Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 25° e ultimo capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA 1

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

ULTIMO CAPITOLO

 

Appoggio il  telefono sopra il  letto,  mi spoglio e mi dirigo in bagno.

 In questo istante desidero solo buttarmi sotto un getto d’acqua calda. Sono teso, agitato, mi sono imposto di rispettare i suoi tempi e andare per gradi, ma dentro  ho una tale energia repressa  che non riesco a placare.

Apro la doccia e m’infilo dentro.

Sentivo proprio la necessità di questa tregua, tenere testa ad Anastasia  è un compito arduo, certo è stimolante,  la sua sfida continua mi istiga,  ma  è altrettanto sfiancante, non ho l’abitudine  di mettermi in discussione, nessuno obietta mai i miei ordini. 

Lei invece è  sospettosa, Cristo Santo…. ha scoperto anche l’intrigo delle fotografie,  ha beccato giusto quella discordanza sui tempi. Non le sfugge niente ed è subito  pronta a contestare, adesso poi si è messa in testa che  dobbiamo separarci e vuole rientrare a Nashville.

Le sue parole mi perseguitano “..non possiamo restare insieme” e io,invece,  non posso e non voglio  vivere senza di lei. Come la mettiamo?

D’accordo che la cazzata di andare a Montesano a combinare quel casino l’ho fatta io, però lei è drastica nelle sue decisioni.

E cocciuta..  cazzo se è cocciuta,  la sua tenacia è un’istigazione a delinquere.

Gli ultimi giorni  il mio cervello si è fuso  arrovellandosi  per architettare il modo  per farle cambiare idea.

Voglio proprio vedere per quanto riuscirà a resistere, mi prefiguro già il suo stupore.

Quella sua reazione candida, innocente, mi gratifica da morire.

Alzo il mento lasciando che il getto scenda su tutto il viso,  la sensazione dell’acqua che scorre  è piacevole e lava via anche quella coltre di schifo che mi ha lasciato addosso  quel disgustoso figlio di puttana  di Harris e la sua fottutissima trovata del rapimento.

Maledizione! E’ successo tutto così rapido e imprevedibile,  Ana che lo vede nel monitor, la folle corsa contro il tempo per raggiungerla, trovarla legata in quel baule, svenuta e pallidissima. E’ stato terribile. Vederla così inerme mi ha sconvolto.

Impazzisco all’idea di  cosa poteva succederle. Se penso  a quelle  schifose mani su di lei… 

Ti distruggerò fottuto bastardo. Sei già morto”.

Lei è la mia donna. Lei è mia.

So che mi ama,  sento questo sentimento  immutato  ogni volta che incontro il suo sguardo. E questo mi ha dato la forza di recuperare la dignità che avevo incenerito  sabato,  con la mia reazione del cazzo.

Quando l’ho vista avvilita e disperata  a casa di suo padre, ho capito di essermi giocato la grande opportunità che mi aveva dato per rimettere in sesto il nostro rapporto. Mi sono sentito una merda, avevo mandato tutto a rotoli, di nuovo.

Fanculo, quella  disperata delusione stampata nei suoi occhi è stata più umiliante  delle frustate punitive  che mi infliggeva Elena.

Ho finalmente capito quanto lavoro aveva fatto con me,  mi aveva istillato la  sua  fiducia per darmi la forza di uscire dalle mie ossessioni.

Anche oggi ha dimostrato di aver fede in me accettando senza condizioni di seguirmi e questo mi fa ben sperare, ma non basta.

Considero le prossime ore determinanti per il nostro futuro e non riesco a scacciare l’inquietudine che mi attanaglia. 

Questa miriade di pensieri si accavallano rendendomi ancor  più confuso, ho perso anche la cognizione del tempo. Mi affretto ad asciugarmi  e lascio ricadere i capelli  umidi sul  viso.

Dalla cabina armadio scelgo  giacca e  pantaloni  grigi,  camicia bianca  e cravatta nera. Voglio essere  impeccabile… per lei.

Controllo di nuovo il contenuto del borsone. E’  pronto da domenica. C’è tutto. Sì, mi sembra di sì.

Metto in tasca il cellulare e controllo l’ora.  Sono già  passati quindici minuti.

Sono pronto.

 

 

 

Raggiungo il  salone.  Senza musica   sembra che manchi qualcosa, che sia meno accogliente, anche se per pochi minuti accendo lo stesso l’Ipod e scelgo un sottofondo melodico, il Duetto dei fiori di Delibes.

Mi sposto davanti  alle vetrate inondate dal sole del pomeriggio. Ho l’impressione che sia   splendente  più del solito, forse perché il vento  spazza e rende tutto brillante,  non c’è una nuvola in cielo.

Forse perché ho bisogno di questa luce, l’energia che emana mi avvolge, mentre la musica rievoca  lei, nella mia auto, incantata da queste voci angeliche.

Chiudo gli occhi accogliendo il  soave fluttuare delle note e mi lascio trasportare  dentro a quel dolce ricordo.

L’avevo appena baciata. Il nostro primo bacio rubato in quell’impeto di passione, la morbidezza delle sue labbra, il suo dolce sapore, la scossa di adrenalina  che aveva incrinato per la prima volta la mia rigida autodisciplina.

Quell’incantevole sguardo azzurro, quel labbro maliziosamente trattenuto erano riusciti a ledere inesorabilmente il mio mondo super controllato e aprirsi una breccia nel mio cuore. Senza appello.

Mi tocco la bocca per fissare  ancora una volta quel contatto e trattenerlo con me.

Percepisco il suo  arrivo ancor prima di vederla, il mio cuore è sensibile, la riconosce  e mi avvisa  mancando un battito.

Eccola. Dio! E’ meravigliosa.  E’ una fata, è la mia dea. In questi anni l’ho ammirata  ogni giorno nei suoi ritratti sparsi per casa e in ufficio, ma averla qui di fronte mi lascia senza fiato.

Cerco di mascherare con un leggero sorriso  il tumulto che sento dentro e le vado incontro disinvolto, sperando che il mio corpo non tradisca le mie emozioni.

<Oh… non avevo capito che era un’occasione elegante>,  dice squadrandomi  accigliata.

<Mi cambio in pochi minuti…..>.

Cosa? Noo!”

Indossa i jeans attillati  con dei sandali alti che fanno sembrare le sue gambe lunghe e infinite. Un top di un tono che accende l’azzurro dei suoi occhi. La giacca chiara che si appoggia sulle sue curve disegnandone il profilo sinuoso.

Un mix  casual-chic-sexy che potrebbe  mettere fuori uso un intero esercito   e vuole andarsi a cambiare?

<Sei perfetta così>, mi affretto a dirle raggiungendola <non dobbiamo incontrare nessuno di particolare>, biascico a mo di scusa.

Alza un sopracciglio, poco convinta. <Sei sicuro?>, mi chiede esaminandomi  da testa a piedi.

<Sì!>, rispondo  con un tono che non ammette repliche.

Stringe le labbra  ancora  dubbiosa, poi mi guarda mettendomi in uno stato di ansia.  Vuole dirmi qualcosa. Non capisco. Ci ha ripensato? La guardo aggrottando le sopracciglia.

<Christian…>, esorta  girandosi verso il corridoio pensierosa, < studiavo il quadro in camera mia e mi sono chiesta se è dello stesso artista di quelli che hai nella stanza blindata, sono molto belli, li ho intravisti ieri e poi li ho sognati durante la notte>.

Il quadro? Cosa… Cristo Ana, mi fai venire un colpo.

Il mio respiro accelera.

Cosa accidenti vuole sapere dei quadri? 

Calmati Grey, cazzo!  Fai qualcosa, portala a vedere i quadri se è così interessata.”

Do un’occhiata all’ora, abbiamo ancora qualche  minuto prima che arrivi Taylor,  posso soddisfare  la sua curiosità.

