Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 23° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

CAPITOLO 23

Un sobbalzo  mi  sveglia bruscamente “ahia… la luce.. ”.

Gli occhi.., non riesco a tenerli aperti è come avere dentro della sabbia che graffia.

Cosa mi succede? Dove sono?”

Perché mi  mancano   le forze?

Oh, maledizione!

La gola brucia, ho un sapore in bocca schifoso, acido.

Sposto il viso, ma ho  qualcosa appoggiato sopra,  muovo piano le dita,

provo a alzare le braccia,   le gambe, sono pesanti, sembrano di piombo.

All’improvviso si stappano le orecchie, un frastuono irritante,  sembra una sirena.

Riapro a fessura gli occhi, è tutto sfocato. Il viso di un uomo ondeggia davanti a me.

Mi gira la testa, no gira lui.

<Si sta svegliando> parole che   riecheggiano dentro  scuotendomi dal torpore.

Un fiotto di nausea, serro le palpebre.

<Mrs. Steele è con noi? Mi sente?>, mi chiede una voce. Qualcosa  preme   e schiaccia  le guance,

<la stiamo portando in ospedale. I suoi parametri sono stabili, non ci sono  ferite evidenti, ma andranno svolti degli esami di routine>, mi grida trapanandomi il cervello.

Mi rimbomba dentro di nuovo un grande frastuono, schiudo appena un occhio.

Ora vedo dei contorni, i colori  della divisa dei paramedici.  Un viso magro, due occhi che mi guardano  preoccupati aspettando una risposta.

Porca miseria, sono in ambulanza?”

Alzo di poco la testa perché continuo a sentirla vuota, come una vertigine.

C’è un’altra figura seduta in fondo,  distinguo solo una macchia di colore.

Richiudo gli occhi, è uno sforzo troppo intenso, mi pulsano le tempie.

Mi arrendo alla spossatezza, sono troppo debole.

Concentrati Ana”.

Ho la sensazione di essere intrappolata nel mio corpo, sono disorientata, cerco un indizio che mi aiuti,  ma una densa nebbia copre tutto.

Niente, sono troppo tesa, le immagini si formano lontane, non le catturo, vagano  in una specie di limbo e non so cosa fare.

Le pareti bianche,  macchie rosse… una distesa azzurra,  il mare.

Il mare… mi piace il mare”. Libero la mente pensando al mare.

Non esitare… dieci minuti” le parole di Christian ritornano.

Christian… dov’è Christian?

Il telefono, la sua voce,  i monitor.

Oh, mio Dio c’era  qualcuno in casa.

L’odore acre,  non respiro.

Mi sembra di soffocare ricordando  quella sensazione   che mi ha preso la gola.

Ah… l’ombra scura, la maschera nera…. Chi era? Un uomo, sì le sue braccia forti mi sostengono.  Perché ho la sensazione di conoscerlo?

E poi cos’è successo?

Oddio!”

Sto ansimando.

<Siamo arrivati Mrs. Steele, si calmi>, mi dice con fermezza una voce.

Il portellone dietro all’ambulanza si apre, voci e suoni si rincorrono,  una ventata  umida  mi investe.

<Anastasia….. Anastasia…>,  sento chiamare. 

E’…. Christian, sì è  la sua  voce.

<Anastasia>, è vicino.

Che bello risentire la sua dolce cadenza, il mio nome pronunciato dalle sue labbra.

Dov’è?

Apro piano gli occhi con una smorfia. Bruciano ancora, non importa posso sopportarlo,  voglio rivedere il viso di Christian, ne ho assoluto bisogno.

Le palpebre fanno fatica ad alzarsi, eccolo, incrocio per un secondo il suo sguardo preoccupato. Devo richiuderle di nuovo, oltre al dolore non vedo più niente.

<Sono qui, sei al sicuro>, mi tranquillizza tenendomi una mano,  mentre mi trasportano all’interno del Northwest Hospital. Cerco di muovere le dita per ricambiare la sua stretta.

<Oh, Ana… non dovevo lasciarti sola, io, io….> recrimina con un tono smarrito e colpevole.

<Max…????> farfuglio  rauca interrompendolo. Voglio sapere del mio bambino.

Dei colpi di tosse mi scuotono, la gola è un blocco unico con i polmoni, sembra una colata di cemento.

<Max è al sicuro a casa dei   miei genitori. Se ne occuperanno  loro, non preoccuparti di questo>.

Max è al sicuro… grazie al cielo”

Saliamo su un ascensore, sento la voce di  Christian,  discute con uno dei paramedici, mentre continua a tenere la mia mano.

E’ una sensazione stranissima, cercare di capire quello che succede non potendo usare la vista. In bilico tra aspettativa e  terrore,  fede e sconforto.

Quando arriviamo al piano, mi tolgono la mascherina e  ci fanno sostare nel corridoio.

<Ti ricordi cosa è successo?> mi chiede Christian avvicinandosi al mio orecchio <hai riconosciuto quel bastardo?>

Ho ancora tanta confusione nella testa. <No> sussurro.

<Va bene, non importa>, mi rassicura con una leggera carezza sulla testa, <è con la polizia ora e  qui ci sono due persone fisse di sorveglianza. Mi dispiace Ana, ci ha ingannati con un assurdo espediente contando sulla sorpresa e noi ci siamo cascati in pieno>, la voce si affievolisce sulle ultime parole.

Oh, perché non parla più?”

Emetto un leggero lamento.

<Buongiorno Mrs. Steele, sono la  dottoressa  Lowe, la portiamo nel mio ambulatorio. Voglio farle una visita accurata>, incalza una voce leggermente nasale e molto rassicurante.

Annuisco senza aprire gli occhi.

Poi si rivolge a Christian che trattiene ancora la mia mano.

<Prometto di restituirgliela al più presto. Può aspettare in quella saletta>, gli dice con un tono morbido, comprensivo.

Christian aumenta la stretta, me lo  immagino con la sua espressione sospettosa e risentita sentendosi escluso, le labbra chiuse un po’ sporgenti e la fronte corrugata.

