Fan Fiction! 50 Sfumature di.. ‘Di più’! 13° capitolo

Fan Fiction ispirata alla trilogia di E L James!

ANTHEA

Presentazione dell’autrice Anthea:

Fanfiction basata sulla trilogia “50 Sfumature  di Grigio” di E.L. James.

Ad un certo punto la storia di Anastasia e Christian prende una strada diversa da quella destinata dall’autrice E.L. James.

Per una comprensione corretta della trama si consiglia di leggere prima la trilogia completa.

Vietata la lettura ai minori.

Si ringrazia GraficViol@ per le immagini.

“Di  più” proprietà intellettuale di  Anthea autrice – Vietata la riproduzione anche parziale.

****Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte****     Edgar Allan Poe.

[warning]Lettura destinata ad un pubblico di soli adulti. Questo sito non si assume la responsabilità di lettura da parte di minori[/warning]

Musiche inserite nel racconto consigliate durante la lettura.

13° CAPITOLO

Un doppio bip e il suono  melodioso di un piano  si diffonde nella stanza insieme ad un aroma etereo di legno e vaniglia.

Christian versa  del liquido ambrato dentro due bicchieri bassi e rotondi.

Si avvicina,  la mascella è dura e contratta, un po’ più morbida la linea dei suoi occhi, mi offre uno dei bicchieri di Cognac.

Poi si sposta davanti  alla vetrata, mettendo una distanza di sicurezza tra noi, e senza mai darmi le spalle,  cammina lentamente avanti e indietro.

E’ da tanto che non bevo alcolici così forti, non ne ricordo neanche più il sapore.

Annuso il profumo dolce, sembra tabacco misto ai fiori di tiglio, l’alcol mi penetra pungendomi   il naso.

Ne assaggio qualche goccia: scalda subito la bocca, brucia in gola, ritorno vigile.

Lui continua nella sua solitaria passeggiata in un silenzio che si sta facendo spinoso.

Ma io non me la sento di prendere l’iniziativa di dire qualcosa.

Certo non mi mancherebbero le  domande da fargli, ma sono intimidita da questa situazione, la paura di sbagliare  mi inibisce.

Fisso il bicchiere che ho in mano e  i riflessi che sprigiona quel fluido indiscreto, che  sento girare indisturbato nelle mio corpo assimilando il mio malessere.

Ci guardo dentro  rapita,    come fosse la sfera magica dell’indovina, cercandoci   una soluzione, un’ispirazione divina che trovi  il bandolo della matassa e risolva  i nostri  dilemmi.

Continuiamo a studiarci a vicenda senza trovare il coraggio di essere spontanei, di fare il primo passo, di lasciar  parlare il nostro cuore.

Lo osservo  di nuovo, è fermo, una mano in tasca e nell’altra stringe con forza  il bicchiere,  lo sguardo è  fisso oltre le vetrate,  pensieroso.

Lui è ancora pieno di rancore nei miei confronti, ma è reticente ad ammetterlo.  Lo reprime  dietro alla sua innata educazione. Cerca un compromesso perché tiene a Max e teme di correre il rischio che io prenda qualche decisione contro la sua paternità.

Nello stesso tempo  deve fare i conti con l’attrazione che prova ancora per me, la nostra  scossa s’innesca ogni volta che ci guardiamo, che ci sfioriamo. E’ tangibile non  possiamo fingere che non ci sia. Sono i nostri corpi che si attraggono.

Forse dovrei insistere finché cede. Una botta e via,  ci togliamo il pensiero e magari ci accorgiamo che non stiamo più bene insieme, che seguiamo erroneamente un’illusione.

Illusione… qual è l’immagine che non è reale. Il nostro amore? La nostra attrazione?

Ci sono  i miei ritratti appesi alla parete. Anche qui trovo un’illusione. Contempla queste foto immaginandomi  ancora qui, con lui.

Forse è davvero tutto falso, forse mi sto  solo complicando la vita cercando di mettere insieme i cocci  di qualcosa che si è spezzato inesorabilmente per sempre.

E’ rimasto ancora del   Cognac, ma non ho più voglia di bere. Appoggio il bicchiere al tavolino con l’intenzione di  alzarmi  per ritirarmi in camera.  Se ne accorge.

<Sono molto stanca, Christian, vorrei  coricarmi> sussurro senza enfasi.

<Domani mattina dovrò andare in ufficio>, mi arresta con il suo tono brusco e lo sguardo che vaga  ancora nell’incerto,

<ho un  lavoro urgente e improrogabile da sbrigare  con Ros.  Non credo di potermi liberare per pranzo,  ritornerò per le tre. Poi vorrei passare il pomeriggio insieme con voi>.

Sembra impartire ordini alla segretaria.

<Ok> rispondo sempre neutra. 

<Anastasia, i miei genitori vorrebbero venire a trovarci  domani sera>, mi scruta turbato, <Mia madre,  come presumevo, mette fretta, ma non le ho ancora confermato.  So che questo incontro ti preoccupa, ma ti assicuro che lei è soltanto  molto impaziente  di  conoscere Max. Deciderai tu se vorrai parlarle, nessuno ti costringerà a farlo> la sua voce è bassa ed esitante.

Oh.. perché mi parla così di Grace? Cosa gli fa pensare che io sia riluttante  ad affrontarla? Forse perchè temporeggiavo la mia partenza?

<E’ inutile  ritardare questo incontro, Christian. Vorrei, però, incontrarli e parlare con loro da sola, preferirei prima ancora che vedano Max>.

Riprendo il mio Cognac per avere qualcosa in mano che mi conforta,  faccio girare il liquido ambrato nel bicchiere e ne bevo ancora un  sorso.

Mi guarda confuso,  come se stessi farneticando, corruga la fronte , non riesce ad afferrare.

<Sento profondamente di dover loro una spiegazione, per come mi hanno accolta nella tua famiglia. Per favore> chiarisco  fervidamente.

<Non se ne parla! Non  credo sia una buona idea, è preferibile che ci sia anch’io presente> ribatte  per farmi dissuadere,  scuotendo la testa.

<Non è la stessa cosa!>,  contesto  con fermezza   <vorrei farlo da sola. Christian,  è importante per me> gli impongo la mia causa guardandolo dritto negli occhi.

Non ho nessuna intenzione di  nascondermi dietro a loro due per rinnegare le mie responsabilità.

Prima di tutto per me,  per rispetto alla mia moralità,  e anche per loro.

Ci pensa ancora per qualche interminabile istante.

<Okay, se è questo che vuoi>,  conclude sbuffando, <ma a una condizione. Dovrai farlo qui, li potrai ricevere nell’atrio quando arrivano>.

