Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 16° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

CAPITOLO 16 

MARTEDI

Quando rientriamo  dalla corsa allo   Schmitz Park,  Max si è appena svegliato ed è in cucina con Gail  che aveva il compito di sorvegliarlo.

Ci vede arrivare in tuta e scarpe da ginnastica tutti  sudati e  ci scruta da testa a piedi  con gli occhi ancora impastati dal sonno.

<Dove siete stati?>,  borbotta curioso arricciando  la fronte e   guardandoci un po’ storto.

Trattengo un sorriso.

Dove vanno questi due senza di me” starà sicuramente pensando  nella sua testolina,  conosco quell’espressione.

Christian oggi sembra proprio  ispirato e  fa lo sbruffone.

<Ho portato la mamma a correre nel parco, ma è una schiappa, non riesce a prendermi>.   Per risposta gli tiro piano un pugno sul braccio.

<Schiappa? A me?> e faccio l’occhiolino a Max che si è messo le mani davanti alla faccia e ci guarda da uno spiraglio tra le dita.

<Attento a quello che dici, io ho completato tutto il mio allenamento>, rimbrotto ancora verso Christian, guardandolo con aria truce  e cattiva.

Max, nel suo pigiamino azzurro, si agita sulla sedia e ridacchia divertito dalla scenetta.

Christian si avvicina a Max  e lo bacia su una guancia <Buongiorno piccolo>. Come risposta Max gli butta le braccia al collo  e gli dice qualcosa all’orecchio.

Christian si gira a guardarmi e poi annuisce a Max.

<Cosa state tramando voi due> intervengo fingendomi  arrabbiata.

<Niente, niente> rispondono simultaneamente, sghignazzandomi  alle spalle.

La mattina sembra proprio iniziata bene, anche prima, sia in auto sia al parco Christian era di buon umore. Ci siamo concessi un paio d’ore estraniandoci completamente  dal mondo, o  almeno, per me è stato così.

Non avrei mai pensato di essere così  d’accordo con quelli che dicono che l’attività fisica porta benessere.

Christian ed io abbiamo trovato un terreno comune. Corriamo, fatichiamo, sudiamo insieme e più ci impegniamo,  più ci sentiamo uniti  e vicini nel condividere la stanchezza delle nostre membra e la leggerezza di pensiero che ci regala.  Nuovo vigore e nuova  energia per la mente.

Anche a Taylor sembra faccia bene, mi  ha finalmente rivolto un “Buongiorno” senza stringere i denti e un accenno di piega delle labbra in sorriso quando  ho risposto al suo saluto. Era quasi impercettibile, però  l’ho visto.

Christian beve al volo il suo caffè e  si congeda subito dopo per andare alla Grey House.

Max finisce di mangiare la ciotola di frutta fresca che gli ha preparato Gail e poi andiamo insieme a vestirci.

Mi preparo direttamente per l’incontro con il dottor Flynn del pomeriggio. Indosso uno dei nuovi tailleur  bianco e azzurro di un morbido tessuto seta-cotone che sottolinea le curve del seno e dei fianchi.

La giacchina  è corta, a motivi geometrici con zip e scollo a V e la longuette stretta a tubo. Brava Maria, anche questo mi sta divinamente e quella tonalità quasi pervinca intensifica ancor di più quella dei miei occhi.

Ritorniamo come ieri nel  grande tavolo del salone, dove possiamo muoverci liberamente.

Devo ammettere che, malgrado   dentro in questa stanza io  abbia vissuto anche  dei momenti poco… felici, amo stare in questo  ampio  spazio aperto, molto luminoso  e  circondato  dai tetti  dei palazzi. Sembra di essere in una postazione privilegiata da dove è possibile manovrare la vita della città. Non che io abbia bisogno di far questo, però  pensare di avere qualche potere… magico.

Osservo Max che  si siede vicino a me per completare altri esercizi e disegnare.

Se gli parlo di poteri magici sono sicura che s’infervora subito e attacca con grinta a saltare come qualche personaggio dei cartoni animati. Meglio che lo lasci tranquillo.

Appoggia sul tavolo lo zainetto pieno di scatole che si è portato appresso, perché per spostare le sue cose dalla camera a qui  usa lo zainetto come dovesse andare a scuola, e   sceglie  un nuovo  puzzle che  mi mostra con un’aria di sfida, per attirare la mia attenzione.

Mi farà vedere di sicuro che riesce a comporlo in poco tempo. Seguo quindi con interesse   la precisione con  cui lo  porta a termine senza tante incertezze.

Troppo facile! Non mi frega”

<Bravo tesoro>,  lo elogio <però dimmi la verità. L’avevi già fatto vero?>

Per tutta risposta sghignazza e rompe i pezzi del puzzle per rifarlo di nuovo.

Ok! Buon lavoro.

Avvio il computer, mi connetto alla rete,  scarico la posta e la controllo.

Osservo incredula  il numero esiguo di messaggi arrivati.  Cavolo! Niente spam… nessuna vincita alla lotteria questa settimana, ne concorsi, ne prestiti, niente, neanche  qualcuno  che mi vuole vendere il viagra… ops….

Ana…. che battuta  cretina e  inopportuna”. 

Comunque    le maglie  del server sono davvero strette  ed efficienti. Mi congratulo con Barney. Trovo solo un paio di messaggi a cui non devo risposta e le solite newsletter a cui sono iscritta.

Preparo una lista di domande per il dottor  Flynn che incontrerò nel pomeriggio a casa Grey.  Christian riesce a nascondere molto bene il suo disagio  intimo e vorrei  veramente aiutarlo.  Già, aiutarlo sì, ma non con la pastiglietta azzurra, anche se potrebbe  funzionare. Mmm… lo chiederò a Flynn.

Intanto si sta materializzando un’ idea, ma  ho bisogno prima di parlare con il dottore.

Ci accompagna Steve  a  Bellevue,  e nel tragitto troviamo un  traffico intenso  che ritarda il nostro arrivo.

Grace è all’ingresso inquieta,  ci  riceve subito  in casa   con la scusa di lasciare lo zainetto di Max e mi indica lo studio di Carrich, poi  ritorna nel giardino con Max per tenere occupato anche Steve.

Anche se mi sono preparata, incontrare con questi sotterfugi il dottor Flynn    mi mette a disagio  e sono nervosa.

Mi avvicino circospetta alla porta ed entro nell’elegante studio. 

Subito percepisco  un leggero aroma   di legno, di cera e di tabacco; quello che sovrasta di più, però, è l’odore di carta, tipico di quella vecchia e polverosa, che ricorda dei consunti registri rilegati con lo spago e che, per qualche ignoto motivo, accresce la mia sensazione del proibito.

Accidenti, che stupenda biblioteca.

Resto ferma qualche istante a osservarla.

Ci sono due pareti    ricoperte da libri fino al soffitto, in una addirittura  dei grossi tomi occupano tutta la parte inferiore e li collego subito  al lavoro di avvocato di Carrich.

In alto fa bella mostra una fila ordinata di copertine in pelle bordeaux con scritte dorate sul dorso.

C’è una scaletta di fianco per raggiungerle.

Davanti alle due finestre domina una massiccia  scrivania antica in noce scuro,  sicuramente di valore. Sopra ci sono i soliti oggetti,  una lampada,  una scatola di legno, una pila di  riviste patinate, penne e matite in ordine crescente   e alcuni mucchietti di biglietti da visita che attirano per un attimo la mia attenzione.