La invito a seguirmi e ci fermiamo davanti alla porta blindata, digito sullo smartphone il codice che permette di staccare l’allarme. Di ritorno lo “scrok” di apertura e la chiamata di Taylor per verificare che sia proprio io a usare il sistema.

<Geniale vero?> le dico mentre rispondo a Taylor con la parola chiave.

<Doppio… controllo>, afferma con una frecciatina e un sorrisetto sardonico.

L’ammonisco appena, con lo sguardo, evitando di proposito di reagire  alla sua sottile provocazione.

Entriamo nel mio spazio segreto e privato.

Si sofferma a osservare  interessata con la testa leggermente piegata la serie di miniature dentro alle teche appoggiate a terra.

Poi si gira e sposta   le tele più grandi  addossate alla parete.

<Queste, intendevo, mi sono rimasti negli occhi questi colori caldi>.

<Sono di un pittore italiano contemporaneo, un grande artista, piace molto anche a me>.

<Wow, non voglio neanche minimamente pensare al valore di tutto>, mima un gesto che  comprende  tutta la stanza <ti intendi  di pittura? Collezionare opere d’arte?>, mi chiede con interesse infantile.

<Questa collezione non è mia, la custodisco per conto di un amico di famiglia. Quando sarà in grado verrà a riprendersela. Questo però ho deciso di farmelo lasciare>,  rispondo  restando evasivo e prendo il quadro che volevo farle vedere, tenendolo girato verso di me.

Resta interdetta forse aspettando altre  spiegazioni , ma non ho voglia di raccontare  tutta la storia, non ora. Avremo tempo… spero.

Le espongo la tela che mi ha emozionato dalla prima volta che l’ho vista e nella quale ho riposto le mie preghiere e le mie speranze per ritrovare lei e mio figlio.

Delicate pennellate dal bianco candido al color cipria, fino a un grigio perla lucido che raffigurano una Madonna con gli occhi azzurri con un bambino in braccio.

Sembra la visione di un sogno, per me lo è stato fino a pochi giorni fa.

Il suo stupore, la meraviglia che leggo nei suoi occhi mi conferma che anche lei  ha provato un’emozione vedendolo.

<E’ stupendo, Christian, sembra… sembra un’apparizione, una nuvola di serenità, è trascendentale. Cosa rappresenta per te?>  sussurra con la stessa dolcezza che infonde il quadro.

Cosa le rispondo, che ha sempre raffigurato  lei e Max. Se mi prende  per pazzo?

<Quello che hai detto tu>,  taglio corto, riappoggiando con delicatezza la tela.

Tira le labbra in un sorrisetto confuso, poco convinta.

<E questa?>, mi chiede spostando il suo interesse sulla  scatola di legno sopra il tavolino.

<Aprila> le dico indicandole il gancetto in metallo al centro.

Obbedisce. La sorpresa sul suo volto mi diverte.  Forse ha riconosciuto anche il nome perché  piega la testa  curiosa per chiedermi conferma.

<E’ l’ultima magnum di Grande Année Rosée 1999. L’ho tenuta per una occasione speciale….>,  sorride, anche i suoi meravigliosi occhi sorridono sornioni. Sembra che faccia le fusa.  Meglio uscire da qui, inizia  a diventare uno spazio troppo stretto.

<Hai anche le tazze da tè?> mi dice mordendosi quel labbro che vorrei mordere io e a stento riesco a trattenermi.

<Certo, quelle originali. Le conservo  in una scatola qui dentro, da qualche parte>.

Lo dico scherzando e  ricambiando il sorriso,  lei non sa che invece è proprio vero.

Sono felice di sentire che  anche lei tiene vivi tutti i particolari di quello che abbiamo vissuto insieme. Questo alimenta le mie speranze.

Fa che mi dica di sì, falla restare con me”, prego ancora una volta.

<Vieni, Taylor ci sta aspettando>, insisto per uscire. Ancora due battute e potrei non riuscire più a contenere i miei istinti.

Lo troviamo nella sua impeccabile e rigorosa  tenuta da bodyguard, vicino all’ingresso. Irremovibile,  fidato, tutto d’un pezzo.

Tolgo dal borsone  due giacche antivento della Grey EHI e ne passo una ad Anastasia.  <Metti questa>,  le dico  mentre  arrotolo nel polso una mascherina nera,  per tenerla a portata di mano.

Sgrana gli occhi  guardando sospettosa la mascherina, poi  li alza sui miei come a chiedere “… e quella? “

Esita un po’, ma non è proprio diffidente. Stare vicini in quel piccolo e prezioso ambiente, condividere quelle emozioni ha alimentato la nostra complicità.

<Vorrei che la destinazione fosse una sorpresa>, rispondo alla sua domanda inespressa  <dopo ti chiederò di indossarla>. Le strizzo un occhio  con aria cospiratoria.

<Ok!>, risponde stringendosi sulle  spalle e quando le tendo la mano accetta subito il mio invito.

Saliamo con l’ascensore sopra il  tetto dell’Escala, insieme a Taylor, dove  il nuovo modello dell’ Eurocopter Charlie Tango 2 firmato Grey EHI  ci aspetta tirato a lucido  con i rotori accesi al minimo. Il vento sferza indomabile e  Anastasia si rannicchia vicino a me trattenendo con una mano i capelli scompigliati dalle raffiche.

Jeremy,  il pilota,  ci viene incontro per le consegne, si è occupato del piano di volo e relative adempienze.

<Pronto per partire, signore. Piano di volo autorizzato. Buon volo signore. Signora.>

<Grazie Jeremy>,  lo saluto con una stretta di mano e  un gesto del capo, senza lasciar andare Anastasia.

Taylor carica il borsone e si congeda,  ha già gli ordini per i prossimi spostamenti.

Accompagno Anastasia all’interno della carlinga stringendola vicina,  e facendola abbassare sotto le pale che girano pigre.

Mi occupo con cura di allacciare le cinture di sicurezza. Dalla sua posizione non vede il mio viso, per fortuna, perché è sempre una grande soddisfazione poterla legare e il mio sogghigno di piacere traspare oltre al mio volere.

Tolgo la mascherina dal polso e gliela infilo nella testa lasciandola penzolare sotto il mento. Faccio un cenno con la mano  e con il labiale le dico “dopo”.

Lei si lascia andare remissiva seguendo divertita i miei movimenti.

Le passo le cuffie che ho fatto predisporre perché ricevano solo la mia voce.

Finalmente posso guadagnare il mio posto.

<Tutto a posto Ana? Partiamo>,  le dico prima di iniziare il decollo.

Mi sorride alzando  entrambi i pollici, pronta per godersi lo spettacolo sopra Seattle.

Appena ottenute le autorizzazioni,  ci stacchiamo dal tetto dell’Escala, sorvoliamo i palazzi della città   e ci dirigiamo  per qualche miglio  a est, verso Bainbridge Island.

<E’ sempre molto bello da quassù….. è  indescrivibile Christian>, mi urla nelle cuffie,  elettrizzata, mentre i suoi occhi si muovono frenetici da un punto all’altro.

<Guarda!> grida entusiasta indicando la linea sottile tra cielo e mare.

Con il sole alle spalle godiamo di una visuale privilegiata su tutta la baia del Puget Sound fino all’Olimpic Park che si staglia all’orizzonte con il suo lussureggiante manto verde.

<Già, mi sorprendo anch’io ogni volta, è un panorama mozzafiato>, sussurro incapace di dire altro.

Sono incantato da  lei che esplora attentamente  il panorama con quell’aria rapita. Mi perdo a contemplare  quegli occhioni che scrutano  con avidità da sotto le lunghe ciglia. Acuti, curiosi, il suo entusiasmo è contagioso. E’ così giovane. E’ così bella. E in questo particolare momento è anche felice  e spensierata.

Ancora un piccolo punto Christian, ancora una piccola speranza”.

