Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 22° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

CAPITOLO 22

 Lunedì – Anastasia

Ray è sul marciapiede  con un’espressione bizzarra ,  tra il malinconico  e il sollevato, e  ricambia il nostro ennesimo saluto dal finestrino.

Ci ha accompagnati stoicamente esibendo un grande sorriso  fino all’auto, solo allacciando  la cintura del seggiolino di Max ha mostrato qualche segno di cedimento dilungandosi su saluti e raccomandazioni.

Sono sicura che fosse felice di ospitarci, ma considerate le sue abitudini solitarie era anche impaziente di  liberarsi  dalla nostra ingombrante invasione.

Appena ci allontaniamo e la sua figura sparisce, sollevo il vetro scuro dell’auto dando un ultima occhiata invidiosa alle verdi   foreste intorno a Montesano  e mi sistemo al mio posto nel sedile dietro.

Steve è alla guida della station wagon, lentamente attraversa il centro della città, incrociando l’isolato delle scuole con il parco, il cinema, la caffetteria con i migliori pancake di Montesano, tutti  luoghi della mia infanzia  che rivedo sempre con una tenera nostalgia,  per poi  proseguire   percorrendo  il viale alberato che ci conduce all’imbocco della  I5, direzione nord.

Sono da poco passate  le dieci del mattino di lunedì e come da programma siamo  partiti per rientrare a Seattle.

Max, imbragato nel suo seggiolino, canticchia il ritornello di una canzoncina che inneggia i Mariners (fa parte dell’ ABC del tifoso, ha detto Ray),   mentre   sfoglia  distratto un album di vecchie figurine di campioni di baseball (sempre opera di Ray), e ci passa sopra un’automobilina che magicamente ha sempre tra le mani.

Max e nonno Ray. Che coppia.

Al primo approccio non ci avrei scommesso , Max era rimasto intimorito dal personaggio Ray, la sua stazza e la severa postura  lo avevano impaurito e fatto rifugiare tra le mie gambe.

Avevo anche  tentato di spiegargli  chi era Ray, prima  che lo incontrasse.

<Un altro nonno?> aveva esclamato spalancando gli occhi come se avesse appena visto uscire un coniglio dal cilindro. 

La sua fantasia era stata solleticata  solo dal  nuovo nonno e quando si è trovato davanti il  mio patrigno al posto del coniglio   era rimasto spaventato in silenzio per un bel po’.

Ray, sorprendendomi, ha sfoderato una pazienza di cui non lo facevo per nulla padrone e ha iniziato a parlare a Max come fosse uno dei suoi amici,  di partite di  calcio, di baseball, dei Mariners coinvolgendolo con il suo entusiasmo e conquistandolo.

Nonno e nipote sono poi andati  d’accordo, considerando che Ray si è piegato a qualsiasi angheria del piccolo tiranno, sono stati quattro giorni di idillio.

Non ricordavo che il mio patrigno  giocasse    a nascondino,  ancora meno per delle mezze ore  con  un memory o con un puzzle,  ma il potere dei nipoti sui nonni  si sa, è infinito….. L’importante è che entrambi si siano divertiti.

<Non fare ancora cazzate, Annie>, è stato invece il rude saluto che mi ha riservato abbracciandomi e dandomi una grande manata sulla schiena.

Nulla da eccepire sul suo affetto di padre, lo so che mi vuole bene, ma mi ha  rimproverata  ancora per  averlo tenuto all’oscuro del mio nascondiglio.

Per lui è stato un affronto non avere il mio indirizzo per rintracciarmi. Se l’è proprio legata al dito,  non sono riuscita ad avere una replica.

Invece ha decisamente difeso “quel brav’uomo di Christian” . Sorrido al pensiero.

<<Voi donne siete sempre complicate dite una cosa e volete che ne facciamo un’altra, come possiamo riuscire ad accontentarvi?>>

Mi ha gridato  col suo fare burbero, quando ho cercato di spiegargli perchè Christian non ci avrebbe raggiunto.

Era chiaramente sottinteso  nella sua recriminazione il riferimento a mia madre.

Non mi  hanno mai spiegato il vero motivo del  divorzio e sono sempre più convinta che sia rimasto qualcosa  di irrisolto tra loro e che Ray abbia dei rimpianti e  si faccia da parte solo perché  sa che è felice con Bob.

Per amore si possono  fare  scelte diverse da quella dettate dal cuore?

 

Sì, mio Dio!

E ti butta nell’ afflizione  più profonda,  la stessa che sto provando da sabato scorso.

 

E’ un conflitto tremendo quello che ho dentro, dal quale non riesco a venirne fuori.

Sono arrivata persino a valutare di cedere  e sottostare  senza condizioni alle sue regole, ma fino a quando potrei resistere? E  poi sono sicura che  un tale compromesso  lo appagherebbe ?

Non c’è soluzione. Non vedo alternative.

 

 

<Mamma…. il mare!>, la  vocina stridula di Max  mi distrae dal dedalo delle mie paranoie.

