Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 18° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James.

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori.

CAPITOLO 18

 

Christian tra poco dovrebbe entrare da quella porta.

Nella mia previsione lui ritornerà  nella cameretta di Max per cercarmi e troverà Gail che gli indicherà dove  lo sto aspettando.

C’è la possibilità, sbaragliando le mie previsioni, che  lui non esca dallo studio. In questo caso Gail passerà al piano B.

L’orologio sul comodino segna le 22.18. Incrocio le dita. Mi sono data tempo fino alle 23.

Sono seduta sul letto della stanza fredda e impersonale delle “sottomesse”.

Sotto l’accappatoio indosso una guepiere  nera, annodata stretta  ai lati da un nastro intrecciato  in raso rosso. Le coppe orlate di pizzo nero e contornate con raso lucido coprono solo la parte bassa del mio seno, strizzandolo e alzandolo tanto che sembra che scoppi.  Alla parte inferiore,  che si appoggia sul fondoschiena lasciandolo scoperto, ho tolto i reggicalze.

Un minuscolo perizoma in raso e pizzo nero conclude il mio succinto abbigliamento.

Ho trovato tutto questo ben di Dio oggi pomeriggio rovistando  tra i cassetti della stanza dei giochi. Entrambi avevano  ancora il cartellino del prezzo attaccato ed erano perfettamente della mia taglia. Forse Mr. Grey li aveva acquistati per me. Non lo so e non voglio neanche saperlo.

Niente mi deve distrarre.

Controllo di nuovo l’ora, le 22,38.

L’attesa mi innervosisce, forse ho sbagliato  a valutarlo. Forse ha deciso di non salire a cercarmi.  Magari manda Jason al suo posto che mi trova con questa mise audace.

Cerco di scacciare queste  inutili congetture e fisso  lo sguardo verso le luci rosse  che lampeggiano nel cielo.

Qualcuno è in viaggio su quell’aereo, forse deve raggiungere il suo amore. S’incontreranno all’aeroporto,  si abbracceranno felici di essere di nuovo insieme.

 

 

 

Non mi accorgo che  la porta  si apre.

E’ il mio cuore che accelera il battito riconoscendolo. Resto ferma, devo farlo arrivare fino me.

<Ana…… >,  la voce arrochita, riesco  malapena  a sentirlo, <che cosa fai qui?>  dice ansioso.

Aspetta   una mia risposta che non arriva.

<Ana, per favore, parlami>,  sento che indugia, poi gira piano intorno al letto per avvicinarsi e si ferma alla distanza di due passi.

Io resto immobile, non mi giro, non lo guardo. Nel silenzio sento il tamburo del mio cuore che batte impazzito nel petto. Devo restare concentrata.

<Ana, cosa fai qui? Cosa stai pensando dimmelo?> ripete con sgomento.

Non riesco a quantificare il tempo che passa tra le pause, forse qualche secondo, forse sono minuti.

Mi sembra di nuotare in un cielo vuoto e nero  in un turbinio di scosse magnetiche.

<Te ne andrai? Vuoi stare lontana da me> mi dice ora concitato, <hai paura di legarti al “nulla” che ho dentro?>. 

Allunga una mano  ed io d’istinto mi sposto per schivarla. Nessun contatto altrimenti va tutto a puttane.

<No, non puoi andartene… Ana,  ti prego, farò qualsiasi cosa>, m’ implora più  disperato.

Tentenno leggermente   la testa e mi sposto ancora più in là sul letto.

<No, No! >

E’ un grido  di dolore che frantuma il mio cuore in mille pezzi.

<Non abbandonarmi. No…>, mi supplica lasciandosi scivolare a terra in ginocchio. Si arrende a me, abbassa  il capo e lo sguardo , mette le mani sulle ginocchia  e resta immobile.

M’investono   tutti i dubbi possibili. Che cosa diavolo sto facendo?

Tieni duro Ana!” m’incita la mia vocina.

E’ questo che volevo? Mi assale un senso di nausea vedendolo in quello stato.

Sapevo di inoltrarmi in un terreno pieno di insidie per me che sono un’incompetente. Contavo sulla mia forza interiore, sulla mia caparbia per arrivare allo scopo.  Ora  invece, mi sembra  qualcosa di insormontabile.

Lo guardo, è lì che mi aspetta. Accetterà   qualsiasi ordine, qualsiasi mia volontà.

Christian il  Sottomesso.

E’ il mio turno ora.

Mi alzo lentamente e vado davanti a lui. Non ha nessuna reazione, è fermo con lo sguardo a terra.

<Christian, guardami!> comando secca.

Alza la testa obbediente, lo sguardo vacuo si posa sul mio senza vedermi.

<Sei….> devo ricordarmi di  ordinare con enfasi. Mi schiarisco la gola.

<Sei libero di andartene, ma fallo ora, vattene subito. Se rimani ti punirò>.

Indietreggio di un passo per lasciargli lo spazio, ma lui è impassibile, gli occhi grigi inquietamente sereni, non sbatte neanche le palpebre.

Vattene, alzati e vattene”.

<Rimani? Rispondimi!>

<Sì Padrona. Fai di me quello che vuoi> risponde subito  con  tono sommesso, confermando il suo stato di schiavo.

Padrona”,    sto per vomitare.  

Inspiro forte,  ho bisogno di ossigeno e inghiotto saliva insieme  resto che mi stava arrivando in bocca.

<Bene, allora, abbassa lo sguardo. Non hai più il permesso di guardarmi>.

Obbedisce all’istante reclinando la testa.

Ok. Andiamo avanti.

<Ti punirò per avermi provocata e  respinta quattro volte>.

Pausa e inghiotto.  

<E ti punirò per avermi  negato il tuo corpo due  volte. Il tuo corpo mi appartiene, non puoi sottrarti>, pausa un po’ più lunga per recuperare fiato.

<Ora ti metterò il collare e mi seguirai>.

<Hai capito?>

<Sì!>.

<Sì cosa?>

<Sì Padrona>.

E’ completamente in modalità Sottomesso.

