L’ultimo capitolo del racconto di Victoria.

Il capitolo di oggi è l’epilogo del racconto di Victoria che con il suo racconto inedito ed esclusivo ci ha tenuto compagnia per trenta settimane.  L’appuntamento ora è per la prossima settimana con il riepilogo di tutti i capitoli di “Due anime che si appartengono”.

 

30.

EPILOGO

Un anno e cinque tatuaggi dopo…

Rinchiusa in bagno non riuscivo a staccare gli occhi dal punto in cui il test di gravidanza stava elaborando il risultato.

Avevo smesso di prendere la pillola da circa due mesi e, dato che non avevo ancora intenzione di rimanere incinta, Achille ed io avevamo iniziato ad usare i preservativi prendendo precauzioni come due bravi e responsabili adulti.

Cos’era andato storto allora?

Come mai mi ritrovavo in prenda al panico più totale?

Le abitudini erano dure a morire. La sensazione che ci dava essere carne contro carne era tutta un’altra cosa. Non volevamo niente ad ostacolare la nostra unione, quel rapporto così intimo e viscerale che ci dava la sensazione di essere una cosa sola. Sentirci era una sensazione magica, ma eccoli qua i risultati della nostra scarsissima attenzione e della nostra sempre più folle passione, quella che ci conduceva ad uscire di corsa all’ora di pranzo dai rispettivi uffici per trovare il luogo più vicino e più appartato nella distanza che ci separava per stare insieme e strapparci i vestiti a vicenda. Quella che ci portava a fare sempre più pazzie l’uno per l’altra, come il ritratto del mio volto sulla sua spalla, incisa nella pelle per sempre, o come la fuga a Parigi di appena una notte con un volo low cost deciso appena un’ora prima della partenza solo per urlare dalla Tour Eiffel: “Ti amo Olimpia”.

La vita assieme non era perfetta, forse qualcosa di più. O almeno, rappresentava la mia idea di perfezione. Non c’era niente che avrei voluto cambiare, nemmeno le litigate con Nicole che continuavano incessantemente, ma ormai era diventata una sorta di routine. Stare con lui mi rendeva la persona più felice al mondo e per non far finire questa sensazione di pace avrei potuto camminare anche sui carboni ardenti. Solo per lui.

In quest’anno trascorso avevamo fatto così tante cose che neanche più tenevo il conto. La vita era un meraviglioso caos e non riuscivamo mai a fermarci un secondo. Achille era un uragano d’idee, di pazzia, ma soprattutto d’amore. Mi aveva stravolto la vita nel modo più dolce e romantico al mondo. Non mancava mai un giorno che non mi facesse sentire amata ed ogni mio sogno lui cercava di realizzarlo. Gli avevo confessato che i miei sogni più grandi nel cassetto erano visitare l’Australia e percorrere con una Harley Davidson la Route 66. Sbalordendomi fino all’inverosimile lui aveva distrutto quel cassetto così che tutti i miei sogni potessero volare liberi e non fossero più tali. Aveva fatto sì che diventassero realtà. Quando pensavo che non potevo amarlo di più lui faceva sempre qualcosa per smentirmi. Sentivo il cuore così grande che avrebbe potuto esplodere. E poi lui, in tutta la sua gloriosa bellezza. Già la visione quotidiana di Achille di per sé era un’iniezione di serenità: il casino dei suoi lunghi capelli, l’intensità dei suoi occhi, la perfezione della sua bocca, il suo sorriso provocante, la sua pelle rovente, le sue carezze esperte…

…un bip mi distrasse dai pensieri. Guardai l’orologio ed erano già trascorsi tre minuti. Il test aveva già dato il risultato.

≤ Olimpia, ma che fai rinchiusa in bagno da dieci minuti? Dai, è pronta la cena≥ sentii la voce di Achille dall’altra parte della porta del bagno e sobbalzai.

Ero uscita di volata dall’ufficio, dopo una settimana di nausee continue e di autoconvinzione che quello che sentivo erano nient’altro che fastidi dovuti a qualcosa che avevo mangiato. Avevo addirittura chiamato la ginecologa per chiederle se era normale che dopo aver smesso la pillola le mestruazioni potessero subire degli sbalzi, lei mi aveva risposto di sì, ma si era insospettita e mi aveva chiesto di fare un’ecografia. Stupidamente mi ero rifiutata convinta che non fosse nulla. Quel giorno, invece, dopo il lavoro mi ero diretta in farmacia a comprare il test con tanto di congratulazioni della farmacista e delle clienti, perché era l’ora di smettere di fare la finta tonta con me stessa. Ma non era stata la nausea ad insospettirmi ed a convincermi che era arrivata l’ora di verificare, erano state le parole di nonna Gina che guardandomi attentamente la scorsa domenica mattina durante il pranzo domenicale a casa dei miei genitori aveva guardato mia madre e poi mi aveva toccato il ventre dicendomi ≤ Piccola mia, c’è qualcosa di molto speciale in te≥ con un tono quasi sussurrato pieno di commozione.

Mia madre aveva capito ed era scoppiata a piangere, io avevo finto di non capire le sue parole.

Dopo l’acquisto del test non avevo trovato il coraggio di farlo in un bagno qualunque, avevo avuto bisogno di tornare a casa mia, nel luogo dove vivevo circondata da tanto amore.

Il mio nido sicuro.

Appena messo piede in casa avevo chiesto ad Achille di preparare gentilmente la cena e senza dargli altre spiegazioni ero volata in bagno. L’avevo insospettito, ma in quel momento ero troppo concentrata a sapere la verità che si stava annidando dentro di me.

≤ Eccomi!≥ dissi con voce tremante.

≤ Tutto bene Stella?≥ mi chiese la sua voce preoccupata.

≤ Si, biondo. Scendo, dammi solo un minuto. Ok?.

Eravamo entrambi appoggiati alla porta, io dentro il bagno seduta a terra e lui fuori, in camera nostra. Potevo sentire la sua presenza attraverso la massiccia porta in legno.

Dopo qualche istante sospirò e si allontanò senza aggiungere altro.

Mi voltai verso l’altra parte della stanza in cui si trovava il test sopra la tavoletta del gabinetto non riuscendo a trovare la forza per alzarmi ed afferrarlo. Appoggiai la testa contro il legno e chiusi gli occhi intensamente cercando di respirare regolarmente, ma non ci riuscivo. Cercai di contare, di pensare alla faccetta paffutella di Alessandro per non farmi prendere dal panico.

La mia mano si appoggiò sul ventre piatto e poi lo guardai. Era troppo presto. Non mi sentivo ancora pronta per diventare mamma.

O forse sì? O forse era il momento giusto? Forse se ci pensavo non mi sarei mai sentita pronta, forse avrei dovuto soltanto lanciarmi e vedere cosa succedeva, dopotutto avevo ventisette anni, era l’età giusta.

Guardai di nuovo il test e prendendo tutta la forza che avevo mi staccai dalla porta. Mi mossi cauta gattonando fino al gabinetto ed inginocchiandomi ai suoi piedi come se fossi al cospetto di una grande divinità. “Dio, quanto sono ridicola”. Presi un lungo respiro prendendo con entrambe le mani tremanti la barretta bianca con il tappo rosa. Chiusi gli occhi e la rigirai pian piano, poi di scatto li riaprii e…

≤ Oh mio dio!≥ urlai.

La barretta con due linee rosa scivolò dalle mie mani tremanti ed io involontariamente indietreggiai bruscamente cadendo con il sedere a terra e tappandomi con entrambe le mani la bocca.

≤ Olimpia? Che cazzo succede? Merda, aprimi!≥ sentii la voce preoccupata di Achille tuonare dall’altra parte della porta ed uno scossone la fece tremare tutta come se si stesse staccando dai cardini, ma era come se fosse lontana anni luce da me.

Chiusi gli occhi tappandomi le orecchie e sentii il ruggito potente del sangue ribollirmi nelle vene che superava qualsiasi altro suono attorno a me. Avevo il respiro affannato e accelerato ed il cuore che scoppiava nella gabbia toracica.

Non poteva essere. Ero incinta e non sapevo nemmeno come si metteva un cazzo pannolino.

Le responsabilità m’invasero ed il panico andò ad artigliarmi la gola. Cercai di respirare il più profondamente possibile e le mie mani, senza che me ne accorgessi, andarono ad avvolgere il ventre.

Stavo aspettando un bambino. Il figlio di Achille. Dell’uomo che amavo sopra ogni altra cosa. Il mio bambino. Il nostro bambino. Una lacrima mi rigò la guancia ed il panico si trasformò improvvisamente in qualcos’altro che inizialmente non riuscii a riconoscere. Poi capii: felicità, emozione e paura.

Non seppi come riuscii a risollevarmi da terra aggrappandomi a tutto ciò che mi ritrovavo sotto le mani e cercando di sorreggermi con le gambe tremanti. Mi appoggiai al ripiano del lavabo e mi guardai allo specchio. Osservai attentamente il mio riflesso per cercare un qualche segnale che mi avesse potuto smascherare: non c’era niente di diverso in me e allo stesso tempo c’era tutto di diverso.

≤ Ciao piccolo!≥ sussurrai piano con la mano sul ventre.

≤ Ok Olimpia, se ce la fai allontanati dalla porta. La sfondo!.

Prima che potesse distruggere quella povera porta, la aprii di scatto e mi lanciai tra le braccia di Achille. Lui mi prese al volo stringendomi forte a sé.

≤ Dio, mi hai fatto crepare di paura. Pensavo ti stessi sentendo male≥ mi disse baciandomi dolcemente l’incavo del collo.

Scossi forte la testa stringendolo ancora più forte e cercando le parole giuste da usare, ma non ce n’erano. Ero rimasta senza parole. Niente poteva dire ciò che sapevo e provavo, ciò che c’era dentro di me e che presto sarebbe cresciuto con noi saldando più di qualsiasi altra cosa il mio amore con Achille. Un bambino nostro, l’unione perfetta di noi. La coronazione, la celebrazione di tutto ciò che c’era di più puro e sincero in me e in Achille.

Scoppiai a piangere di felicità. Non ero pronta, forse non lo sarei mai stata. Nessuno nasce genitore, ma avrei imparato ad esserlo. Volevo imparare. Volevo il nostro bambino più di qualsiasi altra cosa al mondo.

≤ Stella parlami. Sto iniziando a preoccuparmi davvero≥ mi disse con voce preoccupata.

Gli volevo parlare, non volevo farlo stare sulle spine, ma non ci riuscivo. Cercavo di aprire la bocca per articolare qualche sillaba, ma era inutile.

Fui sollevata di peso da terra e Achille mi trascinò con sé sul letto stendendomi dolcemente accanto a sé. Indossavo solo una semplice vestaglia di seta e la biancheria intima, mentre lui si era messo una morbida tuta rimanendo a torso nudo. Pensai ad un mondo veloce per fargli capire quelle parole che non riuscivo a pronunciare. Così mi aprii la vestaglia mentre le lacrime bagnavano il cuscino e Achille chiedendomi freneticamente cosa stava succedendo me le asciugava con teneri baci su entrambe le guance. Gli afferrai la mano e senza che lui se ne accorgesse la posai sul mio ventre. La sua mano lo ricopriva tutto e quel gesto così tenero e protettivo mi fece sciogliere il cuore riversando altre lacrime.

Achille si mosse scendendo con la mano, pensando, molto probabilmente, che avessi bisogno di essere toccata lì. Gli fermai la mano piantandola nuovamente sul ventre e cogliendo finalmente la sua attenzione.

Seguì un istante di puro silenzio, in cui Achille smise di parlare paralizzandosi completamente, smettendo quasi di respirare. Tutti i rumori attorno a noi cessarono, come se la terra avesse smesso di fare il suo quotidiano percorso per assistere con me a questa scena. Era diventato una statua di marmo. Gli tenevo il polso fermo con entrambe le mani aspettando la sua reazione mentre l’unico suono che spezzava l’aria silenziosa attorno a noi era il suo cuore impazzito che batteva violentemente contro la gabbia toracica.