E’ adorabile quando fa il broncio.

Un altro colpo di tosse mi scuote.

<D’accordo>, risponde un po’ brusco.

Senza volerlo apro la mano e la giro accogliendo quel contatto rassicurante. Si intrecciano le dita. Lui  avvicina le labbra e le appoggia vellutate sul dorso. L’alito caldo del suo respiro lambisce la mia pelle. Un lieve bacio, poi la  adagia di nuovo sul lettino.

Il mio corpo si rilassa, l’ansia si smorza mentre espello forte l’aria trattenuta.

Oh, Christian”

Il mio cervello  fa fatica a ingranare, e forse è meglio così.

<Resto fuori dalla porta. Non mi muovo da qui>,  mi   sussurra.

Neanche io mi muovo, non ne ho proprio la forza.

<Tra qualche minuto potrà riaprire  gli occhi>, mi avverte la dottoressa Lowe mentre istilla delle gocce <dovrebbe riuscire a vedere abbastanza bene e anche il bruciore attenuarsi, ma  andrà sicuramente meglio domani mattina>.

Poi mi fa aprire la bocca e ci spruzza qualcosa di dolce, no menta, no accidenti è amarissimo. Inghiotto subito. Faccio le boccacce, schifata, ma non riesco a salvarmi da un’altra  spruzzata. Bah…

Con l’aiuto di un’infermiera, mi svesto  e indosso  un camice da ospedale, poi   mi visita meticolosa da capo a piedi. Tutto, proprio tutto, anche le parti intime.

Porca miseria. Non è esagerato?

<Sono accertamenti di routine per i casi di aggressione>,  mi dice a mo di scuse

<a parte qualche segno lasciato dalle legature non ho riscontrato né ferite, né abrasioni. E’ tutto a posto>.

Mi spiega che i gas che ho respirato hanno infiammato le vie respiratorie profonde e che gola e occhi avranno bisogno di cure per alcuni giorni.

Il rammollimento, invece, è dovuto a una qualche sostanza, esclude una droga, pensa piuttosto a una forte dose di sedativo, lo accerteranno comunque con le analisi.

Vuole che faccia  anche una TAC e  mi fermi in osservazione per questa notte.

Cerco di oppormi,  non sono d’accordo, anche queste mi sembrano delle misure esagerate e poi voglio tornare da mio figlio riabbracciarlo e stare vicino a lui. Ma ho poca voce in capitolo, nel senso che faccio proprio fatica a parlare e lei  non sente ragioni.

Apro piano gli occhi e, anche se ancora un po’ offuscato, ritorno a vedere la luce e, come aveva annunciato, anche il bruciore si è affievolito.

Ecco, finalmente incontro il suo sguardo. Mi saluta  con un lieve sorriso e la testa piegata di lato una signora bionda, i capelli sciolti sulle spalle, gli occhi chiari tra il verde e l’azzurro.

Vista in mezzo all’alone bianco sembra proprio un angelo.

<Salve Mrs. Steele. Resti ancora distesa,  compilo le carte per il ricovero>, mi dice sedendosi alla scrivania.

Esco con lei, dal suo ambulatorio,  su una sedia a rotelle. Ha insistito perché faccio  fatica a reggermi in piedi,  ed  io non ho la forza per protestare.

Christian è al telefono, ora lo vedo meglio. Le gocce  hanno fatto un miracolo,  anche se sono in difficoltà  a mettere a fuoco.

<Ho detto che vi raggiungo anch’io…  Sì….. , va bene>,  chiude e  mette il cellulare nel taschino.

<Vuole fermarmi stanotte>,  biascico con un filo di voce indicando la dottoressa. Aggrotto le sopracciglia per contestare,  sperando che anche  lui sia contrario e mi aiuti a convincerla a mandarmi a casa.

Lui la fissa annuendo.  <Sono d’accordo>, replica mandando in fumo il mio ultimo appiglio.

Provo a lamentarmi, ma a questo punto mi restano poche chance, due contro uno.

Ci spostiamo in  una saletta, ci segue anche Mark.  Christian parla  con la dottoressa, poi sposta una sedia e si  siede accanto a me. Appoggia i gomiti alle  ginocchia e con le mani giunte si tiene sollevato il mento.

<Stanno preparando la stanza>, mi dice paziente <domani  mattina potrai ritornare a casa. C’è solo una remota possibilità che ci siano delle complicazioni respiratorie.  Perché correre rischi? >.

<Va bene> , farfuglio un gemito  afono, richiudendo gli occhi rassegnata. 

Sono stanca. Ho le spalle pesanti e sonno. Tanto sonno.

<Ana, sei debole. Ti faranno la TAC poi potrai  riposare. Io tra un po’ raggiungerò Welch e i miei avvocati  alla centrale di polizia. Vorrei assistere all’interrogatorio di quel dannato bastardo>.

Avvocati?

Schiudo un po’ le palpebre <Che cosa è successo?> gracchio < Ha fatto danni, ha rubato i quadri?>

La voce mi esce a strappi, qualche vocale stride.

<No, non era lì per rubare… i quadri. Voleva una cosa preziosa, tanto più  preziosa per me…..> si passa nervoso le mani tra i capelli.

  “Non capisco”.

<Voleva rapire te…. E ci era quasi riuscito>, il tormento rende la sua voce quasi impercettibile.  

Rapire me? E perché?”

Ritorno vigile anche se  ho ancora più confusione in testa.

Tanto preziosa per me”

Lo osservo incredula.

<Eri già nel baule dell’auto, nel garage dell’Escala. Per fortuna Steve è rientrato qualche minuto prima di noi e l’ha intercettato. Giusto mentre ti scaricava dentro il portabagagli. Ancora qualche secondo e non saremmo stati più  in grado di identificarlo >. Stringe le labbra in una linea dura.

