Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 20° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

CAPITOLO 20

Giovedi   –  Christian

Osservo la scena  allibito, come uno spettatore davanti ad un strambo epilogo.

L’auto che gira dietro la colonna con  movimenti rallentati,    si dirige alla rampa di uscita e poi sparisce, inghiottita dal traffico della città.

C’è lei dentro quell’auto, lei e mio figlio ed io sono  fermo immobile in mezzo al parcheggio,  ancora stordito, ripetendomi  le sue ultime parole “non barare con te stesso”.

 

Sei un idiota Grey, te la fai scappare di nuovo sotto il naso. Ti fai infinocchiare da quegli occhioni azzurri e intanto chissà che intrallazzi ha in mente di fare senza di te  a Montesano. E’ chiaro che non ti vuole tra i piedi e tu, come l’ultimo dei mentecatti in circolazione,  l’assecondi e  la lasci andare.  Come fai a non vedere più in là del tuo naso. Non le manca sicuramente l’iniziativa, è indipendente, sa quello che vuole e ora ti vuole lontano  cento miglia per farsi i cazzi  suoi, a tua insaputa. Troverà il modo per circuire Steve e si vedrà con quel coglione che le spasima dietro e  che vuole   scoparla. Le hai viste le fotografie di quella notte, hai visto come la guarda e  sbava di averla , lei tra poco sarà tra le sue braccia  e ti manderà di nuovo a fanculo, ripiomberai nella tua merda  e questa volta ci soffocherai dentro….”

 

<No!> , urlo senza  rendermene conto, per mettere fine all’isteria dei miei pensieri.

 

 

Incrocio gli occhi di Taylor che mi fissano imperturbabili, un’ombra di allerta stampata sul suo viso. E’ accanto alla portiera di guida, aspetta che entri in auto.

 

Cristo!” Cos’è stato.

E’ da stamattina, da quando abbiamo parlato nel mio studio, che   questi tormenti mi assillano.

 

 

Che poteri ha quella donna per mandarmi  fuori dai gangheri in questo modo?

Chiudo gli occhi per ritrovare una parvenza di decenza.

 

Ripigliati Grey, sei uno stimato   uomo d’affari,  l’illustre amministratore delegato  dell’impero  GEHY , non puoi concederti queste distrazioni,  hai una posizione da difendere. Fai un bel respiro e vai in ufficio a spaccare il mondo”. 

 

Soffio fuori  la rabbia . Mi impongo di rinsavire.

 

<In ufficio!> sbraito aprendo la porta posteriore dell’auto, ho bisogno di stare per i cavoli miei, di ragionarci sopra.

Taylor entra senza far commenti. Ha visto che non tira aria.

Salgo e mi siedo con impeto nel sedile.

Ahia.. il sedere”  stringo le natiche. Brucia.

Maledizione! Mi ero dimenticato di avere le chiappe  in fiamme a causa  delle cinghiate inflittemi da Anastasia.

Anastasia… solo il suo nome mi fa salire di nuovo la pressione.

Tre giorni  distanti, senza vederla, senza sentirla, senza nessun contatto.

Non posso, non posso,  perché mi ha chiesto questo  supplizio. Avevo già un progetto per   passare la domenica con loro. Forse è   questo che mi irrita tanto, perché mi secca rinunciare ai miei programmi?

Ci stai ragionando sopra da quando te lo ha chiesto Grey. Ragionare? Cosa cazzo vuoi ragionare. Qui non c’è nulla da ragionare, bisogna agire. Chiama Steve e falla tornare indietro. Togli quel fottuto telefono dal taschino e chiama, adesso”.

No! Non posso seguire le insidie  del mio cervello. E’ la paura di perderla e non rivederla più che mi martella in testa, intossicandola. Non riesco a pensare a nient’altro. Confusione totale.

Basta!

Mi prendo la testa tra le mani spingendo forte le dita sulle tempie. Sento il pulsare della mia agitazione fuori controllo. Di questo passo sono destinato alla follia.

Devo assolutamente darmi una calmata.

Non sto scappando” ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa e  queste parole mi confortano, le ripeto  ancora e ancora nella mia mente fino a quando il respiro ritorna regolare, anche se quel senso di perdita mi  attanaglia la gola.

E’ appena partita e già sento che la mia vita ritorna vuota, senza senso.

Solo lei riesce a darmi uno scopo, una necessità vitale che mi sprona ad affrontare la mia complicata esistenza.

Cambio tattica, sposto la mia mente in cerca del  ricordo  delle ore che abbiamo appena trascorso insieme, dell’indescrivibile sensazione di averla di nuovo tra  braccia. 

Mi fa venir voglia di sfiorare la sua pelle candida,  è diventata ancora più sensuale e desiderabile.

Voglio pensare alle sue labbra morbide, succose da mordere, quella bocca ingorda di baci. Al suo corpo eccitato e voglioso di donarsi nuovamente a me.

A come abbiamo fatto l’amore, quella sensazione divina di essere dentro di lei, dopo tanto tempo. Lei è mia , è rimasta sempre e solo mia.

Che notte folle, trascendentale, fuori da qualsiasi  schema. Chiudo un istante gli occhi per riassaporare quel momento. Anche il mio uccello freme e preme fastidioso sui pantaloni.

Merda”.

Cerco di distrarmi ulteriormente  guardando  dal finestrino la strada con il traffico caotico del pomeriggio. Siamo fermi a un semaforo, gambe frenetiche che attraversano la strada, occhiali, berretti, valigette, passeggini, una madre che strattona un ragazzetto cocciuto.

Un istante, poi tutto diventa informe e di nuovo il pensiero torna ad Anastasia.

Anche lei è in viaggio,  verso Montesano,  un senso di  incompletezza mi stringe il cuore. Sono il nulla senza di lei.