Oh… davvero ha ceduto?”

<Va bene> accetto subito prima che cambi idea.

Torna con dei passi lenti,  vicino alla vetrata. Le luci che brillano nel buio catturano nuovamente  la sua attenzione.  Ma il vetro  riflette anche l’immagine della stanza e chissà perché ho l’impressione che stia osservando i miei movimenti.

Cala di nuovo il silenzio.

<<One Love – One Life>>,  invoca Bono al suo amore difficile,  nel ritornello di una vecchia canzone, diffondendo una struggente melodia.

I nostri occhi s’incrociano subito nel riflesso,  imperscrutabili,  pieni…. non so di cosa.

Amore, promesse, nostalgia, rimprovero, desiderio. Ma è solo un attimo.

Con un bip  al telecomando che ha in tasca cambia canzone e irrompe la voce graffiante di Amy Winehouse.

Non è questo il momento per  “One Love”, mi  conferma  il suo sguardo.

<Ana, ho letto anche il tuo secondo libro>  alza un sopracciglio, con un respiro che sembra un risveglio.

Alt! Cambia  anche argomento. Che cosa vuole adesso con i libri?

<E’ così che ti sei sentita in tutti questi anni?  Sono un urlo di rabbia e di dolore. Ma tra quelle pagine ho trovato  anche entusiasmo e speranza> stringe le palpebre a fessura <sei riuscita a trasferire in quelle righe le tue emozioni >.

Chiudo per qualche istante gli occhi. Sì, lui ha decifrato il messaggio.

<Sei sempre riuscita a comunicare in maniera più esplicita  scrivendo. Comprenderli  mi ha chiarito molte cose>.

Resta in piedi a fissarmi. 

<Ho riconosciuto la mia stessa sofferenza> sussurra.

<Dev’essere stato opprimente vivere  sull’accumulo di macerie  dei sentimenti>, riassume infine con rammarico, ma non capisco se si riferisce a me o a lui.

Scrivere per me ha rappresentato il mezzo per guardare avanti, lui invece sembra che non abbia trovato un modo per lasciarsi alle spalle il passato. Continua a recriminare sui sogni  stroncati.

<Il passato è passato, nel bene e nel male. Fa parte di noi, ma trattenerlo significa continuare a soffrire. Il presente ti offre  il legame prezioso con tuo figlio , merita di viverlo appieno> cerco di spiegargli con questo ragionamento un po’ contorto, ma vorrei incutergli il coraggio per uscire da questo pessimismo.

<Hai cambiato idea allora? Non li farai più pubblicare dalla Grey Publisher > lo provoco per farlo reagire  e anche per sapere alla fine cosa pensa dei miei libri.  Sono impaziente di conoscere la sua valutazione.

La questione  lavoro lo scuote e  sgrana gli occhi uscendo da quel triste torpore che gli si era avvolto intorno.

<Cosa? No. La Grey Publisher è sempre interessata. Anzi, dimenticavo di dirti che abbiamo appuntamento con  loro lunedì pomeriggio. Ti accompagnerò io.>

Lunedi?     Vuol dire  che mi fermerò qui anche oltre il fine settimana.

<Come ti sei organizzata con il lavoro a Nashville?>  prosegue catturando la mia perplessità.

<Ho chiesto  alcuni giorni di aspettativa, sono d’accordo che li avviso per quando ritorno.  Max non ha nessun obbligo di frequenza, posso chiedere alla sua insegnante di inviarmi qualche esercizio….>

<Puoi lasciare quel lavoro, Anastasia>,  interviene senza farmi  finire,

<Riceverai dei proventi  dalla vendita dei libri. E, anche se sei reticente, mi occuperò del vostro mantenimento. Non voglio più discutere su questo, non è negoziabile.>

Oh..   sì, adesso lo riconosco. Siamo su un terreno a lui più congeniale.

E’ ritornato con il suo tono autoritario a impartire ordini.

<Ci rifletterò, intanto mi fermo fino lunedì>, stabilisco  alzandomi e riappoggiando definitivamente il bicchiere.

Siamo in uno stato neutro e ne approfitto  per defilarmi.

Ritengo che sia meglio non  aggiungere  altro  per questa sera, quindi lo oltrepasso senza esitazioni per andare in camera mia.

<Vorrei andare  a letto, Christian, sono molto stanca. Buonanotte> lo informo senza indugiare.

Schiude le labbra per dirmi qualcosa. Poi le richiude  insieme alle palpebre, tentennando leggermente la testa.

<Buonanotte> mi risponde a denti stretti  mentre esco dalla stanza.

Sabato

Non riesco a dormire molto nella mia nuova camera.

Mi sveglio ogni ora e  mi alzo a controllare Max.

Lui dorme beato, sono io  in ansia.

Girata, con la testa in fondo al letto, ho contato tutte le ortensie del quadro. Sono ventisei, però qualcuna potrebbe essermi sfuggita. Bello comunque, mi piace.

Il soffitto  è…. un soffitto,  di quel colore indefinito,   grande e vuoto.

Lo sto fissando quando  il rumore di passi in corridoio attira la mia attenzione.

Sarà Christian che va in palestra, mi giro dando le spalle alla porta, non ho voglia di incontrarlo.

E’ triste, depresso. Sembra l’ombra dell’uomo brillante che ho conosciuto.

Oh.. Christian, amore mio dove sei?

Che sia ancora in analisi con il dott. Flynn?

Devo indagare, oggi potrei chiederlo a Grace.

Per la miseria, Grace e Carrich, oggi incontrerò  anche loro.

Ed Elena, la pedofila strega malefica, che sia stata riabilitata come amica? Che la incontri ancora?

Dalla finestra, oltre al chiarore,  ora entrano anche i raggi del sole. Guardo la sveglia. Sono le sette.

Stanca di rigirarmi  e scervellarmi,   decido di strisciare fuori da letto.

Forza, andiamo a provare quel tapis roulant diabolico”

Prendo dalla valigia  pantaloncini e canotta e  li infilo,  insieme alle scarpe.

Prima di entrare in palestra sbircio ancora una volta Max, dorme tranquillo.

Come lo invidio.

La stanza,  illuminata dalla  luce che entra dalla vetrata, mi sembra ancora più enorme.

Non c’è nessuno.

Raggiungo direttamente  il tapis roulant, il computer mi chiede l’età, il peso, quanto tempo voglio correre, che grado di difficoltà, salita, discesa  e cosa principale dove voglio correre.

Già! Dove vorrei correre…”.  Penso  che non sia contemplato nel programma.

Inserisco tutti i dati  e parte piano per poi accelerare e portarsi alla mia andatura.