Rifletto incredula,  come se mi stesse raccontando una storia successa a qualcun altro. Provo a ricostruire nella mia mente quanto accaduto, ma i miei ricordi si fermano sempre su quello sguardo dietro la maschera nera. Niente altro, nessuna voce, nessun rumore. Non ricordo di essere andata nel garage.

<Perché me?>, strido con quel poco di voce che mi rimane, < chi è?> .

Perché Christian non mi dice tutto. Leggo nei suoi occhi c’è dell’altro.

Ora comincio ad agitarmi,  realizzo il mancato pericolo, e la paura mi fa rabbrividire.

< Christian!>, protesto con disappunto <cosa mi nascondi?>.

Mi guarda alzando un sopracciglio,  il ridicolo suono che esce dalla mia bocca gli strappa un mezzo sorriso.  Non rende per nulla giustizia al mio reclamo.

Ricambio con uno sguardo minaccioso. “Parla!”

<Non l’ho visto in faccia, indossava una maschera.  Taylor mi ha tenuto lontano,  se fossi  riuscito ad averlo tra le mani lo avrei ucciso>,   stringe i pugni  tanto da far sbiancare le nocche.

<La polizia è sopraggiunta con noi, ci ha seguiti dal magazzino insieme ai soccorsi,  lo hanno  preso in custodia e portato in centrale. Mark ed io siamo venuti all’ospedale, Taylor e Steve con gli altri due agenti sono saliti in casa, hanno trovato Gail  legata>.

Oh, no Gail, per questo non rispondeva.

<Gail? >,  ripeto con un nodo alla gola. Spero che non le sia successo niente.

<E’ solo spaventata. Per fortuna quel disgraziato non le ha torto  un capello. Altrimenti doveva vedersela anche con Taylor, non puoi immaginare. Era fuori di sé.

Ora sono tutti e tre in centrale per le deposizioni.>

<E’ per questo che vorrei raggiungerli>, aggiunge con un palese senso di frustrazione.

Sposta la sua attenzione fuori dalla finestra, per sottrarsi al mio sguardo inquisitore.

E’ sconvolto, ho la sensazione che mi stia omettendo qualcosa. 

<E’ tutto?> sollevo le sopracciglia un po’ scettica. Non mi ha convinta.

Prende un respiro forte e poi fa uscire piano l’aria.

<Non molli mai vero?>, sbuffa   <E’ solo un sospetto, per il momento niente di preciso e non ho intenzione di parlarne  fino a quando non sentirò quello che ha da dire quel dilettante. Perché non è né un ladro, né un rapinatore, né un rapitore. Troppo maldestro.  Welch  sta già indagando>.

I suoi occhi conservano una luce di mistero.

So che non aggiungerà altro, mi affloscio sulla sedia.

<Vuoi parlare con Max>  mi passa il suo telefono con il numero di sua madre già impostato, <questa notte si ferma da loro, dormirà nella mia camera>, un’emozione nuova gli attraversa il volto, piega le labbra con affetto . Ricambio quel sorriso. La sua camera….

Il pensiero di Max in quella stanza mi intenerisce, di riflesso stringo le spalle.

Ma… si sono già organizzati? Quando?

Mi rendo conto che lo fa per distrarmi e togliersi dalle domande assillanti che gli stavo facendo, ma  ha colto anche il mio desiderio di sentire la voce del mio.. del nostro bambino.

Risponde subito Grace trafelata tra la frenesia  di chiedermi  come mi sento e l’imbarazzo di non far capire a Max la delicata   situazione.

<Sto bene, c’è Christian>,  la rassicuro e mi viene in mente che dovrò chiamare anche mia madre, Ray e anche Emma,  prima che la notizia venga diffusa.

Max ancora non ha molta confidenza con il telefono e mi chiede  quando ritorno.  Mi consolo sentendolo, è come una manna per il mio cuore.

<Domani, fai il bravo>, gli prometto. Vorrei parlargli ancora,  ma con questa voce cavernicola ho paura di spaventarlo.  E’ la prima volta che passa la notte lontano da me.

Appena chiudo la comunicazione, arriva un’altra chiamata e riconsegno il cellulare  a Christian.

<Grey…. Sì,  sì… >, guarda l’ora mentre ascolta il suo interlocutore.

Con un tempismo perfetto si avvicina l’infermiera  per avvisarmi che mi porterà a fare la TAC.

Non la bado, cerco di seguire i movimenti di Christian, che nel frattempo è sbiancato e mi guarda  teso.

<Va bene Welch>, chiude la telefonata.

<Ti dispiace se li raggiungo subito>, mi chiede aggrottando la fronte inquieto.

Sì mi dispiace, non voglio che tu te ne vada”

< Stanno per iniziare l’interrogatorio. Non so a che ora finirà e se potrò ritornare qui a un’ora decente>.

Oh, no,  resterò sola”

< Domani mattina verrò sicuramente  a prenderti e ti farò portare un cambio di vestiti…. >, la mia espressione contrita lo ferma, mi guarda serio.

<Ana, se preferisci rimango, vuoi che resti qui con te?> aggiunge poi rammaricato.

Santo cielo, cosa mi prende. Non essere stupida Ana”.

<L’infermiera è qui per portarmi a completare gli esami e poi credo proprio che dormirò, non riesco più a tenere gli occhi aperti>, gli dico per rassicurarlo.

Mi guarda comprensivo. <Bene, stai tranquilla, sei  in buone mani. Ritorno presto>.

Anche se lo volessi trattenere, lui è già lì con la testa. Lo sento molto  preoccupato.

<Christian>, lo richiamo  mentre mi stampa un bacio in fronte, <per favore, non fare cazzate>, mi esce un ammonimento alla Ray.

Spero che riesca a tenere a freno le sue reazioni.

Ci scambiamo un timido sorriso di sostegno,  poi l’infermiera spinge la mia sedia in corridoio, seguita da Mark. Christian s’incammina all’uscita.

 

Mi sveglia un rumore, o forse l’ho sognato,  non sento più niente.

Sembrava un lamento.

