Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte**** Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

14° CAPITOLO

Christian è intento a osservare con uno sguardo, tra il meravigliato e il beato, suo figlio che raccoglie le ultime briciole rimaste nel piatto. Max, come al solito, ha mangiato tutto il cibo che gli ho preparato senza fare tante storie, è sempre stato un bambino vorace e curioso di assaggiare un po’ di tutto.

<Tra poco vengono a trovarci i miei genitori>, sento Christian che spiega a Max,

e in tono scherzosamente solenne aggiunge <se sono i miei genitori, significa che sono i tuoi nonni. Si chiamano Grace e Carrich>.

Max annuisce e poi cerca da me un’ulteriore conferma.

Immagino il fermento che ha in testa per dare un ruolo a tutte le persone nuove che sono entrate nella sua vita in questi ultimi giorni.

<Tu mamma li conosci?> mi chiede curioso.

<Sì, tesoro, sono due persone meravigliose > gli sorrido, stringendogli il nasino che lui smorfioso sta arricciando.

<Ok! Falli salire>, risponde sbrigativo al telefono.

Christian rimette il cellulare nel taschino fissandomi in tralice <Non devi sentirti in obbligo, ho già chiarito io con loro. Sono preoccupato Ana, non vorrei che ti sentissi di nuovo… male>, riafferma riluttante, tentando fino all’ultimo di farmi cambiare idea.

Sfodero un sorriso assurdo per ostentare la mia sicurezza – che tanto sicura non è – e mi avvio all’ingresso.

<Vado ad accogliere i tuoi genitori, solo pochi minuti>, alzo l’indice per intimargli di non seguirmi, < Max, resta qui con tuo… papà> balbetto esitando, non sono ancora abituata a dirlo, e mi chiudo la porta alle spalle.

“Max, tuo papà…. tuo padre…. Non è mai stato così bello pronunciare queste parole”

Li attendo nell’atrio, a lato della porta a doppio battente, perché si sentano liberi di avanzare in uno spazio neutro.

Escono dall’ascensore e si sorprendono di trovarmi ad aspettarli. Si guardano in giro con sospetto, allarmati.

Parlano tra di loro, bisbigliano, evitano di guardarmi.

Forse non è stata una buona idea.

<Buonasera…..>, mi schiarisco la gola ed entrambi si girano verso di me con stupore circospetto <non volevo mettervi a disagio, mi dispiace> apro entrambe le mani e mi rivolgo a Grace.

Il loro sguardo truce mi mette in soggezione, ma sembrano meno diffidenti ed ho la loro attenzione.

<Mi fa piacere che siate venuti per conoscere Max>, mi schiarisco di nuovo la voce.

Signore, dammi la forza. Ho il cuore che scoppia.

<Mi sentivo in dovere di darvi una spiegazione. Io …. , anche se vi può sembrare impossibile, amo tantissimo Christian. Lo amavo con tutto il cuore e il mio amore ancor oggi è immutato.

Quando me ne sono andata non avevo messo in conto di dargli un dolore così grande. Il mio intento era di lasciarlo libero di vivere il suo impegnativo stile di vita, i successi del suo lavoro. Il mio voleva essere….un atto d’amore>, confesso con rammarico, <non voglio nessun biasimo da voi, non ho neanche il coraggio di chiedervi il perdono.

Da quando sono diventata madre, anch’io ho conosciuto il dolore che si prova per un figlio che soffre.

Vorrei solo che i nostri rapporti non fossero tesi, vi chiedo di sopportarmi, cercherò di non essere invadente.

In particolare, alla presenza di Max…. e anche a quella di Christian che ha già tante preoccupazioni.

Grace… Carrich… mi sono comportata da sconsiderata, ma vi assicuro che fino alla settimana scorsa, quando ho rivisto Christian, pensavo di aver fatto la cosa giusta. Mi sento in colpa ancora di più nei vostri confronti perché ho disatteso le vostre aspettative >.

Non ho più la voce ferma e gli occhi mi bruciano per le lacrime trattenute. Le unghie delle mie dita sono conficcate nei palmi delle mani.

Ma sono riuscita a dire quasi tutto quello che mi ero prefissata.

Ho sempre tenuto lo sguardo fisso su di loro. Ho parlato con il cuore in mano e credo abbiano capito che dicevo la verità.

Sono sicura di averli impressionati, perché continuavano a tenersi per mano per farsi coraggio e spero che sia utile per attivare un clima disteso tra di noi.

Mi sposto da una parte, invitandoli a entrare.

Non mi hanno rivolto neanche una parola, né di saluto, né altro.

Se non riusciamo ad avere un minimo d’ interazione ora, ho paura che il mio sforzo sarà stato vano.

Grace è titubante.

La vedo che avanza, dritta, il petto si alza con un grosso respiro e si ferma davanti a me.

Mi aspetto un manrovescio, ricordo ancora la sua mano lesta quando ha affrontato Elena, alla festa di compleanno di Christian.

Anche se odio la violenza, lo accetterò purché sfoghi l’ira che trattiene nei miei confronti. Sono pronta.

Mi affronta mostrandomi gli artigli come una leonessa che protegge i propri cuccioli.

<Siamo entrambi in collera con te> sibila a denti stretti, contraendo la mascella dallo sforzo, stento quasi a capirla.

E’ come volesse trattenere la voce, come se avesse deciso a priori che non mi avrebbe rivolto una parola.

<Non so se ti sei resa conto dell’enormità di quello che hai fatto. Le nostre vite non hanno avuto un attimo di luce in questi anni>, mi accusa senza remissione.

Scorgo con la coda dell’occhio Carrich che sposta lo sguardo per terra, non regge l’intensità di quelle parole. Io cerco di mantenere il contatto visivo con Grace, ho creduto nella mia causa non la posso ricusare adesso.

Sembra che passi un tempo interminabile e per quanto lo sguardo infuocato di Grace cerchi di rendere instabili le mie certezze, riesco a portarla dal mio lato della vicenda.

Ne prende atto perché cambia espressione del viso. Si ammorbidisce e guarda finalmente i miei occhi senza la coltre dell’ira.

<Devo riflettere, di tutte le ipotesi vagliate non abbiamo mai preso in considerazione quello che ora mi hai rivelato come tua verità> anche il suo tono di voce è più pacato.