Mi perdo tra  sentieri di collina, immersi nei colori autunnali,  e la musica  che esce dalle cuffie,  scandendo il tempo.

Sono talmente concentrata e presa  che scorgo Steve e Mark  che si allenano,  solo quando la corsia rallenta per il defaticamento.

Sono impegnati  in una  sessione di walky,  seguendo   il ritmo sfiancante della musica che esce dalle casse  davanti a loro,  rossi in viso e sudati  dallo sforzo.

Ci salutiamo con un cenno del capo.

Nessuna confidenza al personale,  Ordini di Mr. Grey”

Taylor non è con loro,  presumo che abbia seguito Christian alla Grey House.

Ritorno nella mia camera per una doccia, indosso uno dei completi  nuovi , gonna grigia corta  con una morbidissima camicia di seta color corallo e comode ballerine.

Asciugo i capelli e li fermo a coda con l’elastico.

Perdo un po’ di tempo per sistemare i miei indumenti nell’armadio, che, per la cronaca, conteneva solo la biancheria di ricambio per il letto e per il bagno.

Ispeziono curiosa il bagno. Più che altro mi attira la cabina doccia che ho tentato di far funzionare prima.  Sembra una navicella spaziale, piena di leve e bottoni, forellini,  spruzzi e uno scomodo sedile .

Ma qualcosa che non sia un mostro  tecnologia  noo? Una semplice asticella di acciaio con un getto acqua calda, fredda o mix…  Mah!

Mi chiedo se qualcuno trovi il tempo per usufruire di tutto questo ben di Dio.

Ritorno in camera di Max per l’ennesima volta, ma lui non si è ancora svegliato.

Mi viene in mente che potrei salire  al piano superiore a salutare Gail. Forse la trovo in casa.

Quando arrivo sopra le  scale mi guardo intorno.

Ma gli occhi non mi danno  il tempo di una panoramica completa, si bloccano  sulla  porta della “Stanza dei Giochi”, un altro dei miei luoghi di sosta.

Mi avvicino alla soglia stringendo  una mano davanti alla bocca e fisso la maniglia  senza trovare il coraggio di toccarla.

Resto così, imbambolata, per  un tempo interminabile.

Che cosa ha rappresentato per me quella camera?

Racchiude dei momenti  unici  di grande eccitazione e di grande disperazione.

Emozioni   agli antipodi,  che hanno superato il limite dell’incredibile.

Porto dentro un marchio di questa stanza, le appartengo.

Sento una presenza dietro di me.

Oh.. no!     Fa che non sia Christian.

Aspetto che si avvicini.

<Anastasia!> sento pronunciare il mio nome da una voce femminile e mi giro subito.

E’ Gail.  Mrs. Taylor.

Uff…. riprendo a respirare. Mi rompeva farmi trovare davanti a quest’uscio da Christian.

Ci osserviamo  titubanti, poi lasciamo cadere le formalità e ci abbracciamo come due vecchie amiche che si ritrovano alla fine di una battaglia.

Quando ci stacchiamo abbiamo recuperato l’affetto e la confidenza che ci legava.

<Ho saputo da Christian  che ti sei sposata con Jason, volevo farti le mie congratulazioni. Volevo rivederti… da sola.  Ho approfittato che stamattina non ci sono> alludo naturalmente a Jason e Christian e lei annuisce.

<Grazie Anastasia. Sono felice che tu sia qui. Per te, ma soprattutto per lui. Ha ritrovato un po’ di pace.>

Siamo passate al  TU  amichevole e ci guardiamo a vicenda sorridenti, la nostra intesa è sempre stata al di sopra del rapporto di lavoro. E poi lei non è  mai stata una “mia”  dipendente.

Allungando il mento mi  indica  il  punto che stavo osservando imbambolata  poco prima.

<E’ tanto tempo che nessuno entra in questa stanza> afferma  asciutta, quasi infastidita.

La guardo stupita,  cosa vuol dire?

<Nei primi mesi, dopo che te ne sei… andata, ha passato qui  tutte le notti. Si chiudeva dentro e  la musica andava fino all’alba, non so se riuscisse a dormire.  Una mattina…… >, si ferma  esitando, socchiude un attimo gli occhi come a cancellare un’immagine e  si schiarisce la voce <da un giorno all’altro ha smesso, l’ha chiusa a chiave e  ha voluto che gli restituissi anche la copia che tenevo io. Credo che non sia più entrato neanche lui da allora> mi confida  continuando a guardare la porta.

Incamero questa informazione, ci rifletto dopo, è troppo complessa.

Approfitto che Gail  è in vena di rivelazioni  per  soddisfare finalmente  la mia curiosità.

<Vuoi dirmi che non ha più portato una donna lì dentro, una delle sue ehmm…  si dai, mi hai capita, quelle del fine settimana> sono in imbarazzo, stringo d’impulso anche le spalle.   Non so se lei  è informata  delle  “Sottomesse”.

<Oh… Ana. No!> scuote la testa con impeto <non ha mai portato nessuna ne qui, ne all’interno della casa. Le uniche donne , oltre a me, sono  sua madre e sua sorella. Nessun’altra credimi> mi assicura infine con foga.

La guardo sbigottita mentre registro anche  questa  notizia incredibile.

<Sei sicura?  Potrebbe  averlo fatto quando tu non c’eri> butto lì cercando di scalfire la sua  sicurezza.   Voglio avere la certezza di quello che mi dice.

<Impossibile, può non aver avvisato me, ma Jason l’avrebbe saputo sicuramente. E me l’avrebbe detto> ribadisce convinta.

Uhmm….   Non fa una piega.

< E la stanza in fondo al corridoio?> le chiedo indicando in direzione della “camera delle Sottomesse”

Scuoto un brivido dalle spalle ricordando quella stanza, era fredda e spoglia, non mi sono mai sentita a mio agio lì dentro.

<Quella porta è aperta, passo ogni tanto per pulire la polvere. Ma neanche lì ci ha più dormito nessuno.  Sono stati fatti dei lavori.> mi dice incamminandosi da quella parte.

Ma si ferma  subito,  ci ripensa e torna indietro.

<E’ meglio che sia Mr. Grey a farti vedere la sua casa> si scusa tentennando la testa.

La guardo con comprensione. spontanea

Per qualche momento ha agito d ’istinto, poi è rientrata in modalità governante.

Ho capito che non voleva intromettersi.

<Ok!> Assecondo per toglierla dall’imbarazzo,   senza chiederle di che lavori parla; me ne aveva accennato anche Christian ieri sera.

Max! Porca miseria, l’ho lasciato senza sorveglianza.

<Vieni. Voglio farti conoscere Max. Se si è svegliato,  mi starà cercando>.

