Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 17° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 17

 

 

Apro Google e navigo da un sito  all’altro perdendo la cognizione del tempo. E’ incredibile  quello che si trova in rete, mi stupisco ogni volta , sembra un mondo dentro un altro mondo. Quando finalmente stacco gli occhi dal video mi accorgo  che è tardissimo.

E’ ora di mettere a letto Max” mi ricorda il mio cuore di mamma.

La luce nella sua cameretta è accesa e lo trovo  seduto sul letto, infilato per metà  sotto le coperte con Christian che legge  Re Leone .

Max conosce a memoria quasi  tutte le battute di Pumbaa  e quando arriva il suo turno le recita in tono solenne, stando attento a non sbagliare. Poi si batte le mani da solo soddisfatto e suo padre si complimenta incitandolo  a ripeterla, finendo per sbellicarsi insieme.

Mi godo queste risate   in silenzio fino al termine della storia, poi  diamo entrambi a Max  il bacio della buona notte  e lo lasciamo con la lucina di cortesia accesa  che si addormenti da solo.

<Com’è andata?> chiedo a Christian  curiosa,  <mi sembra che tu ti sia divertito  questa sera>.

La sua bocca si piega in un sorriso caldo, oserei dire quasi beato  e i suoi occhi  sono leggeri e sognanti .  E’ stupenda questa espressione del suo volto.

<Anche troppo. Ero talmente rilassato….>, sospira stringendo leggermente le spalle, mentre ci spostiamo di qualche metro fuori nel corridoio.

<Com’è possibile che io provi un affetto così importante per lui dopo poco tempo. E’ un sentimento dolce, di protezione, vorrei stringerlo a me ogni volta che parla o mi guarda. Sai quante volte devo trattenermi per non sembrare patetico.  Mi ritrovo a guardarlo, ad ascoltarlo, e ho bisogno di toccarlo per assicurarmi che sia veramente  qui con me. Non mi sembra ancora vero. Lui è…… mio figlio. Un figlio, capisci. E’ una delle cose più belle che mi potessero capitare>, i suoi occhi grigi  sono grandi  e intensi mentre parla,  e a me viene un groppo in gola,  <oltre a conoscere te>, aggiunge piano.

Oh… no, per carità, non parlarmi così”.

Queste parole e il tono pacato  della sua voce  accendono il mio senso materno e vorrei tanto abbracciarlo, consolarlo, amarlo.

Mi trattengo a stento.

Non compiangerlo!” urla la mia vocina.

<E questa malinconia allora, da cosa dipende?> gli dico cercando di farlo reagire.

Si passa le dita tra i capelli, nervoso.

<Perché ho paura di risvegliarmi  e puff…. tutto svanito.   Ritrovo la casa vuota, la mia vita vuota…..>. 

Blocco le sue parole  alzando una mano e fissandolo  con determinazione.

<E’ così che ti senti? Perché non vivi  appieno  la tua felicità senza importi questi  dubbi. Anche Max  ti è  affezionato e hai la sua completa fiducia. L’ho visto anche prima mentre giocavate, si affida  completamente a te. Cosa  ti preoccupa  in questo modo?>

Leggo nei suoi occhi un attimo di smarrimento e  la sua postura è vigile, parla al posto suo.

<Sono io vero? Sono io il tuo incubo. Non hai più nessuna fiducia in me, pensi che voglia ancora farti del male e allontanarti da Max?>

Sussulta. Ha gli occhi spalancati, impauriti.

<NON.SUCCEDERA’.MAI.> affermo con tutta la forza che riesco a imprimere.

<Vuoi che lo mettiamo per iscritto, oppure… oppure  che  stipuliamo  un contratto? Un contratto… ti farebbe  sentire più sicuro?   Altrimenti  dimmi quello che posso fare per dimostrarti che io non ti separerò  in nessun modo e per nessun motivo da tuo figlio>,   lo interrogo,   ribadendo  con impeto ancora una volta quello che la sua sfiducia non gli permette di accettare.

<Ana, è difficile….. ho il terrore di sbagliare ancora, con te, con lui. Non so come  affronterei  il dispiacere di un nuovo…  distacco>, mi dice per tutta risposta, molto turbato.

Il senso di disagio e sofferenza che colgo nei suoi occhi mi frena. Forse è meglio non proseguire  su questo tono, continuare a girare il coltello nella piaga non ci sarà d’aiuto.

<Quando pensi di fare il comunicato alla stampa?> gli chiedo per stemperare l’atmosfera.

<E’ tutto pronto, se  fosse necessario faremo partire tutto in pochi minuti.  Altrimenti sarebbe predisposto per i primi giorni della prossima settimana, dopo che rientrerete da Montesano>. 

Annuisco comprensiva, lui e Taylor stanno sicuramente facendo del loro meglio. Christian avrà messo in moto investigatori, avvocati e chissà quanti altri diavoli per assicurare la nostra privacy.

<Vorrei evitare  di rendere pubblica  l’ esistenza di Max,   è   così piccolo, vorrei difenderlo,   tenerlo… nascosto. Ma ci costringerebbe ad una vita molto ritirata. Non saremmo mai liberi di fare una passeggiata al parco, di andare insieme al cinema, a una festa>, m’informa  dispiaciuto, <e comunque durerebbe poco, i media appena si accorgono di qualcosa che abbia le sembianze di uno scandalo si accaniscono subito senza lasciarti scampo>.

<Ci sono altre possibilità?> chiedo allarmata. Quando  c’è di mezzo Max voglio che si parli chiaramente, non lascio spazio agli equivoci.

Stringe le spalle, impotente, lo sguardo contrariato: <Solo una diffida, poiché si tratta di un minore e sperare che il buon senso non li abbandoni>.

Fa un lungo sospiro e mi guarda cercando la mia attenzione.

<Ana, vorrei predisporre anche  i documenti per il  riconoscimento di  Max. Vorrei che portasse  il mio nome>, aggiunge cauto, la sua voce si smorza.

Le   ultime parole mi fanno trasalire e non riesco a celare quest’ attimo di debolezza,   lui se ne accorge.

Sapevo che sarebbe arrivato il momento di fare i conti anche con questo, il pensiero mi assilla dallo stesso giorno che ho rivisto Christian, ma non ho modo di evitarlo. Max è suo figlio e ha il diritto di portare il suo nome, però, malgrado cerchi di farmene una ragione sono oltremodo spaventata, atterrita. E’ una sensazione che m’investe senza dar modo alla mia mente di razionalizzare.

Lui ha degli avvocati potenti al suo servizio,  potrebbe escludermi dalla vita di Max con qualsiasi pretesto.  Con che mezzi potrei contrastare  la sua supremazia.

<Non sei d’accordo?  Ana.  Perché fai quella faccia?> mi chiede con gli occhi  che indagano seri sui miei.

Un respiro profondo e poi espiro piano  svuotando completamente i polmoni, cerco un tono calmo.

<Sono d’accordo Christian,  è giusto, sei suo padre>,  ma la voce tradisce lo stesso un tremolio.

<Che cosa ti spaventa, Ana?>, domanda  con diffidenza, scrutandomi intensamente da un occhio all’altro. 

<Anch’io provo la tua stessa paura. Dopo…. potresti allontanarmi da lui>, rispondo schietta. Non riesco a  trattenermi, a mediare una spiegazione meno aggressiva.

<Ma tu sei sua madre!>,  spalanca gli occhi inorridito.

<E tu sei Mr. Christian Grey,  Mr. Io Posso!>, lo fulmino.

Merda!” Stiamo parlando di Max.

Si mette entrambi le mani sui capelli  e scuote forte la testa.

<Davvero hai quest’ opinione di me. Credi che sarei in grado di farti una cosa tanto ignobile.

Ana, per l’amor del cielo, anche se volessi farti del male come potrei dopo affrontare la mia coscienza.

Io ti amo  e  il solo pensiero che tu possa soffrire per un qualsiasi motivo  mi fa impazzire>,  ammette con una sincerità disarmante.

Io ti amo, l’ha detto?”

Il suo sguardo cupo è ansioso, pieno di attesa,  la sua lealtà mi fa vergognare. Potevo  riflettere prima di sparargli quelle accuse.