Dopo qualche istante si sollevò con la testa e guardò prima la sua mano e poi me. Annuii con la testa alla domanda inespressa che finalmente mi stava ponendo.

≤ Tu…?≥ disse con la voce tremante e gli occhi che si stavano riempiendo di calde lacrime per l’emozione.

≤ Sì…≥ annuii freneticamente.

≤ Quando…?≥ mi chiese, non riusciva nemmeno a terminare la frase.

≤ …Ora≥ gli risposi capendo le sue parole inespresse.

≤ Quindi noi…?≥ domandò di nuovo muovendo piano le dita sul mio ventre.

≤ Sì…≥ gli risposi appoggiando la mano sopra la sua.

Cinque anni e quindici tatuaggi dopo…

Drin!≥.

Sentii suonare una piccola voce dolce vellutata vicino al mio orecchio, ma non aprii gli occhi. Dopo una settimana lavorativa la domenica mattina l’unica cosa che avrei voluto fare era dormire fino a tardo pomeriggio.

Driiiiin!≥.

Continuò un’altra vocina impaziente che aumentò di tono rispetto a quella che avevo sentito pochi istanti prima. Mi mossi impercettibilmente e mi sentii un peso notevole addosso. Mi girai tra delle braccia grandi e accoglienti. Sentivo le braccia di Achille attorno al mio corpo. Erano calde e muscolose, come una roccia in piena estate. Mi teneva stretta a sé facendomi sentire protetta e amata. Il mio volto si posò sul suo possente petto che respirava tranquillo. La perfezione fatta uomo.

Tato, ma perché non si svegliano?≥ sentii una piccola vocina appena sussurrata e delusa provenire dal mio fianco.

Ora ci penso io, stai a vedere≥ ci fu un attimo di silenzio, poi sentii il materasso affondare sotto il peso di qualcuno, e… ≤ DRIIIIIINNNN!!!≥ strillarono.

Sobbalzai e tirai il lenzuolo fin sopra la testa mentre mi lamentavo. La presa di Achille sul mio corpo aumentò e la sua faccia affondò tra i miei capelli mentre mugolava per il fastidio.

≤ SVEGLIAAAAAAA!≥ continuarono ad urlare battendo le mani.

Improvvisamente Achille accanto a me scattò di soprassalto a sedere sul materasso imprecando parole incomprensibili e poi afferrò Alessandro per la maglietta e lo scaraventò sul materasso facendogli il solletico a più non posso. Sentii il bambino ridere a crepapelle e contorcersi come un pazzo sotto il padre chiedendo pietà.

Ormai ero sveglia. Mi sollevai sbuffando ed osservai i due che giocavano e scherzavano.

≤ Giuro Alessandro che se ci risvegli un’altra volta così ti farò così tanto solletico che ti farai la pipì addosso e poi ti appenderò a capo all’in giù su una piscina piena di coccodrilli. Chiedi perdono, subito≥ lo rimproverò bonariamente Achille.

Ridendo a crepapelle il piccolo riuscì a sussurrare Scusate, scusate. Olimpia salvami!.

Sorrisi debolmente lottando contro il sonno che mi richiudeva gli occhi.

Poi sentii un risolino al mio fianco e mi voltai. Vicino al letto c’era una piccola bambina con dei lunghi capelli castani e dei grandi occhi color cioccolato che saltellava per vedere i ragazzi scherzare.

Mi sedetti sul letto e allungai le braccia per prendere la piccola portandola sul lettone con noi.

Mia figlia era bellissima, ma io ero sua madre e non potevo parlare altrimenti. La fusione perfetta di lui e me. Aveva dei lunghi capelli castani, dei grandi occhi marroni ereditati dal mio biondo preferito e delle dolci labbra carnose rosee che decisamente aveva ereditato da me.

Quando era nata era diventata l’oggetto delle attenzioni dei due uomini che adesso si stavano uccidendo dal solletico a vicenda. Sia il padre che il fratello la veneravano e la trattavano come fosse fatta di cristallo e la cosa era amplificata da tutta la famiglia essendo lei l’unica bambina della famiglia. Viola aveva avuto un maschietto e lo aveva chiamato Ulisse. Era dolce e pacato come lei e compensava alla grande i caratteracci che tutti avevamo in famiglia. La piccola Ermione, nata ad un anno circa di distanza dal cugino, era trattata come una principessa, ma fortunatamente non si era montata la testa. Bruno, naturalmente il suo padrino, la vestiva come una piccola diva di Hollywood e la venerava come se fosse un guru. Cleo ed Enrico avevano avuto appena un anno fa due gemelli e la mia migliore amica da essere l’anti-famiglia per eccellenza, la donna libera e di larghe vedute sulla propria sessualità si era trasformata in un amorevole madre e questo era tutto merito del suo fedelissimo ed innamoratissimo compagno.

Alessandro, che dall’essere l’unico bambino da coccolare si era ritrovato ad essere il piccolo capo di un asilo, si era immedesimato nel suo ruolo di protettore. Era decisamente troppo protettivo nei confronti della sorella e Achille già le diceva che non avrebbe mai avuto un fidanzatino. Fortuna per la piccola Ermione che aveva una mamma con i piedi ben saldi a terra e che sapeva perfettamente come aggirare questi maschi alpha. Non si potevano assomigliare di più quei due. Alessandro stava crescendo, stava diventando un ometto di dieci anni, testardo, determinato e turbolento. Il bambino dolce e paffutello aveva lasciato il posto ad un ometto a tutti gli effetti con le caratteristiche fisiche del padre e il carattere forte della madre.

In famiglia, ma soprattutto con me, era l’angelo che avevo imparato a conoscere e ad amare. Il nostro rapporto era diverso dagli altri. Mi trattava come una mamma, ma contemporaneamente come la sua migliore amica. Mi raccontava tutto ciò che gli passava per quella testolina ed io lo ascoltavo. Le sere in cui non era dalla madre prima di andare a letto stavamo sul divano a coccolarci a vicenda raccontandoci tutte le cose più strane che avevamo fatto.

Ma a scuola era una peste e lo sciupafemmine dell’istituto. Non passava giorno che l’insegnante non mi chiamava raccontandomi l’ennesimo pasticcio che aveva combinato e chiamava me e non i genitori, perché sia Nicole che Achille perdevano la pazienza molto velocemente. Io riuscivo a farlo ragionare su ciò che di sbagliato aveva fatto.

Alessandro era bello. I capelli ricci con il crescere si erano lisciati leggermente diventando indomabili come quelli di Achille ed il biondo aveva qualche sfumatura scura. I grandi occhi neri risaltavano sulla sua pelle candida. Alessandro sapeva di essere irresistibile ed io certo non miglioravo la situazione confermandoglielo ogni volta. Usava tutte le sue armi migliori per imbambolare le persone intorno a sé e ci riusciva ogni volta, tranne ovviamente con Achille. Il padre non si lasciava ammaliare dal suo fascino, perché era come guardarsi allo specchio, giocava in casa. Era impossibile da credere, ma forse da grande Alessandro sarebbe riuscito a diventare ancor più bello di Achille, perché era particolare ed aveva dei colori quasi esotici.

Lui ed Ermione si assomigliavano incredibilmente e si volevano un bene dell’anima. Non facevano un passo senza l’altro e Alessandro era diventato il suo guardiano. A volte mi strabiliavo anch’io di quanto le loro menti fossero affini e di quanto l’uno completasse l’altro. Insieme formavano una squadra micidiale di combina guai numeri uno. Ermione la mente ed Alessandro il braccio.

Mi ricordai come se fosse ora il momento in cui ero ritornata dall’ospedale con mia figlia. Tornata a casa con la mia piccola in braccio dopo una regolare e pacifica gravidanza, mi ero stesa sul divano mentre la cullavo amorevolmente. Era davvero la cosa più bella che avessi mai visto.

Alessandro si era avvicinato a me guardando la sorella pensieroso.

è proprio bella!≥ aveva detto un po’ sconfortato, come se non avesse chance di competere con lei.

Mi ero seduta vicino a lui e avevo pensato a qualcosa per metterlo a suo agio. Avrebbe avuto sempre un posto speciale nel mio cuore, lo amavo come se fosse figlio mio e non avrei mai voluto che si sentisse messo da parte con l’arrivo di Ermione. Perciò mi ero voltata verso di lui e gli avevo detto ≤ Mah, dici? Non è nemmeno tanto bella!≥.

Mi aveva guardato scioccato dilatando gli occhi e aprendo la bocca stupefatto, ma non mi aveva risposto, perciò avevo continuato con la mia recita.

Anzi, è anche un po’ bruttina e poi piange e le devo cambiare i pannolini. Sai cosa? Quasi, quasi la butto via, così rimaniamo soltanto io e te≥ avevo esclamato.

Alessandro si era alzato a guardarmi minaccioso e fu in quel momento che il rapporto dei due si era saldato diventando indissolubile, perché quando gli uomini Ferri amano lo fanno fino alla fine e senza riserve. Mi aveva puntato un dito contro e mi aveva detto in tono deciso e offeso ≤ NO! È la mia sorellina ed io la proteggerò a costo della mia vita. Non la puoi dare via Olimpia!≥.

Sicuro che la teniamo?≥ gli avevo chiesto.

Certo! Io la amo≥ aveva detto con un tono che non ammetteva repliche, si era abbassato e le aveva dato un delicato bacio sulla nuca, poi si era accoccolato contro di me senza mai staccare gli occhi dalla sorellina ed io avevo cullato i miei dolci bambini.

Quando avevo alzato lo sguardo, avevo incrociato gli occhi divertiti di Achille che stava impercettibilmente scuotendo la testa trattenendo una risata con gli occhi che traboccavano d’amore, felicità ed emozione. Sguardo che non era più cambiato d’allora e che rivedevo ogni singolo giorno quando tornava a casa dopo una giornata lavorativa molto impegnativa. Lo studio proseguiva abbastanza bene, nonostante la crisi del momento. Achille si faceva sempre in quattro e quando tornava a casa riusciva sempre a chiudere fuori i problemi e a dare a noi tutto l’amore di cui avevamo bisogno.

Buongiorno mamu. Scusa!≥ disse Ermione dispiaciuta mettendomi le braccia al collo e depositandomi un dolce bacio sulle labbra.

Buongiorno amore mio e ti scuso per stavolta≥ le dissi baciandola a mia volta facendole una lunga treccia.

Ermione si accoccolò nel mio grembo. La tempestai di baci finché Achille non me la strappò stringendola forte a sé. Non avevo mai visto un babbo così dedito ed innamorato dei propri figli come lo era lui. Anche le volte in cui li avrei voluti veramente strozzare, Achille era calmo e dolce nei loro confronti ed i bambini ne approfittavano alla stragrande. Ovviamente alle riunioni con gli insegnati ed i genitori andava sempre lui, perché con tutte quelle che combinava Alessandro il fascino del padre giovane, bello da svenire e sfacciatamente sexy ci voleva. Nel corso degli anni il corpo di Achille si era ricoperto pian piano di tatuaggi significativi di noi diventando ancor più bello di quanto ricordassi.

Buongiorno babu!≥ gli disse Ermione.

Achille era il classico padre che sbavava dietro la figlia e che mi avrebbe dato molti problemi quando Ermione avrebbe raggiunto l’età adolescenziale. Lei mi assomigliava molto, aveva i tratti angelici e sfrontati del viso come quelli del padre, ma per il resto era proprio mia figlia in tutto e per tutto e questo amplificava ancor di più la venerazione che provava Achille per lei.

Buongiorno stellina mia!≥ gli rispose abbracciandola forte a sé.

Alessandro, nel frattempo, venne da me baciandomi sulla guancia ≤ Buongiorno tigre!≥ gli dissi.