Gail mi segue e scendiamo insieme.

Quando arriviamo nel corridoio,  vediamo sgattaiolare un pigiamino azzurro dentro la porta della mia camera.

<Max, sono qui> lo chiamo. Ritorna fuori  saltellando. <Mamma, mamma!!!> mi dice con urgenza <dov’eri? Non ti trovavo più!>

Viene a farsi prendere in braccio.

<Ero in un’altra stanza, non ti devi preoccupare. Come siamo d’accordo? Se non mi trovi vicino,  devi restare nella tua camera a giocare. Io appena posso ti raggiungo> lo rimprovero con dolcezza rassicurante.

Questa casa è immensa  e non è a prova di bambino, ci possono essere  dei pericoli. Non voglio che gironzoli  da solo. Per questo gli insegno a muoversi solo in alcune stanze.

Mi giro verso Gail che se lo sta mangiando con gli occhi.

<Tesoro, voglio presentarti questa signora, una mia cara amica. Lei è Mrs. Taylor,  è la moglie  Jason Taylor lo hai già conosciuto> annuisce e gli allunga  la mano timidamente.

<Ciao Max, piacere di conoscerti> gli dice calorosamente  Gail stringendogli la manina.

<Ciao> le risponde e poi si rifugia con la testa nell’incavo del mio collo.

<Vai in bagno forza,  poi facciamo colazione. Ti aspetto qui>  lo incito mentre lo metto a terra.

Lui e il pigiamino azzurro spariscono  subito in camera.

Gail non riesce più a trattenere una sonora risata.

<Jason mi ha avvertita che il piccolo assomigliava tanto a Mr. Grey…. ma, mio Dio Anastasia, ne hai fatto una copia identica. L’hai fotocopiato. E’ stupendo!> ha gli occhi lucidi mentre lo dice, non so se per il ridere o per  la commozione nel vedere Max.

<Beh almeno su quello spero non abbia dubbi> le rispondo con sarcasmo.

<E’ sempre un uomo difficile da trattare. Vero? Pensa cosa abbiamo passato noi in questi anni. Non fraintendermi, per carità.  E’ la persona più  generosa e altruista che io conosca. Anche con noi, che alla fine siamo dei dipendenti,  è  educato e rispettoso, la sua etica è inconfutabile.

Ma è sempre in collera, pieno di rabbia per tutto.

Per Jason, poi, che  è sempre con lui, ci sono dei giorni che è un inferno >  sbotta  irritata.

E’ molto strano che si sfoghi rivelandomi questi particolari  riservati. Deve essere proprio esasperata.

<Scusami, non avrei dovuto dirti queste cose. Non farti capire che te ne ho parlato, per favore> cerca di recuperare intuendo il mio pensiero.

<Tranquilla, non ti preoccupare> la consolo  mentre Max ci corre incontro.

Ci sediamo negli sgabelli del tavolo in cucina e  Gail si offre, senza darmi la possibilità di replica, di  preparare la colazione.

<Cosa ti piace mangiare a colazione Max?> lo interroga intanto che prende dal frigo la bottiglia del latte.

<Latte con i cereali, biscotti e la mamma vuole che mangi anche la frutta> le risponde guardandomi.

<Che cosa facciamo dopo colazione?> mi chiede  poi  agitandosi sul sedile  e sorridendomi furbetto.

Gli è già passato il momento di  timidezza. Anzi meglio dire, finta timidezza.

<Possiamo aprire qualcuno dei nuovi giochi che hai in camera, oppure disegnare. Avevo pensato anche di cucinare dei biscotti per Christian, per ringraziarlo che ci ospita.  Scegli tu?>

Si strofina il mento pensieroso. <Facciamo i biscotti, prima,  però, vorrei giocare un pochino?>

<Va bene, mangia  intanto!> gli ordino e lui mi guarda storto.

E’ un ordine che di solito gli impartisco quando fa i capricci. Non è il caso di oggi, ma mi andava di farlo, questa cucina m’ispira.

<Bevi ancora il tuo tè leggero?> mi chiede Gail avvicinandomi la teiera con la bustina di Twinings English Breakfast Tea.

<Te ne sei ricordata tu o lui?> le chiedo divertita.

<Tutti e due, quando abbiamo saputo che saresti ritornata all’Escala l’abbiamo scritto entrambi nella lista della spesa> risponde con aria sacrale allargando gli occhi.

Ovvio!”

<E’ stato un pensiero gentile. Grazie> sono commossa. Si ricordano ancora del mio tè preferito.

<Fino a quando vi fermate> mi chiede Gail.

<Domani e lunedì sicuramente. Lunedì pomeriggio ho un incontro di lavoro. Non ho  altri progetti al momento.>

<Ero d’accordo con Mr. Grey che in questi giorni vi avrei lasciati soli. Ma se hai bisogno basta che mi chiami.  Sai dove trovarmi. Ci rivediamo lunedì mattina.>

<D’accordo Gail. Grazie. Puoi lasciare che  riordino io, così mi tengo occupata>

Ci saluta e ritorna di sopra, nel suo appartamento.

Aspetto che  Max termini  la colazione e poi ritorniamo  nella sua cameretta.

Mi preoccupo che si lavi e che  indossi dei jeans comodi e una maglietta leggera.

Lo lascio scalzo. Qui dentro fa caldo.

Passiamo in rassegna alcune delle scatole dei nuovi giochi e viene attratto da una pista per automobiline da costruire. Ha dei colori acidi, verde, arancione, giallo. Agganciamo le corsie e le facciamo girare attorno alla scrivania con lo scivolo che arriva fin sopra al piano del tavolo.

Resto seduta a terra e lascio che si diverta a far correre impazzite le piccole auto colorate, mentre ripenso a quello che mi ha detto prima Gail.

nessuno è più entrato nella stanza dei giochi, nessuna  donna è più entrata in questa casa”.

Lui, quel giorno in aereo,  aveva accennato “anche tu sei sempre rimasta con me”.

Potrei dedurne che non ha più avuto delle  relazioni stabili.

Ma non è possibile, lui il dio del sesso, così  affascinante  e sexy, con il SUO sguardo seducente, sempre inseguito da uno stormo di spasimanti pronte a strapparsi le vesti per lui.

Avrà in media  due-tre volte al giorno qualche donna ai suoi piedi.

Senza contare che ha a disposizione i club esclusivi  BDSM, dove  può anche scegliere  la “Sottomessa”  più adatta. Ecco, forse è proprio questo, frequenterà qualcuna fuori.

Non gli mancano certo i mezzi per incontrarle in un altro luogo. Un ritrovo segreto dedicato solo ai suoi convegni….  clandestini.