 

Stiamo costeggiando  uno specchio d’acqua, il cielo si sta aprendo con larghi sprazzi azzurri. Uno stormo di aironi si alza in volo <Belli mamma, vero? Guarda quanti sono.> 

Continua con i sui gridolini fino a quando non scompaiono lontani.

Accarezzo con tenerezza il viso al mio bambino che riprende tranquillamente a sfogliare l’album, soddisfatto della mia attenzione.

Prendo un respiro forte. Io, invece, non sono per niente tranquilla.

Negli ultimi giorni  sono passata dall’ entusiasmo,  forse anche esagerato, al più nero   sconforto.

Venerdì pomeriggio,  quando ho visto lampeggiare l’icona di Skype, ho pensato fosse Christian che , con una qualche scusa, cedeva alla sua impazienza.  Avevo messo in conto potesse accadere e mi ero preparata ad affrontarlo con calma,  senza che si sentisse giudicato. Un momento di debolezza era più che comprensibile, tenendo conto anche dell’ intenso momento che stavamo vivendo.

Invece si è affacciato allo schermo il  dott. Flynn.

**

<<Anastasia, cosa gli hai fatto?>> , ha esordito con il suo accento inglese, mettendomi un po’ di ansia.

<<Mio Dio, John, è successo qualcosa a Christian?>>

<<No, per carità, non  preoccuparti. Sta bene. E’ venuto in studio ieri sera, lo hai messo un po’ in crisi, è confuso. Gli è difficile accettare   una condotta così fuori dal suo controllo, ma mi  è sembrato motivato e credo che ci stia provando>>.

**

L’ho pregato   di non dirmi niente di più, facendogli   capire che l’astinenza  di comunicazioni valeva anche per me. In cuor mio, comunque,  gli ero grata per avermi involontariamente dato quel piccolo indizio di speranza che mi serviva. E il suo sguardo esplicito d’intesa aveva ulteriormente rafforzato il mio segreto desiderio.

Ero contenta che Christian affrontasse  i suoi timori appoggiandosi all’aiuto di John di sua spontanea volontà.

**

<<Cerchi un bel    – ….E vissero felici e contenti. –   Anastasia?>> mi ha chiesto con un  caldo sorriso e il suo sguardo un po’ ironico.

<<Non è esatto John,  preferirei un…   -C’era una volta….- >> gli ho risposto incrociando le dita.

**

Cerco una nuova possibilità.   Cerco il suo perdono e la sua fiducia per affrontare insieme quello che ci riserva il destino.  Vorrei … di più.”

La conversazione con il dottore  mi aveva rincuorata,  Christian era sulla strada giusta, o almeno ci stava provando .

Gli ho promesso che lo avrei richiamato  presto,  illudendomi di comunicargli una notizia diversa,   non potevo immaginare….

Oh, per la miseria.

Anche il messaggio ricevuto da  Barney, dove si giustificava del mancato recapito delle mail di Thomas,  aveva contribuito ad alimentare il mio entusiasmo.

Si era trattato di un disguido; ho accettato questa versione anche se resto  convinta che Barney,  per compiacere il suo capo, non ci avesse messo il suo talento perché ciò non avvenisse,  ma ho preso atto della buona volontà di porre rimedio. 

Il messaggio  che ho ricevuto  in seguito,   sabato mattina, ne è stata la conferma.

Thomas mi ha scritto  solo “un pensiero per te”, ma era sufficiente per farlo bloccare dalla gelosia di Mr. Grey.  Forse non lo ha letto? O forse sì?

Uff… è  avvilente  la sensazione di sentirsi spiati. Perché non capisce?

E Thomas?  Accidenti a lui,   ha avuto la brillante idea di telefonarmi sabato sera. Ero ancora molto scossa dall’incontro o meglio dallo scontro con l’uragano Christian e  non l’ho trattato molto bene.

Ma era insistente, voleva sapere quando ci saremmo rivisti ed io non avevo proprio voglia di discutere con lui dei miei appuntamenti. Poi voleva invitarmi   a cena ed io l’ho frettolosamente liquidato con un <No, non posso, ti chiamerò la prossima settimana>. Dovrò richiamarlo per scusarmi.

Non mi è ancora chiaro se è interessato a me o le sue smancerie mirano ad accaparrarsi  la pubblicazione dei miei libri.

Eppure, ripensandoci, potrebbe essere la mia alternativa,  potrei proprio uscire con lui quando ritorno a Nashville….

Oh.. per carità! Ma che diavolo mi passa per la testa. Non ho certo bisogno di infognarmi con altre complicazioni sentimentali.

Qualcosa di freddo e appuntito mi schiaccia la guancia.

<Me lo aggiusti, per favore>, stride con la vocina annoiata.

L’automobilina di Max è rimasta orfana di una portiera e me la sta spingendo in faccia perché non lo  ascolto.

