Una nuova Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Capitolo  n.  3   – Di Più

Marco Mengoni – L’essenziale. Canzone consigliata durante la lettura di questo capitolo.

 

Christian

Guardo  perplesso il display del mio  BlackBerry “uuhh  giornata  storta  amore mio!!  meglio che ti lasci tranquilla”

La capisco,  sono stati giorni di tensione per l’incidente  di Ray.

Era molto preoccupata, per fortuna si sta riprendendo ed essere riusciti a trasferirlo a Seattle  rende più semplice i nostri spostamenti.

Ho scoperto in  Ana una figlia premurosa e protettiva. Mi è piaciuto come si è presa cura di suo padre.

Vorrei rispondere al suo messaggio, potrei giocare su “il programma mi sembra interessante”.

Mi diverte stuzzicarla, quando è presa con il suo lavoro e diventa  scontrosa.  Anche a prolungare i messaggi per distrarla e farla arrabbiare.

Ma oggi è meglio non insistere.

“ti amo bambina non  vedo l’ora che arrivi stasera  e di averti tra le braccia”.

Mi  rimetto in modalità amministratore delegato,  sono in  riunione con Ros tra cinque minuti, non posso farmi trovare  con l’aria sognante.

Analizzo  insieme a Ros le proiezioni di bilancio, che malgrado la recessione in atto, sono proiettate ad un cospicuo aumento. Stiamo incrementando il traffico navale. In aumento sopra ogni aspettativa quello  sull’Atlantico e il progetto di avviare una succursale a Savannah è in fase di attuazione.

Sento bussare direttamente alla porta con una certa foga. Strano  di solito Andrea mi annuncia al telefono le visite e poi non ho più appuntamenti per oggi.

La porta si apre senza aspettare che io risponda e vedo Taylor con una faccia che promette guai.

<Mr. Grey abbiamo un problema con Mrs. Grey> gli faccio cenno di continuare a parlare, mi fido di Ros.

<Si è fermata con Sawyer in un negozio di biancheria intima, ma non la trova più, deve essere uscita dal retro>

Prendo la giacca al  volo e con uno sguardo torvo invito Taylor ad uscire e terminare il racconto  lungo il tragitto.

<Come “è  uscita dal retro”? Chi c’era dentro al negozio, l’hanno rapita?>

Il timore che qualcuno abbia fatto del male ad Ana mi fa perdere la ragione. Faccio di tutto per proteggere la sua sicurezza e il suo benessere, ma sembra che ci sia sempre qualcosa che va storto.

Mentre  ascolto Taylor cerco di contattarla al cellulare. Suona libero, ma non risponde nessuno.

<Sawyer  è sicuro  che Mrs. Grey…..   sia uscita dalla porta sul retro per  non farsi vedere e non sa proprio dove  si sia  diretta> Taylor   scuote la testa preoccupato, neanche lui riesce a capire la situazione.

Tutti i miei muscoli sono tesi, voglio cercare di restare calmo, forse si tratta solo di un contrattempo.

Se la troviamo li vicino e io sono alterato si arrabbia perché dice che non ho fiducia in lei.

Il negozio è a un paio di  isolati e arriviamo pochi minuti.

Scendo mentre Taylor ferma la macchina e corro verso Sawyer  che mi aspetta davanti all’ingresso  con uno sguardo terrorizzato

<Mi dispiace Mr. Grey, sua moglie mi ha chiesto di fermarmi mezz’ora in questo negozio, è entrata nel camerino beh…. non potevo seguirla anche li.

Dopo aver controllato attentamente il locale, mi sono messo davanti alla porta d’entrata. La porta sul retro è dotata di allarme  suona  una sirena se si apre. Veramente non avevo messo in conto che  Mrs. Grey  uscisse da lì, sono qui per proteggerla dalle minacce esterne, non dalle sue fughe> mi dice scusandosi.

Capisco il suo messaggio ma sono troppo agitato per non urlargli dietro tutta la mia frustrazione < tu non dovevi perderla di vista neanche un momento!!! Cazzo ma come ha fatto ad uscire se c’era l’allarme??>

Mi passo le mani tra i capelli,  sono spaventato, ho paura per lei.

