Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Nuova presentazione a cura dell’autrice: “Quella che era partito come un breve racconto, si è trasformato in qualcosa di più solido e concreto, grazie alle lettrici a cui ho presentato il mio scritto e che lo hanno apprezzato spronandomi a fare ogni giorno meglio. Questo è il coronamento di un grande sogno che ho sempre avuto nel cassetto, ma che non avevo avuto mai, almeno fino adesso, il coraggio di realizzare non considerandomi all’altezza. Vi presento l’amore sotto tutti i punti vista, vi presento le due persone che ormai fanno parte della mia vita e vi racconterò la storia di come il loro amore è nato in una città magica come lo è Firenze. A&O”.

29° CAPITOLO

 

29.

ACHILLE

Presi una birra dal frigorifero e tornai nel grande prato di casa mia, dove si trovavano tutti i miei amici per organizzare la grigliata. Era stata una giornata lunga ed estenuante che si stava concludendo però nel migliore dei modi. Avevo provato di tutto: delusione, folle rabbia, amore incontrollato e passione. Ero esausto e l’unica cosa che avrei voluto fare sarebbe stato prendere di peso sia Olimpia che Ale e andare dritti a dormire, ma quando tornai in giardino e lo vidi stracolmo delle persone a cui tenevo di più mi rilassai e mi tranquillizzai dimenticando per un istante gli avvenimenti di quel giorno.

Presi al volo una sedia e mi sedetti un po’ più in disparte sul porticato ad osservare l’ambiente prima di lasciarmi coinvolgere dall’aria festosa che ci avvolgeva. Gli uomini, compresi Enrico ed Ettore, erano radunati attorno al braciere in legno. Stavano ridendo e tagliando la carne preparandola prima di cuocerla. Prima di conoscere Olimpia, non riuscivo a capire tutta la loro perenne e odiosa euforia. Leonardo, il più acuto di tutti noi, si voltò a guardarmi, ma non ci fu bisogno che gli dicessi che avevo bisogno di cinque minuti per riprendermi. Lui capì al volo, si voltò e cercò di distrarre tutti dal cercarmi.

Mi stropicciai i capelli leggermente umidi ed iniziai a ripensare a tutto ciò che era successo. Appena tornati a casa c’eravamo fatti tutti e tre una bella doccia rigenerante e ci eravamo preparati per la piccola festicciola. Non prima, però, di essere stato convinto da Olimpia e Alessandro ad andare a salvare un cane al canile. Non seppi nemmeno come mi ritrovai a guidare fino a là.

Olimpia amava i cani. Non sapevo come mai, ma era una cosa che avevo sempre sospettato. Prima che gli invitati arrivassero avevamo fatto un salto al canile. Non mi aspettavo di tornare già con un cucciolo, ma appena messo piede nelle gabbie dove erano accalcati così troppi cani ne individuammo uno e fu amore a prima vista. Senza dire una parola Olimpia e Alessandro si erano guardati e avevano capito che era quello che volevano. Io stavo pensando di prendere un cane di taglia piccola, così che il piccolo si abituasse alla presenza di un animale. Invece adesso mi ritrovavo a scorrazzare per il prato un cucciolo adorabile con dei grandi occhioni marroni e un manto di color cioccolato misto al nero, probabilmente un incrocio tra un Terranova e un San Bernardo. L’unica cosa che sapevamo è che sarebbe diventato enorme. Quando ce lo avevano detto al canile avevo detto subito no, immaginando che bestia sarebbe venuta fuori, ma Alessandro aveva iniziato a piangere e Olimpia aveva messo il broncio. Già avevo iniziato a vacillare quando mi ritrovai due paia di occhioni neri e verdi tristi e imbronciati. Poi il proprietario del canile mi aveva raccontato la storia del cane: lo avevano ritrovato appena nato, insieme ai suoi fratelli, vicino a dei cassonetti della spazzatura. La madre accanto era morta di parto ed i cuccioli erano rannicchiati contro il suo ventre. Li avevano portati lì facendo di tutto per non farli ammalare e salvarli considerando le poche ore di vita. Quel cucciolo era l’unico che ce l’aveva fatta a sopravvivere senza le cure materne ed adesso era rimasto solo. Ancora non era stato adottato, perché era turbolento e asociale. Ci fu qualcosa in quella storia che aveva smosso qualcosa in me. Mi rivedevo un po’ in quel cucciolo. Forse aveva bisogno solo di tanto amore e di una famiglia che gli volesse bene ed ero sicuro che il mio bambino e la mia stella potessero offrirgli l’amore di cui aveva bisogno. Come facevano con me del resto. Perciò senza pensarci una seconda volta, lo avevamo preso.

Sorrisi ripensando al primo approccio del povero cane con Alessandro. Eravamo entrati nella gabbia per prenderlo, ma il cane non si faceva afferrare da nessuno. Alessandro senza preamboli gli era piombato addosso, catapultandosi e schiacciando il cucciolo sotto di sé. Dopodiché lo prese di peso in collo, lasciando tutti esterrefatti, e dicendogli autoritario ≤ Te vieni con me, così diventerai il mio migliore amico≥.

Il cucciolo sconvolto lo aveva guardato, pensai che stesse per morderlo, invece si era arreso. Aveva smesso di lottare divincolandosi dall’abbraccio serrato di mio figlio capendo che il bambino non si sarebbe arreso finché non lo avesse portato a casa con noi e lo leccò dolcemente sulla guancia paffutella. Olimpia si era emozionata e si era stretta a me saltellando entusiasta.

Perciò eccolo qua il cucciolo che tra poco più di pochi mesi sarebbe diventato un bestione di peli e saliva, e che mi avrebbe invaso casa. Alessandro gli stava correndo incontro lanciandogli i giocattolini che avevamo comprato sulla via del ritorno. Avevano creato subito una certa affinità quei due. Alessandro e Bucefalo.

Storsi la bocca al nominare il nome di quel povero cane che sarebbe stato strapazzato fino alla nausea. Il nome chi poteva darglielo se non Olimpia?

Un altro sorriso mi sfuggì ripensando alla conversazione che avevamo avuto.

Eravamo in macchina e il cucciolo stava dormendo pacificamente sulle gambe di Ale seduto sul seggiolino.

Come lo chiamiamo?≥ domandai sovrappensiero guidando verso casa.

Olly dagli te un nome≥ aveva preteso Alessandro accarezzando la palla di pelo.

Guardai Olimpia di fianco a me che era voltata a guardare il cucciolo. Era così bella. I capelli lunghi le ricadevano su un lato della spalla e le gambe lunghe coperte a stento dal corto vestito. La volevo sempre, incessantemente e quest’alchimia non sarebbe andata via col tempo. Era perfetta e solo mia.

Olimpia ci rifletté per qualche istante e poi esclamò ≤ Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima? Si chiamerà Bucefalo≥ disse trionfante.

Come???≥ avevamo esclamato Ale ed io quasi contemporaneamente.

Lei si era voltata verso di me guardandomi con un sopracciglio alzato. Era possibile che fosse sexy qualsiasi cosa facesse? ≤Ricordati che sono laureata in Storia Antica e ogni Alessandro deve avere il suo Bucefalo≥.

Io ho fatto la facoltà d’Ingegneria, perché non lo chiamiamo Righello?≥ vidi dallo specchietto retrovisore il cane alzare la testolina e guardarci come se fossimo impazziti ed un po’ lo eravamo ≤ Chiamiamolo Compasso o Squadra, perché non Calcolatrice?≥ dissi ridendo.

Olimpia mi dette un pizzicotto sul braccio e si rivolse ad Alessandro ≤ Piccolo, ti racconterò una storia, così deciderai se chiamarlo con il mio fantastico nome, oppure Righello≥ disse facendomi una linguaccia. Poi cambiò tono creando una suspense e l’atmosfera tipica delle grandi storie ≤ Molto tempo fa nacque un bambino che si chiamava proprio come te. Era figlio del grande re di Macedonia, Filippo II, e della moglie Olimpia≥ iniziò.