Che diavolo gli rispondo ora?”

<Mi dispiace, non volevo ferirti. Le mie reazioni quando c’è di mezzo Max sono esagerate, e  forse non mi sono spiegata bene >,  gli dico dispiaciuta. Non volevo offenderlo, ma quella è la verità. Max…. io…. non voglio neanche pensarci. Ricaccio indietro le lacrime.

<Ti amo anch’io> sussurro.

Cerco di dominare la reazione scandalosa del mio corpo che nelle ultime ore ha sopportato dei duri attacchi alla libido  e freme voglioso mendicando un suo tocco, mentre i suoi occhi  smarriti si riempiono di un bisogno profondo.

Siamo ancora in piedi, nel corridoio vicino alla porta della sua camera. Mi prende all’improvviso  entrambi le mani con una delle sue e le alza sopra la testa  spingendomi  contro la parete.

Rimango  completamente immobile, impreparata, non mi aspettavo un suo assalto,  il cuore mi sta scoppiando nel petto, nel collo, nella testa.

Il tempo è come  sospeso intorno a noi, i  respiri si uniscono in un unico affanno, gli  occhi si  riflettono smaniosi, la passione striscia sulla  pelle soffocandoci. 

Lasciati andare, Christian, avvicinati,  toccami, baciami”, lo penso…. vorrei dirlo, gridarlo, ma la voce è bloccata in gola. Socchiudo le labbra mentre il suo sguardo si fa ancora più bruciante, boccheggio a vuoto.

Non posso sopportare l’intensità  di questa energia che scatena la nostra attrazione, chiudo gli occhi  reclinando  indietro la testa.

Baciami, baciami, baciami… per favore”.

Ho voglia delle sue labbra avide sulle mie, di assaporare il gusto dolce della sua bocca, di  far danzare in quell’afrodisiaco spazio le nostre lingue.

Invece sento che riprende il controllo  del suo corpo e come da copione improvvisamente lo sento irrigidirsi,  diventare un blocco di ghiaccio. Lascia la presa e indietreggia.

<Non ce la faccio. Non posso…. è più forte di me. Ti desidero da morire Ana.  E’ folle vero?  Cristo santo….   non succederà più, mi dispiace…..>, ansima sconvolto,  con la voce spezzata.

Si piega  mettendo le mani  sulle ginocchia   e stringendo gli occhi con rabbia come se  cercasse di soffocare un grido di dolore.

Lo guardo allucinata, non ho capito…  si è allontanato…. Perché? Le mie facoltà mentali sono state annientate dal suo attacco. Mi sento molle, le mie membra  non  rispondono.  La mano di Christian sotto un gomito,  mi spinge verso  la mia camera.

Oh, mio Dio, cosa vuole fare?”

<E’ tardi, vai a dormire. Buonanotte!>,  mi ordina secco aprendomi la porta, il viso  torvo,  la voce gelida e  una falsa calma. E’ arrabbiato. Con chi? Con me o con se stesso?

<Ma… Christian, per favore…> lo supplico , ma la mia voce si spegne dentro all’angoscia.

Sono sperduta e mi assale un tale  sconforto che vorrei mettermi a urlare. Invece  entro in camera, chiudo la porta  e riesco solo a buttarmi sul letto e  lasciarmi andare in un pianto liberatorio.

“””… una lunga  fila  di toghe nere scorre piano   e  degli enormi  indici accusatori  si avvicinano inesorabili facendo indietreggiare nel buio  l’occhio spaventato che osserva. Alcuni martelletti volano minacciosi  in aria  battendo ripetutamente  sul tavolo scuro, rimbombando ancora, ancora…..””

Li sento battere incessanti anche sul mio braccio fino a quando non mi sveglio di soprassalto. Apro gli occhi cercando di localizzare il rumore.

E’ Max che dà pugni al  mio braccio per svegliarmi.

<Ciao tesoro, perché sei sveglio?> gli chiedo  accendendo l’abat-jour e guardandomi intorno sospettosa.

<Ho sete mamma,  vorrei un bicchiere d’acqua>. 

Oh… piccolo”.

Mi alzo e lo stringo tra le braccia. Profuma di letto, di sonno, è caldo e tutto spettinato.

Lo riaccompagno in camera sua, la bottiglia dell’acqua l’ho lasciata sopra la scrivania. 

Sul piano ci sono ancora le stampe delle fotografie che ha lasciato Christian.

Christian…. dove sei?”  un peso triste si appoggia sulle mie spalle.

<Perché dormi vestita?> mi chiede Max prima di bere l’acqua.

Porca miseria, indosso  ancora il vestito  di stamattina.

<Oh….   devo essermi addormentata mentre leggevo. Torna a letto,  è ancora presto per alzarsi>.  Gli rimbocco le coperte e  spengo la luce <dormi piccolo>.

Dal salone  risuona  la sinfonia smorzata  di un brano musicale. “Christian”.

Mi avvicino, cercando di non far rumore. Che ore sono?

Dalle grandi vetrate entrano ancora le luci della città addormentata. Nello sfondo il buio della notte.

Christian è seduto al piano, ha gli occhi chiusi, o socchiusi non lo vedo bene nella penombra. Le sue dita  si muovono decise tra i tasti, generando  una struggente melodia  che riconosco,  Bach mi sembra.

Rabbrividisco.

Mi stringo in un abbraccio strofinando le mani,  ma non serve a fermare il tremore che mi trasmette   quest’atmosfera cupa, creata dal mescolarsi della semioscurità al lamento  freddo delle note.  Lui ne è completamente immerso. Le sue tenebre. Riesco a  percepire il suo dolore.

Il pianoforte l’ ha fatto riconciliare con stesso”.

Ricorre sempre alla musica quando è tormentato, è il suo rifugio. Credo che la usi proprio come terapia, è come  se volesse disperdere insieme al suono le sue angosce.

Resto affascinata ad ascoltare, è bravo, suona divinamente. La melodia si diffonde nel buio circondandomi insieme ai ricordi a cui è legata, un nodo di commozione mi chiude la gola.

Una parte di me vorrebbe avvicinarsi, sedersi accanto a lui,  consolarlo.

Vince invece la parte che preferisce ritirarsi  in camera senza disturbarlo. Mi sento  vuota, non saprei cosa dirgli in questo momento.

Mi dirigo  in bagno per lavarmi, m’infilo una camicia da notte e sprofondo sotto le coperte sicura che questa notte non riuscirò più a dormire.

MERCOLEDI

Molto prima che suoni la sveglia ho già indossato la tuta e le scarpe da ginnastica.

Mi sono rigirata nel letto insonne, ho provato a scrivere, ma non c’è stato verso di mettere giù due parole in croce, troppi pensieri insieme affollano  la mia testa e  dovrei evitare di  rimuginare sulle stesse cose, mi rende inerte.

Preferisco,  quindi,  uscire  da questa stanza  prima di innervosirmi ulteriormente, anche se il malumore la fa già da padrone, quello che è successo ieri sera mi ha  aggredito con  un dolore sordo lasciandomi molto amareggiata.

Maledizione! Appena ho l’impressione di fare un passo avanti succede qualcosa che mi riporta rovinosamente  con i piedi a terra davanti a un insormontabile muro chiamato Mr. Grey,  e  devo iniziare daccapo.

Arrivo in palestra prima di tutti, o almeno credo. Sono sola.

Mi perdo a curiosare le varie opzioni offerte dal software del tapis roulant. Ce ne sono proprio per tutti i gusti.

Scelgo un percorso  poco impegnativo e avvio quello   nel parco fiorito.  

Avrei voglia di un posto ancora  più  rilassante, ci vorrebbero le immagini di una piccola barca bianca in mezzo al mare blu con il cielo ancora più blu…. Ma non è previsto in questo programma.

E già,  non si è mai visto nessuno correre sopra al mare.

Sintonizzo anche la musica dal mio IPAD. Lo so che   non è il massimo per il ritmo della corsa, ma  ho voglia di ascoltare  i Coldplay, hanno un grande potere sul mio umore, metto in modalità ripetizione il live dell’album  “XY”  e parto.

