Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

CAPITOLO 18

 

GIOVEDI

 

<C’è qualcosa che voglio farti vedere>,  dice rivolgendomi  un sorriso puerile che gli illumina il volto, quell’espressione da bambino spensierato  che mi procura sempre una grande gioia.

 

Tenendomi per mano,   ripercorriamo a ritroso il corridoio che ieri sera abbiamo attraversato furtivi  ed entriamo nella camera delle “Sottomesse”,  rischiarata dalla luce bianca del mattino. Non so se è perché, in questo momento, sono felicemente mano nella mano con lui, ma mi appare più accogliente, in effetti è solo un po’ spoglia, basterebbe aggiungere solo qualche accessorio colorato.

 

Christian cerca di fare l’indifferente, ma non riesce a camuffare l’impazienza che brilla nei suoi occhi grigi.

Porca miseria”.

Io lo guardo un po’ meravigliata, ma credo di sapere dove vuole portarmi. Ieri, con un breve raid,  ho sbirciato tutte le stanze aperte che ci sono in questa zona della casa,  anche se per il mio solito zelo non sono entrata .

<Aspettami qui!>, mi intima  lasciandomi in piedi vicino al letto.

Mi vuole stupire come la sera che mi ha portata nella palestra.

Accidenti, un po’ mi dispiace aver curiosato, gli rovino la sorpresa.

Scompare dietro la porta del  bagno e  sento il rumore dell’acqua che scorre.

Io approfitto per lasciare la biancheria sul letto e quando alzo gli occhi  allo specchio mi spavento da sola.

Mio Dio, sembro uscita da un film dell’orrore.

Il ricordo di quella che era la mia bella treccia, sigh! Le guance che insieme alle occhiaie sembrano la bozza di un quadro naif,   la bocca gonfia stile canotto. Un  disastro.  Meno male che non ho messo  il mascara.

Cerco di distendere  un po’ la pelle del viso, ma ho l’impressione di peggiorare la situazione.

Sfioro le labbra con un dito. Mmm… Le stringo ricordando i suoi baci ingordi  e selvaggi. Ahia… fanno male!  Sono così… piacevolmente  doloranti.

Oddio”. Ne voglio ancora.

Non mi resta che  invocare gli effetti della mancanza di sonno che gli annebbino la vista.

Quando ritorna  è  silenzioso e mi fissa insistente con il suo  cipiglio enigmatico.

Mmm.. mi sa che ci vede bene”.

Cerco di rivolgermi a lui con stupore, ben conoscendo i limiti delle mie proprietà di attrice.

<Sai già cosa c’è  lì dentro?>, mi chiede con uno sguardo inquisitore e un leggero sorriso, vanificando tutti i miei sforzi.

Vabbè, cerchiamo di non deluderlo completamente.

<Solo una rapida occhiata  dall’uscio> lo rassicuro sorridendo <puoi ancora sorprendermi>.

Alza le spalle e ricambia il sorriso strizzandomi l’occhio soddisfatto.

Ah… i ragazzi e i loro giocattoli.

Si appoggia alla parete vicino alla porta  armeggiando con un telecomando, poi il suo sguardo si sposta sul letto e raggiunge  il posto dov’ero seduta  ieri sera, fissandolo  e il suo viso si adombra, sofferente.

Mi mette a disagio, le  budella si attorcigliano nella  mia pancia, è come se fosse rimasto qualcosa di sospeso, si percepisce il segno della sua paura. Una paura che soffoca.

<Cosa c’è Christian, vuoi che ne parliamo?> gli chiedo con rammarico. Forse un confronto può aiutarlo a liberarsi da questa angoscia.

Vorrei sapere che cosa lo spaventa veramente”.

Si prende il mento tra le mani pensieroso e lo strofina inquieto continuando a fissare  quel punto, come se stesse rivivendo la scena.

<Eri lì seduta,  ferma, non riuscivo a vedere il tuo volto,  non mi rispondevi. C’è stato un solo terribile pensiero nella mia testa. “Ha deciso di andarsene”>, stringe le palpebre, poi mi guarda rabbrividendo.  Mi raggiunge il flusso del suo dolore.

Sto male a sentirlo parlare così, vorrei incalzarlo subito confortandolo, invece resto impassibile e lascio che si sfoghi.

<In ufficio non riuscivo a concentrami,  mi avevi ignorato tenendomi a distanza per tutta la cena ed io non ero riuscito a capire cosa ti passava in testa. A un certo punto ho lasciato tutto per venirti a cercare, volevo ritornare  sull’argomento, quell’attesa mi stava esasperando.  In cucina non c’eri e nemmeno  in camera tua. Poi ho trovato Gail nella  camera di Max e mi sono sentito morire. Perché c’era Gail con Max. Cosa stava succedendo?>, m’interroga con gli occhi, fissandomi affranto.

< Sono salito a razzo con  un’unica ossessione. Che mi avresti detto che avevi deciso di non stare più con me. La mia  paura più grande stava prendendo corpo. Non ti muovevi, non parlavi. Ero  disperato e pronto ad accettare qualsiasi cosa>.

Si passa nervoso le mani tra i capelli e mi guarda.

Mi fissa con gli occhi sbarrati <Non vuoi andartene, vero?>  mi chiede con un sibilo.

Scuoto piano la testa <No>.

Chiude gli occhi  stringendo forte  i pugni.

<Mi dispiace>,  dico desolata con un filo di voce.

Non va bene che sprofondi in questo stato di insicurezza e paura.

<Ti ho fatto tanto male con la cintura?>, gli  chiedo nervosa.

Rivolge un tenero sorriso al soffitto,  tiene strette le palpebre per qualche istante,  poi mi guarda di nuovo con gli occhi luminosi.

<Insomma… potevi darci dentro anche di più. Le prime cinghiate sembravano carezze…>.   Piega le labbra in un sorriso  malizioso e …. compiaciuto, la malinconia sembra dimenticata.

Coosa…? Bastardo”, se mi capiterà un’altra volta, dovrai chiedere pietà. Ma non succederà perché non lo farò più.

<Per tua informazione non vado fiera di quello che è successo>, gli rispondo sostenuta.

< Però,  se è servito a farti  superare il blocco….. dei tuoi sentimenti, sono felice di averlo fatto>, metto subito in chiaro.

<Perché continui a giustificarti, Anastasia, è un gioco di ruolo tra persone adulte…> si ferma aspettando la mia conclusione.

<… e consenzienti>, mormoro completando la frase.

Lui mi guarda  comprensivo piegando di lato la testa.

<Vedi, sappiamo entrambi di cosa parliamo, non dobbiamo nasconderci dietro falsi perbenismi, niente tabù tra noi>. Stringe le spalle con un sospiro.

<Non mi sono tirato indietro perché forse cercavo proprio una punizione. Avevo bisogno di qualcosa di forte e deciso>.

Accidenti! ”

Ascolto incredula le sue conclusioni.

<La relazione  tra DOM  e  SUB crea complicità e dipendenza>, continua sostenendo la sua teoria e osservandomi  impassibile.

Sono a dir poco sconvolta, più di quando l’ho fatto sdraiare sulla panca rossa.

Per la miseria, vuole tirarmi dentro in quel mondo. Non se ne parla proprio”.

Resto spiazzata,   aiuto,  che cosa ho rimesso in moto?

Non sta parlando sul serio, vero?”

<Non credo di voler approfondire … mi stai spaventando….>, mormoro inghiottendo un grumo di saliva.

Avanza insidioso di pochi passi  con un sorriso perfido ed io resto ferma attratta dalla magia del suo sguardo diabolico.

Mi prende il mento con due dita e lo alza fulminandomi con gli occhi, mentre mi attira sempre più vicino a se.

Le sue labbra sfiorano la mia guancia.

<Lo so, lo faccio apposta,  sei  imprevedibile devo fermarti  in qualche modo. E’ impensabile lasciarti troppa libertà. Riprendo io il comando>, sibila come un diavolo tentatore.

Il mio corpo succube  è attirato dalla sua energia e si   appoggia lasciandomi senza  fiato.

Mio Dio!

Sono confusa dalle sue parole e dalla mia reazione  e d’istinto appoggio le mani sulle sue braccia per spostarlo e prendere le distanze guardandolo intimorita e trovo il suo sorriso beffardo che si prende gioco di me.