Buongiorno Olly!≥ mi rispose dolcemente guardandomi con quei suoi grandi occhioni pieni d’amore. Il colore era pur quello di Nicole, ma l’intensità, l’espressione e i sentimenti che ci leggevi all’interno quelli erano tutti del mio biondo preferito.

Mi voltai verso Achille e lui si protese verso di me baciandomi dolcemente sulle labbra.

≤ Buongiorno Stella, se si può definire “buon”≥ disse guardando storto il figlio che si nascose con il viso sul mio collo.

Gli avvolsi un braccio al collo avvicinandomelo per dargli un altro bacio Buongiorno biondo mio.

Mi guardò dritto negli occhi e non ci fu bisogno di altre parole.

La passione? Non era diminuita, era aumentata, se non peggiorata

≤ Figli potete lasciare al babbo e alla mamma un attimo di privacy? Ale vai con Ermione in salotto a guardare i cartoni. Scendiamo subito≥ disse autoritario.

Quando Achille diceva così nessuno poteva controbattere o disubbidire. Quando il babbo aveva bisogno di un momento di “privacy” con la mamma i due bambini scattavano sull’attenti e se ne andavano all’istante.

Stellina andiamo a vedere “Scooby Doo”?≥ gli chiese Ale scendendo dal letto porgendo una mano alla sorellina che tutti ormai avevamo imparato a chiamare con il mio stesso soprannome al diminutivo su ordini del capofamiglia.

Si, ma se c’è Violetta, io voglio guardare quello!≥ gli rispose senza diritto di replica Ermione prendendo la mano di Alessandro e uscendo da camera nostra. Era dolce e timida, ma aveva il carattere di una leonessa. Una mini Achille, a volte era inquietante la somiglianza.

Ogni giorno che passa sembrano sempre più grandi. Non si può fermare il tempo?≥ disse Achille guardando il punto in cui i due piccoli erano spariti.

Aspetto a gloria il giorno in cui andranno al liceo, si laureeranno o si sposeranno≥ dissi ristendendomi a letto esausta.

Che madre odiosa che sei!≥ rispose Achille voltandosi per guardarmi.

Con il risveglio che abbiamo avuto biondo, cosa vuoi che dica?≥ gli chiesi guardandolo con la testa immersa nel cuscino.

Era possibile che sembrasse ogni giorno sempre più bello? Era davvero strabiliante il modo in cui più il tempo passava più Achille diventava il mio sogno erotico proibito invece che il mio stabile e amorevole compagno; oppure lo guardavo con così sempre più crescente amore che mi portava a vederlo come se fosse un Dio peccaminoso. Qualsiasi fosse la motivazione il fatto non cambiava: era perfetto. Achille era sesso e quando lo guardavo non riuscivo a non pensare a tutto ciò che di più erotico esistesse al mondo. Non mi annoiavo mai a desiderarlo fino a star male e di smaniare ogni sera per sentirlo nuovamente dentro di me.

Tutto il sonno accumulato si dissolse in un’istante ed il mio corpo si accese, non poteva essere altrimenti.

Achille si alzò dal letto e andò alla porta chiudendola a chiave. Indossava semplicemente dei pantaloni del pigiama, sotto non aveva niente e lo sapevo bene. In casa non usava mai la maglia e per la mia sanità mentale e la mia accentuata ninfomania nei suoi confronti era un grave colpo. Il petto era perfettamente nudo così che tutti i suoi tatuaggi fossero in bella mostra.

Dalla serata dei tatuaggi a casa con Luigi, che aveva dato il meglio di sé realizzando dei veri e propri capolavori sui nostri corpi, non ci eravamo più fermati. Achille contava adesso un numero di ben quindici tatuaggi uno più bello dell’altro che si amalgamavano perfettamente tra loro chiudendo quasi un cerchio. Si poteva leggere sulla sua pelle tutta la sua trasformazione, tutta la sua storia: da ragazzo ribelle e scontroso, ad uomo single e sicuro di sé a compagno e padre fedele. S’iniziava dall’inferno, passando dal purgatorio, finendo con il paradiso in cui si trovavano i tatuaggi della sua famiglia. Un modo moderno ed innovativo di reinterpretare la Divina Commedia, come lo aveva definito scherzosamente Alice. Erano colorati e appariscenti, ma non risultavano esagerati, volgari o pacchiani. Erano discreti e moderni, diversi dalla massa, e andavano ad accentuare ed esaltare il suo fisico perfetto, senza nasconderlo. Il braccio sinistro adesso era quasi tutto coperto ed alcuni ricoprivano il petto. Erano tutti belli, ma ce n’era un paio che erano i miei preferiti: il primo era quello che aveva sulla scapola destra che rappresentava dal busto in su una donna nuda. Mostrava la schiena, nascondendo il seno, ed il volto era voltato verso chi guardava, come fosse una foto. Era racchiusa in una corona di rose rosse come fosse un ritratto nella propria cornice ed incastonata tra le rose si poteva leggere la frase “Ad Infinitum”. La donna aveva un sorriso misterioso e degli occhi verdi intensi. Si capiva che aveva dei lunghi capelli marroni a causa di una ciocca sfuggita alla sua presa che le ricadeva sulla schiena percorrendola tutta, il resto della chioma le ricadeva sul petto, perciò lo spettatore non la vedeva. Era una figura pura che rappresentava un amore nudo e crudo. I colori erano accesi ed esaltavano l’elaborazione perfetta del disegno e l’abilità del tatuatore. Non importava nemmeno guardarla attentamente per riconoscere me in quella donna. Qualche giorno prima della realizzazione di quel capolavoro Achille mi aveva scattato una foto proprio in quella posizione e poi se l’era tatuata senza dire niente a nessuno. Me lo aveva nascosto per una settimana e me l’aveva mostrata il giorno del nostro quarto anniversario. Appena l’avevo visto Achille aveva esclamato ≤ Buon pesce d’Aprile≥, io ero scoppiata in lacrime restando senza parole. Era bellissimo e mi rappresentava perfettamente, la più grande dimostrazione d’amore che mi potesse fare.

Adesso ero sulla sua pelle per sempre.

Il mio secondo tatuaggio preferito era la stella maori che si era tatuato intorno al capezzolo sinistro con allegato al suo interno la data di nascita di nostra figlia. Poi ce ne eravamo fatti altri insieme come la fascetta nera che rappresentava una fede che avevamo all’anulare sinistro che era molto più permanente che una fede reale. Insomma ci eravamo sbizzarriti in tutto e per tutto vivendoci sempre al massimo.

Achille tornò sul letto stendendosi sopra di me scostando delicatamente le lenzuola scoprendo il babydoll con cui dormivo ≤ Stella, io so come risollevarti il morale e rendere il buongiorno speciale. Se vuoi provare, sono disponibile, sono sicuro che non te ne pentirai≥ mi disse con gli occhi piantati sul mio seno che si spostarono rapidamente sui miei occhi e con quel dannatissimo sorrisetto che mi accendeva ogni volta. Abbassò la testa prendendo un capezzolo tra le labbra per succhiarlo avidamente.

Ansimai in pura estasi e gli risposi ≤ Oh credimi, lo so, biondo!≥.

Dopo aver fatto l’amore a lungo e molto silenziosamente, scendemmo al piano di sotto sentendo le risate dei due bambini provenire dal soggiorno. Vi entrammo e trovammo Alessandro e Ermione a guardare Spongebob con Bucefalo steso sul tappeto del soggiorno. Il cane che era diventato ormai un componente fondamentale della famiglia a cui tutti si erano affezionati e che tutti si erano abituati a trattare come il nostro terzo figlio. Era diventato un orso di peli, bava e zampe. Il detto dice che il cane assomiglia al padrone e io potevo davvero confermarlo, perché Bucefalo assomigliava incredibilmente ad Achille che dall’essere l’unico che non era d’accordo con l’acquisto di un animale tanto grosso era diventato quello più innamorato dell’enorme cucciolo.

Bucefalo appena lo vide si alzò e gli corse incontro sollevandosi con le zampe. Quando lo faceva con me mi metteva tranquillamente le zampe sulle spalle, perché riusciva ad essere anche più alto di me, con Achille faceva un po’ di fatica.

Cucciolone!≥ esclamò il mio biondo accarezzando il cane che non la smetteva più di scodinzolare.

Bucefalo venne anche da me ed io lo accarezzai ≤ Cucciolo dobbiamo tagliarti un po’ di pelo. È metà maggio e sta iniziando a far caldo≥.

Come se avesse capito realmente le mie parole abbaiò facendo rimbombare tutta la casa per poi tornare steso sul tappeto con un’espressione contrariata sul muso.

Achille scoppiò a ridere ≤ Vedi? L’ha presa bene, no?≥.

Sbuffai ≤ Scappa finché puoi, tanto in settimana ti porto alla Toilette per cani≥.

Achille ridendo si avvicinò ai figli ipnotizzati che guardavano la tv. Si fece spazio tra di loro e si mise a sedere in mezzo appoggiando i piedi sul tavolino di fronte a loro, poi li attirò a se coccolandoli dolcemente.

Mi spostai in cucina per preparare la colazione. Guardai l’orologio che segnava soltanto le 9.30 di mattina. Era prestissimo e la voglia di strozzare Alessandro tornò più forte che mai, però non mi sentii arrabbiata per il poco sonno, Achille era portentoso nei risvegli mattutini e riusciva a rendere anche quelli peggiori meravigliosi.

Preparai la colazione e li chiamai tutti a tavola. Ci sedemmo insieme ed iniziammo a divorare pancake, uova, bacon e la spremuta d’arancia. Alessandro aspettava tutta la settimana per poter fare questo tipo di colazione. Eravamo una famiglia un po’ strana fatta di persone davvero particolari che si amavano come pazzi.

Mamu!≥ mi chiamò Ermione che stava mangiando dalle braccia del padre.

Dimmi stellina!≥ le risposi.

Seguì un istante di silenzio in cui la bambina osservava tutti e tre un po’ sospettosa, poi disse ≤ Ma oggi torna la zia Lela?≥.

Porca vacca!≥ esclamò Alessandro mettendosi una mano sulla fronte.

Porca puttana!≥ gli fece eco Achille che poi si voltò verso il figlio per rimproverarlo ≤ Non si dicono le parolacce Ale, ma quante volte te lo devo dire?≥.

Il figlio scoppiò a ridere lanciandogli un pezzettino di pancake ≤ Ma l’hai detta anche tu!≥.

Io posso, te no, peste!≥ gli rispose Achille dandogli un leggero pizzicotto sul naso non riuscendo a trattenere un sorriso.

Maremma maiala!≥ esclamai io tappando le orecchie ad Ermione.

Alessandro rise ancora più forte ≤ Hai visto babbo? Le dice anche Olimpia≥.

Stella!≥ mi rimproverò Achille.

Scattai in piedi in preda al panico ≤ Dio mio, Achille me ne ero completamente dimenticata. Dobbiamo andare a prenderla all’aeroporto tra meno di un’ora. Dobbiamo muoverci!≥ esclamai.

Visto che ho fatto bene a svegliarvi?! Sono un genio, lo so. Non ringraziatemi!≥ disse Alessandro compiaciuto addentando un muffin alla cioccolata.

Ehi, ma sono stata io a dirlo a te di svegliare la mamu e il babu!≥ lo corresse Ermione imbronciata.

In quel momento il campanello suonò e volai alla porta. Bruno e Bernardo erano in piedi sulla soglia ed entrambi mi guardarono storto ≤ Ma che ci fate ancora in pigiama? Oggi torna Elena!≥ esclamò il mio migliore amico.

In un lampo lo trascinai in cucina, gli depositai Ermione fra le braccia e dettai tutti gli ordini possibili. Poi agguantai Achille per un braccio trascinandolo con me su per le scale fino in camera nostra, dove ci svestii velocemente e ci trascinai all’interno della doccia.

Dio santo Olimpia, se sapevo che ci voleva così poco per farmi togliere i vestiti alla velocità della luce, l’avrei detto più spesso, anzi, ogni minuto della giornata≥.