<Siamo arrivati Mr. Grey> mi avvisa Taylor.

Ci avviciniamo all’entrata del palazzo del mio quartier generale. C’è un nugolo di gente che aspetta davanti e in strada.

<Giornalisti? Che cazzo vogliono adesso questi?> sbraito inferocito. Non riesco proprio a far sbollire questa rabbia che ho dentro.

<Devono essere appena arrivati, signore. Non  mi hanno informato>,  mi risponde  subito caustico.

Lo osservo dallo  specchietto, è nero imbestialito. Immagino che si sfogherà con chi non lo ha aggiornato in tempo. Peccato,  mi perderò la scena,  assistere  a Jason che  impreca è catartico.

<Prosegui, vai  al garage sotterraneo, entrerò da lì, non è proprio la giornata giusta per incontrare i giornalisti>.

<Me ne occupo subito, signore.> mi risponde con quel  tono burbero che riserva alle incazzature.

Andrea è in allerta davanti all’uscita dell’ascensore e mi aggiorna trafelata  mentre percorro il corridoio che porta al mio ufficio. Sono una furia. Ho la testa incasinata e si aggiungono altri imprevisti. Detesto  gli imprevisti.

L’atmosfera austera dei miei uffici mi riporta al mio ruolo e  il mio atteggiamento cambia all’istante. Sono Christian Grey, amministratore delegato della GEHI.

<Quei giornalisti? Perché rompono?> chiedo brutalmente.

<C’è stata una fuga di notizie>, m’informa Andrea.

   “Oh no, Anastasia”,  penso, un moto di apprensione mi fa stringere i pugni.

<Vogliono una dichiarazione riguardo alla sua posizione nella trattativa per il rilascio del responsabile del  nuovo villaggio in Sudan > aggiunge tutto di  un fiato mentre entriamo nel mio ufficio.

<Cosaa..? Come hanno fatto a sapere….  Okay, non potevamo pensare di tenerlo nascosto. Ci sono troppe persone coinvolte>, osservo distratto lo sky line dalla finestra soppesando l’informazione.

Non riguarda  Anastasia. Bene.   Tiro un sospiro di sollievo e sollecito Andrea a proseguire con uno sguardo accigliato. Lei non si scompone, è  abituata ai miei modi bruschi, anzi, guai mai se dovessi avere un tono appena garbato, si insospettirebbe subito.

<Infatti, hanno avuto la soffiata da un familiare di uno dei nostri dipendenti al villaggio>, aggiunge precipitosa, poi  si ferma   in attesa d’istruzioni.

Maledizione, la sicurezza laggiù non è efficiente , non c’è Taylor a gestirla, qualcosa è sfuggito di mano.

<La situazione  non è ancora chiara. Nessuna dichiarazione fino a domani. Devo  prima incontrare il loro delegato e il  responsabile per gli aiuti umanitari.  Arrangiati tu, mandali via.>

Aggiungo un gesto eloquente della mano. Sciò, via.

Annuisce passandomi  un foglio con un elenco di nomi.

<Ci sono alcune telefonate urgenti in attesa, signore>,  mi dice Andrea indicandomi le prime quattro della lista evidenziate in giallo.

Scorro veloci i nomi, possono aspettare ancora un po’.

<Tra cinque minuti inizia a passarmele,  devo fare immediatamente un’altra chiamata>,  le ordino. Andrea annuisce  ed esce velocemente dal mio ufficio.

Sono troppo affannato  per lavorare e  prendere decisioni importanti. Ho assoluto bisogno di alleggerire questo carico di ansia che mi incasina la mente.

Cerco il numero in rubrica e chiamo.

<Pronto, buongiorno Flynn, sono Grey, Christian Grey>, lo saluto cercando di dissimulare il nervosismo.

<Ciao Christian>, mi risponde come se ci fossimo parlati solo mezzora fa.

Ero pronto a una delle sue  battute ironiche, è da un secolo che non lo chiamo. Non è neanche sorpreso. Mah, è un professionista serio.

<Avrei… urgenza di una seduta, ancora questa sera se possibile. Riesci a fissarmi un appuntamento?> gli chiedo  deciso,  per fargli capire che  non accetterò un rifiuto.

Non è proprio il caso che si metta a fare il prezioso.

<Questa sera?>, ripete lasciandomi in sospeso <controllo  se posso spostare un appuntamento.>

Aspetto facendo un elenco di una decina di motivi per obbligarlo in ogni caso a trovare il tempo per me, < Ti va bene alle 19?> mi propone dopo un minuto.

Sospiro sollevato. <Perfetto grazie, ci vediamo dopo>, chiudo soddisfatto la comunicazione, placando in parte la tensione.

Squilla il telefono sulla scrivania. Il display indica il nome di Barney.

<Grey>.

<Mr. Grey, ho controllato. Quelle e-mail sono finite di nuovo tra le spam. Non avevo modificato lo stato dell’indirizzo, mi sembrava di aver capito che potevo ometterlo…. Comunque le ho recuperate. Per le telefonate andate perse invece, il protocollo prevede che siano trasferite solo le  chiamate provenienti da numeri salvati nella rubrica,  quelli sconosciuti non avevano accesso alla nuova linea di Mrs. Steele>,  mi spiega con dovizia. 

Parla alla velocità della luce come quando digita sulla tastiera del computer,  è un genio, nessuno lo batte.

<Inoltra a Mrs. Steele le e-mail   e spiegale anche il funzionamento del trasferimento di chiamata. Fai in modo che non ci siano più malintesi, mi  ha accusato di complottare contro la sua privacy>.

Accidenti! Mi ha inchiodato ieri sera, è feroce quando sfodera gli artigli.