Vorrei tanto sapere cosa gli passa nella testa quando è  in questo stato  e fino a che punto mantiene la sua consapevolezza.

Si arrende per paura, per bisogno? Cosa lo spinge ad asservire  un’altra persona, me in questo caso? Io… cosa rappresento per lui in questo momento?

Continuo a guardarlo dall’alto, non fa una piega.

Ho la fetente paura che si alzi e che si sganasci dalle risate.

Basta ragionamenti Ana, vai avanti”

Continuo il mio ruolo prendendo dalla tasca dell’accappatoio un collare di pelle nera con il guinzaglio che ho trovato sempre tra gli oggetti della stanza dei giochi.

L’ho provato, è  come la seta non si sente neanche addosso.

Se lo lascia infilare, passivo, poi lo aiuto ad alzarsi. E’ vestito con la camicia bianca e i jeans. 

Io mi chiudo l’accappatoio con la cintura e lo precedo, tenendolo al guinzaglio. Uno sguardo furtivo al corridoio. E’ libero. Lo guido fino alla  Stanza dei Giochi.

Oggi ho controllato, non ci sono telecamere che riprendono questo percorso, neanche davanti alla stanza rossa.

Per l’amor del cielo, sai  se Taylor ci vedesse…

Entriamo e l’aroma di cuoio, legno e cera ci accoglie sensuale, le luci soffuse sono già accese, la musica in sottofondo parte al mio cenno. Nel pomeriggio, dopo che Gail aveva riordinato e pulito la stanza, ho rimesso in moto tutta l’attrezzatura sofisticata di cui è dotata.

L’atmosfera, la musica  e il profumo che aleggiano tra queste pareti mi riportano indietro di cinque anni.  E’ tutto molto erotico e carnale, la passione e il desiderio  s’innescano   a vicenda, inalterate.

. Piacere e dolore, premi e punizioni…

<Spogliati! >, gli ordino secca. <Tieni solo la camicia>.

Controllo che mi obbedisca. Si sfila le scarpe e i calzini e li mette in ordine vicino alla porta.

Toglie i jeans, li piega e li appoggia sulla sedia a fianco. Resta  con i boxer e la camicia.

Mmmm.. ha tenuto i boxer. Che cosa faccio? E’ umiliante fargli togliere le mutande.

Io, però,  non voglio toccarlo.  Nessuna pietà.

<Christian!> lo richiamo dura indicandogli i boxer.

Completa il mio ordine, sempre con lo sguardo basso.

<Inginocchiati!> ordino indicandogli dove.

Occupa il suo posto a terra con le mani appoggiate alle cosce,  nello stesso punto che aveva insegnato a me.

<Non ti muovere e non alzare lo sguardo, non hai il permesso di guardarmi> gli  ripeto. Forse però  ho sbagliato, non serve che lo dica due volte.

Muovendomi lentamente  chiudo la porta a chiave, tolgo l’accappatoio, faccio un giro nella stanza e mi infilo un paio di sandali di un’altezza indescrivibile, avranno  quindici centimetri di tacco.

Comodi, anche questi  li ho già provati nel pomeriggio, riesco a spostarmi agilmente. Sono in vernice color rosso cupo, fanno tanto fetish, li ho trovati  sempre tra  i gadget  messi a disposizione nella stanza dei  giochi.

Comincio a entrare nella mia parte. Ora dovrò essere ancora più  dura.

Ritorno alla rastrelliera vicino alla porta e prendo la cintura, sì proprio quella cintura, sono riuscita a trovarla. Ne attorciglio una parte su una mano e mi metto di nuovo davanti a lui, questa volta però sono nella mia veste di Dominatrice.

Svetto dai quindici centimetri di tacco con  l’erotico bustino nero e la cintura delle punizioni in mano.

Non ci sono reazioni visibili da parte sua.

<Ci saranno due punizioni>, decreto  severa.

<Ti punisco per avermi respinta,  tu non puoi respingermi >,  pausa,

<Ti colpirò tre volte, per ogni volta che mi hai respinto e tu le conterai> pausa e un respiro profondo per me.

<Dimmi la safeword? Christian, rispondimi!> gli intimo  alzando la voce di un tono.

<Rosso> sibila umilmente tra i denti.

<Bene! Hai il permesso di usarla>. Accidenti, anche questo non  ricordo se dovevo dirlo in questo modo.

<Alzati e chinati sulla panca>, continuo recuperando la fermezza della voce.

Si alza piano sempre con la testa bassa e lo precedo  alla panca in fondo alla stanza, tenendo il guinzaglio.

Si china e gli faccio girare la testa dal mio lato. Voglio poter  vedere l’espressione del suo viso.

Tolgo il collare e lo getto a terra. Questo non serve più.

Mi è costato persuadermi a usarlo, ma a quanto pare sembra che sia un simbolo chiave  di sottomissione, di proprietà,  utile a rafforzare l’immagine del dominatore. Sarà.

Un’altra occhiata al suo volto, ha gli occhi chiusi come se fosse sollevato.

Lascio che li tenga chiusi? Sì forse è meglio.

Mi tremano  le mani, oggi ho provato e riprovato, ma sempre contro la panca. Ora è diverso, c’è il fondoschiena del mio amore da scorticare.

Il rumore del primo colpo mi rimbomba nel cervello come lo avessi sferzato dentro la mia testa.

<Uno!> conta  con voce strozzata.

<Due!> accusa anche il secondo colpo senza spostarsi.

<Tre!>    si abbandona al dolore senza reazione.

Faccio una breve pausa per poi riprendere a  percuoterlo  per la seconda serie.

Miro i colpi in parti diverse delle natiche, preferendo le zone più alte. E’ arrossato, ma non tradisce ancora nessun segnale di sofferenza. Il suo viso è impassibile, sempre la  stessa espressione sollevata, sembra quasi estasiato.

<Cinque!> pausa  cinghiata <Sei!>   alza leggermente la voce.

Altra breve pausa.  Sistemo la cinghia nella mano e riprendo inesorabile.

Recupera il tono della voce per i due  seguenti colpi, poi comincia a cedere.

<Nove!> lo  grida espellendo forte l’aria e  stringendo le palpebre.