Provo ad aprire piano gli occhi, non bruciano quasi più, va meglio.

E’ tutto in penombra, riconosco a malapena i contorni e man mano che la vista si abitua  cerco di orientarmi. Davanti al letto un led rosso mi ricorda che c’è un televisore appeso.

Sono le 2.18. E’ notte fonda.

Ma quante ore ho dormito? Mi hanno portata qui dopo aver fatto la TAC e devo  essermi addormentata subito. Ricordo solo le membra pesanti, la stanchezza.

Le ombre  prendono corpo, la camera è grande e spaziosa, non è una di quelle standard da ospedale.  Sembra più una stanza d’albergo, solo la parete dietro al letto con tubi, monitor e attrezzature varie ricorda l’ospedale. 

Qualcosa mi dice  ci sia lo zampino di Mr. Grey e i suoi soldi, che mi hanno condotta in questa camera,  ma evito di rimuginarci troppo.

Ho bisogno di andare in bagno, ieri  mi hanno costretta a bere come un cammello.

Per smaltire  quella schifezza di sedativo”

Individuo la porta, sposto piano le gambe fuori dal letto e aspetto di sentirmi stabile.

Ecco di nuovo quel lieve gemito, proviene dal divano. C’è qualcuno che dorme, è lui, non l’ho sentito arrivare, che bella sensazione saperlo qui, sono sollevata… felice.

Santo cielo, devo far piano, non voglio svegliarlo.

Scendo dal letto e appena mi sento stabile sulle gambe  raggiungo il bagno.

Decisamente mi sento meglio.

Quando esco  mi accosto al divano e d’istinto mi abbasso per sentire il suo respiro. Vorrei anche sfiorargli la fronte con le labbra. Quando mi capiterà più l’occasione di averlo così vicino, così inerme.

L’aroma della sua pelle scaldata dal sonno si sprigiona da sotto la coperta, mi avvolge  riempiendomi  le narici e il cervello.

E’ quasi insopportabile.

<Stenditi qui con me>, mi sussurra scostando  un lembo della coperta.

Nella penombra i suoi occhi grigi incrociano i miei.

E’ una tentazione troppo prepotente.

No, non farlo” mi ripeto sempre meno convinta.

<Dai, vieni qua!>, insiste vedendomi esitare.

Allunga la mano attirandomi a sé, ed io non penso a niente altro che infilarmi sotto la coperta affianco a lui.

Mi accarezza i capelli con delicatezza poi appoggia il petto alla mia schiena e mi abbraccia <Dormi>,  sussurra <va tutto bene >, ripete tenendomi stretta.

Concedo alla mia anima triste una  tregua, mi lascio vezzeggiare e mi riaddormento con il cuore colmo di gioia. Perché è qui dove voglio stare. Tra le sue braccia, cullata da suo rassicurante respiro, con il battito del suo cuore che si sincronizza con il mio.

Mi risveglio nella stessa posizione,  disturbata  dal calore dei nostri corpi e dalla percezione di una presenza nella stanza.

La luce bianca del mattino entra fievole schermata dalle tende.

C’è un’infermiera ferma vicino al letto, che ci guarda con un’aria tra il sorpreso e il rimprovero. E’ piccola, con un caschetto nero e i tratti orientali. Quando incontra il mio sguardo cerca di mascherare una punta di divertimento aggiustandosi gli occhiali.

<Buongiorno, devo farle il prelievo di sangue,  misurare la temperatura e la pressione. Tra poco passa la dottoressa per la visita di controllo>, mi dice storcendo la bocca impaziente.

Appoggia il vassoio con i suoi attrezzi sul tavolino.

Mi siedo sul divano cercando di non far rumore e svegliare Christian. Ma il suo braccio mi stringe la vita per trattenermi. <Dove vai?> borbotta con la voce impastata dal sonno.

<Mi alzo, c’è l’infermiera e dopo arriva la dottoressa>.

D’istinto mi abbasso e   sfioro con le labbra la sua guancia caldissima.

<Buongiorno>, gli sussurro.

Spalanca gli occhi e si mette a sedere di scatto. Adesso è sveglio.

Per fortuna che ha dormito vestito.

Arrossisco guardando l’infermiera che a sua volta è rimasta con la mascella incastrata con un “buongiorno” detto a metà.

Ehi… può essere letale guardare Mr. Grey appena sveglio”.

Mi schiarisco la voce  e mi sposto a sedere sul letto attraversando lo spazio tra loro per sbloccare “caschetto nero”.

Tempo scaduto, smettila di guardare”.

Lei finalmente sbatte le ciglia, ritornando tra noi.

<Può lasciarci sole?>, chiede  riluttante a Christian, incapace di nascondere il suo interesse per lui.

Christian la soppesa per qualche secondo con lo sguardo impassibile poi  prende lo zaino appoggiato vicino al divano ed entra in bagno sbuffando. <Ok, mi faccio una doccia>,  dice richiudendo la porta.

Lascio che l’infermiera faccia i prelievi di routine e termina giusto in tempo prima che entri la dottoressa.

Lei, dopo un frugale saluto,   mi guarda in gola e mi spruzza ancora quel liquido che  ha il gusto di menta e poi è amarissimo, l’ha fatto anche ieri pomeriggio, è schifoso, però mi ha tolto quella ruvidezza fastidiosa.

<Ha riposato bene,  ha tossito molto?> mi chiede mentre mi ascolta con lo stetoscopio la schiena.

<Grazie dottoressa, mi sento veramente bene>, rispondo con sincerità.

Dormire tra le braccia di Christian….. non credo ci sia una medicina migliore.

Il bussare alla porta del bagno ci fa girare insieme e la dottoressa mi guarda incuriosita.

<Se ha finito di visitarmi>, le dico mentre scendo dal letto per andare ad aprire la porta < c’è mio mar…. hem…. c’è ….. insomma>, farfuglio  in confusione, cosa cavolo stavo per dire… marito. Spero che non se ne sia accorta. Apro la porta <C’è Mr. Grey, dottoressa>, finisco per dire finalmente.