Imposto un giro largo e poi viriamo verso sud e poi di nuovo  all’interno ripassando sopra Seattle  e andando   incontro al sole.

Lei alterna il suo interesse tra il paesaggio sottostante e le mie manovre.

Il suo silenzio mi  inquieta e continuo a guardarla di sottecchi, mentre ci alziamo di quota e spariscono gli ultimi  segnali della città.

<A cosa pensi?> non resisto più, devo sentire la sua voce, rendermi conto del suo stato d’animo, accertarmi che in questi ultimi minuti nulla è cambiato.

Mi sorride.

<Veramente sto  registrando e assaporando ogni istante di questo volo. Mi piace vederti pilotare. Mi piace la tua espressione esperta, concentrata e notevolmente soddisfatta, sei  nel tuo elemento, si vede che ci trovi gusto>.

Il mio respiro ritorna regolare.

Quindi stava pensando a me”

<Wow… sei in vena di complimenti… sono lusingato…,  ma non è solo pilotare Charlie Tango 2 che mi mette in questa condizione>,  le scocco uno dei  miei più seducenti sorrisi.

Osservo compiaciuto  le sue guance che si colorano di quello spontaneo rossore, contento di  trovarla ancora così sensibile.

<Non sei curiosa di sapere dove ti porterò, ti sei fatta un’idea?>

Ci pensa solo qualche istante, vagando con lo sguardo allegro.

Dio.., quanto godo vederla così, dovrei portarla più spesso  su C.T.2

<Bé… sì sono curiosa,  però hai detto che sarà una sorpresa quindi… Un’idea? No,  nella direzione che hai preso non conosco nulla>, alza le spalle per quel poco che le cinture le lasciano spazio di movimento e riporta l’attenzione sulle verdi foreste che siamo sorvolando.

<Arriveremo tra dieci minuti all’incirca, te la senti di fare quest’ ultimo tratto con gli occhi coperti?> le chiedo con tono  pacato , non voglio che si senta obbligata.

Si gira studiandomi  divertita, è un gioco.

Un ultimo sguardo malizioso e poi  alza la mascherina e sistema l’elastico dietro alle orecchie.

<Va bene così?> sposta il viso in tutte le direzioni <ti assicuro che non vedo niente>.

Continua a sorridere e si abbandona  sul sedile.

Sei perfetta, con quella mascherina… ”, trattengo a stento un gemito.

<Come sempre riesci a sbalordirmi,  ti stai affidando a me senza esitare, ti è bastata la mia parola>,  mi rallegro con lei,  mentre viro largo nel cielo azzurro e riporto il sole alle nostre spalle.

<Christian… non sei uno sconosciuto, sei… sei…>,  s’interrompe nervosa <io… mi fido di te> conclude sbuffando.  <Sono sicura che tu abbia preparato nei minimi particolari questo viaggio, sei in apprensione da quando siamo partiti perché ci tieni che vada tutto bene.  Perché dovrei rovinarti il lavoro con qualche lamentela assurda, non hai una grande opinione di me>, mi riprende seccamente.

<Sono in apprensione?… si vede tanto?> , chiedo fingendo un genuino stupore.

<Uuh… Uuh> mugugna annuendo anche con il capo.

<Non alzare gli occhi al cielo>, la riprendo con un tono spiritoso.

Sei un’impertinente, lo so che l’hai fatto,  ti conosco bene”.  

Per tutta risposta si  morde anche il labbro. Ah… è proprio incorreggibile.

<Okay, non ti arrabbiare,   mi sono spiegato male. Volevo dimostrarti la mia approvazione.  Però, prima ti sei fermata. Stavi dicendo sei… cosa sono Anastasia, cosa volevi dirmi?>.

Parlami Anastasia. Hai lasciato in sospeso quella frase. “

Voglio sapere tutto quello che le passa per la testa. E’ vero ha ragione lei, non riesco a  mascherare  la mia preoccupazione.

<Sei…. tante cose insieme>,  si ferma brevemente. Le sue mani si stringono contorte in grembo,  <volevo dire che sei il padre di mio figlio… poi ho pensato a Max . Mi manca. E’ da ieri mattina che non lo vedo, non siamo mai stati separati per tanto tempo>.

Non c’è biasimo, solo un sottile velo di tristezza nella sua voce.

<Lo so, ti capisco, manca anche a me. Ti prometto che questa sera ceneremo con lui. Fammi di nuovo un sorriso Ana, per favore, siamo quasi arrivati>.

<Va tutto bene, Christian>, si affretta a rassicurarmi, < perché non sento nelle cuffie quando parli con la torre di controllo?>

Merda!

<Fa parte del gioco, ti dispiace?>

<Ah…! No, anzi forse è meglio così, tutte quelle scariche mi mettono i brividi>, commenta con indifferenza.

Mi concentro e inizio la manovra di avvicinamento per l’atterraggio, contento di essere finalmente arrivato a destinazione. 

Trattenere la sua attenzione affinché non tornasse a rimuginare sulle sue convinzioni, è stato interminabile.

<C’è qualche raffica di vento, balleremo un po’, è tutto regolare>, l’avviso perché abbia modo di predisporsi alla discesa.

L’elisuperficie è a terra,  congegnata    per favorire le manovre anche in caso di vento forte. Però è la prima volta che la uso e quindi cerco di metterci particolare impegno per un atterraggio da manuale.

Appena tocchiamo terra,  spengo i rotori concedendomi  un sospiro di sollievo. Incrocio le dita e la mia muta preghiera segue i miei movimenti.

Fa che mi dica di sì, falla restare con me”.

Mi libero dalle cinture e poi mi occupo di Anastasia che è rimasta in attesa silenziosa.

<Lascia fare a me>, sussurro.

Sgancio le cinture, tolgo con attenzione le cuffie senza spostare la mascherina e poi la faccio  scivolare verso l’uscita.

Scendo e la prendo tra le braccia. Lei si stringe al mio collo e per qualche istante i nostri visi si sfiorano.

La vicinanza, la mascherina negli occhi e il suo profumo mi inebriano, devo far leva sul mio collaudato  autocontrollo per non impossessarmi di quelle labbra leggermente schiuse che sono pericolosamente a pochi centimetri dalle mie.

Respiro forte per dominare definitivamente quell’impulso e l’appoggio delicatamente a terra,  poi raccolgo  il borsone dalla cabina.

<Dobbiamo camminare  per un po’ ti sostengo io, vieni>, l’invito mettendole un braccio sulle spalle.

Si lascia condurre  fino al vialetto d’ingresso dove avevo intenzione di fermarmi.

<Allora, le tue prime impressioni? Sono curioso>, le  chiedo  mentre la dirigo  nel punto esatto.

<Christian…… siamo soli?> si accerta con timidezza, a bassa voce.

<Sì… sì certo,  solo noi due, te lo assicuro. Davo per scontato che lo avessi intuito, scusami>.

Il suo viso si distente sollevato, poi  alza e gira  piano la testa cercando di intercettare informazioni.

<Siamo scesi su un prato, > dice continuando ad annusare in aria,  <ho sentito il morbido sotto i piedi e il profumo di erba tagliata.

C’è un parco o un giardino, o almeno un vaso con il gelsomino, come quello che ha Grace…, questo profumo dolce lo riconosco.>

Annusa ancora  intenta a cogliere anche il minimo particolare.

< Il vento porta un rumore di acqua e si sente anche nella pelle una leggera umidità. Forse siamo vicino a un fiume? O a un lago? Mmm… >, respira forte <c’è un odore salmastro. Mare?>.

<… Fuochino….>

Sono dietro di lei e la tengo per i fianchi per farle sentire la mia presenza.  Sfioro i suoi capelli per parlarle vicino all’orecchio.

Ho il cuore in gola come il giorno del saggio di pianoforte con Miss Katie.

Perché mi arriva così prorompente questo ricordo proprio ora?