Quando entra  Christian   saluta con la mano per attirare la mia attenzione e si avvicina prima di iniziare il suo allenamento.

Tolgo le cuffie  continuando a correre, mentre lui guarda il timer del tapis roulant  che segna a ritroso il tempo.

Mancano otto minuti al termine.

<Ti sei alzata presto, hai dormito bene?> mi chiede  con un tono mortificato.

Guardami Grey, ho le occhiaie che toccano terra”.

Credo che il mio aspetto non lasci molto spazio all’immaginazione. E’ terribile iniziare la mattina in questo modo sembro la brutta copia di un fantasma.

Lui invece è sempre perfetto, anche con  quello sguardo triste è bellissimo.

<Non molto>, gli rispondo con mezzo sorriso.

Devo dirgli che l’ho sentito suonare e che ho la luna storta?”  

Sospiro, cercando di non perdere il passo. Mi sento ancora depressa.

<Mi dispiace>.

Il suo sguardo  si adombra mentre lo dice, ha sicuramente individuato il mio disagio.

<Sì! Anche a me>,  replico  un po’ brusca.

<Ana…..>, si passa una mano tra i capelli stringendo le palpebre esasperato,

<Oggi ho una giornata fitta di impegni.  Ho anticipato anche quelli  di domani mattina per essere libero di restare con voi prima della vostra partenza  per Montesano. Ritornerò questa sera alle cinque>.

<Okay>, rispondo secca, ma vedendo quel  volto rammaricato ,  il mio cuore si scioglie. Non tollero vederlo star male.

<Stamattina c’è Steve di turno qui a casa. Nel pomeriggio lui andrà a Montesano per il sopralluogo all’abitazione di Ray, qui lo sostituirà Mark>.

Mi avvisa perché sa che Mark non mi sta molto simpatico.

Accidenti, anche questo è un modo per farmi sapere che ci tiene che io stia bene.

<Va tutto bene, Christian>, provo a rassicurarlo, ma il mio viso resta insensibile e contratto, le labbra non vogliono proprio sorridere.

<Avevi intenzione di uscire oggi? Perché mancando Steve, Taylor dovrebbe provvedere a un altro rimpiazzo  per garantire un’adeguata sorveglianza esterna>.

<Possiamo farne a meno, non ti preoccupare>,  stringo le spalle, continuando a correre.

Tanto non avevo intenzione di uscire.

Sbatte le palpebre, piegando la testa da un lato.

<Ana….> sussurra con lo sguardo ancora dolente, senza aggiungere altro.

E’ preoccupato,  cerca un ulteriore conforto, quello che è successo ieri sera ha messo a dura prova  di nuovo entrambi.

Fermo di colpo la corsia premendo sul pulsante rosso, girandomi a fissarlo bene in quegli occhi impauriti  che le mie dita smaniano di accarezzare.

<Abbiamo bisogno di tempo , Christian, anche per me è difficile, cerca di capirmi>.

Stringe le palpebre annuendo  e indietreggia congedandosi per poi raggiungere il ring.

Finisco il mio percorso,  svogliata, ormai ho perso il ritmo, e  lascio la palestra mentre Christian e Taylor sono impegnati nelle mosse del Tai Chi .

Cerco sollievo   nel getto caldo della doccia, nel prendermi un po’ di tempo per un trucco leggero che nasconda i segni della notte insonne e indossando i morbidi jeans che mi piacciono tanto con una delle nuove camicie in seta.

Mmm… quella che vedo riflessa allo specchio non è la Ana intrepida dei giorni scorsi.  Non devo scoraggiarmi.

Dedico un po’ di tempo  per segnare degli appunti per Gail, che raggiungo più tardi  in cucina.

<Buongiorno Gail,   Christian e Jason sono già usciti?> le chiedo.

<Buongiorno Ana,  sì,  sono già partiti, erano di fretta… come al solito. Ti preparo il tè?>, mi chiede gentile.

Se siamo sole  tralasciamo le formalità e a me piace questa confidenza con Gail, riesco sempre a farmi rivelare qualche piccola indiscrezione.

<Devo parlarti prima>, le dico  abbassando leggermente la voce.

Mi guarda corrugando le sopracciglia, soppesa un attimo le mie parole e poi mi indica di seguirla.

Entriamo nella stanza della televisione, l’ accende, si sintonizza su un programma di musica  e alza il volume.

<E’ solo un sospetto, ma Jason, qualche giorno fa, mi ha fatto capire che dovrei mantenere un atteggiamento più distaccato con te e non chiacchierare tanto. Forse è una coincidenza, ma   avevamo parlato proprio quel mattino in cucina>,  sussurra

circospetta, <possono averci viste insieme dalle telecamere, ma come sanno di cosa abbiamo parlato? Qui con questo fracasso in ogni caso non ci possono udire>.

Microfoni? Telecamere? Alla faccia della privacy. Come si fa a vivere con l’ occhio che guarda e ascolta tutto quello che fai. Accidenti! Telecamere…. Certo, c’è un impianto a circuito chiuso. Devo assolutamente controllare.

Gail si avvicina  e  cerca di incoraggiarmi  con un lieve sorriso invitandomi a parlare.

Comincio spiegandole  a grandi linee quello che vorrei fare, chiedendole il suo appoggio senza riserve,  il  suo aiuto è decisivo  e non potrà più tirarsi indietro.

E’ titubante,  valuta per un po’ cosa rispondermi.

<Va bene, Ana, ti  aiuterò. Dimmi di cosa hai bisogno> mi rassicura annuendo convinta.

Prendo il foglio con l’elenco dei suoi compiti e glieli spiego uno a uno.

Ascolta con attenzione le mie richieste senza particolari reazioni  e poi torniamo in cucina per la colazione.

Riprendiamo i nostri soliti  discorsi sul tempo,  sulla colazione, su Max e ci mettiamo d’accordo per preparare la pizza questa sera per cena.

Max dorme ancora,  sembra sprofondato in letargo ed io  approfitto per far visita a Steve nell’ufficio di Taylor.

Lo distraggo chiedendogli di consegnare un messaggio a mio padre e lo informo di un paio di posti dove vorrei portare Max  a Montesano, per dargli modo di controllarli.

A me interessava entrare nell’ufficio senza suscitare sospetti.

<Quanti monitor!>,  esclamo indicando la serie di video che sono appesi alla parete,

<come fai a controllarli tutti insieme?> chiedo a Steve curiosa .

Ne conto dieci, più quattro appoggiati alla scrivania.

Mi fa un mezzo sorriso per nascondere il disagio. Il suo compito non è quello di rispondere alle mie domande, ma cerca di essere educato:

<Difficilmente guardo quelli interni. Teniamo controllati  quelli sul perimetro esterno e sugli accessi  che  sono dotati di un sistema a rilevamento di calore. Se si avvicina qualcuno si accende una spia sul monitor e fa un suono per attirare la mia attenzione, in modo da  individuare velocemente un eventuale intrusione>, mi spiega  molto cortese.

Alzo le sopracciglia curiosa. “Su cosa ti concentri allora?”

Forse intuendo la mia perplessità continua:

<La maggior parte del tempo lo passo al computer.  Ricerco informazioni su cose o persone in base alle disposizioni che prendo da Taylor, oppure da Welch perché collaboriamo anche con lui>,  si affretta a  spiegarmi, <registro i dati di alcuni impianti sperimentali…>

questo m’interessa meno, ritorniamo alle telecamere” .

Fisso i monitor cercando di capire dove riprendono.

<Questo> gli indico il secondo in alto < quel corridoio non ho presente dove sia>  dico con aria svagata.

<E’ di sopra, nell’atrio dell’abitazione di Taylor. Quello dopo invece è sulle scale interne>, risponde gentilmente, <questo riprende la cucina>.

Ora ricordo, scale e cucina c’erano anche allora.

<Oh.. ecco perché non l’ho riconosciuto. Allora vedi passare Mrs. Taylor>, sorrido con noncuranza.

<Se passa mentre sto guardando, ma succede raramente>.

<E registrano anche, come nei film?>,  chiedo con aria da sciocca.

