Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

15° CAPITOLO

Perché c’è quello scintillio nei suoi occhi?  “sa qualcosa che io non so?”

<Ciao>.

Oddio, quel  saluto, con la sua voce calda e sensuale.  Cosa sta succedendo?

<Ciao> gli rispondo  con un po’ di riserbo. <Devi dirmi qualcosa?>

<Solo…. Che… ti dona questo vestito.  Hai  un’aria così…. così professionale>, mi deride con quello sguardo famelico.

<Stai ridendo di me? Non è carino sai mettere in imbarazzo una signora>.   Amo il suo tono scherzoso.   E’ così prezioso….  perché non si può averlo di regola due ore al giorno? Troppo? Una allora… basta una.

<Mai… non mi permetterei mai…>  continua la sua burla con aria beffarda.

Darei non so cosa per fargli un fermo-immagine.

Alzo le spalle <Volevo fare bella figura. L’ho acquistato proprio per quest’occasione>.

Tenendo lo sguardo fisso sul mio, mi prende una mano e passa il  polpastrello del suo  indice sulle  nocche, le disegna una a una.

Trattengo un attimo il respiro.  Riappoggia la mano con delicatezza sul mio ginocchio.

<Il vestito ti sta bene Anastasia, sei splendida ed io sono orgoglioso di accompagnarti> mi strizza l’occhio  ancora divertito.

Lo fisso truce <Allora! Hai finito di ridere?>

<Posso essere contento di essere qui con te adesso?>

Davvero? Annuisco e sistemandomi sul sedile  ricambio il sorriso.

Oh … sì, questo è bello sentirselo dire. Forse ho ancora qualche speranza?

Lo sento molto più disponibile nei miei confronti.  Dopo  l’imbarazzante scontro nel suo letto, non ha più avuto atteggiamenti negativi.

<Chi troviamo alla Grey Publisher che conosco? > riporto l’attenzione sull’immediato appuntamento.

Mi guarda sorpreso e poi  riflette un po’ alzando gli occhi per frugare nella memoria.

<Non  posso ricordare  tutto il personale che era presente allora>, mi risponde tentennando,       <Roach, Jerry Roach.  Lui occupa sempre il suo posto di Presidente. La signora Morgan si è trasferita a New York. Hannah, la tua ex assistente, è in maternità.   

Direttore editoriale ora è Alan  Cassidy, lavorava già per me alla GEHI, ma aveva il pallino dell’editoria e mi ha chiesto di essere trasferito.  E’ in gamba, è il mio uomo di riferimento>, si prodiga a spiegarmi durante il tragitto.

Siamo arrivati e  Taylor parcheggia  l’auto  accanto al marciapiedi, davanti  all’entrata della G.P.,  scende e apre la portiera a Christian.

<Entro io per primo, ci assicuriamo  che non ci siano rompiscatole. Aspetta in auto, ti verrà a prendere Taylor>, mi ordina  smontando.

Resto al riparo dei vetri oscurati, osservando  Christian entrare senza intralci.

Taylor ritorna a prendermi <Venga Mrs. Steele, cerchi di tenere la testa abbassata>,  e mi scorta riparandomi con il suo  fisico poderoso fin  dentro gli uffici.

Christian è rimasto nell’atrio ad aspettarmi. Mi  guardo intorno curiosa, ma non noto dei grandi cambiamenti, i divani verdi sono al loro posto, la reception anche,  forse le  stampe  dai colori  sgargianti  appese in riga alla parete sono nuove.

La ragazza bionda con la frangetta cortissima addetta al ricevimento  ci accompagna alla sala riunioni. Cerca di fare il suo lavoro, ma è agitatissima.

E’ tutta un “Buongiorno signore, prego signore, si accomodi signore”.  Mi dà l’impressione che Christian non venga qui spesso,  non sembra abituata alla sua presenza.

Ci precede  attraversando l’open space  che è tal quale lo ricordavo e quando finalmente   apre la porta della sala riunioni sento che fa un’espirazione profonda.

Deve aver trattenuto il fiato per tutto il tempo.  Le faccio un accenno di sorriso di solidarietà. Avere un  Mr. Grey esigente e autoritario come titolare, è faticoso.

Dentro ci sono due uomini e una donna che parlano vicini e appena entriamo alzano

uno sguardo ponderato  e salutano Christian  con un rispettoso <Buongiorno Mr. Grey>.

Roach mi viene incontro,  bloccandosi  con la mano per aria appena mette a fuoco il mio viso.

Sposta lo sguardo da  Christian a  me esitante e finalmente mi prende la mano.

<Mrs. Gr.. Mrs….  Anastasia> balbetta confuso. Sembrerebbe sinceramente   stupito.

<Buongiorno Roach, mi fa piacere rivederti. Anastasia va bene>.

Stringo la sua mano  piegando le labbra in  un sorriso di circostanza, non avevo molta confidenza con lui.

Lascio Roach con la bocca aperta. Saluto   e stringo  la mano anche a   Alan Cassidy  e  a Shelly Bennet che Christian mi presenta.

Entrambi con la carica di  direttore editoriale, seguono due rami diversi di pubblicazioni; da come hanno spiegato: Alan agli E-Book, Shelly  al tradizionale  cartaceo  specializzato nelle raccolte per collezionisti.

Entrambi presenti oggi, a quanto pare, per l’autorità di Mr. Grey.

Cavolo, è diventata una potenza la G.P., ma non mi sorprende più di tanto, Mr. Grey sugli affari sa il fatto suo.

Alan avrà circa quarantanni,  con capelli  corti e brizzolati. Due occhi azzurri quasi blu, che sorridono sempre, hanno le rughe di espressione hai lati.

Indossa un completo  impeccabile –stile  Grey – e dà l’impressione di essere molto simpatico e ironico.

Shelly è più giovane, sulla trentina, una nuvola di capelli ricci e rossi fermati in un improbabile chignon. Due marcati segni neri sopra le palpebre le danno un’espressione dura. Mmmm… forse potrei darle qualche suggerimento.

Anche lei veste un completo perfetto   da ufficio Grey,  sembra una assistente di volo.

Mi liscio la giacca e aggiusto il collo sentendomi a proprio agio.

Ehi Steele, com’era quella del vestito?”

Ci accomodiamo   nel mega-tavolo centrale, Christian vicino a me, loro di fronte.

Ricordavo un tavolo in legno chiaro, invece adesso c’è un mostro di tecnologia.

A ogni posto c’è un monitor incastonato nel vetro fumée e dei pannelli in legno  grigio chiaro   creano delle cornici  unendo  il piano.

Wow, questa è di sicuro una modifica apportata da Mr. Grey .

Lo guardo  incuriosita,  segnando il video che ho davanti  e mi sussurra vicino all’orecchio.

<Salviamo un albero al giorno non usando la carta se non strettamente necessaria>.

Annuisco, poi mi giro verso Raoch che sta cercando la mia attenzione.

<Beh, ci hai fatto proprio una sorpresa Anastasia, noi aspettavamo Mrs. Emma Smith> mi guarda ancora confuso.

Cerco sostegno da Christian, ma lui mi fissa neutro,  aspettando una risposta. Devo cavarmela da sola.

<I libri sono firmati con il nome Emma Smith, è uno pseudonimo  che ho usato mentre li scrivevo. Pensavo che Christian ti avesse detto che erano miei> provo a sondare disinvolta.

Roach, senza ne confermare ne smentire, si gira un attimo a guardare Christian, poi continua:

<Va bene, abbiamo appurato che Emma Smith  e,  Anastasia… Steele, esatto? Sono la stessa persona>, chiede ancora un po’ scettico con leggero disagio.

<Sì Roach, è  esatto>, gli confermo.

 

 

E’ Alan che mi relaziona sulla loro recensione dei libri, sulle aspettative di vendita,  sui  termini del contratto, e  le eventuali penali da entrambi le parti.

Hanno già pensato al lancio del libro e alla campagna pubblicitaria.  Sono organizzati alla perfezione.

Shelly interviene di rado  e solo per confermare ulteriormente dei concetti.

Per l’aspetto economico e amministrativo prende la parola Raoch, è strano,  una volta non si intrometteva sulle contrattazioni.

Forse è un  trattamento che mi  riserva solo perché è presente Christian. Mah!

Cerco di seguire tutto il suo discorso e leggo la relazione  sul monitor . Comincio ad avere più pratica con le condizioni finanziare dei contratti.

Christian non interviene mai, neanche con qualche assenso. Ha gli occhi incollati nel monitor e sembra concentrato a leggere.

Quando è il momento di definire il compenso che mi sarà riservato e la modalità di pagamento Raoch si ferma.

<Scusateci qualche minuto. Vi faccio servire qualcosa da bere. Alan puoi seguirmi cortesemente>.

Escono insieme dalla stanza, ed entra subito dopo  Frangetta Cortissima. Forse era  fuori dalla porta,  già pronta con il vassoio  che aspettava.

E’ più  calma, ma  sempre  in soggezione, non guarda mai dalla parte di Christian. Mi viene da alzare gli occhi al cielo, il suo fascino miete continuamente vittime, anche se sembra che lui non se ne renda conto.