Si chiamava come te. Mi piace questa storia, continua!≥ esclamò Alessandro stritolando il cane come se fosse un peluche. La cosa divertente era che si faceva fare di tutto.

Le leggende narrano che entrambi i genitori erano discendenti da grandi guerrieri, il padre era discendente di Ercole e la madre di Achille, il più grande guerriero della storia del mondo≥ disse guardandomi di sottecchi.

Le misi una mano sulla coscia nuda ed iniziai ad accarezzarla dolcemente facendola rabbrividire.

WOW!≥ esclamò esterrefatto Alessandro già coinvolto nella storia ≤ È proprio il mio babbo!≥.

Sorrisi e Olimpia proseguì ≤ Esatto. Si narra che al giovane Alessandro, a soli dodici anni, fu regalato un cane cattivissimo. Anche gli uomini più forti ed esperti non riuscivano ad ammaestrare il povero cucciolo≥.

Scusami, storica, mi sono perso un passaggio: non era un cavallo?≥ le sussurrai all’orecchio.

Si, ma se gli dico che era un cavallo lui vorrà un cavallo. Che dici biondo? Compriamo una stalla?≥ mi rispose la saputella.

Sì, ero proprio innamorato perso.

La lasciai continuare capendo che aveva perfettamente ragione. Già ero in pensiero all’idea dell’animale che sarebbe diventato quell’adorabile cucciolo, figuriamoci avere un cavallo per casa ≤ Ma Alessandro era astuto e nelle sue vene scorreva il sangue di grandi eroi≥ proseguì Olimpia ≤ Aveva capito che il cane era spaventato della propria ombra, come il tuo cucciolo aveva paura delle persone. Perciò lo mise con il muso rivolto verso il sole così che non vedesse più la sua ombra prima di accarezzarlo e stringerlo forte a sé instaurando così un rapporto di rispetto reciproco, proprio come te lo hai preso in braccio facendogli vedere che non c’è niente da temere. Da allora Bucefalo non si lasciò più avvicinare da nessun altro e diventarono amici inseparabili. Il cane accompagnò il suo padrone Alessandro che diventò re per tutto il corso della sua vita e non l’abbandonò mai≥.

Alessandro batté le mani entusiasta ≤ Ancora, ancora. Raccontamela, ancora!≥ esclamò.

Stasera prima di andare a letto piccolo. Allora va bene il nome Bucefalo?≥.

Si!≥ esultò il piccolo ≤ Questa è la storia più bella che abbia mai sentito!≥ dichiarò.

Ehi playboy, la storia di “Maremma Ingrassa” che ti racconto io è la tua preferita≥ gli dissi facendo finta di fare l’offeso. Era la stessa storia che mi raccontava mio padre prima di dormire e parlava della storia della Maremma. Era ancora la mia preferita e ancora oggi non riuscivo a dimenticare il tono con cui mio padre me la raccontava.

Sono le mie due storie preferite adesso e stasera le voglio sentire tutte e due di nuovo!≥ esclamò Alessandro prendendo il cucciolo e stringendolo forte a sé per baciarlo sul pelo morbido ≤ Buzefalo!≥ esclamò.

Sia Olimpia che io scoppiamo a ridere ≤ Si chiama Bucefalo, piccolo. Con la “C”≥ lo corresse amorevolmente.

Sì e io che ho detto? Buzefalo!≥.

Quando arrivammo a casa eravamo riusciti a farglielo dire nel modo corretto, anche se faceva ancora fatica. Era un nome troppo difficile per un bambino così piccolo, ma quando gli proponemmo di cambiarlo rispose categoricamente di no.

Non avevamo nemmeno avuto il modo di rilassarci che la casa fu invasa da tutta quella gente che adesso stava occupando il giardino riempiendolo di spensieratezza.

Le ragazze stavano sistemando la lunga tavola e avevano messo le casse collegate allo stereo nel soggiorno sul porticato con la musica che rimbombava per tutta la valle davanti a noi. Una sensazione magica. Viola era seduta su una sedia e nessuno le lasciava fare niente. Guardai la mia gemella e poi la mano che teneva ferma sul ventre ancora piatto come se stesse custodendo un tesoro davvero immenso. Ancora non ci potevo credere che stavo per diventare zio. Cleo le stava toccando la pancia con i lucciconi agli occhi, mentre Bruno e Olimpia si facevano fare delle foto da Elena con le espressioni più buffe facendo ridere anche le altre. Non lo avevo mai notato prima d’ora, ma quei due insieme erano dei pazzi.

Avrei voluto partecipare, ma la rabbia che avevo provato ancora non ero riuscito del tutto a smaltirla. Mi sentivo come se potessi esplodere da un momento all’altro. L’immagine di Olimpia e qualcuno che le voleva fare male, mentre io ignaro ero dall’altra parte della città a pensare incessantemente al mio egoistico bisogno di lei, senza pensare che forse lei aveva bisogno di me, non mi abbandonava mai, nemmeno un’istante. Non riuscivo a non pensare a quanto ero stato stupido ed egoista. Come avevo potuto lasciarla sola ad affrontare una situazione del genere? La rabbia maggiore che provavo era soprattutto per me stesso. Avrei voluto che qualcuno mi prendesse a calci nello stomaco fino a farmi sputare sangue. Non potevo non pensare che se Olimpia era stata in pericolo era soprattutto per colpa mia. Non c’erano giustificazioni per quello che avevo fatto e non c’era niente a cui mi potevo aggrappare per giustificarmi o dire che non lo potevo evitare. Invece sì, avevo tutte le possibilità di evitare che Olimpia se ne andasse da casa mia per lasciare quell’uomo, il cui nome non riuscivo nemmeno più a nominare senza avere un conato di vomito o senza che la furia omicida m’invadesse. Non poteva essere possibile che lui ed io fossimo imparentati. Non poteva essere possibile che avessimo lo stesso sangue. Ciò mi faceva pensare che la scelta che avevo fatto era giusta: non potevo riaprire nemmeno un singolo spiraglio di avere un rapporto con la famiglia Gilli, ogni ricordo legato a loro erano solo cose orribili. Non avrei mai potuto guardare mia zia senza pensare alla sofferenza di mia madre all’interno di quella casa.

Olimpia non lo aveva denunciato e anche se faticavo a capire le ragioni cercavo di rispettare la sua decisione. Mi aveva chiesto di dimenticare ed io le avevo promesso che ci avrei provato, ma adesso mi sembrava impossibile. Se avessi incontrato nuovamente quell’essere, anche solo per sbaglio, non sapevo quale sarebbe stata la mia reazione, ma sarebbe stata sicuramente un’esplosione allo stato puro.

Chiusi intensamente gli occhi per scacciare qualsiasi immagine orribile che mi proiettava la mia mente. Afferrai il pacchetto di sigarette e ne accesi una alla velocità della luce. Odiavo fumare con Alessandro vicino, ma questa era un’emergenza. Se avessi continuato a pensare alla stretta mortale delle mie mani sul collo di mio cugino, non avrei perso tempo e avrei afferrato le chiavi della macchina dandogli la caccia finché non lo avessi avuto davvero fra le mani. Se Olimpia non me lo avesse chiesto quasi supplicando, non avrei perso tempo.

Riaprendo gli occhi la vidi in tutto il suo splendore. Dopo essersi fatta la doccia e asciugata i lunghi capelli marroni si era infilata un morbido vestito fatto come se fosse una lunga T-Shirt da basket poco sopra il ginocchio. Il vestito era nero con una grande scritta che rappresentava la parola “LOVE” in bianco sul davanti. Ma la mia parte preferita era il retro: sulla schiena era fatta come se fosse la maglia di un vero giocatore di basket e portava sulla parte alta un nome, il mio, e in mezzo alla schiena un numero, l’uno. Quando le avevo chiesto dove l’aveva comprata ne aveva tirata fuori un’altra che si era dimenticata di darmi. Era simile alla sua, solo che al posto del mio nome c’era il suo ed i colori erano invertiti, la maglia era bianca e le scritte nere. Mi ero quasi dimenticato che Bruno aveva un negozio di abbigliamento in cui personalizzava le magliette e quelle erano proprio azzeccate per il momento. Me l’ero infilata anch’io senza esitazione e così era diventata la mia maglia preferita. Ne aveva una anche Alessandro con su scritto il suo nome e il numero del giorno in cui era nato. Adesso sembrava un vero gangster.