<E… da quando sei ritornata nella sua vita ha ripreso a…… respirare>, mormora e

una silenziosa supplica mi arriva dai suoi occhi penetranti <tu sei l’unica che può farlo conciliare con se stesso , ma potresti anche dargli il colpo di grazia. >

Guarda Carrich cercando una conferma, gli si avvicina tendendogli una mano con intesa.

<Tutti meritano un’altra chance> lascia cadere così la sua velata minaccia.

Mi da una possibilità, ma non devo più sbagliare.

Annuisco in silenzio. Ho afferrato il messaggio.

Lascio loro il tempo di ricomporsi. Grace liscia la gonna del suo costoso e raffinato tailleur in seta color amaranto e si ravvia i capelli. Carrich segue immobile i gesti della moglie osservandola con deferenza.

Tengo aperta la porta aspettando che entrino, Christian sarà sulle spine.

Infatti ci attende con impazienza nel salone, ha Max in braccio.

Ci viene incontro cercando di decifrare il nostro umore e mi guarda con sospetto.

“Tutto a posto” gli mimo con la bocca.

E finalmente l’attenzione di tutti si sposta sul mio tanto ambito bambino.

Max fa il riservato nascondendo il viso sul collo di Christian.

<Ciao, ben arrivati. Max , forza, non fare il timido. Questi sono i tuoi nonni>.

Carrich si fa avanti per primo e saluta entrambi con un bacio sulla guancia.

Certo vedendoli cosi vicini fa ancora più impressione la loro somiglianza e Grace resta a osservarli esterrefatta.

Cerca di ingoiare le lacrime, ma va fuori controllo e scappa nel bagno scusandosi con la mano.

<Papà anche lei ha mal di pancia?> chiede Max. La curiosità gli muove la lingua.

<Non credo, forse le è andato qualcosa di traverso> gli risponde Christian abbassando le sopracciglia, preoccupato.

Mi offro di seguirla per vedere come sta e la trovo davanti allo specchio che tampona le lacrime con un fazzoletto.

<Non me lo aspettavo così… così… preciso> si fa aria con la mano.

Uno sguardo dolcissimo e sorridente le appare ora sul viso.

<E’ troppo… è come essere tornati indietro nel tempo, nel giorno in cui ho visto per la prima volta Christian, aveva all’ incirca la stessa età. Sto bene, sto bene!> mi rassicura di slancio.

Ritorna nel salone con passo sicuro e deciso, nient’altro la potrà intralciare dall’ abbracciare Max.

I genitori di Christian restano incollati tutta la sera intorno al nipote.

Sbavano dietro qualsiasi cosa faccia. E Max non si fa tanto pregare, superati i primi minuti d’imbarazzo si sente al centro dell’attenzione e fa lo sbruffone.

Ogni volta che lo sentono chiamare “papà” restano senza respirare e siccome questo succede di continuo sono in allerta che non vadano in affanno.

Ancora non si rivolge loro chiamandoli nonno/a, però conversa familiarizzando sempre di più e quando Max accenna a “nonna Emma” , Carrich mi chiede informazioni sulla nostra vita a Nashville.

Noto con piacere che cerca un instaurare un dialogo, quindi gli racconto volentieri di Emma, del mio lavoro, della scuola, della nostra routine quotidiana.

Grace, invece, non mi rivolge la parola. La sorprendo solo qualche volta a osservarmi di sottecchi.

Verso le undici Max comincia a dare segni di stanchezza e, dopo i doverosi saluti e sbaciucchiamenti, lo accompagno a letto lasciando la famiglia Grey in salotto a parlare dei loro affari.

Resto nella camera anche dopo che il mio piccolo è nel mondo dei sogni per non dare l’impressione di intromettermi nei loro discorsi.

Per di più ora sarei completamente allo scoperto, non ci sarebbe più Max a catturare il loro interesse.

<Anastasia>, sento un lieve sussurro. Grace è sul ciglio della porta. <Posso entrare per vederlo addormentato?>

Mi alzo dalla poltroncina dove mi ero rannicchiata e la invito con un cenno della mano.

Si siede sul lettino. Lo accarezza con delicatezza sopra le coperte e lo bacia sulla fronte.

<E’ un bambino bellissimo. Assomiglia davvero tanto a Christian, ha le sue stesse espressioni> gli passa il dorso della mano sulla guancia <solo lo sguardo…. Lui è sereno, socievole. Christian invece …. > scuote la testa chiudendo le palpebre commossa <lui era sempre impaurito, se ti avvicinavi si ritraeva e diventava piccolo piccolo, con lo sguardo terrorizzato come una bestiolina selvatica.

Si nascondeva sotto il tavolo o negli angoli più reconditi e non c’era verso di farlo uscire fino a quando non decideva lui, anche a costo dovessero passare ore intere. Potevo accarezzargli a malapena i capelli, non si faceva toccare da nessuno, mai. Ti guardava con quegli occhioni grigi sempre smarriti e allarmati, e dovevi cercare di indovinare quello che desiderava, perché la sua bocca si apriva per mangiare, era goloso di tutto, ma mai per parlare>.

Avvicina entrambi le mani aperte al viso stringendolo per qualche istante.

Per la miseria, le parole di Grace mi hanno fatto venire la pelle d’oca.

La sua testimonianza così diretta è stata un flashback vivido , non ricordo di aver mai avuto l’opportunità di sentirla parlare di Christian bambino.

Io avevo provato a immaginarlo più volte nella mia mente, ma mai in una forma tanto reale.

Ci fermiamo ancora un po’ a osservare l’angioletto che dorme – perché in questo caso possiamo anche chiamarlo così – prima di ritornare insieme verso la sala.

<Sono stata brusca con te prima, ma mi hai colto alla sprovvista>, si ferma nel corridoio e mi trattiene, <quando Christian ci ha rivelato che Max era suo figlio siamo quasi impazziti. Ti avrei strozzata con le mie mani se fossi stata li. Perché te ne sei andata con suo figlio in grembo?>, il suo tono è bonario, ma mi incalza implacabile <perché non ci hai chiesto aiuto, si poteva trovare una soluzione senza dover sopportare tutto questo dolore>.

Facile da dire, adesso. Allora non mi sembrava possibile altra soluzione.

<Io….. ero convinta di fare la cosa giusta per lui. Non pensavo che potesse soffrire così. Mi sto impegnando a rimediare, ma non è possibile cancellare quello che è successo> mi difendo inducendola di nuovo a considerare il mio punto di vista.