Lui esce guardandoci <Posso? Mi spiace vi ho interrotte…>, la voce calda e suadente.

Siamo entrambe rapite dall’ entrata a effetto. Quell’aria casual, fasciato dai jeans e una polo nera con il colletto alzato dietro. I capelli ancora umidi, la pelle abbronzata, quegli occhi grigi che ti guardano lasciandoti senza fiato. Bello da svenire.

E io sto per svenire, mi sento male, un’ondata di quel dolore sordo striscia dentro di me, attorcigliandomi le budella.

Ho passato gli ultimi tre giorni a convincermi che non posso restare con lui, ma quando ce l’ho davanti  è una sofferenza reprimere i miei sentimenti.

Lo amo e lo desidero. Punto.

<Buongiorno Mr. Grey>,  la dottoressa si ricompone subito,  <ha dormito qui stanotte?> gli chiede stupita.

<Buongiorno dottoressa Lowe. Nel divano>, indica il divano e poi alza le mani in sua discolpa sorridendole come lo avessero sorpreso a rubare la marmellata.

La dottoressa scuote la testa e un accenno di  sorriso divertito appare sul suo viso.

<Mrs. Steele le stavo dicendo che la TAC è negativa e tutti gli esami sono a posto. Entro un’ora avremo anche i risultati del prelievo che le abbiamo appena fatto. Poi potrà farsi portare a casa>, mi informa professionale.

Mi lascia delle gocce per gli occhi e il famigerato liquido da spruzzare in gola, che non credo avrò il coraggio di usarlo da sola e poi se ne va salutandoci.

Schivo lo sguardo di Christian che sonda ermetico  il mio umore e mi rifugio in bagno.

Sono ancora turbata ho bisogno di mettere un po’ di distanza tra noi.

La doccia profuma ancora del suo sapone, ma evito di lasciare libero il mio cervello di pensare a lui. Mi concentro sulle mie azioni.

Mi lavo, mi asciugo, spazzolo i capelli, indosso la biancheria pulita che trovo nello zainetto che ha portato Christian insieme ai jeans e la camicia.

Chissà se è stato lui a prepararmi i vestiti?”  Mi chiede curiosa  la vocina impertinente che  sfugge all’imposizione.

Quando esco dal bagno Christian è davanti alla finestra, al telefono.

Sono   impaziente di conoscere gli esiti dell’interrogatorio e vorrei ritornare da Max.

<Non deve trapelare una parola….. >, si gira avvertendo la mia presenza, è scuro in volto,  la voce è bassa e  tesa.

Non c’è traccia del Christian giocoso  di prima.

<Welch, cazzo! verrà fuori un casino…… trovala, sai cosa devi fare…. Sì! Aggiornami più tardi >, chiude  e  getta il cellulare  con stizza sopra il letto.

Trovala? Chi deve trovare”

Mi siedo sul divano per allacciarmi le Converse e aspetto che lui mi parli.

<Cazzo, cazzo, cazzo… sono anni che ne sono fuori eppure quella merda di vita ritorna sempre a galla>, impreca soffocando il tono della voce che vorrebbe urlare l’amarezza che prova.

Con due falcate, mentre si riavvia nervoso i capelli, raggiunge la porta della camera e si accerta che sia chiusa, poi si gira verso di me.

Conosco bene quell’espressione impassibile, di finta calma. E’ arrabbiato, no, di più, è furioso.

Con me? Perché?”

Lo guardo corrugando la fronte con la mia domanda inespressa.

Lui alza le mani aperte e con un respiro profondo serra gli occhi per dominare la collera.

<Master David….  ti dice niente questo nome?>, m’interroga cercando di equilibrare la voce.

Master David? Che razza di nome. No,  mai sentito”

Resto a bocca aperta guardandolo sospettosa.

<No, perchè dovrei?>, rispondo con il  cuore in gola. C’è qualcosa di inquietante in quel nome.

<Perché è l’uomo che ha tentato di sequestrarti>, mi svela, il suo sguardo intenso come a volermi leggere nel pensiero.

<Come versione ufficiale ha confessato di amarti follemente  e siccome non ti decidevi tra me e lui,  voleva prelevarti per portarti con lui>, piega le labbra in una smorfia scuotendo la testa <sembra che i detective gli abbiano creduto>.

Ma che idiozia sta dicendo?” sto per scoppiare a ridere, ma l’espressione truce di Christian mi inchioda. Inghiotto scrutandolo con attenzione.

<Tramite il suo avvocato, invece, ci ha fatto arrivare un’altra versione. Non ho ancora ben capito se cerca un ricatto o una protezione. Sta tentando di giocare bene le sue carte> dice sibillino stringendo gli occhi.

<Ti voleva come sua slave>, aggiunge scuotendo   la testa <non credo ti conosca molto bene. Povero illuso, ha avuto fegato solo a pensarlo>,  l’ombra di un sorriso gli scivola tra le labbra.

Non riesco ancora ad afferrare il senso, di sicuro  ho perso la voglia di ridere.

<Spiegati meglio Christian, non riesco a seguirti>, gli chiedo  sommessa.

Non so perché mi faccio riguardo, ma ho come la sensazione di aver combinato un guaio, senza volerlo.

<Master David è un famoso DOM. Nell’ambiente del BDSM è molto conosciuto, lo chiamano per insegnare e anche per esibirsi con le sue  slave. E’ un maestro nel bondage,   la sospensione è uno dei suoi numeri più richiesti.

Non sono sicuro ma credo di aver visto un suo spettacolo di Kimbaku alcuni anni fa, a Boston>,  cerca di chiarirmi.

<Ma cosa centro io. Perché dovevo diventare la sua slave?>, chiedo  sempre più confusa.

<Tu lo hai respinto in più occasioni e lui ti voleva a tutti i costi. Sfidare un  DOM rifiutandolo innesca il meccanismo di ritorsione >, la sua voce e il suo sguardo sono freddi, calati nella parte del Dominatore. Mi fa impressione e continuo a non afferrare.