Provo a immaginarmi qualche scena di quei polizieschi tipo N.C.I.S. , con le pareti  tappezzate di schermi che si aprono con un gesto della mano. Emma li guarda sempre.

<Hemm… no. Taylor predispone la registrazione in casi particolari, se la casa resta vuota per molto tempo. Ma è un sistema complicato anche da spiegare. E’ lui che attiva e controlla dal suo Smartphone l’impianto>.

Mi torna in mente….  Mi sporgo fuori dall’uscio. Mmm…non c’è più o forse ricordo male?

<La stanza blindata?> chiedo stupita <non era appena  qui fuori?>

Valuta interdetto la mia domanda,  senza rispondermi.

<Era qui.>  gli ripeto indicando il punto dove dovrebbe esserci la porta e mi accorgo che in effetti ci sono i segni  camuffati nella parete, ma non c’è maniglia.

Seguendo il mio sguardo si  accorge che l’ho individuata e si convince che sono a conoscenza di quel nascondiglio.

<La porta si apre con un codice di accesso che hanno solo Mr. Grey e Taylor, sempre con input dal cellulare>, mi spiega più rilassato <Mr. Grey  ci custodisce delle opere d’arte>.

Opere d’arte? 

Non sapevo che  Christian  collezionasse  quadri di valore. O forse sono sculture? O che cosa potrebbero essere?

Mah… è probabile che sia un’ eccentrica  forma d’investimento    che aggrazia i ricchi, e poi  a  lui piacciono le collezioni originali, come quella delle prime edizioni.

Sorrido a Steve ringraziandolo soddisfatta: <Sembra molto sicuro ed efficiente>.

<Oh sì,  può stare tranquilla Mrs. Steele. Tutto il sistema di sicurezza è stato completamente riprogettato  qualche anno fa, ed è tenuto costantemente aggiornato>.

<Mi fa piacere che  domani ci accompagnerai tu a Montesano. Ti fermerai con noi tutto il tempo?> chiedo per lasciar cadere l’interesse sui quei complicati congegni e   per fargli capire che preferisco  ci sia lui a occuparsi della nostra sicurezza. E anche perché, adulandolo un po’,  spero che  lasci trapelare qualche altra informazione che mi può interessare.  Uff… bisogna proprio sudarsi tutto.

<Certo, con piacere Mrs. Steele> mi risponde serio. Stava per mettersi sull’attenti.

<Arrivederci Steve, e buon lavoro>, lo saluto accennando anche con la testa.

Decisamente Steve mi è simpatico.

Oh…, Max  si è svegliato finalmente, è  sopra il letto che sfoglia  un libro illustrato.

<Buongiorno tesoro, hai fame? Andiamo a far colazione?> gli chiedo baciandolo sopra i capelli.

<Ciao mami, ti stavo aspettando>,   borbotta per ricevere una lode per avermi atteso in camera.

<Bravo! Batti cinque>.

Lo accompagno in cucina. Gail ha lasciato tutto pronto,  rimane solo da scaldare il latte.

Max ha sempre avuto un buon appetito e in tutti questi anni, ogni volta che lo osservavo  mangiare ho sempre pensato a Christian, a quanto sarebbe stato felice di vedere suo figlio così ghiotto di tutto.

<Posso guardare i cartoni animati?>  bofonchia con l’ultimo biscotto in bocca.

Lo aiuto a scegliere tra i DVD  che Christian ha messo nella scatola per lui. Ne riconosce un paio, ma sembra che oggi non gli siano graditi, gli altri non li conosce e quindi preferisce  le avventure di Winnie the Pooh che si è portato tra i suoi giochi.

Ci sediamo vicini nel divano e    mi distraggo con le vicende  del simpatico orso giallo fino a quando la suoneria del cellulare richiama la mia attenzione, l’ho lasciato in cucina sopra il tavolo.

Corro rapidamente a prenderlo e  controllo il numero prima di rispondere, è Emma. Che strano, è molto difficile che sia  lei  a chiamare e poi ci siamo sentite l’altro giorno.

Dopo i saluti di rito mi chiede di Max e glielo passo,  perché possa parlaci insieme.

Lui è distratto dal cartone animato e non le da molta retta, la  liquida in fretta.

<Sta guardando Winnie the Pooh> mi scuso  per lui.

<Oh.. mi manca anche l’orsetto giallo>, mi dice malinconica .

< Ma  non ti ho chiamata per intristirti. Anzi.  Oggi è arrivato un meraviglioso mazzo di fiori per te. Mi dispiace che non sei qui per vederlo.  Un lungo giglio bianco  contornato da  cinque stupende rose bianche più grandi di un pugno. In una confezione   con tulle e nastri di raso verdi. Hai infranto qualche altro cuore Ana?>,  ridacchia,   <è la più bella composizione di fiori che io abbia mai visto>.

Fiori?”

<C’è un biglietto? Chi li ha mandati?>  Forse c’è stato un errore di consegna. Chi può essere stato?

<C’è il biglietto, ma non l’ho ancora aperto, volevo parlare con te prima>, afferma continuando  a sghignazzare  e sottintendendo qualche losco segreto.

<Ok, aprilo ma vedrai che c’è un errore>.  Adesso sono  proprio curiosa e devo aver alzato la voce perché Max si agita sul divano per farmi stare zitta.

<Allora, nella busta c’è scritto solo…. “Rose”….>, si ferma e aspetta  per sentire la mia reazione.

Ho capito chi ha mandato i fiori e anche lei,  perché  sa che usa chiamarmi con il mio secondo nome.

<Dai, leggi cosa c’è scritto nel biglietto Emma>, la esorto un po’ delusa.

<C’è scritto:

  **** Una dolce… tortura.   Sei ogni momento nei miei pensieri. T.   PS: perché non rispondi?****>,

scandisce teatralmente  ogni parola comprese le sospensioni.

<Per la miseria Ana, lo stai  tenendo sulla corda?>, gracchia ancora canzonandomi,

<non mi è molto simpatico, però devo dire che il buon gusto non gli manca>,  continua a ridere divertita.

<Ok. Lo chiamerò più tardi. Goditi tu i fiori.>  le dico  rassegnata. Non so perché,  chi altri poteva mandarmi dei fiori.

<Ehi, che entusiasmo.  Come procede con Christian. Sempre e solo lui nel tuo cuore?> mi chiede ora più bonariamente.

<Oh.. Emma…  è così complicato. Sono contenta  per Max perché ha trovato il suo papà e stanno bene insieme.  Con me invece è un enigma.>

Reprimo un attimo di debolezza,  quando parlo con lei  fatico a contenere le mie emozioni.

<Però lo ami vero? Lo sento dalla tua voce. Non tornerai più a Nashville>, domanda ora comprensiva, volendomi incoraggiare.

<Non ho preso alcuna decisione ancora. Domani  Max ed io andremo  a trovare Ray e ci resteremo  fino a lunedì. Mi prendo il tempo per riflettere da sola e spero di ritornare con le idee più chiare, anche se a dire il vero  non sono solo io confusa >, borbotto con una punta risentimento.

<E i libri, con che editore vuoi pubblicarli?>

<Per quelli ho già deciso, ma non l’ho ancora detto a nessuno. Anche quello sarà rimandato al mio ritorno>.

<Non essere triste Ana,  scrivi quello che  ti rende infelice. Non scoraggiarti mai.

Chiama tu la prossima settimana per aggiornarmi. Ciao>.

<Aspetta, c’è il numero di telefono  di Thomas nel biglietto? Perché non l’ho memorizzato  e il suo biglietto  da visita l’ho dimenticato nella borsetta che ho lasciato a Nashville>.

<Sì! C’è, figurati  se non lo metteva. Te lo invio con un messaggio>.

<Grazie Emma>.

grazie di esistere Emma” ha il potere di caricare positivamente la mia autostima con poche e semplici parole.

<Giochiamo con questo, mamma?> alza la scatola del memory con cui ha giocato ieri sera insieme con  Christian. Il cartone animato è finito e Max reclama la mia attenzione.

Siedo a terra con lui per accontentarlo,  ma non riesco a concentrarmi.