Per essere capita in modo migliore dovrei dirle quali erano le mie angosce. Ma non posso rivelarle tutto il torbido che regna nella vita di Christian. Sono i suoi segreti, le sue cinquanta sfumature.

Le mani di Grace mi stringono le spalle. Mi ritraggo d’istinto, non mi aspettavo questo contatto fisico.

Percepisco però la sua clemenza e mi rilasso subito.

<Non sono stupida, so che non me la raccontate tutta giusta, ho capito che mantenete dei segreti che non avete intenzione di condividere.

E’ un sospetto che mi arrovella il cervello da quando è venuta fuori la storia di Elena e che riguarda mio figlio, sicuramente. Ma non sono mai riuscita a scoprire niente. Lui è troppo ermetico. Però il dubbio che questo abbia influito sul tuo comportamento c’era e rimane>. Mi svela con autorità le sue supposizioni-

“Oh… mio Dio! Quanto vicina ci è arrivata?”

Mi trova impreparata a questo suo tentativo di intrusione.

Non confermo e non smentisco, non spetta a me darle una spiegazione. Ma il mio eloquente imbarazzo rafforza di sicuro il suo sospetto.

<Forse… forse, è meglio che non lo sappia, vero?>, stringe le palpebre alla sua domanda retorica e tentenna il capo, < ma qualsiasi cosa ti preoccupi vieni a parlarne con me, ti prego. Impartisce ordini a mezzo mondo e sembra una roccia, in realtà è fragile. Ha un animo sensibile, ferito nel profondo. Non credo riuscirebbe a sopportare un altro colpo>.

Pensavo di scontrarmi con una nemica, invece sono al cospetto di una madre in pena che chiede la mia collaborazione.

Mi abbraccia…. e io restituisco l’abbraccio di slancio, con calore. A sigla di un’alleanza per il bene di suo figlio, che entrambe amiamo.

Grace si è dimostrata più disponibile di quanto avessi mai sperato e sono incoraggiata dall’aver raggiunto un punto d’intesa.

Credo che una parte del merito sia anche di Max.

L’ha conosciuto, si è assicurata che avesse avuto tutto il necessario, e si è resa conto che è un bambino vivace e curioso.

La sua natura di madre e nonna l’ha portata a essere indulgente anche nei miei confronti, ora dovrò impegnarmi a non deluderla di nuovo.

I Grey si congedano quasi subito, lasciandoci soli.

Mi fermo in cucina per riordinare e Christian si siede su uno degli sgabelli.

Gli do le spalle, ma sento il suo sguardo su di me. Rallento i miei movimenti prima che con una mossa maldestra mi scivoli qualcosa dalle mani.

<Vuoi…> inghiotto la saliva che mi impasta la bocca <vuoi bere qualcosa> cerco di fare l’indifferente ma la mia voce ha un tremolio.

Ho un accumulo di emozioni da digerire che mi danno seri problemi di stabilità.

Le rivelazioni di Gail stamattina, Max e Christian…., lo scontro con Grace e la sua costernazione. Che giornata!

<Sì grazie, c’è del vino bianco in frigo> non mi toglie gli occhi di dosso.

Non è possibile. Sta parlando solo di un bicchiere di vino eppure solo sentirmi osservata e udire il timbro virile della sua voce mi fa accelerare il battito.

L’attrazione che provo per quest’uomo non mi da scampo. E il mio corpo tradisce il mio turbamento, se lo guardo lui se ne accorgerà.

“Sommiamo anche questo all’elenco di prima”.

Indugio un momento, devo per forza girarmi per dargli il calice di vino.

“Dai Ana, ce la puoi fare” m’incoraggia la mia vocina.

Prendo un bel respiro, e appoggio il suo bicchiere nel bancone, evitando di guardarlo.

<Mi dispiace che tu abbia dovuto affrontare i miei genitori> sussurra.

Io, automaticamente, lo guardo e incontro i suoi bellissimi occhi grigi…. brillanti, che mi scrutano intensamente. E mi ci perdo dentro, mi sciolgo perché il desiderio che provo mi toglie il fiato. Reagisco, allontanando con rabbia dal mio cervello questi sentimenti frustranti e innescando un ulteriore malessere insoddisfatto.

<Hai corso un bel rischio ad affrontarli da sola, mia madre era molto arrabbiata con te. Che cosa vi siete dette in camera di Max, aveva un’espressione diversa, un po’ contrariata al ritorno?> m’interroga alzando il mento.

<Sospetta fortemente che le nascondiamo qualcosa> rispondo alla sua perplessità, facendogli capire che io non ho parlato.

Leggo nel suo cambio di espressione che è al corrente dei dubbi di Grace.

Si passa una mano nervosa tra i capelli e si trattiene con forza la nuca.

<Non molla eh….. , cazzo se è tenace. Ha indagato inviperita per non so quanto tempo, tartassando di domande me e tutti quelli che mi stavano vicino. Ma pensavo che avesse desistito, era da tempo che non tornava sull’argomento>, chiude gli occhi espellendo uno sbuffo forte <con te mi sembra più comprensiva>.

<Le ho solo dichiarato la mia verità, entro i termini possibili> dico lapidaria.

“Rilassati, rilassati Ana, ti sta solo parlando”.

Reagisce al mio tono aggrottando le sopracciglia, esitante.

<Già, è stata una scelta giusta, li hai convinti della tua buona fede> alza il bicchiere, fa roteare il vino, ne aspira il profumo e poi lo sorseggia gustandolo piano.

“perché mi sta provocando?” Perché è quello che sta facendo, no?

<E tu? Tu credi nella mia buona fede? > oso incautamente chiedergli.

“Merda! Ora sono io che provoco!”

Resta interdetto e ci pensa un po’ prima di rispondere.

<Non ti avrei chiesto di restare qui, altrimenti> sussurra con plateale sicurezza.

Ma chissà perché a me sembra tutto finto, illogico.

<Tu vuoi che resti per aver vicino Max e per controllarmi>sbotto la mia risposta che suona brusca, incoerente con l’atmosfera confidenziale che si era creata.

“Basta, smettila, lascialo stare”.

Appoggio forte il bicchiere sul bancone, irritata da me stessa.

<E’ inutile che ci giriamo tanto intorno, tu non hai nessuna fiducia in me>.