Sheila, invece, mi sembra immune. O forse sta recitando bene perché l’ho scoperta due volte che guardava furtiva Mr. Grey.

Sia io che Christian accettiamo  un bicchiere di acqua, fresca e frizzante,  che bevo d’un fiato,  la stanza è calda e inoltre io sono un po’ agitata.

Mi intrattengo con Shelly scambiando un’opinione su un libro di recente pubblicazione, G.P. Editor naturalmente, a mio parere originale anche se il filone fantasy  è molto sfruttato e dopo una decina di minuti Roach e Alan rientrano nella sala riunioni.

<Mrs. Steele, prima di accordarci sul suo compenso, vorremmo sapere se intende pubblicare i libri con il suo nome  o con uno pseudonimo> mi chiede Alan, con serietà professionale.

Accidenti, che significa? Non lo so!

O meglio,   volevo usare un falso nome per non farmi riconoscere da Christian, ma non è più  necessario  poiché ci siamo rivisti.

<Ehm… veramente non avevo ancora deciso>, gli rispondo un po’ sulla difensiva, <non possiamo stabilirlo in un secondo tempo?>

<Certo, penso di sì>,  asseconda  Alan, poi guarda Roach se ha qualche obiezione,

<basiamo la nostra offerta sulla cifra  che era destinata a Emma Smith o un altro nome fittizio . Tenga presente che se decidesse di usare il suo vero nome,  l’importo aumenterà  del 25-30%>.

Restiamo tutti a bocca aperta. Christian lo fissa con un’intensità che sembra gli entri nel cervello per leggere la soluzione. Shelly  si muove avanti e indietro sulla sedia impaziente.

Roach continua ad annuirmi. Io sto cercando di elaborare, ma forse la soluzione più facile è chiedergli il motivo.

<A cosa si dovrebbe  questo maggiore…. trattamento?> chiedo circospetta.

Nello stesso momento che mi escono le parole, però,  la mia mente realizza la risposta e mi sento un’ingenua per averlo chiesto. Potevo risparmiarmelo.

Anche Christian arriva alla  conclusione e  distoglie lo sguardo  scuotendo il capo.

<Usando il suo vero nome venderebbe anche la sua storia, la curiosità, l’invidia e tutto quel  che vuole aggiungere, oltre al libro. Provi a pensare al lancio di un libro di un’emerita  sconosciuta Emma Smith, e se invece fosse Anastasia Steele, ex moglie di Christian Grey. La stampa ne parlerebbe per mesi. E quella pubblicità farebbe vendere molto di più. La gente ha un’attrazione morbosa per le storie  condite dai pettegolezzi>, mi risponde senza peli sulla lingua ed io sulla fine del suo discorso divento livida.

<Quindi immagino che voi preferiate   che li pubblichi con il mio vero nome?>

Chiedo,   mentre  una fastidiosa nausea  si deposita  sullo stomaco.

<Commercialmente parlando sì, Mrs. Steele, è ovvio. Però la decisione spetta a lei. Qualunque sia noi la rispetteremo>.

Alan  mi rivolge un leggero sorriso compiacente, in ogni caso vorrebbe concludere.

Guardo Christian imbarazzata, non ho scritto quei libri per  il denaro. Anzi, non pensavo neanche di pubblicarli.  Lui allarga le mani, impotente. Sarà una mia scelta.

Provo a mettere in ordine i pro e i contro, ma non sono serena, le parole di Alan hanno sollevato un problema non indifferente e non riesco a sbrogliare  i miei dubbi.

Sfruttare la mia relazione….,   ex relazione,  con Mr. Grey per vendere più copie?

Omettere il mio nome  rinunciando a un successo personale?

Che casino!

Roach riprende la parola  sondando  i  nostri volti.

<Passo nel monitor gli importi  assegnati nel contratto di Emma Smith, possiamo partire da qui>,  cerca di  aiutarmi a sciogliere la mia incertezza.

***** anticipo per ogni manoscritto $25 mila alla firma del contratto*****

Dopo le prime 100 mila copie,  verrà riconosciuta una royalty del 5% sulle vendite.

(ndr.cifre e percentuali    indicate a caso per  puro scopo di lettura)

Faccio quattro conti veloci, è più del doppio dell’offerta della W.&G.

Loro, al  massimo, arrivavano  a un anticipo di $ 40 mila in totale.

Mi sembra una proposta esagerata, cosa c’è sotto?

Il dubbio che Christian abbia manovrato l’offerta  mi era già sorto prima, ma così è troppo. Vuole a tutti i costi aggiudicarsi  i diritti sui  libri per dei suoi secondi fini.

Tanto, cosa vuoi che siano per lui centomila dollari, li guadagna in giorno, no, anzi in un ora…. oh, non mi ricordo più cos’aveva detto, comunque  può permettersi di buttarli  al vento.

<Mi sembra un’offerta molto generosa Roach, sei sicuro  del valore che hai dato a quei libri?>  m’informo con malcelata calma.

<Sono scritti in maniera  facile e innovativa. Abbiamo avuto tutti e tre la medesima sensazione. Li abbiamo letti con avidità e ci è rimasta la voglia di leggerne ancora. Questo è vincente. Ne venderemo centinaia di copie stai sicura. Quella cifra? Saranno solo i primi spiccioli.> conferma con enfasi, chiudendomi  ogni possibilità di controbattere.

<Non lo so, mi sembra così troppo….. Sono incerta in alcune cose>, rispondo dubbiosa.

< Posso avere qualche giorno per pensarci. Anche la scelta di usare il mio vero nome, vorrei rifletterci bene> ripiego sull’indiscutibile via di fuga  di prendere tempo.

E’ una scusa sempre gettonata, lo so. Però questa volta devo veramente rinviare.

C’è una nota di delusione sugli occhi di Alan, è quello che si è esposto di più  e si vede sfuggire il successo  del contratto.

Cerco di restare   accomodante. Devo chiarirmi con Christian prima.

Roach, Alan e Shelly   si scambiano degli sguardi d’intesa e poi girano insieme l’attenzione su Christian.

Lui, invece,  mi sta fissando truce stringendo le labbra.

Non è d’accordo sulla mia conclusione, però non s’intromette.

<Va bene Anastasia, prenditi il tempo che ti serve.  Tra qualche giorno fissiamo un nuovo appuntamento>.

Decide infine Roach, accorgendosi che ci eravamo un po’ tutti bloccati.

Ringrazio e saluto tutti con una stretta di mano, si sono davvero impegnati e hanno fatto un buon lavoro.

Christian   si ferma a parlare con Alan e Roach poi mi raggiunge.

Taylor è pronto che ci aspetta all’ingresso e l’addetta alla reception scatta  sull’attenti.

<Buonasera Signore, Buonasera Signora> dice prontamente.

Neanche per cognome si fa chiamare dai subalterni.

Che presuntuoso, megalomane, arrogante.”

Saliamo in macchina uno alla volta, come abbiamo fatto all’arrivo.

Appena ci troviamo  entrambi all’interno sento  la  sua carica di frustrazione che lo rende esplosivo. 

Guardo Taylor,  se potessi avvisarlo di mettersi l’Ipod eviterebbe di sentire la litigata che si sta prospettando molto smisurata.

<Non sei d’accordo  vero?  Dovevo accettare?>,  cerco di parlare calma, so di mettere benzina sul fuoco.

<Accettare o meno spetta a te. Non devi farlo per compiacermi. Ma spiegami quali sono le tue perplessità, perché te ne ho viste passare parecchie davanti agli occhi>.

Anche lui cerca di fare la voce calma, ma è troppo stringata, la mascella è contratta, sento  il suo disappunto.

E come ha fatto poi  a vedermi   se è rimasto incollato al monitor per maggior parte del tempo?

<Anastasia, vuoi dirmi  cosa ti è passato per la testa?> m’incalza deciso.

<Sono troppi soldi per quattro libri, scritti da me che sono una sconosciuta per giunta. Io vorrei che mi fosse riconosciuto il mio lavoro per il valore che ha, non perché tu sei il titolare della G.P. e puoi permetterti di pagarmi quello che ti pare. Non voglio essere comprata da nessuno>, adesso mi sto scaldando troppo e alzo la voce, quando non volevo farlo.

Non adesso, non con Christian, stavamo così bene prima, perché devo rovinare sempre tutto per nutrire il mio orgoglio. Perché non accetto e sto zitta. In fondo è quello che cercavo.

<Quindi hai dedotto che siccome ti viene offerto  di più che non dalle altre parti sia perché sono intervenuto io nella trattativa?> parla a denti stretti.

<E’ così. Non so perché.. o forse sì. Insomma, vorrei cavarmela da sola. Anche se non mi danno un centesimo dei libri non importa, non è per i soldi. E’ un mio….  sogno. L’ho coltivato per tanto tempo e tenuto nel cassetto. E’ stata Emma a insistere per farmeli spedire alle case editrici  e quando ho ricevuto le prime buone recensioni sono andata decisa alla W.&G.

Se ricavavo qualche  soldo in più avrei potuto far frequentare a Max un’altra  scuola. Non cercavo niente di più> .

Mi affloscio sul sedile massaggiandomi le tempie,   non sono più arrabbiata, di fronte alla delusione che ho dentro la rabbia è sparita.