Ripassa nella mia mente la telefonata  di Emma. C’è qualcosa che ha attirato la mia attenzione, ma non   individuo cosa.

Era divertita da qualcosa… no, non era quello.

Sei ogni momento nei  miei pensieri” c’era scritto nel biglietto. Thomas… devo ricordarmi di chiamarlo per ringraziarlo.

Perché non rispondi”  ecco  cosa non mi quadrava.  A cosa non ho risposto?

In questi ultimi giorni non ho mai trovato sue mail, neanche tra la posta di ieri sera. Controllo anche il telefono, non ci sono chiamate perse.

Ricapitoliamo. Quando Christian mi ha inviato il nuovo computer ha fatto cambiare il mio indirizzo e-mail con uno protetto, assicurandomi che tutta la posta che perveniva a quello vecchio sarebbe stata trasferita, tranne naturalmente spam o altre varie idiozie.

Infatti, ho ricevuto le newsletter a cui sono iscritta, la comunicazione dei turni di lavoro, il saluto dell’insegnante di Max, anche l’estratto conto aggiornato della banca. A proposito, devo ricordarmi di chiamare anche la banca.

<Mammaaaa, sono diversi quei due cuccioli. Papà  li indovina sempre tutti> mi rimprovera Max scuotendomi dall’intrico di pensieri.

Sto pensando proprio a cosa sta combinando  il tuo papà”  considero guardando mio figlio.

<Tesoro, ti dispiace continuare da solo?  Non riesco a concentrarmi >, gli dico alzandomi,   <devo controllare una cosa sul computer, possiamo riprendere più tardi se vuoi>.

Non fa  tante storie, prende dallo zainetto l’album  e  le matite colorate.

Vado in camera a prendere il computer e lo accendo mentre ritorno  da Max.

Controllo di nuovo tutti i messaggi che ho ricevuto. Non ce ne sono di Thomas. Quindi o si riferiva a qualcos’altro oppure c’è stato un impedimento… forse voluto da qualcuno. Mi sorge un grande dubbio. Grande, grande dubbio.

Ma avrebbe il coraggio di invadere così la mia privacy?

Credo proprio di sì,  la sua gelosia l’ho misurata in varie occasioni e la sua professione da stalker  non conosce confini, aveva letto anche il messaggio che Thomas mi aveva inviato a Nashville.

Certo, però prima di sostenere una discussione devo essere sicura che sia stato lui volutamente a non far arrivare le mail di Thomas.

Sono furiosa.  Non posso accettare che mi tratti in questo modo.

Accidenti! Lui non può impedirmi di frequentare una persona perché è geloso. Tanto è sempre geloso e sospettoso di tutto quello che mi si avvicina. Anche del postino o del… lattaio che ne so.

I rapporti con Thomas sono di lavoro. Sì, insomma, da parte mia è così. Forse Christian si è accorto che Thomas ha altre mire su di me. Okay, ma me la so cavare da sola, non ho bisogno del Lancillotto che mi salva.

Mmm…. anche questo direbbe che è opinabile. L’esperienza  alla Sip con Jack Hyde, la mia battaglia per andare a New York con quel depravato è stata imbarazzante.

Mi accorgo che   è quasi mezzogiorno. Fra poco è ora di pranzo. Chiamerò Thomas più tardi.

All’una in punto tolgo dal forno due filetti di trota che Max ed io ci dividiamo insieme ai bastoncini di carota.

E per oggi anche qualcosa di dolce, suvvia vogliamoci bene.

Ho preparato anche una crema di panna e ricotta con fragole fresche, sopra ci mettiamo anche qualche scaglia di cioccolato. Mmm… proprio buona, anche Max approva.

Rinfrancati da queste leccornie, continuiamo il gioco del  memory.

Dedicandomi al pranzo mi sono calmata,  anche se è rimasta   la delusione ,   mi sento   trattata come una stupida.

Troviamo tutte le coppie di cuccioli e lo ricominciamo dall’inizio fino a quando Max non cede al sonno del pomeriggio. Lo porto nel suo letto e lo lascio riposare.

Cerco Gail per sapere se è riuscita a preparare quello che le avevo domandato e ci incrociamo giusto  sulle scale.

<E’ tutto pronto> mi dice consegnandomi un sacchettino <Qui c’è quello che mi hai chiesto. Resto io con Max se tu vuoi andare a controllare> .

<Ok, grazie. >

Mancano alcuni  minuti alle cinque.

Christian per tutto il giorno non si è fatto vivo, ma stamattina  aveva detto che sarebbe rientrato a quest’ora.

Max e Gail sono in cucina per preparare l’impasto della pizza.

Ritorno nel salone, mi fermo  davanti alle grandi vetrate e osservo lo sky line di Seattle che luccica dopo l’acquazzone  del pomeriggio. I nuvoloni scuri sono ancora in agguato all’orizzonte, minacciando un nuovo temporale. Da ovest, invece, filtrano dei  grossi raggi di sole che affettano  l’azzurro del cielo in tante piccole strisce.

Prendo il cellulare e compongo il numero.

<Pronto!>, mi risponde con tono autoritario. Non può riconoscere il mio nuovo numero.

<Ciao Thomas, sono Rose>. 

Aspetto il suo saluto.

<Rose….. ciao principessa,  sei proprio tu? Che piacere risentirti> è emozionato, l’ho colto alla sprovvista

.

Principessa?” Alzo gli occhi al cielo.

<Il tuo mazzo di fiori è meraviglioso, almeno mi hanno detto. Volevo ringraziarti. Mi dispiace che non sono a casa in questi giorni. Spero che resistano fino al mio ritorno> la sua reazione ha reso dolce anche il mio dialogo.

A dire il vero volevo mantenere un tono più neutro e staccato, ma non riesco a fare la stronza.

Dopo che mi ha mandato quei fiori….

<Dimmi dove sei, te  ne faccio recapitare un  altro>,  si affretta a dirmi.

<Grazie, sei gentile, ma   non sono fissa in un posto>.

Per carità ci mancherebbe solo di ricevere qui i suoi fiori, sai la faccia di Christian….

Mi passa veloce un brivido.

<Per questo  il tuo telefono mi segnala che è fuori servizio?>

Ecco svelato  il mistero, ma non ho tempo per pensarci adesso, devo trovare una scusa plausibile.

<Ah… no! Ho dimenticato a Nashville il mio cellulare e sarà scarico in qualche angolo della casa> faccio una risatina sforzata.

Non posso certo dirgli che il mio ex marito mi ha fatto sostituire il numero con uno sicuro facendo  trasferire solo le chiamate che gli comodavano, e non sicuramente quelle di un mio eventuale spasimante.

<Ti ho spedito anche due e-mail. So che non serviva rispondermi, ma… le hai ricevute?>

Uhu… cosa m’invento. Non è stupido credo che abbia fiutato qualcosa.

<Dovevo mandarti un saluto, mi dispiace me ne sono dimenticata>, speriamo solo che sia vero che le ha inviate.

Maledizione!! Perché devo trovarmi in questa spiacevole situazione.

<Rose, non vuoi dirmi dove sei. Mi dici almeno quando pensi di rientrare a Nashville? Vorrei rivederti>, mi chiede con   voce vellutata.

Sto ancora guardando fuori dalla vetrata, verso lo Space Needle. Un impercettibile movimento sul riflesso del vetro mi conferma la sua presenza. E’  qui dentro il salone. Puntualissimo.

Da quanto mi ascolta?”

Abbasso lo sguardo sul pavimento e muovo la punta del piede  come a voler pulire una briciola per terra.

<Ho diversi impegni. Non ho ancora un programma preciso  per la prossima settima>, cerco di temporeggiare.

<Ti raggiungo io in qualsiasi parte del mondo tu sia. Dammi solo il tempo di partire> mi dice  accalorato.

<Tu sei pazzo, ne saresti davvero capace?>  rido divertita con enfasi.

Stronza due volte”.

<Lo sai come si chiama la mia pazzia?  Io……  mi manchi. Vorrei rivederti>, la sua   voce è roca, carica di attesa.  Quella voce da brivido.