Ma nessuna di queste ovvietà riesce a convincermi. O forse, non voglio ancora arrendermi.

Max si è stancato di giocare con le automobiline.

<Andiamo in cucina a preparare i biscotti?> propongo prima che si annoi.

E’ un lavoretto  che a lui piace molto e lo tiene impegnato per almeno un’ora.

Troviamo due canovacci da metterci come grembiule.

La dispensa è ben fornita, c’è  tutto l’occorrente,  anche  il cioccolato in polvere e  della granella di zucchero colorata per le decorazioni.

Prepariamo insieme l’impasto e lo stendiamo, poi lascio continuare Max. Con gli stampini taglia i biscotti,  li sposta nella teglia e  ci disegna sopra  con la granella.

Visto che si è fatta l’ora di pranzo io cucino  il sugo di pomodoro per condire gli spaghetti. Uno dei  piatti gustosi  che mi ha insegnato Emma.

<Ho finito mamma> m’informa  Max mostrandomi  la fila di biscotti. Sono tutti rotondi, tutti piccoli smile, ha disegnato gli occhi e il largo sorriso con la granella colorata.

<Proprio un bel lavoro> mi congratulo con lui.

Mentre i biscotti cuociono in forno, noi mangiamo il pranzo.

Poi aspettiamo il rientro di Christian, aveva detto che tornava a casa per le tre del pomeriggio.

Dobbiamo anche dire a Max che Christian è suo padre.

Penso che oggi sia il momento giusto,  inutile tergiversare ancora. Max è tranquillo e si è affezionato a Christian,  sono ottimista, andrà tutto bene.

Stiamo guardando un cartone animato nella stanza della televisione,   quando si apre la porta  ed entra Christian.

Ci raggiunge sul divano salutandoci allegramente. Rivolge la sua attenzione a Max  che è concentrato su Dragon Bool e  s’informa sulle prodezze di Goku.

Max non gli dà tanta retta, poi lo guarda imbronciato perché lo distrae,  come a dire “Ma tu lo conosci?”

<Ho visto tutti gli episodi più di una volta> gli rivela  Christian con fare cospiratorio.

Il viso di Max si distende e annuisce perplesso rigirandosi verso lo schermo.

Christian si gratta dubbioso la testa <Sembro così  vecchio  da non potermi divertire con un cartone animato?> si chiede  ridacchiando.

E’ divinamente splendido nella versione spensierata, posso ammirarlo, ma senza esagerare.

Devo contenere l’emozione, quest’uomo mi seduce  in ogni sua forma.

Il mio cuore accelera e quando incrocio il suo sguardo, avvampo. Mi sento colta in fallo. Ma si rende conto  dell’effetto che mi fa?

Lui aggrotta la fronte, poi scuote la testa  sorridendo.

Sì, credo proprio di sì”

<Possiamo mangiare i biscotti mamma?>

Oh… Max  si  è risvegliato dallo stato  ipnotico  dei  cartoni animati.

Si stiracchia  e poi  impaziente corre in cucina a prendere il vassoio che abbiamo preparato.

<E’ profumo di biscotti questo delizioso aroma di vaniglia e cioccolato? Li ha fatti lui?>mi  bisbiglia Christian interessato.

Faccio in tempo ad annuire in silenzio.

Max ritorna e  consegna il vassoio  nelle  mani di Christian <Li ho preparati prima> sentenzia orgoglioso del suo lavoro e poi si arrampica sul divano, accoccolandosi vicino a Christian.

<Wow, davvero hai fatto tu questi simpatici biscotti?   Mmm… senti che profumino, siamo sicuri che si possano mangiare?> chiede Christian divertito.

Max annuisce e batte le mani felice.

<Sono per ringraziarti  che stiamo qui. Mi piace stare qui> confessa con cristallino  entusiasmo.

<Anch’io sono contento  che tu e la mamma siate qui> gli risponde Christian scompigliandogli i capelli.

Si gira verso di me e  aggiunge <Potete fermarvi quanto volete. Io sono felice di ospitarvi>.

I suoi occhi s’incollano ai miei lanciandomi una silenziosa preghiera, un’intima  speranza.

Tutto il suo corpo si protende per avvalorare questo suo profondo desiderio.

Non sfugge a Max l’intensità di quest’ attimo. Ci fissa,  prima me, dopo Christian  e ridacchia. Ci guarda  sornione, come se avesse scoperto un  segreto.

I bambini fanno sempre quell’espressione quando pensano di aver intuito qualcosa che l’adulto gli vuole nascondere. E’ proprio buffo, ci fa sorridere.

Consapevole di aver attirato la nostra attenzione prende Christian per un braccio e lo fa abbassare per parlargli all’orecchio.

<Tu sei il mio papà, vero?>  glielo dice così…. Naturalmente.

Mi prende in contropiede.

Il mio piccolo ometto ha davvero avuto il coraggio di chiedere questo a Christian? Se penso a tutti i problemi che ci siamo fatti per dirglielo.

Invece lui è arrivato alle sue conclusioni e l’ha addirittura riconosciuto come padre.

Guardo la reazione di Christian che annaspa un po’ stringendosi le labbra, ma cerca di riprendersi subito. Appoggia il vassoio sul tavolino di vetro.

Lo fa sedere sulle sue ginocchia e dopo un bel respiro si allunga per prendermi  una mano e me la stringe forte, facendomi attraversare dal fremito  della sua emozione.

<Sì, Max , è vero, sono  il  tuo papà. E sono immensamente felice di essere il tuo papà>

Lo accarezza teneramente sulla guancia.

<Sei un bravo ragazzo e sono orgoglioso che tu sia mio figlio>glielo ribadisce perché vuole essere certo che non ci sia alcun dubbio. 

L’ha riconosciuto  ad alta voce davanti a lui come figlio.

<Lo sapevo>  conferma Max  guardandoci  e puntando un dito sul petto di Christian <anche tu mi piaci> gracchia sghignazzando,  è un gioco per lui. Un gioco senza drammi e senza passato, che inizia ora.

La sua gioia ci travolge  e  non mantiene l’atmosfera  solenne  che si dovrebbe riservare a questa circostanza.

<Tu e la mamma…. > guarda Christian sollevando le sopracciglia  e poi scoppia in una risata argentina.

Ci uniamo alle sue risa,   liberandoci dall’ apprensione   che in questi giorni abbiamo represso. Avevamo entrambi timore di rivelare a Max la paternità di Christian. Che sciocchi, è stato così facile.

E’ Christian che si riprende per primo dall’ilare attacco che  ha coperto la nostra commozione, ma non ci ha salvati dalle lacrime che abbiamo entrambi agli occhi.