Oddio Achille, ma come diavolo ho fatto a dimenticarmi del ritorno di mia sorella!≥ gli risposi insaponandoci freneticamente entrambi.

Achille mi bloccò le mani e mi schiacciò contro la parete ≤ Olimpia ce la facciamo, fidati. Peretola è a mezz’ora e se pigio ci arriviamo in quindici minuti. Vedrai saremo in anticipo, abbiamo anche il tempo per una sveltina veloce veloce!≥ mi disse sollevandomi da terra e allacciando le mie gambe attorno ai suoi fianchi.

Dici?≥ gli chiesi iniziando a gemere sentendo la sua erezione contro lo stomaco.

Certo, fidati amore!≥ disse iniziando a leccare l’incavo del mio collo.

è che sono preoccupata. Elena torna dopo cinque anni che non mette piede a Firenze. Sicuramente è successo qualcosa, ma lei non mi ha detto nulla per telefono. Hai visto Lorenzo ieri sera e la reazione che ha avuto quando gliel’ho detto? Non voglio che soffra, voglio vederla felice≥.

Achille si bloccò e mi guardò ≤ Ti amo, lo sai?≥ mi disse improvvisamente in tono profondo.

Mi colse un po’ alla sprovvista, il mio cuore si sciolse in un attimo e tutta la mia attenzione si focalizzò su di lui ≤ Si, però sentirtelo dire non mi ha ancora stancata. Forse non mi stancherà mai≥.

Sorrise baciandomi ancora ≤ Elena saprà cavarsela, vedrai, e anche Lorenzo riuscirà a capire ciò che vuole. È palese che la ama ancora, gli si legge negli occhi. Lei ha noi e so che non permetterai più a nessuno di distruggerla. Sei la donna più forte, determinata e amorevole che abbia mai conosciuto≥ non che non avessi mai sentito quelle parole uscire dalla bocca di Achille, però in quel momento furono quasi terapeutiche.

Afferrai la sua forte erezione facendolo sobbalzare e ansimare di piacere e sorpresa e lo guidai dentro di me fino alla base ≤ Ti amo anch’io. Tu sei me. Tu sei tutto≥.

Per sempre≥ mormorò baciandomi con passione.

RINGRAZIAMENTI

Non posso non scrivere i ringraziamenti.

Non sono una scrittrice. Tutto questo è partito come un gioco diventando sempre più qualcosa di concreto. Qualcosa che non so ben definire, ma qualsiasi cosa sia sono sicura che non mi abbandonerà molto facilmente. La scrittura è diventata parte della mia vita e un modo di sfogare la fantasia e divertirmi.

Avrei bisogno di scrivere un libro per dimostrare la mia gratitudine a coloro che mi hanno aiutato e che mi hanno sostenuto a portare a termine quest’impegno, ma so che vi annoierei. Mi limiterò a ringraziare le persone meravigliose della mia vita.

Il primo ringraziamento va al mio beautiful bastard, il mio adorabile ed insostituibile fidanzato Lorenzo che ha sempre creduto in me, che mi ama e mi sostiene qualsiasi cosa mi venga in mente di fare.

Il secondo va alla mia mitica, fantastica, insuperabile professoressa Alice, la persona che mi ha fatto per la prima volta nella mia vita credere in me stessa e nelle mie capacità.

Il terzo ringraziamento speciale va alla mia famiglia: i miei genitori Eliana e Spartaco, mia sorella Gloria e mia nonna Leontina. Sono le mie rocce.

Il quarto ringraziamento va alle mie migliori amiche, alle mie compagne di vita che mi hanno ispirato con le loro personalità scoppiettanti e forti. Vi voglio bene Arianna, Eleonora e Gloria.

Il quinto va ad una persona che ho conosciuto durante questo percorso e che in così poco tempo è diventata una presenza fondamentale nella mia vita, la mia cucciola Silvia.

Il sesto e ultimo ringraziamento va a tutte voi che avete letto, amato e odiato la storia di Achille e Olimpia.

È vero che chi si diletta a scrivere è un essere insicuro, instabile, scontroso. Ha bisogno di essere sostenuto sempre e non è facile per chi gli sta intorno capire cosa gli passa per quel cervello contorto che si ritrova. Ha bisogno di persone in cui credere e di molta allegria. Voi me ne avete data tanta, quindi grazie dal profondo del mio cuore, e per manifestare tutta la mia gratitudine vi voglio fare un regalo che spero gradirete e che spero vi darà la stessa felicità che ogni settimana avete dato voi a me con le vostre critiche e i vostri apprezzamenti.

“DUE CUORI CHE SI APPARTENGONO”

Prologo.

ELENA

New York. Manhattan.

Sorseggiando il mio caffè mattutino, avvolta in una morbida vestaglia di lino, ammiravo la città che si stendeva ai miei piedi con vista su Central Park. Sapevo nel profondo, già prima di partire, che questa città mi avrebbe portato ciò che volevo. Ciò di cui avevo bisogno: un nuovo lavoro, un nuovo amore, un nuovo appartamento. Sembrava tutto così perfetto visto da fuori. Avevo tutto quello che alla mia età si poteva sperare ed ero soddisfatta, terribilmente soddisfatta di me stessa.

Sentii un rumore alle mie spalle e mi voltai mentre Jack faceva la sua gloriosa entrata nel salotto vestito in giacca e cravatta, pulito e fresco, pronto per andare a lavoro. Era un uomo affascinante, carismatico e gentile. Un avvocato di grande successo in uno degli studi più importanti della città. Lo scapolo numero uno, in realtà non più scapolo da quando due anni prima lo avevo folgorato, da come mi aveva sempre confessato lui. Continuava a ripetermi che ogni giorno che passava si innamorava sempre di più di me, sempre più profondamente. Ero grata di aver incontrato un uomo del genere ed ero felice che lui avesse scelto proprio me. Lui mi amava e soltanto per questo dovevo essere la donna più felice del mondo.

E allora perché non lo ero?

Mi odiavo perché non riuscivo ad essere completamente me stessa con lui. Mi odiavo perché sentivo un freno. Mi odiavo perché il mio cuore mi portava verso un’altra direzione, quella che non avrei mai più intrapreso. No. Mai. Mai più.

Jack mi venne vicino e mi avvolse tra le sue grandi braccia. Era bellissimo. Portava dei capelli corti lasciati volontariamente scompigliati di color marrone, gli occhi erano verdi come una gemma preziosa. La pelle candida rivestiva un corpo asciutto e allenato. Quando sorrideva gli apparivano quelle fossette adorabili su entrambe le guance. A letto era dolce e premuroso. Insomma, era l’uomo da sposare.

E allora perché l’idea non mi sfiorava minimamente?

La prima volta che ci incontrammo, fu lui a venire a parlare con me. Non aveva usato molti giri di parole per dirmi che gli piacevo e, nonostante le maniere gentili e dolci con cui mi aveva fatta interessare a lui, era andato sempre dritto al sodo. Mi aveva stregato con la sua intelligenza e con il suo fascino magnetico, ma non aveva inciso il suo nome sulla mia pelle. Era sempre rimasto in superficie, anche se cercava di scavare nel mio cuore. Ero io che gli impedivo di conquistarmi. Mi sentivo come un guscio vuoto, ma al contempo impenetrabile. Facevo una fatica immensa per farlo entrare nel groviglio di pensieri che da quando avevo lasciato Firenze mi ossessionava giorno e notte. Ma volevo che Jack fosse l’uomo che mi avrebbe cambiato, che mi avrebbe legato a sé per sempre. Avevo bisogno che fosse lui. Doveva essere lui. Mi aveva sempre detto che la prima cosa che lo aveva colpito di me era l’alone di mistero che mi circondava e che mi rendeva una donna estremamente affascinante e una appetibile sfida. Voleva accanto a sé una donna forte e decisa, senza tanti altri fronzoli per la testa. Amava l’intensità dei miei occhi blu come il mare tempestoso che mi separava da quella che consideravo ancora casa, ma che non avrebbe dovuto esserlo. La realtà era che la visione che lui aveva di me non era corretta. Non c’erano misteri che mi circondavano, non ero impenetrabile, ero semplicemente una donna distrutta dall’amore che ogni mattina che si alzava lottava per dimenticare e per andare avanti. Ero sempre stata una ragazza spensierata e terribilmente romantica. Ma l’innocenza nei miei occhi, ormai, non c’era più. L’intensità che emanavano riflettevano l’intensità della sofferenza che provavo lontana da lui. Ma sarei riuscita a sconfiggerlo. Ero forte, lo ero sempre stata. Molto più di mia sorella.

Ero determinata a far sì che la mia vita prendesse la piega che soltanto io avrei voluto prendesse.

Jack mi baciò teneramente sulle labbra e mi sussurrò all’orecchio con il suo perfetto accento newyorkese ≤ Amore stasera ti vengo a prendere in ufficio e poi torniamo a casa. Voglio festeggiare qui≥.

Me ne ero quasi dimenticata che oggi era il nostro anniversario. Due anni fa c’eravamo conosciuti e da quel giorno eravamo diventati inseparabili e Jack me lo ricordava sempre, ogni giorno che passava stringeva la corda attorno a noi e mi aiutava a dimenticare. Mi riempiva di attenzione e di amore. Non passava un giorno senza che lui mi facesse sentire speciale come nessuno aveva mai fatto. Mi sentivo una principessa. Lui era il classico uomo che non faceva ingelosire la propria donna, ma rendeva le altre donne gelose di lei. Con lui, al mio fianco, tra le sue braccia, con i suoi occhi addosso mi sentivo invincibile e bellissima.

Certo tesoro, come vuoi tu≥ gli dissi tempestandolo di baci.

Sei bellissima, sembri un angelo. Non mi stancherò mai di guardarti≥ mi sussurrò e la sua voce calda mi attraversò il corpo accendendomi di piacere.

Ben presto ci perdemmo nella passione. Le sue mani esperte mi accarezzavano dolcemente facendomi sentire una dea. La vestaglia si aprì e Jack guardò il mio corpo nudo. Espirò bruscamente e mi fece stendere sul divano. Non m’importava se saremo arrivati tardi a lavoro, avevo bisogno di lui e non c’era modo migliore d’iniziare la giornata.

A fine giornata rientrammo nel lussuoso appartamento di Manhattan illuminato da mille candele. Jack mi coprì gli occhi con una benda e mi condusse nel grande salotto con la parete a vetrate così che potevamo ammirare la foresta incastonata in quella grande città. Aprii gli occhi e il tavolino davanti al divano era ornato delle mie pietanze preferite. Jack mi viziava, diceva che era un’impresa conquistarmi, perciò utilizzava tutte le armi in suo possesso. In realtà mi aveva già conquistato, semplicemente non riuscivo a dimostrarglielo.

Tesoro ma che bella sorpresa!≥ esclamai entrando nel grande salone e togliendomi le scarpe con il tacco.

Vivere a New York era come vivere in un pianeta diverso. Tutte le abitudini che avevo a Firenze le avevo lasciate là. Le mie tute, le mie scarpe da ginnastica, la biancheria intima di Tezenis non avevano posto nella mia nuova vita, fatta di limousine, lusso e tacchi a spillo. Adesso ero una donna sofisticata compagna di un uomo bellissimo che veniva invitato ai gala quasi ogni giorno. Non potevo farmi trovare impreparata neanche una volta.

Solo il meglio per te≥ disse Jack alle mie spalle e poi aggiunse ≤ Stavo pensando che avremo potuto farci una doccia veloce e poi avremo potuto mangiare in accappatoio sul tappeto≥.

Annuii felice come non mai. Non stavo più nella pelle. Il ruolo di Adamo ed Eva che ci eravamo cuciti addosso inizialmente mi faceva sentire ridicola, ma adesso non più. Il lusso a cui ero sempre stata abituata dai miei genitori non reggeva il confronto con il tipo di lusso a cui la vita di Jack e lui stesso mi conducevano. Era come vivere dentro un film. Tra interviste e paparazzi appostati fuori dall’appartamento pronti a scattare foto della nuova coppia più glamour dell’anno. Jack Thomas ed Elena Medici. Un’italiana, per l’esattezza un’orgogliosa fiorentina, trapiantata nella Big Apple.