<Oh… Ana sei impossibile! Sto scherzando>, ridacchia tentennando la testa <davvero cosa devo fare con te?>.

Uff… bastardo ancora, sta ridendo di me. 

Ha un’abilità tremenda nell’ essere ambiguo quando fa lo spiritoso, non capisco mai quando scherza.

<Perché allora a me suona come un avvertimento?> dico lasciando andare l’aria che trattenevo.

<Mmmm… a  me suona qualcos’altro>, risponde elusivo, prendendomi le mani, <vieni qui>.

Mi guarda, i suoi occhi sono trasparenti e sinceri.

<Stavi scherzando ma…. ti manca, quello stile di vita intendo?>, non mi basta la sua spiegazione.

<Non lo so,  e non voglio certo pensarci ora>, risponde con un eloquente invito a sorvolare. Basta lo scherzo è finito. 

Mi rimane comunque un’inquietudine.

Il mio cuore batte ancora forte, mi attira di nuovo a se e  il  suo naso mi sfiora l’incavo del collo.

<Hai un profumo così buono, così dolce>, mi dice facendomi partire un’ondata di brividi in tutte le fibre del corpo.

Poi mi mette le mani tra i capelli e tenendomi la testa,  appoggia la sua fronte alla mia. Sento il tepore del suo respiro sul mio viso <Tu mi sei mancata..  così tanto, Ana>, mi sussurra piano.

Resisto al richiamo della sua bocca e resisto anche di dirgli che anche lui mi è mancato, se  lo facessi mi verrebbe da piangere e non voglio piangere.

Il suono di un doppio  “bip” richiama la sua attenzione, e lui cerca i miei occhi, respira a fondo  e mi posa un bacio in fronte.

<Sei una tentazione…. Ho voglia di baciarti>, dice appoggiandomi la punta delle dita sulla bocca < e ci sono quei nastri di raso da sciogliere>, mi sussurra poi sensuale,

accarezzandomi lascivo il fianco  <ma, se non ci spostiamo subito da qui dubito che riuscirò a farti vedere cosa c’è dietro quella porta>.

Che stronzo….., gli piace stuzzicarmi e gioca sporco con la mia libido. E’ infido, mi provoca ed io sono prigioniera sua,   e della sua magica arte di seduzione.

Prende la mia mano, mi guida alla porta e la apre.

< Anastasia… prego> m’invita irriverente ad entrare, con un mezzo inchino servile,   e quello  sguardo  ammaliatore da cacciatore  che pregusta la  sua preda.

Benzina sul fuoco del mio desiderio.

Mi fa passare  all’interno mentre preme dei tasti del  telecomando. 

Una rilassante melodia Zen si diffonde nell’aria umida  e si accendono delle luci soffuse che creano uno stato di benessere immediato. Le vetrate sono in parte oscurate da un filtro.

Woww!!!!

Resto a bocca aperta. Non mi ero accorta che fosse così grande.

Al centro troneggia  una lussuosa  vasca idromassaggio  rettangolare appoggiata su un piano  rialzato di pietra color antracite.

Un lato  è corredato da un lungo cuscino nero in pelle e finiture di acciaio. Decisamente un design in stile Mr. Grey.

E’ … ampia, potrà ospitare anche dieci persone,  e in  questo momento ribolle di acqua  verde smeraldo. Un gradevole effluvio di aroma dalla nota orientale si espande nell’aria. E’ rilassante.

La sala  è molto spaziosa , il pavimento è chiaro e  fa risaltare  gli arredi rifiniti in mosaici di tutte le tonalità del blu e contornati da linee dorate.

Christian resta dietro di me, con un braccio mi avvolge tenendomi stretta a lui e con l’altro segue i contorni della stanza.

<Qui ci sono i servizi> mi dice indicandomi una porta sul lato destro, vicino a noi.

Nella parete esterna noto  che ci sono  attaccapanni e docce.

<Laggiù c’è una  sauna finlandese e una a infrarossi,  e il bagno turco>, mi  segna  due porte di vetro  che lasciano intravedere le panche in listelli di legno caratteristiche  della sauna e una panca rotonda piastrellata del bagno turco.

Nell’angolo in fondo a sinistra è arredata  una zona relax con  degli sdrai e piccoli tavoli quadrati. Non so se è un effetto ottico, ma il soffitto sembra più alto del solito ed è costellato da piccole lucine.

<Da quella parte c’è  la sala massaggi>, mi dice stringendomi un poco più forte e segnando una porta a vetri colorati sulla sinistra. Si struscia con il corpo sul mio.

<Massaggi? Dove?> chiedo  con voce melliflua, assecondando la sua lusinga.

<Dietro quella porta scorrevole. Vuoi vederla?> risponde  lambendo il mio orecchio.

Un brivido di piacere scende lungo la mia schiena.

Troppo rischioso. Se entriamo lì,  so già come va a finire”

<Non distrarti Christian, mancano ancora due porte>, borbotto un finto rimprovero.

Stringe le spalle con un sorrisetto sardonico <Non sai cosa ti perdi…… >, continua a mordicchiarmi l’orecchio e  scende con la lingua sul collo, facendomi mancare il fiato.

Alzo il  braccio libero  e  intrufolo le mie dita tra i suoi capelli accarezzandolo con passione, con un movimento  sensuale.

Si stacca all’improvviso.

<Quelle porte?>, mi dice sorridendo compiaciuto, la sua strategia di seduzione lo esalta ed io sto letteralmente sbavando,  < una è chiusa senza sbocco fino a quando non finiremo i lavori e l’altra da accesso direttamente al corridoio, senza passare per la camera>.

Caspita! , un thermarium completo,  può fare concorrenza alla migliore beauty farm di Seattle.

<Scegli sempre il meglio. E’ fantastica>,  gli dico cercando di recuperare un po’ di compostezza, <anche questa parte è nuova> chiedo curiosa e convinta che sia un giocattolo recente.

<L’abbiamo progettata  con l’ampliamento dell’appartamento di Jason, ed è stata terminata all’incirca un   anno fa. Manca  solo da allestire lo spogliatoio, nella camera  dove eravamo prima. Bella vero?

E’ completamente autonoma e servita da  energia rinnovabile. Recupero dell’acqua con l’utilizzo di quella piovana, pannelli solari per l’acqua calda, pannelli  fotovoltaici. Sono nuovi prototipi messi a punto con tecnologie di ultima generazione,  da  grandi ingegneri. Guarda.>

Ora entra in modalità A.D. e niente lo distrae, è così affascinante ascoltarlo. Bello, sicuro, quando parla delle sue passioni sprigiona energia. Dovrei entrare più spesso in questi argomenti  con lui, esprime potenza come avesse in mano il mondo.

Mi mostra un telecomando con un display. Ci sono dei numeri che continuano a rincorrersi e delle lucine di vari colori che lampeggiano.

<Da questo si possono rilevare la produzione e i consumi reali dell’energia, la disponibilità accantonata,  la temperatura dell’ambiente interno ed esterno e dell’acqua> è raggiante e orgoglioso di mostrarmi i suoi progetti, ma non riesco a seguire completamente le sue spiegazioni. Non m’intendo molto delle nuove scienze tecnologiche .

<Si possono fare molte altre cose con questo, ma credo che tu ti stia annoiando, non dovevi andare in bagno?>, mi chiede spingendomi verso la porta.

Mi sfiora  la treccia, poi la tira leggermente costringendomi a guardarlo.

<Non disfarla> , soffia provocante al mio orecchio, <non spogliarti, voglio farlo io>.

La sua voce  è calda e roca, piena di mille promesse.

La mia incursione in bagno dura esattamente il tempo di fare pipì e di darmi una risciacquata al viso con l’acqua fresca. Ho le guance in fiamme. Vedo distrattamente l’arredo del bagno, anche qui ci sono due  strane cabine  doccia  come quella in camera mia. Torno subito fuori con una frenesia adolescenziale, non vedo l’ora di stare di nuovo tra le sue braccia.

Mi aspetta adorabile, appoggiato di fianco alla parete,  con il suo sorrisetto compiaciuto.