Per quanto riguardò la scelta del numero non ci fu bisogno di tante altre spiegazioni: non avevamo mai avuto il tempo di segnare le date più importanti della nostra relazione, ma più che altro perché ogni giorno che passava per noi era indimenticabile. Prima di lei il tempo passava velocemente e le date si susseguivano una dopo l’altra, ma dalla prima volta che avevo visto Olimpia il tempo si era fermato a quella data: il 1 Aprile 2010, la prima volta in cui ci eravamo parlati. Il nostro personalissimo pesce d’Aprile consistette nel scontrarsi per tutto il giorno senza farlo di proposito, ma desiderandolo ardentemente. Ogni cosa nasceva dall’uno. L’uno è tutto e Olimpia lo era per me. Un amore che non ha forma e nome, ma che possiede tutte le forme e tutti i nomi del mondo. Semplicemente noi, unici l’uno per l’altra.

Tornai con l’attenzione su Olimpia che stava osservando Alessandro giocare con il cane scherzando come se non fosse successo niente con le altre, ma sapevo che in realtà non distoglieva, nemmeno un secondo, l’attenzione da me. I suoi occhi mi seguivano ad ogni movimento che facevo. La sua preoccupazione era palpabile, almeno per me, ma non la dava a vedere a nessuno. Soltanto io ero in grado di leggerle dentro.

Mi venne in mente l’immagine di Olimpia prima che io e lei ci conoscessimo. Era considerata una di quelle persone “difficili”, come l’aveva definita Ettore. La prima cosa che colse il mio interesse: la sua diversità, la sua apparente perfezione che nascondeva un’anima completamente distrutta. La sua difficoltà consisteva nell’essere una di quelle che aveva tanto amore dentro, da dare, da far uscire fuori, ma da non mostrare a chiunque. La difficoltà a rapportarsi con le persone che non conosceva ed a fidarsi. Quelle distanti dal mondo, quelle un po’ disastrate, distrutte, interrotte. Una di quelle che passava per acida, forse snob, antipatica, come se non le importasse niente di nessuno, l’immagine a cui non avevo mai creduto. Le persone si fermavano lì, a quello che lei decideva di mostrare. Difficile, per gli altri, capire che aspettava soltanto di essere letta dentro. Lo si leggeva negli occhi color smeraldo che non aspettava altro che trovar qualcuno che la spogliasse da tutte le sue paure. Dalle persone difficili come lei vanno via tutti e sentirsi l’unico capace di vedere oltre, capace di tirare fuori la sua vera natura, capace di tirar fuori tutto quell’amore che lei aveva sempre nascosto mi faceva sentire prezioso, e l’amore che provavo per questa donna, apparentemente normale, aumentava a dismisura ogni secondo che passava. Quando mi ero interessato al suo corpo, ai miei occhi perfetto e a quello sguardo magnetico che nascondeva tanti segreti, tutti, perfino Bruno, mi dicevano di lasciar perdere, che non si sarebbe mai aperta con nessuno, che non si sarebbe mai fidata di nessuno. Se non fossi già stato innamorato di lei, avrei lasciato perdere, ma non potevo. Lei mi apparteneva, lei aveva già rubato qualcosa di me. Un pezzo della mia anima le apparteneva. Non ero più io il ragazzo “impossibile” da conquistare, era lei.

Ero riuscito a conquistare quella ragazza “difficile”, adesso la mia ragazza “difficile”.

Era questa la principale motivazione a cui mi aggrappavo con le unghie e con i denti per sfuggire alla rabbia. Era lei. Soltanto lei. La stessa cosa, adesso lo sapevo come non mai, ero io per lei. Olimpia era cambiata così tanto che a volte faticavo a ricordare com’era quando l’avevo portata qui per la prima volta, in quella che sarebbe diventata casa nostra. Era chiusa e seria, non rideva spesso e aveva lo sguardo sospettoso e spento. Adesso la guardavo e risplendeva come l’unica stella in un cielo notturno tempestoso. La bocca carnosa e rosea, mai incurvata, si apriva sempre in un largo sorriso. Gli occhi risplendevano di luce propria.

Se prima era bella, adesso era divina. Se prima era sexy senza sapere di esserlo, adesso sapeva e si rendeva perfettamente conto dell’effetto che aveva su di me. Sapeva perfettamente che convivevo ormai da troppo con un’erezione costante provocata dal semplice fatto di averla vicina. Qualsiasi gesto che alle persone che la guardavano sembrava innocente, per me era un’iniezione di adrenalina. Il modo in cui si toccava i capelli così che la maglia risaliva un po’ lungo le sue lunghe gambe scoprendo punti che stimolavano ancor di più la mia immaginazione, ricordandomi che sotto quella maglia lei non aveva nient’altro che uno slip striminzito che presto o tardi le avrei strappato via e poco più in su abbinato un reggiseno in pizzo nero.

Se prima era da mozzare il fiato, adesso era diventata micidiale. Quella donna era sesso allo stato puro e amore a 360°.

Mentre me la stavo pian piano mangiando con gli occhi dalle casse iniziò a suonare Never Gonna Leave This Bed dei Maroon 5 che potevo definire come l’inno del nostro amore. Mentre la voce del cantante intonava il ritornello, Olimpia si voltò verso di me e mi fece quel suo sorriso mozzafiato che amavo più di qualsiasi altra cosa ed il mio uccello me lo ricordò all’istante. Vederla felice era il miglior regalo del mondo. Stava ascoltando come me le parole di quella canzone.

Disse qualcosa a Bruno che alzò gli occhi al cielo guardandomi di sottecchi. Poi venne verso di me con la sua camminata leggera e sensuale.

Oh A!≥ cantilenò sulle note della canzone.

Si sedette sulle mie gambe accavallandole elegantemente una sopra all’altra. I miei occhi cascarono subito sulla parte che il vestito aveva scoperto e senza pensarci le misi una mano sulla coscia risalendo piano su e giù. I capelli le ricadevano in quel modo disordinato e sexy sulle spalle e lungo il petto.

Oh O!≥ le risposi appoggiandomi allo schienale per guardarla meglio prendendo un abbondante sorso di birra. Lei afferrò la bottiglia che avevo tra le mani e ne bevve un sorso altrettanto generoso senza mai staccare gli occhi dai miei. Non capii se lo fece di proposito, ma una goccia di birra scivolò giù da un angolo della sua bocca scivolando lungo il collo. Non resistetti e chinandomi verso di lei la leccai. Olimpia rabbrividì e riabbassando la bottiglia mi guardò intensamente negli occhi.

Allora posso prendere tutto ciò che hai?≥ mi chiese riprendendo le parole della canzone.

Sempre≥ le dissi senza indugio.

Tu non lascerai mai il nostro letto?≥ mi chiese ancora.

Mai e ti terrò lì con me per sempre. Non ti lascerò mai andare via. Mai più≥ le risposi guardandola intensamente negli occhi.

A quella affermazione Olimpia non ebbe più dubbi sulla direzione che avevano preso i miei pensieri. Mi ritenevo responsabile e lei era completamente in disaccordo con me, glielo leggevo negli occhi. Scosse la testa in senso di disapprovazione totale e poi tornando seria mi chiese senza preamboli in tono duro e serio ≤ La smetti di pensare?!≥.

Mi riappoggiai alla sedia, mentre lei appoggiava la birra a terra. Mi portai la sigaretta alla bocca e aspirai ≤ Che fai? Mi rubi le battute?≥ le risposi alzando un sopracciglio.