Era tutto un altro mondo rispetto alla pasta fatta in casa della mamma, le domenica a ciabattare per casa con babbo, i pigiama party con Olimpia, le partite di calcetto di Achille, i sabati sera ai pub in Santa Croce con le amiche. Un mondo a cui però, nonostante gli sforzi, non appartenevo.

Entrammo nella vasca assieme e facemmo l’amore a lungo e molto dolcemente.

Ci avvolgemmo in degli accappatoi di cotone e andammo in salotto a mangiare. Fu una serata perfetta. Mangiammo e chiacchierammo a lungo della giornata che avevamo trascorso e delle vacanze ormai prossime. Jack voleva visitare Firenze, ma era ormai cinque anni che non mettevo piede nella città a mio parere più bella del mondo e non era certo quello il momento adatto per tornare là. Non ero ancora pronta.

Elena voglio visitare la città in cui sei nata≥ insistette Jack con una mano che tastava il mio seno nudo.

Mi misi a cavalcioni su di lui e iniziai a divorargli il collo ≤ Lo so e un giorno c’andremo, ma non mi sembra il momento. Tutto qui!≥ risposi cercando di deviare il discorso.

Da quanto tempo è che non torni a casa amore? Non ti mancherà? I tuoi genitori e tua sorella vengono qui appena possono, ma potremo farla anche noi una visita là, no?≥.

No≥ conclusi con una mano immersa tra i suoi capelli e l’altra che scendeva dall’addome fino ad andare ad accarezzare il suo prosperoso pene già eretto per me.

Sembra quasi tu abbia paura di tornare. Cos’hai lasciato là che ti tormenta?≥ mi chiese cercando di restare il più lucido possibile mentre le mie dita si avvolgevano attorno alla sua cappella massaggiandola delicatamente.

Prima che il vero significato di quelle parole arrivasse al mio cervello feci di tutto per allontanare il pensiero da qualsiasi altra cosa. Mi aprii velocemente l’accappatoio e lo gettai a terra, mi sollevai velocemente e mi riabbassai facendomi penetrare a lungo da lui. Jack urlò e piantò le mani sui miei fianchi affondando sempre di più dentro di me. Gemetti ed iniziai a muovermi velocemente. Volevo essere investita dalla passione, dalla lussuria e mi volevo abbandonare ad un potente orgasmo. Jack non riuscì a fermarmi, non ne aveva la forza, perciò mi assecondò e ci condusse entrambi al piacere. L’orgasmo arrivò quasi contemporaneamente ed io mi accasciai su di lui. Mi avvolse le braccia intorno ad i fianchi e cercò di recuperare il fiato.

Tu mi ammazzi≥ sussurrò al mio orecchio, poi con tono grave mi chiamò ≤ Elena!≥.

Mi sollevai e lo guardai confusa. Prima di allora non avevo notato la preoccupazione che gli si dipingeva sul volto. Qualcosa non andava. Mi sollevò e uscì da dentro di me. Mi porse l’accappatoio che mi misi al volo e poi velocemente si alzò lasciandomi seduta sul tappetto a riflettere se per caso avessi fatto qualcosa di male.

Tornò dopo poco con qualcosa dietro la schiena e si mise di nuovo seduto vicino a me e mi guardò negli occhi.

Jack mi stai facendo paura. Ho fatto qualcosa che non va?≥ gli chiesi preoccupata tornando a cavalcioni sulle sue gambe.

Elena ti amo. Non mi basti mai. Ti voglio ogni giorno che passa e non credo di poter aspettare di più. Ti voglio accanto a me per sempre. Non pensavo di fartela così la dichiarazione, ma tu sei un uragano, mi cogli sempre alla sprovvista, tiri fuori il lato meno razionale di me. Perciò, mi vuoi sposare?≥ e da dietro la schiena spuntò una scatola di velluto rosso che si aprì magicamente tra le sue mani ed un diamante incastonato in una fascetta d’argento risplendette nel chiarore della notte.

Il mio cuore iniziò a battere furiosamente, i miei occhi si spalancarono e le mie mani volarono sulla mia bocca per trattenere qualsiasi cosa avessi voluto dire. Iniziai a tremare e le mani e la fronte s’impregnarono di sudore, ma non per il giusto motivo. Adesso dovevo essere felice: guardare quell’uomo perfetto e dirgli che sì, lo volevo sposare più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma non ci riuscivo. No, non potevo sposarlo per un semplice motivo: Lorenzo.

Era una pazzia, lo sapevo da me. Il mio primo ragazzo, la mia prima volta, il mio primo amore, addirittura il mio primo bacio. Ma anche il ragazzo che mi aveva spezzato il cuore, che mi aveva aperto dentro una voragine che nessuno avrebbe mai potuto rimarginare, se non lui. Il primo e l’unico, in tutti i sensi. Da cinque anni non lo vedevo ed in questi anni poteva essere successo di tutto. Lui avrebbe potuto essere sposato, avrebbe potuto avere dei figli, avrebbe potuto essere davvero innamorato di un’altra donna. Avrebbe potuto aver trovato la sua metà. Ma ci eravamo fatti una promessa e la mia mente mi rimandò all’ultima volta che ci eravamo visti.

Eravamo sdraiati sul prato della mia casa in campagna. La pace regnava attorno a noi. Soltanto i nostri respiri accelerati ed i miei singhiozzi strozzati ci riportavano alla realtà. Una consapevolezza aleggiava tra noi: ci saremmo divisi. Stavo per partire e volevo che lui mi fermasse. Volevo che lui mi dicesse quello che mi stava dicendo in quel momento Jack. Il passato ed il presente che si fondevano. Lui mi aveva guardato con quei suoi occhi del colore del ghiaccio e mi aveva lasciata andare.

Non la smettiamo di ferirci a vicenda, forse abbiamo bisogno di questa distanza, per capire cosa vogliamo davvero. Ma promettimi che prima di affrontare una decisione importante, tornerai. Promettimi che tornerai da me per dirmi addio per sempre≥ mi aveva detto.

Per me era sempre valida, ma molto probabilmente non lo era per lui.

Non potevo rischiare di tornare da una persona che era riuscita a dimenticarmi, perciò dovevo accettare la proposta di Jack, ma quando lo guardai ogni briciolo di volontà di fare la cosa giusta si dissolse.

Non posso≥ risposi e scappai via.

LORENZO

Firenze.

Piccola, ma dobbiamo davvero andare a questa festa? Non possiamo stare semplicemente a casa a fare i conigli?≥ chiesi esasperato a Tuela.

Mi guardai allo specchio e mi sentivo un vero pinguino con lo smoking e il papillon. Ero un meccanico, non un fottutissimo politico. Quello non era il mio stile. Io amavo la birra nei boccali, non i calici di champagne. Non volevo andare alla festa.

Mi toccai nuovamente il papillon che mi stava quasi soffocando e mi guardai allo specchio. Dal collo in giù sembravo un perfetto gentiluomo dell’alta società, ma dal collo in su ero sempre il solito bastardo di sempre. Il piercing sul sopracciglio, la cicatrice che solo una persona avrebbe notato sul mento. Gli occhi color ghiaccio ed i capelli neri lasciati un po’ più lunghi sotto le orecchie. Più cercavo di pettinarli e più li scompigliavo.

Certo piccolo. Lo sai che mamma ci tiene≥ rispose urlando per farsi sentire da dentro la cabina armadio.

Era rinchiusa lì dentro da ore, tanto che mi stavo davvero domandando se non avesse rinchiuso lì dentro con lei parrucchiere, truccatori e compagnia bella.

Tuela era la mia compagna da ben due anni. La amavo? No, decisamente no. Ma era la classica ragazza di buona famiglia viziata che stava passando dalla fase della ribellione dai genitori troppo ossessivi e stava sfogando la sua testardaggine con il ragazzo cattivo che i genitori odiavano. Lei usava me, come io usavo lei. Era la donna giusta: fedele, compiacente, sexy e non faceva mai domande inopportune. Il sesso assicurato di ogni notte. Insieme stavamo bene, ci divertivamo, ma non andava più di lì. Era sexy da morire e quando tornavo a casa tardi dopo essere stato in “palestra”, lei non faceva domande. Mi prendeva così com’ero, perché sapeva che le altre donne non avevano alcuna importanza, erano soltanto distrazioni di una sera e lei lo accettava, anche se non ne avevamo mai parlato apertamente. A lei piaceva il modo in cui la scopavo e la facciata da stronzo che avevo. In più i suoi genitori mi detestavano, per loro ero solo un raccattato.

Orribile? Si, decisamente orribile, non di certo la vita che mi sarei scelto, ma non potevo lamentarmi. Avevo tutto ciò che un uomo di ventisei anni poteva volere: donne a volontà. Venivo da una famiglia modesta e avevo sempre lavorato fin da adolescente. A scuola non ero un cima, ma nonostante questo ero bocciato solo una volta ed era stata la miglior cosa che mi fosse mai successa, perché avevo ritrovato lei.

In quel momento Tuela uscì dalla cabina armadio, era uno schianto. Indossava un lungo abito nero aderente che metteva in risalto tutte le sue fenomenali curve rigogliose e piene. Le due tette da urlo erano racchiuse in un bustino attillato con una scollatura profonda fino all’ombelico. Il tutto senza spalline.

Portarmi al braccio una bomba del genere attirava l’invidia di ogni uomo, ma non mi ero fatto incantare dalla generosa sostanza di cui era stata graziata. Sotto tutta quella facciata da bambola sexy, sotto tutta quella superficie di bella e impossibile, si annidava un guscio vuoto e un cervello non più grande di una nocciolina. Non riusciva a capirmi ad un livello più profondo. Non capiva i miei sbalzi d’umore. Non afferrava le mie occhiate furtive.

Ma forse pretendevo troppo e non potevo pretendere di avere il rapporto che avevo con Elena, perché con lei era tutto diverso. Erano passati cinque anni dall’ultima volta che avevo visto la sua chioma bionda ed i suoi occhi blu tempestosi, ma mi ero inciso l’ultimo giorno che ci eravamo visti nella mente e sulla pelle.

Mi sistemai la camicia nascondendo l’iniziale del suo nome che mi ero tatuato stupidamente al lato del polso appena lei era partita.

Pensavo ad Elena tutti i giorni, qualsiasi cosa succedeva avrei voluto raccontarglielo. La malinconia m’invadeva e mi abbatteva ogni volta che la mia mente mi parava davanti i suoi splendidi occhi blu. Mi mancava più di qualsiasi altra cosa al mondo e non mi vergognavo ad ammettere che a volte mi ritrovavo ad asciugarmi le lacrime pensando a lei.

All’epoca eravamo troppi piccoli per gestire un rapporto così complicato, così cervellotico, così profondo e intenso. Lei, il mio primo bacio, la mia prima volta, il mio primo amore, la mia migliore amica. L’unica donna che abbia mai amato e che mai amerò. Tutte le volte che ci perdevamo succedeva sempre qualcosa per cui le nostre strade si scontravano di nuovo.

Ci eravamo conosciuti un’estate al mare: io stavo con la mia famiglia in un campeggio vicino in tenda e lei aveva una grossa villa ai margini della spiaggia all’isola d’Elba. Aveva dodici anni ed io tredici, ma appena l’avevo vista ero rimasto imbambolato per ore e ore a guardarla giocare sulla spiaggia con sua sorella. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Avevo avuto il coraggio di avvicinarla e avevo dato il mio primo bacio. Quando era partita avevo pensato che non ci saremo mai più rivisti, perché di lei non sapevo nulla. In seconda liceo ero bocciato e l’anno dopo entrando nella nuova classe avevo ritrovato lei. L’avevo subito riconosciuta e lei aveva riconosciuto me. Era diventata la mia migliore amica, ingenuamente, ma una sera l’avevo presa e l’avevo avuta per la nostra prima volta. Da lì era partita la storia d’amore più complicata e più sofferta che avessi mai conosciuto prima ed io l’avevo ferita troppo, finché qualcosa in lei si era spezzato per sempre. Ero l’unico che poteva rimettere insieme i pezzi del suo cuore, ma lei non me lo aveva permesso.