Cos’è ha cronometrato il tempo? La mia impazienza lo diverte? Sta aspettando la sua preda?>”

Mi guida vicino alle docce,  mi  toglie con cura l’accappatoio e lo appende.

Ecco a cosa servono gli attaccapanni”.

Si sofferma a guardarmi da testa a piedi con gli occhi a fessura.

Annuendo avvicina le mani si affaccenda  intorno al corpetto, suppongo per trovare il modo di sganciarlo, ma ho l’impressione che ci trovi gusto a palparmi.

<Ce la fai?> gli chiedo ironica

<Sei sempre impaziente> mi bacia sul collo.

<Già! Vorrei entrare in quella meravigliosa vasca prima che ti vengano strane idee>, lo rimprovero  un po’ polemica.

Prosegue imperterrito il suo lavoro senza dar seguito alle mie parole.

Sfila piano il nastro di raso, un intreccio alla volta, trattenendo il labbro inferiore tra i denti. E’ sexy da morire.

Slaccia finalmente la chiusura e me lo toglie con calma gustandosi ogni centimetro del mio corpo che si spoglia.

Con un sospiro piega la testa di lato, i nostri sguardi  smaniosi s’incrociano.

Toglie l’elastico e disfa piano la treccia, pettinando i  capelli con le dita, poi con un gesto abile li attorciglia e con l’elastico li ferma in una crocchia sopra la testa.

Mi sono sempre chiesta  con chi abbia imparato questa tecnica, ma è meglio non pensarci ora.

Apre l’acqua della doccia e mi  accosta  sotto il getto caldo  mentre si toglie il suo accappatoio.

Gli faccio spazio e lo aspetto. 

Posso guardarlo nudo, interamente nudo, la pelle liscia resa lucida dall’acqua, il corpo armonico, si muove con eleganza.

Qualsiasi mia volontà evapora, non riuscirei mai a resistere all’attrazione che provo per lui.  Trattengo a stento le mie mani che desiderano  accarezzarlo.

<Ti piace il panorama?> scherza schizzandomi  con l’acqua.

<Anche tu hai sbirciato…. Anzi  tu hai fatto un’ispezione  completa di inventario>, replico con finto sconcerto.

Sorride malizioso, gli occhi ardenti.  Le mie cosce si stringono e il ventre si contrae, assecondando il suo richiamo.

Bene, ho deciso,  escogiterò un modo per vendicarmi Mr. Grey preparati”.

Saliamo i tre scalini di pietra nera. Cerco di appoggiare bene i piedi per non cadere, ma mi accorgo subito che  è ruvida, fatta apposta penso per  non scivolare. Al tatto non è neanche fredda quanto mi aspettavo.

Scendiamo i due gradini interni alla vasca e ci sediamo  sul primo. Mi sistemo distante da lui, ho voglia di farmi massaggiare da queste bolle profumate.

<Dove vai?> mi dice subito.

Lo saluto con una mano. Poi chiudo gli occhi  deliziandomi dell’energico idromassaggio.

Mi accorgo che si sposta verso il bordo con il cuscino nero. Ne alza una parte  e appare un pannello di comando touch  screen.  Digita su alcuni tasti  e cambia subito il rumore dell’acqua e i colori riflessi all’interno della vasca.

<Ho messo la modalità Hydrosilence –  più silenziosa- combinata alla Hydrosonic che aggiunge gli ultrasuoni. Massaggio ideale per stress e… fatica muscolare> sorride divertito nel vedermi strabuzzare gli occhi estasiata.

Abile, Mr. Grey, fai quello che vuoi,  è tutto  una delizia”.

Si sistema di fronte a me,  appoggia la testa sul bordo e si rilassa socchiudendo  le palpebre.

Lascio libero il mio corpo di galleggiare sostenuto dal flusso continuo di bollicine, sbirciandolo di sottecchi.

I capelli bagnati e spettinati  sono appiccicati sul viso, i suoi delicati  lineamenti distesi, l’ombra di un sorriso sulla bocca adorabile. La sua bellezza  mi impressiona sempre, è unica e illegale. Chiudo le palpebre con la sua immagine ben impressa e mi godo il vigoroso massaggio.

<Ana, chi ti ha aiutata per organizzare…..  tutto?>   sento che mi chiede  a tratti tra il rumore dell’acqua che mi entra nelle orecchie  e le bollicine che scoppiano.

Apro gli occhi di colpo convinta di trovare il suo sguardo fisso e accusatorio.

Invece è ancora disteso rilassato con gli occhi socchiusi.

Okay, vuole solo chiarire”.

<Ho chiesto a Gail. Non prendertela con lei, l’ho praticamente obbligata>.

Ora alza la testa e mi guarda severo.

<Perché dovrei prendermela con lei?  Cosa avete combinato esattamente?>, mi interroga  sospettoso.

<Siamo dovute ricorrere a dei sotterfugi. Da sola non sarei mai riuscita a preparare in così poco tempo tutto il necessario. Quindi mi sono appoggiata a lei. Oltre ad essere una persona fidata conosce tutti i meandri di questa casa>, gli spiego.

Vedo che annuisce rassicurato.

<Le ho chiesto di prendere dal tuo studio le chiavi della stanza dei giochi per pulirla e rimetterla in funzione>, continuo il mio resoconto, <di riordinare la camera qui a fianco, di preparare la biancheria pulita e di acquistarmi le cose di cui avevo bisogno>. Alzo  la testa per farmi sentire meglio.

<E’ stata comunque fondamentale per sorvegliare Max. Sì è resa disponibile a prendersi cura di lui fino a quando non ritorniamo. Inoltre aveva il compito di dirti dove ti stavo aspettando>.

<E se non ti avessi cercata?> rincalza curioso.

Mmm.. meglio non dirgli che spesso le sue mosse sono scontate.

<C’era un piano di emergenza che coinvolgeva Jason, ma non è servito>.

<Anche Jason? > è stupito. Scuote la testa e mi lancia un’occhiataccia.

<Per forza qualcosa dovevamo dirgli. Sarebbe venuto a cercarti dappertutto altrimenti. Si è occupata Gail di lui, gli ha detto che eravamo insieme  nella stanza dei giochi.>

<Spero non le avrai   spiegato  quello che intendevi fare?> mi chiede guardandomi circospetto.

<Solo lo stretto indispensabile per giustificare  l’uso della stanza dei giochi…>, sorrido divertita dalla sua espressione sbalordita < dell’acquisto dei preservativi e  della crema all’arnica…. dell’olio per i massaggi…>,  ammicco  perfida verso di lui,

<se non ha una fantasia castrata sarà arrivata da sola alle mie intenzioni….> mi mordo il labbro per non scoppiare a ridere. Mi guarda in cagnesco.

<Non intendevo quello> grugnisce.

<Non l’ho informata  delle modalità di esecuzione. Se è questo che ti preoccupa>, lo schernisco ancora. E’ buffo vederlo in difficoltà.

<Già! La modalità di esecuzione>, esclama  risentito <  Da quello che è rimasto  sparso a terra… una festa. Sandali fetisch, cintura, collare, mascherina… , cazzo Ana,  ma lei è convinta che sia sempre e solo io  a condurre il gioco. Non viceversa>.

<Sei preoccupato del suo giudizio?>, lo fisso incredula.

Mr. Grey non deve spiegazioni a nessuno”

Scuote la testa  <No. E anche se sospetta qualcosa non ne farà parola con nessuno, è fidata come hai detto anche tu>.

<Sono invece MOLTO preoccupato che tu,  pur non avendo un grande campo d’azione sia riuscita a pensare e manovrare arrivando al tuo intento senza ostacoli.

Non finisci mai di soprendermi>.

Lo prendo come un gran complimento  visto che è Mr. Grey a dirlo, il re dei  cospiratori.

Mi delizio di questo momento senza chiacchiere appoggiando  i gomiti sul bordo e lasciandomi sollevare nuovamente a pelo d’acqua dalle bollicine. Corrono sulla schiena instancabili, regalandomi  una piacevole sensazione.

<Hai un corpo  stupendo> mi guarda con gli occhi infuocati. E’ venuto vicino al bordo della vasca dalla mia parte.

Oddio! Fine della ricreazione. Conosco bene le conseguenze di quello sguardo”

Si china a baciarmi un seno che affiora tra i flutti dell’idromassaggio.