<E poi sono arrivato io a rovinare tutto, vero? Con i miei soldi, con i miei problemi>, si accusa con tono sommesso.

<Non ho detto questo, non l’ho mai pensato. Sono contenta di averti rivisto e ancor di più che hai ritrovato Max. E’ che tu arrivi sempre prima su tutto. Tutto è sempre in ordine e perfetto dove passi tu. Non mi resta che guardare e obbedire. Non riesco ad avere uno spazio dove prendere un’iniziativa.   Mi sembra di essere un’incapace  che nuota a vuoto senza andare da nessuna parte> mi sfogo  seccata.

Ecco l’ho detto, gli ho gettato addosso tutto il mio malessere e le mie frustrazioni. Maledizione!

Lo guardo sgomenta, forse ho di nuovo esagerato. Dovrei sul serio imparare a mordermi la lingua.

Si passa rabbiosamente la mano tra i capelli più volte, cercando di dipanare il groviglio che ha in testa.

<Anastasia, io ho consegnato a Roach i tuoi manoscritti chiedendogli  SOLO che gli dessero una priorità. Tu eri in ballo anche con la W.&G. e avevo capito che ti serviva un riscontro rapido  per  decidere.

Erano firmati Emma Smith e io non  detto loro    che la conoscevo.

Forse è possibile che, avendoli ricevuti da me, li abbiano  letti subito e con più attenzione per darmi l’impressione di essere considerato.

Ma non ho detto a nessuno che dietro c’eri tu, hai visto poi l’incredulità  di Roach quando ti ha riconosciuta. E non ho neanche fatto pressioni per il trattamento che ti hanno offerto>.

L’ho punto sul vivo, mi risponde con la  voce  ferma, le parole scandite, tiene lo sguardo incollato al mio, gli occhi a fessura, pronto a stoccare.

Sembriamo due galli nel pollaio che aspettano di beccarsi.

Arriviamo nel sotterraneo dell’Escala e Taylor spegne l’auto e scende in un nanosecondo.

<Ma è un offerta esagerata, non sono un ingenua come puoi pensare che io ti creda. E’ il doppio della W.& G.> lo riprendo di nuovo con grinta. Quell’aria  sfrontata da sapiente aumenta il mio nervosismo.

<Io.Non.Mi.Sono.Intromesso! > mi abbaia  lui di rimando.

Lo fisso  con cipiglio.  Insiste sulla sua posizione, forse dovrei credergli?

Scuoto la testa poco convinta,  ed esco dal SUV.

Lui mi segue  all’ascensore che è  pronto e  Taylor lo  tiene aperto.

Digita il codice del piano   e poi si gira verso di me.

<Non risolvi  nulla scappando>, mi guarda dritto negli occhi.

<Non sto scappando, voglio solo cambiarmi d’abito;  non dobbiamo andare a prendere Max a casa di tua madre?> rispondo tagliente e velenosa.

Resta nell’altro angolo dell’ascensore, appoggiato con la schiena e le braccia conserte. Finiamo  entrambi  in silenzio, a guardare  a terra una foglia secca che si è introdotta abusivamente ed è rimasta attaccata alla moquette del pavimento.

<Sono nel mio ufficio per mezzora. Perché non provi a pensare che il tuo lavoro vale veramente quella cifra?>, fa in tempo a dirmi con furia,  prima di sparire a grandi passi nel suo ufficio.

Mi fiondo in camera mia, mi svesto con le mani che tremano ancora nervose,  e  vado in bagno.

Lo stress alla G.P. e la tensione per la discussione con Christian hanno reso le mie spalle talmente contratte che solo  il calore della doccia  bollente riesce a sciogliere.

Indosso i jeans attillati con una maglietta  e la giacca di jeans. Scarpe da ginnastica e una spazzolata ai capelli. Se Max è ancora nel parco meglio  essere vestiti comodi.

E poi così mi sento di  più a mio agio.

Esco dalla camera per andare ad aspettarlo in cucina, ripensando  alle sue ultime parole.

Il tuo lavoro vale”  secondo lui dovrei crederci.

C’è da dire che non ha l’abitudine di mentire. Di omettere sì, ma di mentire….

Potrebbe aver sbagliato a valutarli la W.&G.,  già,  forse non è  impossibile.

Oppure la W.& G.  è una casa editrice con meno possibilità finanziarie e non riusciva a offrirmi di più. Thomas mi ha detto che la mia controfferta era stata subito presa in considerazione.

Sono ferma davanti alla porta della camera di Christian, perché mi sono fermata qui? Non dovevo andare in cucina?

Osservo l’uscio con soggezione,  l’altra mattina era buio e non sono riuscita a vedere l’interno. Che abbia  fatto qualche cambiamento?

Mi è rimasta la curiosità,  ho ancora chiare nella mente  le immagini dell’ultima volta che  ci sono stata.

Provo ad aprire  la porta. Se è chiusa a chiave, me ne vado.

Invece si dischiude alla mia pressione e la lascio spalancata.

Sbircio dall’uscio, non voglio invadere la sua privacy.

La grande camera chiara con i mobili azzurri è davanti ai miei occhi.

L’istantanea delle finestre  con il panorama su Seattle è uguale, del letto grigio con le colonnine anche; il dipinto del mare sopra il letto non si è spostato di un millimetro.

Il buon profumo di gelsomino di Christian mi riempie le narici.

Chiudo gli occhi  e appoggio la testa allo stipite.

chi ha detto che dormiremo?” mi rimbombano dentro  le sue parole sensuali della prima volta che mi ha portata qui.

Era la mia prima volta.

Emozionatissima, incosciente ma deliberatamente desiderosa di darmi a lui. Tutte le nuove sensazioni  che si rimestavano dentro il mio corpo e che non riuscivo a contenere.

stai ferma” mi diceva mentre mi travolgeva con la sua lussuria. Come facevo  a stare ferma.

Mi stava accarezzando e leccando in ogni angolo del corpo e più lo faceva più bramavo che continuasse. All’infinito. Se avessi potuto fermare il tempo, oggi sarei ancora tra le sue braccia, tra i suoi assalti.

Ha saputo darmi il massimo del piacere,  mi ha fatto impazzire mandandomi fuori di testa maneggiando sapientemente il mio corpo. Mi ha reso consapevole dei miei limiti. Ha marchiato il mio corpo con il suo, sono solo sua. E voglio essere solo sua, riconosco solo lui come amante.

Non riesco a trattenere due grosse lacrime  che scendono piano sulle mie guance. 

Mi sento così fragile e frastornata. Perché è tutto così difficile con lui, quando basterebbe…..

Oh, no!”    Stringo più forte le palpebre.

Percepisco prima il calore del suo corpo, dopo il suo adorabile odore. Il mio cuore lo riconosce e comincia la sua danza vorticosa, mi pulsa in gola e nel petto.

<Anastasia….> mi prende un braccio preoccupato <Anastasia stai bene?>

Annuisco piano, mi gira la testa, ho la voce bloccata nella gola.

Restiamo fermi così  fino a quando  riesco a sollevare le palpebre che sembrano  di piombo.

<Hai avuto un altro attacco di ansia?> mi chiede  con riguardo.

<No. Sto bene Christian, solo un po’ di tristezza. Scusami non volevo curiosare>, farfuglio con la mente ancora in confusione.

<Vuoi entrare?  Devo cambiarmi, ma uso il bagno. Puoi restare non mi da fastidio>, mi incoraggia con un sorriso. La sua mano mi accarezza delicata l’avambraccio.

<Su, vieni!>  decide  a  un tratto e mi  trascina dentro.

Mi guardo intorno dal centro della stanza. Nella parete di fronte al letto ci sono due miei ritratti, sempre del giorno del matrimonio. Sono di profilo  e sto guardando   estasiata qualcuno davanti a me.

Solo a lui posso aver rivolto quello sguardo”.

Inghiotto  con fatica.

Christian segue il filo del mio sguardo <Sai in che momento sono state scattate>, mormora.

Scuoto la testa.

No. Forse se le studio bene, ma così come faccio a ricordarmi”

<Stavi pronunciando la tua promessa. Sono due scatti vicini, quando li guardo mi sembra di sentire la tua voce> mi confida con la voce soffocata.

Resto impietrita.

Il turbamento di prima vanificato in favore di un segnale di allarme.

Mi spaventa  quando lo sento parlare in questo modo, sembra perfino che sia un’altra persona.

Mi sposta  davanti alla cabina armadio e apre tutte le ante.

Ci sono i suoi vestiti ordinati in una parte.  Nell’altra, quella  che occupavo con le mie cose,   sono appesi  i  miei vestiti ,  come li avevo lasciati io. Riconosco  quello lungo di raso argento  della cena di beneficenza,  quello verde smeraldo del suo compleanno,  l’abito da sposa riposto  nella sua ricercata confezione.

Passo le mani accarezzando quei pregiati  tessuti. Ci sono anche le scatole con le mie scarpe, le borse. Mi giro a guardarlo, è impassibile.

Ritorno davanti  al cassettone e lo apro. La mia biancheria intima, anche il completo di pizzo azzurro, il primo che mi ha comprato a Portland,  tutto al suo posto ben ripiegato; in  un altro cassetto le camicie da notte  e le vestaglie in seta.