Miss Katie mi consolava e m’incoraggiava “sei bravissimo Christian, sorprenderai tutti vedrai che successo”. Io, invece,   avevo paura di fare qualche errore e deludere  mamma Grace che ci teneva tanto. Non potevo dare un dolore alla mia nuova mamma che mi voleva bene, mi nutriva e mi aveva accolto nel calore di una famiglia.

Dovevo essere perfetto e la mia ansia allora mi fece  invertire alcune note, però mamma Grace mi venne incontro congratulandosi e facendomi lo stesso tanti complimenti.

Respiro tra i capelli della mia donna. “Avrai anche tu comprensione per i miei errori?”

<Forza, ora togliamo la mascherina. Ana,  la luce è forte e tu sei rimasta al buio per tanto tempo, in più i tuoi occhi sono ancora sensibili. Ti libero dalla maschera però non aprire subito le palpebre. Dischiudi piano partendo con lo sguardo a terra e poi un po’ alla volta lo alzi>,  le ordino con enfasi.

<Okay>, risponde ubbidiente.

<Brava bambina, mi sposto al tuo fianco>.

Alzo piano la mascherina sopra la sua testa e me la attorciglio al polso.

<Vai>, le sussurro.

Dalla mia posizione riesco  a sostenerla in caso di bisogno,  e anche a vedere le sue emozioni.

Segue il mio consiglio di alzare piano lo sguardo e quando ha pienamente la vista di quello che  ha davanti  resta a  bocca aperta, incredula.

Si mette una mano davanti al viso,  senza parole.

Mi guarda  sbigottita, poi riguarda la casa, il tappeto di  prato inglese finemente tagliato,    la macchia di rose color lavanda in pieno fiore in mezzo, il cespuglio di ortensie rosa e azzurre che bordano la parete, il gelsomino in fiore vicino all’entrata, sullo sfondo l’austera figura di Charlie Tango 2 che sembra di sentinella sulla nostra intimità.

<L’hai tenuta….. possiedi  ancora questa casa. Sai quante volte l’ho pensata. E’….. è un sogno> dice  ancora allibita <Oh… mio Dio Christian….. davvero sono qui? >

E’ incredula ed eccitata allo stesso tempo. Saltella da un piede all’altro come un bambino davanti allo zucchero filato. E’ adorabile.

Lascio andare il fiato che non mi ero neanche accorto di trattenere con un sibilo tanto forte che anche lei se ne accorge.

<Perché sei così in ansia? Pensavi che non apprezzassi? E’ ancora più bella di come la ricordavo. Oh, Christian, tu  non hai più accennato a questa casa e io.. io credevo che te ne fossi liberato>, mi dice con un leggero rammarico.

Poi mi sorride di nuovo entusiasta, sprizzando  un’impazienza contagiosa.

Prende d’impeto la mia mano  trascinandomi nel vialetto.

<Felice di accompagnarti, Anastasia>, le dico un po’ risentito per la sua esuberanza.

Accidenti, ha vanificato tutto il discorsetto che mi ero preparato.

Grey che cazzo te ne frega dei discorsi, guardala è felice, non era questo che volevi?”

Si ferma a guardarmi sbalordita.  <Perché mi hai portata qui allora? Non vuoi farmi entrare?> mi chiede   abbassando il tono stupita.

Aggrotto la fronte  facendo finta di valutare la sua richiesta, ma sono poco convincente e mi scocca un sorriso radioso senza farsi trarre in inganno.

<Allora posso condurti nella visita? Prima il parco o dentro?>, mi affretto a chiederle  per riprendere l’iniziativa.

Gira tutt’intorno su se stessa, ma sa anche lei che il giardino che si vede da qui è solo una piccola parte.

E’ sempre stato mantenuto rigorosamente in ordine e i giardinieri se ne sono occupati domenica e ieri mattina per tirarlo a lucido, perché lei doveva essere accolta in maniera assolutamente perfetta.

<Se posso scegliere, preferisco dentro>, sorride compiaciuta.

<Ottima scelta, anch’io non vedo l’ora di mostrarti  l’interno>.

Con una mano prendo la sua e nell’altra il borsone e ci incamminiamo verso l’ingresso principale.

Gail ha fatto  un lavoro magistrale, si è preoccupata che   tutto fosse in ordine e pulito, sembra abitata.  Le fioriere sopra le scale straripano di piccoli fiori colorati.

Spengo l’allarme, apro l’uscio e lascio che entri per prima. L’interno è illuminato con luce naturale data da un paio di lucernai che Elliot ha voluto a tutti i costi realizzare sul tetto. Anche il resto delle imposte sono aperte per lasciar filtrare la luce.

Si ferma dopo i primi tre passi  per dare un’occhiata  veloce.

<E’ vuota, non l’hai arredata, non sei venuto ad abitarci?> la sua voce meravigliata rimbomba strana dentro la stanza vuota.

<Praticamente… no>, sospiro allargando le braccia, <  dopo che Elliot ha terminato i lavori ho solo aggiunto qualche mobile nel mio studio. Sai,  quello ci tengo che sia adatto alle mie esigenze. Per il resto… bé…  arredarla? No.  Non mi sono mai preso il tempo per farlo>.

A che scopo, Ana? Auspicavo di  farlo con   te  e  senza di te non sarei mai venuto ad abitarci. ”

Entriamo e passiamo vano  per vano soffermandoci a commentare i lavori di riadattamento  che mio fratello aveva portato a termine ancora quattro anni fa. Le modifiche  erano state commissionate con la direzione dell’architetto Miss.  Gia Matteo,  che a quanto pare Ana  ricorda  ancora con una vena d’ironica simpatia. Cavolo, se l’era proprio legata al dito.

Però ammette che  l’ambientazione con la parete in vetro suggerita da Gia è di notevole effetto. E sono pienamente d’accordo con lei, ricorda vagamente lo stile mediterraneo e la vista  che si gode sulla baia,  amplia questa sensazione.

E’ un po’ meno d’accordo, invece, sulle rifiniture della scalinata che porta al piano superiore. Secondo lei sarebbe  stato meglio ricoprirle con un legno sbiancato,  lasciando la ringhiera di ferro battuto.

E’ entusiasta,  lascio  che vaghi  con la fantasia e ascolto affascinato le sue osservazioni pertinenti e motivate. Ha stile, anzi grande stile.

Nella stanza destinata alla  cucina troviamo i progetti originali e ci perdiamo a discutere sui particolari che rendevano unica quest’abitazione. La sintonia è  tale da farci dimenticare il prima e il dopo, il tempo si è fermato,  sembra il dialogo di una normale coppia alle prese con la futura dimora di famiglia.

Registro insaziabile ogni sguardo, ogni parola, ogni movimento, l’emozione di averla di nuovo tra queste mura è travolgente.

Faccio in modo di lasciare per ultimo il mio ufficio e prima passiamo nella stanza che non ha ancora ricevuto una nomina però ha quel suggestivo balcone in pietra dove ho portato Anastasia la prima volta che siamo stati qui.

Ci appoggiamo come allora al parapetto fissando ammutoliti e  rapiti lo spettacolo che ci offre il  Puget Sound  che lancia riflessi brillanti verso la costa dell’Isola di Bainbridge.

<Quando in volo mi hai detto “..è  indescrivibile…..”  eravamo all’incirca qui sopra>, le dico  segnando  un punto nel cielo azzurro sopra di noi.

Segue la mia indicazione ridacchiando <quindi tutto il resto del viaggio?>

<Giro turistico sui cieli di Seattle offerto dalla Grey HEI>.

Scoppiamo a ridere entrambi.

<Sei proprio incorreggibile, è sempre uso improprio dei beni aziendali, non puoi approfittartene così>, mi stuzzica, insolente. Oh.. quella linguaccia…

<Invece è proprio quello che mi diverte di più, approfittare di usare le mie cose, è  uno tra i miei sport preferiti>, ribatto divertito.