I capezzoli diventano  ancora più rigidi, mi dolgono. Prima deve averli morsi di brutto.

<Sei bellissima> prende in bocca un capezzolo lambendolo piano, mentre mi   accarezza i fianchi, il ventre.

<Il tuo fisico è più morbido, pieno…sei così….  sensuale> si avvicina alla mia bocca <come hai fatto a stare tutto questo tempo senza sesso?>,  dice lasciandomi una scia di piccoli baci.

Sbarro gli occhi .

Senza sesso?”  lo guardo interrogativa.

<Ho detto senza altri uomini, non senza sesso>,  rispondo un po’ a disagio. Non posso avergli mentito.

I suoi occhi diventano una fessura sospettosa,  forse divertita certamente il discorso attira la sua attenzione.

<Che cosa vuoi dirmi Ana? Donne…?>, mi scruta con l’aria di chi si aspetta l’indiscrezione dell’anno.

Il gioco mi si ritorce contro, divento rossa come un peperone. Però continuo, mi sto divertendo e ,  inaspettatamente  non provo nessuna vergogna. Sono con lui,il mio amante,  il mio mentore.

<Mmmmm…. Donne…. Per la verità non ho mai provato interesse per le donne. A livello sessuale naturalmente>. 

Oh, mio Dio quello sguardo licenzioso. Stringe la labbra tra i denti.

Chiedimelo, forza”.

<Credo che non resti molto su cui favoleggiare?> ridacchia  famelico.

Alzo le sopracciglia senza rispondere, godendomi ancora il massaggio delle bolle nella schiena.

<Da sola o con qualche giochino?> sussurra vicino all’orecchio.

<Sei impertinente, curioso e impertinente> lo ammonisco imbronciata.

Appoggio le gambe  sul fondo  e gli prendo le mani.

<Ho avuto un bravo insegnante>  lo faccio sedere nel gradino più alto <vuoi appurare se ho imparato bene?>

Si lascia guidare senza opporre resistenza ed io mi siedo davanti a lui,   la sua erezione  che preme sul mio fondoschiena.

Mi dimeno fino a quando non riesco a sistemarlo bene in mezzo al sedere.

Mmm.. “.

Appoggio le mie mani sopra le sue e lo conduco nel massaggio del mio corpo partendo dal collo.

Amo da morire sentire il suo tocco su di me. Potrei restare giorni interi nell’estasi delle sue carezze.

<Le mie mani erano le tue…..> gli dico mentre lo faccio accarezzare il seno, poi stringere  e spingere in su. Muovo le sue dita sui capezzoli che sono ritti e duri, il dolore è magicamente sparito.

<Solo le mie?> mi chiede con la voce spezzata dall’eccitazione.

< Mmmm….. solo con le tue mani esperte, che sanno dove andare>, mormoro con un gemito. Le mie fantasie erotiche prendono corpo, ho le sue mani dappertutto. E’….. intensamente erotico.

Lo guido sui fianchi,  sul ventre passando  sopra il pube, per poi scendere nelle cosce fino alle ginocchia. Si diffonde un’inebriante sensazione di piacere sulla mia pelle, resa sensibile dalle bollicine dell’idromassaggio.

Allarga le sue gambe e le mie di conseguenza, sono esposta, il suo sesso duro s’infila di più tra le mie natiche. Continuiamo l’esplorazione nella parte interna delle cosce fino all’inguine, lui allunga abilmente  il pollice sfiorandomi lì. Una scossa intensa si propaga dentro le viscere. 

<Dove sei ora?> mi sussurra all’orecchio riportando le mani al ventre.

Oh, sì, piace anche a lui, mi asseconda.

<Sono distesa nel letto rosso della stanza dei giochi, con le braccia e le caviglie ammanettati al letto> mormoro.

Il mio sangue comincia a bollire all’unisono con le bolle dell’idromassaggio.

<Cosa senti?>  mi chiede passando di nuovo sul mio seno.

<Sento il tocco soffice di una pelliccia mescolato alla melodia di un coro celestiale>, rispondo succube,  con un’ irriconoscibile voce incrinata  dall’eccitazione.

Geme, aumenta la pressione delle sue mani e  il suo respiro si fa  corto.

Modula con la voce di gola  il passaggio apice del coro sul mio orecchio. Mi entra nel cervello e ne prende possesso.

<Spem in alium…?> dice poi con affanno.

<Sì… Christian…  È travolgente….> guaisco in preda ad un incontrollato delirio.

Mi morde piano un orecchio mentre le sue mani ritornano giù sulle cosce, al loro interno, l’inguine.

Si ferma.

  “Oh no, non puoi fermarti adesso”

<Cosa faccio ora? > ansima <Voglio sentire la tua voce>.

Sono inebriata ed esaltata da questo gioco  <Toccami! Per favore Christian, toccami come tu sai  fare. Qui.>

Lo conduco nella parte più sensibile del mio corpo. Le nostre dita insieme strofinano la mia erezione dura ed  eccitata, pronta ad esplodere.

<Sì, così piccola, voglio sentirti>.

Fa scivolare il pollice dell’altra mano  dentro di me, lo spinge forte flettendolo intorno alle pareti della mia vagina, mandandomi completamente  fuori controllo.

Il mio corpo si tende allo spasmo, sono senza vincoli, persa in queste sensazioni. Lascio i miei gemiti liberi, senza pensare a nient’altro e grido al culmine dell’orgasmo ancora e incessantemente quel nome che per tanto tempo ho trattenuto solo nel mio cuore. “Christian!”

Quando ritorno sul pianeta terra, ho la testa reclinata sulla sua spalla, il corpo languidamente rilassato sul suo.

Lui trattiene ancora le mie mani intrecciate alle sue, abbracciandomi stretta, cullandomi,  e strofinando il naso in quella piccola porzione di collo vicino all’orecchio che riesce a raggiungere, aspettando che il mio  ansimare si attenui.

<Ana, mi hai regalato un orgasmo stupefacente, mi stai facendo impazzire>, mormora  sensuale ed eccitato.

<Tutti. Sempre e solo per te>, biascico con la bocca ancora impastata.

Mi solleva in braccio e mi appoggia sul bordo della vasca con un sorriso soddisfatto.

<Prendi un preservativo, nella tasca del mio accappatoio> mi ordina spingendomi con piccolo tocco sulle spalle.

Mi avvicino al mio accappatoio <Nell’altro, quello è il tuo> mi rimprovera.

Infilo la mano nella tasca del mio e tolgo una bustina con il preservativo.

Anch’io ci avevo pensato, cosa credi?”

Mi sorride divertito e scuotendo  la testa.

<Anche una donna può…. sognare ….> gli dico mettendogli tra le mani la bustina.

Si siede sul bordo del piano dando la schiena alla vasca e  srotola il preservativo.

Mi offre la sua mano e mi fa sedere sopra di lui. I nostri corpi si guardano, si strusciano.

Quando è tutto dentro di me,  sistema le mie gambe intorno ai suoi fianchi e mi abbraccia di nuovo forte. Io gli metto le braccia sul collo.

<Stai ferma così,  ti prego, ho bisogno di te, ho bisogno del  contatto con il tuo corpo, ho bisogno di sentirti > mi vezzeggia accarezzandomi la schiena, i capelli, mordicchiandomi  il collo. Siamo pelle contro pelle. E’ divino.

<Dimmi che non sto sognando> sussurra spostando in cerchio il mio bacino. Scorre dentro  di me  con lentezza,  facendomi assaporare ogni centimetro della sua erezione.   <Oh. Ana> supplica.

Reclina leggermente la testa indietro, la bocca socchiusa, lo guardo perdere lentamente il controllo, è inebriante.

<Sentimi, sono tutto dentro di te,  Ana> dice con un filo di voce spingendosi ancora più in fondo.

Muovo le mani tra i suoi capelli sorreggendo e tirando ancora più indietro la testa.

La gola così esposta è un potente richiamo, mi chino a baciarla poi sfioro con i denti  il suo  mento sollevato. Geme, stringendomi con possesso il sedere e  riempiendomi ancora con dolce lentezza.

<Sto per venire Christian> mormoro appena mi sento invadere da quel conosciuto tremore.