Mi spingo  guardinga fino al  bagno, apro i cassetti dell’armadietto. Creme, cosmetici, profumi, anche lo spazzolino, ritrovo tutto.

Sono allibita, persa,  un dolore sordo mi  toglie le forze.

<Christian…. perché hai tenuto tutta la mia roba?>, ho la voce increspata dall’imminente pianto. Vado verso di lui che è rimasto vicino al letto.

<Da qui non te ne sei mai andata via. Un uomo ha il diritto di sognare, Anastasia>, ammette stringendo le palpebre con rimpianto.

Vorrei urlare. 

In quale mondo ti sei rintanato, Christian?”

Mi avvicino ancora  e l’impulso di abbracciarlo  mi fa alzare le braccia verso di lui.

Io SONO qui e voglio  stringerlo, consolarlo, baciarlo, amarlo tutto insieme,  ma lui appena si accorge indietreggia evitando il contatto con il mio corpo.

Le altre volte ho accettato i suoi rifiuti perché mi sentivo in colpa, perché volevo dargli ancora del tempo, ma adesso qualcosa dentro di me cede,  non riesco a trattenermi   sono al limite. Cade  la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso.

Sento la mia voce stridula che dà forma a quei    pensieri  sempre soffocati  per il timore di sbagliare.

<Perché continui a respingermi, Christian, non lo sopporto più. Inizia a essere un castigo troppo spietato. Ti prego, voglio stare tra le tue braccia, lo desidero… tanto. Dimmi cosa devo fare>,  lo supplico con  il cuore in gola che mi soffoca.

Scuote la testa con forza <No. No!> grida agitandosi.

Sussulto e indietreggio spaventata. 

<Non lo faccio per punirti, per l’amor del cielo, Anastasia non devi pensare questo, anch’io ti desidero, anch’io voglio averti vicina. Ma non posso, è… difficile da spiegare. Non ce la faccio… non riesco….> è imbarazzato, frustrato, si muove agitato  per la camera.

<Spiegami, per favore,  ne ho bisogno per andare avanti. Qualsiasi cosa pur di non  vagare in questa incertezza.  Perché… non puoi?>  lo raggiungo  e gli sbarro la strada obbligandolo a fermarsi e guardarmi.

Sembra smarrito, è restio a parlarne. Incrocia le mie pupille senza vedermi, sono altre immagini quelle che passano davanti ai suoi occhi.

All’improvviso si siede sul bordo del letto e si prende il viso tra le mani.

<Perché?> ripeto ancora una volta spostando nervosamente una ciocca di capelli dietro alle orecchie.

Perché ho questo presagio che mi annuncia un’imminente  sventura”

<Dal momento che te ne sei andata mi sono sentito perso. Mi dava fastidio avvicinarmi a qualsiasi altra.. donna> mi dice con stanchezza. Fa una pausa fissando il pavimento, ma non riesce a dissimulare un’espressione di insofferenza.

Tutto qui?

<Sottomessa, intendi?> gli chiedo esortandolo a continuare.

<Già… Sottomessa>,  afferma  con uno  sguardo scontato.

<Non voglio che tu te ne vada> scuote ancora la testa riprendendosela tra le mani.

<Questo l’ho capito, Christian, ma continua per favore, non cambiare discorso>

<Sono uscito con un paio di “Apprendiste” superando  il fastidio,  ma non  sono riuscito a eccitarmi in nessuna maniera>.

Spalanco gli occhi per la sorpresa  e resto zitta ansiosa di sentire il seguito.

Che cosa intende dire?”

<Appena mi avvicinavo a loro  si frapponeva la tua immagine, che si imprimeva nel cervello   assillandomi. Un incubo continuo, tu e Josè….,> chiude gli occhi  espirando forte, < poi le mani di uno sconosciuto che ti toccavano >, confessa rabbrividendo  e stringendosi le tempie  come a voler annientare quella sensazione.

Il pensiero che un altro possa averti   è una lama che lacera la mia anima

<E’ scattata,  dentro di me, la necessità di isolarmi, una repulsione a qualsiasi contatto fisico, peggio ancora di quello che soffrivo quando ci siamo conosciuti>.

L’orrore verso se stesso

Ma perché con la mia immagine?

Alza il viso disgustato e  le sue pupille sono scure e dilatate dallo sforzo di parlare di queste cose così intime.

<Flynn, all’epoca,  mi disse che  era  un blocco dovuto al momento tormentato che stavo passando, che con il  tempo  sarebbe tornato tutto come prima.

Che mi infliggevo una punizione perché mi ritenevo la causa della tuo allontanamento e dovevo darmi il modo di elaborare questa specie di lutto.

Me ne sono preoccupato per un periodo, ma alla fine stavo meglio così.

Niente sesso, niente impegno, problemi,  imbarazzi. Ho chiuso con il BDSM,  con le Sottomesse,  e non ho mai guardato neanche  ad altri tipi di relazioni>.

Si costringe ad  imprimere un tono di  indifferenza,  ma l’eco delle sue parole  rimanda una rassegnazione mal tollerata.

Accidenti. Ha detto niente sesso!”

<Niente sesso? Come niente sesso?>   gli chiedo  con sgomento.  

<Lavoro dodici/quattordici ore al giorno, mi alleno,  anche due volte al giorno se necessario. Coltivo i miei hobby, viaggio spesso, insomma ho trovato un buon equilibrio.

Non ho più  sentito la necessità di avere  dei rapporti sessuali. Neanche di autoerotismo. Niente.

Un’astinenza cercata, forse se si vuol essere più precisi autoimposta>, si stringe nelle spalle, <è più facile di quello che pensi, dopo un po’ che non fai sesso non lo cerchi più e non ne senti la mancanza>. Confessa ora con onestà e senza pudore, sembra sia un argomento confidenziale,  qualcosa di cui parla tutti i giorni.

E’ probabile che dentro di lui lo faccia.

Ha trovato un porto sicuro dove proteggersi.

Il suo obiettivo, va dove vuole essere

Ha un sorriso amaro e i suoi  grandi occhi grigi un rammarico che stringe il cuore.

<”Asessuato”, un giorno mi avevi chiesto se lo ero, ti ricordi?>

<Ma tu non sei asessuato> strido  isterica. Non ci credo. Non riesco a collegare quello che mi dice con un  concetto che abbia senso nel mio cervello.

D’accordo, neanche a me andava di avere rapporti intimi con altri uomini, perché… perché mi dava fastidio farmi toccare da qualcun altro.

Ma lui è…. è un uomo. Può davvero arrivare a questa costrizione?

<Allora lo spiego diversamente> prosegue spietato,   allontanandosi.

Si batte forte la mano contro la fronte.

<Parte tutto da qui, tutto da questa merda di testa, non riesco  a comandare il mio corpo, non ho nessuna reazione, nessuno stimolo. Ho il controllo spasmodico su tutto, tranne…  >. Scuote ancora la testa senza il coraggio di terminare la frase.

Faccio un passo avanti ma lui si gira e allunga una mano per tenermi lontana.

<Non me ne  preoccupavo, fino a quando non ti ho ritrovata.

A Savannah ero  concentrato a non perdervi di nuovo,   non ho dato peso alle prime reazioni, anche se era evidente  l’avversione che scaturiva dal mio corpo  quando mi avvicinavo al tuo.  Quando mi hai confessato che ne Josè ne nessun altro uomo ti aveva avuta   ho sperato intensamente di superare questa condizione.

Quando l’avrò nuovamente vicina si sistemerà tutto” ho pensato.

Ma non è ancora successo,  il mio cuore ti  desidera da morire, Anastasia, ma il mio corpo  si blocca, non reagisce, l’hai constatato anche tu>, sfoga finalmente avvilito   tutta la frustrazione che ha  dentro.

E’ distrutto.

Dev’essere umiliante  per qualsiasi uomo ammettere questa privazione.

Per lui che era fatto di puro desiderio erotico, il dio del sesso, lo è ancora di più.

<Con la tua pazienza  ero riuscito ad accettare di essere toccato. Ambivo alle tue carezze, le accoglievo come una manna.   Adesso il solo pensiero è insopportabile>, aggiunge con aria  rassegnata, impotente.

Faccio d’istinto un passo indietro per appoggiarmi alla parete. Mi manca la terra sotto i piedi e un senso di vertigine mi fa tremare le gambe. Ho bisogno di un sostegno.

La voragine che ci tiene lontani  è qui, si apre tra noi scura e profonda. Ed io vorrei buttarmi dentro per non sentire più questa deprimente verità difficile da accettare.

Cerco di scuotermi e reagire,  quali sono le parole giuste per replicare a questa imbarazzante confessione.

Che cosa si dice in questi casi, ci sono delle frasi di circostanza? “Mi dispiace”

<Christian.. io… non avevo capito. Mi dispiace. Avevo notato che t’irrigidivi ogni volta che mi avvicinavo. Perché non me lo hai detto subito?> mi pento subito del tono sdolcinato della mia voce e di aver pronunciato quel “mi dispiace”.

<Non l’ho mai detto a nessuno, non solo a te, per evitare proprio  il tono patetico che hai appena avuto  tu!>      Grugnisce chiudendomi la bocca.