Achille odio vederti così e odio quello che stai pensando≥ mi ammonì osservandomi da capo a piedi.

Il suo sguardo indagatore mi scandagliava tutto e mi faceva sentire come nudo, alla sua vista. Mi leggeva dentro qualsiasi cosa le volessi nascondere. Era disarmante.

Ti posso fare una coda?≥ mi chiese improvvisamente inclinando la testa ed immergendo una mano nei miei capelli.

Stava cercando di distrarmi e l’assecondai grato che lei fosse sempre lì per me, capendo i miei sbalzi d’umore e amandomi per ciò che ero. Le risposi ≤ Bimba, i miei capelli non si toccano≥ facendo eccezione per quando stava per avere un orgasmo e ci si aggrappava disperatamente. Ecco, quella era l’unica volta in cui poteva giocare con i miei capelli.

Vabbè, vado a prendere la spazzola≥ mi disse semplicemente alzandosi, come se non le avessi detto niente.

Si voltò per entrare in casa non prima, però, di lanciarmi uno sguardo carico di desiderio. I suoi occhi mi dicevano “Vieni Achille, vieni che ho io la giusta medicina per te e per i tuoi brutti pensieri!”. Gesù, Giuseppe e Maria. Rimasi per un secondo a bocca aperta, quasi immobile a guardare quel suo sedere, che presto o tardi avrei avuto, scomparire dentro casa. Mi avrebbe ammazzato, ma cazzo che morte gloriosa sarebbe stata.

Come potevo non darle retta? Dopotutto era o non era la donna della mia vita?

Scattai in piedi spengendo la sigaretta nel posacenere. Mi voltai per vedere dov’era Alessandro ed incontrai lo sguardo di Bruno che mi diceva “Ci penso io”. Lo ringraziai con un cenno della testa e seguii Olimpia dimenticandomi completamente della festa. Seguii il suo sedere sodo e perfetto che mi conduceva nella camera da letto, come avrebbe fatto una falena con la luce.

Il sesso, fin da adolescente, era sempre stato il mio sport preferito, ancor prima del calcio, ed ero bravo. Era l’unico sport in cui avrei potuto vincere i mondiali. Ma con Olimpia era diventato la mia droga personale. Era sempre affamata di me, quanto io lo ero di lei. Non ne aveva mai abbastanza, perché mi desiderava sopra ogni altra cosa. Avevo trovato qualcuno alla mia altezza, a volte anche più di me. L’avevo vista guardare altri uomini, ma nessuno lo aveva mai guardato come guardava me. Nessuno. Lei mi divorava e mi amava con la stessa potenza micidiale. Non avevo mai avuto paura di mostrarle i miei sentimenti soprattutto per quest’immediata affinità che avevamo notato la notte stessa in cui eravamo stati insieme per la prima volta, nonostante sapessi che lei non voleva provare la stessa cosa per me. Con lei mi veniva tutto naturale, non pensavo alle mosse che avrei potuto fare per conquistarla, tutto ciò che le dicevo veniva dal cuore. Non riuscivo a impedire di essere schifosamente romantico, perché lei tirava fuori il meglio di me quando mi guardava e anche quando non lo faceva. L’avevo guardata dormire quasi ogni notte da quando l’avevamo passata insieme la prima volta e non avevo mai avuto dubbi su ciò che lei provava per me ed era proprio quello che mi spaventava. Lei mi amava e questo la terrorizzava a morte portandola ad allontanarsi da me. Era un controsenso, ma Olimpia era deliziosamente complicata.

Arrivammo in camera e lei si voltò con quel sorriso di sfida che raccoglievo ogni volta.

Voglio farti solo la coda≥ mi spiegò docilmente.

Chiusi la porta a chiave dietro di noi e mi ci appoggiai sopra ≤ Perché non ti credo, stella?≥.

Devo imparare a mentire meglio?≥ mi domandò delusa con un sorriso ammiccante.

Da me non ti puoi nascondere≥.

Non ci fu bisogno di altri inviti, mi staccai dalla porta e mi lanciai addosso a lei facendoci cadere entrambi sul letto. Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di immergermi dentro di lei, perché era il posto più splendido del mondo. Perché dentro di lei mi sentivo, forse per la prima volta in vita mia, a casa e non c’era nessun altro posto in tutto il mondo in cui volessi stare. Era lì che dovevo stare.

La chimica scattò subito. Sentii il corpo di Olimpia ammorbidirsi, le sue cosce si allargarono per darmi accesso. Ogni volta che la toccavo era come se scoppiasse un incendio ed i vestiti erano sempre troppi. Mi levai la maglia e le sollevai il vestito sfilandoglielo delicatamente dalla testa. Avevo bisogno di sentire il suo corpo nudo contro il mio. Senza mai staccare lo sguardo dal suo ci svestii entrambi senza fretta e baciandola in punti strategici. Lei mi guardava con un’aria trasognata e quando mi abbassai di colpo i pantaloni ed i boxer iniziò ad ansimare furiosamente. Avrei potuto sentire anche i battiti accelerati del suo cuore.

Tolto qualsiasi cosa si frapponesse tra i nostri corpi, tranne le nostre collane che ormai erano diventate parte di noi, mi sdraiai su di lei premendole l’erezione contro l’addome. Carne contro carne, finalmente. Un brivido mi percorse ed una strana sensazione di sollievo m’invase. Completamente nudi ed esposti a qualsiasi sensazione e sentimento che provavamo mi rendevo conto come non mai che era quella la sensazione che bramavo per tutto il giorno.

Olimpia non mi fermò, non mi fece domande, sapeva già di cosa avevo bisogno e perché. I nostri occhi s’incontrarono e si dissero tutto quello che volevamo sentirci dire.

L’abbracciai più forte che potevo e la premetti contro di me. Olimpia ansimò con quel suo verso dolce e supplichevole. Le presi le guance tra le mani, la baciai a fondo e la mia lingua prese possesso della sua. Le mie mani la circondavano, l’accarezzavano, ma lei mi spronava a prendere di più, ad andare più veloce. Sfregai la mia eccitazione contro il suo pube e la sentii già pronta per me. Adoravo l’effetto che avevo su di lei.

Le mie dita affondarono nella vulva gonfia e umida e andarono a cercare il suo centro.

Dio, quanto era bello. Quanto era bella con la pelle leggermente arrossata e il fiato corto.

Il modo in cui si muoveva cercando e bramando sempre di più il mio contatto andando incontro alle mie mani: era la cosa più erotica che avessi mai visto prima. L’oscillare dei suoi fianchi, l’abbassarsi delle palpebre, l’inarcarsi della schiena mi mandavano in estasi.

La volevo sentire stringersi intorno a me. Senza smettere di baciarla la sistemai nel centro del letto e mi posizionai, Olimpia si avvinghiò con le gambe alla mia vita e con una spinta lenta la penetrai.

Casa. Dolce, bellissima, bagnatissima e amatissima casa.

Una preziosissima seta bagnata mi avvolse il pene e dovetti stringere i denti per non venire in quell’istante. Olimpia mi accolse stringendosi intorno a me come una morsa di velluto e gemendo dolcemente il mio nome. In quel momento non volevo dire niente, volevo solo sentire lei, baciarla e affondare sempre di più in quel mio personale paradiso. Ci fu solo l’affanno del mio respiro, i gemiti strozzati di Olimpia e i nostri sguardi.

La penetrai più a fondo roteando i fianchi e strusciando sul clitoride pulsante. Olimpia si avvinghiò ai miei capelli stringendomi sé e inarcando la schiena.

Achille, cazzo… Ancora, ancora!≥ ansimò contro la mia bocca.

Una leggera personalissima soddisfazione m’invase e il mio caratteristico narcisismo prese il sopravvento. Ero cambiato, ero diventato romantico perché ero innamorato, ma non ero poi così diverso. Ero migliore grazie a lei, ma dentro di me si annidava ancora il vecchio bastardo che l’aveva fatta innamorare e che godeva a far godere.

