” E’…  bellissima….. Il suo viso ha un’espressione dolce e rilassata”

Cammina sul marciapiedi in Jeans e una maglietta che le fascia la curva morbida del ventre. Seguo la linea con i polpastrelli.  Non sembra neanche incinta. La pancia era appena visibile.

In un’altra fotografia è all’ aeroporto, gesticola con la mano per  salutare  Josè.

Sorride radiosa, le guance piene e rotonde. Gli occhi di un azzurro intenso.

“oh bambina mia quanto mi manchi…”

Aggiungo un nuovo tormento alle tante ossessioni che m’infestano  la mente.

Cosa l’ha  terrorizzata  così tanto per fuggire lontano da me con il bambino.

Che cosa  teme ancora se rimane nascosta da tutti.

Non avrò pace fino a quando non li troverò……

FINE 4° CAPITOLO

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20 commenti

  1. alisa69

    bello bello bellissimo !!! e anche tanto lungo…mi piace! aspetto con ansia il prossimo!

  2. victoria

    cerca di pubblicare il prossimo il più presto possibile, adoro la tua immaginazione e come scrivi!!

    • victoria

      e poi… è LUNGHISSIMOOOO, perfetto perfetto!

  3. Carrie

    Il punto di vista di lui è MERAVIGLIOSO!!
    Di una dolcezza emozionante!!
    Brava!!!

  4. Adry

    Bravissima mi sono commossa!!!!! Il punto di vista di Christian è meraviglioso…..spero solo che riesca a ritrovarla e riportarla con se sono stati troppo lontani!!!!!!

  5. lua

    Molto bello…però ti prego riuniscili presto perchè così è straziante …fa male separarli 🙂
    Sei molto brava a scrivere,complimenti trasmetti emozioni forti !!

  6. samantha

    Bello non riesce a descrivere a pieno il tuo scritto…complimenti….continua….ps. non farci aspettare troppo

  7. iole

    bellissimoooo e poi una bella lettura finalmente,,,,pero’ mi stai facendo odiare Anastasia,,,,si sta comportando da vera stronza mentre i povero Cristian soffre…….bravissimaaaa

  8. cris

    Bravissima, stupendo. Però non tenerli separati a lungo, Christian soffre troppo e non se lo merita. Non vedo l’ora di leggere il seguito.

  9. Kiki

    bello, lacrimevole. LO amo. Mi piace tanto.
    Al prox capitolo.
    Le storie di sofferenza sono sempre le migliori.

  10. Cate

    complimenti è veramente bello stai facendo evolvere la storia benissimo a mio avviso, solo sperò che ci sia alla fine di tutto il “lieto fine” che tanto amo cmq aspetterò con ansia la prox settimana

  11. nadia

    è a dir poco stupendo!!! complimenti!!!! speriamo che presto ci pubblichi il nuovo capitolo e bello lungo come questo!!!

  12. ida

    Stupendo racconto. Mi sono emozionata. Mi è venuto d piangere. Spero ci sia presto il prossimo capitolo.
    Adoro questi due personaggi.

  13. ROSANERA

    Ho letto questi quattro episodi tutti insieme, per avere continuità nella lettura, come fosse un vero libro.
    Anzi …. non li ho letti, li ho divorati!!!!

    Come scrivi bene Anthea!!
    Non sbagli mai il ritmo della storia, la presentazione dei personaggi è più che buona, l’idea originale che hai avuto di dividere i nostri amati Greys è affascinante – anche se dolorosa – molto dolorosa, almeno per quanto mi riguarda.
    Complimenti!!!

    PS: Non capisco però il terrore irrazionale di Anastasia di rivelare la sua gravidanza a Christian…. tanto da portarla a rinunciare ad anni interi di vita coniugale con lui… ma d’altronde, la trama che tu proponi richiede una separazione….. avrei addotto come scusa del divorzio la sua seratina di bevute con l’infingarda strega, cominciando da lì la fuga di Anastasia….

    PPS : nel primo e nel secondo capitolo, ho riscontrato delle lievissime irregolarità grammaticali, probabilmente dovute a forme dialettali comuni passate a italiano corrente….

    Comunque sia: non vedo l’ora di avere sotto gli occhi il quinto capitolo, l’attesa si fa spasmodica!!!!!!!

    • Anthea

      Grazie, la risposta la troverai tra le righe dei prossimi capitoli.
      Mi dispiace per alcune imprecisioni, non è semplice correggere i propri errori. Per assurdo li trovo quando rileggo il capitolo pubblicato 🙂