L’atmosfera giocosa favorisce la mia prossima e ultima mossa. Mi butto senza pensarci. “Andrà tutto bene”.

Mi segue silenziosa  fino alla porta del mio ufficio, unica stanza della casa dotata di mobili. Per la verità è la copia esatta dell’ufficio all’Escala e anche quello alla Grey House. Perché cambiare quello che funziona?

Prendo dal borsone uno zainetto e glielo metto in mano.

<Entro prima io, fai passare un paio di minuti e poi entra, senza bussare>.

Accetta lo zaino con sospetto soppesandolo e scuotendolo.

<E’ un gioco…>, le dico con una celata supplica, < ma è anche una cosa seria, importante, ti aspetto dentro>,  sussurro soffiandole un bacio  delicato  sulle nocche  della mano che trattiene lo zaino.

Richiudo la porta dietro di me lasciandola incuriosita.

Lo studio è il clone esatto di quello della Grey House,  a parte la vista dai  finestroni  che non offre il panorama sui tetti di Seattle, bensì uno sfondo  con  lo scorcio sul porticciolo, una parte di prato che arriva fino alla piccola spiaggia e   l’angolo est del rigoglioso parco.

La scrivania scura è  davanti alle vetrate,  sul lato destro  un divano a L  di pelle bianca attorniato da un paio di poltrone della stessa fattura e un  basso tavolino  al centro.

Resto in piedi, davanti alla scrivania. Il cuore mi martella nel petto.

La maniglia della porta si abbassa  lentamente, come a chiedere “permesso” o attendere un ordine contrario.

Entra con lo zainetto in mano guardandosi circospetta.  Dopo aver preso una rapida visione dell’ambiente mi sorride timidamente e fa qualche passo avanti incerta. Mi avvicino e porgo la mano in segno di saluto.

<Benvenuta Miss. Kavanagh>.

Sgrana gli occhi aggrottando la fronte, interdetta. Mi scruta attentamente poi guarda lo zainetto.

E’ una ragazza intelligente, ha già capito.

Sono ancora con la mano alzata aspettando la sua. Finalmente si decide. Il contatto con la sua pelle mi stordisce per un attimo. L’energia che innesca è immutata.

<Sono Christian Grey, vuole accomodarsi>, la invito a sedersi sul divano, poi occupo la  poltrona davanti a lei.

Studia i miei movimenti e si guarda ancora in giro stringendo forte tra le mani lo zainetto, tanto da avere le nocche bianche.

<Hemm….> si schiarisce, ancora dubbiosa <veramente sono…. Anastasia Steele> inghiotte. Stringe gli occhi per vedere la mia reazione. La rassicuro con lieve sorriso di incoraggiamento.

<Miss. Kavanagh era indisposta….>, si ferma ricordandosi ora  dello zainetto, lo apre e tira fuori il registratore e il blocco notes.

Li scruta  accorgendosi  subito che sono gli originali, li ho avuti da Kate. Glieli ho richiesti dopo che Anastasia era sparita, avevo racimolato tutte le cose che avevano un posto nella nostra storia. Qualsiasi cosa me la potesse ricordare.

Una maliziosa piega della sua bocca la tradisce. Direi che si sta divertendo nonostante il suo atteggiamento  compito.

Bene siamo in sintonia, entrambi partecipiamo a questo nuovo componimento.

Entrambi come attori principali.

<Mi dispiace per Miss. Kavanagh. Però devo dire, gentile Anastasia,  che preferisco sia lei a farmi l’intervista>, le dico per rompere il silenzio.

Le sfugge di mano il registratore, non ha proprio un grande feeling con quell’aggeggio, e si gira  torva per assicurarsi che non rida del suo gesto maldestro.

<Se riesco ad accendere.. questo “coso”…  vorrei registrare le sue risposte. Le dispiace?> , parla a tratti mentre armeggia con l’apparecchio.

<Sono d’accordo>. 

Stringo il mento tra le dita. Nervoso e allo stesso tempo divertito per come ha reagito Ana,  è sempre  ironica e spiritosa e  molto perspicace.

Scorre veloce le domande che le ho preparato, poi si raddrizza sul divano.

<Posso iniziare?>

Annuisco con il capo. <Prego>.

<Lei è giovane, a capo di un impero, con un assodato successo alle spalle. Se dovesse fare un bilancio oggi direbbe che ha centrato i risultati prefissati?>

Sbatte le palpebre  e alza il mento ancora indecisa se assecondarmi.

Mi sistemo sulla poltrona  e assumo un atteggiamento riflessivo.

Mi serve anche per recuperare nella mia mente le risposte da darle.

<Ho vissuto questi anni lavorando sodo con un grosso dispendio di impegno ed energie con ottimi esiti. Con rammarico,  però, devo ammettere che sto ancora rincorrendo  l’obiettivo più ambito che sembra sempre più irraggiungibile. Ma io sono tenace, continuerò a rincorrerlo>.

Reagisce con un’occhiata sospettosa poi riporta l’attenzione sul blocco e prosegue con la seconda domanda.

<Come pensa al futuro,  ha progetti per espandersi ulteriormente?>

<Se riesco a consolidare una situazione  ho un grande progetto a breve termine>.

Scuote la testa incredula, non so se per il significato  della mia risposta o perché ha già letto la prossima domanda.

<La gestione di una vita sempre ai vertici implica una rigorosa autarchia.  Si sente anche un maniaco del controllo?>

Esito un momento per creare un po’ di aspettativa. E’ un’ammissione importante.

<”Maniaco del controllo” è sempre stato il mio secondo nome. Ora però mi definirei un “maniaco del controllo pentito”. Ammetto la mia esagerazione e sono più che consapevole che ci sono fatti e persone che non potrò mai manovrare. Me ne sono fatto una ragione e mi impegnerò a trovare un buon compromesso>, cerco il suo sguardo, <vorrei seriamente provarci Anastasia, per te>.

Il suo viso ora si è fatto serio e segue con interesse  composto comprendendo il bisogno di dare voce alle mie buone intenzioni.

Legge la  domanda successiva:

< Nell’ambito delle sue innumerevoli attività  è mai successo che si sia sentito messo in discussione, mal ripagato, oltraggiato?>.

<A livello aziendale non mi sfiorano, ci sono i miei legali per questo>, rispondo tenendola in sospeso.

Mi sposto sedendomi sul bordo della poltrona,  i gomiti sulle ginocchia e unisco le mani appoggiando gli indici alla bocca. In segno di preghiera, per concentrarmi meglio. Devo riuscire a tirare fuori tutto quello che sento di dire.

<Invece…. nel privato…. sono stato ferito, ferito a morte>, mi fermo un istante per assicurarmi tutta la sua attenzione.

Lei sbianca a disagio colpita dalle mie parole,  mi guarda disorientata.

<Per favore, Anastasia,  non voglio perderti… lasciami spiegare. Ho bisogno che mi ascolti>, la supplico con fervore.

Annuisce trattenendo mortificata l’impulso a intervenire.

Ti prego, fammi liberare da questa zavorra che mi porto dentro”.

< Da quel giorno che sei scappata non ho più avuto pace.

Quel potente universo di cui mi sentivo padrone si è sbriciolato lasciando al suo posto  l’inferno dove la mia anima lacera si è dispersa. Un dolore asfissiante e indescrivibile si è impossessato di quello che restava della mia esistenza.

Ti ho odiata con tutte le forze che mi rimanevano. Ti ho maledetta e odiata perché per te avevo abbassato la guardia e lasciato passare quelle emozioni che mi hanno reso vulnerabile  alla mercé della disperazione.

E mi sono odiato anch’io perché lo avevo permesso. Mi ero lasciato trasportare dal nostro amore senza remore, tralasciando i miei sistemi di autodifesa. Scoprire che Max era mio figlio è stato…. è stato  lo strazio  estremo>.