Faccio per entrare nel negozio, per controllare di persona, ma Taylor mi chiude la strada.

<Abbiamo già controllato più volte noi, signore. Non è qui dentro. Penso sia meglio evitare di entrare di nuovo>

Cerco di gestire il terrore ascoltando gli aggiornamenti di Taylor

<si è accordata con la commessa perché togliesse l’allarme ed è uscita da sola sul retro. Lo ha fatto di sua volontà me lo ha confermato la stessa commessa, forse è rientrata a casa> vedo che prende il cellulare per contattare Gail.

Ho il gelo nelle vene,  paralizzato. Mi muovo come un automa.

Sento che le chiede se Ana è  a casa. Attendo  la sua risposta trattenendo il respiro “fa che sia rientrata a casa sana e salva, fa che sia a casa”.

Taylor si avvicina <signore, in casa non c’è. Gail  ha trovato nella vostra camera un biglietto indirizzato a lei.  Venga,  rientriamo qui non possiamo fare niente>

Mi aiuta spingendomi per un braccio fino a salire in auto, sono completamente bloccato dal panico. Non riesco  ad emettere parola “Ana ti prego bambina che scherzo mi stai facendo, non può succedere adesso, ti prego ti prego chiamami  e dimmi che è tutto un errore” continuo a passare nella mia mente queste parole fino a quando  arriviamo all’Escala.

Salgo in ascensore con Taylor, non vedo e non sento più niente, ho  un ronzio alle orecchie che mi sembra che scoppi la testa. E’ questo che viene con l’infarto? Perché penso proprio di averne uno.

Passo come una furia davanti a Gail che mi indica con la testa la camera da letto.

Mi getto sul biglietto come fosse l’ultima cosa che faccio al mondo. Lei è il mondo.

Ho paura per quello che posso trovare scritto.

************

Christian so di darti una grande delusione,

ma non riesco proprio a continuare la mia vita con te.

Non sono la persona  giusta da tenere al tuo fianco.

Ho cercato in tutti i modi di soddisfare le tue aspettative e questo mi ha completamente distrutta.

Se mi ami lasciami libera di riprendermi la mia vita.

Ti prego non cercarmi.

Perdonami

Ana

*********

Mi affloscio sul letto come un palloncino che si sgonfia, lo rileggo tante volte finché le lacrime  mi velano gli occhi oscurandomi la vista.

Un urlo di dolore mi sale dalle viscere    “Perché!!!”

<Perché, perché perché???> mi prendo la testa tra le mani sono nella disperazione completa.

Non mi rendo conto di quanto tempo è passato quando Taylor si avvicina silenzioso offrendomi un bicchiere d’acqua.

<Signore  ha lasciato il BlackBerry a casa, anche il portatile e le auto. Non è possibile rintracciarla con il GPS. Non siamo riusciti a ricostruire  neanche  la direzione che ha preso,  nessuno  l’ha vista uscire dal negozio.  Abbiamo ampliato le ricerche  ai mezzi pubblici, aerei, pullman, treni, taxi. Nessun riscontro ancora> mi sta parlando sottovoce a rispetto del mio dolore, è un collaboratore prezioso  e affezionato. Gli faccio capire che apprezzo le sue premure.

< grazie Jason so che hai fatto tutto quello che ti era possibile, ma lei non vuole essere trovata. Mi ha chiesto di non cercarla, capisci cosa mi chiede?  Ma perché per la miseria, perchè!!>

Non riesco a darmi pace,  voglio sapere dov’è  e con chi ?

Perché è scappata di nascosto, senza darmi una spiegazione di persona.

Cosa è successo? Stamattina ha accompagnato Ray e mi sembrava tranquilla, anzi era contenta che avesse accettato di trasferirsi qui.

Esco come una furia dalla camera e vado nell’ufficio di Taylor dove trovo Sawyer.

<L’hai vista con qualcuno all’ospedale? Com’era? Cosa ha detto?> gli chiedo a raffica.