Prendo i due pezzi e cerco di far rientrare nei cardini la piccola porta che si è storta con i tentativi di Max di aggiustarla. Gliela ritorno accomodata alla meglio  chiedendogli di fare attenzione perché può rompersi di nuovo.

La mente ritorna  al  pomeriggio di sabato,  alla tanto gradita quanto dannata visita di Josè e suo padre.

Ho tentato   di oppormi. Quando mio padre mi ha avvisata  che Josè e suo padre volevano passare a salutarmi, ho rifiutato  sconsigliandolo perché quando  Christian lo avrebbe saputo  si sarebbe infuriato come un toro quando vede rosso. Non ha mai superato la sua gelosia per Josè.

Ma mio padre non ha voluto sentire  ragioni.

**

<<Cosa c’è di male, Josè è sempre stato tuo amico e vuole incontrarti per salutarti. Domenica parte per l’Europa e ci resterà per più di un anno, chissà quando  avrai ancora l’occasione di rivederlo>>, mi  ha detto  cocciuto e irremovibile.

<<In questi anni si è sempre informato  della tua vita, ogni mese passava a chiedermi se era arrivata la tua lettera. Me la vedo io con Christian se fa storie>>,  continuava a sbraitare  prima di chiamare Josè per confermargli l’appuntamento.

**

Mai parole furono così azzeccate, ha proprio dovuto vedersela  con l’ira furibonda di Christian, ma credo che neanche lui si aspettasse una reazione del genere.

Però sono riuscita   a spuntarla sull’orario della visita. Doveva combaciare con il momento nel quale Max dormiva, sperando   che non lo incontrassero. Sarebbe stata un’aggravante e volevo evitare di sentirmi  accusare da Christian di utilizzare Max per i miei scopi.  Era già successo. 

Mi è dispiaciuto per  Josè,  è rimasto davvero scioccato.

E’ accaduto tutto così in fretta. 

Lo stavo abbracciando  congratulandomi ancora per il suo futuro matrimonio. Che romantico,  sposarsi tra i ponti e i canali di Venezia. Uno scenario da  sogno che il suo animo  sensibile alla bellezza non poteva lasciarsi sfuggire.

Continuavo a trattenerlo  per augurargli tutta la felicità che si meritava  e per  spronarlo ad affrontare con  la sua grinta  le  mostre che esporrà in  Europa.

<<Saranno un successo>> gli stavo dicendo, quando siamo stati investiti dalla prepotente entrata in scena di Mr. Malfidente, Irascibile, Geloso, Incontenibile,  e… almeno altri cento aggettivi  che si può meritare, Grey. 

Quanto sono diversi,  proprio uno l’opposto dell’altro.

Ero riuscita a far confessare a Josè perché aveva rivelato a Christian la vera paternità di Max, trasgredendo ai nostri accordi.

**

<<Ana, mi ha fatto una rabbia… lui… il bel riccone, sempre sopra le righe e presuntuoso,  che mi freddava   con quell’aria sprezzante se solo osavo appoggiare lo sguardo su di te, era insopportabile vederlo mendicare  così.

Non ho resistito all’impulso di scagliargli addosso  la sua condanna, che se la vedesse con la sua coscienza, un vaffanculo a tutta la sua superbia e il suo potere…..>.

<<Josè!>>, l’ho fermato rimproverandolo bonariamente.

<Oh, Ana, perdonami. Eri sparita, sola e con un bambino piccolo. Lui aveva i mezzi per cercarti, ho pregato perché  riuscisse a trovarti e proteggerti>, ha aggiunto infine rassegnato.

***  

Un po’ pentita per aver rivangato su quei fatti dolorosi del passato, l’ho rassicurato dicendogli che non aveva più importanza e che non gli portavo nessun rancore.

Abbiamo sfogliato insieme le immagini dell’album di presentazione alla mostra, dove ha raccolto gli scatti che più rappresentano il suo percorso artistico.

Le fotografie scattate nel viaggio nelle Ande e  quello in Canada non le avevo mai viste. Fantastiche, ha una dote straordinaria per cogliere i particolari, mi stupisce ogni volta.

Poi si  è fermato  su una pagina,   per farmi notare un panorama.

Una striscia di spiaggia selvaggia e il mare. Le nubi dal rosa all’azzurro dell’imbrunire riflesse sulle acque scure e piatte, una magia di ombre e colori.  Ho riconosciuto il posto.

Ci siamo guardati entrambi commossi, ci andavamo spesso quell’inverno di quattro anni fa, e quello scatto l’aveva fatto la sera prima che partissi per Savannah, ritrae la mia figura lontano in controluce, la mano appoggiata sul pancione e il viso rivolto  in alto a decodificare il messaggio sul mio futuro che le nuvole rosa cercavano di trasmettermi. Era l’unica fotografia di tutto l’album  che riproduce una persona.

Che significato gli dava?

Di nuovo quella tenerezza per quell’amico rispettoso a cui forse, involontariamente, ho fatto del male. Non ho mai avuto il coraggio di affrontarlo e  chiedergli quali fossero i suoi sentimenti per me, avevo troppa paura di ferirlo. Lui  è sempre stato  e sarà solo un caro amico.