Il dottor John Flynn , nel suo fine completo grigio scuro con la camicia nera , mi  viene incontro disinvolto con il suo passo elegante. La sua aria rilassata e gli occhi sorridenti fanno calare subito la mia tensione. Allungo la mano per salutarlo, ma lui mi  abbraccia, sorprendendomi.

<Ciao Anastasia, è un grande piacere per me rivederti>  mi dice  con il suo  simpatico accento inglese e tralasciando i convenevoli.

Cavolo che affabile accoglienza”.  Resto interdetta per qualche istante.

Pensavo di trovarlo serio  e contrariato  per  le conseguenze della mia fuga, 

invece è schietto e cordiale.

<Ciao John,  grazie per essere venuto con poco preavviso>, riesco finalmente  a dirgli appena mi stacco dall’abbraccio.

Ci sediamo dallo stesso lato del divano, davanti alla scrivania.

Mi scruta attentamente  e continua a sorridermi. Sembra in pace con se stesso e con il mondo. Beato lui.

<Grace mi  ha detto che  volevi parlarmi. Rendermi disponibile  subito per te e per la famiglia Grey  è prioritario>. 

Con il suo tono calmo e gentile mi mette del tutto a mio agio  anche se resto seduta in avanti, senza appoggiare la schiena e stringendomi le ginocchia con le mani.

<Come ti posso aiutare?> si  informa fissandomi.

<Ho bisogno di chiarire  i motivi di alcuni comportamenti di…. di un mio carissimo amico>,  non faccio il nome di Christian per non metterlo in difficoltà, si tratta  di un suo  paziente. Tanto lui sa a chi mi riferisco.

Vedo, infatti,  che annuisce ironico con un mezzo sorriso.

Arrivo subito al nocciolo della questione raccontandogli  sommariamente perché  sono fuggita da Christian, senza informarlo che ero incinta di suo figlio. Non mi dilungo   sulle mie peripezie di questi ultimi quattro anni, non è di me che dobbiamo parlare.

Gli riferisco, invece,   in maniera dettagliata quello che è avvenuto dall’incontro   a Nashville sino all’arrivo a Seattle, delle reazioni  di Christian,  con suo figlio e  con me nei vari momenti che ci siamo avvicinati,  del suo volubile comportamento, delle sue ammissioni, delle tante incertezze.

Inoltre gli rivelo  dove ho inaspettatamente  ritrovato i miei ritratti e i miei indumenti, e infine  della sconcertante  confessione della sua mancanza di virilità.

John mi ascolta attentamente senza interrompermi.

Non ha trascritto nulla, non ha proprio il blocco per gli appunti.

Mi sta fissando da quando ho iniziato a parlare senza tradire il suo pensiero, ma  ho come l’impressione di non dirgli niente di nuovo.

<Mi sento tutta la responsabilità  per questa sofferenza e per tutti i problemi che comporta, vorrei aiutarlo ma non so da dove iniziare>, affermo infine con quel senso di disorientamento e mortificazione che racchiude i miei timori.

Flynn finalmente si  rianima, prima fa un lungo sospiro e poi  scuote la testa sicuro  per dare enfasi alle sue  parole.

<No, Anastasia.  Parti nella maniera sbagliata se ti ritieni responsabile. Non puoi imputarti  il cambiamento che  lui   ha apportato alla sua vita.

Quando hai scoperto la tua gravidanza, hai cercato di portare in salvo il tuo piccolo perché percepivi una minaccia nei suoi confronti.

Qualsiasi madre, con cognizione di causa, pensa di strappare al pericolo suo figlio prima di qualsiasi altra cosa. E’ la natura insita della donna, si chiama anche istinto materno>. 

Detto questo, si accomoda meglio sul divano volgendosi  dal mio lato.

Mi guardo le mani a disagio,  questa giustificazione  non  ha il potere di placare il mio senso di colpa.

<Ma sono scappata  mentendogli e senza spiegazioni. Non ha avuto suo figlio vicino per   Quattro.Lunghi.Anni.>  rinforzo il mio punto di vista  con rammarico.

Riflette corrugando lievemente la fronte e dopo qualche attimo di silenzio continua imperterrito:

<Ci sono tutti i suoi demoni  prima della tua fuga, non puoi addossarti la colpa dei suoi disturbi, delle sue rinunce>, sostiene studiando la mia reazione, <ne avevamo  discusso, ricordi? Sapevi che era in terapia, avevi imparato a conoscerlo e conviverci. Mi era sembrato che il vostro rapporto si fosse stabilizzato>, fa una breve pausa cercando il mio sguardo, <non vuoi dirmi quello che ti ha spaventata veramente?>

Accidenti John! Non farmi rimestare ancora nelle mie angosce.

<Anastasia..> mi incoraggia annuendo <parlarne ti può aiutare>.

No!”

Fisso senza vedere la scatola sopra la scrivania invocando l’intervento della mia collaudata tattica diversiva, che però  questa volta stenta a farsi avanti. Una domanda di riserva? Niente.

Porca miseria, Flynn  continua a osservarmi in attesa, disarmandomi   e io.. mi arrendo.

Mi arrendo  al  bisogno di condividere quel segreto che celo nel mio intimo e   che non ho mai rivelato a nessuno, non avevo il coraggio di ammetterlo   neanche a me stessa.

<Dopo qualche giorno dal nostro incontro al tuo studio,   avevo  trovato per caso una  scatola contenente delle fotografie….  Immagini scattate da  lui alle sue

Sottomesse nella Stanza dei Giochi>,  John  annuisce, sa a cosa mi riferisco.

<Ne avevamo  discusso , mi aveva spiegato vagamente  l’uso di quegli scatti, promettendomi  che se ne sarebbe disfatto; avevo  archiviato tutto  in un recesso della mia mente, stranamente senza fare tante storie. Ma qualcosa aveva intaccato la mia integrità e continuava inesorabilmente ad erodere la mia anima.

Me ne sono resa conto soltanto  dopo che è nato Max, perché,  quando sono scappata, ho seguito solo un forte istinto>.

Sono costretta a  interrompermi,  ho entrambe le tempie che pulsano per la tensione. Le massaggio d’impulso con le dita.

E’ vero che dirlo a voce alta è una liberazione, ma che fatica.

John resta in silenzio,  pensieroso,   si pizzica piano il mento  aspettando che mi riprenda.

<Non c’erano solo perversione e sadismo in quelle immagini, non c’erano solo i suoi demoni che stavo imparando a conoscere.

John… io, io ho visto   una  rabbia anormale, una crudeltà incontrollabile, quegli scatti erano la prova di malvagità, di qualcosa di spietato, e c’era   lui    dietro  tutto questo.

Lui stesso mi aveva messa in guardia dicendomi che non potevo neanche immaginare l’abisso della sua depravazione, e  inoltre sapevo, per sua stessa ammissione, che aveva superato il limite di sicurezza con una delle  Sottomesse e niente mi assicurava che non ci fosse dell’altro.

Questo avevo percepito e registrato con il mio occhio interiore e  questo  ha scatenato la mia irragionevole  reazione.

Da sola forse lo avrei affrontato, non lo so, non ho modo di verificarlo ormai. Ma con un figlio?  Non desiderato per giunta?>  stringo forte gli occhi perché le lacrime pungono per uscire. Fa male ricordare, tanto male.

<Sai il colmo di tutto…..   alla fine mi sono resa conto che non avevo timore di lui, ma di me stessa.

Inconsciamente sapevo  di non avere la forza per sfidare la sorte con un bambino di mezzo>.