Proseguo senza pause. Devo portarlo al limite e ci sono ancora pochi colpi a disposizione.

Non avevo messo in conto che fosse così resistente.

<Dieci!>    grida con il fiato corto.

Le ultime due cinghiate hanno lacerato anche la pelle nella parte bassa del sedere, gli esce qualche goccia di sangue.

Cedi Christian, lasciati andare” .

<Undici!> grida ancora e il suo corpo s’irrigidisce aspettando l’ultimo colpo.

<Dodici!> urla fuori con tutto il fiato che gli resta.

Ma non è abbastanza.

Lo lascio ansimare in quella posizione sulla panca. Non ha ancora aperto gli occhi.

Nessuna reazione,  ha tradito pochissime emozioni.

E’ sottomesso al mio volere, accetta il dolore, ma continua a mantenere il controllo del suo corpo.

Prendo una salvietta che mi ero preparata e  gli disinfetto  le abrasioni.

Avevo quasi perso le speranze quando mi accorgo della sua esagerata erezione.

Oh.”     Qualcosa comincia a sfuggire al controllo.

C’è una linea molto sottile tra il piacere e il dolore”.

<Alzati! Voglio che ti distenda sul letto!>  lo incalzo facendolo spostare.

Scivola in ginocchio, si alza  e si siede sul bordo del letto, poi si lascia andare adagio  lungo disteso  in mezzo al   grande letto di pelle rossa.

<Alza le braccia sopra la testa> gli intimo.

Segue ancora senza esitazioni i miei ordini, ha richiuso gli occhi.

Aggancio entrambe i polsi  alle manette di cuoio  che sono già fissate con le catene ai ceppi sul letto.

<Non ho finito con te! Ora ti punirò perché mi hai negato il  tuo corpo. Tu mi appartieni> gli dico solennemente prima di  coprirgli gli occhi con una mascherina.

Devo mettergliela per forza, se dovessi incrociare il suo sguardo non riuscirei ad andare avanti.

Mi avvicino al piccolo tavolino a fianco al letto, dove sono posati gli oggetti che mi ha procurato Gail e prendo una confezione dalla scatola.

Tolgo i sandali e il perizoma,   apro la bustina e srotolo il preservativo sulla sua erezione, poi salgo  cavalcioni sopra di lui facendo attenzione a non toccare nessun’ altra parte del suo corpo. Indossa ancora la camicia .

<Questo è per il mio piacere. Non hai il permesso di  venire. Mi hai sentita?>

<Sì> dice flebilmente.

<Sì, cosa?>  gli chiedo duramente.

<Sì, padrona!>

Lo faccio  scivolare lentamente dentro di me, di più, fino in fondo.

Lui serra la mascella  e inarca appena la schiena.

Una forte fitta di piacere mi percorre tutta la schiena fino alla nuca. Sentirlo dentro di me dopo tanto tempo m’inonda di desiderio.

Sono eccitata e incredula allo stesso tempo per quello che sto facendo, ma non posso permettermi distrazioni e  resto concentrata sul mio obiettivo.

Cavalco molto lentamente, su….. e  giù…. tenendo controllate le sue reazioni.

Devo portarlo al limite  tra il mondo della razionalità e quello dei miti, farlo scendere nella parte oscura della psiche dove tiene segregate le sue emozioni”.

Ancora su…… piano,  ancora giù….. mi fermo.

Strofino avanti e indietro il mio pube per farlo andare ancora più in fondo.

Stringe sempre più forte i muscoli del viso, il collo è rigido dallo sforzo.

Inarca di più la schiena.

Ancora una volta su,  poi giù,  aumentando il ritmo.

All’improvviso strattona  le braccia e butta indietro la testa  <Rosso….. rosso…>  dice con la voce strozzata in gola.

Mi fermo subito.  “ La safeword….   è al limite”

C’è un confine che deve oltrepassare per  liberarsi dalle sue barriere e  sbrogliare  quei legacci  dove ha rinchiuso la sua anima”.

Questa è l’ultima parte, la più importante.

E’ un lavoro solitario che solo lui può svolgere nella sua psiche.

Mi sposto fuori da lui e tolgo il preservativo gettandolo a terra.

Lo libero dalle manette e dalla mascherina.

Mi avvicino al suo volto che sta pian piano rilassandosi, la quiete dopo la tempesta.

<Stai bene?>, gli chiedo seria, con apprensione. Voglio accertarmi del suo stato.

Annuisce spossato, ansimando,  ha ancora gli occhi chiusi e stringe appena le palpebre.

<Cerca Christian! Ritrova la tua passione, il tuo amore, le tue emozioni e riportali nel tuo cuore >, lo incito a voce alta perché possa udirmi in qualsiasi posto  esso sia.

<Cerca! Cerca!>  esclamo.

Riporta alla luce le tue emozioni”.

E’ stremato e  madido  di sudore. La sua camicia è completamente bagnata.

Lentamente si  gira sul fianco e si rannicchia in posizione fetale ed io gli appoggio sopra un plaid leggero che ho preparato vicino al letto.

Respira a scatti e  molto profondamente.  Quasi come fosse nella fase REM del sonno.

Indosso di nuovo  l’accappatoio e siedo nel letto vicino a lui. Resto a vegliarlo mentre lavora per rimettere insieme i pezzi   dei suoi sentimenti.

 

 

La melodia del sax di Kenny G riempie la stanza e mi scalda il cuore. Mi lascio trasportare  da queste dolci note per recuperare il mio equilibrio interiore.

E’ stata una prova molto dura, l’adrenalina m’intossica il cervello.

Impersonare il ruolo di  dominatrice non è mai stato tra le mie ambizioni. Non fa parte del mio “modus vivendi”. Ma era l’unico modo di prevaricare su Christian, per metterlo in condizione  di liberarsi dal suo autocontrollo e raggiungere il mondo ineffabile e misterioso dell’anima. Quelle tenebre dove  trattiene segregate le emozioni che il suo tenace selfcontrol rende irraggiungibili.

Il display  luminoso  dell’IPOD  segna  le 00.52.