Amavo vederla provare piacere e il pensiero che ero io, e soltanto io, a farle perdere la testa mi fece spingere più a fondo prendendo tra le labbra e mordendo delicatamente un capezzolo turgido. Tremò tra le mie braccia e le sue unghie si piantarono sulle mie natiche spronandomi ad andare più a fondo. Gemetti perdendo il controllo ed iniziando a martellarla sempre più velocemente.

Il mio ego era così grande, prima, che non mi ero mai posto nemmeno una volta il quesito se per le donne che mi fottevo ero fantastico o no. Non me ne fregava un cazzo, perché ero sicuro di me e del mio fascino. Con Olimpia, invece, tutti i castelli che mi ero creato si erano frantumati. Adesso avevo la necessità di darle tutto ciò che potevo avere. Volevo darle piacere più di qualsiasi altra cosa e non erano tanto le sue parole che mi facevano capire che stavo andando bene, tipo un adolescente alla sua prima esperienza, era il fiato corto, la pelle velata di sudore, la sua fessura gocciolante, il tremore del ventre ad ogni colpo che le infliggevo ed infine i suoi occhi che ogni volta che mi ritraevo per affondare il prossimo colpo si aprivano lentamente trafiggendomi con la loro intensità. La vedevo come una dea che mi era stata offerta in regalo da qualcuno che mi voleva davvero bene da lassù e sapevo anche chi.

A ogni colpo lei mi stringeva calda e accogliente. Ogni palpito della carne, ogni fremito del clitoride era un tributo alla bellezza di Olimpia che risplendeva sotto di me. A volte era davvero troppo per me. A volte mi sentivo troppo poco per lei, ma poi la guardavo e mi rendevo conto che eravamo fatti l’uno per l’altra e anche se non mi sentivo alla sua altezza non me fregava un cazzo, non avrei fatto il nobile cavaliere, lei era mia e basta, meritandomela o no.

Toccai un punto prezioso e Olimpia urlò senza freno. Era musica per le mie orecchie. Imprecai in risposta mentre il mio cazzo fu risucchiato ancor di più dentro di lei. Riuscivo a stento a respirare. Una scossa elettrica mi trapassò tutto e la mia pelle s’imperlò di un strato di sudore. Non c’erano parole per descrivere ciò che mi stava facendo, era bellissimo e non avrei mai voluto uscire da lì.

Ho bisogno di sentirti≥ ansimò con i lucciconi agli occhi.

Appoggiai il gomito al lato della sua testa e le accarezzai il volto scostandole alcuni capelli dalla fronte e con l’altra le accarezzai dolcemente un fianco, mentre cercavo di rallentare entrambi. Non volevo finisse quella sensazione magica di essere una cosa sola ≤ Stella sono qui con te. Sei bellissima in questo momento e non voglio sentire altro che te≥ le dissi tra un gemito e l’altro. Era un’impresa dire cose sensate in quel momento≤ Guardami≥ le sussurrai.

Gli occhi erano diventati di un verde scuro offuscati dal desiderio. La sentii tremare e capii che era vicina. Gemendo a gran voce mi prese il labbro inferiore tra i suoi denti e lo morse delicatamente. Non ce la feci e affondai altri due colpi violenti e lei urlò.

Cazzo, sì!≥ sibilai.

Lasciai andare ogni freno e accelerai fino ad un galoppo folle.

Così Achille, è perfetto≥ disse gemendo.

Cercai di rallentare, ma lei non me lo permise, perciò mi arresi e diedi ad entrambi quello che tanto bramavamo. Olimpia mi strinse allacciandomi le braccia al collo, stringendo forte con le dita i miei capelli e premendo le labbra contro le mie e la sentii come esplodere tutt’intorno a me. La seguii a ruota e l’orgasmo mi scagliò dritto in paradiso mentre le mie labbra premute contro le sue ripetevano una sola parola. Olimpia. Cristo, era ovunque in quel momento, ero suo. Lei si sciolse attorno a me, senza interrompere la sua stretta e l’unione profonda tra noi; riversai il mio seme, sfiorandole le labbra tenere con i denti. Non resistetti e mentre l’orgasmo stava sconquassando entrambi andai a morderle la pelle sensibile del collo inalando il suo profumo dolce e fruttato.

Rimasi lì fino a quando non sentii la presa sui miei capelli diminuire. Mi sollevai per guardarla e appoggiai la fronte contro la sua inalando aria. Non riuscivo ad interrompere quel contatto tra noi.

Ti amo≥ sussurrò così piano e così delicatamente che per poco non riuscii a sentirla cogliendomi di sorpresa e facendo fare una capriola al mio cuore.

Chiusi gli occhi intensamente nell’udire quelle parole appena sussurrate. Era raro sentirgliele dire, ma quando lo faceva non potevo non emozionarmi. Non avrei mai smesso di udirle.

Amare non era per persone deboli e Olimpia era la donna più coraggiosa, intelligente e amorevole che avessi mai conosciuto prima d’ora. L’amore era per coraggiosi e noi sotto una certa forma lo eravamo, perché non ci eravamo mai nascosti, ma soprattutto non ci eravamo mai arresi. Quello che provavamo qualsiasi persona ce lo poteva leggere in faccia. Era una cosa nata dall’ignoto e che era entrata improvvisamente nella nostra vita. Era una felicità che faceva sorridere il cuore e l’anima e dava la certezza di non essere più soli.

Olimpia mi aveva sconvolto la vita, la mia idea di vita, tirando fuori lati del mio carattere che nemmeno io sapevo di avere. La visione negativa che avevo del mondo non era cambiata, ero sempre il solito, ma adesso avevo trovato la mia ancora di salvezza e giuro che da me non sarebbe più scappata via, mai più.

Ogni volta è un colpo all’anima sentirtelo dire≥ le sussurrai a mia volta.

Ci baciammo ancora, a lungo, non seppi esattamente quanto trascorse prima che scivolassi fuori da lei. Ci coprii entrambi con il lenzuolo e la strinsi forte contro il mio petto.

Che ne dici di una vacanza?≥ le chiesi.

Oh questa?≥ mi chiese a sua volta guardandomi da dietro la spalla.

Forse ne abbiamo bisogno. Con tutto quello che è successo in meno di un mese, forse abbiamo bisogno di staccare un po’ la spina e stare soltanto te ed io≥. Sì, era decisamente l’idea più follemente giusta che avessi mai preso. Ero un fottuto genio. Già m’immaginavo una settimana in una sorta di luna di miele in un’isola deserta con Olimpia rigorosamente nuda 24 su 24 sempre a mia disposizione.

Ci penserò≥ mi liquidò.

Stronza!≥ mai una volta che mi desse la soddisfazione di dirmi di “sì” alla prima, e se era possibile mi faceva impazzire ancor di più.

Che hai detto?≥ mi chiese dandomi una gomitata.

Nulla nulla, comunque prenoto i biglietti≥ le dissi mordendole il lobo sensibile dell’orecchio.

Olimpia si voltò verso di me appoggiando la testa sul mio braccio. Giocherellò un po’ con le dita sul mio petto ed io feci la stessa cosa con il suo stuzzicandole i seni. Ma nel suo sguardo lessi una certa preoccupazione.

Hai qualcosa da dirmi? Ma basta cattive notizie, non ne posso più≥ le dissi.

È che…≥ esordì e poi si bloccò guardandomi accigliata ≤ Non lo so Achille, sono preoccupata per Elena. L’hai vista? È…è triste e non l’ho mai vista così. Non parla né con me, né con Bruno e Cleo. La motivazione può essere solo una: Lorenzo. Giuro che prima o poi l’ammazzerò quello. Hanno sempre avuto crisi, ma stavolta è diverso, mi sembra più determinata a prendere una decisione definitiva e ho paura che questa cosa la porti via da me. Vorrei venire via con te, ma nell’ultimo mese ci sei stato soltanto tu ed ho trascurato mia sorella, che amo e tu lo sai. Sta per affrontare la maturità, ma non c’è con la testa≥ mi confessò tutto d’un fiato.