Alzo un po’ troppo la voce che risulta stridula e fuori controllo.

Ho la rabbia ai livelli di guardia. Sono stanca, stressata.

La sua vicinanza non mi fa ragionare e non voglio arrivare a litigare.

Aspetto una sua replica, una smentita alle mie parole, che non arriva.

<Mi dispiace, scusami. E’ stata una giornata estenuante> mi giustifico in uno sprazzo di lucidità che per fortuna mi viene in soccorso per battere in ritirata, prima che l’ insoddisfazione prenda il sopravvento.

Abbozza un mezzo sorriso di comprensione, annuendo preoccupato di fronte alla mia espressione smarrita.

<Ana, va tutto bene?> sussurra angustiato.

Non sembra arrabbiato per il mio sfogo.

Uno sguardo rapido alle stoviglie e alla cucina da riordinare.

Finirò domani mattina, ora voglio solo raggiungere al più presto la mia stanza prima di lasciarmi sfuggire qualche parola in più.

<Tutto ok!>, rispondo stanca stringendo le palpebre, < Buonanotte Christian>. Mi giro e vado verso la mia camera, con il suo arrochito “buonanotte” che mi accompagna.

Sono veramente a pezzi.

Domenica

E’ un lamento quello che sento. Non apro neanche gli occhi, aspetto di sentire se si ripete.

Il mio udito, dopo che è nato Max, è un radar sempre acceso che capta i rumori annessi a lui, anche se dormo profondamente.

Ecco, lo sento di nuovo. Apro gli occhi e guardo l’ora. Sono le due e venticinque.

Mi copro con la vestaglia e insonnolita raggiungo la camera di Max.

Una piccola lucina mi permette di vederlo rannicchiato nel letto tutto scoperto. Forse sente freddo, è per quello che si lagna. Gli rimbocco le coperte, mi sembra tranquillo, il suo respiro è regolare.

Resto in silenzio per accertarmi che non si agiti ancora. Non vorrei che disturbasse Christian.

Sento di nuovo quel lamento, è più forte, ma non viene da Max, lui continua a dormire.

Esco in corridoio e mi avvicino alla camera di Christian, la porta è solo appoggiata. La scosto appena e mi fermo ad ascoltare nel buio.

“No, Nooo…” parla e si agita nel sonno. Sarà uno dei suoi incubi.

Entro piano, riesco a vederlo nella penombra. E’ disteso di fianco dando le spalle alla porta.

Sposta avanti e indietro la mano libera farfugliando delle parole senza senso.

Provo a chiamarlo dolcemente <Christian, svegliati…> .

Non insisto molto, sembra si stia calmando.

<NO! >, urla secco, ansimando con angoscia.

Non esito più. Un forte istinto ha il sopravvento sulle mie azioni.

Non riesco a pensare se è la cosa giusta o sbagliata da fare, m’inginocchio sul letto vicino a lui e gli appoggio una mano sul petto che si dilata a brevi scatti.

Lo sento affannarsi ancora per un po’, poi fare due forti respiri a pieni polmoni e iniziare a tranquillizzarsi.

Il peggio sembra sia passato e mi stacco da lui per ritornare nel mio letto.

Ma non riesco neanche ad alzarmi in piedi che lo risento che farnetica e si agita di nuovo.

E adesso cosa faccio? Non posso stare tutta la notte inginocchiata sul letto, con la mano sul suo cuore.

“Mmm… perché no?”

Provo a scivolare dietro di lui sulla coperta e distendermi.

E’ nudo, almeno… sopra non ha la maglietta. Si tiene coperto lasciando libero solo quel braccio che gesticola avanti con la mano sbarrata.

Mi appoggio dietro la sua schiena, riesco a stargli vicina e sono più comoda.

Resto ferma immobile, respiro piano, non voglio che si svegli. Sto troppo bene così, con il suo corpo che mi riscalda, aspirando il profumo della sua pelle, di bagno schiuma, di gelsomino, di… Christian.

Avvicino ancora di più il naso alla sua nuca, lo strofino sulle punte dei suoi capelli.

“Mi dispiace per prima, ti ho trattato male. Non volevo”

Vorrei tanto che funzionasse la trasmissione del pensiero. Mi concentro e ci riprovo, mentre la mia mano registra che il battito del suo cuore si sta normalizzando.

Resto ancora un po’, voglio tenerlo ancora tra le mie braccia.

Ad un tratto sposta il braccio libero e lo mette sopra il mio stringendolo.

“Oh no, si è svegliato” .

Invece continua a dormire, calmo e regolare.

Un trambusto sul letto mi sveglia di soprassalto.

“Cosa succede? Dove sono? Che ore sono? Max?” apro gli occhi, nella stanza una debole luce filtra da un varco tra le tende. Dove sono?

<Ana! Cosa ci fai nel mio letto?> sento Christian che strepita. E’ furioso.

In un battito di ciglia mi rendo conto di dove mi trovo. Accidenti!!!

E’ fuori dal letto, a torso nudo – metto a fuoco – con i pantaloni del pigiama, le braccia sui fianchi che mi guarda con gli occhi che zampillano saette.

“Oh mio Dio, mi sono addormentata. Non dovevo addormentarmi, cosa penserà adesso. La sua voce. E’ arrabbiato” il brusco risveglio e la vergogna mi mandano in tilt.

<Io…. Tu…. Ti ho sentito….> balbetto senza riuscire a spiegarmi.

Striscio fuori dal letto e mi metto in piedi, sistemandomi la vestaglia.

<Non è come pensi> riesco a dirgli prima di uscire chiudendomi dietro la porta.

Di fretta raggiungo la mia camera e mi appoggio alla parete chiudendo gli occhi.

Va bene che mi ha trovata nel suo letto, ma che reazione esagerata.

Insomma ero vestita, e sopra le coperte.

Non può aver pensato davvero che mi volevo approfittare di lui.

“Sedotto dall’ ex moglie” l’idea mi fa sorridere, lui sedotto da una donna….

La mia sveglia segna le sei e diciotto. Oggi è domenica, potrei ritornare a dormire.

E chi dorme dopo uno spavento del genere.

Risciacquo il viso, metto la maglietta e i pantaloncini e vado in palestra a scaricare adrenalina e nervoso.

Avvio il programma con i sentieri rocciosi, voglio scatenarmi tra salite e discese impervie e mi concentro nella corsa, con il basso degli Aerosmith che parte a bomba nelle cuffie.