Il respiro di Christian è quasi regolare.  Anche il suo viso è disteso e rilassato.

Vorrei accarezzarlo. E’ così indifeso.

<Mmmm…> sento che si lamenta  allungando le braccia davanti a se.

<Mmmmm…> continua a fare in  un mugugno lagnoso e monotono.

E’ un mugolio interno, con una voce incorporea, sempre più dolce fino a diventare una cantilena bellissima.

Non resisto più.  Mi avvicino al suo viso per ascoltare la voce della sua anima.

Accarezzo piano i suoi capelli ancora umidi.  <Ti amo Christian, ti amerò per sempre>, gli sussurro dolcemente.

Prosegue la sua ninna-nanna  fino a quando con un leggero sospiro  si addormenta stanco.

Lo copro bene. Mi distendo  dietro di lui, a cucchiaio, lo abbraccio e respiro il suo  odore.

 

L’accumulo esagerato di adrenalina, questa volta, non mi fa addormentare. Resto a vegliarlo e ad ascoltare  il battito del suo cuore.

 Sono ancora abbracciata a lui,  il tempo è scivolato  in  una fase di tranquillo  dormi-veglia,       quando  percepisco un  leggero movimento,  sfiora  il mio braccio che cade  a peso morto sul suo fianco.

<Ana….> mi chiama piano. 

Si è svegliato  o sta sognando?”

lzo piano la testa sorreggendomi con un braccio e lui si gira  di scatto verso di me, sbarrando gli occhi.

<Ssstt…> metto un dito  davanti alla bocca.

< Ana… sei qui. > mi chiede con ansia. Con un’occhiata rapida esamina  la stanza fermando la sua attenzione su di me.

<Ssstt…>, metto un dito davanti alla sua bocca  questa volta.

<Christian, sono qui.  Dimmi solo come ti senti>, mormoro dolcemente per rassicurarlo.  Chiude un attimo gli occhi.

Farà l’inventario dei danni?”

<Mmmm….. mi brucia il sedere> mi dice inarcando la schiena e aggrottando la fronte.  Gli sorrido con gli occhi.

Muove piano le spalle.  <Sono indolenzito come essere passato dentro un frullatore>, borbotta.

Fa un lungo  respiro,  fissandomi ancora un po’ stravolto, ma resta disteso, il suo corpo è rilassato, forse anche affaticato. Non si sposta.

<Sst…., ora lascia che mi prenda cura di te>, sussurro mostrandogli il flacone  che lui riconosce subito.

<Ma…> prova  a replicare.

<Allora! Non costringermi a metterti il bavaglio> lo ammonisco seria, ma i miei occhi tradiscono il mio desiderio  di appagamento. Lui assume un’aria contrita, poi con un mezzo sorriso  malizioso  mi autorizza a proseguire.

<Girati!>, gli ordino  spostando   la coperta.

Mi sistemo in ginocchio al suo fianco e metto  una dose generosa di crema all’arnica,   nel palmo della mano.

<E’ solo un po’ di crema,  forza,  dimmi solo se provi fastidio o dolore> gli dico mentre inizio un  massaggio delicato al  suo sedere.

La pelle dei glutei è più chiara, si vede il segno dei pantaloncini da barca che il sole dell’altro giorno gli ha dipinto addosso. Le strisce decise delle cinghiate affiorano  sull’alone rosso delle natiche.

Guardo le mie mani muoversi sempre più decise sopra  quel sedere perfettamente cesellato, sento il contatto  con i  suoi  i glutei sodi, le fasce tese dei muscoli compatte,  la pelle morbida.

Lo sto toccando,  oh… è così bello, straordinario, ora sì mi sento potente.

Ho voglia di morderlo, riempirlo di baci sulla fessura alta del sedere e leccarlo in mezzo fin giù…..

Alzo lo sguardo  e la sua espressione appagata mi fa capire che sta gradendo molto anche lui.

Quando la sua pelle ha assorbito bene tutta la crema, prendo la bottiglietta di olio  per massaggi e  l’avvicino al suo viso in modo che la possa vedere.

Schiude le labbra forse per dirmi qualcosa.

<Aspetta, non ho finito>, lo blocco subito.

Aggrotta le sopracciglia sospettoso e torce il collo per guardarmi, ma io sono fuori dalla sua visuale.

<Intendo massaggiarti prima le gambe, poi le braccia e proseguirò fino a quando non mi fermerai>,  lo informo dolcemente.

<Togliamo la camicia? Vuoi?>

E’ contrariato, lo vedo dalla  sua espressione, ma rinuncia  a contestare.  Si sposta di lato e,  con qualche acrobazia  e il mio aiuto,  riesce a sfilarla.

Metto un po’ d’olio nella mano e gliel’avvicino al naso in modo che possa sentirne il profumo. Sono  preziosi estratti  naturali che sprigionano un miscuglio di note dolci, agrumate, speziate. Al contatto con il calore del corpo si diffondono creando un benessere anche per la mente, oltre all’azione benefica sulla pelle.

Aspira a lungo quel delizioso aroma e acconsente sbattendo le palpebre.

Inizio a frizionare e massaggiare il suo corpo partendo dalla pianta dei piedi salendo per le gambe da entrambi i lati. Con la pressione dei pollici allungo il polpaccio, passo poi alla parte alta delle cosce. Mi trattengo su  quei muscoli sodi e tonici che è un piacere poter toccare. Stiro con le mani aperte le fasce muscolari.

La pelle è  elastica e morbida, molto  sensuale.

Gli chiedo di avvicinare le braccia al busto, mi metto cavalcioni sopra il  suo fondoschiena con l’accappatoio che fa da barriera.

Ripeto gli stessi movimenti  dalle mani alle braccia e mi soffermo sui bicipiti strizzandoli.

Woww.. sono gonfi, le mie dita fremono nel toccarli. Lui li contrae leggermente di riflesso alla mia insistente pressione.

Che meraviglia…., pensavo di averglieli consumati a forza di guardarli.

Finora sono rimasta volutamente lontana dalle sue zone  off-limits perché riprendesse confidenza con il contatto delle mie mani, ma adesso arriva la parte più difficile. La schiena.