Accidenti, no! Due goccioloni  riescono lo stesso a uscire, li pulisco subito con il dorso della mano.

Guardo Flynn che annuisce lieve.

<Grazie!> “Grazie per avermelo fatto ammettere John”

<Vedi?> dice calmo e tranquillo, come avesse appena ascoltato le litanie a Santa Maria e non la confessione dei miei tormenti,  < il tuo intuito aveva percepito uno squilibrio, ti sei allontanata per lasciargli lo spazio  per recuperare la sua vita e, anche,  per proteggere tuo figlio> osserva  mistico,  con una saggezza che sa di altri tempi.

Mi prende in contropiede, non mi aspettavo una comprensione così immediata, un’assoluzione a quello che sono sempre stata convinta fosse la mia grave mancanza  e per la quale continuo ad addossarmi delle responsabilità.

<Io ero convinta  di non soddisfare adeguatamente i suoi bisogni. E se mi avesse chiesto di scegliere? Se si fosse sentito costretto ad accettare e poi mi avesse freddamente allontanata?> insisto sostenendo i miei dubbi.

<Hai parlato con lui di questo?> mi chiede, riportando l’attenzione su Christian e   lasciando cadere la mie perplessità.

Nego, stringendo le palpebre. “Forse un giorno…”

<Credo che   lui  sia arrivato a una sua conclusione.

A Savannah, la sera del compleanno di Max, ha fatto riferimento  alla sua vita  squilibrata e alla mia inesperienza ad affrontare il suo mondo.  Ma no…. Io non gli ho detto niente, non ho voluto  dare forma ai suoi sospetti, c’era il rischio   di peggiorare le cose. >

<E tu, come ti senti?>, mi chiede con un leggero sospiro.

<Io ho accettato  di  ritornare a Seattle perché  so di avere la forza per  affrontarlo, ma non credevo di trovarlo così…così…> la voce mi muore in bocca. Non riesco più a trovare  parole per  definirlo.

<Vorrei ristabilire un rapporto, un buon rapporto principalmente per Max, e su questo ci stiamo già lavorando.

Vorrei anche  riconquistare la sua fiducia;  per questo, invece,  siamo in alto mare>, aggiungo scoraggiata.

John tentenna leggermente il capo e i suoi occhi azzurri si aprono schietti.

<Pensi che esaminare alcuni aspetti del suo atteggiamento potrebbe in qualche modo aiutarti?> mi chiede affabile,  con semplicità.

<Sì, John, per favore>.

Apre le mani rivolgendosi   a qualche santo che  solo lui  può vedere oppure soltanto alla scrivania davanti a noi, ….. be’ non  so,  è un gesto così enfatico.

<Ana, devi capire che  lui aveva già abbattuto tutti i muri di protezione che aveva eretto a difesa della sua anima per non farla soffrire. Per continuare la sua relazione d’amore con te  si  era  esposto al mondo delle emozioni come amore e sentimento che aveva sempre represso. 

Quando tu te ne sei andata era vulnerabile e il dolore lo ha schiacciato.

E’ probabile che per disperazione abbia cercato di ritornare al suo precedente stile di vita, ma non funzionava più, ci aveva rinunciato e non gli andava più bene.

Dentro di se sapeva che  non lo soddisfaceva  più e rievocava quelle immagini per addossare a un suo incubo  la ragione  dell’ astinenza.

Si rendeva anche  conto di essere esposto alla mercé di questi sentimenti e  per  evitare di far entrare qualcun altro nella sua sfera emotiva  che potesse fargli ancora del male,   si è chiuso in se stesso.

Ha impacchettato  amore, passioni, emozioni e tutto quello che interagiva con il sesso compresa la sua virilità. Ha spinto  tutto insieme  nelle tenebre più profonde del suo essere, per  trovare una sembianza di pace-equilibrio.

Ne ha avuto beneficio in tutti questi anni, continuando a mentirsi e spingendo il suo fardello in uno strato più  ineffabile del precedente. Un mondo-tra-i-mondi dove lasciare in oblio la tortura che lo ossessionava.

Non riconoscendo questa parte della sua vita non si doveva confrontare e quindi  nessuna  complicazione con la parte erotica e sentimentale.

Nella vita di tutti i giorni recita la sua parte, è un brillante imprenditore di successo, un impeccabile figlio, fratello, sportivo. Tiene tutto sotto controllo e questo lo rassicura, anche se a volte esplode la rabbia per la forte oppressione.

Poteva scegliere anche altre soluzioni, forse meno dolorose, ma lo avrebbero tenuto alla luce.

Invece ha preferito  rinchiudersi  nel buio  della sua fortezza.

Per questo dico che non puoi addossarti nessuna colpa. Si è scritto lui il suo destino>.

Soffio fuori l’aria  che ho trattenuto per tutto il tempo con cui ho attentamente seguito la cronistoria del dottore.

Per la miseria, sta davvero parlando di Christian,  ci stiamo veramente inoltrando in quel mondo di quell’uomo disturbato  che sono sicura ora più che mai di amare e di volerlo assolutamente aiutare.

Rifletto un istante sulle mie reazioni. Per quale motivo   non sono state di sconcerto e di sconforto? Forse perché dentro di me ero arrivata più o meno alle stesse conclusioni e John le ha solo confermate? Forse perché ha personificato con le parole le varie supposizioni che mi ero fatta in testa.

E’ probabile che sia così, però vorrei arrivare a una soluzione, iniziare almeno a mettere insieme qualche ipotesi.

<Non cerco un ‘assoluzione John, io voglio  fare qualcosa per lui, voglio tirarlo fuori da quello stato. Vive la sua vita come un automa, se guardi i suoi occhi sono spenti, vuoti. La sua anima sembra… morta> aggiungo con voce sommessa.

<Ora c’è anche Max nella sua vita. Quando è con lui reagisce, prova affetto e tenerezza verso suo figlio. Ma appena si allontana ripiomba nel suo buio>.

Flynn mi guarda comprensivo, annuisce.

<Certo, sapeva di avere un figlio e si era preparato, non lo considera una minaccia.  Lo amava  anche se non lo aveva mai visto.

E’ molto probabile che tenga una foto o un’icona che lo rappresenta, dove lo ha mantenuto in questi anni.

E, dopo che l’ha riconosciuto,  ha dato spazio a questo sentimento senza incertezza. E’ l’amore per un figlio, incondizionato>. Termina con un leggero sorriso benevolo.

Anche lui è padre, c’è sicuramente empatia oltre all’analisi.

<Come sta Rhian> m’informo per educazione <e i tuoi bambini, vi siete fermati a due?>

Stringe le palpebre con un dolce sorriso <Grazie Ana, stanno tutti bene e Rhian è convinta che sia due il numero perfetto>, sogghigna scuotendo la testa al loro pensiero.

Vorrei approfondire ancora di più ma il mio cervello è saturo, non riceve altre informazioni.

Mi sorride rassicurandomi, ha intuito il mio disagio.

<La tua è un’analisi fedele, molto acuta, John. Perché non lo aiuti> mormoro stanca.

<Perché dev’essere lui a volerlo. Se glielo imponi può anche accettarlo, ma non servirà a farlo uscire dalle tenebre.

E’ come se premi il pulsante della luce senza fare clic. Quando lo lasci la luce si spegne. Se invece lo blocchi con il clic  quando togli il dito resta accesa>.

Che cos’è? Una   metafora da strizzacervelli?”

<E per quanto riguarda l’uso dei farmaci?> chiedo poco convinta.