Sapete la sensazione che provano le madri con i propri figli quando dicono qualcosa di estremamente tenero? Li guardano ed il cuore si riempie d’amore fino a scoppiare e poi provano quel desiderio irrefrenabile di affogarli di baci. Ecco, in quel momento mi sentivo proprio così. Quanto mi facevo schifo. “Povero Achille”. Mi ero proprio trasformato nell’uomo che avevo sempre detestato e la cosa più scioccante è che ne ero felice. Dio, quanto ero felice.

Vuoi che le parli io?≥ le chiesi accarezzandole dolcemente la guancia morbida.

Lo faresti?≥ mi chiese ed i suoi occhi s’illuminarono di gratitudine.

Per te, qualsiasi cosa≥ le risposi.

Ci rivestimmo e scendemmo al piano inferiore mano nella mano. Non riuscivo a smettere di guardarla. A metà percorso ebbi il desiderio incontrollabile di riportarla in camera, ma cercai di resistere stringendola forte a me.

Appena arrivati in cucina, trovammo Bruno intento ad affettare un pomodoro e a preparare l’insalata.

Oh, va bene tromba’, ma voi vi dovete da’ una calmata≥ esordì.

Vuoi una perla di saggezza?≥ disse Ettore entrando in casa.

Spara!≥ esclamò Bruno alzando gli occhi al cielo immaginandosi già la cazzata che stava per venire fuori.

In quel momento entrò anche Enrico ed in coro dissero ≤ Come insegna il signor Ferri: quando la topa tira, non c’è distanza che fermi l’uccello≥.

Feci una faccia commossa facendo finta di asciugarmi una lacrima ≤ Ragazzi sono orgoglioso di voi≥ esclamai trattenendo a stento le risate.

Olimpia fece una faccia disgustata ≤ Come siete romantici!≥ ci rimproverò.

Scoppiammo a ridere mentre Olimpia scuotendo la testa si dirigeva in giardino. La seguii anch’io lasciando i tre a scambiarsi altre perle di saggezza. Lei andò subito da Alessandro che era accoccolato insieme a Bucefalo tra le braccia di Cleo. Lo prese in collo riempiendolo di baci.

Mi guardai intorno finché non trovai la mia dolce cognata, a cui dovevo ancora un grande favore, ai margini del prato con lo sguardo perso nella lunga vallata che si estendeva davanti a noi. Con lo sguardo stava cercando qualcosa, ma non credo che sapesse nemmeno lei cosa. Stava cercando la risposta ad una domanda che l’assillava. Prima di allora non l’avevo davvero osservata attentamente. Elena era triste e non l’avevo nemmeno io vista così. La ragazzina euforica e sempre sorridente che avevo conosciuto si era nascosta. Le andai incontro e mi fermai al suo fianco. Le misi una mano intorno alle spalle e l’attirai contro il mio fianco stringendola contro di me cogliendola di sorpresa.

Elena assomigliava ad Olimpia, ma aveva lineamenti più dolci, ancora da bambina. Aveva anche lei dei lunghi capelli, però biondi. Era alta e mingherlina, ma al contempo sembrava una ragazza molto più forte di quello che sembrava. Il fisico chiaramente da giocatrice di pallavolo, al contrario di Olimpia che aveva curve molto più generose con la pelle come abbronzata, invece Elena era candida. In comune avevano i grandi occhi verdi, la tonalità della piccola era la menta, mentre quelli di Olimpia tendevano di più ad un verde scuro quasi fuso al castano.

Cosa stai cercando?≥ le chiesi guardando nel punto in cui stava guardando lei.

Rispose sospirando e scuotendo la testa come se stesse scacciando un pensiero ≤ Una risposta, credo. Anche se non so quale sia la domanda giusta da porre≥ era una ragazza estremamente intelligente e decisa, molto più forte di quanto pensassi.

Il cielo notturno solitamente mi aiuta a prendere sempre le decisioni più giuste≥ le suggerii.

Scosse la testa sconsolata ≤ Il buio mi spaventa, perché mi ricorda lui≥.

Cosa non è andato con Edoardo?≥ le chiesi consapevole che si riferisse a Lorenzo.

Edoardo mi piace, è un bravo ragazzo ed è anche molto bello, ma non riesco ad avere una relazione normale con un ragazzo normale. Mi sono illusa che avrei potuto avere un’altra relazione semplicemente dimenticandomi completamente di ciò che Lorenzo ed io abbiamo, ma non ci sono riuscita≥.

E che cosa avete?≥.

Una relazione malata basata solamente sull’ossessione reciproca e sul sesso fantastico≥.

Siete troppo giovani per gestire e per capire una relazione così complicata, ma se vi appartenete troverete sempre un modo per far funzionare la cosa≥.

Mi guardò con i suoi grandi occhi e una lacrima le rigò la guancia ≤ Non credo che voglio farla più funzionare. Voglio stare bene e con lui soffro e basta. Non è vero che l’amore basta, nel nostro caso non è così. Ci amiamo fino alla nausea, così tanto che ci feriamo a vicenda. È possibile?≥.

Le asciugai la lacrima con il pollice e la strinsi più forte ≤ Cazzo Elena se è possibile, guarda tua sorella. Per quanto riguarda lui è troppo piccolo per capire la profondità della vostra relazione, adesso non farà altro che sbagliare, perché è spaventato ed è normale che lo sia≥.

Non voglio più dargli l’opportunità di distruggermi≥ mi disse risoluta.

Non dargliela. Se è vero amore, un giorno lui capirà. Se vi appartenete davvero il destino vi farà ritrovare≥.

Non voglio affidarmi al destino. Voglio essere una donna decisa che non si fa sottomettere da nessun uomo. Voglio essere importante per me stessa e basta≥.

Sai, il vecchio Achille ti avrebbe detto di mandarlo a fanculo e di trombarti qualsiasi anima vivente sul pianeta≥ cercai di farla ridere e ci riuscii ≤ Ma non posso non immedesimarmi in lui, perché adesso so cosa significa amare davvero una persona. Se avessi incontrato Olimpia a vent’anni le cose non sarebbero state così “semplici” da parte mia. Mi sarei impaurito davanti al sentimento che avrei provato per lei e avrei fatto di tutto per allontanarla o minimizzare ciò che provavo facendola sicuramente soffrire. Hai bisogno di mettere un po’ di distanze fra voi, per farvi capire meglio≥.

Ed è quello che farò≥ disse in tono deciso e autoritario.

La guardai un po’ preoccupato ≤ Cos’hai in mente Elena?≥ le chiesi.

Mi guardò a sua volta e poi il suo sguardo si spostò alle nostre spalle su Olimpia che teneva Alessandro in grembo facendogli il solletico ≤ Sai, mia sorella ha il potere di capire le persone che ama con un solo sguardo. Da piccola pensavo fosse magica≥ disse ridendo asciugandosi un’altra lacrima ≤ Olimpia è particolare. Lo è sempre stata. È unica, non ci sono altri aggettivi per descriverla, lei è la mia eroina. L’ammiro qualsiasi cosa faccia. L’ammiravo anche quando era l’adolescente scapestrata che usciva dalla finestra di notte e si faceva i piercing di nascosto e l’ammiro ora che è diventata una donna responsabile. Sono contenta e così sollevata che abbia trovato te che neanche t’immagini. Achille tu sei la sua metà perfetta. Non l’ho mai vista così felice, mai in tutta la mia vita. Adesso mi sento più tranquilla a prendere questa decisione≥ guardò me ≤ A settembre andrò a New York, ho trovato una buona proposta di lavoro e voglio riiniziare una nuova vita basata su di me e sulla mia felicità. ≥.

Sobbalzai all’udire quella notizia ≤ Elena ne sei sicura? Vuoi davvero abbandonare tutto per lui? Olimpia ha me, ma soffrirà come non mai se deciderai davvero di partire≥.