<Sì, Ana, lasciati andare>, la sua voce è spezzata dal desiderio.

Cattura la mia bocca in un bacio sensuale spingendo la sua lingua turgida con la stessa cadenza  del suo sesso dentro di me. Una danza carica di lussuria che ci porta insieme sempre più in alto, all’estremo piacere, intenso  e potente, gemendo reciprocamente l’uno nella bocca dell’altro.

Sono completamente senza fiato e senza forze.  Appoggio  la mia fronte sulla sua per prendere respiro.

<Mi sei mancata> sussurra languido <ho il cuore ricolmo che scoppia, di gioia, di amore, ma anche di tanta paura che tutto questo finisca>  i suoi occhi sono piegati in  preghiera.

Gli prendo il viso tra le mani e gli appoggio dolcemente le labbra sulle sue in un bacio casto.

<Ti amo, Christian, farò di tutto perché questo non accada> lo guardo intensamente.

Restiamo stretti, abbracciati,  è ancora dentro di me e nessuno dei due ha il coraggio di spostarsi.

<Doccia?> gli chiedo maliziosa,  alzandomi   poi con cautela.

Gli allungo una mano per invitarlo a seguirmi.

<Ana!>, mi guarda  incredulo < Sei… sei insaziabile>. I suoi bellissimi occhi  grigi sorridono  magici.

Lo guardo con sufficienza, sfregandomi le mani.

<Veramente, mi piacerebbe capire come funziona quella doccia lì dentro, è uguale a quella che ho in camera e mi incasino ogni volta che la apro> gli dico ridacchiando.

<Sicura?>, allarga gli occhi, pavido <se è solo quello penso di farcela>.

<Giuro, solo quello. Però se vuoi approfittare per lavarmi la schiena non dico di no…> lo guardo mordendomi il labbro.

<Aiuto. Sei proprio una bambina incontentabile>, strilla  fingendosi atterrito.

E’ sorridente e radioso. E in versione giocosa è tremendamente adorabile.

<Ci daranno per dispersi, non vedendoci tornare>, borbotto.

Comincio a essere irrequieta per Max.

Mi mette una mano attorno alla spalla e mi accompagna verso le docce dei servizi.

<Non ti preoccupare, Jason sa che siamo qui>.

Cosa?” mi guardo intorno sgomenta “le telecamere.. ci hanno visti”.

<Cerchi qualcosa?> mi chiede sorpreso alla mia reazione.

<Come fa a sapere che siamo qui? Ci sono le telecamere anche in questa stanza?>, chiedo imbarazzata.

Se Jason ci ha visti in piscina…    Per l’amor del cielo,  che vergogna.

Christian perlustra con lo sguardo il soffitto. <No! Che diamine,  cosa vai a pensare. Jason può vedere che le attrezzature sono in funzione da un display in ufficio,  che ne registra l’utilizzo – sempre per il consumo energetico – ma qui non ci sono telecamere. Quelle interne sono solo nei corridoi di accesso>.

Soffio fuori l’aria che stavo trattenendo tenendomi una mano sopra il petto.

Meno male, sai la figura?”

Christian mi guarda ancora intrigato  e divertito.

<Per curiosità…> gli chiedo <ci sono dei microfoni nelle stanze. In cucina ad esempio?>

Mi pento subito di averglielo chiesto, non vorrei mettere nei guai Gail.

Trattiene le labbra tra i denti assieme ad un sorriso.

Non deridermi, Grey”.

<Sto cercando di capire cosa vuoi sapere, Ana. Questa casa è molto dispersiva e non possiamo girarla tutta in continuo per controllarla. Ci sono dei dispositivi di sorveglianza interni ed esterni nei punti più sensibili  che Taylor,  o chi per lui,  controlla dal suo ufficio. C’è anche un sistema di allarme molto efficiente e all’avanguardia che possiamo controllare anche con gli Smartphone. Ma i microfoni… no. Almeno, non messi da noi. Dubito che qualche concorrente che voglia carpire qualche informazione sui miei affari li metta comunque in cucina>.  Mi spiega diligentemente.

<Okay, era solo una curiosità, come ti ho detto> sbuffo . Quindi Gail si è sbagliata.

Oh, sì.. ora mi sento meglio.

Il tonificante idromassaggio e la doccia con cromoterapia che Christian mi ha insegnato, finalmente, a usare mi hanno rinvigorito. 

Non parliamo poi, delle conseguenze di tutto il sesso che abbiamo fatto. Sono tutta indolenzita, anzi deliziosamente indolenzita.

Qualsiasi parte del mio corpo io sfiori,  duole  della piacevole sensazione lasciatami dalle sue carezze e i suoi baci.

Trovo un pettine e sistemo  i capelli raccogliendoli  con l’elastico anche se sono ancora bagnati. Li sistemerò meglio più tardi.

Christian è  già vestito e  mi aspetta guardando il panorama dalle finestre della camera delle “Sottomesse”. Il sole risplende, il cielo è terso e luminoso dopo il temporale di ieri.

Quando mi sente arrivare si gira. Ha i capelli umidi e scarmigliati, gli occhi profondi, uff.. mi stancherò  mai di guardarlo.

Tolgo l’accappatoio e infilo i pantaloni della tuta e una t-shirt.

Mi osserva  vestirmi, sfregando il mento tra le dita, poi si guarda intorno nella stanza pensieroso. Fa un lungo sospiro e mi raggiunge.

<Sei pronta?>  mi sorride  prendendomi per mano.

<Sì> ricambio il  sorriso scrutando i suoi occhi. Sono segnati dalla stanchezza,   ma brillano vividi.

<Andiamo allora>.

Rafforziamo entrambi la stretta confortante delle nostre mani e  usciamo nel corridoio per poi  scendere le scale.

Siamo riusciti a riunire i nostri corpi che si sono riconosciuti e rinfrancati reciprocamente.

Amo quest’uomo bellissimo, complicato, tormentato  e  fragile. Sono stata molto in pena per la  sofferenza che, anche se il dott. Flynn dice che non ne sono responsabile, sento di avergli procurato.

Ho letto nei suoi occhi i sentimenti  che prova ancora per me. Ma è amore vero?  Oppure è solo attrazione e mente anche a se stesso perché si sente   in obbligo,   per tenermi vicina insieme a suo figlio.

Non abbiamo più affrontato le conseguenze della mia fuga, ma far finta che una cosa non sia accaduta non aiuta a risolverla. Ho il suo perdono, la sua fiducia?

Questi pensieri si rincorrono veloci mentre  passiamo dalla cucina. La tavola è apparecchiata per la colazione. C’è profumo di pane tostato e bacon. Mi accorgo di essere affamata dal brontolio della mia pancia.

<BU!> urla Max  uscendo con Gail da dietro il mobile.

Ci coglie alla sprovvista e facciamo un salto indietro dallo spavento. Una reazione anche troppo esagerata, forse ci sentiamo in colpa per averlo trascurato per il nostro  incontro… clandestino.

<Piccolo mandrillo>,  lo sgrida Christian <ci sei riuscito. Ci hai fatto spaventare>.

Max ci corre incontro ridendo come un matto per l’effetto  della sua sorpresa.

Mi abbraccia le gambe e poi si arrampica tra le braccia di suo padre.

<Siete stati  a correre?> gli chiede ammiccando verso di me divertito mentre gli prende tra le manine il viso.

E’ logico che trovandoci  in tuta pensi che ci siamo allenati.

<Mmm… oggi se l’è cavata meglio. Mi ha quasi raggiunto>, gli risponde Christian facendogli l’occhiolino.

<Brava mamma!> strilla battendo le mani.

<Grazie Max>, e guardo Christian alzando gli occhi al cielo.

Mi ammonisce,  con uno sguardo truce.

<Dal profumino che sento tu hai già fatto colazione>, chiedo a Max <ti dispiace se ora ci sediamo noi per mangiare>.

<Buongiorno Gail> la saluto, mentre mi siedo su uno sgabello. Era rimasta in disparte, tra i fornelli. <Cosa ci hai preparato di buono. Sono affamata>,  le sorrido complice.

Mi ricambia con un sorriso da un orecchio all’altro, annuendo leggermente con la testa. Ci siamo capite al volo e in ogni caso l’atteggiamento mio e di Christian non lascia  spazio a dubbi.

