Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Nuova presentazione a cura dell’autrice: “Quella che era partito come un breve racconto, si è trasformato in qualcosa di più solido e concreto, grazie alle lettrici a cui ho presentato il mio scritto e che lo hanno apprezzato spronandomi a fare ogni giorno meglio. Questo è il coronamento di un grande sogno che ho sempre avuto nel cassetto, ma che non avevo avuto mai, almeno fino adesso, il coraggio di realizzare non considerandomi all’altezza. Vi presento l’amore sotto tutti i punti vista, vi presento le due persone che ormai fanno parte della mia vita e vi racconterò la storia di come il loro amore è nato in una città magica come lo è Firenze. A&O”.

19° CAPITOLO

 

19.

ACHILLE

“Ti prego Olimpia, non te ne andare! NON FARLO!”

La sveglia suonò sul comodino alle sette di mattina, ma io ero già sveglio da più di due ore. Mi ero svegliato in una pozza di sudore, dopo aver sognato per la millesima volta quegli occhi castani che mi davano il tormento, notte dopo notte, giorno dopo giorno. Ero corso in bagno a causa della nausea perenne con cui convivevo da qualche tempo e avevo rigettato il nulla, poi mi ero ributtato sul letto sentendomi una merda.

Beh, almeno ero sopravvissuto alla prima settimana e in questa che stava iniziando, in questo lunedì mattina, mi ero ripromesso di reagire e cercare di vivere.

Era da domenica che non riuscivo a dormire, a mangiare, a bere, a vivere. Mi rigirai sul letto a pancia su, immersi le mani nel groviglio indissolubile che erano diventati i miei capelli e iniziai ad incitarmi mentalmente.

“Dai su, forza Achille, cazzo. Reagisci, ce la puoi fare!”.

Mi misi a sedere sul letto. Allungando una mano staccai la foto dalla parete dietro di me, la posai sul letto e la guardai. Era diventato un rito sacro da esattamente otto giorni. Guardavo la foto e andavo a letto, mi alzavo e guardavo la foto. Era l’unico modo per andare avanti, era l’unica cosa che mi rimaneva di lei. Sì, perché aveva portato via tutto, perfino il mio cuore, la mia anima e la mia voglia di vivere, lasciando il suo profumo che come un fantasma aleggiava per casa facendomi impazzire. Non c’era angolo in cui lei non era stata, non l’avevo osservata ridere, pensare, parlare, sorridere o gemere. La mia Stella, “quella bastarda” mi correggeva sempre il mio cervello in perenne conflitto con il cuore che la osannava fino alla nausea.

Guardai la stanza illuminata dal sole e stranamente non mi sentivo malinconico di giorno, era la notte quando uscivo sul portico e guardavo le stelle, lì si che avrei preferito uccidermi. I miei occhi non si staccavano dal cielo stellato che si poteva vedere soltanto in piena campagna e lentamente mi sentivo mancare il fiato come se avessi un coltello piantato sul petto e a ogni stella che vedevo la lama penetrasse sempre più in profondità, girando sulla mia carne viva e facendomi sanguinare.

Afferrai la bottiglia del Rum che tenevo sotto il letto, così che nessuno la potesse vedere, e ne bevvi un sorso: il bruciore dell’alcool mi ricordava che ero ancora vivo.

“Dio, quanto mi facevo schifo!”.

Mi alzai dal letto e andai in bagno. Accesi la doccia e aspettai che scorresse l’acqua calda. Mi appoggiai al ripiano, dove si trovava il lavabo e mi guardai allo specchio. Fissai lo sguardo sui miei riflessi allo specchio e iniziai l’analisi giornaliera: avevo perso nel giro di otto giorni più di due chili di massa muscolare, quella che avevo faticato tanto in palestra per avere. Avevo lo sguardo assente e delle grandi macchie scure si estendevano sotto gli occhi, la mia arma segreta era andata a puttane. Dovevo smettere di tirarmi i capelli, sennò sarei diventato calvo nel giro di qualche anno. La mia povera chioma da surfer adesso sembrava un rovo di spine.

Non seppi perché, ma quella mattina risi nel guardarmi. Una risata amara e piena di frustrazione, l’unica cosa che mi era rimasta da fare: ridere.

Ero entrato ufficialmente nell’ultima fase della disperazione d’amore: l’isterismo.

Era una situazione davvero ridicola la mia, quasi surreale. Avevo sempre avuto successo con le donne. Avevo sempre avuto la possibilità di scegliere quella che volevo, usarla e scartarla quando diventava troppo appiccicosa o quando iniziava a parlare di un futuro che sapevo, non ci sarebbe mai stato. Avevo avuto molte amanti: more, bionde, rosse, alcune facili e altre difficili. Mi divertivo, perché dovevo essere ipocrita dicendo che quello che più aspettavo era la ragazza giusta?

No, non volevo trovare la mia anima gemella, non volevo ridurmi come un fottuto burattino a strisciare dietro la gonna di una donna, come avevo visto fare alla maggior parte dei miei amici. Il giorno prima erano i fottuti padroni della loro vita e del loro uccello, il giorno dopo erano diventati degli schiavi incapaci di pensare. La cosa più assurda era che ne erano felicissimi. Li osservavo parlare ininterrottamente di quanto la loro donna fosse perfetta, di quanto il sesso fosse spettacolare e di quanto la loro vita fosse stata vuota e insignificante, finché non le avevano incontrate. Parlavano di donne che io conoscevo da anni, le mie amiche storiche che io avevo sempre visto come dei maschiacci. Doveva essere un virus letale, non amore, da cui dovevo tenermi alla larga. Ma dopo Enrico, il virus era arrivato fino a me, non avevo avuto però la stessa fortuna degli altri.