<A mio parere sarebbero solo un  palliativo, Ana. Io sono sempre stato contrario>, chiarisce il mio dubbio John.

<Ci sarà mai una soluzione allora? Posso essergli d’aiuto?> gli chiedo di nuovo disorientata.

<La forza vitale è indistruttibile e  l’ anima è immortale. La nostra psiche ha una possibilità di recupero impressionante, basta volerlo>. Recita allargando il torace in un grande sospiro e riferendosi sicuramente a una citazione autorevole che evidentemente non conosco.

E’ proprio il caso di dire che oggi John è ispirato…”

<Sei forse l’unica persona in grado di spingerlo a rimettersi in gioco. Prova ancora dei sentimenti forti per te. Lo dimostra  chiedendoti di restargli vicina, rendendoti partecipe dei suoi …. tormenti, anche quelli più intimi> sostiene convinto, piegando la testa di lato.

Aggrotto la fronte  confusa. Io posso spingerlo a rimettersi in gioco? Ad uscire dalle tenebre?

Ma cosa devo fare?  E’ sempre in allerta, non si lascia avvicinare”.

<Non so mai come comportarmi con lui,  temo sempre di sbagliare e farlo ancora soffrire. E’ come camminare sul ciglio di un burrone. Osservo anche  le sue reazioni, ma tante volte è un blocco unico e non fa trapelare niente>, gli dico  esprimendo  con semplicità le mie incertezze.

John annuisce   di nuovo comprensivo.

<Sii te stessa. Non  perdere il tuo tempo nel compatirlo, non servirà a nessuno dei due. Neanche  scendere a compromessi  pensando di favorirlo. Piuttosto dimostragli pure  la tua  forza, affrontalo con sicurezza,   lo aiuterà a recuperare la fiducia in te.

Questo può essere il vostro punto di partenza>.

Sento che è arrivato il momento di congedarci. Flynn si alza  dal divano e gentilmente mi porge la  mano aiutandomi ad alzarmi.

<John per favore, non farti capire con lui che ci siamo parlati. Anche  per il tuo compenso, parla con Grace> lo prego <e lasciami un recapito dove ti posso trovare>.

Prende dalla tasca interna della giacca e mi consegna  il suo biglietto da visita, leggo  che ha anche  un indirizzo Skype.

<Questo potrebbe  evitarci appuntamenti … clandestini > glielo indico sorridendo.

<Difficilmente mi trovi in linea ma se mi lasci un messaggio ti richiamo io>, sottolinea gentile.

<Anastasia, posso chiederti….> dice stringendomi  morbido  il  braccio destro.

<Certo.>

<Ricordavo una giovane ragazza molto schietta, ma  con qualche  problema di autostima e di insicurezza.

Ho ritrovato invece una donna matura e consapevole, sento  la tua energia positiva.

Non dirmi che è perché sei diventata madre. Quello è importante ma non fondamentale>.

Il ciarlatano costoso” mi piaceva definirlo.   Sorrido al pensiero e lui mi guarda curioso.

Stringo appena le spalle. Questo è facile da dire, non è più un segreto.

<Non riuscivo neanche più a respirare dal dolore che provavo. Avevo abbandonato il mio uomo,  avevo rinunciato al mio amore,  capisci? Ero distrutta e riuscivo a malapena a occuparmi di Max.

Un giorno Emma, la signora  che mi ospita a Nashville, mi ha regalato un quaderno e una matita. Mi ha detto solo “scrivi!” Mi c’ è voluto un po’ per capire, ma quando l’ho fatto è stata la mia … salvezza.

Ho scritto pagine e pagine di tutto il dispiacere e l’angoscia che mi attanagliava, liberando il mio cuore dall’oppressione  e facendo spazio  prima all’amore per mio figlio e poi a quello per la mia vita.

Mi ero assunta la responsabilità di crescere Max da sola e questo è stato un grande obiettivo, un faro nelle tenebre che illuminava il mio percorso. Non è stato facile John>.

Una leggera stretta di incoraggiamento e poi mi  lascia andare. <Hai fatto un ottimo lavoro, non mollare Anastasia. Voglio risentirti  la prossima settimana>, conclude congedandosi col suo sguardo rassicurante  ed esce verso il garage dove ha parcheggiato l’automobile.

Il pregiato  pendolo a colonna appoggiato alla parete  indica   le cinque e qualche minuto,  siamo stati  quasi un’ora e mezza a parlare di Christian.

Flynn ha chiarito molti dei miei sospetti e l’idea che mi frulla nel cervello da ieri sta prendendo delle sembianze ben definite, ma adesso  devo pensare a rientrare a casa con Max.

Prima di uscire prendo uno di quei biglietti da visita sopra la scrivania che avevano attirato la mia attenzione e lo metto in borsa,  insieme a quello di Flynn.

Esco direttamente nel retro e attraverso il soffice  e curatissimo prato che si estende al lato della casa.

Il profumo che il timo selvatico sprigiona a ogni mio passo invade l’aria,  creando una nuvola balsamica che respiro a pieni polmoni. Mi piace quest’ odore, lo catturo  con il naso, mi ricorda la crema che spalmo a Max nei piedini quando è raffreddato e anche… una bella bistecca cucinata con un pizzico di quell’erba aromatica. Che sia fame?

Li raggiungo vicino al cespuglio dove c’è il nido dell’uccellino . Sono seduti su una panchina.  Che strano, ieri non mi sembrava di aver visto panchine.

Grace si acciglia quando mi vede, devo avere un aspetto stralunato.

Mi siedo vicino a lei per rassicurarla. <Grazie!>, le dico con franchezza, <Flynn  è insostituibile>.

Grace, confermandosi la donna assennata alla quale riservo il mio totale rispetto,  annuisce senza farmi domande.

<Allora, che progressi ha fatto il piccolo>, chiedo a Max.

<Sssstt…..> mette l’indice davanti alla bocca per zittirmi.

Grace si avvicina per parlarmi all’orecchio.

<E’ da mezzora che prova a sbattere le ali ma  non si decide a decollare>, mi racconta divertita, <per fortuna che stamattina ho fatto  portare qui la panchina. Così possiamo aspettare comodi il grande evento>.

Sorrido anch’io guardando Max  che agita le braccia quando il merlo prova a sbattere le ali. Sembra voglia partire in volo anche lui.

Steve si avvicina per dirmi che è ora di rientrare all’Escala.

Mi dispiace distogliere Max dal suo hobby, spero che non faccia tanti capricci.

Provo con un diversivo.

Prendo il nuovo e scintillante iPAD  e scatto alcune fotografie al pennuto strillante.

<Max dobbiamo rientrare a casa. Ci portiamo la fotografia, la stampiamo e l’appendiamo in camera tua> gli dico dolcemente, sperando   di convincerlo. 

<Mamma, per favore, non adesso.  Voglio vedere se riesce a volare>, rimbrotta seccato.

Ahi, ahi… mi è andata male”

<Oggi non credo che ci riuscirà, forse domani>,  interviene in mio soccorso Grace  <ti prometto che verrò io a controllare>.

Max scende dalla panchina molto contrariato, ma non ha il coraggio di ribattere a Grace, anzi  le va vicino per  abbracciarla e   salutarla.

<Va bene  nonna, avvisami se gli succede qualcosa>, risponde imbronciato.

Resta immusonito  con  i pugni nei fianchi, ad aspettarmi.