<Agli ordini Mr. Grey, invio anche a lei la copia dei messaggi?>.  Ci penso un momento. Voglio sapere cosa le ha scritto quell’ emerito stronzo?  Certo che voglio saperlo.  Voglio sempre sapere tutto quello che riguarda Anastasia.

Posso sempre sostenere di averle lette prima di oggi.

Non barare”.  Uff… alzo gli occhi al cielo.

<Ci sono minacce o problemi con la sicurezza?>

<No>. mi  assicura subito  Barney

<Appuntamenti o proposte…. di cui devo essere al corrente?> aggiungo con sospetto.

<No, è solo un saluto>, mi suggerisce  sollecito.

Un saluto? So io dove metterglielo il suo saluto”.

<Allora non serve>,  chiudo la comunicazione prima di pentirmi.

Non riesco a credere di averlo fatto, ho accettato.

Merda,   mi sto davvero bevendo il cervello per assecondarla. Sono fottuto lo so.

Va bene, andiamo avanti. Posso sempre recuperarle in un altro momento, intanto proviamo a fare alla sua maniera.

Spero che capisca che non tramo alle sue spalle, è sempre così sospettosa.

A chi la vuoi raccontare Grey?  Sei un bastardo, sai bene quello che fai per controllarla”.

Ma che cazz.. anche la mia coscienza mi dà contro.

<Grey> rispondo appena leggo Welch sul display.

<Mr. Grey  la  aggiorno sulla situazione in Sudan. L’uomo  trattenuto dai ribelli è sudanese, non è dei nostri. Non è ancora chiaro se sia o no d’accordo con loro. Trattandosi di un padre di famiglia con quattro figli non dovrebbero esserci dubbi, però in quei posti dove la corruzione raggiunge livelli altissimi tutto è possibile. La richiesta di scambio si presume sarà per armi,  o per denaro che servirà all’acquisto sempre di armi>, mi aggiorna con precisione. E’ un valoroso  collaboratore, attivo praticamente 7/7.

<Ho appuntamento domani con il delegato del villaggio e con la responsabile degli aiuti umanitari. Ti voglio presente  e vediamo di sbrogliare questo casino. Andrea ti informerà dell’ora>, ci mancava anche questo.

Speriamo di risolvere prima che si metta in mezzo la politica con il solito arrivista a caccia di voti e pubblicità per le prossime elezioni.

<Ah… Welch, quel coglione di Harris dov’è  in questo momento?> gli chiedo più per scrupolo e mettere a tacere quel tormento che si è insinuato nel mio cervello, che altro.

Perché, in ogni caso, Welch ha l’ordine di avvisarmi subito se quel dannato playboy si avvicina  a meno di mille miglia alla west coast.

<Le indiscrezioni del   suo ufficio lo darebbero  in mare per una regata ancora da sabato scorso e  dovrebbe rientrare la prossima settimana>.

Regata?”

<Regata? Dove? Hai controllato? Perché usi il condizionale?> lo incalzo, non mi piace quel linguaggio ambiguo.

<Abbiamo controllato, la regata è partita sabato da Savannah, arrivo previsto mercoledì prossimo a New Orleans circumnavigando la Florida,  e lui risulta come membro dell’equipaggio. Uso il condizionale perché non l’ho visto con i miei occhi, signore, e quindi per me resta una supposizione>,  mi riferisce con un tono risoluto.

Mi strappa un  sorriso “Cazzo, è  peggio di me”. Sono d’accordo.

<Il segnale del suo telefono?>, finisco di spremergli tutte le notizie che mi interessano.

<L’ultimo segnale sabato scorso a Savannah, avrà lasciato a casa il telefono. Barney lo tiene monitorato>.

Alt!   Anastasia ieri sera era al telefono con quel depravato.

<Ieri pomeriggio Mrs. Steele ha parlato con lui> l’avviso per smentire in parte le sue supposizioni.

Ha un attimo di esitazione, l’ho messo in difficoltà. Forza Welch, ti pago per darmi risposte immediate.

<Non mi risulta, signore. Forse ha usato  un satellitare o un qualche trasferimento di chiamata. Chiamo subito Barney.> mi risponde irritato, sentendosi colto in fallo.

<Ok, tienimi al corrente.> chiudo e mi siedo sulla mia comodissima poltrona, quella del capo.

La nuova stagista bussa alla porta  per portarmi il caffè e le grugnisco un “avanti”, mentre accendo il computer, ho il file della rassegna stampa sulle notizie  che riguardano Grey e la GEHI, preparato scrupolosamente dal mio staff, da consultare.

Prima, però,  avvio il  salvaschermo.

Solo qualche istante, lo so che è un’ossessione ma non riesco proprio a farne a meno.

Il suo ritratto  mi sorride. Mi perdo dentro l’intensità di quelle meravigliose iridi azzurre e il cuore mi batte in gola.

Un’occhiata furtiva al cellulare. Nessun messaggio.

Andrea continua a passarmi le telefonate a raffica. Il  mondo degli affari mi reclama e assorbe il mio  interesse distraendomi, con l’indubbio merito di concedere una tregua  ai miei pensieri.

Lavoro ininterrottamente  tutto il pomeriggio, sobbarcandomi anche parte del lavoro di Ros,  che  mi ha  sostituito  sulla costa orientale.

Arrivo nella sala d’aspetto del dott. Flynn con  cinque minuti di anticipo.

Sono solo, mi rendo conto che siamo oltre l’orario normale, l’assistente se n’è già andata.

Con un gesto automatico prendo il cellulare dal taschino e controllo nuovamente se ci sono chiamate, è tutto il pomeriggio che guardo quel maledetto display con la remota   speranza di ricevere un suo messaggio.

Magari ci ripensa oppure sente lei il bisogno di chiamarmi.

Niente, nessuna traccia.