<Christian per favore, io non ho mai frequentato quell’ambiente. Le uniche cose che so,  sono quelle che mi hai insegnato tu. Io non conosco questo Master…. David o come diavolo  si chiami>, protesto tentando di uscire da questo ginepraio di illazioni.

Alza lo sguardo  e fissando il vuoto continua il suo racconto raccapricciante. 

<Ha ammesso di aver messo gli occhi su di te subito, dal primo incontro. Quando poi  ha saputo che eri stata mia moglie e ci vedevamo ancora, ha deciso che dovevi essere sua anche per farmela pagare. Credo che sia stato tratto in inganno  da una fotografia. Ha detto di averti riconosciuta, ma  ti ha sicuramente scambiata per qualcun’altra, forse raffigurava Leila, le assomigli>,  china il capo e sposta con il piede qualcosa di invisibile.

Poi si raddrizza e prende un respiro forte.

Fotografia? Centrano ancora quei maledetti scatti?”

<Ti ricordi Susannah, l’amica di Leila,  l’aveva accompagnata quella volta nel tuo ufficio?  Lei era stata la mia sottomessa, prima di conoscere te..>, la voce si smorza con un leggero imbarazzo.

Sì, certo. Il club delle sottomesse.”

Annuisco in silenzio.

<A quanto dice quel dannato bastardo,  Susannah è stata una sua slave e partner per le esibizioni per un paio di anni. E’ stata lei a parlargli di me e mostrargli quella fantomatica fotografia.

Durante il loro rapporto lei si lasciava sfuggire degli apprezzamenti verso il mio modo di ….. fare. Confrontava spesso le sue prestazioni con hem… va bene, hai capito no? Quel cazzo di  paragoni  assurdi. Gli diceva che io ero  meglio  di lui  e bla, bla, bla, e questo gli dava molto fastidio>, cerca di chiarirmi con una certa insofferenza.

Basta,   questi discorsi mi fanno venire il voltastomaco.

<Christian, per favore vuoi dirmi chi è. Perché asserisci che  lo conosco?>, protesto  desolata il mio  dissenso.

Mi guarda sardonico.

<Master David non è altro che Thomas, il bel damerino…. dannato e fottuto stronzo bastardo Thomas Harris  direttore editoriale  W. & G. Publisher>.

Lascia cadere questa affermazione e mi fissa con uno sguardo freddo e calcolatore.

Segue con distacco la mia reazione.

Coosa…. Thomas!….” resto senza fiato e senza parole. Guardo Christian incredula.

Thomas… ” il suo nome mi fa venire la pelle d’oca.

E’ vero?”  Gli chiedo con gli occhi. Cerco un ulteriore conferma, non ci credo.

Non è che si sia inventato tutta questa storia perché è geloso e vuole Thomas fuori dai giochi…”

Provo a recuperare qualche indizio dalla mia mente. Mi appaiono dei flash.

L’incontro alla casa editrice, era stato professionale, forse un paio di sguardi un po’

intriganti, ma alla fine mi era risultato simpatico.

Alla cena a Savannah è stato  premuroso, anche divertente, ho un ricordo piacevole di quella sera anche se ero a disagio quando ci siamo salutati. Ok, ma niente di sospetto.

L’aperitivo a Nashville….. ero arrabbiata con Christian,  e Thomas continuava a farmi domande su di lui…. Ah… “Dovrai essere solo mia” così aveva detto salutandomi.

Un brivido freddo mi percorre tutta la schiena, l’avevo valutato un complimento anche se mi aveva infastidito il modo in cui lo aveva detto. Emma aveva colto giusto con il suo avvertimento.

Dopo non l’ho più visto….. però mi ha cercata con insistenza, mail, telefonate.

Per la miseria, che stupida a non vedere più in là del mio naso.

<Ma perché  rapirmi?>, mi chiedo sconcertata a voce alta.

Christian mi fissa impassibile, poi fa un gesto rassegnato con la mano.

<Anastasia, lui ti voleva ad ogni costo. Voleva te e portandoti via da me voleva rendermi l’offesa di cui si sentiva vittima. Voleva vendicarsi da quello che lui ha considerato un oltraggio alla sua reputazione di DOM>.

<Mi avrebbe fatto del male?> chiedo con leggero sgomento.

Non posso ancora credere che tutto questo sia successo.

Cosa centro io con il loro mondo di DOM/SUB di slave e sottomesse.

Qui entrano in ballo fatti personali. E’ una ripicca.

Usarmi per vendicare la sua reputazione. Puah! Che schifo…..

Mi sento offesa.

<No, non credo. Quel fetente ha molto credito negli ambienti BDSM anche perché è preciso e segue integerrimo la linea S.S.C.>

SSC…? Che  acronimo è?”  lo interrogo con un’occhiataccia.

<Significa Sicuro-Sano-Consensuale>, mi spiega scusandosi con una mano <è un codice di comportamento, tutto è consentito nel BDSM a patto che ci si attenga al   SSC. Da quello che ho capito il suo scopo era di trattenerti fino alla tua spontanea sottomissione…> storce la bocca sornione, con un sorriso spiritoso <credo che ti abbia identificata come sottomessa iniziata, come  mia sottomessa>.

<Non ci trovo nulla di divertente, stiamo parlando…..>  non mi sfugge l’ironia della situazione e viene da sorridere anche a me.

Bussano alla porta e ci giriamo entrambi sbarrando gli occhi colti di sorpresa.

L’entrata della dottoressa ci distoglie dagli ultimi ilari pensieri. Mi alzo dal divano per andarle incontro.

<Questa è la sua lettera di dimissioni, ci sono le indicazioni per assumere i medicinali che le ho dato.

Anche le analisi di stamattina sono in ordine. Buona fortuna>, mi saluta dandomi la mano.

<Mr. Grey>,   rivolge un saluto a Christian e se ne va.

Bussano di nuovo alla porta. Christian è lì vicino e la apre facendo entrare Taylor.