Non dirlo ad Olimpia ancora, prima voglio che sia tutto pronto, perché se glielo dicessi ora mi convincerebbe a non partire e non è questo che voglio. Sarò io a dirglielo quando riterrò di essere pronta. Achille promettimelo≥ mi supplicò.

Sole, sai che non posso promettertelo. Se lei mi farà domande non le mentirò, ma se lei non mi chiede nulla non dirò nulla. È questa l’unica promessa che ti posso fare≥ e sapevamo entrambi che Olimpia sospettava già che Elena stesse tramando qualcosa e che quindi la domanda non sarebbe tardata ad arrivare.

Ti capisco≥ mi disse sbuffando, poi mettendomi una mano sul cuore disse ≤ Sai, forse un giorno troverò anch’io un uomo che mi ama più di qualsiasi altra cosa al mondo e che mi guardi come se fossi la pietra più preziosa che esista, spero solo di riuscire a contraccambiarlo. Io credo nell’amore e non smetterò mai di crederci, ma adesso ho bisogno di cambiare aria. Ho bisogno di essere felice e qui non lo sono. Olimpia soffrirà, ma non sarà sola. Ha una famiglia da costruire con l’amore della sua vita e guarda che voglio tanti nipoti≥ mi confessò asciugandosi altre due lacrime tentando di sorridere.

L’abbracciai forte e la baciai dolcemente sulla testa ≤ Sei una ragazza davvero forte Elena e sappi che io ti appoggerò qualsiasi cosa tu decida di fare. Tu hai noi, sempre. Potrai tornare indietro in ogni momento che vorrai. Noi ti aspetteremo qui≥.

Grazie. Sei il cognato più maledettamente sexy e dolce che qualcuno possa avere. Ti voglio bene≥ mi disse trattenendo a stento un singhiozzo.

Grazie cucciola, anch’io ti voglio bene. Sei la cognata più cazzuta che qualcuno possa avere. È anche merito tuo se Olimpia ed io stiamo insieme, perciò ti devo un grande favore≥.

Davvero??≥ mi chiese alzando la testa.

Certo Sole!≥.

Lo posso riscuotere subito il favore?≥ mi chiese con un bagliore di rabbia nello sguardo.

Quando vuoi≥ le risposi divertito.

Allora quando puoi vai da Lorenzo e riempilo di botte≥.

Scoppiai a ridere ≤ Consideralo già fatto≥.

La lasciai andare arruffandole i capelli, mentre sulle sue labbra stava riaffiorando un sorriso.

Achille?!≥ mi sentii chiamare da lontano.

Mi voltai e c’era Luigi che mi faceva un cenno con la mano ≤ Sono pronto!≥ esclamò.

Lì per lì dopo tutto quello che era successo e stava succedendo non mi ricordai a cosa in particolare si stava riferendo. Come un lampo mi venne in mente la conversazione che avevamo fatto e un sorriso si dipinse sulle mie labbra. Avevo chiesto a Luigi di venire qua con l’attrezzatura da lavoro per un servizio speciale tutto per noi. Era un tatuatore professionista, uno dei migliori che conoscevo e autore di tutti i miei tatuaggi. Era l’ora di svelare il tema della nostra piccola festicciola.

Vieni Sole, ho una piccola sorpresa per le mie sorelle preferite≥ dissi ad Elena trascinandola nel centro della festa dove tutti gli altri si guardavano un po’ sorpresi.

Lille svela a tutti il tema della serata, mentre vado a prendere la roba≥ esclamò Luigi ridendo come un pazzo mentre gli altri si guardavano impauriti.

Allora froci il tema della serata è “Si tatui chi può!” Offerto dal nostro Luli≥ esclamai ridendo mentre portavano fuori tutta l’attrezzatura. Si, ci chiamavamo con dei soprannomi davvero ridicoli e stupidi, ma per qualche ragione quando eravamo ancora degli uomini disponibili questo attirava le donne. Non sapevo ancora oggi quale fosse il collegamento logico.

Voi siete pazzi!≥ esclamò Elena sedendosi vicino ad Olimpia, mentre gli altri stavano già saltando dalla gioia e le ragazze si indicavano i luoghi più disparati dove fare un tatuaggio.

Ecco perché mi sono innamorata di te!≥ rispose Olimpia alzandosi e saltandomi addosso.

La baciai sulle labbra e la guardai assorto. Perfetta.

Nella campagna fiorentina si diffuse una gran pace.

Una vita così? Una vita con lei? Era decisamente la mia idea di paradiso perché Olimpia era tutto. Tutto ciò che di più bello al mondo c’era.

Mia.

Mio.

Per sempre noi. Due anime che si appartengono.

 

 

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24 commenti

  1. Papera

    Oddio che bel capitolo!
    Achille che tenero, che uomo… ci sta rubando il cuore!
    Bravissima Victoria veramente un lavoro fantastico

  2. silvietta

    Oggi sono un pò rimbambita, a metà capitolo ho notato che era Achille a parlare!!!! Quando me ne sono accorta mi sono insultata da sola. Tornando a noi, bellissimo capitolo e bravissima come sempre, il cavallo/cane Bicefalo mi ha fatto morire dal ridere 😀 , non mi ricordavo tutto l’incrocio dei nomi ma per fortuna i racconti, alle volte, ti fanno riaffiorare la memoria, in questo caso sulle lezioni di storia. In ogni caso ho riso come una pazza, sopratutto con i nomi proposti da Achille: Righello, Compasso e Calcolatrice, lo vorrei proprio vedere un cane con quei nomi 😛 .
    Per quanto riguarda la scena in camera da letto non ti dico nulla a parte Achille, OH ACHILLE!!!! , solo con questa affermazione dico già tutto!
    Elena, cucciolina, chissà come se la caverà a New York, chissà come se la caverà con Lorenzo e sopratutto chissà (si lo sto facendo apposta a mettere tutti questi chissà) come mai questa storia ha un non so che di familiare 😛 😛 !! Mentre leggevo pensavo povera cucciolina, mi ha fatto un sacco di tenerezza… Carino il soprannome “Sole”, molto adatto…. comunque la parte in cui chiede di riempire di botte a Lorenzo mi ha strappato un sorriso, ma non è stato niente in confronto alle risate che ho avuto quando hai scritto del tatuatore e della spiegazione dei soprannomi.
    Che altro dire a parte che sei stata bravissima e che ora aspettiamo l’epilogo di lunedì prossimo… Non farmici pensare che mi viene una tristezza a pensare che questa storia stia finendo; è iniziata il giorno del mio compleanno, ci ha fatto diventare amiche, mi ha fatto conoscere un sacco di ragazze incredibili con cui parlare e ora arriva alla conclusione… vabbè, tutto non può durare in eterno e le storie devono sempre avere una conclusione però è stato divertente. Baci baci

    • Alexa82

      ora siamo curiosi Silvietta cara, chissà forse la nostra Vicky ti ha svelato qualcosina. non puoi fare allusioni e tenerci così sulle spine!!!

      • silvietta

        Ebbene si so qualcosa, ma da ieri non sono la sola….Vicky ha svelato che farà il seguito e sarà dal punto di vista di Elena. Alexa tu non hai Facebook o Twitter? Con buona parte delle altre ragazze ci sentiamo già fuori di qui su facebook o vorremmo poter parlare anche con te

        • Chiara2607

          Ragazze ma su facebook avete creato un gruppo o qualcosa per sentirci??