**

<<E’ passato, Ana>>,  ha risposto alle mie perplessità con una lieve nostalgia,

<<sto bene   con Michelle, è un’anima errante come me, partiamo senza darci  limiti, seguiremo solo le nostre passioni>, mi ha rassicurato con un timido sorriso.

**

Voglio credergli, anche per dare sollievo alla mia coscienza e gli auguro ancora con tutto il cuore che abbia felicità e successo che si merita.

<Mrs. Steele>, Steve attira la mia attenzione e trovo il suo sguardo sullo specchietto, <ho disposizioni da Taylor di portarla a casa della famiglia Grey, a Bellevue.  Mrs. Grey la sta aspettando>.

Oh, non mi sono neanche accorta che ha parlato al telefono con Taylor, è sempre molto discreto.

<D’accordo Steve>.

Mi viene spontaneo corrugare  la fronte, perché questo cambio di programma?

Però mi fa piacere rivedere Grace, la metterò al corrente delle mie ultime decisioni  non voglio che  ci siano malintesi. Che sia chiaro che non intendo porre alcun ostacolo tra loro e Max. Resteremo in contatto e verremo a trovarli spesso.

Con Christian ho già parlato ieri mattina. L’ho cercato io, ero in pensiero, sabato si era fermato a giocare  in giardino con Max, e Ray in seguito mi ha  detto che si guardava sempre intorno in ansia,  forse con la speranza che lo raggiungessi e quando se n’è andato era molto abbattuto.

Il suo aspetto, dal monitor, non sembrava molto migliorato. Anche se la sua espressione imperscrutabile non lasciava trapelare il suo stato d’animo,   il viso tirato tradiva una notte insonne.

Una calma apparente per celare quel groviglio di sentimenti in attesa di verdetto.

Gli ho annunciato senza tanti preamboli che  mi sarei fermata ancora lunedì e martedì per le firme dei documenti e le altre incombenze, evitando di affrontare altri argomenti. 

***

<<Rientreremo a Nashville. Se possibile ancora martedì sera, al più tardi il mattino dopo>>.

<<Se è questo quello che desideri. Va bene>>, mi ha risposto glaciale,  con una vena di fastidio, senza obiettare.

<<Christian, se preferisci per i prossimi giorni potremmo spostarci in albergo…>>, gli ho proposto, mi sembrava seccato.

<<No, no, per favore. Non farlo.>>

***

Una supplica arrivata dal profondo che mi ha messo il vuoto nello stomaco. Non voleva essere una sfida, mi era sembrato che non fossimo più graditi e  pensavo fosse meglio per entrambi. Gliel’ho detto, ci siamo spiegati e abbiamo deciso che saremo ancora suoi ospiti.

<Mamma, andiamo da nonna Grace?>, strilla felice Max riconoscendo il viale d’ingresso alla villa dei Grey.

Grace ci viene incontro mentre scendiamo dall’auto e prende subito in braccio Max che le salta addosso.

Le mette le braccia al collo e  si lascia sbaciucchiare per  qualche secondo, poi comincia a scalciare per farsi rimettere a terra e correre a zig-zag  nel prato per scaricare l’energia  trattenuta stando seduto in auto.

Grace sorride guardandolo e poi mi viene incontro per abbracciarmi.

<Bentornata, Ana>, dice semplicemente e ci incamminiamo per raggiungere Max.

Vicino al terrazzo  dei rigogliosi rampicanti   straripano di piccoli fiori bianchi appena sbocciati.  Respiro ad occhi chiusi  il loro inebriante profumo.  Troppo intenso, mi fa girare la testa.

<Gelsomino> mi indica Grace sorridendo nel vedermi così rapita nell’intercettare le tracce  di quel dolce aroma.

Ooh… ecco perché mi fa perdere la testa, è uno dei profumi che ritrovo spesso addosso a Christian” arrossisco.

Mi manca.

Ho il cuore gonfio di quel dolore sordo che accompagna l’attesa della separazione da una persona che si ama. A ondate mi stringe in una morsa lasciandomi senza fiato.

Maschero il mio malessere osservando  la parete della casa a fianco del terrazzo, che è  ricoperta da  roselline  gialle  e mi complimento con Grace per questo grazioso angolo del suo splendido giardino.

Tra il suo  sguardo divertito mi tolgo i sandali e faccio lo stesso anche a Max, lasciando i nostri piedi liberi di camminare scalzi nell’erba. Da una mania che avevo da piccola,  è diventata una vera e propria necessità  di provare quel contatto fisico col terreno.  Ho l’impressione di disperdere  l’ansietà e   ricaricarmi di energia positiva.

Scendiamo al porticciolo  in silenzio, con Max che continua a correre girandoci intorno.

<Anche Christian amava correre a piedi nudi….>  si premura di dirmi, con quel tono amorevole  che ha  una madre  quando   parla di suo figlio.