<Buongiorno Mrs. Steele>, mi saluta neutro. Ha il viso teso e stanco, non credo abbia dormito stanotte.

<Buongiorno Taylor>.

Tra lui e Christian una silenziosa comunicazione e un cenno d’intesa.

<Metti questi>, mi ordina Christian passandomi un berretto e gli occhiali da sole, che prende da un sacchetto che gli porge Taylor.

Fa altrettanto anche lui. <Vieni>, mi invita allungando una mano.

<Dobbiamo usare un’uscita secondaria, i media sono scatenati. Ieri hanno ricevuto insieme il comunicato stampa di te e Max e subito dopo la notizia del tentato rapimento. Li abbiamo tutti addosso. Cronaca nera, rosa, telegiornali di tutto. A proposito, ieri sera ho avvisato Carla, Emma e  Ray per rassicurarli. Aspettano una tua chiamata>.

Mi trascina fuori dalla camera prima che  possa replicare.

Percorriamo il corridoio furtivi, scortati da Taylor, Mark e altri due uomini che non conosco. Scendiamo alcune rampe di scale e imbocchiamo  un passaggio che finisce davanti ad una porta scorrevole.

Taylor ci ferma qualche metro prima, controlla fuori e i due uomini si piazzano ai lati. Il SUV nero è pronto con la portiera aperta proprio davanti all’uscita.

Christian ed io saliamo dietro. Appena si chiude la porta torniamo a respirare normalmente.

L’auto gira su  un vialetto costeggiato da una siepe di bosso,  seduta  su una panchina, una signora con la frangia e  i capelli lunghi neri alza gli occhi dal suo libro e da sopra gli occhiali  segue il nostro passaggio salutandoci con un sorriso indulgente.

Il sole splende in un cielo terso,  il profumo dei tigli ha invaso l’abitacolo, un venticello muove le foglie degli alberi.

Quest’aria di primavera mi entra con prepotenza, vorrei scuotermi di dosso questa sensazione di sudicio che mi sento addosso.

Ho voglia di correre libera in un prato, ho voglia di rincorrere a piedi nudi il mio bambino e rotolarmi con lui nell’erba, ho voglia di urlare, urlare, urlare con tutto il fiato che ho in gola. Ho voglia di rifugiarmi tra quelle braccia.

L’osservo da dietro gli occhiali, il suo viso è tirato, è molto preoccupato.

<Andiamo da Max>, oso chiedergli con un filo di voce.

Nega con un sospiro.

<Siamo diretti all’Escala>.

Oh… perché? Io voglio riabbracciare Max.” E poi sono disgustata  non ho voglia di rientrare tra quelle mura. E saremmo soli, voglio restare sola con lui?

<Christian, per favore, non credo sia una buona idea>,  replico con una nota dolente.

<Il detective Wilson ci aspetta per la tua deposizione. Giornalisti e curiosi  sono appostati dappertutto, quello è l’unico posto che siamo riusciti ad isolare>, risponde con  impazienza, si toglie gli occhiali.

E’ nervoso, guarda il cellulare come se fosse in attesa di un responso vitale.

Sono scioccata.  Ecco a cosa si riferiva prima al telefono. Se salta fuori tutta questa storia sarà uno scandalo per Christian.

<Che cosa sanno esattamente?> gli chiedo con timore,  ho paura della sua risposta.

<Sanno che eri a casa mia e che qualcuno ha tentato di rapirti. Non ci vorrà molto perché vengano a sapere il nome di quel fottuto dilettante, il detective Wilson dice che non possiamo evitarlo. Cercheremo di tenere segreto il rapporto con il mondo del BDSM, quelli sono cani che non mollano, se fiutano il torbido ci staranno alle costole all’infinito cercando  di scoprire  tutto.>

<Sarà uno scandalo, per te… voglio dire, possono riuscire a collegarti?>

<I miei avvocati  e Welch se ne stanno occupando. Hanno già rintracciato  Susannah per ricordarle il suo contratto di riservatezza. Non può parlare altrimenti….>, Si prende il viso tra le mani e stringe le palpebre con rabbia.

< E’ l’unico anello debole, l’unica che ci può collegare.

Quel vigliacco  di  Harris non parlerà, ha troppo da perderci. Quel mondo non perdona se ti lasci sfuggire informazioni riservate. Lui lo sa bene e non credo voglia correre rischi>.

Sembra abbastanza convinto delle sue ipotesi e  spero tanto che abbia ragione.

Ma che casino, come abbiamo fatto a trovarci in mezzo?

Il SUV sfreccia veloce in mezzo al traffico del mattino, guida Mark e Taylor continua a impartire   ordini  convulsi al cellulare.

Lo sguardo di Christian è gelido e  concentrato  su un punto davanti a lui, le labbra serrate. La preoccupazione dipinta sul suo bel volto.

Si accorge che lo sto guardando.

<Si sistemerà tutto Ana, vedrai. Andrà tutto bene>, mi dice con enfasi e la sua determinazione non si riferisce solo alla vicenda di quello squilibrato  di Thomas.

Nei suoi occhi leggo una muta preghiera, e una luce di speranza.

Mi abbandono sul sedile e fingo di crederci.

Andrà tutto bene, andrà tutto bene….”  

 

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31 commenti

  1. Irma

    Finalmente! l’ho letto tutto d’un fiato bellissimo! non ho parole era proprio Thomas, ha ingannato un po’tutti. certo che la vita precedente d Christian torna a galla a tormentare ancora. attenderò di sapere come risolverà Anthea. sei molto brava e hai una fervida fantasia per cui aspetto il prossimo capitolo con trepidazione. farai ancora riavvicinare sentimentalmente -sai osa voglio dire- Ana e Christian? comunque ancora brava brava . baci e buonanotte!

  2. sisi

    grazieeee, non vedevo l’ora di leggerlo, brava bello come sempre, ed ora aspetto impaziente sabato prossimo!