Cavolo, non sono più abituata a sentire qualcuno che mi parla così. E poi sapere che Christian sta ascoltando mi carica ancora di più.

<Ci risentiamo verso metà della prossima settima, dovrei avere una risposta da darti>, il tono squillante stride, fa un po’ da oca. Va bene così.

<Rose, non credo di resistere fino a quel giorno, morirò prima se non ti rivedo. Aahhh…> fa  un urlo di dolore da tragedia  ma resta con un tono scherzoso, sento che sta sorridendo.

Viene da ridere anche a me e alzo inavvertitamente lo sguardo scontrandomi con i fulmini che escono dagli occhi di Christian,  cento volte più incendiari di quelli che si stanno scatenando tempestosi  nel cielo.

Mi giro di nuovo verso la vetrata con noncuranza.

<Devo andare ora, abbi cura di te>,  e poi sussurro <ti richiamo io>.

<Ciao principessa, resto incollato al telefono giorno e notte>, sento che mi dice mentre riattacco.

Resto ad aspettare l’assalto di Mr. Grey , ma anch’io ho qualcosa da dirgli.

Non solo l’e-mail, anche le telefonate non mi  ha fatto trasferire. Mi giro piano, camminando verso il  divano.

Non è più nella stanza, forse ha pensato di lasciar correre. 

Mmm.., non è da lui.

Può darsi che non voglia un confronto  qui adesso, ci sono anche Gail e Max in cucina.

Sono immersa nel dilemma quando lo sento  uscire dalla cucina. Si avventa verso di me come una furia, mi afferra una  mano  trascinandomi nel suo studio e io  lo seguo senza porre resistenza fin dentro la stanza.

Chiude la porta, senza sbattere e si appoggia a essa, mandando indietro la testa e riprendendo fiato.

Io resto in piedi in mezzo allo studio in attesa. Mi sembra di essere al cospetto degli insegnanti  per prendere un’ammonizione,  anche se, realmente,  non ne ho mai  ricevute.      Mani intrecciate davanti al grembo e sguardo basso che controlla il movimento delle sue. Non si sa mai, potrebbero rianimarsi  le  mani che prudono.

Non ho intenzione di iniziare io, quindi…  mi giro i pollici.

<Mi rispondi se ti chiedo con chi stavi parlando, se così si può dire, al telefono?>, mi chiede  duro, sprezzante.

<Perché ti affanni a chiederlo a me. Basta che chiami Barney  o Taylor, avranno sicuramente memorizzato il numero. Te lo possono dire loro>, gli rispondo acida, sfidandolo chiaramente con lo sguardo.

Aggrotta le ciglia e mi fissa chiudendo gli occhi a fessura.

<Di cosa mi stai accusando?> tuona con enfasi.

<Sai bene di cosa parlo, non serve che te lo rispieghi. Non puoi violare la mia privacy e pensare che lo accetti >. Ricambio l’occhiata truce.

Si sposta dalla porta a dietro la scrivania passandosi nervoso le mani tra i capelli.

<Non capisco di cosa parli Ana. Comunque chiederò a Barney  di verificare, potrebbe esserci stato un disguido.  Sei sempre pronta ad accusarmi senza  possibilità di replica>, insiste per difendersi.

Armeggia sui tasti del computer come dovesse trovarci una risposta.

<Non fare l’innocente. Chi aveva letto,  prima di me per giunta, il messaggio di Thomas quando io ero a Nashville e tu a Seattle>, puntualizzo per confermare la mia posizione.

<Quello è stato un caso, avevano appena sistemato il controllo delle e-mail e quella era finita tra le spam del tuo vecchio indirizzo. Ero in ufficio con Barney   e me l’ha fatta leggere prima di cestinarla perché non gli sembrava  fosse spam. Il resto è arrivato di conseguenza e non ho deciso io il procedimento della sicurezza. Oppure diciamo che non ero contrario che t’impedissero di uscire, anche se dopo ti abbiamo accontentata e sei uscita lo stesso.>

<Oh..,   una grande concessione, un’ora d’aria  come ai carcerati> sprizzo  ironia da tutti i pori.

Hai un’ora di tempo” quanto è stato avvilente.

<Anche troppo, per i miei gusti. Cosa dovevi dire a quel damerino? O è meglio chiedere cosa dovevi fare con quel damerino? E tu che mi hai proposto di portarlo in  casa….. con mio figlio presente. Hai.., hai riflettuto prima di chiedermi una cosa del genere? Quell’idea mi ha fatto impazzire>, alza la voce,  scuotendo le mani, agitato.

<Avevo più che riflettuto. Te l’ho proposto proprio perché mi fosse concesso di uscire. Non l’avrei mai fatto.  Non avrei mai invitato un altro uomo nella casa dove c’era mio figlio e dov’era stato il giorno prima suo padre. Penso che anche tu abbia di me un’alta considerazione>.

Sbarra gli occhi dalla sorpresa  e si copre la bocca con una mano. Scuote la testa rapidamente.

<Tu sei…   sei…  folle,  hai alzato la posta, mi hai ricattato usando mio figlio?>

mi accusa  disorientato.

<Io direi che trovandomi  davanti  a un’insensata reticenza ho cercato un compromesso. Che difatti si è rivelato di facile attuazione e mi poteva essere concesso subito, senza stravaganti trattative>.

<Sempre brava con le parole…   vero Ana?>. Mi fissa di nuovo con gli occhi a fessura.

<Era il damerino al telefono, vero? E’ per questo che non vuoi dirmelo?> sibila tagliente.

<Non ho niente da nascondere, IO. Sei tu che invadi la mia privacy>, protesto furiosa.

Alza anche il sopracciglio. E’ in attesa.

<Va bene, ok,  era Thomas> rispondo  calcando sul nome, non mi piace che lo chiami damerino in tono dispregiativo. Non ha fatto niente per meritarsi  tanto sdegno.

<E cosa vuole da te questo … Thomas> calca anche lui sul nome, ma sputando puro veleno.

<Mi ha chiesto perché non ho risposto alle sue e-mail. Mi ha chiesto anche perché il mio telefono  dà un segnale di  fuori servizio, quindi,  voleva solo accertarsi che stessi bene.>, gli spiego piano come se fosse un bambinetto.

Evito comunque di dirgli dei fiori, del biglietto, del tono del resto della telefonata.

<Ci sarà sicuramente una spiegazione a questi contrattempi, ti ripeto, domani chiederò a Barney, ma non prendertela con me. Non  centro.>

Cerca un’assoluzione totale.  Mmm… c’è qualche possibilità che abbia ragione?

<Okay, aspetterò questa spiegazione. Possiamo andare a cena ora? La pizza sarà quasi pronta>.

Mi sbarra la strada verso la porta ed io indietreggio. Non voglio un contatto con lui ora. Siamo troppo  agitati e vorrei che restasse così.

<Che risposta devi dargli la prossima settimana? Ti ha chiesto ancora per la pubblicazione dei libri?>  mormora tra i denti con la mascella contratta.

<Non abbiamo parlato dei libri, Christian. Voleva sapere quando rientro a Nashville>,

rispondo con il tono più neutro che sono riuscita a fare.

<Hai deciso di ritornare  a Nashville dopo che rientrerai da Montesano? Non ti fermerai qui a Seattle?> continua sostenuto con l’interrogatorio, ma dalla sua voce cede una nota di timore.

<Vorrei restare, credimi. Soprattutto perché tu e Max vi possiate vedere tutti i giorni..>

<Maa……..?> mi incalza irritato.

Non rispondo e cerco di avvicinarmi alla porta.

<Qual è l’obiezione, Ana.  Perché c’è  lui che ti aspetta a Nashville?>

<Non torturarti su questo Christian,   vieni, andiamo  in cucina a vedere cos’ha combinato Max>.

Lo lascio  in sospeso e mi dileguo di corsa  prima che mi fermi nuovamente.

Le note di un vecchio album di musica Country  rallegrano l’atmosfera della cucina  e anche Max contribuisce, è inguardabile.

In ginocchio sopra un seggiolone ben protetto, stende la pasta nella teglia con le sue piccole manine svelte.

Nonostante Gail gli abbia messo un grembiulone ha la farina spalmata sui capelli e sulle braccia e ogni dove si sia appoggiato.