Sposto il peso del corpo sulle ginocchia restando sospesa sopra di lui.

<Christian, ora ti massaggerò la schiena>, lo avviso con un tono dolce e sicuro allo stesso tempo, <se è troppo, devi solo dirmi di fermarmi >.

Si tende di colpo, il corpo si stacca quasi dal materasso,  lo sento fare dei respiri ravvicinati, ma annuisce piano con la testa.

Appoggio i palmi  sopra spalle, sugli incavi del collo, e con i  pollici inizio una leggera pressione.

<Sono le mie mani, Christian, sono già state qui. Non  pensare… ascolta solo la mia voce>, gli dico dolcemente. Continuo a parlargli rassicurandolo e vezzeggiandolo mentre le mie dita scorrono sulle spalle. E lentamente sento che la tensione  lo abbandona .

Non mi ha ancora fermata. Eppure ho già sconfinato.

Proseguo scendendo verso il fondoschiena, schiacciando  i pugni lungo tutta la colonna, poi risalgo premendo i pollici intorno ad ogni vertebra fin sul collo.

Niente, non mi ferma ancora.

Il tuo tocco significa di più, così tanto di più”  le sue parole riecheggiano incitandomi a continuare.

Coraggio Ana, apri le mani”.

Prendo ancora dell’olio, apro  decisa  le mani sui  dorsali e con la pressione di tutto il palmo inizio un massaggio dall’interno verso l’esterno.

Copro con fatica tutto lo spazio. Ha una schiena  grande e massiccia,  la pelle tesa ed elastica allo stesso tempo .  “Oddio” E’ favoloso, bellissimo, superbo.

Con un  piccolo movimento inarca di poco la schiena e i muscoli si induriscono nuovamente. Fermo le mie mani aperte mantenendo la pressione. Sono calde, l’olio le ha rese morbide e sinuose.

<Non pensare Christian, lasciati andare>, ripeto ancora dolcemente.

Si arrende di nuovo afflosciandosi, soffocando un gemito.

Passo ogni centimetro  di quel corpo meraviglioso, sognato e agognato per tanto tempo. Le piccole cicatrici bianche mi osservano   testimoni.

Ora finalmente lo sto toccando con la soddisfazione più grande e totale di poterlo fare

Quando stacco le mani, lui tende qualche istante la testa indietro, poi con uno scatto unico da atleta qual è si gira su se stesso ritrovandosi a pancia sopra e mi afferra le mani tra le sue allargandole e spingendole in alto.

 Sono in una posa alquanto bizzarra. Lo sovrasto con il corpo essendo cavalcioni sopra il suo, ma  è lui che  guida le mie mosse.

Mi guarda a bocca aperta, senza fiato. <Ana>, sussurra.

<Non ho finito>, protesto cercando di liberare le mani, <Lasciami!>.

Sbarra gli occhi guardingo.  <Anch’io voglio toccarti> mi dice tirandomi giù di peso.

<Lo so, concedimi ancora qualche minuto, metti le mani dietro alla testa>.

 

Sospira sconfitto. Lascia la presa e  titubante con una smorfia di fastidio obbedisce.

<Bravo, fermo così, altrimenti dovrò legarle di nuovo al letto>.

Mi guarda sospettoso.  <Che cosa vuoi fare?>.

<Per par condicio è il turno del torace>, rispondo  fissando i suoi occhi grigi con  supponenza.

Ridacchia. <A me sembra piuttosto che tu te ne stia  approfittando…..>.

Mmm.. perspicace”.

<Zitto ora, hai parlato anche troppo>, lo ammonisco con aria greve.

Poi, invece, con un tono più rassicurante aggiungo <Per favore…>, gli chiedo, <lasciami provare,  puoi fermarmi quando vuoi>. 

So di metterlo a dura prova, ma  insisto. Sento che ce la possiamo fare.

Annuisce con un velo di apprensione e terrore negli occhi, ma accetta.

Oh, sì, sei tutto mio”

Uno dei miei sogni perversi si sta avverando.

Christian Grey, quello che considero  mio uomo e  amante,  completamente  e splendidamente nudo, immobilizzato sul letto alla mia mercé, da toccare, baciare, leccare e amare a mio piacimento.

Mi sposto in ginocchio al suo fianco e mi abbasso. Non intendo usare le mani.

Inumidisco bene le labbra e le appoggio appena sotto il pomo d’adamo.

Bacio e lecco lentamente ogni spazio possibile. Il collo ancora un po’ rigido dalla tensione, le spalle larghe e possenti, il petto preciso e  delineato. La peluria mi pizzica il naso,  stringo tra le labbra i capezzoli.

Ancora nell’ incavatura sotto il torace,  verso l’ombelico.  Disegno con la lingua gli addominali che sono veramente duri e  scolpiti come lasciano intendere,  poi ritorno attraverso lo sterno su fino al collo. 

Nessun accenno da parte sua a fermarmi.

Guardo con la coda dell’occhio la sua espressione. Mantiene le mani dietro alla testa reclinata  all’indietro, le labbra socchiuse,  il respiro sfasato, alternato a gemiti bassi gutturali,  di piacere… di dolore…?

Voglio pensare che sia solo un riconquistato piacere alla percezione del contatto.

Sono passata in poco tempo dalla punizione all’adorazione del  corpo magistralmente modellato   di questo splendido esemplare di uomo , e questo mi piace notevolmente di più.

Scendo per l’ultima volta preparandomi all’assalto finale.

Mi fermo sull’ombelico e ci giro intorno con la lingua, poi scendo con piccoli baci sulla fine peluria che segna il percorso fino al pube spostando con la guancia quell’invadente erezione che mi intralcia la strada.

Sospendo l’incursione, alzo la testa  e mi sposto velocemente in mezzo alle sue gambe. Anche lui  tiene sollevata la testa ora, è appoggiato sui gomiti  e il suo sguardo infuocato, acceso   dall’ attesa incrocia il mio. Ora sono sicura,  sì. E’ piacere.