Ogni giorno m’immaginavo come sarebbe stato ricontrarsi, se la scarica di adrenalina tra noi ci sarebbe ancora stata. Una cosa, però, che non avrei mai scoperto, perché lei se n’era andata per sempre ed era soltanto colpa mia.

Ehi, mi tiri su la cerniera del vestito?≥ Tuela si voltò offrendomi la visione celestiale del suo fondoschiena nudo distraendomi dai pensieri cupi.

Piccola, ma se fai così non ti porto da nessuna parte≥ gli confessai andando ad armeggiare con la zip ed accarezzando la pelle nuda.

Potresti scoparmi nei bagni, che ne dici? Sarebbe molto più piccante≥, ogni volta che cercavo di pensare ad Elena, ecco che Tuela mi ricordava perché eravamo così perfetti insieme: non c’era nessun coinvolgimento ultraterreno, le cose erano molto semplici e chiare. Volevamo principalmente i nostri corpi e tutti il resto era opinabile. Non c’era gelosia, nemmeno ossessione. Eravamo un uomo ed una donna che trascorrevano del tempo insieme a bearci della cosa più bella che ci aveva donato il signore: il sesso.

Ci sto piccola. Ora andiamo!≥.

Arrivammo alla villa di Colonnata a Sesto Fiorentino. Era una grande dimora ottocentesca che ospitava nelle sue sale ricevimenti e altri eventi a cui la creme fiorentina non rinunciava mai. Se non fosse stata per una buona causa non ci sarei andato, ma il galà era organizzato da una persona a me molto cara che nonostante tutte le mie cazzate mi aveva sempre trattato come un figlio. La festa si teneva nel magnifico parco che contornava la villa.

Era metà maggio, però la temperatura permetteva perfettamente di trascorrere una magnifica serata sul prato. Gli invitati erano già quasi tutti arrivati. Tuela andò a salutare i suoi genitori ed io ne approfittai per sgattaiolare via. Mi diressi verso il buffet dove una gentilissima e affascinante cameriera mi offrì un drink. Stavo giusto per chiederle a che ora staccava quando sentii una mano dolce accarezzarmi delicatamente il braccio. Mi voltai e il mio cuore si riempì di felicità: l’organizzatrice della festa mi aveva già individuato.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Quando cambierai Lorenzo?≥ mi rimproverò la voce vellutata di Regina Medici.

Quando troverò una persona per cui sarò disposto a cambiare≥.

Le tue parole arrivano in un momento giusto≥ aggrottai le sopracciglia a quella sua affermazione, ma prima che potessi chiederle qualcosa mi rivolse un sorriso accogliente e ci abbracciammo.

Avevo sempre avuto un buon rapporto con Regina che si era consolidato con la partenza di Elena. Andavamo a pranzo insieme ogni tanto per parlare di lei, di come stava, che cosa faceva, tralasciando accuratamente la sfera sentimentale di cui non volevo assolutamente sapere niente. Stare con Regina mi ricordava piccoli momenti che avevo trascorso con Elena e ne avevo bisogno come l’ossigeno se non volevo impazzire. Avevo instaurato un buon rapporto con la famiglia Medici, soprattutto con il marito della sorella di Elena, Achille. Andavamo in palestra insieme due volte a settimana e anche lui mi teneva aggiornato passandomi le foto che Elena gli mandava ogni tanto. Era un po’ imbarazzante ammetterlo, ma Achille Ferri a Firenze per noi ragazzini, all’epoca, era una leggenda. Tutti volevamo essere come lui e condurre la vita che conduceva lui, prima di legarsi per sempre. Aveva tutto ciò di cui un uomo aveva bisogno: donne a volontà, fascino, capacità di stregare una donna e una personalità scoppiettante. Invece di Super Man o altre cazzate varie, noi avevamo lui come idolo. Incredibilmente anche dopo che si era sposato per noi rimaneva un mentore, perché comunque andava non aveva perso né il suo fascino né le sue capacità seduttive, anzi, insieme alla moglie costituivano una accoppiata esplosiva e faceva desiderare a tutti noi di trovare una donna così. Olimpia Medici era l’oggetto dei desideri di ogni uomo che conoscessi. Non saprei dire cosa ci catturava più in lei, se le sue labbra carnose, la sua pelle olivastra o i suoi occhi da leonessa o forse semplicemente la sua indifferenza per qualsiasi altro uomo che non fosse Achille. Con lei non ero riuscito ad instaurare un bellissimo rapporto, forse perché sapeva per filo e per segno tutte le cazzate che avevo combinato ad Elena.

Regina sciolse l’abbraccio e mi fece l’occhiolino, poi se ne andò e si diresse verso il marito che la stava aspettando. Salutai Spartaco da lontano e quando mi voltai vidi Achille ed Olimpia dirigersi proprio verso di me. Ed eccolo là il mio mentore. L’uomo che fin da bambino avevo preso come esempio. Avevo sempre voluto che le donne mi guardassero come guardavano lui con quella sorta di venerazione e quella brama infinita di essere soggette anche ad un suo sguardo sfuggente. Sguardo che era dedicato solo ad una donna, la donna che al momento non volevo incontrare, ma che si stava dirigendo inesorabilmente verso di me con quell’aria soddisfatta sulle labbra perfette. A pochi metri da me Achille si allontanò dalla moglie depositandole un bacio veloce sulle labbra, poi si voltò verso di me e mi fece un’espressione come a dire “Preparati!”, ma non sapevo a che cosa, dato che Olimpia non mi rivolgeva quasi mai la parola. Mi voltai per vedere se c’era qualcun altro a cui poteva aver parlato, ma purtroppo o per fortuna c’ero solo io.

Olimpia arrivò e si piazzò di fronte a me. Piegò la testa d’un lato e si morse il labbro inferiore per trattenere un sorriso. Era alta nella media, ma la sua sicurezza ed il suo sguardo intimidatorio la facevano sembrare un gigante.

Non capivo che diavolo le stava succedendo, ma il mio cervello corse veloce verso Elena ed il mio cuore mancò un battito. Notai che indossava un abito lungo di color blu che risaltava sulla pelle abbronzata. Risaltava le sue curve perfette appoggiandosi perfettamente al corpo. Era allacciato dietro il collo, aveva uno scollo a goccia e lasciava la schiena e le spalle scoperte. Le ricadeva morbido fino ad i tacchi a spillo dorati e le conferiva un’aria elegante e sofisticata. Era splendida.

Sei splendida Olimpia≥ le dissi per interrompere il silenzio che ci circondava. Ogni volta mi metteva a disagio parlare con lei, perché con quei suoi occhi mi studiava, mi analizzava e mi catalogava.

Grazie, anche tu sei uno schianto≥ mi disse facendomi un occhiolino furbo.

A che devo l’onore della tua attenzione?≥ cercai di andare direttamente al sodo.

Fece spallucce con fare disinvolto, ma il suo sguardo non m’ingannava. Chiese alla cameriera alle mie spalle un Manhattan e quella glielo porse velocemente. Non mi sfuggì l’ironia del suo gesto. Ne bevve un sorso e mi guardo ≤ è decisamente uno dei miei drink preferiti. Vuoi assaggiare?≥.

Ti piace torturarmi?≥ le chiesi cercando di rimanere disinvolto e sicuro di me.

Ero cresciuto tanto in questi anni, ero l’ombra del ragazzino apparentemente carino per cui tutte le ragazzine facevano la fila per diventare le fidanzatine del giorno. Adesso ero un uomo che aveva lavorato accuratamente alla sua immagine e che aveva imparato come trattare le donne.

Sai Lorenzo, sei cambiato molto negli ultimi cinque anni. Insomma, guardati. Sei bellissimo, affascinante e tutte le donne cadono ai tuoi piedi. Mi sembri quasi Achille. Chi ti vede pensa che non ti manchi assolutamente niente, ma chi ti conosce veramente sa che c’è qualcosa che ti tormenta. Sbaglio?≥.

Ti sbagli, non mi manca nulla≥ tagliai corto.

In quel momento il suo atteggiamento giocoso cambiò ed il suo sguardo si fece più serio e più tagliente. Mi studiò a fondo e quando pensavo che mi stesse per confessare qualcosa, girò sui tacchi e fece per andare via.

Sono contenta per te allora. Ciao Lorenzo≥.

Voleva quella reazione da me e senza esitare gliela diedi. L’afferrai per un braccio e la bloccai ≤ Frena. Dimmi quello che mi vuoi dire e facciamola finita. Lo sai perfettamente che sono un uomo diviso a metà e l’altra mia metà è nel luogo che ha il nome del tuo fottutissimo drink. Volevi sentirmelo dire? Adesso sei contenta? Io non lo sono, perché ogni volta che penso a tua sorella se ne va una parte di me e mi rende più fragile. Non ti puoi neanche immaginare come ci si sente a desiderare una persona con ogni singola molecola del proprio corpo e non poterla avere≥.

Il suo sguardo si addolcì e senza preavviso mi gettò le braccia al collo e mi abbracciò dolcemente ≤ Mi dispiace≥ sussurrò allontanandosi.

Ti scuso solo se mi parli≥ le dissi.

Sta tornando a casa≥ mi confessò senza preamboli.

Cosa?≥ dissi con il respiro affannoso ≤ Perché? Che cos’è successo?≥.

Esisti, ecco cosa le è successo. Come te sei un uomo diviso a metà, lo è anche lei. Sta tornando per chiudere per sempre con questa vita, con questa città, con te. Ti sta dando un’altra chance di fermarla, di farle cambiare idea. Sta a te la scelta≥.

Una sola parola mi rimbombava in testa: Elena. Il mio sole, quello che era tramontato cinque anni fa e non era più risorto, fino ad adesso. Come un tuono mi ricordai la promessa che ci eravamo fatti: stava tornando per dirmi addio per sempre, ma glielo avrei impedito. Lei era mia e me la sarei ripresa.

 

FINE.

 

 

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46 commenti

  1. Gess

    Non ho parole! Mi hai fatto vivere delle emozioni indescrivibili in queste 30 settimane.

    COMPLIMENTIIII!

  2. Ana Grey

    BELLO CHE EMOZIONE E QUANTE LACRIME!!SONO DOLCISSIMI! MI MANCHERANNO OLLY E ACHILLE!

  3. Alessia

    tutto bello davvero!!! Mi è piaciuto tutto…la vita di olimpia e achille la passione tra lorenzo ed elena e i ringraziamenti…sei stata bravissima in tutti questi mesi…il grazie lo dobbiamo noi a te…continuerài a scrivere la storia di lorenzo ed elena? Voglio sapere come va a finire il loro incontro

  4. chiara

    Bravissima Victoria, un capolavoro!!! mi hai fatto emozionare!!! mi dispiace che la storia sia finita, anche se prima poi doveva succedere, però mi piace la tua idea di continuare a scrivere e ancora di più di poter leggere la storia di Elena e Lorenzo,magari con qualche dettaglio sulla vita di Achille e Olimpia! Sono contenta che non ti sei fermata alle critiche dei primi capitoli e che sei riuscita a migliorarti e a metterti in gioco, dovresti essere orgogliosa di te! Sono contenta di non dover scrivere un addio, perché mi sarebbe veramente dispiaciuto tantissimo!! Alla prossima <3

  5. Maria

    Uau!!! fantastico!!!! sono di una tenerezza disarmante…..e che bella la reazione di Achille alla notizia di diventare di nuovo padre….fantastici!!
    E dei due fratellini vogliamo parlarne??? sono dolcissimi!!!!
    Direi un epilogo meraviglioso per una storia che mi ha meravigliata, fatta arrabbiare, commuovere e sospirare….
    Vicky sei stata bravissima!!!!!!!!!!!!!!!!
    E ora arriva anche la storia di Elena e Lorenzo…mmmm…la cosa si prospetta mooolto interessante……
    che altro dire….ancora complimenti bellezza!!!!!!