Abbraccio anch’io Grace per ringraziarla nuovamente e la saluto dandole appuntamento alla prossima settimana, dopo che saremo rientrati da Montesano.

Christian è già a casa  nel suo studio.

Io sono ancora parecchio turbata dall’incontro con Flynn  e non vorrei incontralo, non subito almeno, perché lui riesce sempre a percepire il mio umore e non credo di avere la forza di fronteggiare le sue domande.

Resto appoggiata  alla porta mentre Max gli va incontro  con il mio iPAD per farsi stampare le fotografie.

Christian sta parlando al cellulare, scrivendo al computer  e ricevendo un assalto da suo figlio, tutto contemporaneamente. Auguri.

Approfitto del momento di confusione  per informarli  velocemente che ritorno in cucina per bere, e li lascio soli.

Sorseggio il succo d’arancio  seduta al bancone, con il gomito appoggiato al piano la mano mi sorregge il mento, tamburellando le dita dell’altra mano.

Il caos regna sovrano nella mia testa. Un groviglio di informazioni senza ne capo ne coda, tutte da riordinare.

Non compatirlo”  mi concentro sul suggerimento di John.

Lo faccio senza rendermene conto, ma lo faccio. E’ il mio senso di colpa  che mi mette in questa condizione  e dall’analisi di John non dovrei ritenermi responsabile. Quindi devo cambiare il mio approccio,  basta giustificare e commiserare. Dovrò essere severa con me stessa e con lui.

  “Ficcatelo bene in testa” mi dice la mia vocina.

Affrontalo” ecco, questo comincia a essere un compito più arduo. Poche volte sono riuscita veramente a tenergli testa, e la maggior parte era  lui che  lasciava andare,  per compiacermi o perché non gli interessava più di tanto.

Sorrido tra me, be’ anche  per  divertimento. 

Quando negoziavo per arrivare al mio scopo,  come quella volta che  mi sono impuntata a volermi far  spiegare  perchè non potevo toccarlo.

Stai mercanteggiando?” era sbalordito,  lo avevo sconvolto, stavo barattando una sculacciata  pur di avere quelle informazioni.

Alla fine aveva ceduto con una “sculacciata per il nostro piacere” .

Oh, mio Dio! Quello che è riuscito a farmi godere!

Voglio un bicchiere d’acqua e quando torni ti sculaccio”

Ero eccitata da morire ancora   prima che mi toccasse.

Stringo forte le cosce socchiudendo  gli occhi.

Oh…, per la miseria, devo smettere di pensarci,  sono bagnata, il ricordo mi fa fremere dal desiderio,  quella  sensazione così……

Questo è per il nostro piacere”.

Non riesco a far cambiar rotta al mio cervello, le sfere…. quel massaggio erotico, la violenta  lussuria che ci ha unito dopo averle tolte, il  travolgente senso di dolore-piacere,  un grumo di sensazioni che  è  rimasto inalterato sulla pelle.

Passo il bicchiere ghiacciato sulla fronte e sulle guance. Sto bruciando.

Ho perso il filo dei miei pensieri… a sì …   negoziare, lui diceva mercanteggiare. La decisione finale era comunque sempre sua, ma se serve a  dimostrargli che può darmi  la sua fiducia, sono in grado di  provarci, a costo di uscirne livida ogni volta.

La sua fiducia. Certo, è  lampante  che è  per questo motivo  che ho accettato di venire a Seattle,  voglio  la sua comprensione e il suo perdono. Voglio  guadagnarmi la sua fiducia senza indugio, e devo assolutamente crederci, per me, per Christian, per Max. Possiamo sperare ancora in un futuro insieme.

Faccio un bel respiro profondo e  ritorno allo studio per  recuperare Max, ha bisogno di un bagno e di essere cambiato prima di cena.

E’ sdraiato per terra che scarabocchia su un foglio, Christian, invece è ancora  al telefono.

<Controlla di nuovo Welch, non mi piace la piega che ha preso questa storia>, sbraita  con  il suo tono autoritario, <ma non possono…  certo, sai come la penso, non si deve cedere>.

Si gira accorgendosi della mia presenza e  gli faccio cenno che  porto Max  in camera.

<Un momento>, mi intima  mettendo una mano davanti al microfono.

Mi giro allarmata, trattenendo  il fiato. Oh.. no!

<Cena tra un’ora?> mi chiede scrutandomi serio.

Espello l’aria con un sospiro.

<Okay. Lavo e cambio  Max, raggiungici  in camera sua>,  gli rispondo in fretta   mentre aiuto Max ad alzarsi.

Qualche goccia di bagnoschiuma al lampone nella vasca e apro il rubinetto.

Max s’immerge   e con soli dieci  centimetri d’acqua  riesce a sollevare spruzzi e schiuma   da allagare il bagno. Mi metto fuori tiro e  lo  lascio  giocare    per un po’.

Prendermi cura del mio bambino è una delle cose che più  mi rilassa.

Sento che anche per lui è importante il contatto con  le mie mani che lo lavano, lo massaggiano, come con il mio corpo quando viene a rifugiarsi tra le mie braccia.

Come ha fatto Grace a resistere dal toccare Christian? D’accordo che era un bambino autosufficiente che sapeva arrangiarsi da solo.

Ma quando hai  vicino  il tuo piccolo ti viene d’istinto abbracciarlo e toccarlo.

Che sacrificio immane.

Già…. e neanche da adulto accetta di farsi toccare.

Asciugo Max  per bene e gli  aggiusto  il ciuffetto dritto con il gel, poi lo vesto con   maglietta e pantaloncini della tuta per farlo stare comodo.

Abbiamo ancora del tempo prima della cena e ci sediamo sul tappeto con il gioco delle palline colorate che  lo tiene concentrato.

Io mi  prendo  le ginocchia tra le braccia e  mi perdo di nuovo a riflettere sulle parole di Flynn.

Ha detto che per difendersi dalla sofferenza ha chiuso  amore, passione, sesso  e li ha spinti nel recesso della sua anima. Non dovendo fare i conti con queste emozioni,  ha raggiunto un equilibrio e  vissuto senza sorprese e complicazioni.

Ma può ancora recuperarli? O meglio. Vuole recuperarli? Fin dove arriva la sua consapevolezza? Che ruolo ha  il suo autocontrollo?

Maledizione!

Arriva vicino alla porta con un passo leggero, è scalzo.

Dio mio, i suoi piedi. Li vedo con la coda dell’occhio.

E’ una  visione molto provocante.

Sono ancora accaldata dai pensieri di prima e un’altra vampata di calore mi manda in tilt. Chiudo gli occhi e  stringo ancor più forte le braccia alle gambe.

Poi alzo appena lo sguardo.

Christian ci sta osservando, poi si appoggia con  la spalla all’uscio e alza una mano con le fotografie del volatile grigio, sorridendo con gli occhi.

<Gail ha  pronta la cena. Non avete fame?> chiede quasi con  timore di disturbare.

Max scatta subito in piedi. Quando si parla di cibo non si fa pregare.

<Certo che ho fame papà> sorride  a suo padre ed esce dalla stanza a razzo, senza degnare di uno sguardo le stampe che Christian stava appoggiando sulla scrivania.

Mi alzo anch’io, e Christian controlla dal corridoio che  Max  arrivi sano e poi si ferma ad aspettarmi.

<Cos’hai Ana, sei strana?> mi chiede appoggiandomi una mano sul braccio.

Me lo mangio con gli occhi, i primi bottoni della camicia sono aperti  e lasciano intravedere la peluria  sulla pelle abbronzata.  L’ombra della  barba  e lo sguardo cupo mettono a dura prova il mio selfcontrol. 