Eccolo, entra insieme a Taylor, dopo un quarto d’ora. Li intravedo con la coda dell’occhio. Parlano intensamente gesticolando e Taylor continua ad annuire.

Quando hanno terminato Christian viene dalla mia parte, ma io continuo impassibile a correre, non ho intenzione di dargli retta.

Lui accende il tapis roulant a fianco e si connette al mio programma.

Dopo quaranta minuti la corsia rallenta per il defaticamento di un minuto. Lui chiude la sua macchina e si siede sopra. Con le braccia piegate sulle ginocchia si tiene il viso tra le mani e mi guarda imperterrito, squadrandomi in maniera proprio sfacciata.

Ho il fiatone quando mi fermo, bevo l’acqua dalla bottiglietta, mi asciugo il sudore dalla fronte.

Lo sto deliberatamente ignorando, ma gli do ancora qualche istante per parlare.

Non sono arrabbiata con lui, ma non spetta a me discolparmi.

Come se avesse letto nel mio pensiero –dote che a questo punto desidererei avesse davvero, – afferma paziente:

<Ho avuto una reazione eccessiva vero? Mi dispiace non sono abituato a trovarmi qualcuno nel letto. Ero stupefatto dalla sorpresa e credo di aver frainteso, ma tu sei scappata via senza darmi il tempo di chiarire>.

“Stupefatto? Mi hai incenerito?”

C’è un lieve sorriso divertito sul suo volto, neanche lui è arrabbiato.

<Stai reclamando una spiegazione?> è irresistibile, mi ammorbidisco subito, piego anch’io la bocca in mezzo sorriso.

<Beh… diciamo che sono curioso di sapere perché stamattina mi sono svegliato con un’affascinante ragazza nel mio letto> mi strizza l’occhio <è un evento straordinario>.

<Mi piacerebbe tenerti sulle spine Mr. Grey, ma non mi sembra il caso, era una cosa seria. Ti lamentavi nel sonno, presumo uno dei tuoi incubi. Ho provato a svegliarti e poi ti ho messo una mano qui>, gli dico segnando il petto <e ti sei calmato. Solo che mi sono addormentata anch’io> lo guardo con l’indulgenza che si riserva a un bambino dopo una marachella, perché c’è proprio quell’espressione dipinta nel suo viso.

<E tu mi hai ripagata con uno spavento. Sono scappata per paura della tua collera>.

Aggiungo arcigna.

“Guai mai scontrarmi con le tue mani che prudono….”

Invece le alza le mani, in segno di resa <Ok, punto tuo Ana, ti chiedo scusa>, dichiara con un cenno di disciplina.

<Ti perseguitano ancora i tuoi terribili incubi?> lo interrogo poi seria.

<Sì!> conferma distogliendo lo sguardo.

Poi segna il tapis roulant e cambia discorso.

<Allenamento tosto stamattina. E’ uno dei programmi più impegnativi . Brava!>

<Grazie, ma sei riuscito anche tu a farcela> lo punzecchio spavalda e ci mettiamo a ridere insieme. E’ ritornato il buon umore.

<Ana, mi piacerebbe portare Max sulla Grace oggi. Il tempo è buono e potremmo uscire nella baia. Ho già allertato Mac; se sei d’accordo Taylor procede per l’ispezione>, mi guarda da sotto in su aspettando la mia risposta trattenendo l’impazienza.

<Uhu… La Grace…> spalanco gli occhi, “Sì!” <credo proprio che Max sarà felice. Sì certo, perché non dovrei essere d’accordo> acconsento con gioia.

Sembra il preludio di una bella giornata. Finalmente.

Un sorriso pirotecnico gli si stampa sul suo caro viso mentre si alza esultando e si gira verso Taylor per fargli un gesto d’intesa.

E’ una giornata di sole stupenda sulla baia del Puget Sound, Christian aveva proprio ragione.

Il cielo è blu terso con la compagnia di mezza luna piazzata sopra di noi con fare mistico. Mi attrae molto vedere la luna di giorno, ha un che di illecito.

Non c’è molto vento e veleggiamo con un’andatura lenta, godendoci l’aria fresca e frizzante di primavera che ci accarezza la pelle.

L’imponenza dei monti Olympic e dell’isola di Bainbridge si staglia davanti concedendoci una vista mozzafiato del loro verdeggiante scenario.

I miei occhi si riempiono di questi caldi colori che riescono a trasmettermi un senso di pace, malgrado l’eccitazione di Max ci contagi e ci tenga su di giri.

Indossa il suo giubbetto di salvataggio e con la supervisione di Christian ha girato e toccato tutte le parti possibili della barca, mentre Mac si è occupato del timone.

Christian, dopo il secondo tour, cerca di distrarlo con un diversivo.

Si cimenta nel ruolo di Capo Scout impegnandosi a insegnare al lupetto come si fanno i nodi.

Dev’essere, anzi, è… sicuramente una cosa che lo appassiona, si era perso a spiegarli anche a me.

Seduti a terra sul ponte, sotto la tettoia, hanno iniziato da quello dei lacci delle scarpe, che Max faceva con approssimazione legando i due fiocchi, come gli avevano insegnato a scuola.

Ha guardato e riguardato i movimenti delle mani di suo padre fino a memorizzarli e poi ha provato e riprovato tenendo la lingua stretta nell’angolo della bocca, fino a quando è riuscito ad attorcigliare il laccio e fare il nodo quasi perfetto alle sue scarpe da ginnastica.

Io sono rimasta sdraiata sulla panca di pelle azzurra come spettatrice privilegiata, e

l’espressione di soddisfazione del suo viso è stata impagabile, valeva da sola il viaggio fino a Seattle.

Poi sono passati al nodo parlato e qui Max è andato un po’ in crisi, però è stato lo stesso attento. Sono sicura che riproverà a farlo quando sarà da solo.

Per l’ora di pranzo Mac procede ad ancorare la Grace in una piccola insenatura riparata, sotto una falesia a strapiombo sul mare, con sotto delle cavità che sembrerebbero delle grotte. Un paradiso esclusivo di una sconvolgente bellezza, che ci siamo goduti appieno.

Si ferma a mangiare con noi anche Mac, che deve discutere con Christian dei progetti per un nuovo tipo di motore per la Grace.