So che sono arrivati a Montesano a casa di Ray sani e salvi, Jason mi ha avvisato  e questo mi ha in parte tranquillizzato, ma sono impaziente   di sentirla, di parlarle, è troppo lontana.

Slaccio  la cravatta e apro i primi bottoni della camicia. Ho bisogno di aria, sono di nuovo in stato ansiogeno.

La porta si apre ed esce un ragazzino biondo che si ferma e saluta Flynn stringendogli la mano.

<Alla prossima settimana, stessa ora>, gli dice John fissandolo serio.

 

Il ragazzino annuisce, abbassa lo sguardo. E’ alto,  magro, nervoso, si muove a scatti. Quando si gira per andarsene incrocio per un attimo quello sguardo perso, sospettoso, pieno di rabbia,  di chi non ha ancora compreso  per quale motivo è venuto al mondo.

Mi rivedo in un flash com’ero io  alla sua età, nelle noiose sedute da quella fastidiosa    strizzacervelli che non  capiva un cazzo e voleva a tutti i costi che le rivelassi  quello che provavo davanti a questa o quella scena. Figurarsi  se lo  confessavo  proprio a quell’odiosa. Se le avessi palesato quello che mi passava per la testa mi avrebbe subito fatto  rinchiudere in qualche istituto.

 

<Christian>. John si è avvicinato e mi tende la mano.

<John>, sospiro spazzando via quelle immagini, niente distrazioni.

 

<Grazie per ricevermi>, gli dico mentre ricambio la sua energica stretta di mano.

Tralasciamo i convenevoli, che  non sono nel nostro stile se non necessari.

Ci accomodiamo nel suo studio, al solito posto. Lui nella poltrona, io nel divanetto di fronte.

Sono passati diversi anni, tre, quattro non ricordo bene, da quando sono stato qui l’ultima volta. Eravamo arrivati a un punto morto, non c’era motivo per continuare l’analisi.

Per non lasciare spazio al mio cervello  di rimuginare  mi ero proiettato sul lavoro, ottenendo un successo dietro l’altro, soddisfacendo quella parte del mio ego  che interagiva  nelle relazioni superficiali.

Il resto della mia esistenza era vuota e inconsistente, senza emozioni e non avevo voglia proprio di niente e men che meno di confidarmi con qualcuno. Mi disgustava parlare di me, cosa avrei dovuto raccontargli.

 

Apre il suo taccuino e  aspetta. Bene,  si ricorda che sono contrario che le nostre conversazioni  siano registrate.

<Come posso aiutarti, Christian, è passato molto tempo dalla nostra ultima seduta dovrai aggiornarmi>,  mi dice calmo e professionale, invitandomi a parlare.

<Ho ritrovato Anastasia> esordisco  appena ho la sua attenzione. Erano pronte quelle parole, sulla punta della lingua che aspettavano solo di essere pronunciate, suonano come  una musica celestiale “Ho ritrovato Anastasia” sì, finalmente l’ho ritrovata.

Perché mi sorprende che mi stia osservando impassibile, è una notizia esplosiva, dovrebbe saltare sulla sedia, invece si è messo a scrivere la data di oggi sul taccuino.

 

<Ho ritrovato Anastasia e anche mio figlio> gli dico con enfasi sganciando la seconda bomba.

Lui mi  sprona   a continuare  con  uno  sguardo di sufficienza.

 

E’ frustrante, avrei voluto che gioisse con me, che urlasse anche lui “Finalmente, finalmente”,   avrei voluto condividere con lui questa felicità che mi scoppia nel cuore, è l’unica persona a cui riesco a confessare   quello che provo.

 

Sei un cretino,  Grey, non è nelle sue mansioni, lui è solo uno strizzacervelli, caro e quotato, ma solo uno strizzacervelli”.

Reprimo quel momento di debolezza e   mi sistemo meglio sul divano, sono nervoso, irritato, non riesco a trovare una posizione  comoda.

<Ho un figlio, John, ha quattro anni>, sento infine  le mie parole scorrere , un fiume in piena che rompe gli argini,  ho bisogno di dire tutto, mettere nero su bianco, <Anastasia  quando è scappata era già incinta. Io l’ho saputo solo un anno dopo che era mio figlio e non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno. Mi  vergognavo, come facevo a dire che  avevo lasciato scappare la mia donna con mio figlio, la mia bocca non è mai stata in grado neanche di pronunciarle quelle parole>,  ammetto svuotando a ruota libera tutto quel fardello che continuo a trattenere dentro di me.

 

Ho talmente tante cose da dirgli tutte insieme che le parole e i pensieri si accavallano in disordine.

 

Inspiro forte,  per scaricare ancora l’ansia.

 

<Quando, quel mattino a Savannah, mi  sono imbattuto in Anastasia è stato uno shock, non avevo perso le speranza, no, ho sempre continuato a cercarla, ogni giorno, sempre. In qualsiasi occasione il mio sguardo era  in allerta e scandagliava tutto con ossessione e con la speranza di rivederla.

Ma trovarmi   all’improvviso quella visione… la sua figura.. in pantaloncini corti,

le sue gambe lunghe e affusolate tese nello stretching, la canottiera che le fasciava le linee morbide del  seno, le guance arrossate dallo sforzo della corsa.

Era lei  in carne e ossa, bella,  tremendamente  bella, una violenta scarica  mi è schizzata nel cervello,  sono rimasto paralizzato, il mondo si è fermato,  il battito a mille>. Mi blocco senza fiato.

 

Cristo Santo!  Mi sembra di essere ancora lì, ho di nuovo lo stesso cardiopalma.

Mi osservo intorno disorientato. Flynn è sempre davanti a me seduto, sono nel suo studio.

 

Cambio posizione per darmi  il tempo di  ricompormi.