Fissa lontano l’orizzonte, come a  inseguire  con nostalgia quei piccoli piedini scalzi. Un velo di malinconia passa veloce sul suo sguardo e poi chiude le palpebre per cancellare quell ‘ immagine. 

Christian ha già parlato con lei,  lo leggo nei suoi occhi tristi.

<Ritornerò a Nashville con Max>, le confido con  rammarico, invadendo quel silenzio inondato dal sole.

Annuisce e mi indirizza uno sguardo indulgente. E’ impeccabile.

<Non posso restare a Seattle, Grace, cerca di capirmi. Christian ed io…. Oh, è difficile da spiegare….>, esito cercando le parole giuste, <continueremmo a tormentarci e soffrire.  I nostri sentimenti sono troppo intensi, ne resteremmo sopraffatti. Dobbiamo entrambi recuperare il nostro equilibrio, abbiamo l’onere di crescere Max  con la giusta serenità>,  il suo viso finalmente si distende con uno sguardo comprensivo, perché ha capito che questa travagliata decisione  è maturata per  proteggere soprattutto suo nipote.

Per rassicurarla maggiormente le spiego  che lascerò il lavoro per potermi dedicare a Max e alla scrittura del mio prossimo libro. Questo mi consentirà anche di essere libera per accompagnare  Max a raggiungere suo padre.

<Per il quattro  luglio organizzeremo  una festa qui in giardino. Torneranno anche Elliot e Kate con i bambini>, mi dice commossa cercando di cacciare indietro le lacrime.

<Inviti anche noi?>  chiedo scherzosamente per allentare la tensione.

Annuisce stringendo in un dolce sorriso le labbra.

<Me lo segno subito in agenda. Ci saremo anche noi sicuramente> non vedo l’ora di rivedere Kate, spero che non sia tanto arrabbiata con me.

<Anastasia> mi dice con discrezione <Christian mi ha dato il compito di chiederti….> tace qualche secondo impacciata. La invito con uno sguardo a continuare.

<Nel pomeriggio vorrebbe incontrarti all’Escala da sola. Se sei d’accordo puoi lasciare qui Max, mi prenderò cura di lui fino a quando sarà necessario. Verrete  a riprenderlo stasera>, mi spiega con  un tono un po’ preoccupato,  aspettando la mia reazione.

No, non voglio”.

<Mi ha promesso che non farà niente di cui tu non sia d’accordo. Vuole solo parlarti>, cerca di rassicurarmi   a sostegno sua  richiesta.

Chiudo gli occhi, perchè ho già il respiro in affanno.  Parlare. Da soli.

La presenza di Max in qualche modo mi avrebbe dato   un senso di tutela.

<Non ti fidi di lui? Della sua parola? Non vuoi dargli la possibilità di spiegarsi?>, mi chiede amareggiata vedendomi esitare.

E’ di me che non mi fido”

Vorrà discutere dei documenti per il riconoscimento di Max, o della conferenza stampa.

Poi ci sono sempre Taylor e Steve. Non saremo proprio soli.

<Va bene, Grace. Immagino che abbia già predisposto anche per il personale addetto alla sicurezza>.

<Certo>, conferma con un sospiro di sollievo. 

<Grazie per occuparti di  Max. Si diverte molto qui con te. Guardalo.>  Ci giriamo e osserviamo insieme il suo gioco con la palla.

Appena si accorge che gli prestiamo interesse si avvicina abbandonando la palla in mezzo al prato.

<La mia pancia fa “grun grun”  ha fame>,  protesta massaggiandosi la pancia.

Scoppiamo entrambe a ridere divertite.

<Forza entriamo in casa. C’è un bel piatto di pasta al forno che ci aspetta>, dice Grace prendendolo per mano e lui   felice, affamato e scalzo la segue come un cagnolino.

Mark arriva alle due  per occuparsi della sicurezza di Max qui, a casa Grey. Vedo che parlotta con Steve scambiandosi indicazioni.

<E’ tutto a posto Mrs. Steele, possiamo andare>, mi dice Steve con efficienza.

Abbraccio di nuovo il mio piccolino che per fortuna non fa tante storie perché me ne vado senza di lui.

<Ciao mamma>, mi dice sbadigliando e stropicciandosi gli occhi. Le corse nel prato lo hanno stancato ed è pronto per farsi un sonnellino.

Grace mi stringe entrambi le mani e mi incoraggia.

Steve, scarica lo zainetto  di Max, poi mi apre la portiera e salgo salutando con la mano nonna e nipote che gesticolano sulla soglia.

Ho il cuore in gola e sono emozionata come dovessi andare a un appuntamento romantico.

In effetti devo incontrarmi con Christian e lui  E’   l’uomo che amo. Immagino però che mi aspetti tutt’altro che un colloquio romantico. 

Sposto la mia attenzione alla strada cercando di evitare di pensarci. Non voglio mettermi di cattivo umore prima del necessario.

<Sì, sì va bene signore, l’avviso subito>.

Steve parla all’auricolare.