<Aah…. >   grida profondamente  quando glielo prendo in mano e  le mie labbra umide  si appoggiano sulla pelle pulsante e vellutata.

Ciao piccolo, ti trovo in splendida forma” penso mentre lo accarezzo morbidamente  tutt’intorno con le dita.

Un altro dei miei sogni perversi.

 L’odore del suo sesso, il mio umore rimasto dal contatto di  prima mescolati ai gemiti di Christian mi rendono ancora  più audace.

Lo lecco per tutta la sua lunghezza, ne lambisco   la punta  , sopra, sotto,  tutta intorno. Lo succhio delicatamente per poi  prenderlo tutto dentro la bocca stringendolo tra le labbra aumentando gradualmente la forza.

Con una mano  stimolo   i testicoli, stringendoli gentilmente e massaggiandoli  tra le dita.

E’ grosso, duro  e ….. pronto. Capisco che è vicino al culmine,  si contorce dal piacere tendendo tutti i muscoli e inarcando la schiena, si struscia incontrollato dentro la mia bocca.

<Ana….> , ansima  <piano…. fermati…>.

Lo spingo ancora più in fondo e  stringendo le labbra  lo lavoro con la lingua. Sono eccitata  e sentirlo fremere  mi attizza ancora di più.

Bene. Ultima stoccata.

< Ana..> grida il mio nome mentre riempie la mia bocca del suo caldo seme.

Un urlo selvaggio e  catartico,  poi si lascia  andare disteso sul materasso.

Sono stordita, è stato   inebriante e  mi ha travolto nel suo vortice.

E l’esaltazione aumenta nel  vederlo in estasi a causa mia.

Obbiettivo raggiunto. Sono soddisfatta e orgogliosa di esserci riuscita.

<Ana..> continua a ripetere il mio nome  respirando con affanno.

Deglutisco cercando di contenere le lacrime di felicità che inumidiscono i miei occhi.

<E’ stato …. Incredibile, Ana>  Mi prende le spalle tirandomi distesa sopra di lui e abbracciandomi  con tanta forza da farmi mancare il respiro.

Adagio la guancia sul suo petto e  chiudo gli occhi, il suo cuore batte ancora a ritmo furioso. 

Ti.amo.così.tanto”

Perdo la cognizione del tempo, mentre lui mi accarezza  dolcemente dalla testa  alla schiena, cullandomi sul suo corpo.

Rientro pian piano nella realtà con un fastidioso senso di calore.

Indosso ancora l’accappatoio e  mi sto sciogliendo dentro.

Lui invece è divinamente nudo sotto di me. Si sposta di lato facendomi scivolare al suo fianco e mi sposta  una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

Il volto disteso, lo sguardo languido post orgasmo. E’ qui, con me.

<Non sei offeso? >, sussurro cercando di contenere una nuova ondata di commozione.  Allargo le dita tra  i suoi capelli mandando indietro il ciuffo che gli ricade sugli occhi.  Inarca un sopracciglio.

<Ti sembro offeso?> mi chiede rivolgendo un’occhiata al suo corpo.

<Non in quel senso. Intendevo risentito… ferito dentro>.

Sento il bisogno di chiarire, ho ancora molte riserve su quello che ho fatto.

Sospira.

<Ho avuto tanta paura che volessi andartene>.

I suoi occhi  sono cupi, scrutano attenti il mio viso.

<Lo so, ti ho rivolto molte accuse esagerate. Mi dispiace, io… volevo trovare  un modo per aiutarti, ho pensato…, insomma,   dovevo a tutti i costi sistemare la tua faccenda>.

<Faccenda? Sono una faccenda adesso?> brontola  scontroso.

Bé, se non ricordo male anch’io sono stata definita una faccenda>, rispondo con aria di rimprovero.

Ci guardiamo a vicenda sogghignando divertiti, memori della nostra prima notte d’amore o forse dovrei dire della prima volta che mi ha fottuto.

Dio con quanta dolcezza la ricordo. Ho vinto il premio impedita-imbarazzata-confusa dell’anno. La mia innocenza vaga ancora smarrita.

<Ricordo l’enorme terrore di perderti>, ripete ancora come se stesse parlando a se stesso, accarezzandomi  leggero una guancia, < avrei fatto qualsiasi cosa per trattenerti e mi sono  arreso senza condizioni a qualsiasi tuo volere per ottenerlo>, ammette senza pudore.

Glielo chiedo? Voglio davvero sapere?

Perché non te ne sei andato? Perché hai accettato che ti punissi?> trovo il coraggio di chiedergli.

<Non era quello che volevi?>, mi domanda  un po’ incredulo.

Arreso senza condizioni, era  questo  che volevo?”

<Ho azzardato, Christian, auspicando che accadesse per farti abbassare le difese, ma ho pensato fino all’ultimo che tu rifiutassi>.

Mi guarda perplesso. <Ti sorprende che io possa acconsentire di essere punito? Credi che io non possa desiderarlo? >,  stringe incurante le spalle <ho accettato di peggio>.

Di peggio? Ok quello non voglio saperlo, non ora.

Desiderare una punizione?

Ho un lieve sussulto e il sedere si contrae di conseguenza alle immagini che scorrono nella mia mente: le sue mani che prudono, il ballo in maschera,  le sculacciate. Fisso per un attimo le pareti rosse di questa stanza, sono legata, incatenata,  e sento forti l’attrazione e l’eccitazione che mi procuravano.

Sì certo. Ho desiderato anch’io le sue punizioni.

Ma lui….. lui…

Lui mi fa un sorriso enigmatico, guardandomi con i suoi occhi ipnotici. E’ entrato ancora volta nei miei pensieri.

<Era chiusa da tempo. Perché  qui? >  mi chiede perlustrando con lo sguardo la stanza.

<Stai bene?> gli chiedo invece di rispondergli, accarezzando il suo adorabile volto.

Ho bisogno di una sua rassicurazione.

Aggrotta la fronte e annuisce.  Poi si guarda intorno per ricordarmi la sua domanda.