<Il tè è quasi pronto, Ana, preferisci pancake?>

<Mmm… sì grazie, con sciroppo d’acero e un succo d’arancia, anche per te Christian?>

<Sì, scusate>, –  era distratto  da Max- <Buongiorno Gail, va bene quello che prepari per Ana, e il mio caffè>.

<Buongiorno a lei Mr.Grey>, ricambia il saluto  cercando un’aria più professionale.

Bene, si prospetta una mattinata felice e piena si sorrisi, almeno, per ora. Faccio sedere  Max sulle mie ginocchia coccolandolo mentre aspetto la colazione.

Christian è taciturno e continua a fissarci mentre mangia, lo sguardo impassibile.

Io ascolto a tratti la voce di Max che mi  rimbomba a vuoto nella testa, non riesco a capire di cosa mi stia parlando.

Sembriamo due naufraghi  rimasti lontani per anni dal mondo normale.

Ripenso a ieri pomeriggio, la litigata, la tensione, l’attesa nella camera delle “Sottomesse”, sembra sia passata un’eternità.

Un leggero colpo di tosse ci fa girare verso l’uscio.

<Buongiorno> è Taylor. Strano che venga a disturbare Christian in cucina.

O forse è venuto a controllare che sia ancora tutto intero. Trattengo l’ilarità per il mio pensiero.

<Buongiorno Taylor, hai dei messaggi per me?> gli chiede Christian, sorseggiando il caffè.

<Mi dispiace disturbare, ha chiamato Andrea dall’ufficio e devo comunicarle alcuni imprevisti per oggi, signore>, gli dice  serio, fissandolo negli occhi.

<Va bene tra dieci  minuti nel mio ufficio?>, risponde Christian guardando l’orologio sul mobile.

Taylor si congeda annuendo.

<Ho cercato di rendermi libero da impegni, stamattina, per restare con voi prima che partiate. Purtroppo, però, non c’è neanche Ros in ufficio>,  dice seccato < vedrò di liberarmi prima possibile>.

Mi stampa un bacio casto  sulla bocca,  arruffa i capelli a Max e sparisce.

Resto con Gail. Le confermo che è andato tutto bene e rimando i dettagli in un momento che siamo sole. Mi sorride compiaciuta.

Devo preparare i bagagli,  più tardi Steve ci porterà a Montesano da Ray.

Non rinuncio, però, al mio allenamento. Porto con me anche Max che, mentre corro,  s’inventa una pista  intorno al tapis roulant e gioca con le macchinine.

Basta mezz’ora per scaricare l’accumulo di tensione.

Mi rifaccio la doccia, adesso che ho capito come funziona mi diverto con questi aggeggi.  Asciugo bene i capelli con il fon che  prendono subito una bella piega, sono proprio soddisfatta  del taglio.

Completo il restauro  con   il vestito  bianco e azzurro dell’altro giorno, e  un trucco leggero.

Bagagli miei e di Max, giochi, computer. Tutto pronto sul letto.

Max guarda i cartoni animati nella stanza della televisione.

Christian non si è più visto. Lo cerco nello studio.

La porta è socchiusa. E’ alla scrivania con il telefono incollato all’orecchio , davanti al computer. Resto sull’uscio.

Mi vede  e m’invita ad entrare con un cenno della mano.

<Riprova di nuovo Andrea…  anticipalo a stasera,  mmm…>.

Entro e mi avvicino alla scrivania.

<No…   sono solo seccature. Annullali…   spostali…. alla  prossima settimana>, ordina  conciso, continuando a digitare sulla tastiera con foga.

Lo guardo curiosa, riesce a tenere l’attenzione su più campi contemporaneamente.

Bisogna essere  in grado di concentrarsi attentamente per farlo,  ci ho provato anch’io,  ma, se devo scrivere, non ci riesco. A malapena ascolto la musica che a volte crea l’atmosfera giusta, altre invece   mi distrae.

L’ordine sulla scrivania impera. Neanche una matita fuori posto. Alcune riviste perfettamente impilate, la valigetta in un angolo, alcuni biglietti da visita vicino al portapenne. Ne riconosco uno uguale a quello che ho preso dalla scrivania di Carrich, ha uno strano logo che attira la mia attenzione “Service…”

< Coosa?..Welch ha fatto rapporto?>  >, la voce di Christian riporta la mia attenzione su di lui, < Sì… avvisami in ogni caso…  in ufficio arriverò entro le 14.30> chiude la telefonata e  il cellulare e continua a osservare il monitor.

<Un soldino per i tuoi pensieri> mi dice  alzandosi .

<Ti osservavo lavorare. Sei bravo riesci a fare più cose contemporaneamente>.

Alza le spalle.  <Allenamento e niente distrazioni>  mi risponde con modestia.

Con un gesto  mi fa accomodare  sul divano e lui si siede vicino a me.

<Stavo cercando di liberarmi per domani per poterti raggiungere a Montesano. Purtroppo  Ros è a Savannah al posto mio e c’è un appuntamento alle 17 che mi blocca tutto il pomeriggio>, dice quasi scusandosi.

<Volevo proprio parlarti del mio viaggio a Montesano>, la mia voce tradisce un po’  di nervosismo.

Questo lo mette in allarme e mi guarda subito con ansia.

<E’ successo qualcosa? Cosa devi dirmi?> mi chiede agitato.

Alzo la testa  e chiudo gli occhi prendendo un respiro.

<Per favore, non affannarti  subito perché apro bocca>, rimbrotto seccata e sembra scuoterlo,  mi studia  con  attenzione.

<Oggi pomeriggio Steve  accompagna me e Max  da Ray a Montesano, e si ferma con noi per tutto il tempo. Per la nostra sicurezza>, lo fisso.

Conferma annuendo. Le sue palpebre sono una fessura immobile.

<Il viaggio è programmato da alcuni giorni, e vorrei fermarmi fino lunedi mattina>,faccio un’altra pausa per  ulteriore conferma. Annuisce.

<Ora ti chiedo una cosa che forse può sembrarti…  assurda, immotivata, inconcepibile,  che però io ti assicuro, è  basilare. Per me è… fondamentale. >

Si sposta sul divano nervoso, ostile.

La mia voce, invece, è pacata. So quello  che voglio e deve percepire la mia sicurezza.

<Vorrei che da quando partiremo oggi, fino a quando rientreremo qui a Seattle lunedì>  calco bene su queste ultime parole,

<tu non ti mettessi in contatto con me in nessuna maniera>,  sussulta e sgrana gli occhi. Apro la mano per fermarlo, non ho finito.

<Io sarò raggiungibile al cellulare  o al  computer,  con e-mail o Skype,con tutto quello che vorrai,  sempre. Li terrò sempre accesi.

Ma vorrei che tu non li usassi per cercarmi, neanche con la scusa di sentire Max. Anzi, vorrei che tu non chiedessi nostre informazioni neanche a Steve. Tre giorni di silenzio> gli dico con calma.

Inghiotte sbalordito <Perché?> sibila.

<Non sto scappando, Christian, ti ho detto che lunedi sarò di nuovo qui a Seattle, all’Escala, a casa tua. Vado a trovare mio padre, il viaggio è organizzato e vagliato da giorni e c’è una persona di tua fiducia con me e Max, per la nostra sicurezza>  ripeto scandendo piano le parole.

<Hai la possibilità di raggiungermi in tutti i modi, ma vorrei che tu non lo facessi.>

<Ho capito. Non serve che me lo ripeti> mi dice seccato passandosi nervoso le mani tra i capelli.

<A che scopo non afferro>,  sta per perdere la pazienza. Non voglio che si arrabbi.

<Te lo chiedo per me. Fallo per me, per favore>, gli chiedo ancora, fervidamente.

Mi guarda sconcertato,  poi si alza di scatto e va dietro alla scrivania per mettere un ostacolo tra noi.

Mi alzo anch’io e lo seguo.

<Ti lascio anche questa>, gli dico consegnandogli una busta chiusa.

La prende e la guarda sospettoso.

<Devo aprirla?> dice fissandomi con i suoi  tempestosi occhi grigi.