Devo trattenermi dal ridere, s’impegna  serio sul suo lavoro e si sentirebbe preso in giro. Anche Christian vedo che mantiene un contegno rigoroso, ma non so se è per lo stesso motivo mio. E’ ancora piuttosto contrariato  dal diverbio che abbiamo avuto.

Mi avvicino a Gail.

<Spero non si sia sentito che abbiamo alzato la voce > le chiedo piano. La musica è comunque alta e copre le mie parole.

<Mi ha chiesto  di accendere la musica così alta. Non abbiamo sentito niente> mi rassicura indicandomi Christian con una breve occhiata.

Oh… mi sconcerta sempre. Per  rispetto  di Max e Gail ha fatto in modo che non udissero la nostra discussione.

E’ evidente che buon senso e educazione sono una parte indiscutibile del suo carattere.

Le pizze sono pronte per cuocere e il  forno è  alla temperatura giusta.

Prima di infornarle,  però,  chiedo a Max e Gail  di mettersi in posa per una fotografia. Ho il cellulare in tasca e scatto alcune pose. E’ troppo divertente così conciato, non posso farmi sfuggire queste immagini.

<Le invio   a nonna Emma> dico a Max <sarà felice di sapere che hai cucinato anche qui> ridacchio.

Christian osserva la scena serio, cerca di contenere la rabbia,  poi va ad abbassare la musica.

Lo ignoro per tutta la cena, cerco di parlare poco e mi rivolgo solo a Max. So che questo lo fa andare in bestia.

Finito di  mangiare Christian si ritira ancora seccato nel suo studio ed io porto Max  in camera sua per  fargli  un bel  bagno.

Mi fa tenerezza  quando è pulito e profumato. Gli faccio indossare subito il pigiama. Mi siedo nella poltrona in camera sua  a coccolarlo e mi faccio raccontare come ha preparato la pizza con Gail.

<Era buona,  vero mamma?> mi chiede felice alla fine.

<E’ la pizza più buona che ci sia> lo bacio tra i capelli stringendomelo ancor di più al petto.

Christian arriva dopo un po’ per augurargli  la buona notte.

Siamo ancora seduti sulla poltrona, leggendo per l’ennesima volta Peter Pan. 

Si abbassa per dargli un bacio sulla fronte e anche se ho cercato di spostarmi indietro il suo profumo mi invade fino nei posti più reconditi del mio corpo.

Chiudo un momento gli occhi per trattenere di più quella meravigliosa sensazione. Quando li riapro non mi sfugge la sua occhiata ansiosa.

<Ritorno nello studio, ho ancora del lavoro da sbrigare>  mi dice uscendo.

E’ un invito? Forse vuole che dopo lo raggiunga li. Ma io ho altri progetti.

Quando Max si è addormentato Gail mi raggiunge come d’accordo e resta con lui fin che sarà necessario.

<Hai parlato con Jason?>.

<Gli ho spiegato qualcosa senza scendere in particolari. Gli ho promesso i dettagli domani>, mi sorride complice.

La ringrazio e vado in camera mia.

Mi lavo con cura,  stendo  la crema per il corpo con un aroma molto sensuale che ricorda il profumo “Blu  Notte”     tra i miei preferiti.  Spazzolo bene i capelli e faccio una treccia. Mi rivesto, prendo il sacchettino che mi ha dato Gail stamattina e vado a prepararmi.

Ho del tempo a disposizione, quindi ripeto il controllo che ho fatto nel pomeriggio.

Quando ho finito, mi cambio, metto un accappatoio finissimo  di morbida spugna bianca e mi siedo sul bordo del letto, di fronte alla finestra dando la schiena alla porta che ho lasciato socchiusa.

Spengo le luci  e resto nella penombra dei riflessi  dei neon che scintillano sotto di me.  Aspetto.

CLICCATE QUI PER LEGGERE IL CAPITOLO 16.

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

 

59 commenti

  1. irma

    Bello come al solito e molto coinvolgente! Spero che nei prossimi capitoli le cose si evolvano per A e C e che riescano ad avvicinarsi di più, non vedo l’ora che si ritrovino. Succederà presto vero? dimmi di si! comunque brava come sempre baci. ed ora un attesa si una settimana sarà lunga!

  2. irma

    Scusate gli errori di ortografia ma sono andata di fretta e non ho riletto.

  3. Mellie

    Cavolo no sul più bello…………. 🙁
    Anthea complimenti un capitolo meraviglioso, come sempre coinvolgente. Hai la capacità di far entrare in un rapporto empatico il lettore con i personaggi…. Sembra quasi di vivere e sentire il dolore di Christian e la frustrazione di Anastasia. Sei bravissima non c’è altro da dire 🙂
    Però se penso che devo aspettare un’altra settimana, fremo di impazienza come una bimba capricciosa 😉
    Alla prossima

  4. lolly74

    mi hai intrigata nn vedo l’ora di leggere il pross. capitolo sei BRAVISSIMA complimenti…. come vedo sono la prima nn vedevo l’ora di leggerlo grazie continua cosi’…. un abbraccio… 😉

  5. Flo

    Brava !!! veramente intrigante ……uff!!! aspettare un’altra settimana…. che tortura!!!!!!!

  6. Benedetta

    Non può finire così e una tortura come faccio io ad aspettare un altra settimana cavolo comunque sempre più fantastica brava continua così….. 🙂

  7. alisa69

    Cosa bolle in pentola?? Non riesco mai a prevedere come evolveranno le cose fra i 2…quando ci sarà un concreto riavvicinamento?
    sei sempre bravissima, complimenti, il sabato è diventato un ottimo giorno….ps quanti capito prevedi avrà qs storia, hai già deciso?
    un grande abbraccio e grazie di tutto

    • Anthea

      Rispondo per ringraziarvi tutte sopra e sotto, siete sempre così gentili.
      Ci sono ancora capitoli, vi terrò compagnia (e in ansia) ancora per alcune settimane. 🙂

      • Anthea

        Rispondo a Alisa 69 e vale per tutte intendevo dire. Scusate a volte la fretta….

  8. monica

    nn puoi farci qst.. non sul più belloooo.. è una tortura!!! cmq sempre bravissima qst storia è stupenda

  9. Barby

    sempre bravissima cm al solito.
    Ana aspetta …. ki o cosa?
    e noi dobbiamo aspettare cn lei ….. uffa, un’intera settimana lì seduta sul letto ….. mannaggia, nn resisto così tanto un aiutino x aiutarci ad aspettare? Intanto attende un evento o una xsona? E’ in camera sua o in quella di Christian? Cosa c’è nel sakkettino? Nn vuole fare ingelosire Christian cn un altro uomo, vero? A Christian torna la passione di prima x la sua Ana, nn è vero?
    Illuminaci ……. TI PREGOOOOOOOO.

    • Anthea

      sabato prossimo dovresti leggere quasi tutte le risposte 🙂

      • Alessandra

        È 14 vorreiiiiii il seguitoooooooooooooooooooooooooo sto fremendoooooooooo
        Sei spettacolare e bravissssimaaaaaa

  10. Paola

    Sono convinta che nel sacchetto gmail ha messo le famose sfere…bisognerà vedere la reazione di C ,speriamo che qualcosa di positivo accada almeno da sgelare un po’ la storia…….non vedo l ora bravissima Paola

    • Mellie

      Anch’io ho pensato subito alle mitiche sfere d’argento e anche alle fascette stringicavo o a delle manette di pelle… Chissà vedremo la prossima settimana
      Curiosa… Curiosa… Curiosa… e Impaziente 🙂

      • Mellie

        Noooooooooo ti piace la tortura allora 🙂
        Mi scervellerò fino a sabato prossimo, ci penserò pure la notte è diventata una fissazione riuscire a capire che cosa ti sei inventata.

  11. Danielle

    Una sola parola STUPENDO (e se nel sacchetto ci fosse la maschera ???)
    Vabbè aspettiamo sabato.
    A proposito che cosa ne pensate degli attori scelti ????