 

<Ci sono volute diverse ore per dominare  il conflitto delle emozioni che  si erano scatenate dentro. Ho  lavorato  deciso su un unico obbiettivo.  Non me la sarei più lasciata scappare.

Dovevo assolutamente trovare il modo di riavvicinarla. Io senza di lei non vivo, ne ho bisogno come l’aria che respiro.>

 

La mia lingua  è sciolta, la lascio libera ne ho bisogno, mi perdo dentro il grumo  dei ricordi e sentimenti che mi sconquassano il cervello.

Gli racconto di Ana, di Max, di queste ultime due  settimane; irrepetibili  giorni in cui la mia vita si è frantumata  e  ha ripreso forma  continuamente.

 

 

Fino a quello che è successo stanotte.

 

<Lei… ha avuto il coraggio di venirmi a cercare in quel fottutissimo mondo di merda dove mi ero nascosto, capisci John, lei mi ha teso la mano per uscirne. E’ stata una grande prova e mi ha dimostrato che è lei quello  di cui ho bisogno.

Nello stesso tempo,  però,  mi atterrisce la sua autonomia,  è imprevedibile ,  non so mai cosa le passa per la testa. Il nostro rapporto è senza regole e questo, lo sai, mi destabilizza, mi rende insicuro.

Per paura di fallire e di perderla mi sono imposto di mediare tra la necessità di

bloccarla e  tenerla sotto controllo, che mi infonde sicurezza,  e quel desiderio  di lasciarla libera e assecondarla perché….  perché, mi riempie di energia e di vita>.

 

John mi ascolta senza scomporsi.

 

<Ma è una situazione difficile da gestire, sento di non riuscire a governarla ancora per molto e  devo trovare una soluzione, altrimenti…, altrimenti… ho il terrore di sbagliare e che se ne vada.

Mi sento in un vicolo cieco, la  mia parte irrazionale irrompe con ferocia, non ti dico  il delirio che riesce a partorire.

 

C’è uno stronzo che le sta dietro e nel dubbio che   ci  potesse essere  anche  qualcun altro nella sua vita, con la scusa della sicurezza le ho messo subito intorno le guardie del corpo, controllo il telefono, la posta,  devo sempre sapere tutto quello che la riguarda>.

 

<Ho fatto di tutto per portarla qui a Seattle subito>,  finalmente un minimo di reazione, John  mi guarda con un po’ di sospetto.

 

<Non ne vado fiero> alzo la mano, non ho intenzione di parlarne. Lo sappiamo solo Taylor ed io.

<Niente d’illegale comunque>. Lo rassicuro.

 

<Credi che sia giusto questo comportamento possessivo?>, mi  provoca intromettendosi nel mio sproloquio.

 

<John, non intendo più fare la cazzata di  accettare di separarmi da lei . Quella volta ero convinto e lo sono tuttora che ci fosse il mio passato, il mio lato  oscuro dietro la sua fuga,  ho fatto un passo indietro, sentivo che non avevo nessuna speranza  di riportarla a me. Ma oggi non lo rifarei più, non la lascerei più andare. No, No, No! Perdio.  No. John, la mia vita senza di lei non ha nessun significato. La voglio vicino a me. In qualsiasi modo. Lei e mio figlio.>

 

Mi guarda di nuovo impassibile.

 

Merda! Dimmi che ho ragione almeno. Sostienimi cazzo, guadagnati  quella fottuta parcella astronomica che ti pago.”

 

<E.. e dopo>, sono troppo concitato, perché non capisce? <dopo la notte che abbiamo passato insieme,  lei se ne esce  con l’assurda richiesta di stare tre giorni senza vederci e parlarci. Spiegami.cosa.cazzo.vuole.dimostrare.> grido isterico tenendomi la testa tra le mani

Mi guarda  con un misto di compiacenza e rispetto.   E una punta di divertimento che i suoi occhi non riescono a dissimulare.

<Ti sei sfogato?>, mi chiede  tranquillo.

<Sì! Va meglio.  Ho alzato la voce, mi dispiace>.

<Siamo soli, non disturbi nessuno. Vuoi dirmi, alla fine, cos’è che ti tormenta?>.

Sei un grande John”,  anche questa volta ha funzionato. Sono riuscito a scaricare tensione e rabbia.  Per questa prestazione ti meriti anche un bonus.

Appoggio di peso la schiena al divano  distendendo le gambe, ero tutto contratto,  e formulo finalmente con calma le perplessità che mi rodono dentro.

<Oggi pomeriggio è partita per Montesano con nostro figlio.  E’ a casa di suo padre e ritorna lunedì.  Mi ha chiesto di non contattarla in nessuna maniera, neanche di cercare sue notizie tramite il mio personale addetto alla loro sicurezza.>

<Perché? Non riesco a capacitarmi.  Perché desidera stare questo tempo separati senza  relazioni?>

Flynn piega la bocca in mezzo sorriso fissandomi interdetto.

<Anche se sono considerato tra i più bravi analisti di Seattle, mi manca ancora la qualifica di indovino>   risponde  ironico, cercando  di minimizzare.

Sospiro. Mi sento impotente.

< Sono in difficoltà, vorrei  esaudire  la sua richiesta  anche se la trovo… inaudita. Ma ho una battaglia aperta  con l’ansia e l’insicurezza nel saperla lontana e fuori dal mio controllo>, riconosco con rammarico. E’ la pura verità, inutile girarci intorno.

<Dov’è il problema, Christian, cosa ti rende insicuro? Sai dov’è e che torna lunedì.  Sono tre giorni, non dirmi che soffri anche di ansia da separazione… Questa ti mancava nell’elenco. Prova a ragionarci>.

Già, facile a dirsi, ho provato a farlo, ma finisco per sragionare, altro che.

<Quali sono state le sue parole?> mi chiede con calma.

<Ha detto di non agitarmi appena apriva bocca..>, già mi ha messo fuori combattimento.