<Se vuoi. Però preferirei che tu la custodissi così. La apriamo insieme lunedì>. Sto giocando forte con la sua tolleranza. Forse siamo vicini al limite di uno scontro.

<Posso almeno sapere cosa ….. no,  lascia perdere, mi diresti ancora di aspettare lunedì>.

bravo Christian, un po’ di ironia sdrammatizza sempre”

Stringo le labbra per contenere un sorriso <Dentro ci sono scritte le mie decisioni che riguardano la pubblicazione dei libri. Possono aspettare fino a lunedì, in ogni caso prima non potrei iniziare nessun accordo>.

Appoggia la busta dentro il primo cassetto e lo richiude con forza, sbattendolo.

<Scusami se non riesco a spiegarmi la tua richiesta>, mi dice velenoso.

<Ci siamo appena ritrovati, abbiamo passato una notte…>, stringe le palpebre con un sospiro <….  sconvolgente.  E tu,  mi chiedi che per i tre giorni che stai a Montesano non devo cercarti, parlarti o avere notizie di te e Max. E’ assurdo, illogico. Non credo di farcela>.

I suoi occhi sono una fessura  di ghiaccio ardente. Sto minando il super-iper-stra-controllo.

<Cosa te lo impedisce? Pensi che stia scappando? Che voglia allontanarmi da te e non tornare più?> cerco il suo sguardo. A un’aria persa, d’accusa.

Sono pulita Christian, guarda dentro ai miei occhi”.

<No.>    Alla fine cede al suo istinto razionale.

<Allora vedrai che ce la farai. Senza barare. Hai tanti mezzi per ricevere le informazioni. Non farlo.>, lo guardo intensamente <la maggior parte della paura è nella tua mente…  ricordi chi lo diceva?>

Scuote la testa confuso. Sto citando le sue parole che forse non ha mai pensato di rivolgerle a se.

Mi alzo sulle punte per baciarlo teneramente sulle labbra. <Ti amo Christian. Sei la mia vita>. Lui non si sposta, ma è freddo come un pezzo di marmo.

La vibrazione del cellulare appoggiato al piano della scrivania attira la nostra attenzione,  sospendendo la  discussione.

Lo guardiamo insieme poi, mentre lui risponde io ritorno nella sala della televisione con Max.

Il tempo scorre lentamente, siamo a tavola in cucina  insieme con  Max che si è accorto che l’atmosfera è cambiata e c’è tensione tra me e suo padre. Quindi resta in silenzio rivolgendoci qualche occhiataccia a turno, sofferente per  non poter dare libero sfogo alle sue innumerevoli domande e perché.

Io, per non alimentare altre polemiche resto sulle mie, curandomi  che Max abbia il necessario.

Gail, anima devota – devo ricordarmi di portarle un regalo da Montesano – , si è offerta di prepararci il pranzo e le ho suggerito  di cucinare   i maccheroni al formaggio che piacciono a entrambi  , con la vaga illusione   di  tirare su il morale a Christian.

Lui si è già cambiato, è pronto per andare in ufficio e lo sorprendo più volte ad osservarmi con un’espressione indecifrabile,  è arrabbiato con me,  ma   è taciturno anche con suo figlio.

<Mi aiuti?>, chiede   Max a Christian con aria   ruffiana per coinvolgere suo padre, non  riusciva   proprio più a stare zitto.

Christian lo guarda, ma  si vede che i suoi pensieri sono altrove,  prende la forchetta e raccoglie gli ultimi pezzetti di pasta rimasti nel piatto di Max e glieli infila in bocca distratto.

Max li mastica piano osservandolo di sottecchi.

<Papà… tu sai suonare il piano?>, lo  interroga ancora per stuzzicarlo, indicando il salone. Stamattina ha fatto correre le macchinine anche lì, forse gli è rimasta la curiosità.

Christian chiude un istante gli occhi,  la sua espressione cambia, il suo viso si rischiara e con sollievo mi accorgo che torna tra noi.

<Sì, certo>,  sorride a suo figlio <e mi piace molto. Quando ritorni, ti mostrerò come si fa e se vorrai imparare, farò in modo che il miglior maestro che c’è in circolazione  lo insegni anche a te>,  risponde con enfasi.

Sì, indubbiamente, Christian… c’è. Lunatico, autoritario, complesso, difficile, ma è qui.

Max , ringalluzzito  dall’entusiasmo con cui ha ricevuto la risposta di suo padre, trova il coraggio di buttargli le braccia al collo e poi gli chiede di sedersi sulle sue ginocchia. Christian lo accontenta, poi mi guarda  e i suoi occhi sono di nuovo inquieti.

Cosa gli ho chiesto alla fine? Un po’ di  tempo per riflettere in solitudine, siamo rimasti lontani  per tanti anni , qualche altro giorno che differenza può fare?

Io, con lui vicino, non sono mai riuscita a  pensare serenamente, sono troppo coinvolta dai sentimenti che provo. La nostra attrazione è un turbine,  ha la supremazia  su tutto, non ci fa ragionare e abbiamo bisogno invece  di mettere delle solide basi sul nostro rapporto. Lo esigo perché abbiamo anche una responsabilità di genitori.

Tre giorni, forse sono pochi  oppure troppi, presumo che  non riusciremo a risolvere tutto.  E’ probabile che lui mi cerchi prima, ma non importa. Vorrei che almeno ci provasse e che avesse anche lui la possibilità di appurare quali sono i  veri sentimenti che lo legano a  me.

Finalmente arrivano Steve e Taylor.

<Siamo pronti, signore> Taylor si rivolge a Christian <abbiamo già caricato i bagagli>.

<Grazie, scendiamo subito>,  conferma Christian.

Prende per mano  Max, cercando di mascherare il malumore,  e andiamo verso l’ascensore.  Ci accompagna al parcheggio sotterraneo fino alla macchina. Una station wagon scura molto “normale” deve passare inosservata.

Fa sedere Max nel seggiolino e lo allaccia con cura.  Lo saluta accarezzandolo e baciandolo sulla fronte.

Aspetto prima di entrare in macchina che venga dalla mia parte a salutarmi.

Resta sulle sue scontroso, mani in tasca,   guardando a terra e scalciando un invisibile sassolino. Il suo viso è scuro, trattiene a stento la furia che ha dentro.

< Se sei arrabbiato e non vuoi abbracciarmi, lo capisco> dico docilmente,  so di avergli chiesto molto.

Scatta come una molla alle mie parole. Mi abbraccia ansioso  stringendomi da lasciarmi senza fiato.

Poi fa un passo indietro e mi guarda.

<Ho un brutto presentimento Ana, non voglio accettare quello che mi hai chiesto, non ce la faccio>, mi dice passandosi le mani tra i capelli e guardandomi con attenzione.

<Non ti sto obbligando, Christian, ti ho solo chiesto tre giorni di silenzio, per darci il modo di riflettere. E’ successo tutto così in fretta e abbiamo una grossa responsabilità da portare avanti. Per favore>, cerco ancora di rassicurarlo.

<No! Non andartene, annulliamo il viaggio>, insiste sempre più ansioso.

Oh, Christian, perché hai sempre questa paura?”

<Se è quello che desideri> gli dico seria <va bene, ritorniamo di sopra>.

Aspetto immobile la sua decisione.

E’ perso, intimorito.   Poi, ancora titubante, stringe le palpebre annuendo.

Mi avvicino,  appoggio le mani sulle sue braccia.

<Ci vediamo lunedi>, sussurro al suo orecchio  alzandomi sulle punte, <ciao>.

Mi stacco da lui ed entro in auto.

<Ciao>,   mi segue per darmi un bacio casto sulle labbra.

<Christian….> lo chiamo prima che chiuda la porta <non barare….. non barare con te stesso> gli lancio un bacio con le mani.

Allaccio la  cintura mentre Steve parte attraversando il garage e   mi rilasso sul sedile accanto a Max. Lui si è portato due libretti da sfogliare, ma questa è la sua ora del pisolino, si addormenterà di sicuro entro dieci minuti.

Mi sento sfinita, sono praticamente due giorni che non dormo.

Due giorni dove sono successe parecchie cose importanti per il rapporto futuro  tra me e Christian.