Ha ripreso il controllo con la  sua arrogante e prepotente personalità, mettendo fine al momento di debolezza  e di confidenze.

Oh, per favore!”  mi prendo il viso tra le mani nel più totale e vergognoso imbarazzo.

Guarda l’orologio che segna  le sette meno dieci  e noi dovevamo essere già partiti per andare a prendere Max.

<Faccio la doccia e mi cambio, dobbiamo andare a Bellevue e siamo in ritardo>, mi liquida andando in bagno.

Non mi lascia molta scelta.

Batto in ritirata in cucina dove ero diretta prima, muovendomi come un automa.

E’ terribile quello che mi ha rivelato, come ha fatto a vivere in questo stata finora?

Mi verso  un bicchiere d’acqua e lo bevo d’un fiato, sono  accaldata per la tensione.

Maledizione! Perché non  mi sono resa conto  a cosa era dovuto il suo disagio? Gli indizi c’erano tutti.

Questo è un tassello importante,  cambia radicalmente la situazione.

Ora capisco  la sua reazione quando mi ha trovata nel suo letto.  Anche il suo  prendere le distanze ogni volta che l’atmosfera tra di noi si scaldava. Non era per rifiutarmi, ma per proteggersi.

Ma non può arrendersi così, deve farsi aiutare da qualcuno.

<Vieni, andiamo>  mi intima  dal corridoio. 

Si è già lavato e cambiato?  Certo, ha messo jeans e maglietta anche lui.

Però ha ancora i capelli umidi, sprigionano quel delizioso profumo del suo shampoo.

Si sta già avviando verso l’ingresso, a grandi falcate senza fermarsi.

Prendo in fretta la borsa e lo seguo.

In ascensore siamo soli e provo a fargli ancora qualche domanda.

<Ne hai parlato con uno specialista. Ci sono dei rimedi efficaci.  Flynn, hai provato a chiedere un consiglio a lui? Oppure a tua madre, è un medico anche lei….>.

Non posso credere di aver detto questa banalità, certo che avrà cercato aiuto da qualcuno.

Mi blocca  aprendomi la mano davanti.

<NO!>, mi zittisce <non voglio parlarne ora. Per favore Anastasia. Riprendiamo il discorso  in un altro momento. Non  rimuginarci sopra> , mi dice perentorio.

Si apre la porta dell’ascensore e Taylor ci sta già aspettando davanti al SUV, con le portiere aperte.

Sempre telepaticamente pronto.

Arriva sempre prima di noi. O forse è qui che ci aspetta da prima.

Christian sale nel sedile dietro con me.

Mi guarda  arcigno <Non pensarci , non rovinarti la serata> mi ripete con un tono che non ammette repliche.

<Io…. Vorrei parlarne, invece>, provo a convincerlo.

<Io. NO!>  ringhia inchiodandomi al sedile.

E’ furioso? Non capisco.

Tanto non scappa. Troverò il modo di ritornare sul discorso.

Non penserà mica  di  rimandare per lasciar  deteriorare la gravità del suo stato.

<Hai nuovi aggiornamenti> si rivolge a Taylor sbuffando. Si guardano dallo specchietto.

<Sì, signore>,  gli risponde e vedo che Christian gli fa un cenno di assenso.

<Per Montesano  è stata programmata la partenza giovedi alle 14, con un’auto   a noleggio. Si occuperà Steve di tutto>.

Christian si gira verso di me:  <Ti va bene?>

<Si…. Sì grazie>. Mi prende di sorpresa, mi ero scordata   dell’impegno con Ray.

<Devo avvisare Ray del nostro arrivo>, replico preoccupata.

<Ci pensiamo noi Mrs. Steele> , mi risponde Jason pacato <Steve ha l’incarico di chiamarlo perché mercoledì andrà a fare un sopralluogo>.

Oh…   certo,  le procedure…  devo abituarmi.

Sollevo entrambe  le spalle <Va bene> confermo a Taylor. Tanto chiamerò  Ray anch’io comunque.

Christian lo interroga nuovamente <E per domani, sei riuscito a organizzare?>

Guardo anch’io sullo specchietto e non mi sfugge l’occhiata furba   che Taylor rivolge a Christian.

<Pronti alle 6.15 signore. Destinazione Schmitz Park.  D’obbligo un cappellino e grandi occhiali da sole>.

Penso che stiano parlando di impegni loro , mi sono anche girata a guardare fuori dal finestrino. Stiamo attraversando un lungo ponte e proseguiamo a rilento per il traffico.

Però che strano, cosa va a fare Christian al parco così presto al mattino?

Io al parco andrei volentieri a … correre…

Torno a girarmi verso Christian che sta osservando compiaciuto   la mia reazione.

Alzo le sopracciglia  come per chiedergli “mi sono persa qualcosa?”

Fa un ampio  sorriso e scuote la testa divertito dalla mia sorpresa.

<Te lo avevo promesso no? Domani mattina jogging all’aria aperta>.

Ricambio   il suo sorriso  perché è il suo modo di farmi sentire quanto valgo per lui.

Riesce ad afferrare  le mie necessità  ed è sempre pronto a esaudirle.

Se non avessimo tutti questi casini potrei quasi pensare che mi stia facendo la corte.

Entriamo nel viale  incorniciato da  rose in piena fioritura  della famiglia Grey.

La villa riluce  come una perla bianca in mezzo al verde del parco.

Il riverbero  del tardo pomeriggio pennella un tocco dorato nello sfondo della costa e rende lo scenario magico.

Andiamo subito incontro a Grace che dal prato al lato della casa sta gesticolando per farsi notare.

Max, forse avvisato da Grace, sbuca fuori da un gruppo di cespugli correndoci incontro.

Va dritto verso suo padre  <Papà vieni, ti faccio vedere> strilla agitato.

Christian si abbassa per prenderlo in braccio, ma Max gli afferra solo la mano e lo trascina verso il gruppo di robinie lì vicino.

Sorrido con tenerezza  a Grace che si  commuove davanti  al quadretto “padre/figlio per mano” .

Non è ancora abituata a sentire chiamare “papà” Christian.

<Ha passato quasi tutto il pomeriggio a studiare il nido che una coppia di merli  ha fatto  in un arbusto di lauro.

Dentro c’è un piccolo che strilla di continuo e Max ha osservato il lavoro dei due genitori che  andavano  a prendere i lombrichi e per sfamarlo. Dovevi vederlo come si arrabbiava se  lo lasciavano per troppo tempo a pigolare > mi racconta divertita.

<Ci credo, ha una passione sfrenata per tutto quello che è piccolo con le piume e si muove. Farà l’ornitologo da grande>.

Le confermo con un pizzico di orgoglio  e   le racconto degli anatroccoli al parco di Nashville.

I due sembrano spariti nel boschetto e Grace s’incammina verso casa.

<Prendo la  limonata, possiamo sederci  a berla nel terrazzo>, mi dice affabile, indicandomi il tavolo e le sedie vicino al retro della casa.

<Vengo ad aiutarti>, decido all’improvviso di seguirla.

Devo  riuscire a parlare con lei da sola, senza Christian.

So che ho poco tempo quindi appena entriamo in cucina le chiedo:

<Grace, tu sai se Christian è ancora in analisi con Flynn? > cerco di non tradire l’ apprensione  che mi mette parlare di questo con lei.

<Non che io sappia. Ci sono problemi?> mi   risponde  corrugando la fronte.

<Christian….>, accidenti,  non posso raccontarle quello che mi detto prima, devo fare diversamente,  <c’è qualcosa che non mi convince> affermo dubbiosa, <ma provare ad approfondire con lui so già che sarà un’ardua impresa.  E so anche che sarebbe molto contrariato di sapere che te ne sto parlando>,  mi fermo per farle capire che è importante che lui non sappia di questa conversazione e  scuoto la testa guardandola allarmata.

<Ho bisogno del tuo aiuto. Vorrei  chiedere un’opinione  a Flynn ma devo farlo senza che Christian lo sappia. Me lo impedirebbe.  Solo che ho tutto il tempo la sorveglianza della sicurezza, se mi mettessi in contatto con il dottore lui verrebbe a saperlo subito>.

E’ perplessa, stringe avanti le labbra e alza un sopracciglio. Sta valutando la mia richiesta.

<Sei sicura che sia necessario?>mi scruta seria mescolando la limonata nella caraffa.

<Sì, è una persona fidata  che conosce Christian. E’ l’unico che può consigliarmi>.

<Vuoi provare a spiegarmi la situazione?> prova a domandare  senza convinzione, sa già che non lo farò.

<Non ora Grace, è una cosa…. intima, diciamo.  E poi non  abbiamo tempo. Saranno qui a momenti>, mi affretto a concludere.

Mi porge il vassoio con i bicchieri e la limonata. <Vedrò cosa posso fare, adesso porta  fuori le bibite per gli assetati>.

Mi segue con un piattino di biscotti e uno di noccioline.

Christian accompagna Max attraverso il prato, lo tiene per mano  e chiacchierano con foga.

Prima che Max si sieda cerco di mettergli a posto la camicia che è in disordine e fargli indossare la felpa perché è sudato. <Uff…. Mamma, ho caldo> mi dice perché non vuole fare la figura del bambino piccolo.