Nel pomeriggio, quando l’aria si è fatta più calda, approfitto per distendermi a crogiolarmi al sole.

Christian e Max si stanno divertendo a gettare l’amo per pescare e ridono per niente.

Oddio, per niente… stanno cercando di liberare la lenza che si è infilzata con l’amo su un grumo di corde….

Sono affascinata nel vedere Mr. Amministratore Delegato nei panni del papà a tutto servizio e continuo ad osservarli di sottecchi, deliziandomi delle loro risate e giovandomi di questo breve isolamento per sciogliere i residui dell’irritabilità di ieri sera.

Lunedì

La sveglia del lunedì è puntata sempre alle sei e di solito mi sveglio prima che suoni.

Invece stamattina la sento dopo un po’. Sbatto le palpebre, assonnata, e mi stiracchio sul letto.

Ho dormito profondamente tutta la notte.

Ieri sera siamo rientrati galvanizzati dalla meravigliosa giornata passata a bordo della Grace.

Ma anche tanto stanchi, Max si addormentava mentre gli facevo il bagno e anch’io mi sono coricata subito.

Mi preparo per il mio appuntamento mattutino. Vorrei incontrare Christian per mettermi d’accordo per gli impegni di oggi, prima che esca.

Entriamo in palestra praticamente insieme.

<Ciao> mi guarda intensamente ed è come premesse un pulsante sul mio cuore. Comincia a galoppare. Impazzito.

Sono riposata e rilassata e mi lascio impadronire da quest’emozione che mi piace tantissimo provare, non fosse che poi arrossisco come una collegiale.

<Ciao> mi bevo il suo sguardo tenebroso e, come da programma, le mie guance si colorano subito. Sono senza speranze.

<Ana….> mi scruta allargando divertito i suoi meravigliosi occhi grigi.

Mi batto le gote con le mani.

<Ieri devo aver preso troppo sole. E’ stata una giornata davvero stupenda. Grazie!>, gli sorrido con gli occhi e con il cuore.

Sono stata bene perché dovrei nasconderlo.

<Non devi ringraziarmi, anch’io mi sono divertito>, mi sposta una ciocca ribelle dietro alle orecchie.

Oh… sì, è un gesto che mi ha sempre dato un senso di intimità.

<Mi alleno con Claude stamattina, dovrebbe arrivare tra poco. Dopo raggiungo subito l’ufficio dove mi aspettano alle nove per una riunione>, si ferma per salutare Taylor che sta entrando, <passo a prenderti nel pomeriggio alle tre e ti accompagno alla Grey Publisher.

Mia madre si è offerta di occuparsi di Max mentre noi siamo impegnati. Vorrebbe portarlo a casa sua per farlo giocare nel parco. Chiamala e mettiti d’accordo, verrà lei qui a prenderlo>.

Woooowww… il maniaco del controllo è tornato alla grande.

Non ha proprio lasciato niente al caso.

Vorrei ribattere che sono dotata della facoltà di pensiero e parola…. Lasciamo perdere.

<Va bene, lasciami un recapito di tua madre. Ma quando gliene hai parlato?> sto ancora memorizzando tutti gli ordini che mi ha dato.

<Sabato sera, quando eravamo nel salone… quando hai accompagnato a letto Max> mi guarda stupito “ovvio no?”

<Okay, okay intesi, alle tre mi trovi pronta> alzo un pollice raggiungendo il tapis roulant.

Mi ritrovo spesso a guardarlo mentre si esercita con Claude, il suo istruttore di kick boxing.

I pantaloncini corti e la canottiera aderente mettono in risalto il suo fisico divino.

Ha due spalle possenti, i muscoli dell’avambraccio guizzano sotto una pelle fine e vellutata, disegnata in superficie dalle vene gonfie. Il ventre è piatto e posso solo immaginare gli addominali scolpiti. Le cosce sembrano incise nel marmo, tanto risultano solide.

Si muove in maniera armoniosa , del tutto a proprio agio con le mosse delle arti marziali. Sognarlo…. non potrebbe essere più perfetto.

Potrei restare a guardarlo tutto il giorno.

“concentrati sulla tua corsa Ana” mi sgrida la mia vocina.

Ma è troppo intrigante sbirciarlo…. e io sbircio. Oh!

Stamattina c’è Gail in cucina che ci prepara la colazione.

Christian è sbrigativo ed esce con Taylor rammaricandosi di non poter salutare Max, che dorme ancora.

Sorseggio il mio tè, distratta; anche oggi Taylor mi ha salutata con un cenno appena percettibile, sembra che gli dia fastidio la mia presenza.

<Gail, vorrei chiederti una cosa, di tuo marito>.

Ecco l’ho detto e adesso sono in imbarazzo. Se si offende?

<Dimmi>, mi sorride confusa corrugando la fronte <cosa vuoi sapere?>

<Immagino che Jason sia tenuto a un certo comportamento per contratto o diavolerie del genere, dettate da Mr.Grey, ma “prima” mi salutava cordialmente e qualche volta gli scappava anche un sorriso. Sempre restando dentro le regole.

Da quando ho rivisto Christian mi saluta appena e lo sento ostile nei miei confronti>, le chiedo con una punta di delusione.

Gail ci pensa un momento e stringe le labbra come se non volesse parlare.

<Se è una cosa che ti mette in imbarazzo non me la dire, anzi scusami per essere stata indiscreta>, aggiungo pentendomi per esser stata inopportuna.

<No, te lo dico. Stavo solo pensando da dove iniziare>.

Il suo racconto mi fa vedere Taylor sotto un altro aspetto.

Quando loro due si sono sposati, l’ ex moglie di Jason ha cercato di togliergli la custodia della figlia. Sosteneva, solo per ripicca, che il suo lavoro poteva mettere la bambina in pericolo e ci sono voluti gli avvocati di Christian per aiutarlo a vincere la causa.

Ha passato un anno di inferno prima di poterla riabbracciare.

<Christian aveva detto a Jason che Max era suo figlio?>, domando ancora Gail.

<No. Che sappia io non l’aveva detto a nessuno. Jason lo aveva intuito perché era con lui quel giorno a Portland, quando Christian e Josè, si sono parlati> risponde, convalidando i miei sospetti.

La diffidenza di Taylor è quindi dovuta al fatto di aver condiviso con Christian la stessa paura di non poter rivedere il proprio figlio.