  3. lolly74

    favolosooooo sei stata bravissimaaaaaa……mi hai incuriosita nn vedo l’ora di leggere il resto….grazie Anthea a presto.. 😉

  4. Michy

    Finalmente! Bello come sempre! Grazie Anthea, mi regali sempre belle emozioni, e non mi fai pensare almeno per un po’ ai miei problemi! Grazie di cuore❤

  5. Flo

    Finalmente!!!Brava e Thomas è fuori dai giochi, speriamo che Christian e Ana si riavvicinino presto!!!
    A sabato prossimo!!:)

  6. magala

    bellissimo…..
    ma adesso un altra settimana prima di conoscere il seguito ….
    sei bravissima ma ci tieni troppo sulle spine

  7. Benedetta

    Finalmente non vedevo l ora di leggerlo e credimi ne valsa la pena aspettare anche se è un pochetto corto. GRAZIE per le emozioni che ci fai provare con ogni capitolo non vedo l ora che sia sabato prossimo… BRAVA BRAVA…

  8. Anna

    Bello Anthea!!!! Sempre più intrigante. Bravissima e grazie, grazie per il tempo che ci dedichi.

  9. ida

    Bellissimo!!!!!!Brava. Che attesa. Ora li voglio insieme nel prossimo capitolo.

    • Paola

      Bellissimo adesso però non farla lunga e gapratificaci con una bella rappacificazione …credimi in un momento così di M ….su tutti i fronti avere qualcosa di rasserenante come la tua scrittura non è poco un bacio…..ps Londra è stata fantastica

  10. Paola

    Bellissimo adesso però non farla lunga e gapratificaci con una bella rappacificazione …credimi in un momento così di M ….su tutti i fronti avere qualcosa di rasserenante come la tua scrittura non è poco un bacio…..ps Londra è stata fantastica

  11. CHIARA

    meraviglioso!! sei bravissima e non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo 🙂

  12. Lally

    Bellissimo peccato che per il prossimo manchino ancora 7 giorni. L’ho divorato in 5 minuti. Sei bravissima , continua così .

  13. Eva

    Aleee !!! Ci avevo preso con Thomas…..Cara Anthea, non sai le volte che mi sono collegata al sito aspettando il nuovo capitolo, grazie di non averci fatto apettare fino a questa notte.
    Magari 2 capitoli anzichè 1???? Ahahah, scherzo, quando potrai sarò sempre felice di leggerti.

  14. LAURA

    Bellissimo e ti prego devono tornare insieme il sentimento tra loro traspare ad ogni tua parola scritta sei molto brava ti aspetto con ansia il prossimo sabato

  15. Barby

    Oh Anthea, Anthea … dopo due interminabili settimane, finalmente ci hai ridato la nostra dose ….. grazie infinite, ancora un po’ di astinenza e saremmo ‘schiantate’ ……
    Cmq, lo sapevo ke c’entrava Thomas …. adesso ke lui è definitivamente out, nn resta ke far tornare di nuovo insieme i due ‘piccioncini’ e farli risposare ….. voglio il lieto fine ti prego, nn sopporto + vederli così distanti e sofferenti allo stesso tempo …. facci ‘sto regalo daiiii!!!!!!
    Ah, dimenticavo ….. eccellente cm al solito ….. adoro il tuo modo di scrivere e la tua fantasia veramente ‘galoppante’!!!!!

  16. Annarita

    bellissimo, come sempre 🙂 quando arriva sabato ??????????? ciaoooooooo

  17. Danielle

    Ma chi mai lo avrebbe detto…….proprio Thomas, mi sembrava la soluzione più banale, ma tu come al solito hai saputo rendere tutto incredibilmente fantastico.
    Però adesso basta, vogliamo una bella storia d’amore, con sesso, nuovo matrimonio e tanti bambini, insomma il classico bel finale.
    Qualcosa mi dice che dovremmo ancora aspettarci dei colpi di scena. Anthea tu a Patricia Cornwell le fai un baffo.
    Come al solito aspetterò trepidante il sabato mattina (questa notte ho letto il capitolo alle 00,15 al cellulare) ti dovrò adebitare un paio di occhiali.
    Grazie perchè riesci a farci sognare in un momento in cui tutti sembrano facciamo a gara per distruggere il nostro futuro.

  18. Anthea

    Non immaginate l’effetto delle vostre parole, Sono felice che anche questo capitolo vi sia piaciuto.

    Un gigantesco GRAZIE a tutte :-*

    anche per la pazienza …… è stata lunga anche per me, ve lo garantisco. 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

  19. Romina

    Grazie, emozionante…inaspettato! Ora aspetto trepidante il prossimo capitolo, grazie ancora e complimenti!

  20. ROSANERA

    Due settimane di convulsa attesa…. ma ne è valsa la pena!!!!!
    Bravissima!!!!!!!!!! <3 <3 <3 <3

    • Anthea

      Grazie cara, anche per i cuoricini, li ricambio <3 <3 <3 <3 <3

  21. cri

    anthea sei bravissima!è la prima volta che mi trovo a leggere la tua fan fiction!ho divorato tutti e 23 i capitoli in un solo giorno..mi sono emozionata tantissimo!è una storia stupenda e non vedo l’ora che venga sabato solo per leggerti!sei grande..continua così..bacioni

    • Anthea

      Wowww Grazie Cri, benvenuta.
      E grazie per confermarmi che letta tutta insieme emoziona così tanto. 😉
      Buon proseguimento.

  22. Francesca

    Molto coinvolgente. Sei riuscita a trasportarmi nel racconto come se non avessi mai terminato la lettura e l’incantesimo della trilogia, creando nuovi elementi di suspance e tensione erotica tra Cristian e Ana. Complimenti anche per l’aderenza narrativa e di stile. Riprendi molte delle espressioni cui noi lettrici ci siamo affezionate nella trilogia. A quando la prossima pubblicazione? Hai creato un’attesa incredibile.

    • Anthea

      Grazie Francesca, il capitolo nuovo esce il sabato. 😉