Tiene stretto tra le braccia Max  che si è avvinghiato con le braccia e con le gambe.

<Allora, possiamo assaggiare questi biscotti? Anzi aspettate. Vado a prendere qualcosa da bere .>

Rimette in piedi Max  dandogli un bacio in fronte.

Ritorna subito con tre bicchieri di succo d’arancia e brindiamo insieme.

Christian ritorna sull’argomento cartoni animati  per  far conoscere a Max tutte le serie  che guardava da ragazzino.

Cerca di riabilitare la sua figura, non gli è andato a genio essere classificato un fuori quota. E’ troppo divertente ascoltarli.

Li lascio al loro chiacchiericcio.

Max, che ha individuato la debolezza di Christian, lo chiama papà ogni volta  che si rivolge a lui.

Christian di suo ha ancora quell’espressione ebete, in estasi, e ogni volta che si sente chiamare papà si scioglie.

Si conoscono da una settimana eppure si è instaurata una confidenza tale che sembra siano sempre stati insieme.

Loro sono  la mia famiglia, il mio sole. Li amo entrambi in maniera assoluta.

Lascio vagare la mente tra gli auspici più belli che posso augurar loro.

La voce calda di Christian mi riscuote <Ana,  andiamo nella camera di Max. Deve farmi vedere la pista con le automobiline> annuisco sorridendo, con il cuore che mi martella felice nel petto.

Sono felice perché lui è felice.

Approfitto che resto sola per telefonare a mia madre. L’ho chiamata anche ieri quando siamo arrivati,  ma devo dirle quello che è appena successo.

Mia madre si commuove subito al mio racconto. <Ana, tesoro,  quanta tenerezza mi fate. Tu stai bene?> piagnucola.

<Sì mamma> devo dirle delle mie preoccupazioni per Christian? No, non me la sento adesso.

<Hai telefonato a Ray? Mi ha detto che è stato un po’ brusco con te al telefono, non sei risentita,  vero? E’  rimasto scioccato.   Sai che ha sempre provato  tanto affetto per   Christian,  chiamalo e chiaritevi >.

<D’accordo, lo chiamo subito. Salutami Bob.  A presto>.

<Ah… mamma, segnati il mio nuovo numero di telefono, non rispondo più all’altro>

<Va bene tesoro, ciao>

Chiudo con mia madre e  chiamo   Ray.

Devo assicurarmi che anche lui si segni il mio nuovo numero.

Il mio  vetusto  cellulare è stato  immolato alla causa “sicurezza Grey” e giace in fondo alla valigia,  privo di qualsiasi forma di vita.

<Questo è sicuro con un nuovo numero> mi ha detto Christian consegnandomi uno smartphone tra le mani, ovviamente di ultima generazione, <riportati i numeri più importanti e che ti  interessano in rubrica, poi spegni l’altro, togli la schedina e la batteria> agli ordini Mr. Stalker.  

Ci ho guadagnato un nuovo aggeggio con cui mi può controllare….. Cattiva!

Ci ho guadagnato un nuovo smartphone. Così posso dire di averlo anch’io.

Ecco, già meglio. 

Ray è  rammaricato per lo sfogo dell’altro giorno, ma continua imperterrito a redarguirmi, a dirmi di non fare più stupidate  prima di averne parlato con lui.

<Annie, vieni a trovarmi,  vorrei rivederti e  poter finalmente conoscere mio nipote. Riuscite a passare a Montesano?> già, è vero, lui non ha ancora visto Max.

<Ne parlerò con Christian, sai … per la sicurezza. Ci muoviamo sempre con la scorta.  Magari alla fine della prossima settimana. Stai tranquillo, ti chiamo tra qualche giorno>  lo rassicuro.

<Ti voglio bene   papà,  ciao>

<Anch’io ti voglio bene. Vi aspetto>

Chiudo il telefono e vado a  vedere cosa stanno facendo i  “miei” ragazzi.

Trovo Christian seduto per terra nella cameretta. Max, che non aveva ancora fatto il suo sonnellino,   si è addormento sulle sue ginocchia e lui lo sta accarezzando dolcemente. Chissà da quanto tempo sono così.

Quando mi vede,  alza la scatola del “Sapientino Winnie Pooh”.

<Possiamo dire che questo è un gioco soporifero> mi sorride <può servire quando non riesce a prendere sonno>.

Aiuto Christian ad alzarsi spostando Max nel letto.

<Non si sveglia?> mi chiede preoccupato. Scuoto la testa.

<E’ stanco e ancora scombussolato dal cambio d’ora, vedrai che dorme per un bel po’>.

Mentre lo copro con  un leggero plaid, Christian continua ad accarezzargli i capelli.

<Mi sono scervellato  da quando l’ho conosciuto per trovare le parole adatte per dirglielo e lui invece…..> scuote la testa guardandolo deliziato <è un bambino sveglio, dovrò ricordarmi di non sottovalutarlo>, prende atto alzandosi.

Già….., è un bambino sveglio. Ha percepito anche lui  che tra me e suo padre c’è un legame.  E’ solo Christian che non lo accetta.

Ritorniamo nella grande sala, Christian accende la musica in sottofondo.

Riconosco Lionel Richie, il trillo iniziale di  Can’t  Get Over You. Adoro questa canzone.

Mi sorprende come  riesca sempre a dare un significato alle sue scelte musicali.

<Ho appena parlato al telefono con Ray, mi ha detto di salutarti> lo informo fermandomi  davanti al divano.

Sta versando due dita di liquido ambrato nei bicchieri e annuisce.

Non mi ha chiesto se volevo bere, non importa.

<Vorrebbe conoscere Max e mi ha chiesto di raggiungerlo  a Montesano per qualche giorno, pensi che si possa organizzare con la sicurezza?> gli chiedo.

<Lo comunico  subito a Taylor, quando vorresti andarci ?>, mi porge il bicchiere e alzando un sopracciglio <è buono il succo, ma preferisco il Cognac per sigillare questo evento> piega le labbra in un sorriso a metà tra il sognante e il soddisfatto.

<Giovedì o venerdì della prossima settimana, prima di proseguire per  Nashville> continuo evitando di farmi prendere dall’emozione.

<Ok, entro  lunedì  avrai una risposta precisa>, chiude un istante le palpebre annuendo.

Fa un respiro profondo.

<Perché vuoi tornare a Nashville, cosa ti lega a quel posto? > domanda espellendo l’aria sbuffando.

<Christian, ho passato gli ultimi quattro anni li. Ho il mio lavoro, la scuola di Max….>

Mi blocca di nuovo con impeto, questo argomento gli sta molto a cuore.

<Anche a Seattle ci sono scuole per Max, possiamo sceglierne anche una migliore> mi fissa con i suoi occhi magnetici.