Perché fai quella  smorfia sarcastica sul tuo viso impassibile, John?”

<…che per lei  era fondamentale. “ Tre giorni di silenzio, fallo per me, non sto scappando, lunedì ritorno all’Escala” >, ripeto a memoria quelle che mi sono rimaste più impresse.

<Bene allora ti richiedo,  dov’è il problema?> mi dice ora con un sospiro.

E’… che non so cosa  diavolo sta facendo!”

<Sono io il problema vero? È solo dentro il mio cervello malato>, ammetto non molto fiero di me stesso.

Mi sento sempre più una merda. Sono fatto così, cazzo.

<Il tuo cervello non è malato, Christian, non essere sempre negativo. Autocommiserarti non ti può essere di alcun aiuto. Forse ha voluto soltanto  che entrambi  aveste  lo spazio e il tempo per riflettere .>

Vorrei che fosse così semplice.

<Riflettere troppo e  lontano da me  può essere dannoso>, gli faccio notare sbuffando.

<Sei proprio senza speranze>, sorride discretamente,  scuotendo la testa.

<Christian>, mi richiama in tono professionale,   < dovresti evitare di roderti e  fare congetture astruse,  concentrati invece su qualcosa di positivo, sul vostro prossimo futuro, qualche progetto, un viaggio…>.

Lo guardo rassegnato, mi aspettavo questa conclusione, è il suo suggerimento finale per eccellenza. Guarda avanti.  Ok, posso provarci.

Abbiamo oltrepassato da un po’  il tempo a mia disposizione. Ci alziamo insieme.

<Sono contento che ci sia di nuovo Anastasia nella tua vita, Christian. Dalle un’opportunità>.

Un’opportunità? Ma io gliene do cento, mille,   purché che mi resti vicina.

<Le ho già chiesto di restare a vivere a Seattle, all’Escala con me. Insieme con  Max naturalmente>.

<Christian, Anastasia non sta cercando una casa dove abitare>, mi dice stringendomi la mano.

Lo guardo perplesso. Non afferro.

<Non posso suggerirtelo io. Devi arrivarci da solo>. Fa il suo sorrisetto   ambiguo,   accompagnandomi  alla porta, <questo fine settimana sono a casa, se hai bisogno chiamami>,  aggiunge  per congedarmi.

<Ci sono aggiornamenti?>, interrogo   Taylor che guida  verso l’Escala.

Sono seduto davanti con lui, e  mi riferisco soprattutto alla questione del Sudan, Welch ha ordine di informarlo se io non sono rintracciabile.

<No, signore. Nessuna nuova dal Sudan. Ho il rapporto di Steve da Montesano>, risponde efficiente.

<Ci sono problemi con la sicurezza?> chiedo allarmato.

<No, tutto regolare>.

Li penso,   in casa con Ray,  Steve è con loro,  ceneranno insieme. Va tutto bene.

<Allora non  dirmi niente>. 

Distoglie per  un attimo l’attenzione alla strada, confuso.

Dev’essere la prima volta che non ascolto un rapporto.  Sorpresa maggiore per questo che riguarda la mia  donna e mio figlio, e lui sa bene quanto ci tengo.

<Jason, mi ha chiesto di provarci…>, mi giustifico, non so perché  ma sento  che è giusto, <… e di non barare. Non sono sicuro di riuscirci, intanto filtra tu le informazioni e avvisami se corrono dei pericoli>.

Annuisce senza contraddirmi anche se una leggera smorfia di disappunto mi fa capire  che non è d’accordo.

Entrando in  casa trovo Gail in cucina,  è pronta  per preparare la cena.

<E’ stata una buona giornata Mr. Grey?> mi chiede accogliendomi.

La fisso, che abbia un secondo fine la sua domanda, che si riferisca alle ore che ho passato di sopra con Anastasia.

Non leggo sarcasmo nei suoi occhi, è sempre l’efficiente  e premurosa Gail di tutti i giorni, non vede, non sente e soprattutto non giudica.

Mmm… ora che ci penso, però, mi ero ripromesso di riprenderla,   si è concessa troppa libertà con Anastasia, sono un’accoppiata pericolosa, da tenere sotto controllo.

ok, ma puoi farlo anche domani Grey,  non ne hai abbastanza per oggi?”

<Lunga, una giornata infinita Gail, se  la cena è pronta mi fermo a mangiare adesso. Ho fame>, le rispondo  dando ascolto ai miei pensieri. 

Apparecchia con prontezza,  mentre prendo dal frigo la bottiglia di vino e

mi siedo al bancone.

Invio un messaggio  a Bastille, lo voglio pronto in palestra  domattina alle 6,30 per l’allenamento. Doppio allenamento, anche quello che ho saltato oggi.

Gail mi avvicina l’insalata e ritorna ai fornelli.

Mi guardo intorno, cosa c’è che non va?

C’è troppo silenzio.

Osservo i due sgabelli  vuoti a fianco al mio.  Mi mancano.

Sono pochi giorni che li ospito, ma hanno già dato un senso di vita diverso a questa casa, l’hanno riempita con la loro presenza discreta e preziosa.

Scaccio via  l’incubo dell’abbandono.

<Lunedì   saranno di ritorno> dico sorridendo a Gail, che mi ricambia con uno sguardo comprensivo.

E’ quello che desidero di più.

Anche dopo cena mi ritrovo a dover organizzare il mio tempo  che, senza di loro,  mi sembra raddoppiato, enorme, una distesa  infinita  da riempire.

Dopo una doccia rinfrancante,  m’infilo i pantaloni della tuta e una t-shirt, ed entro nella cameretta di Max.