<Vado a dare disposizioni per la cena. Vi fermate a mangiare con noi? Rientra anche Carrich tra poco>,  ci chiede Grace  allontanandosi verso la cucina.

Lascio a Christan la decisione,  che ovviamente  deve consultarsi con Taylor. Dopo una breve telefonata  conferma a Grace che restiamo anche noi tre.

Bene! Mi fa piacere.

<Forza pigroni> ci sprona Christian alzandosi, <facciamo una passeggiata fino alla spiaggia>.  Parte rincorrendo Max  per il prato, dirigendosi  verso la baia.

La rimessa   osserva immobile il nostro passaggio.

La rimessa…. Cuori e fiori…. Non pensarci Ana”

Quando rientriamo Carrich è nella terrazza lastricata di pietra grigia che ci   aspetta per salutarci, poi prende da una parte Christian per parlare dei loro affari.

Max ed io  andiamo in cucina ad aiutare Grace, che appena mi vede si avvicina e mi dice sottovoce <Domani pomeriggio alle tre….. ritorna qui con Max>, capisco subito che si riferisce a Flynn.

Annuisco. <Grazie> le sussurro.

Durante la cena  mi raccontano del resto della famiglia.

Mia è un’anima in pena e viaggia tra Londra, Parigi e New York senza un compito ben preciso. E’ rimasta nell’ambito della ristorazione con consulenze di marketing mirate alla cucina di alto livello. Beata lei che se lo può permettere, però sembra che l’inquietudine  sia dovuta al fatto che con Ethan, quella volta,   le cose non siano decollate  e stia ancora smaltendo la delusione.

Kate ed Elliot, invece, si sono sposati  e hanno due piccoli Grey.  Ava di due anni e Zac di otto mesi.

L’ultima volta che sono andati in vacanza a Barbados,  Elliot  ha ricevuto un’irrinunciabile  offerta di lavoro e  si sono momentaneamente stabiliti  lì con tutta la famiglia.

Kate ha continuato la sua carriera giornalistica ed è una freelance molto ricercata per i suoi articoli sulle nuove frontiere  dei materiali rinnovabili per l’industria.

Kate, la mia carissima amica Kate. Avrei voglia di rivederla. Ho lasciato anche lei senza spiegazioni quando me ne sono andata. Sarà ancora arrabbiatissima con me. Chiedo curiosa a Grace com’è Kate come mamma.

<Oh.. se la cava molto bene, le faccio un unico appunto> dice amorevole < è  un po’ troppo autoritaria ed esigente soprattutto con Ava>. Sorride.

Già, me la ricordo, un’altra maniaca del controllo.

Christian non entra tanto nella conversazione, preferisce occuparsi di Max e lo aiuta a mangiare. 

I Grey mi chiedono dei miei genitori e quando parlo di Ray li avviso che giovedi vado a Montesano per qualche giorno.

<Ana,    vorrei  rivedere Max prima che tu parta>,  mi dice Grace   < mercoledi  sono impegnata  tutto il giorno con un  convegno. Perché non ritorni domani pomeriggio?>  mi propone  con indifferenza.

<Beh, sì,  vengo con piacere così Max può giocare all’aria aperta come oggi> le rispondo e interrogo con lo sguardo  Christian,  se ha qualche obiezione.

Mio Dio che tresca assurda!” sorrido tra me spudorata.

<Okay, ti accompagnerà Steve> acconsente Christian,  per fortuna senza dar peso alle occhiate tra me e Grace. Poi  si rivolge sorridendo  a Max <Così vedrai se il piccolo merlo inizia a volare da solo>.

Max risponde con un fiacco battito di mani. E’ stanco,  ha le palpebre pesanti.

Anche per questo finita la cena salutiamo i Grey e rientriamo all’Escala.

Max si addormenta seduto sul seggiolino, tenendomi una mano tra le sue.

Christian è seduto davanti con Taylor e parlano dei loro affari a bassa voce.

Osservo il profilo della sua ombra,  sembra tranquillo, le sue giornate si susseguono una dopo l’altra scandite dai ritmi frenetici del suo lavoro.

Quando è in questa modalità di uomo in carriera sembra che la sua vita scorra nella normalità. La sua normalità naturalmente.

Resto in silenzio nell’oscurità dell’abitacolo ascoltando il respiro leggero del mio bambino e  il loro  bisbiglio in sottofondo.

Le luci  del centro di Seattle pulsano e   si avvicinano, le fisso attonita e il mio pensiero ritorna sulle rivelazioni di Christian.

Con che cosa si è scontrato per arrivare a una regressione così drastica e punitiva…   la sua rinuncia alla sfera sessuale…

Non sarà irreversibile. Vero?

Domani incontrerò il dottor Flynn, Grace è stata molto abile ad organizzarmi l’appuntamento. Devo trovare un modo per aiutarlo, spero tanto che lui mi possa consigliare.

Si occupa Christian di prendere in braccio Max e portarlo di sopra, fino al letto. Lo spoglio e lo metto sotto le coperte, dorme come un ghiro.

Sono quasi le undici e potrei anche ritirarmi in camera  mia. Domani mattina l’appuntamento  con Taylor è alle sei. 

Mi sposto  in cucina e aspetto Christian per salutarlo. Mi raggiunge dopo alcuni minuti.

<Ti fermi  qui con me? >, mi chiede mostrandomi una bottiglia <il vino si beve meglio in compagnia>.

Le note  di un piano risuonano contemporaneamente al suo invito, un brano di una raccolta  background strumentale, lenta e pacifica. Una musica incantevole  che distende i miei pensieri.

<Okay> accetto. Chissà che ci  aiuti  anche a sciogliere qualcuno dei nostri casini.

Prende due grossi calici dall’armadio, apre la bottiglia con cura e versa una generosa  dose di vino in ognuno.

Il colore è rosso cupo e spicca un  profumo di viola, di ribes, di spezie .

Scivola in gola  caldo e vellutato.

<Mmmmm…. È buonissimo> mi complimento.

<E’ un vino biologico libanese, c’è una storia dentro  questo bicchiere> mi dice con enfasi.

<Gusti eclettici….>  alzo il bicchiere per brindare.

<Mi serve per distrarti> mi fissa  mentre fa roteare il vino nel bicchiere <vorrei evitare di ritornare su certi argomenti…. scottanti stasera> mi sorride nel suo modo adorabile, anticipando la mia curiosità che è diventata un chiodo fisso in queste ultime ore.

Abbasso la testa con disappunto, fissando il pavimento.

<Per favore, Anastasia. E’ già imbarazzante di suo l’ avertene parlato, e continuare su quel tema non ci porterà da nessuna parte. Chiuso!>.

<Ma…>

<No! Chiuso! Non stasera!> arresta perentorio il mio tentativo di contestare.

<Solo una cosa, per favore….>, faccio una breve pausa e lui chiude gli occhi e tentenna rassegnato  <il toccare è  un limite assoluto per te?>

<Sì!>

Stringe le palpebre con dolore e un sospiro che fa stringere il cuore.

Un brivido alla schiena e il film dei ricordi riempie  il mio raggio visivo; le cicatrici che marchiano il suo corpo, le linee di rossetto a demarcare la mappa delle zone off-limits; l’espressione selvaggia di panico dipinta sul suo volto quando le mie dita esitanti hanno toccato  il suo torace.

Accidenti!”

Mi versa ancora del vino.

<Bevi!> mi ordina esortandomi con uno sguardo eloquente  a lasciar correre quello che mi passa per la testa. L’ha visto anche lui?

Perché sono evidenti le sue capacità extrasensoriali.

Scosto un ciuffo di capelli che m’infastidisce con un gesto che parla della mia frustrazione.

Mi affretto a snocciolare un’altra domanda.

<Per quanto riguarda i libri?> cambio tattica, altro chiodo fisso che mi rode in testa.

<E no!  Non ci provare!  L’argomento per me è chiuso. Fai quello che vuoi. Non mi sono intromesso prima e non lo farò ora. Non ho altro da aggiungere>. Alza la mano libera con il palmo aperto arretrando di un passo.

<Christian?> provo  a impietosirlo, mi lascia nell’incertezza,  senza un suo autorevole parere.

<Ana?? Non hai detto che vuoi cavartela da sola?> alza un sopracciglio sfrontato.

Ho la gola secca, bevo un altro sorso sforzandomi di mantenere un’espressione contrariata.

<Bene! Posso fare anch’io qualche domanda?> ritorna  a sorridermi con un finto candore angelico,  mettendosi cavalcioni su uno sgabello.

Ma guardalo! Si trastulla per avermi chiuso la bocca?

Oppure… vuole strapparmi un sorriso?

Sì! Dev’essere l’effetto dell’alcol perché le mie labbra si piegano da sole in una smorfietta  strana.

<Di cosa vuoi parlare?> ridacchio arrendendomi.

<Di… tutto>,  alza le spalle,   <devo rimettermi a pari e voglio sapere quello che vi è successo in questi ultimi anni>, mi dice con uno sguardo da bravo ragazzo della porta accanto. Eh?

Metto il bicchiere sul tavolo “basta bere!”. Ma lui lo prende e me lo riconsegna in  mano.