<Anastasia, non  potevo  esternare  le mie pene con nessuno, il mio selfcontrol mi ha sempre impedito di cedere in pubblico, neanche la mia  famiglia doveva sapere  dei miei tormenti>.

<Così, la collera trattenuta si è tramutata in una  rabbia intensa e crudele. Ho vissuto questi anni in due mondi paralleli. Quello esterno dove   mantenevo  una parvenza e un contegno dignitoso in linea con il mio ruolo di imprenditore e membro di una famiglia rispettabile.

Nel mio mondo interno invece, nella costante disperazione>.

<Quando ci siamo incontrati a Savannah mi hai chiesto se ero in collera con te e io ho negato.

Ho negato convinto, non ho mai ammesso neanche a me stesso di provare risentimento nei tuoi confronti. L’amore  che provo per te ha coperto quelli che ho sempre considerato dei sentimenti indegni da provare nei tuoi confronti.

Sabato sera, di ritorno  da Montesano, ho cercato i motivi che mi avevano spinto a quell’ignobile piazzata.

Avevo cercato in tutti i modi di attenermi alla tua insolita richiesta. Avrà uno scopo, mi ero detto. Ne avevo parlato anche con il dott. Flynn  venerdì, ed ero uscito dal suo studio convinto. Stavo contando le ore che mancavano a lunedì, al tuo rientro.

Quando all’improvviso ho saputo  che stavi per ricevere la visita di Josè.

Potevo pensare che siete rimasti in buoni rapporti, che suo padre e Ray sono amici e si frequentano,  e altri mille motivi positivi.

Invece no, sono andato fuori di testa, la rabbia ha bloccato  ogni mio proposito razionale ed è esplosa facendomi travisare tutte le informazioni che ricevevo tanto da arrivare al delirio di una cospirazione.

Ho persino infranto  i protocolli di sicurezza pilotando Charlie Tango 2 in quello stato, Jason era furioso.

Rabbia, capisci, tanta rabbia.  Usavo la rabbia per combattere la  mia stessa volontà.

Una rabbia che erigevo a difesa dei miei sentimenti malati e oltraggiati.

Sabato, dopo essere rientrato a Seattle,  ho tenuto sveglio John tutta la notte  analizzando minuziosamente questi attacchi.  Solo quando sono riuscito ad ammettere che  dietro all’amore che provavo per te nascondevo l’odio per aver distrutto i miei sogni  sono risalito lentamente verso la superficie.

Ho capito che dovevo affrontare la sofferenza e la collera per neutralizzarle e   stemperare la rabbia. Continuare a negarle non funziona>.

Hai registrato tutto?>

Solleva piano lo sguardo e   annuisce.

<Bene. Ci sono altre domande Mrs. Steele?>

Stringe le palpebre verso  il blocco,  ma le lacrime le impediscono di mettere a fuoco le parole e me lo allunga attraverso il tavolino.

Lo appoggio, non ci sono altre domande, lo so le ho preparate io.

Il suo pianto silenzioso ha accompagnato la mia confessione con dignità regale.

Nessun gesto, nessuna reazione plateale, solo  muta amarezza.

<Se non c’è altro possiamo considerare finita l’intervista. Vorrei aggiungere  una dichiarazione spontanea>, le anticipo  per mantenere il suo interesse.

 

 

Le lascio ancora qualche istante per ricomporsi. Quando finalmente riporta il suo sguardo triste su di me sembra voglia intervenire, ma le faccio cenno di no, di aspettare, devo dirle ancora qualcosa.

Mi alzo dalla poltrona e vado davanti a lei.  La osservo e  lentamente mi inginocchio ai suoi piedi e le prendo entrambe le mani tra le mie. Sono ghiacciate, gliele massaggio delicatamente, senza distogliere lo sguardo.

<Anastasia, ti amo, ti amo da impazzire.  Prima nella mia camera ti ho riconsegnato il mio cuore, la mia anima, la mia vita. Indipendentemente dalle nostre volontà,  tu le possiedi. Hai conquistato il tuo posto di regina nel mio castello  quando hai incrociato la prima volta  il mio sguardo, nel mio ufficio alla Grey House.

Hai stregato il mio cuore e la mia stessa esistenza, sei la parte di me che mi completa, sono il nulla senza di te>, le dichiaro con slancio e  il suo sguardo mortificato finalmente si addolcisce,

<ho voluto riportarti a quel giorno dell’intervista per chiederti di ripartire da quel momento, dai nostri sentimenti. Il nostro passato non possiamo  cancellarlo , fa parte di noi, della nostra vita. E poi è costellato da momenti unici e indimenticabili>,

Finalmente mi concede anche un timido sorriso. Li abbiamo ricordati insieme anche oggi.

<I supplizi resteranno di monito alla superbia, ma non dobbiamo farci i conti tutti i giorni>,  annuisce con un leggero disappunto.

<Possiamo invece prenderci per mano e iniziare insieme una nuova strada partendo dal nostro amore, che è grande ed infinito. E’ stato messo a dura prova ma ha vinto nettamente su  tutto quello  che gli si è scatenato contro. Niente è riuscito a scalfirlo, ci amiamo come il primo giorno, anzi di più>, aggiungo mettendoci tutta la passione e l’amore che ho nel cuore.

Con un’unica mossa scende  in ginocchio davanti a me,  rinforzando la stretta delle nostre mani.

<Mi hai perdonata?> mi chiede con un filo  di voce.

Perdonata? Si… no…. Cosa devo perdonare. C’è qualcosa che devo sapere. La interrogo con gli occhi.

<Per tutto il male che ti ho fatto andandomene. Per non averti detto di tuo figlio, per averlo tenuto tutti questi anni lontano da te>, risponde docilmente alla mia domanda inespressa.

<Anastasia, non nutro alcun   rancore, ti rivoglio nella mia vita. Ho compreso quello che ti ha spinto a farlo e  sono sempre stato consapevole della mia responsabilità sulla tua fuga. Non ero riuscito a trasmetterti la sicurezza necessaria per tenerti vicina. Il mio fardello di casini inquinava costantemente il nostro  giovane e inesperto rapporto. Sono stato ingannato dalla mia presunzione, sottovalutando  la mia assoluta mancanza di esperienza>.

<E non temi che possa ferirti di nuovo?>, insiste  a chiedermi non persuasa.

Cosa posso dire ancora per convincerla?

<Sono cambiate molte cose nella nostra vita. Nel bene e nel male e la maggior parte non le abbiamo né cercate né volute. Non possiamo sapere cosa ci riserva il destino.

Sono pronto a essere di nuovo ferito, fiducioso che per quanto possa essere grave tu sarai la mia cura.

Tu sei la mia ancora, con te vicino non ho timore di affrontare il futuro>.

Le mie parole finalmente la calmano, la sua espressione si rischiara rassicurata.

Appoggio la mia fronte sulla sua, il suo respiro caldo mi accarezza le labbra.

<Mi appello al beneficio del dubbio> le dico  provando  a rallegrare l’atmosfera che fa un po’ fatica a togliersi dalla tristezza delle nostre pene.

<Non andartene Ana, ti voglio al mio fianco tutti i giorni. Vorrei iniziare quella strada con te da subito e per sempre…. >

Il sangue mi pulsa forte nel collo e nella testa. Ho immaginato  questo momento mille volte. 

L’attiro più vicina,  tenendole sollevata la schiena  fino che i nostri corpi
aderisco, i nostri cuori,  che battono pazzamente, si ascoltano.

<Senti Anastasia, anche i nostri cuori si riconoscono, noi due ci apparteniamo, non possiamo vivere separati> le parole mi escono ancor più piano di un sussurro.

<Perché parli così piano?> mi chiede con un filo di voce.

Tiro fuori una citazione ad effetto.

<….a volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano…>

<Sei… romantico. Mi piace quello che hai detto>. La sua voce è calda e suadente.