<La stavo aspettando fuori dall’ospedale,  non l’ho vista parlare con nessuno. E’ salita in auto, era inquieta e preoccupata. Mi ha chiesto di venire qui per prendere dei documenti. L’ho accompagnata fino all’atrio e l’ho aspettata venti minuti circa, poi siamo ripartiti e durante il tragitto per la SIP mi ha chiesto di fermarmi al negozio. Mi sembrava tranquilla, sorrideva e scherzava con la commessa>

Quindi  quando è venuta qui a casa aveva già deciso di andarsene perché ha scritto il biglietto. Potrebbe aver ricevuto una telefonata.

<Taylor, dammi il suo BlackBerry. Verifichiamo le sue ultime chiamate>

<Mi sono già permesso di farlo, signore. Ha cancellato tutte le memorie e tolto la batteria. Neanche sul computer ho trovato qualche informazione utile.  Forse Barney con i suoi strumenti potrebbe recuperare qualche dato, posso contattarlo…> mi risponde Taylor, seccato, molto seccato.

Non so più dove sbattere la testa. Cerco di schiarirmi le idee e vado nel salone, davanti  alle vetrate. Taylor mi segue in silenzio.

Cammino avanti e indietro nervoso. Devo assolutamente agire, ho l’impressione di perdere tempo prezioso. Ma non mi viene in mente cosa fare. Non riesco a concentrarmi.

<Jason  chiama la SIP e  tutti i suoi amici, cerca di non allarmarli, ma fatti dire se l’hanno sentita in questi giorni..  Anzi no,  non tutti> mi vengono in mente dei flash nella sala d’attesa dell’ospedale a Portland, mentre aspettavamo notizie sulla salute  di Ray.

Il giubbotto per riscaldarla, mano nella mano, lo sguardo del fotografo che la spogliava ogni volta che l’aveva davanti. Lo ho anche invitato alla festa di compleanno di Ana per poterlo osservare meglio. E’ innamorato cotto di lei. Che ci sia lui di mezzo. Che stia cercando di portarmela via. Che le abbia promesso la luna pur di farla stare con lui. Ne avrebbe avuto il modo, hanno passato parecchio tempo insieme in questi giorni.

<Josè lo chiamo io così gli chiedo notizie sulla salute di suo padre> dico in fretta a Jason mentre inoltro la chiamata dal mio BlackBerry.

Il telefono suona libero e parte la segreteria, non so cosa pensare

E’ tutto così pazzesco.

Riprovo. Niente, ancora non risponde.

Aspetto qualche minuto.

Mi giro verso il  ritratto di Ana che mi guarda con il broncio.

“fa pure il muso, io ti cercherò lo stesso. Non posso immaginare la mia vita senza di te”

Riprovo. Parte subito la segreteria “Al momento non raggiungibile. Lasciare un messaggio in segreteria”

Chiudo la comunicazione e lancio di impeto il BlackBerry sul divano.

Il sole al tramonto disegna una fascia arancione acceso sullo sfondo dello skiline di Seattle. Le figure  scure dei palazzi in ombra  svettano verso il cielo ancora azzurro. Un contrasto prepotente che rende tutto omogeneo, senza particolari.

Uno spettacolo che Ana ha sempre amato guardare.

“Ana,  bambina ti voglio un mondo di bene torna qui con me”

Mi sento come inebetito, mi sembra che il mio corpo si sia staccato e il mio spirito stia vagando  a vuoto senza meta.

Continuo a camminare avanti e indietro. Non riesco a stare fermo, non riesco a sedermi, non riesco a pensare.

L’altra volta che se n’era andata, che mi aveva lasciato,  era diverso. L’avevo colpita e ferita, le avevo fatto del male. Ma ci avevamo ragionato insieme, malgrado la gravità della situazione  eravamo rimasti legati da un filo sottile. Aveva ripreso la sua quotidianità, mantenuto il lavoro. Non era scappata di nascosto.

Ma questa volta cos’è accaduto? Cosa di così grave da non potermene parlare?  Cosa le ho fatto? Di sicuro c’è una mia responsabilità. Ma quale?

Il  peso di un  presagio  irreparabile mi schiaccia il torace impedendomi di respirare.

Provo di nuovo il numero di Josè. Suona libero.  Risponde….

<pronto, ciao Josè sono Christian> la mia voce è atona, come un automa.

<ciao > mi risponde secco,  senza preamboli. Stava aspettando la mia chiamata.