<Mr. Grey  ha detto di avvisarla che arriverà in ritardo>,  mi dice guardandomi dallo specchietto.

<E’ successo qualcosa?> provo a chiedere, ma so già che difficilmente si lascerà sfuggire una parola.

Infatti scuote la testa negando in silenzio

Forse Christian mi ha chiamata. Cerco il mio cellulare nella borsa.

Infatti c’è una  sua telefonata  andata persa. Lo richiamo.

Risponde la segreteria.

Rimetto il  cellulare nella borsa  e riprovo di nuovo con Steve.

<Credo abbiano cercato di informarmi ma non ho risposto in tempo al telefono. Cosa succede Steve?>

Mi fissa di nuovo dallo specchietto  e si arrende con un mezzo sorriso.

<Non so nulla di preciso Mrs. Steele.  Erano appena partiti per arrivare all’Escala prima di noi, ma sono stati informati di un allarme ai depositi  della Grey H. del porto. Stanno andando lì a verificare> mi dice un po’ spazientito.

Decido di non abusare della sua disponibilità  ulteriormente. Mi basta accertarmi  che Christian stia bene.

Chiudo gli occhi e cerco di mettere in ordine di priorità gli argomenti che voglio affrontare con lui.

Sarò ferma sulla mia decisione di ritornare a Nashville, alla mia vita “normale” a casa di Emma. Max tornerà alla sua scuola, rivedrà i suoi amici e le sue insegnati. Ritroveremo le nostre semplici e tanto rassicuranti abitudini. Comunque potrà rivedere Max spesso, in base ai suoi impegni.

Lo informerò sulla scelta che ho fatto per la pubblicazione dei miei libri e che lascerò il lavoro alla mensa per continuare a scrivere.

L’entrata veloce sullo scivolo del garage sotterraneo dell’Escala mi fa saltare sul sedile.

Steve vai piano”

<Siamo arrivati adesso> sento che parla concitato  di nuovo all’auricolare <sì, va bene T., ho capito. Sì. Il codice di oggi? Ok>.

Parcheggia con una frenata che mi fa sobbalzare in avanti, nonostante la cintura. Deve essere successo per forza qualcosa. E’ troppo brusco.

Si gira e mi dice veloce e nervoso  <Mrs. Steele, mi ascolti bene. E’ importante. Al magazzino ci sono stati delle esplosioni di natura ancora non identificata. Mr. Grey e Taylor temono che siano delle ritorsioni per una situazione critica che stanno subendo in Sudan, dove sono destinati gli aiuti umanitari stivati in quel magazzino. Hanno già avvisato le forze dell’ordine, ma hanno bisogno di aiuto ed io in pochi minuti posso essere lì. >, si ferma un secondo per riprendere fiato. 

Respiro anch’io perché sono rimasta ad ascoltarlo in apnea.

<L’abitazione di Mr. Grey è sicura.  E’  stata controllata prima da Mark. Stacco l’allarme per poterle permettere di entrare e lei quando sarà arrivata di sopra andrà nell’ufficio di Taylor per riaccenderlo. Si ricorda che le ho spiegato l’altro giorno come si fa?>

<Sì. Mi ricordo bene.  Vai da loro Steve>,  sono in modalità so.badare.a.me.stessa.

Controlla lo smartphone e digita velocemente alcuni comandi, poi scende e viene ad aprirmi la portiera.

Prendo solo la mia borsa e la valigetta con il computer, il resto del bagaglio lo scaricherà più tardi.

<Steve…. riportami Mr. Grey tutto intero>,  grido impostando  il piano.

Le porte dell’ascensore si chiudono mentre sento le ruote che fischiano  sul pavimento del garage.

Entro in casa senza intoppi. C’è un silenzio ingombrante. La casa così vuota sembra ancora più enorme di quello che è.  Non mi sento molto a mio agio, l’arredamento essenziale  e spigoloso rende fredda l’atmosfera se non è attorniata dal calore delle persone . Rispecchia molto la personalità di Christian, da solo è freddo e malinconico e si rianima con il contatto con le persone, che comodano a lui naturalmente.

Non credo che vorrei abitare qui dentro  da sola, preferisco un ambiente più piccolo  e accogliente.

Appoggio il computer e la borsa sul bancone in cucina. Tengo il cellulare, voglio averlo sottomano se dovesse richiamarmi  Christian.

Raggiungo l’ufficio di Taylor. I video sono spenti. Anche qui silenzio. Per forza, penso, non c’è nessuno quindi hanno giustamente chiuso tutte le macchine. Accendo il monitor principale, accedo al programma come mi aveva insegnato Steve.

Clic” Si riaccendono tutti i video di sorveglianza appesi alla parete, la stanza si rianima per il suo scopo.

Clic” … accesso con password, digito il codice , lampeggia subito un’icona verde.

Bene anche il sistema di allarme periferico è stato attivato”.

Credo di aver fatto un buon lavoro, mi sono attenuta con scrupolo alle disposizioni di Steve.