<Ho bisogno di scrivere, di scaricare, ho la testa piena…….> cerco di fare l’indifferente  con la vaga speranza distogliere  la sua attenzione.

Mi guarda con sospetto, stringendo gli occhi a fessura.

Oh… per la miseria…  devo chiedergli una cosa. Mi servirà a distrarlo.

<Christian>, cerco la sua completa attenzione,  <sei davvero convinto  che una… eventuale relazione tra noi possa in qualche modo nuocere al tuo rapporto con Max?>

Mi guarda sbalordito sbarrando gli occhi.

< Che cosa centra questo adesso, che cosa mi vuoi chiedere Ana?>, c’è ansia nella sua voce.

<Me lo hai detto tu, ricordi, che non volevi complicazioni sentimentali>.

<So cosa ho detto. Dove vuoi arrivare?> ribatte guardingo.

<Voglio solo sapere  se tra noi ci potrà mai essere un futuro. Abbiamo parlato di tutto, tranne che  di noi due. Sembra un argomento tabù, abbiamo entrambi timore di discuterne insieme. Come ci vedi tra un mese, tra un anno?>, lo esorto a rispondermi, con un coraggio che mi sorprende.

Ma sono troppo carica, troppo su di giri.  Flynn,    i ricordi erotici, adesso lui così seducente.

Maledizione!” Devo controllarmi meglio, andare per gradi.

<Sto vivendo un giorno alla volta, Ana. Oggi sono felice, tu e Max siete qui con me, ceniamo insieme.  Non riesco a immaginarmi tra…….>, si ferma un attimo tentennando la testa.

< No! Non è esatto. La verità è che sono terrorizzato che cambi qualcosa.

Non so neanche cosa esattamente.  Capisco anche  di non poter pretendere che tu accetti di restarmi vicina a queste condizioni, ma non ho una soluzione  pronta da darti.>

<Quindi non affrontando il problema si fa finta che non esista?> continuo la mia incauta inquisizione.

<Ci penso ogni giorno invece. Voglio trovare una soluzione credimi>.

<Comunque non hai risposto alla mia domanda>, insisto  fissandolo negli occhi.

<No. Non ne sono convinto> sbuffa seccato.

oh… avevo intuito bene”   continua a tergiversare per non affrontare il suo vero problema.

<Vorrei che mi dicessi più spesso quello che ti passa per la testa. Sono confusa, non so mai cosa aspettarmi da te>, rimbrotto abbassando un po’ il tono della voce.

Si passa una mano tra i capelli e mi fissa serio <Lo so, voglio anch’io uscire da queste tenebre>.

Mi afferra per mano  e non mi sfugge un  suo leggero tremore .

Devi trovare il modo di aiutarlo” mi dice la mia vocina. E decido che devo assolutamente agire.

<Vieni, andiamo a mangiare!> mi intima chiudendo il discorso e avviandoci in cucina.

Mentre lui si siede accanto  a Max, io raggiungo Gail dietro i fornelli per curiosare cosa  ha cucinato.

Sta tagliando con precisione  le fettine di arrosto e le sistema nel piatto di portata.

Le verdure nel wok hanno un aspetto davvero invitante.

Mmmm… mi accorgo di avere appetito.

<Max mi ha detto che gli piace preparare la pizza>,  sussurra Gail mettendomi tra le mani il piatto dell’arrosto pronto per essere servito <volevo proporgli di farla domani sera per cena, posso procurarmi il lievito fresco>.

Annuisco con un sorriso beffardo. <Preparati… ti troverai con farina in ogni angolo>, l’avviso a bassa voce.

Dopo cena mi fermo ad aiutare Gail a riordinare, sono riuscita a farmi concedere il permesso da Christian. Fino a quando Max ed io   saremo suoi ospiti posso ricambiare  rendendomi utile con qualche lavoretto. Lo so, lo so, Gail è in grado di fare tutto ed è pagata per questo. Però io sono abituata a provvedere alle esigenze mie e di mio figlio senza la necessità di una governante, mi sento a disagio guardare senza far niente.

Christian e Max  si sono spostati  al tavolo del salone con un memory raffigurante i cuccioli di animali.

Quando ho finito in cucina mi fermo ad osservarli. E’ curioso come Christian sia preso dentro da quel gioco e si stia divertendo. 

Non avrei mai pensato che lui, con il suo carattere molte volte sbrigativo e burbero, potesse essere così dolce con suo figlio. E’ un impulso naturale,  affronta  il suo ruolo di padre con autenticità e Max lo percepisce, si affida a lui ciecamente.

Li sto fissando sicuramente con un’espressione assorta e da ebete perché non sento Christian che mi chiama più volte fino a quando non interviene Max con uno strillo.

<Ana, posso occuparmi io di Max se tu  vuoi approfittare per  scrivere>, mi dice appena si accorge che gli rivolgo l’ attenzione.

Lo guardo sorpresa. E’ vero, gliel’ho detto prima che dovevo sistemare alcuni appunti importanti.

Colgo l’occasione al volo,  è necessario che inizi a pianificare la mia idea.  Devo studiare con cura il piano che si sta formando nella mia testa ed esaminare delle informazioni che troverò sicuramente su internet.

Li saluto, recupero il mio IPAD e vado nella mia camera. Accendo subito la macchina infernale.

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ESTRATTO    della Fanfiction  inedita  “Dietro l’azzurro del silenzio”

Racconto basato sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Questa FF non è scritta da E.L. James

Le strade di  Anastasia e Christian si dividono e il loro destino sarà diverso da quello scritto nell’opera originale scritta dalla scrittrice  E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia originale completa.

Vietata la lettura ai minori.

Dietro l’azzurro del silenzio”  proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale

******Otto minuti e mezzo spaccati, non ci ha mai messo così poco tempo dall’ufficio a casa. Eppure gli è sembrato lo stesso un viaggio interminabile.

Ha mollato tutti nel pieno della riunione, lasciando di sconcerto i Coreani e nella merda Ros che aveva bisogno del suo appoggio per portare avanti la trattativa.

Non poteva certo perdere tempo in banali spiegazioni, è partito a razzo non rispettando  deliberatamente  una delle sue  regole fondamentali, quella della sicurezza sulla strada.

Gli arriveranno di sicuro almeno tre contravvenzioni, tante quanti i semafori passati con il rosso, ma il tono della telefonata  che aveva ricevuto in ufficio non lasciava addito a dubbi. Anastasia stava male e  lui  doveva raggiungerla immediatamente.

Digita il codice per salire con l’ascensore “dai, forza, dai cazzo, più veloce” ringhia tra se guardando i numeri del piano che cambiano nel display.

Non può esistere un ascensore così lento, devo ricordarmi di farne istallare uno di ultima generazione” pensa mentre batte i pugni sulla porta aspettando che si apra.

Finalmente! Esce  d’impeto    proiettandosi all’interno,  come una furia.

Gail, la governante, lo aspetta fuori dalla porta della sua camera, che è di poco socchiusa.

<Dov’è? Cosa sta succedendo?> le chiede urlando con frenesia e guardando la porta.

Gail d’istinto si mette le mani a coppa  davanti alla bocca, vorrebbe dirgli di abbassare la voce, ma non è un compito che spetta a lei.