<e non è necessario  che lavori, avrai una buona entrata dalla vendita dei tuoi libri. Inoltre, ti ripeto,   io ti passerò una cifra adeguata per il mantenimento tuo e di Max. Resta a Seattle…..> ribadisce con fermezza.

Continua a scrutarmi mentre   si riavvicina.

<Non vorrei  prendere decisioni affrettate, è passata solo una settimana>, la mia voce è insicura e incrinata. Lascia trasparire il mio disagio.

Se fossi costretta a scegliere in questo istante deciderei  per il rientro a Nashville.

Restare a Seattle e vederlo tutti i giorni, sì mi piacerebbe.

Ma non alle condizioni che sta dettando lui. 

Lo amo. Lo desidero. 

E’ una tortura ogni volta che si avvicina.

<Ana, valutiamo la soluzione che preferisci. Puoi restare qui all’Escala, c’è  tanto spazio. Se vuoi essere più  indipendente, possiamo ricavare un appartamento di sopra, ha anche l’entrata autonoma.

Oppure troviamo un’altra abitazione a Seattle, scegli la soluzione che preferisci> mi dice quasi implorandomi.

Con le dita mi sfiora la guancia e io mi appoggio  cercando il contatto.

Un soffio del suo inconfondibile profumo mi solletica il naso. Sento  la sua energia che mi attrae.

Dovrei restare vigile, ma il cuore comincia a galoppare e il mio respiro si fa affannoso.

Anche il suo sguardo si incupisce, vedo il suo torace alzarsi con affanno. E’ nello stesso stato mio, ma come fa a restare così….   fermo . Sto per impazzire.

Mi mordo  nervosamente il labbro inferiore, fino a ferirlo, sento il sapore del sangue.  Lui lo libera con il pollice e si allontana.

<No> mormora e continua a scuotere la testa, <non farlo>.

Quando ha  messo di nuovo  uno  spazio di sicurezza  tento un recupero  il mio equilibrio.

Lui si gira. Ha gli occhi spalancati,  la mascella contratta in una linea dura.

L’amarezza mi pervade, un altro rifiuto. All’ultimo ha rinunciato,  anche lui aveva voglia di baciarmi.

Ora sta davvero esagerando.

Cosa gli rode dentro? Mi vuole qui e sono qui. Mi ha cercata dappertutto e ha detto che è felice che io sia qui.

Appena la distanza tra noi  si assottiglia  inneschiamo la nostra reciproca attrazione. Conserva le mie fotografie nel salotto e nella camera dell’aereo.. e chissà anche  in quale altro diavolo di posto.

<Christian, posso chiederti una cosa?> azzardo esigendo la sua attenzione.

<Certo, dimmi> manda indietro i capelli con le mani, ristabilendo un’espressione  enigmatica.   Le domande lo innervosiscono.

<Perché ci sono  le mie fotografie  qui in salotto?>  cerco il suo sguardo e  di tenere il contatto per vedere la reazione del suo corpo oltre alle sue parole.

<Perché…. Mi piace guardarle> risponde elusivo con un mezzo sorriso ironico.

Sposta di lato la testa ed io continuo a fissarlo con gli occhi a fessura.

E’ eloquente la  mia sollecitazione a proseguire.

<Che cosa vuoi che ti dica Anastasia? Le tue foto sono qui, nello studio, in ufficio, anche nell’aereo l’hai già vista no?> sta diventando brusco, arrabbiato. Lo guardo ancor più intensamente.

dimmi qualcosa che non so” penso tra me.

E’ lui ad abbassare  lo sguardo. Vinto e sconsolato   confessa il suo martirio. 

<In questi ritratti ritrovo l’Anastasia che ho sempre desiderato al mio fianco. L’ho conosciuta per un breve tempo> stringe forte le palpebre <troppo breve.

Era…. Per me era la mia dea, il mio amore, la mia vita> fa una breve pausa, la voce è increspata <sono sopravvissuto per lei e quando ho bisogno di sentirla vicina….. la trovo  in questi ritratti, sorridente o  con il suo sguardo corrucciato, con il broncio.Con la gioia negli occhi nel suo vestito da sposa> guarda i ritratti e poi  distorce la bocca in un sorriso  triste <Io amo questa donna>.

Continua a fissare le foto e il suo viso un po’ alla volta si rasserena.

Mi scende il gelo nelle vene.

Oh.. Mio Dio  è una lucida follia quella che leggo nel suo sguardo.

Sembra in venerazione davanti a un oracolo.

<Christian ma io sono qui. Esisto nel mondo reale e tu lo sai perché vuoi che resti con te>  lo provoco.

Mi rivolge un ghigno insensato e per un attimo vedo il vuoto nei suoi occhi.

Si riprende subito spostando l’attenzione dietro alle mie spalle e sfodera un mega sorriso a trentadue denti.

Cos’ha compiuto un cambio così repentino del suo stato? Mi giro verso la porta dove Max fa capolino ancora assonnato. Ha portato con sé anche la coperta e viene a sedersi sul divano vicino a me.

Gli piace farsi coccolare appena svegliato.  Lo abbraccio stringendolo al petto   e lo sbaciucchio sulla nuca.

E’ per lui che vuole che io resti qui” questa rivelazione arriva al mio cervello come una mazzata.

Io resterò appesa nelle foto, non mi accetta più nella sua vita. A lui interessa suo figlio” questa è l’amara verità.

L’arrivo di Max ci riporta allo stato neutro che abbiamo imparato a tenere davanti a lui. E’ un tacito accordo, nessun discorso sui nostri casini  quando  c’è lui.

Christian, con il suo passo deciso,  va in camera di Max a prendere una scatola di lego e coinvolge Max nella costruzione di un elicottero  –credo che c’entri Charlie Tango con la scelta del soggetto.

Approfitto e mi defilo  in cucina  per approntare una cena fredda con bruschette e carpaccio di manzo che ho trovato nel frigo.

Ho un’ impellente necessità di stare sola  per provare a svuotare la testa  da questo   impulso di scappare via,   lontano da questo tortuoso altalenarsi di  emozioni, che stanno mettendo a dura prova la mia sopportazione.

Una porticina da cui sgattaiolare  fuori , e inoltrarmi  in un mondo parallelo dove questa vicenda  si risolve  facilmente con qualche pacca sulle spalle.

E non è ancora finita, tra poco arrivano anche Grace e Carrich.

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28 commenti

  1. Sfumina93

    Oh cavolo! Sono stata la prima a leggerlo! Bravissima!!! Non vedo l’ora di sapere come va finire! *-*

  2. irma

    come sempre è un capitolo molto coinvolgente! Spero che li farai tornare insieme! Attendo il prossimo capitolo.Bravissima. Buona notte!