Sento che è con lui, la sta  proteggendo. Vado direttamente  alla questione, inutile girarci intorno.

<sto cercando Ana, oggi pomeriggio si è allontanata senza avvisarmi. Sono molto preoccupato, non vorrei che fosse in pericolo, hai qualche notizia sua?>

Sento che prende un respiro, è imbarazzato

<ho sue notizie si, sta bene. E’ qui con me Christian> ma che stronzo,  manca solo che mi faccia le fusa.

<Vorrei parlare con mia moglie, per cortesia me la puoi passare?> ho calcato bene sulla parola moglie e beh…. che sia chiaro che lei è MIA.

<Ana non vuole parlare con te, mi dispiace. Ha detto che quello che ti doveva è scritto sul biglietto che ti ha lasc…..> non posso sentire ancora questa voce del cazzo e perdo il controllo che ho cercato in tutti i modi di mantenere.

<passami Ana, Josè,  non metterti  in mezzo.  VOGLIO PARLARE CON LEI!!!!>

<DEVO DIRTI IO QUALCOSA se mi vuoi ascoltare. Altrimenti ti chiudo il telefono. Calmati un attimo>

Calmati a me,  niente di peggio di chiedermi di calmarmi. Sono una belva se lo avessi qui vicino lo sbranerei.

Restiamo in silenzio per qualche eterno istante, forse ha proprio messo giù. Riesco a recuperare un po’ di controllo < ti ascolto!>

<Anastasia sa di darti un grande dolore, ma desidera restare qui con me. Il vostro rapporto è troppo impegnativo per lei,  si sente inadeguata, non lo tollera più. Ci siamo rivisti in ospedale, per l’incidente di Ray e mi ha confidato la sua sofferenza. La nostra è una lunga e collaudata amicizia e ci siamo capiti al volo.

Con me si sente più libera e a suo agio>

Cosa sta farneticando questo qui? Ritento

<passami Ana, passamela subito!> le parole mi escono con uno spasimo

<E’ finita Grey  fattene una ragione, Ana non vuole più  ne vederti ne sentirti. Avrai notizie dal suo avvocato>  chiude la comunicazione, provo a richiamarlo ma non risponde più.

“E’ finita” mi rimbomba  nella testa.

Sono smarrito, mi sento incastrato  in un angolo buio senza uscita.

Continuo a girare per casa. Passo da una stanza all’altra senza meta.

Con lui si sente libera. Libera. Si sente a suo agio…..

Il nostro rapporto troppo impegnativo. Pensavo che lo avessimo superato.

Lei è sempre così chiusa sulle sue esigenze. Non lascia trapelare i suoi malesseri.

Perché non me ne ha parlato, perché non si è confidata con me.

Cosa gli può dare Josè più di quello che posso offrirle io.

Le ho messo il mondo ai piedi, lei è la mia regina, la mia dea. La persona in assoluto più importante che ho al mondo.

La amo da morire e mi chiede di lasciarla libera di riprendersi la sua vita.

Ora chiamo Taylor e gli dico di preparare Charlie Tango. Voglio raggiungerla subito per farle cambiare idea. Devo tentare, anzi no, devo riuscire a riportarla a casa.

E dopo? Posso trattenerla contro la sua volontà?

Vago da una stanza all’altra come un animale in gabbia, senza meta e senza pace.

Mi ritrovo  di nuovo nella nostra camera da letto.

Apro i suoi cassetti del bagno. Ci sono tutte le sue cose, sistemate come a lei faceva piacere.

Mi sposto nella cabina armadio,  infilo il viso tra i suoi vestiti appesi, mi inebrio del suo profumo fragrante. Non ha portato niente con se.

C’è la scatola con il vestito da sposa, lo prendo e lo stringo al petto con delicatezza, come ci fosse ancora dentro il suo corpo. Era così desiderabile e intrigante tra queste sete. Che giornata meravigliosa, era così felice, aveva una luce negli occhi che abbagliava. Ero finalmente riuscito a vederla serena senza quel velo di apprensione e tristezza che si  era impadronito del suo sguardo da quando stava con me.

Stupido, stupido, sono stato uno stupido.