          • silvietta

            Ciao Chiara, si abbiamo creato un gruppo. Perchè non mi cerchi così ci trovi? Sono Silvia Ruvioli, ho un collage di foto con i miei nipoti come immagine

  3. Chiara

    Oh mio Dio mi viene da piangere!! Che bello! Sono contentissima! Già mi mancano Achille e Olimpia! E Victoria mi ripeterò ma sei fantastica, veramente bravissima, spero che un giorno prendi sul serio l’idea di pubblicare il tuo racconto, personalmente è stato emozionante leggerlo, è stato come vivere un altra vita, la loro, mi sono immedesimata nella loro storia, e mi hai fatto sognare! Tutto ciò che un Signor.Libro deve fare! Ancora complimenti, sei grande <3

  4. Alessia

    non finire non finire!!! Voglio la continua!!! Sei bravissima…in tutti i capito hai saputo suscitare curiosità gioie e ansie complimenti!!! Continua a scriverci…non voglio che il lunedi sia vuoto

  5. Romina

    Oddio che bello….l’Achille pensiero!!!!!!! Wowwww l’ho dovuto leggere a mozzichi e bocconi porca miseria, quindi mi riservo di leggerlo in tutta calma e tranquillità, godermelo a fondo e apprezzarne davvero la sua essenza! Che dire……viene fuori tutto l’uomo innamorato pazza della sua Olimpia che abbiamo conosciuto in tutti i capitoli precedenti ma visto con gli occhi di Olimpia e tramite lui hai saputo regalarci, cara Victoria, quel qualcosa in più che ha reso tutta questa bellissima storia, la nostra favosa, anzi la favola di Achille e Olimpia, bellissima e meravigliosa! Sono felicissima di averla letta ed emozionata di aver letto questo capitolo, intenso e profondo! Grz

  6. Ana Grey

    adoro il pov di achille!!la storia è bellissima e spero di vederla pubblicata.. te lo meriteresti! aspettiamo l’epilogo e poi penso che rileggerò la storia dall’inizio!brava brava!

  7. Rosy ♥

    È stupendo Victoria 🙂
    Non parlo solo del capitolo ma di tutto ciò che sei riuscita a creare 🙂
    Questa fantastica Storia mi ha emozionata dalle sue prime parole 🙂 mi ha fatta sorridere, ridere, commuovere, piangere, disperare, incazzare e tanto altro ancora 🙂
    Quest’ultimo capitolo, rigorosamente Achille POV :-), è stato un coronamento perfetto per questo nostro tanto atteso happy ending 🙂 avevi ragione sin dal principio: L’AMORE VINCE SEMPRE 🙂 e in questo capolavoro l’Amore di Achille e Olimpia ha vinto su tutto 🙂
    Sono bellissimi insieme e con il piccolo Alessandro e il new entry Bucefalo sono perfetti 🙂
    Bellissima la scena al canile e anche quella della scelta del nome 🙂 Alessandro è un piccolo Achille 🙂
    Signori e Signore ecco a voi la FAMIGLIA FERRI 🙂
    Non ci sarebbe potuta essere una conclusione più bella di quella che hai scritto Victoria 🙂
    Una bellissima serata tra le persone più importanti per i nostri beniamini 🙂 PERFETTO 🙂
    Non vedo l’ora di leggere l’epilogo anche se so già che piangerò come una disperata 🙂
    Questo nostro appuntamento del lunedì mi mancherà da morire 🙁 sono felicissima di aver conosciuto te Victoria e tutte le altre, Silvia, Lorenza, Alessia, Romina, Raffaella, Pamela, Maria, Minù e tutte quante 🙂 (perdonatemi se ho dimenticato qualcuna 🙂 )
    Buona serata a tutte 🙂
    PS: Victoria grazie per la meravigliosa notizia sul progetto su Sole 🙂 sarà un’altra bomba 🙂

  8. Maria

    Che capitolo fantastico!!!! Achille è davvero tenero….davvero,vedere le cose dal suo punto di vista è molto bello….insieme A&O sono davvero meravigliosi!!!! 🙂 si vede proprio che il loro amore è forte, capace di contrastare qualsiasi tempesta……non so davvero cosa dire, mi commuovo solo al pensiero di loro due insieme!!!!!!!!!!!
    Alessandro è dolcissimo….come suo papà…..sono proprio un bel quadretto!!!!!
    Spero tanto che Elena possa trovare la serenità e l’amore che cerca così come sua sorella…..magari questo viaggio nella grande mela le farà capire cosa vuole davvero…a volte prendere le distanze serve…
    Bravissima Vicky come sempre!!!!!!!!!!!!brava brava brava!!!!

  9. rosyg

    Ciao Victoria capitolo fantastico ed emozionante ti faccio i miei complimenti sei una scrittrice veramente in gamba , ogni capitolo che o letto mi sono immedesimata nella storia di A&O ,mi mancherà il lunedì leggere il tuo romanzo .Adesso basta perché mi sto commovendo, Victoria ti faccio i miei migliori auguri per il tuo lavoro come scrittrice un abbraccio spero di leggere presto nuovi racconti.

  10. Alexa82

    io mi sto già disperando da una parte, ma sono in euforia dall’altra perchè adesso abbiamo la conferma che sentiremo ancora parlare di A&O attraverso gli occhi di Elena, o Sole (i soprannomi più azzeccati l’hai trovati tu). sono strafelice al pensiero che ci sarà la storia della mia seconda sorella preferita. ma lo pubblicherai sul sito? Victoria non c’è altro da dire, sei fantastica, favolosa, sorprendente. non ti sei mai arresa e sei arrivata fino in fondo nonostante un percorso fatto di alti e bassi. questa storia è entrata nel mio cuore e se deciderai di pubblicarlo io sarò la prima a comprarlo, non possiamo non fare una standing ovation proprio a te.. fidati, te li meriti tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  11. Minù

    Poche parole si possono dire per descrivere questo capitolo , semplicemente fantastico !!!
    Molto brava 😉

  12. Eddy

    Ciao! E’ da un po’ che leggo la tua storia, ma non ho mai commentato. Volevo farti dei grandissimi complimenti perchè la storia è semplicemente stupenda e mi è piaciuta un sacco! Inoltre scrivi davvero benissimo (mi hanno fatto molto ridere le espressioni tipicamente fiorentine perchè ho un’amica che parla allo stesso modo).
    Anche secondo me dovresti prendere in considerazione di pubblicare la tua storia, perchè avresti sicuramente un grande successo!
    Detto questo, spero di poter leggere presto altri tuoi racconti 🙂

  13. miki

    Stupendo ho pianto dalla gioia 🙂 non ci deludi mai Vittoria sei bravissima ci emozioni ogni volta spero che scrivi ancora magari la storia di Elena ….. e spero anch che decidi di inviare il tuo racconto ad una casa editrice io lo comperò subito perché questo storia mi è entrata nel cuore grazie ancora per le forti emozioni che mi hai fatto provare ogni lunedì bacio

  14. Luana

    Sentire il POV di Achille è a dir poco fantastico, strepitoso, appagante! Grande VICTORIA sei riuscita a creare questa storia bellissima! Mi dispiace tantissimo che siamo giunti alla fine … che tristezza!! Mi mancheranno tantissimo A&O. Di nuovo complimenti….. a lunedì! Un bacio

  15. VeloNero

    Ho letto il capitolo appena lo hanno pubblicato, ma non ho commentato subito.
    Sono andata a rileggermi alcuni stralci dei primi capitoli. Non voglio dirti quello che che ti dicono tutte solo perchè sarebbe superfluo: Achille è un personaggio fantastico, descrivi meravigliosamente le passioni e i sentimenti. Queste cose te le dicono molto meglio di me.
    Le storie, per essere belle e rimanere dentro, devono finire, altrimenti diventano soap-opera, ma il bello dei libri è che puoi rileggerli quante volte vuoi e farli diventare parte di te.
    Quello che voglio dirti ora è che sono impressionata dal cambiamento della tua prosa, hai fatto passi da gigante, diventando, in ventinove settimane, una scrittrice.

  16. Maria Gargano

    Capitolo magnifico!
    Ho trovato magnifico che quest’ultimo lo hai fatto raccontare da Achille. È stato bello xché con i suoi pensieri è come se avesse ripercorso tutta la storia dal suo punto di vista e poi con Elena è stato magnifico!
    Per nn parlare del sesso con Olimpia. Non ci si abitua mai a questi due,sono davvero troppo!
    Se nn ci sarà nient’altro va bene così xché questo capitolo è stato un epilogo eccezionale. Vittoria ti faccio i miei più sentiti complimenti,storia magnifica!!
    Un bacione grande