  12. Danielle

    Se devo essere sincera appena saputo sono rimasta un pò delusa (forse mi ero fissata anch’io con Matt e Alexis) ma adesso più passano i giorni più mi rendo conto che hanno fatto la scelta giusta oltre che molto belli sono anche molto espressivi (cosa che non si può dire di Matt Bomer)

    • Mellie

      🙂 Sono daccordo con te
      Penso che ognuna di noi mentre leggeva i libri avesse in mente qualcuno di diverso, io avevo raffigurato C con il volto di Ian però riconosco che non c’entra nulla con la descrizione fatta dalla James…
      Secondo me Charlie e Dakota non ci deluderanno 😉

  13. Danielle

    Ian lo vedo meglio come Gideon Cross anche se ho letto solo il primo libro (non mi ricordo neanche il titolo)

    • Mellie

      Il mitico “A nudo per te”…. Ah quanto mi piacciono anche Gideon ed Eva, ho letto tutti e tre i libri li ho amati alla follia. 🙂
      Per quanto straveda per Ian Somerhalder non riesco ad immaginarlo nei panni di Gideon perchè non è che sia così alto e ben impostato fisicamente e ti dirò non riesco ad immaginare nessun attore nei suoi panni… Alcune sostengono che possa esssere impersonato da Cavill ma per me ha troppo la faccia da pesce lesso e un’espressione così vacua, insomma non mi dice niente.
      Aspetto con ansia i casting anche per quel ruolo… Vedremo 😉

  14. Danielle

    Io aspetto con ansia di sapere chi interpreterà Kate, Elliot, Ethan, Josè, Taylor ecc.
    ………e soprattutto la terribile Mrs.Robinson
    Seguirò il tuo consiglio e leggerò anche gli altri due.
    Prima però voglio sapere come va a finire la storia di Anthea (tutti i venerdi sera aspetto con ansia che scocchi la mezzanotte per poter leggere il seguito).
    Mi sento tanto Cenerentola.

    • Mellie

      Cenerentola… Ahahah carina questa 🙂
      Si Anthea ha questa capacità di coinvolgerti col suo modo di scrivere spero che prima o poi le venga data la possibilità di scrivere qualcosa di suo, non che Di più non lo sia, ma che scriva una storia “originale” e che magari altre ispirate da lei ci scriveranno su delle ff … 🙂
      Cmq il secondo libro Riflessi di te è stupendo quanto mi ha fatto piangere, Nel profondo di te non ha la carica dei precedenti però volevo sapere come continuava la storia… Leggerò gli altri due quando usciranno per sapere come andrà a finire tra Gideon ed Eva 😉

  15. arianna

    Mi piacerebbe che Ana facesse ingelosire Christian.. Magari con Thomas…per smuovere un pochino Christian..Lei fa di tutto per assecondarlo perchè si sente in colpa..e se andasse via da Seattle per ritornare per qualche tempo a casa di Emma??come si comporterebbe Christian?? Comunque sei bravissima .. Aspetto con ansia Sabato prossimo…

  16. cris

    Certo che interrompi la storia sempre sul più bello. Sei bravissima a creare la giusta suspance. Percepisci la sofferenza di Christian. Vorresti entrare nel racconto per incoraggiarlo, per aiutarlo a superare le sue paure. Preferirei che Ana non facesse ingelosire Christian, almeno non volutamente. Sarebbe “come sparare sulla croce rossa” come disse Kate a suo tempo.
    Io penso che Gail abbia dato ad Ana la chiave della stanza rossa. Non credo, anche se c’è complicità tra le due, che Ana chieda a Gail le “famose sfere” o le manette. Sono oggetti molto personali. Vi ricordate come reagì Ana quando incontrò Gail nel corridoio ed aveva il divaricatore anale?
    È poi il fatto che si informi sulla posizione delle telecamere fa pensare che voglia mantenere la “loro” intimità nel momento stesso che entreranno nelle stanza rossa dei giochi.
    Comunque brava perché rendi partecipe il tuo pubblico.

    • Mellie

      Non vedo l’ora che arrivi la sett pross per sapere cosa si è inventata Anthea…
      La curiosità è a mille 🙂
      Non sono sicura che sitratti della chiave, Gail da ad Ana un sacchettino con del “materiale” da controllare e lei lo esamina due volte, però lei si fa la treccia…
      Mah vedremo Sabato prossimo o come io spero Venerdì poco dopo la mezzanotte 😉

      • Anthea

        Che storia ragazze, non pensavo di mettervi così in subbuglio. Comunque mi fa piacere trovarvi attente e concentrate su questa ff. e sulla trilogia insieme. Complimenti.

        • Mellie

          Tu non lo sai ma siamo meglio di RIS e CSI messi insieme
          Analizziamo tutto nei minimi particolari, ma la tua mente è così ingegnosa che gli scenari possibili sono infiniti. 😉
          Cmq brava questa capacità non è di tutti 🙂

  17. ROSANERA

    Che capitolo!!! E quanto e’ lungo!!!
    Grande soddisfazione, grande commozione …. quando Christian ammette di non riuscire a baciare Anastasia, nonostante il suo desiderio bruciante…. beh, ho pianto……

    Voi no??!!!

    • Mellie

      Beh se devo dirtila verità Anthea mi ha fatta piangere dal primo capitolo per questo dico che ha una capacità straordinaria di far entrare in empatia in modo pazzesco il lettore con i personaggi della storia.
      Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di vedere come finirà tra C e A perchè a volte diventa quasi insopportabile la sofferenza che in alcuni momenti ti trasmettono e non vedi l’ora che tutto finisca, e poi si ogni capitolo sono lacrime e lacrime in particolare come quando parlano di quanto sia stato duro il periodo che hanno trascorso separati…
      Vabbè smetto perchè a pensarci mi viene la pelle d’oca.
      Tutto questo lo dobbiamo alla bravura di Anthea continua così che ci piaci 🙂

  18. Cassieblue333

    A me sono piaciute le scenette con Max: sembra proprio che Anthea abbia avuto contatti ravvicinati con bambini di quell’età, che sono affettivamente assolutisti, egoisticamente legati alla mamma, imitatori nati del papy, e grandi sbruffoni se posti al centro dell’attenzione di nonni, zii, parenti vari. Commovente l’avvicinamento di Christian al figlio, sempre più curiosa la storia con Ana…….vedremo….speriamo in bene!

    • Anthea

      Grazie cara. 🙂 Ho due figli, sono grandi ma li ricordo bene a quell’età e l’ho scelta proprio perchè mi dava quel tipo di interazione. ciao

  19. viola

    Ogni capitolo è sempre meglio del precedente, brava continua così a tenerci un pò sulle spine!

    • Anthea

      vi tengo sempre ancorate alla trilogia, quante sono andate a guardare in quale scena si parla della porta blindata?

  20. Bimba

    Io sto anche leggendo la ff di monique lain ”meander ”tradotta in italiano e devo dire che è interessante, è un’altra versione del di più. .Grazie a tutte voi che scrivete ff.

  21. Mellie

    Anthea sono in attesa per questa sera dopo la mezzanotte. Finalmente la curiosità troverà pace, ma verrà riaccesa verso fine capitolo perchè ti piace torturarci 🙂

    • Anthea

      ma come fate a tenervi aggiornate sulle risposte dei post
      o io sono imbranata, cosa che ritengo ovvia ma non me faccio una ragione, oppure mi sono persa qualcosa
      Non riesco a ricevere nessun aggiornamento.

    • Anthea

      Ho appena inviato il 18° – Spero che le admin facciano in tempo a pubblicarlo, altrimenti è colpa mia che l’ho consegnato in ritardo.
      Ascoltalo con la musica, ho messo tre pezzi……. e ti prego e vi prego … vogliatemi ancora bene 🙂

      • Mellie

        Perchè cosa hai combinato? Voglio sperare che non ci siano tradimenti altrimenti non rispondo di me stessa 🙂

  22. Paola

    Dal tuo post si evince che non torneranno assieme ….se è così accetto la tua visione della storia ma da inguaribile romantica leggero altre ff tipo quella di emine baci

  23. enza59

    il 18° capitolo???? questa asttesa mi sta rendendo un pò nervosa 😉