Come ho potuto pensare che bastasse sposarla per tenerla accanto a me per sempre.  Come ho potuto abbassare la guardia  convinto che fosse sufficiente possedere il suo cuore per essere padrone anche della sua vita.

Sono un egoista, uno stronzo egoista, un maledetto figlio di puttana egoista.

Con tutti i miei casini l’ho resa insicura.

Ho cercato in tutti i modi di soddisfare le tue aspettative e questo mi ha completamente distrutta”

Da quanto tempo stava soffrendo in silenzio, perché non mi ha confidato il suo malessere.

Vedo sopra il comodino la scatola porta gioie in velluto blu che prima non avevo notato.

Ne accarezzo l’esterno come ci fossero le sue dita delicate e affusolate.

Schiudo  con soggezione il coperchio.

Dentro ci sono gli orecchini, l’orologio, il braccialetto charme che le ho appena regalato per il suo compleanno, l’anello di fidanzamento, l’altro braccialetto preso in viaggio di nozze. Tutti i gioielli che le ho donato con amore, c’è anche l’anello di nozze.

“Oh Ana perché mi stai facendo questo. Hai portato la luce nella mia vita buia e disgraziata” accarezzo con garbo  i gioielli  pensando a lei che li ha indossati e li ripongo con riverenza dentro al portagioie  in velluto blu.

La tensione e l’ansia si sciolgono.

Mi resta un grande vuoto  e la disperazione invade ogni cellula del mio corpo.

Non vuole niente di mio,  è chiaro. Non vuole avere neanche a che fare con me.

Ha reciso di netto tutto quello che ci teneva uniti.

Non mi lascia speranze.

Lascio andare le lacrime che premono bruciandomi gli occhi.

Morire per amore. Sì, si può morire per amore.

Rispetterò la sua decisione. La amo troppo, non voglio farle del male.

Raccolgo la preziosa scatola in velluto blu e la metto dentro il cassetto del comodino.

Metto insieme anche il biglietto di addio.

Chiudo  il cassetto delicatamente  e dentro ci lascio anche la mia  anima.

Il mio  cuore  spezzato ritorna in un angolo buio dove è stato prima di conoscerla.

FINE 3° CAPITOLO

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12 commenti

  1. Marika

    Posso dire che mi sono quasi commossa ( cosa che non succede quasi mai ). Non farci aspettare troppo eh! :*

  2. monica

    ho pianto… ti dico sl qst… è bellissimo! ma ti prego continua nn farlo finire così… è troppo bello

  3. cris

    Bellissimo avvincente, ti prego, non farlo soffrire troppo, povero Christian.

  4. Adry

    Complimenti bravissima……ma nn far soffrire troppo il nostro dominatore preferito !!!!!!!!!!

  5. Paola

    Complimenti sei molto avvincente e……speriamo nel seguito

  6. iole

    mi si e spezzato il cuore,,,,,,non puo’ farlo soffrire cosi,,,,,,bravissimaaaa

  7. Ana x

    Ohhhh, molto sentimentale. Mi è piaciuto. Davvero.

  8. elena

    Una carognata ecco cos’è. Una cattiveria gratuita. Hai fatto di Anastasia un’idiota più di quanto non sia nelle sfumature originali.stai facendo soffrire Christian gratuitamente, adducendo le motivazioni più dolorose che possano esistere per rovinare un rapporto di coppia. Di là verità, ti sei identificata in Elena e come lei vuoi il male di questo amore. Cambia rotta per favore. Fai rinsavire
    l’idiota, nemmeno gli ormoni della gravidanza rendono cosi stupide le persone. Faccio anche un appello, cambiate nome alla pedofila per favore, mi viene l’ulcera ogni volta che sento pronunciare il MIO nome associato a quella schifosa. Buon lavoro e alla prossima

  9. silvia

    A parte alcune sfumature della lingua parlata che intaccano un po’ la “professionalità” del racconto, è interessante la piega che hai dato alla storia…se posso darti un consiglio, rafforza l’identità di Christian, “ti voglio un mondo di bene” non è proprio una frase da lui 😀

  10. Habanera

    Lo hai messo KO…povero Christian….anche se secondo me al “nostro dominatore” non sarebbe bastata una spiegazione telefonica…..vado a leggere il resto!!!