  3. Niky71

    Mi piace molto questo capitolo… La sofferenza di Christian ti fa male al cuore… L’ idea di continuare ad amare
    una donna solo dai suoi ritratti o dalle foto… un amore che vive solo nel ricordo del passato… Ma nel presente, non riesce a farlo… Commovente!!!
    Mi lascia senza parole…

  4. lolly74

    come al solito sei stata bravissima nel raccontare i ritratti e le loro paure….il sapere e nn parlare.nn vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo…..SEI STATA FANTASTICA CONTINUA COSI’…. 🙂 😉

  5. Paola

    Sei bravissima…..peccato che il prossimo capitolo sia tra 7 giorni.grazie Paola

  6. Flo

    Sei veramente brava !!spero che tu li faccia ricongiungere presto la loro sofferenza riesci a trasmetterla anche a me !!!!

  7. annarita

    Che meraviglia. . Divino!!! Sarebbe bello se tornassero subito insieme… ma è bello vedere la magia che si sta ricreando tra loro..ti fa sognare..

  8. Barby

    E’ veramente bellissimo e coinvolgente e alla fine avevo le lacrime agli okki …….. ora azzardo 2 domande ……. 1. tornano insieme e si risposano, vero? nn ce la faccio più a vederli soffrire così tutti e due. 2. avere un capitolo a metà settimana, sarebbe possibile? nn riesco ad attendere una settimana …… BRAVISSSSSIMMMISSSSIMA ………

  9. Danielle

    E’ bellissimo, però straziante devono assolutamente tornare insieme.
    Sono d’accordo con Barby possiamo avere un capitolo a metà settimana?

    • Barby

      grazie x essere d’accodo con me, ma mi sa tanto che da quell’orekkio non ci sentono ……… ci godono a farci soffrire 🙂 ……

      • Rossa

        Mi aggiungo a voi!!! Potrebbe starci un capitolino da leggere a Ferragosto!!!

  10. Mrs. Grey

    Si 7 giorni sono davvero troppi!!! Questo capitolo era davvero commovente

  11. monica

    stupendo… qst capitolo mi ha fatto stringere la gola x l’emozione… continua ke qui aspettiamo il seguito cn ansia!

  12. Benedetta

    Bello bello bello finalmente Max Sto arrivando! Che suo papà e Cristian brava continua così peccato che dovremmo aspettare un altra settimana….

  13. Neemia Fortu

    ho le lacrime agli occhi e il cuore che sta per uscire dal petto!!!bellissimo e poi max e lui e’ sconvolgente!!!!

  14. cris

    Bellissimo come sempre, ma che sofferenza, Christian è irriconoscibile sta soffrendo troppo, e di Max che dire? È una forza. Dopo quello che Christian ha rilevato ad Anastasia, siamo sicuri che ritorneranno insieme? Spero tanto di si sono curiosa. Intanto nel prossimo capitolo ci sarà l’incontro tra Grace e Ana stiamo a vedere cosa succede.

    • Anthea

      Approfitto del tuo appunto su Max, vale anche per le altre che lo hanno sottolineato -non me ne vogliano- per ringraziare G. la mia piccola amica di 4 anni mia musa e fonte di ispirazione. L’ho descritta in un capitolo come amica di Max ed è impareggiabile. Diventerà un’attrice oppure una …. cuoca.

      • Rossa

        Adesso si spiega perchè descrivi molto bene Max! Nel leggerlo ho pensato che tu fossi una mamma con un bimbo di quest età o una maestra perchè rendi molto bene l’idea di “com’è” un bambino di 4 anni! Brava!

  15. cristy70

    sempre nelle mie aspettative!!!!!! forse se si potesse avere un altro capitolo a metà settimana sarebbe……..MERAVIGLIOSO,
    è bellissimo perdere il senso della realtà quando si legge qualcosa di bello, soprattutto con delle musiche in sottofondo…sei grande!!!!!

  16. Anthea

    Grazie a tutte. 🙂 🙂 🙂
    L’unica anticipazione che vi posso fare è che purtroppo…. non ci sarà un capitolo infrasettimanale.
    Buona lettura e buon ferragosto…. a proposito io lavoro voi siete già in vacanza?

    • Paola

      scusami,una domanda ,ma tu scrivi un capitolo a settimana o hai già completato la stesura di un libro e te ne pubblicano uno a settima ?perche se ne scrivi uno a settimana capisco che lavorando e tutto il resto tu non possa fare di piu se non magari allungando lo um po.ribadisco che bravissima ,per nulla scontata e mai sopra le righe rico pulimenti

      Vorrei farti una domanda ,ma tu scrivi un capitolo a settimana o hai già un libro scritto,perché se tu devi scrivere ,un capitolo a settimana capisco che con il lavoro e il resto sia difficile,forse magari lo potresti allungare un po’ per farci arrivare meglio al sabato successivo.ti rinnovo i complimenti per la tua bravura e finezza con cui scrivi Paola

      • Anthea

        La stesura della storia l’ho completata ancor prima che venisse pubblicata. Però non nella forma in cui la leggete, non l’avevo scritta per un pubblico esigente e critico come siete voi. 🙂 🙂 e …. impaziente.

  17. Bimba

    Ciao Anthea mi piace molto la tua storia, secondo me però tra i due Anastasia appare una stronza , non è per niente pentita di ciò che ha fatto dopo aver giurato di non lasciarlo mai più ( all’inizio del secondo libro), sembra che non abbia dubbi di aver fatto la cosa giusta andandosene. Scusa ma questa Anastasia mi sta andando sulle scatole e non so se merita l’amore di Christian.

  18. Danielle

    Possiamo almeno sapere per quanto tempo dovremo ancora soffrire ?
    Piccolo regalino di Ferragosto

  19. IOLE

    UNA SOLA PAROLA,,,,,,,,,,,,,,,, LACRIME,,,,,,,,L’ho letto tutto con le lacrime agli occhi,,,,bravissimaaaaaaaaaaaa

  20. serenity

    mamma mia quanto sei brava,si riescono a sentire esattamente tutte le emozioni che provano loro,e la parte di max che chiede a C. se è il padre è fantastica,non me l’aspettavo proprio.tu sei un genio…….sei davvero magnifica.non smettere assolutamente di pubblicare i varii capitoli altrimenti saremmo perdute.questa storia è davvero stupenda,scritta benissimo…e si fa un po’ soffrire perchè non vediamo l’ora di leggere che tornano insieme però sono sicura che tutta questa attesa sarà ricambiata da tante altre cose belle di cui non immaginiamo xD