  6. Valentina

    Victoria, complimenti, sinceri complimenti. Sei stata bravissima e non vedo l’ora di seguire questo nuovo racconto, sempre ogni lunedì? Ormai il lunedì è il Victoria Day!

  7. cri

    appena ho letto “epilogo..un anno e 5 tatuaggi dopo” mi sono spuntate le lacrime..è sempre triste dover dire addio alla storia e ai personaggi che ti hanno fatto compagnia per tanti mesi e che ormai consideri tuoi compagni di vita..il capitolo è stato emozionante e bellissimo 🙂 mi sono emozionata dall’inizio alla fine..che belli alessandro ed ermione..sono dolcissimi *.*..quando ho letto di lorenzo ed elena ed è terminata la storia ho pensato “nooooo..non può finire così..victoria deve scrivere di loro!”..poi ho fatto scorrere un altro pò la pagina e ho trovato il prologo della prossima storia 🙂 sono super contenta e super eccitata di leggerla 🙂
    ormai achille e olimpia occupano un posticino nel mio cuore e sono felice che ci terrai ancora compagnia 🙂
    bravissima victoria :*

  8. Victoria

    ciao a tutte ragazze mie, non voglio aspettare a commentare stavolta dato che è il nostro ultimo lunedì insieme. sicuramente non è un “addio”, ma “un arrivederci, alla prossima avventura” che non so bene quando sarà. vorrei davvero che il lunedì fosse il Victoria’s Day, ma per ora non sarà così, perchè dopo tanti pensieri ho deciso di fare della scrittura una cosa seria e non più uno scherzo come l’avevo presa all’inizio e tutte le critiche che mi sono arrivate, soltanto adesso, posso ammettere che se non ci fossero state non sarei arrivata alla decisione di provare a pubblicare i miei libri. la storia di Elena e Lorenzo ci sarà e vi prometto che darò il meglio di me, spero, però, che non sia una delusione per voi se la storia la troverete sullo scaffale di una libreria. dopotutto è il mio sogno che ho condiviso con tutte voi e che avete contribuito a realizzare. il prologo era il mio regalo per voi, anche se piccolo!
    GRAZIE GRAZIE GRAZIE a tutte e devo ammettere che mi mancherete, ma se non vi sono venuta così tanto annoia mi potete trovare facilmente sulla pagina FB “Vivere nei libri”, ideata e creata per farvi sorridere non solo il lunedì, ma ogni giorno della settimana 😀

    • Romina

      Grazie Victoria per tutto ed io aspetto con trepidazione di leggere la tua storia in libreria…..tifo per te e spero che i tuoi sogni possano realizzarsi perché sei brava e lo meriti davvero! <3

  9. VeloNero

    Bravissima Vicky, continua così sei stata grande!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E ora sotto con Elena e Lorenzo

  10. Alexa82

    tu hai fatto un regalo a noi?
    come se non ce ne hai già fatti tanti in queste 30 settimane. dovremo essere noi a fare un regalo gigante a te e alle tue bellissime parole. sei una ragazza così giovane, con un talento e una forza di volontà da far impallidire. hai realizzato il tuo sogno a soli vent’anni, ma te ne rendi conto? sei davvero splendida e di una dolcezza infinita e non sarà una delusione andare a comprare i tuoi libri in libreria, anzi, sarà un’emozione unica. che dire dell’epilogo? ho le lacrime agli occhi e ho amato tutto, dalla prima parola all’ultima.
    non importa quanto tempo ci sarà ad aspettare, io rimango una tua fedelissima e affascinata lettrice e non vedo l’ora di vederti a fare una di quelle conferenza per illustrare e presentare il tuo libro, ahahahah!
    BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA!
    E GRAZIE INFINITE!

  11. silvietta

    Che dire cucciolina mia?? 30 settimane, sono passate 30 settimane dal giorno che è cominciato tutto questo e ora siamo giunte alla fine. Da quel 25 Novembre dell’anno scorso noi due ci siamo dette di tutto e ne abbiamo affrontate una marea di sfide per portare a termine questo racconto, mi riferisco alle critiche, alle discussioni e ai tuoi attacchi di sconforto totale che ti facevano venire voglia di non continuare, ma alla fine ce la abbiamo fatta ma sopratutto tu ce l’hai fatta e ne è valsa assolutamente la pena. Sei diventata una delle personi più importanti della mia vita e ti voglio un bene dell’anima ed è per questo che in occasione del tuo ultimo capitolo di questa tua fantastica storia, che ci ha fatte conoscere, di voglio ringraziare per essere entrata a far parte della mia vita. So che questo commento sembra un pò melodrammatico perchè non muore nessuno ma per me e per Vicky ha un significato in più, per noi questa storia ha un significato speciale ed è per questo, ora che è finita, che sto piangendo come una fontana. Cucciola mia quando le tue storie saranno pubblicate io sarò tra le prime ad acquistarle perchè sei bravissima e le tue storie sono bellissime. Voglio dirti che ci sarò sempre per te in qualunque momento e che, cascasse il mondo, non ci libereremo mai l’una dell’altra. In questo commento non parlerò del capitolo perchè ormai ti ho già detto tutto sia qui che privatamente. Concludo ripetendoti che ti voglio davvero un’universo di bene e che sono veramente fiera di te amica mia.

    • Victoria

      ok, sto piangendo, ma voglio vedere la parte divertente della cosa: scrivi subito il commento in cui parli del racconto, perchè lo sai che mi piace e dato che siamo all’ultimo lunedì me lo devi, ahahahah!

      • silvietta

        Sei tremenda!! io ti faccio un commento serio e sentito e tu mi pretendi la recensione. Vabbè ti accontento solo perchè sei tu e solo perchè ormai è una tradizione, anche se in questo momento sto ridendo e piangendo contemporaneamente.
        Vediamo un pò…….
        Quando ho iniziato a leggere e ho visto 1 anno e 5 tatuaggi e che era dal punto di vista di Olimpia mi è spuntato il sorrisino perchè credevo che lo avresti fatto dal punto di vista di Elena il finale e invece mi hai stupita positivamente perchè è stato giusto concludere come è iniziata ovvero con lei. L’iniziale paura di Olimpia è stata una reazione giusta e normale che hanno tutte le donne quando non si aspettano di essere incinta ma quando si è resa effettivamente conto di esserlo mi ha fatto una tenerezza incredibile perchè si è resa conto di aspettare un bambino, che di per se è una gioia, dalla persona che è la sua metà, il suo tutto. Achille, OH ACHILLE!!!, è l’uomo a cui nessuna donna direbbe mai di no sopratutto perchè si è fiondato alla porta del bagno in meno di un secondo quando ha sentito l’urlo di Olimpia, chi non lo vorrebbe un’uomo più veloce di flash tranne dove è più importante ovvero a letto!?! Quando lei gli ha messo la mano sul ventre perchè a parole non riusciva a dirglielo e la reazione di lui non appena ha capito mi hanno fatto sospirare di gioia; lo so che è strano ma io, come parecchie di noi, mi sono immedesimata così tanto nella storia (e questo perchè tu sei bravissima visto che sei riuscita a farcelo fare) che provo le stesse cose che provano loro, come se le stessi vivendo io.
        Dopo quella parte ho detto “e ora?? ” ma quando ho letto 5 anni e 15 tatuaggi dopo sono letteralmente saltata sul posto, in pratica siamo 4 anni dopo la scoperta della gravidanza e possiamo vedere come se la cavano A&O con due bambini piccoli e come se la cava Alessandro come fratello maggiore, in più ci hai fatto scoprire che svolta hanno avuto le vite degli altri e sopratutto ci hai fatto scoprire Ulisse, il bambino di Viola. Il rapporto tra le due piccole belve è un qualcosa di stupendo che dovrebbe esistere tra tutti i fratelli. Tra i due si è già capito che è Ermione a comandare (non poteva essere altrimenti) visto che il fratello stravede per lei e le permette di fare ciò che vuole. Mi piace davvero tanto l’idea dei soprannomi e sopratutto mi piace il lato da papà orso di Achille, OH ACHILLE!!!, sarebbe da vedere la scena in cui le impedisce di uscire con i ragazzi, minimo finisce con il migliore amico di Alessandro, proprio come Viola. Per fortuna ci sarà Olimpia a bilanciare le cose. La mia parte preferita è senza alcun dubbio quella in cui Olimpia consola Alessandro dopo l’arrivo di Ermione, si inventa una bugia per farlo sentire importante e in questo modo lui si autoelegge protettore della sua sorellina. La parte in cui i genitori dicono le parolacce e sgridano i figli perchè le dicono a loro volta mi ha fatto morire dal ridere, è come il bue che dice cornuto all’asino! Senza contare che senza i bambini avrebbero lasciato Elena all’aereporto perchè hanno la memoria della pesciolina Dory, sembro io certi giorni. Ora veniamo alla parte finale, le prime pagine di “Due cuori che si appartengono”, da quel che ho capito (a meno che non mi sbagli) sarà scritto dal doppio punto di vista. Questo racconto continua con l’ordine temporale dell’altro, in pratica si conclude Due anime che si appartengono con loro che devono andarla a prendere all’aereoporto e parte Due cuori che si appartengono con lei che che ritorna. In questo racconto ritroviamo Elena dopo 5 anni passati nella grande mela nella speranza di dimenticare Lorenzo, il suo grande amore. Mi è piaciuto il fatto di averla ritrovata più matura e impegnata nell’impresa di dimenticare Lorenzo, senza risultati a quanto pare, incontrando un’altro uomo e facendosi una vita assieme a lui. Lui gli ha chiesto di sposarla e lei, se vuole accettare, deve prima andare da Lorenzo e chiudere definitivamente con lui e da quel che ho capito sarà praticamente impossibile, quei due si appartengono come A&O ed è questo che la porterà a tornare a Firenze anche se si è sempre rifiutata per paura di rivederlo. Dall’altra troviamo Lorenzo, anche lui, da quel che si è capito, è maturato molto in quei 5 anni; Lorenzo non ha mai dimenticato la sua Elena, la ragazza che ha incontrato quando aveva 13 anni e che rappresenta il suo tutto,di questo personaggio mi è piaciuto il fatto che ha cercato di andare avanti senza farlo veramente, ha una relazione basata puramente sul sesso con una ragazza anche se non gli è fedele e ad entrambi va bene così. Lui si è reso conto di aver combinato un casino dopo l’altro con Elena e sa che non potrà mai dimenticarla e aspetta solo che il destino gli offra un’ultima possibilità per riprendersela e per farle capire che non le permetterà più di partire. Questa possibilità ovviamente sta arrivando altrimenti non staremo qui a parlarne!! Un’altra cosa che mi è piaciuta è il rapporto che ha con Achille e con tutti i membri della famiglia di Olimpia e che loro, nonostante tutto, lo abbiano preso ancora di più sotto la loro ala protettrice aiutandolo a crescere e non lasciandolo solo. Che dire mi sembra un bel preludio per un ottimo racconto. Di più non posso dirti perchè è solo l’inizio (so che sembra ironico visto che ho scritto un romanzo) ma sono certa che non mi deluderai nemmeno questa volta. Ora devo fare una cosa che è partita da me e che è diventata un rito; per l’ultima volta in questo sito devo dire: Achille, OH ACHILLE!!!