<Sì, anche a me.  Anche se  non sono  parole mie. Non ricordo dove le ho lette, però mi  avevano fatto  pensare subito a te, a noi due>, ammetto sinceramente. Tanto l’obiettivo di intenerirla l’ho raggiunto.

<Christian…..>, mi guarda indecisa,      < ho le ginocchia intorpidite, possiamo… possiamo  sederci sul divano?>

A malincuore  allento la stretta e la lascio libera.

<Sì certo, siediti pure>.

<Non ti alzi?>

<No, fino a quando non mi darai una risposta>.

<Non è giusto, non puoi costringermi a prendere una decisione così>.

<Non ti voglio forzare,  sei libera. Fuori c’è Taylor  pronto a portarti dove desideri>.

<E tu?>

<Non mi muovo da qui>.

<Non posso andarmene, devo ancora finire la visita del parco. E… vorrei….. farla con te>, prova a distrarmi.

Allargo le braccia, impotente.

<Quale    era la domanda….?> mi chiede cambiando strategia.

Si strofina l’indice sul mento pensierosa,  apposta per tenermi sulle spine. Si alza in piedi massaggiandosi le ginocchia, poi si liscia i pantaloni.

Prende le mie mani e m’invita ad alzarmi. L’assecondo.

Siamo troppo e pericolosamente vicini.

Sfodera uno sguardo da “baciami, baciami”  sbattendo le ciglia e trattengo a stento un gemito.

<Ho una voglia pazza di baciarti Ana, ma ti ho promesso che non mi sarei approfittato ed io sono un uomo di parola.  Però ti avviso, non so per quanto riuscirò ancora  a trattenermi>, l’avverto  quasi ansimando.

Piega divertita e maliziosa le  labbra. Mi sta definitivamente mettendo il cappio al collo ed io…   io  non vedo l’ora di entrarci.

<Anch’io desidero baciarti>, ribatte provocandomi.

<Allora….?> chiedo impaziente. Quest’ attesa mi sta distruggendo.

Insisto ancora una volta.

<Anastasia… noi ci apparteniamo, non possiamo sopravvivere separati. Tu.sei.mia – Io.sono.tuo.>

<Mio?>

<Sì tuo, totalmente, inesorabilmente, follemente tuo. E tu sei mia.>

<Tua…..> Sospira.

Non so quale forza divina mi abbia trattenuto finora dal saltarle addosso, però sento che anche questa mi sta abbandonando.

E’ già partito il conto alla rovescia, non riesco più a contenermi.

DIECI”

<Christian, posso farti una domanda?>

E no! Cazzo! Non puoi tirarmela così lunga”

NOVE”

<Dimmi Anastasia, cosa vuoi sapere?>sbuffo.

<Cosa c’è dentro il borsone che ti sei portato appresso per tutto il tempo?>

Cristo!! Il borsone. Me ne sono completamente dimenticato.

E’ appoggiato sulla scrivania. Per prenderlo dovrei staccarmi da lei. Non esiste.

La prendo per la vita e la trascino  con me.

OTTO”

La cerniera del borsone è aperta e ci infilo  la sua mano.

La sposta toccando quello che c’è dentro pensierosa, poi si gira a guardarmi con uno sguardo perverso, molto,  molto perverso.

Non vale, fai accelerare il conto alla rovescia!!”

SETTE –  SEI  – CINQUE”

Mantiene quello sguardo incatenato al mio facendomi  ribollire il sangue. Prende un angolo del borsone e rovescia il contenuto sopra la scrivania.

QUATTRO”

Ci giriamo insieme per osservare tutto l’armamentario caduto sul piano. Allunga una mano e  sfiora gli oggetti  con una lentezza straziante uno a uno. La cravatta grigia, il frustino di cuoio marrone, il flagellatore, le sfere… le prende a una estremità e le alza. Mi lancia un’occhiata  bruciante…..

TRE”

Abbandona le sfere e sposta l’attenzione sul vibratore, con due dita ne segue i contorni. Passa sopra le fascette stringi cavo e  la barra divaricatrice, stuzzica  le pinze per i capezzoli e si ferma sulle   manette. Gira l’indice intorno agli anelli poi le alza e mi fissa intensamente negli occhi.

Clik.

Mi sciolgo dentro al  suo sguardo ipnotico.

DUE”

Clik.

UNO”

<Ok…. Mr. Grey, mi  hai convinta.     Accetto>.

ZERO”

<… Anastasia?!?…>

<Sì… Signore…>

 

 

ANTHEA2

 

 

*************

 

 

C’era una volta……

 

 

Un ufficio al 20° piano  con una vista mozzafiato su Seattle.

 

 

Un giorno due luminosi e imbarazzati occhi azzurri

 

 

incontrarono

 

 

due intensi e luminosi occhi grigi

 

 

..e nacque un amore  unico e profondo.

 

 

.la loro storia continuerà  infinita….

 

 

 

Questa fan fiction, invece,  finisce qui.

 

 

Ringrazio:

 

E.L. James per aver scritto la Trilogia di 50 Sfumature,  linea guida di  questa Fan Fiction. Grazie, ti sarò sempre debitrice.

 

Grazie a “50 sfumature italia” per aver  pubblicato i capitoli di “Di Più”.

Un ringraziamento speciale  a tutto lo staff  e in particolare a Kami, lei sa perché.

 

Ringrazio Katia per avermi permesso l’uso delle sue meravigliose e irripetibili creazioni e le auguro il successo che si merita.

 

Grazie infinite a  tutti quelli che hanno speso un po’ del loro tempo per leggere quello che la mia mente contorta mi ha fatto scrivere.

I fatti non fanno riferimento  alla realtà e i personaggi narrati  non sono mai esistiti.

 

 

 

Un grazie  particolare  a chi ha contribuito con  un commento, mi avete aiutata a superare i miei dubbi e spronata ad andare avanti fino a portare termine il lavoro. Mi mancherete, vi penserò sempre.

 

Grazie anche al mio amico a quattro zampe che devoto ogni mattina mi accompagna silenzioso durante la mia camminata e ascolta le mie fantasticherie senza mai  lamentarsi e giudicare.

 

Un grazie  speciale a te che con infinita pazienza e saggezza  mi hai sopportato  in tutti questi mesi   chiedendomi solo “cosa stai leggendo?” Ti amo.

 

 

 

109 commenti

  1. stella

    anch’io mi voglio unire al coro di ringraziamenti e di congratulazioni!!!
    mi è piaciuto come hai immaginato i pensieri e i tormenti di CG e Ana e come hai saputo esporli.
    qualche incongruenza, qualche incertezza? ebbene ci stanno e sono state prontamente ”corrette”
    non scartare l’idea di scrivere qualcosa di tuo….non subito, magari, ma un giorno passeggiando con il tuo cane ti verrà un’idea che vorrai sviluppare in un libro e quando il tuo Amore ti chiederà ”cosa leggi?” tu risponderai con un grande sorriso ”scrivo un libro!! e lo dedicherò a tutte le amiche che hanno letto e apprezzato la mia ff su CG e Ana”
    in bocca a lupo

    • Paola

      Cara Anthea è stato un finale emozionante e pieno di sentimenti ,con la messa a nudo dell anima di cg ,non è facile descrivere i sentimenti,le insicurezze dei tuoi personaggi e tu ci sei riuscita meravigliosamente bene ,li hai trasmessi e ci hai tenute …..incatenate per tutte queste settimane.Srivi ancora ,anche dell altro che sei bravissima auguri per tutto e grazie un abbraccio Paola

    • Anthea

      Stella… mannaggia… vuoi proprio mettermi in ginocchio?!?
      Sono lusingata e commossa. Grazie…. e chissà… mai dire mai. 🙂

  2. annarita

    L hanno già detto ma mi piace ridirlo..l appuntamento del sabato é qualcosa che mancherà molto.ti ho scoperta quando i capitoli già andavano avanti..quando Cristian sta per incontrare Anastasia.. sarà che mi sono emozionata troppo leggendo il libro e sarà(è cosí)che tu sei stata brava ma spesso mi sono emozionata a leggere i tuoi capitoli che nn bastavano mai…mi sarebbe piaciuto leggere altro di loro..come sarebbe stata la loro vita di nuovo insieme..insieme a Max.. però..capisco la tua decisione.. che dire che nn ho detto..grazie per averci tenuto compagnia .. Ps:sicuramente lo rileggerò tutto..;-)

    • Anthea

      Grazie Annarita, era il momento giusto per il finale cuori e fiori.
      Uno di questi giorni rileggerò tutto anch’io.