Mi sembra di essere un pellegrino  in  visita ai luoghi di adorazione, ma girare in mezzo ai suoi giochi sparsi a terra, osservare la fila ordinata dei suoi disegni appesi davanti alle mensole, sfiorare quegli oggetti che fanno parte del suo piccolo mondo mi fa sentire bene.

C’è la  cornice digitale con le sue fotografie  sopra la scrivania.

Mi fermo a guardarle ancora,  più volte.  Numerose sono  quelle di quand’era  appena nato, senza capelli,  il visetto magro  e arrossato,   ma mi assomigliava già tanto. Ora che è più grande  è identico a me ed io ne vado fiero.

Cerco di trovarne qualcuna con Ana, ma non appare mai. Le ha scattate sicuramente tutte lei, quindi era dietro l’obiettivo.

E’ una brava mamma, gliel’ho anche detto. Ha cresciuto il nostro piccolo con tanto affetto e pazienza senza fargli mancare niente. E’ anche molto educato e rispettoso. Su questo le assomiglia molto.

Spengo la luce e chiudo la porta assaporando il profumo di pulito  del mio bambino.

Mio padre mi ha assicurato  che a giorni saranno pronti i documenti per il riconoscimento e dopo porterà anche il mio nome e sarà a tutti gli effetti un Grey.

Perché lui è senza alcun dubbio mio figlio e mi prenderò cura di lui.

Passo in ufficio a prendere la chiave e salgo nella stanza dei giochi. Stamattina abbiamo lasciato qualche souvenir compromettente in giro. Meglio farli sparire.

Entro, accendo le luci che diffondono subito un caldo bagliore.

L’aroma deciso  di cuoio mi riempie le narici.

Inspiro profondamente per riempirmi di   quest’ odore voluttuoso che mi riconduce  al senso di protezione,  emanato anche dalle pareti porpora;

un colore sanguigno  che simbolizza la mia necessità materiale del possesso, ma anche spirituale,  dove odio e amore s’incontrano, e un potere forte mi difende dai miei demoni dandomi il coraggio di rapportarmi con il mio lato oscuro.

Un’energia magica” l’ha chiamata Anastasia.

Anche lei è attratta da quest’atmosfera  intima  e trasgressiva, e si è rifugiata qui dentro.

Cosa vuoi dirmi Anastasia, qual è il tuo messaggio.”

Raccolgo la cintura appoggiata alla panca e la rimetto in ordine nella rastrelliera.

La cintura…  volevi ammonirmi, l’hai scelta apposta perché  l’avevo usata su di te”.

Forse qualcosa si è inceppato  proprio quella sera, sapevo che non voleva essere percossa,  ed io ero perso nei miei tormenti, non mi sono fermato, non ho capito  che la stavo spezzando, che  non dovevo accettare, non me lo sono mai perdonato.

Ti ho fatto male? mi hai chiesto preoccupata stamattina”.

Sorrido con amarezza.   Non è con la cintura che mi hai ferito, Ana.

Ma non voglio rimuginare su questo.

L’ho ritrovata e la rivoglio accanto a me. Il passato non conta.

Certo che  le ho sentite le cinghiate, soprattutto le ultime dove cominciava a mettere più forza,  ma quello è un dolore che ho imparato a sopportare ed era niente in confronto a quelle che provavo da ragazzo.

Le sevizie  di Elena non avevano pietà, lei sì che mi torturava a sangue.  E riusciva a fermarsi in tempo prima che usassi la safeword, perché non ci fossero scusanti. Non potevo esimermi di scoparla anche se ero sfinito.

Anche da solo sono riuscito a  infliggermi un dolore maggiore.

Dopo la sua fuga,  per dare sollievo alla mia disperazione e trovare consolazione  ai miei tormenti, venivo ogni notte in questa stanza. Mi castigavo per essere il nulla, un figlio di puttana incapace di contenere i suoi demoni.

Fino la notte che Jason,  non vedendomi scendere,  si è allarmato e mi ha trovato svenuto qui a terra.

Jason è stato il mio angelo custode in questi anni, senza di lui mi sarei trovato sicuramente in qualche grosso guaio.

Mi ha costretto a chiudere questa stanza  avvertendomi che l’avrebbe smantellata all’istante,  se mi avesse ritrovato  qui dentro.

Chissà se la minaccia è ancora valida. Devo ricordarmi di chiederglielo.

Ripongo la mascherina e il collare con il guinzaglio  nel cassetto e  nel baule i  sandali  rossi.

I sandali  rossi. “Cazzo Ana,  sei uno schianto sopra quei trampoli”.

E’ incredibile quello che ha fatto.

Ricordo la sua inquietudine l’altra volta che mi ero sottomesso. Si era inginocchiata davanti a me piangendo e supplicandomi di alzarmi, e poi le sue mani incerte che si posavano dove nessuno si era mai avvicinato.

Chiudo gli occhi e mi  massaggio il petto  sentendo  il suo tocco caldo ed emozionato sul mio cuore. L’ho ricordato mille volte in questi anni.

La sua innocenza, la sua timidezza, il rispetto che aveva dei miei timori e nello stesso tempo la sua esigenza  carnale di toccarmi.

Ana, parlami, cosa desideri. Tu sei tutto per me”.

I preservativi sono   per terra a fianco al letto. Li  infilo nel sacchetto insieme alla loro scatola, al  flacone con la crema, alla bottiglietta dell’olio.

Dio che pazza.

E’ stata lei a tirar fuori la grinta per spingermi ad affrontare quella parte di me che rinnegavo per non guardare in faccia le mie pene.

Ce l’hai fatta Anastasia, sei riuscita nuovamente a farmi uscire dalla mia corazza. Ora però  mi sento indifeso e vulnerabile, ho bisogno della tua guida.

Sono malato di te ,  una malattia cronica che ha  invaso ogni mia fibra e l’unica medicina che mi può tenere invita sei tu.  Non abbandonarmi.”