        • Victoria

          YEAAAHHHHHHHH, ora sono super contenta e anch’io mi associo con te: OOOOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHH ACHILLLLEEEEEEEE 😀

          • La Ale

            che carine che siete! sono quasi più commoventi i vs commenti che il capitolo!!! dolci loro

  12. Papera

    Inizio col dirti che i ringraziamenti li dobbiamo fare noi a te Vichy perchè in queste 30 settimane mi hai fatto provare tantissime emozioni, mi hai fatta sognare e con il tuo racconto ho avuto l’occasione di conoscere nuove fantastiche amiche tra le quali ci sei anche tu.
    Una conclusione fantastica di un racconto che ci ha fatto ridere, arrabbiare, piangere ed emozionare.
    L’inizio della storia di Elena e Lorenzo mi è piaciuta e non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli. Già leggendo questa introduzione so che sarà un’altra storia che mi entrerà nel cuore!
    Complimenti Victoria, continua a scrivere perchè hai talento!!!!!

  13. Alessia

    farài della storia di elena e lorenzo un libro? Fantastico!!! Ti auguro di poter realizzare questo sogno e con lui tanti altri…che bello!!! Sono davvero contenta per te…mi dispiace dover lasciare questa storia…mi sa che la rileggerò altre mille volte

  14. Luana

    BELLISSIMO STUPENDO!! Grazie VICTORIA per avermi tenuto compagnia con questa storia fantastica! Hai fatto passi da gigante nella scrittura sei diventata bravissima. Hai la grande capacità di descrivere i sentimenti e le emozioni veramente ma veramente bene! Complimenti x me hai di sicuro un futuro come scrittrice! Di nuovo grazie x tutte le emozioni vissute, x le attese del lunedì, x le gioie e il dolore che ci hai fatto provare! Un abbraccio grande a te … e anche a A&O! Non vedo l’ora di leggere la storia di Elena e Lorenzo.. l’inizio è splendido!! GRAZIE

  15. rosyg

    Ciao Victoria capitolo fantastico ed emozionante ti faccio i miei complimenti per il tuo lavoro,

  16. rosyg

    Non avevo finito. Bravissima, sarò una delle prime ad andare a comprare il tuo libro esono felice che la storia continua con Elena e Lorenzo cosi sapremo anche qualcosa di A&O cosa succede nella loro vita dimmi che è così! Ti ringrazio per avermi fatto compagnia in questi lunedì mi mancherai tantissimiiiiiiiiiiiiiiiiiiii auguri e un in bocca al lupo per il tuo lavoro Ti seguirò sulla pagina Fb un grande abbraccio a prestooooooooooooooooooooooooooo.

    • Victoria

      SI SI e ancora SI, con Elena sapremo per filo e per segno cosa succederà tra Olimpia e Achille e ci saranno tante sorprese. Ti aspetto sulla pagina FB dove sarai aggiornata costantemente e potrai farmi tutte le domande che vuoi, un bacione a te a presto!!

  17. GiusiG

    o mio dioooooooooooooooooooo sono tra felice di Olimpia, di Achille, di Alessandro, di Ermione ma sopratutto di te Visctoria.. grazie a te… grazie per averci reso partecipi di una parte di te… 30 settimane e guardati sei cresciuta pure tu…. questo prologo di Elena e Lorenzo è scritto da una donna decisa, passionale e dolce… scrivi anche meglio… te ne sei resa conto? guarda come da uno scherzo è venuto fuori una cosa meravigliosa… devi essere orgogliosa di te stessa… io te lo grido sono orgogliosa di te e del tuo percorso… anche se non ci conosciamo fisicamente ho visto il tuo cambiamento… se potessi mi alzerei in piedi ad applaudirti.. BRAVA Victoria… questa nuova avventura si prospetta letteralmente scoppiettante. un abbraccio…

    • Victoria

      dovunque tu sia, sento il tuo grido e mi riempie di felicità. se potessi farei un’inchino e bacerei ognuna di voi per avermi accompagnato passo passo per questa strada, un capitolo fondamentale della mia vita. sono orgogliosa di me per aver portato a termine questa cosa e per aver scoperto una mia passione. sono cresciuta, mi sento cresciuta, ma ho ancora tanta strada da fare e spero che anche lì, ci sarete voi, mie insostituibili lettrici, ad accompagnarmi passo passo!

  18. La Ale

    brava brava brava bravissima!!!!!!! (ovviamente cantato).
    Credo Tu abbia concluso nei migliori dei modi: la fine di un inizio!
    Ti auguro veramente tutta la fortuna per esaudire il Tuo grande sogno! Un enorme in bocca al lupo!

    • Victoria

      la pagina FB si chiama “Vivere nei libri”, ti aspetto lì carissima e se hai problemi a trovarla cerca Silvia Ruvioli che sarebbe Silvietta e lei ti darà tutte le indicazioni!

  19. GiusiG

    ma ragazze mi sono persa un sacco di cose, la pagina fb il blog ma quando le avete createeeeeeeeeeeee… ora arrivo pure io…

    • Victoria

      ti aspettiamo cara 😀
      contatta Silvia Ruvioli su FB se ce l’hai, sennò (mi dicono dalla regia) anche se non avete FB potete comunque mettere sul motore di ricerca Google il nome “Silvia Ruvioli” vi rimanderà alla sua pagina FB in cui lei ha pubblicato il link del blog ufficiale che abbiamo creato Silvia, VeloNero, Lorenza ed io!

      • tata

        non vedo l’ora di leggere altri vostri racconti!!!!

        • Luana

          Meno male io non ho FB e pensavo di non riuscire più a tenermi in contatto con voi !!

  20. rosyg

    Sai Victoria sono molto felice di rimanere in contatto con te e Lorenza eVelonero e Silvia siete delle amiche che non ho, le tue parole mi hanno fatto venire le lacrime un bacio ciao

  21. Chiara2607

    Ho cominciato a leggere il tuo racconto solo 3 mesi fa, ma mi sono messa in pari moooolto velocemente e facilmente.
    La storia mi ha appassionato subito, e tu hai fatto un lavoro bellissimo!!
    Sei stata brava veramente, mi hai fatto piangere, emozionare, ridere, innamorare, Olimpia e Achille mi sembra di conoscerli da una vita!!
    Ti auguro davvero che tu riesca a pubblicare i tuoi libri, e a realizzare qualsiasi sogno tu abbia, te lo meriti!!
    Spero di leggerti presto..magari invece che sul pc avendo in mano il tuo ultimo libro!
    Ancora complimenti! A presto!!

  22. Rosy ♥

    Eccolo qui: l’epilogo perfetto per una storia perfetta 🙂
    Victoria questa piccola e meravigliosa avventura si è conclusa ma adesso per te inizia la sfida più grande 🙂
    Hai superato tante difficoltà, hai sopportato attacchi ingiusti e critiche pesanti, sei stata forte e coraggiosa 🙂
    Io voglio soltanto ringraziarti per tutte le emozioni che si hai regalato 🙂
    Credimi se ti dico che sto piangendo come una pazza all’idea di non trovare più i tuoi capitoli il lunedì ma tu sei un angelo della scrittura e come tale devi volare via 🙂
    Ci mancherai un sacco, ma così un giorno ognuna di noi potrà avere il tuo romanzo, avremo un pezzo di te nelle nostre case 🙂 non vedo l’ora 🙂
    In bocca al lupo per la storia di Elena e Lorenzo, per la “tua” storia 🙂
    Sei una ragazza fantastica, non permettere a nessuno mai di ostacolare il tuo sogno 🙂
    Ti auguro il meglio e spero che continueremo a sentirci 🙂
    TVB 🙂 un bacio grande 🙂

  23. Alessia

    ehi victoria scusami le tante domande…ho messo mi piace alla tua pagina facebook…però nel blog appena vado nella sezione racconti mi dice che non dispongo dell’autorizzazione per aggiungere commenti…perché?

    • silvietta

      ti rispondo io, per poter utilizzare quella funzione dovresti avere un account google ma per evitare di dover fare una cosa del genere ho posizionato la chat, comunque se dai un’occhiata alla pagina istruzioni trovi tutto

  24. Romina

    Oddio Victoria ti sei messa d’impegno per farmi emozionare….e direi che ci sei riuscita perfettamente!!!!!!
    Bellissimo l’epilogo della storia di Achille ed Olimpia, la scoperta di essere incinta, il racconto del loro amore, della loro quotidianità dopo che si sono messi insieme, della loro passione sempre viva, del loro amarsi sempre con tanta passione e poi …. i 5 anni dopo….la piccola Ermione e Alessandro cresciuto, la loro famiglia, il loro nido d’amore e di nuovo il loro amore sempre vivo ed ardente insieme alla passione che abbiamo visto nascere e che mai si è sopita anzi, nel tempo è solo aumentata, insomma si hai regalato un finale da favola….quello che io desideravo e quello che sempre sogniamo!!!!! Grazie mille….bellissima storia, meravigliosa!!!!!
    E poi….dulcis in fundo ….ci regali una storia che già dalle prime battute io trovo meravigliosa ed appassionante, Elena e Lorenzo….wowwwww….sono passati 5 anni da quando Elena è partita per New York ed ora sta tornando a Firenze per dire addio al suo amore di sempre……grazie Victoria, sono felicissima che la nostra avventura non finisce qui e che continueremo il percorso nato con “Due anime che ci appartengono”…questo percorso che spero ….. sia sempre così bello ed emozionante! Grazie di nuovo per regalarci mille emozioni!

  25. betty

    Brava Victoria i mie umili complimenti ,la tua storia lo amata molto e letta avidamente ogni settimana .. Mi piace come scrivi.spero tu ci faccia sognare ancora .. Grazie
    PS.NON SMETTERE.

  26. Maria Gargano

    Meraviglioso epilogo.sono diventati una famiglia a tutti gli effetti e sono meravigliosi.
    È stata una storia fantastica,,ci ha fatto discutere e confrontare e proprio x questo credo sia una grande storia.
    Ora ci lasci il prologo di un altra che immagino ci farà altrettanto soffrire. Non vedo l’ora!
    Buon lavoro e alla prossima.
    Un bacione

  27. lolly74

    che dire Victoria e stata una storia fantastica alla fine si e’ formata una nuova famiglia con risate amori odii ecc.. ma adesso mi domando ….mica ora ci lasci appese il lunedi?spero che stia gia’ scrivendo un’altro racconto perche’ nn mi troverei stare senza di te e i tuoi racconti e passare il tempo con i commenti di tutte le ragazze mi sembra di comunicare con tante sorelle questo grazie a te ….un fortissimo abbraccio….. <3
    un ottimo lavoro bravissima….. <3

    • Victoria

      Grazie carissima mia, purtroppo per ora vi lascerò, ma se mi cerchi io sono nel blog “Vivere nei libri” per domande e quant’altro. è stata una bellissima avventura che mi ha fatto conoscere persone incredibili, per non parlare dell’impareggiabile staff di questo sito! Lolly spero di risentirti presto, un bacione grandissimo!!

  28. Federica

    Victoria,sei stata bravissima,e pensare che mai nessun libro mi ha coinvolto così tanto come questo!
    Le emozioni che mi hai regalato in queste 30 settimane sono favolose! Grandissima,continua così! 😀

  29. Paola

    Ciao Victoria,ultimamente non sono riuscita a lasciare commenti ma ho seguito assiduamente il tuo racconto e ora che è arrivato al termine mi dispiace un sacco!!! Ma è stata una storia bellissima!! Hai un modo di scrivere che ti coinvolge e fluido,e io ho aspettato ogni settimana di poter leggere un nuovo capitolo!! Sei veramente brava quindi spero tanto continuerai a scrivere e se davvero pubblicherai un libro sono sicura che lo comprerò! Ti prego nn ci lasciare in sospeso la storia di Elena e Lorenzo!!!!!!!!!
    😀

  30. Alice

    SEI BRAVISSIMAAAAAAAAAAAAAAAA SEI BRAVISSIMAAAAAAAAAAAAAAAA mi hai fatto sognare veramente con Achille e Olimpia ma non ci puoi lasciare così con la storia di Elena e Lorenzo, eddai eh!? Così sei ingiusta noi che siamo lì in trepidazione per il luneddì per leggere come prosegue e poi ci lasci così…Eh no così non se fa o non se fila.