Annuisco lentamente. <Sono pronta, ma mettiamo una regola>,  aggrotto la fronte per far sembrare più seria la mia richiesta <facciamo a turno, una domanda per ciascuno>.

E’ passata da un pezzo  la mezzanotte, abbiamo finito il vino e mi sento brilla, le gambe sono molli.

L’argomento Max ha  catalizzato  la maggior parte della nostra conversazione, la mia lingua era sciolta e anche la sua. Peccato non aver potuto approfondire quello che interessava a me.

Christian era avido di sapere il più possibile su suo figlio. Non essendogli stato vicino nei primi anni  credo sia  anche logico.

Essere consapevole dei motivi del suo strano e talvolta scostante atteggiamento mi ha aiutata a comprenderlo  meglio.

E ha fortemente contribuito a  reprimere  il mio recondito, neanche tanto a volte,  desiderio di saltargli addosso.

Però è stata una piacevolezza  unica sentirlo parlare in maniera così calda e loquace, come…., come  stare davanti al caminetto acceso, in una giornata uggiosa d’inverno, avvolta in una morbida coperta.

Una rilassante chiacchierata  era proprio quello che ci  voleva per concludere la serata.

Andiamo a dormire, ognuno nella propria camera, naturalmente…., ma a cuor leggero.

Ci siamo liberati a vicenda di parte delle nostre perplessità, rendendoci  consapevoli  che saremo uniti nello scopo di crescere e educare Max  nel migliore dei modi.

Per il resto….  ci sarà sicuramente una soluzione.

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63 commenti

  1. Melly

    Brava brava brava stupendo!! Fa venire i brividi….

  2. irma

    non ho parole ! è bellissimo, si comincia a intravedere il sentimento di C.Non vedo l’ora di leggere il seguito.Bravissima!

  3. alisa69

    Bellissimo! Poveri qs due..devono ricominciare tutto da capo anzi ancora peggio….nemmeno il Sesso!
    Credo proprio sarà un viaggio molto doloroso, il ritorno alla normalità. ?.perché ci sarà un ritorno vero??
    cmq i miei complimenti sei Bravissima!
    e ora in attesa di un altro sabato…♡♡♡♡♥♥♥♥

  4. lolly74

    Brava bravissima nn vedo l’ora di leggere il seguito….. complimenti ci hai intricato ancora di più con la storia di C.G. Brava…. 🙂

  5. paola

    Certo che le analogie con Meander di Mon iq u e Lane sono un Po’ troppe :!

    • Anita

      Credo che Anthea abbia chiarito più volte che la sua ff si ispiri a quella… .. a questo punto le consiglio di scriverlo all’inizio di ogni capitolo!

  6. paola

    Andate al sito fiftyshadesofgreyandmore..wordpress .com/author /moniquelain e nel menu a bandiera di sinistra troverete (scorrendo verso il bass o) la traduzione italiana di Meander – ora fino al capitolo 46! Aspetto commenti

    • Mellie

      Ma che commenti aspetti non capisco. Anch’io seguo e leggo il Meander di Monique e allora? Come è gia stato chiarito le premesse iniziali sono simili ma lo svolgimento alla fine è diverso. Secondo la tua logica allora Anita e Lalla non avrebbero dovuto “riscrivere” il libro dal punto di vista di Christian dato che esiste una versione famosa di Emine Fougner tradotta in italiano in un altro sito. Ripeto non capisco cosa ti aspetti. Qual’è il tuo problema dillo chiaro e tondo?

      • Anita

        la signora, se non ho capito male, dev’essere a traduttrice della ff di Monique….

        • Mellie

          Si ho anch’io il sospetto che si tratti della traduttrice, ma non capisco che tipo di pretese stia accampando con le accuse di “plagio” nei confronti di Anthea

          • Anita

            Che poi la storia è scritta da Monique, non da lei signora Paola. Quindi, semmai, dovrebbe essere Monique a lamentarsi di un eventuale plagio.

            Plagio inesistente, oltretutto, dal momento che la stessa Anthea ha esplicitamente dichiarato in questa sede di essersi ispirata a quella ff tanto quanto al libro della James. Le due storie sono simili a tratti, ma nemmeno poi tanto. Anthea sta dando un tocco personale al racconto. Proprio come faccio io o Lalla o chiunque altro su questo sito che scriva ff. Stiamo tutte riscrivendo la stessa storia secondo i nostri gusti.

            • Anthea

              Accidenti che polverone……

              Non vorrei ripetermi, ma questa è una ff. partita da un punto uguale a quello scritto nell’altra, e si trova verso il termine del rosso. (Scritto dalla James)

              Moltissimi particolari sono simili, ma non perchè scritti nell’altra ff. bensì perchè li trovate scritti nei libri della James. Se Grey è ricco, con il jet, con l’Escala, con i ritratti che ha acquistato da Josè, se ha tenuto negli armadi i vestiti che le aveva comprato, non puoi non tenerne conto perchè risulti credibile.

              Non ho mai ripreso volutamente ne dialoghi ne narrazioni, se ci sono, sono casuali.
              Perchè confermo sicura di quello che dico che l’ho scritta dalla prima all’ultima parola con quello che mi frullava in testa.

              I personaggi inseriti da me non mi risulta siano uguali a parte il piccolo Max che ha 4 anni perchè per me era significativo che avesse la stessa età di quando Grey è stato adottato e perchè un bambino di 4 anni può comportarsi come ho scritto. (vedi cap. 14) Me lo direte voi perchè io, quando ho letto del matrimonio non ho più continuato a leggerla.

              Grazie Anita per il tuo intervento. Da scrittrice di ff. a scrittrice di ff. vedo che ci capiamo 🙂

            • Anita

              😉 Io ti auguro solo un buon lavoro. Continua la tua storia perché, prima di scrivere, mi piace leggere. E con la tua ff ti assicuro che mi tieni incollata allo schermo del pc ogni sabato notte. Alla settimana prossima! Un bacio.

  7. Barby

    Anthea, 6 una forza della natura ….. è veramente bellissimo anke se è dolorosissimo vedere Christian ridotto peggio di prima …… tornerà come prima vero? Riavrà un rapporto ‘normale’ con la sua amata Ana, nn è vero? Si risposano alla fine, vero? So ke sto kiedendo tanti spoiler, ma visto ke dobbiamo attendere sempre molto tra una puntata e l’altra, almeno dacci un filo di speranza x andare avanti …. ti prego, ti prego, ti prego, ti prego, ti prego ecc ecc ad oltranza ………..

    • Anthea

      sei veramente convinta di volerlo sapere? 😉
      dai forza, soffri ancora per qualche capitolo, ti prego, ti prego, ti prego…..

      • Barby

        Come soffro …… mondo crudele …… sigh, sigh ……..

      • Alessandra

        Io non so di quale libro parliate, ma so che qst ff e’ spettacolareeeeeeee. Attendo il sabato come se fosse un giorno di paga .brava continua così sei mitica

  8. Paola

    Ho letto il capitolo 46,e devo dire che non comprendo cara Paola cosa tu voglia dire ,e una ff completamente diversa ,li il dolore ,la tristezza di Cristian nel non riuscire ad avere il rapporto che vuole con anastasia non compare ,l inadeguatezza che Anastasia manifesta nella fan fiction di monique qui non c e anzi ANA qua e più grintosa e determinata,a me francamente piace di …più e ovviamente spero in un alleggerimento del clima tra loro.paola

        • ROSANERA

          Per ANITA, ANTHEA, MELLIE, PAOLA (gialla), PAOLA (viola)…. e chi mi volesse leggere 🙂

          Non ho mai commentato la fictionfatica di Anthea, perchè sono rimasta talmente sconcertata, anzi sconvolta, dalla fuga di Anastasia dal suo Christian, che non avevo parole da scrivere al riguardo.
          Giunta all’attuale 15 capitolo, devo dire che sono entusiasta – sempre più entusiasta – sia per la svolta che sta prendendo il racconto, sia per il ritmo che Anthea impone a ogni capitolo (sempre meglio!!), sia all’essenza dei personaggi che appaiono, mai banali.

          Ora salta fuori che esiste una ff inglese simile, o quasi, di tale Monique Lane o Lain…. bene.
          E allora? Leggerò anche quella, così mi tengo in allenamento con il mio amato idioma anglosassone.

          (Non ho problemi a leggere in inglese: io la trilogia l’ho letta in lingua originale perchè mi intrigava leggere “le parole sconce” in lingua britannica… ahhahahah scherzo).

          Rimane assodato il fatto che “Di più” va a giusto diritto tra le mie preferite (insieme a quella di Anita), se non per il fatto – ma non è solo per quello, diamine!!!! – che è scritta da una ragazza ITALIANA!!! Ahahahaha
          Campanilismo puro!!!

          Per quanto riguarda la versione di FSoG dal punto di vista del nostro beneamato Dio del Sesso Vigoroso, la versione proposta dalla signora americana EMINE FOUGNER è carina, davvero…. ma quella che Anita ci regala in questo sito, secondo il mio umilissimo parere, è tanto più bella…. almeno fino al punto in cui l’ho letta. Ma ho grandi speranze anche per i capitoli a venire.