Ricontrollo per sicurezza che tutto sia in funzione.

Ok, ora  devo solo aspettare, speriamo che la situazione al deposito si sistemi in fretta e senza pericoli.

Suona il cellulare. E’ Christian. Stavo proprio pensando a lui….

<Christian co..> .

<Anastasia> mi blocca con urgenza, ansimando <qui  al deposito ci sono solo quattro bombolette e tanto fumo. Pensiamo che sia un depistaggio per farci perdere tempo. L’obiettivo è un altro, ma non sappiamo quale. E’ un casino!>  le sue grida agitate mi fanno spostare il telefono dall’orecchio.

Un altro obiettivo? Max?” oh,  Mio Dio.

<Max! Christian…… > la paura mi attanaglia la gola.

<No Ana, ascoltami, stai calma. Taylor ha appena sentito Mark, sono usciti  in auto, sono al sicuro>, mi dice con un tono più pacato.

Non mi sono accorta di trattenere il respiro  e faccio uscire l’aria con un sibilo.

Se succede qualcosa a Max……

<Dove sei? Hai inserito l’allarme?>

Certo che l’ho inserito”

<Sono nell’ufficio di Taylor, è tutto a posto Christian.  Gail è di sopra?>, sento che urla qualcosa con Taylor.

<Dovrebbe essere rientrata ma Jason non è riuscito a parlare con lei, non risponde al telefono>.

E’ preoccupato  per questo. Gail di solito è precisa e risponde subito alle loro chiamate.

<Vuoi che vada io di sopra ad avvisarla?>, glielo chiedo mentre passo in rassegna i video delle telecamere installate al piano di sopra.

Succede in una frazione di secondo,  una sagoma scura  attraversa veloce il corridoio dell’appartamento di Taylor.

<Christian!> sento la mia voce che urla <C’è qualcuno in casa, al piano di sopra>, un brivido di paura e l’adrenalina che m’invade. Escono imprecazioni e strepiti dalla cornetta ma non riesco a codificarli, sono bloccata a guardare i monitor per catturare qualche altro movimento sospetto.

<Anaa!> sento Christian che sbraita come un  forsennato <esci da lì… tieni il telefono, resta in linea> eseguo come un automa, il mio corpo è  rigido come un blocco di marmo.

Christian mi sta impartendo ordini, devo restare concentrata.

Niente panico, “sarà il panico ad ucciderti”, rammento le parole di Ray.

<Vai a sinistra, c’è il passaggio per la stanza blindata> mi avvicino,  ricordo un flash, Steve me l’ha indicata.

Sento lo scroccare della serratura.

<Entra subito e richiuditela alle spalle. Non esitare Ana, entra subito. Lì dentro è sicuro, si apre solo dall’interno. Tieni duro, dieci min…..> eseguo quello che mi chiede in versione robot. Chiudo la porta e mi appoggio su di essa di peso.

<Christian….> chiamo  al telefono, non risponde nessuno, qui dentro non c’è campo. Sono sola.

Stai calma, stai calma” ripeto mentalmente, “qui dentro sei al sicuro”.

Cerco l’interruttore della luce e l’accendo, poi mi  accascio a terra e recupero un respiro regolare. Anche la mia mente riprende a elaborare normalmente. Ma chi è? Cosa cerca in questa casa? Forse un ladro, proprio qui in questa stanza ci sono delle opere d’arte, me l’ha detto Steve.

Mi guardo intorno, ci sono delle pile di teche appoggiate a terra  e dei quadri senza cornice affiancati  dritti nell’altra. Mi avvicino carponi curiosa.

Nel primo quadro  c’è un campo di grano con dei papaveri rossi e  tre donne in mezzo rappresentate ognuna da un cappello bianco a tesa larga senza viso. La pennellata sfuma delicata, come quella del quadro in camera mia con le ortensie.

Lo sposto e in quello dietro c’è il mare con delle imbarcazioni piccole a vela e a riva le case dei pescatori, tutto sul tono tenue bianco-azzurro-blu. Stupendo.

Nel terzo un nudo di donna distesa di schiena, sembra più un bozzetto che un quadro, è una linea unica sfumata con armonia. E’ dolce.

Mi guardo di nuovo intorno. E’ una stanza piccola, le pareti  candide, nessuna  finestra. “Si apre solo dall’interno”. Sono al sicuro.

Sento un leggero rumore che proviene dal corridoio. Trattengo il respiro. I rumori si fanno più forti, più vicini. Apri e chiudi delle porte, dei passi. Pugni sulle pareti.

Dei colpi forti alla porta  rimbombano a vuoto. Mi alzo e mi sposto a fianco  a una vetrina cercando di non far rumore. Mi aggrappo alla possibilità che non sia riuscito a capire che sono qui dentro. Ma forse non sta neanche cercando me.

Tieni duro dieci minuti” ma quanto tempo ci impiegano a passare questi dieci minuti. Christian sbrigati……

Ssssttt…….     Un sibilo.   Cos’è quest’ odore…. Acre, mi punge la gola, faccio fatica a respirare.