Rifletto su cosa farei io se mi dovessero allontanare da Max, ma non riesco neanche a concepire un’ipotesi del genere. Cerco di far cambiare rotta al mio cervello prima di impazzire dietro a quell’idea.

Chiaramente Christian in tutti questi anni si è tenuto dentro il segreto e la sofferenza di non poter avere suo figlio vicino.

Non ha avuto il beneficio di una consolazione, di un conforto, se non si è confidato con qualcuno.

Che caratteraccio che ha, che esagerata autodisciplina, deve sempre farcela da solo. Ma cosa deve dimostrare? A chi? Che tormento ha che gli rode dentro?

Io sono sempre stata convinta che con il suo vorticoso ritmo di vita, l’instancabile attitudine al lavoro , tutti i suoi soldi, non gli sarebbe interessato di avere un figlio, che anzi lo avrebbe visto come un intralcio ai suoi progetti.

Invece, sapere della sua esistenza e non riuscire a trovarci l’ha lacerato nel profondo, come ha detto Grace.

Nonostante le mie rassicurazioni ha timore di perdere di nuovo Max e conoscendolo sarà molto difficile recuperare la sua fiducia.

<Mamma…>.

Sono immersa in questi profondi pensieri quando mi sento chiamare.

Si stropiccia gli occhi pieno di sonno e trotterella con il suo pigiamino azzurro e i piedini scalzi, tutto arruffato. Si arrampica sulle mie ginocchia.

<Mamma, ho fame>.

Lo tengo stretto tra le braccia. E’ il mio bambino, il mio prezioso bambino.

Guarda Gail schiudendo appena un occhio, continuando a strofinarsi su di me.

<Ciao>

<Ciao Max, ti ho preparato il latte con i cereali> gli dice sorridendo.

Mangia restando seduto sulle mie ginocchia ed io sono felice di poterlo tenere così vicino, il suo corpicino caldo e molle dalla sonnolenza sono come un balsamo.

Poi ci spostiamo nel grande tavolo del salone per stare comodi.

Cerco il telecomando per accendere l’impianto, eccolo è appoggiato sul tavolino. Scorro la playlist, ci vorrebbe qualcosa….. mmmm…. Chill Out sì!

Vediamo le proposte? Una raccolta di cover di brani dei Beatles, Cafè del Mar, Hotel Costes. Scelgo quest’ultimo, ha la sonorità giusta da ascoltare stamattina.

Max è rimasto entusiasta della sua nuova esperienza in barca e continua a raccontarmi giulivo gli episodi della giornata.

Lo tengo impegnato anche con degli esercizi che ho trovato in un libro adatto a lui. Li termina velocemente con sufficienza, forse sono poco impegnativi, per poi mettersi a colorare sul suo album tutti i disegni con mare e velieri.

Telefono prima a Emma per avvisarla che, almeno per questa settimana, non rientriamo a casa.

E’ un po’ triste, mi dice che le manchiamo molto. Comunque è indaffarata per la prossima partenza e questo la tiene impegnata.

<Ana, non devi preoccuparti per me, stai serena con i tuoi cari, hai sofferto tanto> è sempre stata così amabilmente cordiale e disponibile nei nostri confronti, non sembra neanche che sia una persona estranea alla famiglia.

Le passo Max che la sommerge con i racconti di barche, vele, timoni e nodi.

Aiuto! Ci vorrà qualche giorno prima che si ritorni ai giochi consueti.

Chiamo anche la mamma di Christian per accordarmi per il pomeriggio.

Sembrava stesse aspettando la mia telefonata con apprensione, mi risponde emozionata che verrà a prendere Max alle 14,30 per portarlo a casa sua.

Invio infine un messaggio a Christian per confermare l’appuntamento con Grace e finalmente riesco a dedicare del tempo al mio nuovo racconto.

Continuano a venirmi in mente alcune scene della nuova avventura e devo assolutamente scriverle altrimenti mi riempiono la testa e non riesco a concentrarmi su altro.

Scrivo con il mio nuovo computer, aggiungo gli appunti, rileggo soddisfatta il mio lavoro. L’iPAD MINI si rivela un valido alleato, proprio come aveva suggerito Christian, poco ingombrante e facile da usare.

Il tempo passa veloce e sento che è l’ora di pranzo perché il mio stomaco brontola vuoto.

Cucino un coloratissimo risotto con un battuto di verdure fresche che Max si mangia senza fiatare e dopo andiamo a vestirci per il pomeriggio.

Max insiste per mettersi la camicia bianca con i jeans. Cerco di fargli cambiare idea, se gioca nel parco mi immagino già di che colore diventerà, ma non c’è verso.

Gli faccio indossare anche una felpa e gli preparo uno zainetto con un cambio da portarsi appresso e qualche giochino.

Quando lui è pronto, mi preparo a mia volta.

Il completo giacca pantaloni da “donna in carriera” credo sia il più indicato, mi raccolgo i capelli in uno chignon morbido, mascara, fard e lucidalabbra. Mi cimento con l’eye liner…. Perfetto al primo colpo. Fantastico.

Mi guardo allo specchio, ho l’aria un po’ più… “matura” di quando indosso i miei soliti jeans e maglietta.

Vorrei aggiungere una collana di perle ma mi sembra esagerato, opto per un foulard di seta in tinta.

Oggi ritornerò alla SIP, dove ho lavorato come direttore editoriale, ora Grey Publishing.

Sono emozionata? Direi proprio di sì !

Ero diretta lì quel giorno che sono scappata a Portland.

Il ricordo è sempre vivo nella mia mente.

Sono anche curiosa. Mi frullano tante domande in testa. Forse rivedrò dei colleghi. Chissà chi è rimasto a lavorare per Mr. Grey? Chi avrà valutato i miei libri?

All’ora stabilita Grace arriva a prendere Max.

<Max si addormenterà in auto, è l’ora del suo pisolino> la avviso.

<Va bene, me ne occupo io. Ci vediamo più tardi. In bocca al lupo per il tuo lavoro>. Prende lo zainetto di Max e si infilano nell’ascensore.

Andranno nella sua casa, a Bellevue, e Steve li accompagnerà per occuparsi della loro sicurezza.

Christian arriva dopo un quarto d’ora, insieme a Taylor.

Mi raggiunge in cucina nella sua impeccabile uniforme da A.D., lo sguardo luminoso.