          Un grande abbraccio alle amiche lettrici del sito. 🙂 A rileggerci….

          • Mellie

            Cara ROSANERA come già ho scritto Anita e Anthea sono scrittrici fantastiche che non hanno nulla da invidiare alle più famose Monique ed Emine. Mi piace leggere ff diverse perchè ognuna di loro si focalizza su aspetti e particolari diversi.
            Quando ho letto le presunte “accuse” di plagio rivolte nei confronti di Anthea, la cosa mi ha fatta arrabbiare perchè era palese che la critica mossa partiva da una persona che non aveva avuto la briga, e aggiungo anche la correttezza, di leggere tutto il suo lavoro.
            Cmq io continuerò a seguire tutte queste ff perchè mi piacciono e mi appassionano, e diciamocelo sono curiosa come scimmietta 😛
            E allora a questo punto non mi resta che augurare Buon lavoro ad Anita e Anthea 🙂

            • ROSANERA

              Ben detto!!!

              A loro buon lavoro, a noi buona lettura. 🙂

      • Mellie

        Paola allora non ci siamo capite io li ho letti tutti i capitoli anche quelli in inglese fino al 55 perchè sono così impaziente che non riesco ad aspettare la traduzione. Anch’io seguo la ff di Monique ma non trovo nulla di scandaloso partire dalle stesse premesse e sviluppare il tutto in maniera personale perchè non vuole capire che Meander è stato di ispirazione per questa storia.
        Non so forse sono io che non riesco a capire, se è così mi spieghi di nuovo lei dove sta il problema…

  9. Benedetta

    Brava brava brava e davvero stupendo non vedo l ora di leggere un altro capitolo… 🙂

  10. Cate

    bravissima scrivi davvero bene e riesci a esprimere al meglio i sentimenti dei protagonisti, leggendo ogni settimana qst ff riesco a sentire io stessa i sentimenti ke credo tu vuoi esprimere nel tuo raccono. vorrei saper scrivere bene cm t e, ma nn lo s

  11. Mellie

    Cmq Anthea è dall’inizo che leggo la tua ff anche se non ho mai commentato. La tua storia è così coinvolgente che alla fine della lettura di ogni capitolo mi ritrovo con le lacrime agli occhi, riesci a coinvolgermi in un modo totale. E’ una sofferenza atroce vederli separati ma sai descrivere e rendere così bene le loro sensazioni che è come se le provassi io stessa… Complimenti ma per favore facci vedere uno spiraglio 😛

    • Anthea

      Grazie per il tuo commento Mellie, molto sentito visto il polverone sollevato sopra.

      E’ un impegno oneroso quello di scrivere a cui dedico ogni momento libero. Vorrei che si tenesse conto di questo prima di giudicare.

      Continua a seguirmi, grazie

      • Mellie

        Ti garantisco che continuerò imperterrita perchè la curiosità di vedere come va a finire è troppa, e poi ti ripeto che il tuo modo di scrivere è talmente coinvolgente che quasi non si riesce a distogliere lo sguardo dal monitor fino a quando non si finisce il capitolo. E ti garantisco che non mi succede spesso.
        Ma la tua ff come quella di Anita (sono le mie preferite, che seguo e aspetto alacremente ogni settimana) meritano davvero il successo che riscuotono per cui nn riesco a capire il polverone sollevato solo per creare polemica.
        Continua così imperterrita per la tua strada e grazie mille per tutto quello che fai
        Alla settimana prossima non vedo l’ora 🙂

      • ROSANERA

        Anthea, “non ti curar di lor, ma guarda e”…. scrivi.

    • ROSANERA

      Cara Mellie, mi hai rubato le parole dalla tastiera…
      Ieri sera ho terminato la lettura di questo quindicesimo capitolo… ero tutta agitata, tremante e con gli occhietti acquosi…. grande sofferenza…..

  12. irma

    Non capisco il polverone sollevato per questa ff, anche altre scrittrici si sono ispirate ai libri della James altrimenti avrebbero scritto altre storie. Io seguo altri racconti su questo sito ispirate alla 50 sfumature e mi piacciono tutte. Questa è particolare per i risvolti psicologici dati ai personaggi principali, pertanto è molto intrigante e mi piace un sacco.Spero anch’io che C e A si ritrovino come prima. Un piccolo anticipo non ce lo puoi dare? Comunque brava e aspetto sempre con ansia i nuovi capitoli. Baci.

    • Anthea

      Un piccolo anticipo? prox capitolo A deve incontrare F.
      Ricambio i baci 🙂

      • ROSANERA

        Cooosa??
        Ah, ma qua si incasina tutto….

        *agitatissima*

  13. Paola

    Allora io i capitoli di moniquie li ho letti tutti anche il 55 con il traduttore ,che francamente è terribile,per me la storia e diversa sopratutto per l aspetto psicologico ed emotivo,tutte avete riconosciuto che questo e l aspetto più coinvolgente,ancora più che la descrizione delle scene di sesso.su questo ultimo aspetto ad esempio io preferisco questa ff a quella di lalla che per il mio gusto personale io trovo sopra le righe ,ma ripeto e un mio personale gusto ……Anthea grazie per il tuo modo di scrivere questa ff Paola

    • Anthea

      Come dice A “credo che mi terrò il mio libero arbitrio”….
      Con il rispetto verso il lavoro di tutti, ognuno scelga la lettura che più gli aggrada.
      Grazie Paola 🙂

      • ROSANERA

        Mi sono permessa di esprimere un paio di volte dei giudizi sul testo di Lalla, a commento di un capitolo – non mi ricordo di preciso quale – dove avevo rilevato qualche passo “sopra le righe”, ma sempre facendo riferimento, come premessa, al mio gusto personale (come giustamente dice Paola più sopra) e non a critica del lavoro di Lalla, che è libera di scrivere quanto e come desidera.

        Mi hanno mangiato viva, e cruda… brrrr…

        Se mi tornerà la voglia di continuare a leggere Lalla, dovrò evitare di scrivere i miei commenti, per risparmiarmi nervosismi inutili….

        Credo che terrò il mio libero arbitrio, senza condividere le mie impressioni. Peccato però.
        Un caro saluto a entrambe.

  14. carmen

    oddio che peso nel cuore,ho l’ansia e mi viene da piangere,è stupendo,non vedo l’ora di leggere il seguito

  15. katia

    ciao Anthea, anche questo capitolo me lo sono mangiato in un attimo, mi piace tanto la tua ff, dopo tutto il parlare nei commenti dell’ altra ff , sono andata a leggerla e come te sono arrivata al matrimonio, sono belle entrambe, avete dei punti in comune ma, a mio giudizio scrivete in modo diverso, e comunque la storia base di tutte le ff è la stessa, la vs parte nello stesso modo ma poi si diversifica. Continuerò a seguirti non vedo l’ora che arrivi sabato.

  16. nadia

    Che ansia. Da un momento all’ altro sembra che tornino insieme e poi…. Comunqu davvero bello. Emozioni su emozioni. Spero che Christian si lasci andare che ansia!

  17. cris

    Sempre brava ma anche sadica, mi fai soffrire sempre più. Adesso si presenta il problema psicologico di Christian, peraltro più che giustificato, che per risolverlo, se mai si potrà risolvere, ci vorrà un vero miracolo. Sono curiosa di vedere come andrà l’incontro con Flynn, cosa le consiglierà di fare per aiutare l’amore della sua vita. Brava ad ogni capitolo, crei la giusta dose di suspense.

  18. Danielle

    Bellissimo, fantastico, emozionante ma anche un tantino crudele.
    Continua cosi Anthea, vedi in quante persone ti seguiamo e aspettiamo trepidanti il sabato per poter leggere il seguito,
    Non dare ascolto ad un’unica voce che forse pecca un pò di invidia (visto il successo che stai avendo).

  19. Vero

    Ti giuro che mi è mancato il fiato quando lei è entrata in camera sua, e lui le ha detto che osservando le foto sentiva la sua promessa sussurrata.. Mi son quasi sentita male.. quanta emozione può trasparire da un racconto.. non pensavo mi desse tutte queste sensazioni, eppure mi coinvolge al punto da togliermi il respiro. Grazie di cuore.

    • Anthea

      Hai ragione, è un passaggio molto intenso. Grazie 🙂

  20. ROSANERA

    Sono contenta di leggere tutti questi commenti positivi, per Anthea e per me.

    Per Anthea, perchè lo sa il cielo quanto tempo e quanta fatica costi la redazione a scadenza regolare di un racconto come questo….. brava Anthea e brave a tutte quelle che scrivono.

    Per me, perchè credevo di essere la sola a soffrire, a emozionarmi, a lacerarmi l’anima leggendo il racconto.

    Qui invece ci sono un sacco di inguaribili romantiche, vedo…. bene, bene, sono in buona compagnia 🙂

    • Anthea

      Sono stata rapita per due giorni e costretta a lasciare a casa il PC con la minaccia di grave ritorsioni e ………………………………….privazioni. 😉 😉

      Dunque leggo solo ora i commenti di Rosanera che un po’ mi mancavano visto che all’inizio qualche simpatico appunto lo faceva.
      Riassumendoli tutti ti rispondo con un grazie e “speren ben”