<E’ lì dentro da due ore. Continua a piangere e non parla.  Ho insistito perché si alzasse e venisse in cucina a bere qualcosa, per distrarla. Quando mi sono avvicinata mi ha gridato di andarmene, di starle lontano. Allora ho pensato che era meglio avvisarla, Mr. Grey> gli spiega in fretta a bassa voce.

Christian che di primo impulso voleva entrare, si concede qualche istante per chiedere ulteriori chiarimenti e  riflettere.

<Ma ha incontrato qualcuno, l’hai sentita al telefono?> non riesce a capacitarsi di questo comportamento di Anastasia. Stamattina quando si sono salutati era deliziosamente sexy tra le lenzuola, un diavolo tentatore che per poco non lo faceva arrivare tardi in ufficio.

Non andare” sono state le parole insonnolite di Ana ,  biascicate tra uno sbadiglio. E lui avrebbe voluto tanto darle retta.

<No, che io  sappia , signore> gli risponde mestamente Gail, quasi si sentisse in colpa, <l’ho sentita  singhiozzare passando dal corridoio>.

<Va bene Gail, me ne occupo io ora, vai pure> la liquida secco avvicinandosi alla porta e guardando fisso la soglia che deve oltrepassare.

Con che faccia entro e come l’affronto? Con rabbia, con gentilezza, di petto. Accidenti, non so mai come prenderla. E’  sempre un dilemma quando si parla di Ana” pensa incerto mentre spinge la porta.

Entra alla fine con un passo calmo e con tutte le intenzioni di non perdere la pazienza, anche se questi capricci gli hanno fatto sicuramente saltare l’affare con i coreani.

Anastasia è  rannicchiata a terra su un fianco, la testa sopra le braccia allungate.

Sapeva che era arrivato, aveva sentito dei rumori provenire dal corridoio e la sua voce tesa e arrabbiata che confabulava con Gail.

Aveva smesso di piangere, o meglio non aveva più lacrime da piangere, e lo stava aspettando.

Christian appena la vede resta immobile, senza fiato. E lì distesa , con i capelli arruffati, il vestito rosso stropicciato,  in mezzo  a un centinaio di fotografie sparse sul pavimento. Riconosce all’istante la scatola nera che le contenevano e sa perfettamente di che fotografie si tratta.

Un senso di tragedia annunciata s’impadronisce di lui. Inghiotte un fiotto di saliva e di bile che gli impedisce di parlare.*******

Continua…..

Estratto della Fanfiction  inedita  “Dietro l’azzurro del silenzio”.

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Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

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Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

 

49 commenti

  1. Irma

    Ho appena letto il capitolo molto intrigante, cara Anthea sei molto brava a scrivere. Non ho capito cosa è il racconto che segue “dietro l’azzurro del silenzio”. Comunque brava baci.

    • Anthea

      Grazie Irma, ho aggiunto un breve estratto di una ff. che ho scritto prima di “Di Più” per farvi sapere che c’è, eiste, scritta e terminata ancora a febbraio. E’ ancora inedita e gelosamente custodita nel mio PC.
      Viste le varie illazioni che si sono susseguite nei precedenti capitoli, volevo solo mettere un punto fermo.
      Ringrazio ancora chi mi ha sostenuto.

      • Lally

        Anthea , sei davvero brava. Ogni tuo capitolo è davvero emozionante. Perché non metti on line il tuo ” dietro l’azzurro del silenzio”? Mi sono persa qualcosa ? Grazie.

  2. Paola

    È bellissimo anche se non so dove tu voglia arrivare ,vedremo la prox settimana sperando che sia più ……lungo .buona settimana paola

  3. victoria

    forse sarò pazza, ma a me sta iniziando a sembrare una storia davvero assurda, complicata, distorta da quello che è il romanzo originale. scrivi bene, ma forse dovresti scrivere un libro tuo, invece di distruggere questa storia!

    • Anthea

      Non so cosa risponderti, sono d’accordo con te, è una parte un po’ dura del racconto.
      Non l’ ho voluta alleggerire di proposito perchè riprende la parte del “nero” che ha dato il via alla mia mente di “inventarsi” un finale diverso.

  4. Flo

    Spero che tu faccia tornare il Christian che abbiamo conosciuto e che il loro amore sia più bello di prima

    • Anthea

      Con quale sfumatura vuoi che torni? 🙂 🙂 🙂

  5. Mellie

    Sono sempre più curiosa di vedere come si evolverà e andrà a finire la storia, mi piace il fatto che Ana non si dia per vinta e voglia provare il tutto e per tutto per riconquistare il suo Christian… Ahhhhhh se penso che debba passare ancora una settimana, ragazze siete terribili 😛 con le vostre ff create dipendenza sappiatelo :P.
    Se posso volevo dirti che non hai nessun bisogno di giustificarti e di dimostrare niente a nessuno, come ho detto in un commento del capitolo scorso la critica mossa partiva da una persona che non aveva avuto la briga, e aggiungo anche la correttezza, di leggere tutto il tuo lavoro.
    Infine spero che pubblicherai anche “Dietro l’azzurro del silenzio”, anche se mi ha lasciato un po’ di angoscia addosso. Ma come sempre la curiosità supera tutto anche perchè il tuo modo di scrivere è coinvolgente 😉
    Alla prossima settimana e Buon Lavoro 🙂

      • ROSANERA

        Sono d’accordo al 100 % con Mellie. E a dirla come Christian Grey “Non spendere tante energie pensandoci sopra”.
        Complimentissimi per “Dietro l’azzurro del silenzio”!!

        PS Ah, i capitoli sono belli lunghi….

  6. arianna

    Veramente brava continua cosi!! Però mi piacerebbe che questi capitoli fossero più lunghi…

    • Anthea

      Veramente per me che li scrivo sembrano infiniti 🙂 Grazie

  7. Benedetta

    Bella e dir poco e stupenda sei sempre più BRAVA e una tortura aspettare sabato prossimo e lascia stare le male lingue continua così 🙂

  8. Barby

    che dire ……. nn ho parole bellissimo capitolo e poi meno male ke almeno si sn aperte delle speranze ke tutto possa tornare cm prima …… certo, sarà durissima attendere ke torni il Christian di prima, ma almeno adesso sappiamo ke lo desiderano entrambi, poi, un modo x farlo sicuramente Ana lo trova e ci riesce …… vero ke va così eh Anthea, vero? Dimmi ke è così x favore, nn oso nemmeno immaginare un solo rapporto platonico tra loro due …… nn esiste ….. loro sn nati x essere una coppia felice insieme …….
    X la seconda ff, brava anke x quella …… certo ke tu sei proprio specializzata in ‘tragedie’ …… tra un po’ diventiamo tutte ‘Anthea dipendenti’ (la nostra qualità preferita di eroina ….. ndr) …… e ricorda ke, una settimana di astinenza è moooooolto dura da sopportare …… infatti il venerdì sera o il sabato ‘skizzo’ subito sul sito x il nuovo capitolo …… daccelo almeno un po’ più lungo, x favore …………

    • Anthea

      Se questo racconto fosse solo fiori e cuori avrebbe già stufato non credi. 😉

      Anche l’attesa tra un capitolo e l’altro aggiunge sofferenza.
      Prova a pensare alla mia che sono sotto esame ogni fine capitolo 🙂 🙂

  9. monica

    brava cm sempre… mi piace sempre di più continua continua

  10. Melly

    Bellissimo sta diventando una tortura aspettare una settimana!!!!fantastica ana come la descrivi…così sfrontata!!!!attendo impaziente il prossimo capitolo