E’ uno schianto.

Senza alcun pudore mi soffermo a guardarlo da testa a piedi.

Il ciuffo gli ricade scompigliato sulla fronte.

E’….è spaventosamente sexy.

“Abbiamo fatto il pieno Mrs. Steele”.

E’ sexy quand’è vestito solo con i pantaloni del pigiama….. ? Sì, direi proprio di sì.

Ancor di più quando è canottiera e pantaloncini. Sì.Mio.Dio.

Ma in giacca e cravatta è….. Assolutamente.Irresistibile.Mi.Fa.Morire.

Ahhhh…… Non riesco a descrivere completamente l’effetto che mi fa.

So solo che lo sforzo per trattenermi dal saltargli addosso è troppo intenso e mi lascia annientata. I miei ormoni vagano impazziti.

Lui mi guarda di sbieco, con la sua espressione da finto timido che mi tramortisce ogni volta. Sa di essere sotto esame.

Ricambia la mia attenta analisi e annuisce con divertita diffidenza mentre si avvicina.

<Sei pronta? > la sua voce bassa e roca è una sferzata al mio basso ventre.

<Pronta. Tua madre è da poco partita con Max> sussurro incapace di aggiungere altro, sono rimasta senza voce. Prendo la mia valigetta.

<Abbiamo appena parlato con Steve. Sono in buone mani non ti preoccupare>.

Oh.. certo la sicurezza, non ci sono state più minacce. Almeno che io sappia. O forse Christian non mi ha detto niente, per non farmi impensierire.

<Hai ricevuto altre intimidazioni dopo le foto della scorsa settimana?> gli chiedo in fretta.

<No! Nessuna…. È la verità>, ammette, guardandomi serio <non siamo riusciti a capire il vero messaggio di quelle minacce. Welch ci sta ancora lavorando>, espelle l’aria nervoso.

<Però ci sono sempre i paparazzi. Se vengono a sapere di te e di Max si scateneranno sulla stampa e vorrei evitarlo>, allarga le mani. E’ così, non può farci nulla.

<Dovrei provvedere a un comunicato dal mio ufficio stampa, come ti avevo già anticipato. Sempre se tu sei d’accordo>, mi chiede infine.

<Immagino che non sia possibile esimersi , quindi il comunicato credo sia la soluzione migliore> lo guardo comprensiva, questa è la vita di Mr. Grey sempre sotto i riflettori.

<Forza, andiamo alla Grey Publishing Mrs. Steele> mi prende per mano, entriamo nell’ascensore tutto specchi dell’Escala.

Specchi che fissano impudenti dentro le nostre anime e che ora riflettono l’immagine della mia trepidazione.

Taylor ci aspetta accanto al SUV. Christian mi apre la portiera e poi sale dietro con me.

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16 commenti

  1. Niky71

    Bellissimissimoooo!!!! Come sempre… Non mi deludi mai!!! ;-DD

  2. benedetta

    BELLO e dir poco STUPENDO? FANTASTICO? non ci sono parole per descrivere questo racconto sei sempre più BRAVA peccato che devo aspettare un altra settimana continua cosi e davvero BELLO BRAVAAAAAAAA 😉

  3. Anita

    Da autrice di ff a autrice di ff….Quando ho letto quella originale mi è piaciuta da morire,e ancora aspetto in trepidante attesa i capitoli e li leggo in inglese ogni sabato pur di sapere come va a finire….Ma la tua è altrettanto bella e coinvolgente! Stai dando un piega diversa e personale alla storia…ed è un lavoro ammirevole 🙂

    • Anthea

      Grazie Anita, li ho letti con una terribile brrr… traduzione da google fino al loro faraonico ri-matrimonio.
      l’ho riscritta completamente ripartendo con altre motivazioni e altro fine, inserendo personaggi e causali che sono nella mia prima ff.
      Ricambio i complimenti, ho letto solo un breve pezzo della tua ff. ripromettendomi di leggerla tutta insieme dopo che ho finito la pubblicazione della mia. (vorrei evitare “contaminazioni”). Brava 🙂 buon lavoro
      .

    • bella

      dove posso trovare questa fan fiction di cui parlate voi,quella in inglese.grazie

      • Anita

        fiftyshadesofgreyandmore.wordpress.com è tradotta anche in italiano fino ad un certo punto 🙂 basta scorrere la colonnina al lato…

        Anthea concordo sul traduttore di google…dovrebbero abolirlo , grrrrr! Ma anche la traduttrice italiana a volte non scherza….per questo apprezzo la tua, scritta in ITALIANO! 😀

  4. Barby

    BELLISSIMO come sempre, ma ti prego Anthea, nn dirmi ke questa va a finire male, altrimenti ……. muoio cn loro, nn potrei resistere senza un ‘…. e vissero felici e contenti …. ‘ tra Ana e Christian …….. dimmi solo questo, ti prego …….. aspetto cmq impaziente la prossima settimana.

  5. Danielle

    Bellissimo, emozionante, sublime.
    Continuo e ribadire che scrivi meglio della James.
    Inutile continuare a ribadire che una settimana è troppo, però concordo con Barby deve assolutamente esserci un lieto fine.

  6. lolly74

    FANTASTICOOOOO CONTINUA COSI SEI MERAVIGLIOSAAAAAAAAAAAAAAAA BRAVA…… <3 😉

  7. FL0

    Si dice che quando si arriva all’ ultima pagina di un libro e come dire addio ad un amico .PEr fortuna con i tuoi racconti ciò non è aavvenuto Grazie !!!

  8. cris

    Mi lasci senza parole. Questo capitolo, come i precedenti,è PERFETTO. L’incontro con Grace, il confronto tra il Christian bambino e Max sono episodi ricchi di una dolcezza che mi fanno venire le lacrime agli occhi. Sei.Bravissima.

  9. Rossa

    Non ho molto da dire,a parte che sono ESTASIATA come ogni volta che leggo un capitolo di questa FF. Brava!!

  10. Anthea

    Grazie, come sempre i vostri commenti mi caricano positivamente. 😉

  11. lory

    Meravigliosamente bello !!!!!!! Fatemi sapere quando uscirà il prossimo capitolo <3 per favore rispondete!!!!

    • Anthea

      Grazie Lory, il capitolo esce di solito il sabato. Spero di essere puntuale anche questa settimana.
      Ciao buona lettura