<Qui dentro sento un’energia magica. L’ho ricordata e  sognata mille volte in questi anni, sempre con una sensazione pacifica,  di grembo protetto. Mi è familiare, mi sento al sicuro. E,  non chiedermi  il motivo , ma  ho pensato che solo tra queste pareti avresti   trovato una soluzione al tuo incantesimo>.

<Incantesimo? Faccenda e incantesimo….  Non suona male>. Sorride, i capelli arruffati gli cadono di nuovo sulla fronte. E’ bello.

Gli sorrido anch’io e i nostri occhi s’incrociano di nuovo  in uno sguardo complice.

<”Non posso è più forte di me”> ripeto le sue parole, quelle che mi ha detto due sere fa.

Un’ombra di disagio attraversa il suo sguardo,  mentre menziono quel  momento di debolezza.

<Se tu eri disperato mentre le dicevi, io mi sono sentita morire. Eri inavvicinabile, impossibile combattere contro il tuo autocontrollo, neanche tu ci riuscivi.>

Stringe un istante le palpebre triste, passandomi il dorso della mano sulla mia guancia bollente.

<Controllo? è il mio secondo nome.> mi dice piegando le labbra  teneramente.

<Mmmm…. Io direi primo nome,  Mr. Controllo Christian T. Grey, anzi meglio ancora come nuovo appellativo, Contr. Christian T. Grey>, ridacchio per la stupidata che sono riuscita a dire, con le lacrime di commozione che pungono i miei occhi.

Siamo insieme, sdraiati vicini in un letto  dopo tanto tempo e tanti casini. Il mio cuore è colmo di gioia.

 

<Non hai caldo con questo?>,  mi chiede  slacciando la cintura  e facendo scivolare  fuori piano le mie braccia dalla soffice spugna.

La voce soave di Cèline Dion s’insinua carezzevole tra di noi cantando:

Un amore al quale non potrei rinunciare…. perché sono la tua donna… e tu sei il mio uomo….” 

Siamo occhi negli occhi attratti l’uno dall’altro, mentre la sua mano esperta sale con un leggero massaggio sulla mia gamba, poi con le dita sfiora  il margine del corsetto, disegna gli intrecci in raso fino ad arrivare al pizzo del reggiseno. Trattengo il respiro.

Abbassa rapidamente lo sguardo sulla sua mano come se avesse toccato qualcosa d’inviolabile, per poi riportarlo sul mio, le sue iridi sono di un grigio torbido come il mare in burrasca e brillano di pura lussuria.

<Cristo! Ana…>, esclama roco, il  respiro  corto.

<Era della mia misura> riesco a rispondere sentendomi colpevole di una impudente trasgressione.

I miei occhi sono   rapiti dal suo sguardo magnetico.

Sorride con quella luce….. quell’espressione   ardente, che lancia  promesse misteriose che mi tolgono  il fiato e mi inondano di brama. La conosco, è letale. Un brivido di piacere mi attraversa.

Ripassa una veloce occhiata sul mio corpo,  irriverente , accarezzandomi lascivo i fianchi.

<Anastasia…> mormora soffocato  il mio nome, cercando un muto e urgente  consenso.

<Christian….> vibra la mia voce. Ma non sono io a parlare.

Io sono persa nella luce seducente  dei suoi occhi grigi che si mescola con l’azzurro, sciolto dal desiderio, dei miei.

Le sue labbra turgide e piene si stanno avvicinando alle mie.

Fisso quelle labbra, le sue labbra  appena schiuse e invitanti.

Un bacio. Lo voglio.  Sì,  lo desidero talmente tanto che… Oddio!

Con cautela deposita dei piccoli e teneri baci ai bordi della mia bocca ed io chiudo gli occhi sciogliendomi come un’adolescente alla sua prima cotta. Poi, abbracciandomi mi fa sdraiare sul materasso di pelle rossa.

Le sue labbra  si appoggiano lentamente, quasi con timore alla mie.

Appena si schiudono e le nostre lingue s’intrecciano, i respiri si fondono in un unico ansimo,  le dita accarezzano smaniose  e  una passione irrefrenabile ci travolge.

Gemo al  suo bacio intenso e implacabile che  esige la certezza del mio coinvolgimento.

Il bisogno primitivo di toccarci e reclamare i nostri corpi ci accende.

Sento ancora i sospiri di Cèline che invocano amanti che si guardano negli occhi,

poi  mi ritrovo  in un turbine impazzito.

Un groviglio selvaggio  di braccia, gambe, mani, carezze, carezze ingorde, carezze sempre più audaci,  le mie, le sue,le dita tra i capelli.  Bocche, labbra, lingue, baci insaziabili.

Lui è sopra di me, all’improvviso sono io sopra di lui, poi di nuovo lui in  una lotta impetuosa che non ci lascia il tempo di respirare.

Mi mancano le forze. Ho le dita affondate tra i suoi capelli scarmigliati.

Non c’è più ossigeno nei miei polmoni brucianti. Ancora qualche istante e dovrà rianimarmi con  la respirazione a bocca a bocca.

Mio Dio, è follia, ho desiderato  talmente tanto questo momento che mi sembra di essere stata  proiettata  in un mondo parallelo  sospeso nell’infinità del tempo.

Sto per morire…. morire d’amore…. è bellissimo”.

Si stacca boccheggiando , anche lui  ha il fiato corto,  e finalmente l’aria ritorna a circolare.

<Ana….> mormora ansimante ,  lo sguardo tra il famelico e lo smarrito <ti desidero da  impazzire..>.

anch’io, anch’io ti desidero”

Ma non riesco a parlare,  mi sento debole. Il cuore mi stringe la gola martellando fuori controllo

<Ti voglio…> continua a dirmi tempestandomi di baci  il viso, leccandomi le lacrime di gioia che continuano a scorrere lungo le guance.

Appoggia la fronte sulla mia <Anche tu mi vuoi?> sussurra con affanno.

Recupero un barlume di lucidità e annuisco strofinando la fronte sulla sua.

Sì, ti  voglio adesso, subito. Il mio corpo  reclama da troppo tempo, impaziente”.

Si sposta rapido per prendere il preservativo – che occhio, li ha individuati subito sul tavolino –  e mettermi uno dei cuscini di raso rosso sotto la schiena.