  11. Rossa

    Che dirti? Brava? ma forse lo sai già! Anche questo capitolo mi è piaciuto molto! e mi è piaciuta molto Questa Ana che si rimbocca le maniche e tenta di “salvare” per la seconda voglia il suo Christian. Ho letto un pò di critiche; si insomma, non si può piacere a tutti è normale, esiste il libero arbitrio per cui ognuno può dire e pensare ciò che vuole. Ad ogni modo non trovo questa tua ff ne assurda o distorta o cose simili. cè molta introspezione il che lo rende più profondo, forse più “complesso” da un punto di vista psicologico, “perdendo” un pò la leggerezza dell’originale ma non è una critica a me piace davvero!
    Credo che ogni ff segua un pò un principio matematico ovvero: da un punto A partono infinite semirette, per cui ogni autrice di FF deve seguire la sua direzione senza farsi condizionare o giustificarsi dalle critiche.
    Continua così

    • victoria

      Ovviamente questa FanFiction è scritta e vissuta dal punto di vista di Anthea è ovvio che lei s’immagina una storia e che sia il suo punto di vista. Se fossi stata io a scriverla, non sarei arrivata a questo punto che a mio parere è esagerato, perchè viene descritto un uomo che è completamente diverso dalla versione originale e che mi lascia sconvolta!
      Questo però non toglie che Anthea scrive in modo divino e che quando leggo non è mai abbastanza, tutto qui!
      ..è un punto di vista molto radicale, ci vuole molta fantasia per trasformare Chirstian Grey dal “Dio del sesso” a addirittura “asessuato”, ecco cosa mi porta a dire “assurdo”: mi è piaciuta molto come ha reagito Ana alla rivelazione e sono curiosa di cosa s’inventerà per riportarlo in sé, spero che avvenga presto!

      • ROSANERA

        Brava Victoria.
        Messa così la questione, tutto è più chiaro.

        Dopo avere letto la tua opinione più sopra, ero rimasta dispiaciuta.
        Ma ti confesso che ero rimasta sconvolta anche io, nei primi capitoli.

  12. lolly74

    molto curiosa nn vedo l’ora ke arrivi sabato prossimo mi hai messo in suspas… come al solito sei BRAVISSIMAAAAAAAAAA……… 😉

  13. serenity

    e come farò ad aspettare un’altra settimana???ormai è una tortura.sei sempre molto brava,è inutile ripeterlo =D

  14. katia

    Brava, bel capitolo,, mi piace perchè non si sa dove andrai a finire, sembra che stia per succedere ma tu mescoli ancora le carte, sono curiosa di leggere il piano di A, per spezzare l’attesa potresti pubblicare la tua ff, il capitolo che hai lasciato è intrigante mi piacciono quando non sono tutte fiori e cuori. Continua.

  15. cristy70

    ciao anthea , ti sto seguendo dal primo capitolo ed è inutile dirti che mi piace perchè è scontato!!!!!!(se no non ti seguirei)……leggo anche i commenti che pubblicano e in particolar modo quelli dello scorso capitolo.
    una certa paola diceva di leggere anche i suoi inerenti a questa storia…….bè l’ho fatto e ti dico che preferisco di gran lunga il tuo racconto (ovv. mia opinione)tu ti attieni molto a quello che è il vero carattere dei due personaggi mentre nell’altra ff CG e AS sono anche troppo mielosi tra loro,quindi totalmente diversi dai personaggi che conosciamo.quindi continua con la tua storia senza badare al negativo che la circonda!!!!!
    ah!….aspetto con ansia anche DIETRO L’AZZURRO DEL SILENZIO!!!buon lavoroooo!!!!

  16. Eva

    Grazie Anthea, sono sempre più coinvolta e intrigata dal tuo racconto, solo una preghiera……Non farci attendere una intera settimana col fiato sospeso!!!!!!
    Grazie per il tempo che ci dedichi.

  17. kjkka83

    Ciao…..all’inizio ero un po’ scettica nel leggere “il tuo seguito”,sono rimasta talmente affascinata dalla storia originale che non riuscivo ad accettare un diverso finale…..ma leggendo i tuoi capitoli sabato dopo sabato mi stanno prendendo sempre più anche se la tua visione è un po forte,vedremo come andrà a finire…sono super curiosa!! 🙂

    • Anthea

      La trilogia è stupenda, non mi stanca mai.
      La mia ff leggila come uno dei tanti epiloghi possibili….. con un po’ di fantasia.
      Grazie 🙂

  18. lory

    Ciao tesoro terminato in questo momento il nuovo capitolo e devo dire che é sempre meglio !!! Mi dispiace solo che c’è sempre qualcuno che riesce a rovinare momenti di poesia 😉 ma non perché si danno giudizi quelli si danno anche nella vita di tutti i giorni ma è il come vengono dati che a volte mi lasciano un po’ allibita !!!! A te cara dico che è dura mettersi in gioco è sicuramente più facile sputare sentenze . . . . .comunque nessuno è obbligato a leggere giusto? ;);) un bacio enorme lory

    • Anthea

      Wooowww lory, che energia. Grazie anche per il bacio, tesoro 😉 😉 😉

  19. Paola

    Sono molto contenta dei vari commenti ,il confronto porta sempre bene.mi piace tantissimo il tuo modo di scrivere i sentimenti,i pensieri e le emozioni ,tutto questo arriva al cuore di chi legge e non è una capacità che tutti hanno……….tu la possiedi.un abbraccio e a sabato paola

  20. cris

    Eccomi un po’ in ritardo ma sono arrivata. Che dire sei una garanzia. Non avevo dubbi anche questo capitolo è fantastico. Ricco di emozioni. L’ incontro con Flynn è emozionante, sopratutto al pensiero che Ana fa tutto questo per amore di Christian. Spero tanto che ci riesca anche perché sono curiosa di conoscere quale sistema escogiterà per aiutarlo. Hai studiato psicologia? Per come descrivi gli stati d’animo si capisce che te intendi.
    Anche l’altra ff “Dietro l’azzurro del silenzio” mi incuriosisce molto. Pensi di pubblicarla successivamente oppure in contemporanea? È poi lasciatelo dire non devi dimostrare niente. Certi commenti sono dettati dall’invidia ….. e quella purtroppo c’è è ce ne sarà sempre tanta.
    Sei bravissima te lo dico con il cuore. Passo all’altro capitolo.

  21. Romina

    Io ho scoperto da poco questo sito e sto metttendomi in paro leggendo tutti i capitoli…..non sto leggendo tutti i commenti mi sono soffermati su questi in qs pagina perchè ho letto lo stralcio di una nuova ff “dietro l’azzurro del silenzio” e volevo chiederti se per caso hai intenzione di pubblicarla o l’hai già pubblicata….ovviamente se hai voglia di rispondere. Mi piace molto il tuo lavoro, è vero è un altro Chistian Grey, diverso da quello originale ma ovviamente partorito dalla TUA fantasia e quindi del tutto personale, poi a me piace vedere Ana più forte…insomma comunque ho una forte curiosità intellettuale, mi piace comunque leggere, se ben scritto e quindi sono molto aperta a tutto, grazie ancora per queste belle letture che ci regali….spero che vorrai condividere con noi anche dietro l’azzurro del silenzio…nn ti nascondo che mi hai incurisito non poco 😉

    • Anthea

      Ho letto solo ora, grazie per il tuo commento.
      La ff “dietro l’azzurro del silenzio” è inedita.
      Intanto vorrei terminare la pubblicazione dei capitoli di Di più, poi…… vedremo. 😉