Vorrei tanto che funzionasse tra di noi. Lo amo, ho bisogno di lui, è il mio uomo, l’unico amante che il mio corpo accetta. Mi fa sognare, impazzire, ridere, piangere. Con lui mi sento finalmente “intera”.

E’ un padre tenero  e responsabile. Possiamo davvero formare una famiglia.

Non posso più immaginare di esistere senza di lui.

Guardo fuori dal finestrino , stiamo passando la periferia e  lasciando Seattle. La sensazione di un rendez-vous mi fa venire la pelle d’oca. Allora scappavo dalla città  verso l’ignoto, con la morte nel cuore  perché abbandonavo i miei sogni, il mio grande e unico amore, l’essenza della mia vita.

L’unico filo che mi teneva aggrappata  alla sopravvivenza era quel piccolo germoglio che stava crescendo dentro di me.

Lui ora è qui, è cresciuto con me. Stiamo andando insieme a trovare Ray, non stiamo scappando.

Il mio cuore oggi è ottimista e risplende di una nuova aspettativa.

Lunedì rientreremo a Seattle e…. Signore, ti prego, fai che Christian sia sulla mia stessa strada.

<Steve, sono molto stanca, credo che mi addormenterò.  Non farti scrupoli, chiamami se hai bisogno, e in ogni caso dieci minuti prima di arrivare a destinazione>, lo avviso, sento che sto per crollare.

<D’accordo Mrs. Steele, non si preoccupi>, mi risponde guardandomi  dallo specchietto.

A Max si stanno chiudendo gli occhi, appoggio la testa al seggiolino e mi lascio cullare dalle leggere oscillazioni dell’auto.

…………………………………….

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33 commenti

  1. irma

    Bellissimo letto già due volte! Anthea scrivi benissimo. Mi sono sentita coinvolta nel racconto, ora aspetto il prossimo capitolo, ma succederà qualcosa? sono sulle spine. Comunque bello e non so più cosa dire. Brava e baci buonanotte!

    • Anthea

      Grazie cara, anche per aver fatto quell’ora per leggerlo 🙂

  2. Juliet

    proprio bello!! si sente già che sta per succedere qualcosa.. non vedo l’ora di leggerlo!!

  3. monica

    è stupendooooooo… meraviglioso, accattivante, scritto benissimo qst storia è sempre più bella continua, continua, continua….

  4. Barby

    Cos’altro dirti ….. sei bravissima Anthea …… riesci sempre a farci sentire coinvolte nella storia ed a lasciarci sempre col fiato sospeso …… sta x succedere qualcosa vero? Spero vivamente ke sarà qualcosa di meraviglioso …… si sn appena ritrovati …… nn allontanarli di nuovo …….. ti prego …….

  5. Andromaca

    Come ho già scritto in precedenti commenti, tu sei davvero brava a creare l’attesa e a renderci ansiose di conoscere gli sviluppi, sei un’abile narratrice e sai costruire trame sempre nuove e creative. Continua così. Anche se noi lettrici soffriamo un po’ nell’attesa. Solo una cosa: forse intendevi scrivere “dejavu” invece di “rendez-vous”? Lapsus calami

    • Anthea

      Davvero scusate, ero sicura di averlo corretto e poi ci sono passata sopra senza più farci caso.
      Che figura 🙁

      Gli ultimi due capitoli sono stati massacranti, anche tanto lunghi per me che li scrivo e ho poco tempo a disposizione, purtroppo. Mai quanto ne vorrei veramente dedicare. Mi piacerebbe arricchirli di tanti particolari che sono nella mia testa, ma forse è meglio così troppo prolissi non sarebbero più un ff.
      Grazie per i complimenti e per l’appunto. Ciao 😉

      • ROSANERA

        Cara Anthea, anche io mi unisco a tutte per i complimenti, ooooh…. sono molto coinvolta!!

        Mi ero accorta anche io del “rendez vous” al posto di “deja-vu”…. la grande massa di lavoro e il poco tempo talvolta giocano qualche scherzetto… 🙂

        Leggere che la realizzazione di questo racconto a puntate per te risulta massacrante….. beh, mi fa sentire molto in colpa. Io leggo tranquilla e mi godo la vicenda, mentre tu ti spacchi il cervello per darmi una storia sempre nuova…. non è giusto!! 😉

        Ciao cara.

        • Anthea

          Mmmm… lo chiamo sadismo letterario. Uno scrittore ci impiega sei mesi, un anno o forse più per scrivere un libro, cerca le parole giuste, inserisce qualche curiosità, si danna l’anima per dare il meglio (e non rivelo come chiamo questo 🙂 )
          e il lettore per fargli un complimento dice l’ho letto in due giorni. Rileggetelooooooo!!!
          Ahahah…. ciao cara

          • Andromaca

            Mi sono vista con gli occhiali scivolati sul naso e l’indice puntato come una maestrina d’altri tempi, mi dispiace per l’osservazione ma tu fai così pochi errori, se così non fosse non ti avrei neanche presa in considerazione. Sei bravissima, la tua ff è appassionante e piena di sviluppi inaspettati, la leggo più volte durante la settimana per ingannare l’attesa del nuovo capitolo. Sei grande!

  6. benedetta

    sempre più bello emozionante GRAZIE per l’ emozione che mi fai provare ogni volta che leggo i tuoi capitoli… GRAZIE GRAZIE continua cosi BRAVA…. 🙂

  7. Viola

    E’ davvero bellissimo ancora una volta hai scritto un capitolo stupendo….grazie x averli atti rincontrare e soprattutto in questo modo!!!!attendo con ansia il nuovo capitolo….Bava!!

  8. Paola

    Mio Dio e veramente bello ,intenso ed emozionante veramente grazie un bacio Paola

    • Anthea

      Sì, sì, mi hanno già ripreso, ho risposto sopra. Grazie 🙂

      • Alessandra

        Tutte che parlate di qst parola sbagliata. Io ero talmente presa dalla situazione che non ci ho fatto neanche caso

  9. Danielle

    Ma allora ci vuoi tutte morte, sembra che sia tutto ok e poi invece c’è il colpo di scena.
    E’ VERAMENTE STUPENDO.
    Potresti almeno dirci quanti capitoli ci sono ancora (per evitare dei cardiopalmi)

    • Anthea

      abbiamo passato la metà, ne manca ancora qualcuno 🙂 (i cardiopalmi fanno parte del pacchetto)

  10. lolly74

    Che bellissima descrizione ho sognato ad occhi aperti,il ritrovamento e il compattarsi dei loro sentimenti e la loro ironia e…… l’ansia per il prossimo capitolo ..succedera’ qual’cosa di spiacevole a Max o ad Anastasia ci sara’ un incidente stradale? o rapiscono Max? oggi ci hai messo tutti sulle spine…. sei BRAVISSIMA CONTINUA COSI’…………… 😉 <3

    • ROSANERA

      Rapimento?? Incidente stradale??!!
      Oh no no no accidenti che ansia che mi hai messo, non mi ci fare pensare…..
      Riuscirò ad arrivare a sabato prossimo??!!

  11. Eva

    Emozionante come sempre, ci hai caricato di attesa per il prossimo episodio….
    Brava, brava, brava…..Buonanotte Anthea.

  12. cris

    Favoloso, coinvolgente sono senza parole. L’hai fatto di nuovo……… Ci hai abbandonato sul più bello e così anche questa settimana ci dobbiamo arrovellare per immaginare il prossimo capitolo. Anch’io penso che succederà qualcosa. Speriamo niente di grave. Brava, brava, brava…..

  13. chiara

    sai che ti dico????????????????????
    un capitolo a settimana e poco ma ne vale la pena. complimenti

  14. jessica

    Ciao scusate sono nuova e non so come funziona con le uscite dei capitoli, infatti li ho trovato per sbaglio d talmente mi sono puaciuti chd li ho letti tutti in una notte…quindi volevo sapere se ci sarà il 20 capito…

    • Anthea

      Tutti in una notte….? Sigh!!!
      Grazie Jessica.
      I capitoli seguono il ritmo di uno alla settimana. “Di più” di solito il sabato.

  15. magala

    Anthea ti prego il cap 20 …….
    siamo tutte in ansia vogliamo conoscere come andrà avanti la storia
    sono le 9,20 ancora nienteeee……