Riordino i cuscini sul letto,  raccolgo  i jeans e le scarpe che indossavo ieri sera, e richiudo  la porta a chiave.

Scendo la rampa di scale ed entro nel salone.

E’ illuminato a giorno, e per un istante i miei occhi vagano in cerca di una presenza che mi conforti, invece trovo solo la mia solitudine.

E’ troppo grande e vuota, spengo le luci  e lascio acceso solo un faretto rivolto al pianoforte.

Si anima il brillio  notturno della città, i bagliori colorati si riflettono sulla vetrata, la platea è pronta ad accompagnarmi silenziosa fino al crepuscolo.

Mi accomodo allo sgabello e  le mie dita sentono il richiamo dei tasti, muovendosi in scioltezza libere di accarezzarli.

Lunedi  arriverà presto.

 

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28 commenti

  1. Paola

    Commovente …brava come sempre e da stanotte che aspetto il capitolo ormai lo davo per perso attendo il prossimo baci

  2. benedetta

    WOW WOW WOW sono senza parole sempre più bello ed emozionante sei sempre più BRAVA continua cosi e non vedo l ora che sia sabato prossimo… 🙂

  3. Irma

    Anch’io sono rimasta al computer fino alle 2 per aspettare il capitolo! anche questo non sbaglia, bello ed anche ironico per le insicurezze di C. Sei molto brava a descrivere le emozioni che poi trasmetti a noi. ancora una settimana per sapere cosa succederà ad Ana e Max!!!!!!!!!!!! Baci……….

  4. Anna

    È la volta di Mr Grey, che splendida sorpresa! Davvero appassionante e commovente, intrigante.
    Bravissima Anthea. Un’altra lunga settimana in attesa della tua bellissima storia. Complimenti.

  5. monica

    meraviglioso.. sei stata bravissima a scrivere questo capitolo ma anche un po cattivella xkè ci hai lasciate tt in sospeso con il continuo reale della storia… ora ci tocca aspettare un’altra settimana 🙁

    • Anthea

      Cattivella? noooo….. E’ per farvi riprendere fiato
      grazie.

  6. cristy70

    di solito quando un libro mi piace lo divoro leggendo abbastanza velocemente!!!!!ma questa è un altra cosaaaaaa,vado così piano per paura di finirlo troppo in fretta perchè una settimana diventa lunga per aspettare il capitolo dopo.Devo farti proprio i migliori complimenti perchè riesci a descrivere CG in maniera perfetta,sei ai livelli di L..JAMES e continua a farci sognareeeeeeee!!!!!!! buon lavorooooooooo

  7. Andromaca

    Anthea, hai una straordinaria capacità di analizzare la psicologia dei personaggi e di delinearla con un linguaggio efficace e, direi, toccante. Mi rendo conto che ogni sabato inserisco commenti sempre simili, con complimenti, ma in effetti la tua ff mi piace sempre di più e apprezzo molto la suspance con la quale ci tieni avvinte per una intera settimana. Alla prossima

    • Anthea

      Ti assicuro che li leggo senza controllare i precedenti 🙂 🙂 🙂 Grazie!!!

  8. Barby

    Anthea sei sempre + meravigliosa …… adoro questa ff ogni settimana di + e attendere 7 gg è sempre una tortura incredibile.
    Bravissima, continua così e c rileggiamo sabato prossimo ……………..

  9. Barby

    Fammi indovinare, la prossima settimana è il turno di Ana, vero?

  10. Anthea

    Anch’io mi ripeto… un grazie complessivo (sopra e sotto) per il tempo che dedicate a questa lettura e per i commenti che ho sempre il piacere di leggere. 🙂 🙂 🙂

    Mi dispiace che qualcuna non scrive più, spero che non sia perchè l’ho delusa.:(

    • Anita

      Non è per quello Anthea, te lo assicuro! Comunque complimenti 😀 !

  11. Danielle

    Qualcuno ha scritto che sei ai livelli della James, per me la superi.
    Nei suoi libri non sopportavo più le sue continue ripetizioni.
    Un’altra settimana di patimento, che dire che tutte non abbiamo già detto e ripetuto SEI FANTASTICA.

  12. magala

    bellissimooooo
    ma ke tortura 7 giorni x conoscere il seguito….

  13. enza59

    complimenti, è molto bello… mi piace il percorso introspettivo che hai fatto fare a Mr. Grey, anche per me
    sei superiore alla James, nel libro originale non è mai andata in profondità sulle paure ed insicurezze dei
    personaggi. Però………..aspettare una settimana è una tortura!……..grazie 🙂 🙂

  14. lolly74

    Fantastica ,Strepitosaaaaaaaa ci hai fatto sognare nuovamente nn vewdo l’ora ke arrivi sabato ciaooo a presto… <3 😉

  15. ecli

    É un INCUBOOOOOOO!!!!!! É finito di nuovo e siamo “ancora” a sabato ufffff…..STRAORDINARIO mi piace C.G

  16. cris

    BRAVISSIMA. Anche io mi ripeto nei commenti. Sei una garanzia. La tua storia è bellissima e ogni volta crei l’atmosfera che mi lega a doppio nodo al capitolo successivo. Non so cosa ci racconterai la prossima volta di sicuro mi piacerebbe che C. riuscisse a vincere le sue battaglie interiori. Grazie, grazie, grazie.

  17. ROSANERA

    O SANTO CIELO, CHE EMOZIONE!!!! Bellissimo e lunghissimo!!!

    Altra settimana interminabile nell’attesa del ventunesimo capitolo…….

  18. tere

    Bravissima una storia molto appassionante! !! Ma il nuovo capitolo? Che sono curiosa:-)

  19. CHIARA

    strepitoso, magnifico, non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo. quando lo metterai ? besos 🙂