C’è fumo, entra da sotto la porta.

Ho la gola in fiamme, mi bruciano anche gli occhi. Mi manca l’aria. Non ci sono finestre o altre aperture. Forse c’è un aspiratore. Cerco  tentoni vicino l’interruttore, ma non respiro quasi più. La luce  è fioca, non si vede nulla, tutto è invaso dal fumo.

Ossigeno, ho bisogno di ossigeno,  mi sento mancare. L’unica via è uscire dalla porta, ma Christian mi ha detto di restare qui dentro e fuori c’è quell’ombra scura che non so cosa voglia. Tengo una mano davanti alla bocca con la vaga sensazione di filtrare  questa schifezza che mi entra nei polmoni, grattandoli a sangue.

Quanto tempo è passato? Mi sembra un’eternità. Sono passati dieci minuti?

Ho ancora pochi secondi di autonomia. Il cervello comincia ad annebbiarsi.

Devo prendere una decisione prima di perdere i sensi e non manca molto.

L’istinto a cercare l’ossigeno che mi manca mi fa avvicinare alla porta.

Con una forza che non so da dove arriva la spalanco   buttandomi in avanti in cerca di aria fresca.

Un’ombra scura in mezzo alla nebbia  fa un salto indietro.

Fumo, mi bruciano gli occhi, penso di scappare ma le mie gambe non si muovono sono troppo deboli.  Sto per svenire. L’ombra  è vicina, due braccia forti e muscolose mi prendono mentre sto per scivolare nell’incoscienza, una maschera nera si avvicina al mio viso. Due occhi scintillanti  dietro la maschera ghignano soddisfatti. <Tuu?……>

 

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79 commenti

  1. Anthea

    Per favore portate pazienza, non ho ancora consegnato il capitolo:(
    Settimana complicata, vi chiedo scusa. Forse salterà a sabato prossimo 🙁 🙁 🙁

    • Anna

      Anthea mi spiace molto per la tua settimana difficile, anche perché adesso sarà difficilissima la mia!!!! Spero possano pubblicarti anche in settimana quando finirai. La curiosità di sapere chi è, ci sta tormentando. Siamo in crisi di astinenza!
      Un bacio.

    • Romina

      Anthea spero che tu nn abbia problemi, per il capitolo aspetteremo, non ti preoccupare! Un abbraccio affettuoso!

  2. Michy

    Nooooooooooooooo! Un’altra settimana di attesa! Speriamo di no!

  3. Rosa

    noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo non posso aspettare a un’altra settimana

  4. Irma

    Che delusione! questa notte sono rimasta al computer fino alle due! non credi che sia possibile pubblicarlo la settimana prossima prima si sabato? comunque capisco anche che se hai dei problemi devi pensare prima di tutto a te; il mio è solo uno sfogo di delusione ma si può sopravvivere! Auguri per il tu lavoro. Baci.

  5. Paola

    Capisco ,anche tu hai una vita ….certo che attesa speriamo che appena consegni lo pubblichino baci’ !,

  6. Danielle

    Che sabato terribile.
    Se non è possibile pubblicarlo in settimana, che ne dici di 2 capitoli il prossimo sabato?????
    Spero che il tuo problema non sia niente di grave e comunque non ti preoccupare sopravviviamo tutte (male ma sopravviviamo)

  7. Lisa

    Anch’io spero che appena pronto il capitolo possa essere pubblicato,nei prossimi giorni… Compatibilmente con le complicazioni avute…magari una qualche certezza sulla pubblicazione puo’ essere segno di considerazione delle lettrici che vi seguono…non voglio sembrare polemica, ma è’ solo un po’ di delusione…scusa lo sfogo

  8. Lisa

    Anthea,ma abbiamo qualche speranza di vedere il capitolo pubblicato prima di sabato prossimo? Un saluto e buon lavoro

  9. Veronica

    Anthea sù sù facci sapere qualcosa qui stiamo tutti male senza sapere niente uff 🙁

  10. Paola

    Scusate ,parlo al sito o a chi per esso ,capisco che ci sono tanti problemi ,magari più gravi,ma le fan fiction ci fanno passare dei momenti piacevoli e qui …..non si vede nulla a quando uno straccio di capitolo baci a tutti

  11. michy

    dai ragazze domani è già giovedì,…..per me è quasi week end, quindi venerdì notte è molto vicino!! lo so sono una malata, ma che ci posso fare sono in crisi di astinenza, e anche voi!!!!!!!!!
    FORZA ANTHEA, siamo tutte con te, ti aspettiamo con molta ansia e curiosità!

  12. Romina

    Si ti aspettiamo Anthea spero che ci farai leggere il nuovo capitolo appena possibile, grazie.

  13. magala

    dai Anthea facci almeno il regalo di farci leggere il capitolo 23 qualche ora in anticipo visto che sei in ritardo di una settimana …
    ti pregooooooooooooooooo non resistiamo più