      Ciao 🙂

  3. Paola

    Cara Anthea è stato un finale emozionante e pieno di sentimenti ,con la messa a nudo dell anima di cg ,non è facile descrivere i sentimenti,le insicurezze dei tuoi personaggi e tu ci sei riuscita meravigliosamente bene ,li hai trasmessi e ci hai tenute …..incatenate per tutte queste settimane.Srivi ancora ,anche dell altro che sei bravissima auguri per tutto e grazie un abbraccio Paola

    • Paola

      Scusate i molti invii ma non partiva il messaggio e dopo e partito troppo ciao

      • Anthea

        Grazie Paola mi dispiace ancora per le attese, ma ci sono anche dei tempi tecnici da rispettare.
        Ricambio il tuo abbraccio ciao

  4. benedetta

    io non ho parole ti posso solo dire GRAZIE per avermi fatto sognare GRAZIE per avermi fatto provare queste emozioni e GRAZIE per avermi raccontato questa storie..non finiro mai di dirti GRAZIE GRAZIE mi manchera aspettare il sabatocon ansia per leggere questa storia… GRAZIE <3

    • Anthea

      Ragazze io non so più cosa scrivervi, troppi complimenti, non sono abituata e sono imbarazzatisssssima,
      Benedetta grazie anche a te, felice che tu l’abbia letta e ti sia piaciuta.
      Sinceramente a questo punto devo dire che ci avete creduto forse più voi di me.

      Grazie! 🙂

  5. cris

    Sono senza parole, hai fatto un capolavoro. Sono con le lacrime agli occhi per la storia, quest’ultimo capitolo è da premio nobel, per te che sei bravissima e che mi ha fatto compagnia in questi mesi, per le parole di ringraziamento che hai avuto per tutti e capisco che sia un po’ dire addio a tutte noi. Un grande grazie dal profondo del cuore il mio augurio di un futuro da brillante scrittrice. Facci sapere quale sarà il tuo futuro lavoro. Buona fortuna te lo meriti. Ciao. Adesso mi rileggo con calma la tua splendida storia.

    • Anthea

      Cris sei un mito, il premio nobel suona bene… grazie tesoro.
      A voi il giusto riconoscimento, siete state fondamentali. Grazie. Grazie ancora 🙂

  6. Lucia

    Non c’è che dire… Una scrittura magistrale, superba…Fluente e coinvolgente…In questo ultimo capitolo una lacrima mi ha rigato le guance, cosa assai rara per me…Mi hai emozionata davvero tanto e spero davvero tu possa continuar a farlo…Segui il tuo cuore e la tua mano, ti permettono di scrivere meraviglie…Non abbandonar la scrittura, è il tuo mondo…Grazie per averci fatto sognar ed emozionar insieme a te…Complimenti di cuore…<3

    • Anthea

      Ok, vi svelo un segreto… mi piace scrivere, l’ho scoperto da poco però come si dice, meglio tardi che mai.
      E’ un bell’impegno che necessita di tempo e concentrazione. Se in futuro riuscirò a ritagliarmi lo spazio giusto, forse, ci riproverò.
      Grazie dei complimenti <3

  7. Habanera

    B R A V A

    Mi hai commossa…solo una raccomandazione non abbandonare la scrittura.

  8. Eva

    Sob….(piango), mi ero talmente abituata al nostro appuntamento del Sabato con la struggente storia dei nostri amati e con la tua bravura e fantasia che, mi sembra troppo dura rinunciarci…..Speravo durasse all’infinito.
    Comunque un grazie e un “in bocca al lupo” per il tuo futuro, spero da scrittrice, sei molto brava.

    • Anthea

      Eva… non hai idea di quanto mancano a me. Sono già in crisi di astinenza 🙁
      Grazie a te, per le tue parole ciao

  9. ROSANERA

    Ho le lacrime agli occhi!!!!
    Per la fine della tua FF, per i tuoi ringraziamenti (toccanti!!) …. per tutto!!!

    Brava Anthea, e tanti auguri per il tuo futuro!!

    *sospiro* sto invecchiando…. sniff

    • Anthea

      Ti ringrazio Rosanera, anche per il sostegno morale che hai sempre saputo infondermi.
      Sabato ho risposto ai vari (e tanti anzi tantissimi) commenti ma ero veramente in crisi e mi sono espressa un po’ stringata e con qualche svarione.
      E’ stato un lavoro lungo, molto molto impegnativo ma mi sono divertita da morire, credimi, e sentire tutto l’affetto che mi è stato espresso su questi ultimi commenti è stato.. commovente.
      Quindi ringrazio te e nuovamente tutte quante (ma veramente non c’è neanche un maschietto che legge??)
      sniff… sniff….. ciao

  10. yasmin

    sei bravisima…. mi mancherà l’appuntamento del sabato 🙁 grazie per avermi fatto sognare, baci baci, ti auguro il meglio 😉

  11. Vero

    Grazie a te, per le emozioni che ci hai dato.
    Sempre fresca e puntuale.
    In bocca al lupo per tutto.

  12. Luana

    GRAZIE e BRAVISSIMA.
    Devo dirti che all’inizio non mi convinceva molto la tua trama, con Anastasia che a dirla tutta mi stava anche un pò antipatica. Però con il passare delle settimane la storia mi ha preso sempre di più fino ad arrivare a questo finale che quasi quasi se la batte con quello della James. :))
    E’ stato bellissimo, l’ho letto e riletto, ed ogni volta lo lo trovo molto commovente. Il tuo CG è dolcissimo.
    Complimenti, complimenti davvero. Scrivi davvero bene.
    In bocca al lupo per tutto…e GRAZIE di nuovo.

    • Anthea

      Allora un grazie speciale anche a te per non aver abbandonato la lettura di questa ff.
      Come dice Flynn ti sei redenta sulla via di Damasco….. e i redenti saranno ancor più fedeli aggiungo io.

      Un abbraccio Luana, 🙂

  13. lolly74

    Ora mi sono rifletta tutti i capitoli e stato bellissimo spero solo che nn li togliete dal sito almeno lì posso rileggere quando voglio Grz Grz Grz per questa ff a presto….. 🙂

  14. kjkka83

    Bravissima Anthea…..all’inizio ero un po’ scettica ma capitolo dopo capitolo mi hai coinvolto sempre di più e poi questo finale…..Wowwww.Mi mancherà l’aspettare il sabato per poterti leggere.
    Spero con tutto il cuore che non ti fermi qui!!!
    Un abbraccio 🙂

  15. Lea

    Bravissima bel finale .. È stata una storia veramente emozionante che m ha tenuta compagnia in questi mesi!! Grazie di cuore !! In bocca al lupo!! Baci

  16. SILVIA

    Anthea grazie mille per questa meravigliosa storia che ci ha accompagato in queste settimane. Complimenti per la tua fantasia e la pazienza che ci é voluta per arrivare alla fine. Esaltante e al cardiopalma fino all’ultima riga!!!!!!! Bravissima e ancora grazie. Baci

    • Anthea

      Silvia grazie! La pazienza e l’impegno sono stati ripagati dalle tue parole (e da tutte quelle scritte sopra 😉 ) Baci