Si pone in ginocchio tra le mie gambe e le sua mani riprendono ad accarezzarmi con foga  le cosce fino all’inguine,  mentre percorre con la lingua il bordo sotto il pizzo del corsetto.

Sono aperta, esposta, le sue dita arrivano  al mio sesso umido per farsi strada.

Gemo. La mia schiena si incurva  per ricevere la pienezza della sua erezione. Mi stringe con forza i fianchi.

<Christian…> imploro  il suo nome mentre mi penetra con una spinta decisa, violenta.

Finalmente…. quella sensazione   di sentirlo dentro di me, che mi riempie, che mi completa.

La sua bocca  si appropria di nuovo  della mia per un bacio carnale, profondo, lungo, mentre mi possiede scivolando dentro e fuori con un ritmo sempre più incalzante.

E’ troppo, è troppo, sono sopraffatta  e sovreccitata da questo impetuoso assalto.

La litigata, Christian Sottomesso, le cinghiate, i sogni perversi, l’emozione di averlo di nuovo vicino e toccarlo. Tutto ribolle frenetico nella mia testa.  Sto per svenire.

Resto inerme, disorientata.

<Cosa c’è?> mi chiede  baciandomi  con foga sul collo. Il respiro accelerato, bisognoso.

La mia mente e la mia bocca sono sconnessi, non rispondono.

E lui è sensibile, se ne accorge. Con uno scatto improvviso si siede sul bordo del letto trascinandomi  sopra di se. 

Ansima ancora forte ma riesce a cambiare  ritmo, mi accarezza piano  il collo, le spalle.

Spinge giù il mezzo reggiseno del corsetto e mi stringe leccando e succhiando delicatamente  il capezzolo.

Sì…. Così.  Più dolce  Christian”

<Lasciati andare Ana> sussurra sensuale al mio orecchio. E le sue parole hanno il potere di rimettere in moto il mio cervello, cancellando  i pensieri.

<Ah!> sussulto sentendo nuovamente il mio corpo rispondere, il mio basso ventre pulsare.

Oddio”.

Mi afferra i fianchi e lentamente imprime una nuova cadenza. Mi muove su e giù e spinge dentro di me   deliziandomi della pienezza del suo possesso.

I muscoli delle sue gambe  si irrigidiscono mentre quel piacevole fremito  si propaga nel mio corpo.

Chiudo gli occhi e mi abbandono a quello che provo.

<Godi, Ana. Godi per me>  m’implora mentre avvolta intorno a lui  esplodo in un’ orgasmo interminabile.

<Ooh… Ana, Ana!> grida mentre arriva  anche lui al culmine del piacere.

Ci lasciamo cadere stremati sul materasso  stretti in un abbraccio, con i nostri cuori che battono impazziti.

<Quanto mi sei mancata> sussurra contro il mio seno, il respiro caldo sfiora i capezzoli.

Infilo le dita tra i suoi capelli e lui appoggia la sua guancia sopra il mio seno. Restiamo così godendoci dei nostri corpi vicini come non erano più da tanto tempo.

Non ho idea di che ora sia. Forse è tardi dobbiamo ritornare al piano di sotto, Max si sarà svegliato.

Sono esausta,  le ossa indolenzite,  stanca dalla mancanza di sonno, vorrei farmi anche una doccia.

Ma non  rinuncio a questo abbraccio che  è un balsamo per la mia anima dopo tutti i tormenti  di questi giorni.

<Ciao>, mi dice  sfiorandomi con l’indice il bordo del corsetto.

<Ciao>, gli rispondo  stringendo le mie dita che sono ancora infilate  tra i suoi  capelli.

<Ana…. Si occupa Gail di  Max?> mi chiede all’improvviso alzando la testa. Anche lui ha avuto il mio stesso pensiero.  Sorrido.

<Sì, sono d’accordo che rimane con lui fino a quando non torniamo. Che ore sono?>

<Non lo so e voglio restare  ancora abbracciato con te>, mi risponde con un broncio infantile.

<Dai prigrone,  fammi alzare vorrei andare in bagno>

<No!> fa finta di essere arrabbiato e aumenta la stretta.

Gli solletico i fianchi  per  fargli allentare la presa e sgattaiolo fuori dalle sue braccia. Guardo l’ora nel display dell’IPOD.

Accidenti è mattina.

<Sono le  7.15> esclamo  <ho bisogno di una doccia per svegliarmi>.

<Ho portato un cambio  anche per te>.

Lo guardo ancora disteso di traverso sul letto, nudo,  appoggiato  su un gomito per tenere in alto la testa e osservarmi. Sono tentata di tornare indietro e saltargli addosso.

Invece è lui che mi raggiunge con un balzo raccogliendo gli accappatoi di entrambi.

<Aspetta>, mi dice infilandomi l’accappatoio <possiamo restare ancora un po’>.

Vieni! > mi prende per mano e io afferro al volo la biancheria pulita e lo seguo fuori dalla stanza dei giochi.

Chiude la porta a chiave.

 

 

 

 

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46 commenti

  1. ROSANERA

    Qetyyteujloidlkàdòdoèàpòaghvbczuyjalamzxx…. non ho più parole…. e lacrime……..

  2. Romina

    bravissima anche tu Anthea…complimenti davvero…attendo con ansia…il tuo come gli altri seguiti…grazie infinite.

  3. LUCIANA

    Scusami ANTHEA se mi permetto..per carità rispetto enormente il lavoro che stai facendo..e scrivi anche bene…ma anzicè scrivere questa fan fiction… che è (diciamocelo) inverosimile…perchè andando Via Ana, la storia di Hyde non si sviluppa.., è un controsenso perchè Ana non avrebe mai lasciato Cristian…perchè non continui quella sul punto di vista di Cristian e magari arriviamo al secondo libro?? Grazie ciao

    • Anthea

      Ciao Luciana, perdonami non capisco a cosa ti riferisci con inverosimile?
      E’ fantasia su un libro di fantasia, semplicemente una FF.
      Grazie per il rispetto e per il suggerimento. Ciao