Avevo già avuto la donna più importante della mia vita, mia madre, e le avevo tuttora mia sorella e mia nonna. Donne con carattere che sapevano come prendermi, che non nutrivano nessuna attesa nei miei confronti, che mi amavano incondizionatamente solo perché esistevo. Basta, mi sarebbero bastate loro per tutta la vita.

Dalla relazione con Nicole da cui era nata la cosa più bella del mondo intero, il mio tenerissimo bambino, non era sfociato in niente di concreto. Pensavo che nessun’altra potesse conquistare il mio cuore. Nicole era la donna perfetta e se non c’era riuscita lei a far cambiare qualcosa in me, non ci sarebbe riuscita nessun’altra.

A quel punto non pretendevo qualcosa di più alto, mi divertito e questo mi bastava.

È proprio vero che le cose arrivano quando meno te l’aspetti.

Almeno avrebbero potuto avvertirmi, avrei potuto prepararmi. Invece no.

La vidi.

Fu amore al primo impatto, nonostante cercassi di allontanare l’idea dalla mia testa.

Il cervello diceva “Sesso, sesso strepitoso!”, il cuore rispondeva “Amore, amore unico!”, ma entrambi concordavo su una cosa: dovevo scappare il più lontano possibile da lei, perché aveva il potere di spezzarmi in due.

Capelli marroni lunghi fin sotto il seno, occhi di un castano brillante, alta nella media con un sorriso fantastico. Una ragazza nella norma a primo impatto, pensai, invece mi sbagliavo. Venne ad appoggiarsi a quel fottuto bancone a pochi centimetri da me, con l’aria seria, lo sguardo spento e il disagio dipinto sul volto, si vedeva che voleva essere da qualsiasi altra parte. La osservai attentamente con gli occhi sgranati sperando che non fosse soltanto la proiezione delle mie fantasie sessuali. Aveva il sedere più spettacolare che avessi mai visto in vita mia: tondo, alto e delicato, un chicchino. Le tette più sode e tonde su cui avessi mai posato lo sguardo e una luce strana che la circondava da capo a piedi, rendendola l’unica persona che riuscissi a vedere dentro un locale immerso di donne bellissime, disponibili e pronte a darmi tutto ciò che gli avessi chiesto.

La testa mi si riempì in un nanosecondo di mille domande.

Perché lei?

Perché quando un uomo le si avvicinò e le dette una sonora sculacciata su quel culo, che già sentivo mio, mi agitai così tanto da afferrare il bicchiere che avevo fra le mani stritolandolo e facendomi diventare le nocche totalmente bianche impedendomi di spaccarglielo in testa? Perché questo sollievo che mi riempì il petto quando capì che l’uomo in questione non era assolutamente il suo compagno? E poi perché questa dannata erezione che avrebbe voluto rompere i pantaloni di jeans?

Dopo qualche istante, lei se né andò, senza degnarmi di uno sguardo, non mi aveva minimamente notato. Cercai di rilassarmi, ma non ci riuscii, anzi. Dovevo sapere il suo nome, avevo bisogno che mi guardasse negli occhi e l’occasione arrivò un lunedì mattina di qualche settimana dopo e, altro che se arrivò. La vidi passare sotto l’impalcatura su cui ero mentre stavo ricontrollando i lavori svolti dagli operai. Non credetti ai miei occhi, c’era qualcosa di più bello al mondo? La vidi fasciata nei suoi pantaloni jeans e in un cappottino avvitato nero. Tutte quelle dannatissime curve mozzafiato messe in risalto. I capelli lunghi ondeggiavano ad ogni passo che faceva, facendola sembrare una dea.

Sarebbe stata la mia rovina.

Mentre stavo parlando con Carlo, il capo cantiere, non resistetti, fu più forte di me. Chiesi ad uno dei muratori di prestarmi uno dei secchi pieni di calcinacci, dopo avergli spiegato il mio piano. Tutti gli uomini risero all’unisono quando capirono perfettamente le mie intenzioni, spronandomi, senza convinzione, a desistere. Erano tutti colleghi di mio padre, che dopo la sua scomparsa, mi avevano accolto come fossi un figlio, assecondando le mie cretinate e ammonendomi negli errori più gravi. Con una mossa decisa le rovesciai tutta la polvere in testa. La vidi fermarsi e diventare di pietra. Quando anche l’ultimo calcinaccio, le rimbalzò in testa ed ebbi finito di ridere come un pazzo. Scesi velocemente e le andai incontro.

“Accident’a me e quando lo feci”.

Lei alzò lo sguardò ed incontrò il mio. Mi bloccai, sentendomi mancare il fiato. Sentii la gola secca e tutto divenne più limpido, più chiaro, percepivo i rumori intorno a me più netti come se vivessi per la prima volta. Dannazione. Tutta la mia sicurezza, tutto il potere che sentivo di avere solitamente su una donna, dissolto nel nulla. Qualcosa dentro di me si ritrasse e mi urlò di scappare, allontanarmi da questa ragazza, perché mi avrebbe fottuto. Ma il bisogno di sentirla, vederla, toccarla per sapere se era vera o no, ebbe la meglio. Perciò le parlai e lei mi rispose: aveva una voce così maledettamente sexy che la mia mente iniziò a immaginare come sarebbe stato sentirla urlare in preda ad un orgasmo. Lei si voltò per andare via ed io la toccai: mi scottai al contatto con il suo corpo snello e asciutto, chissà come sarebbe stata a pelle nuda. Me la immaginai liscia e perfetta, un corpo con cui avrei potuto divertirmi e godere come mai avevo fatto prima. Poi mi disse il suo nome, ma non mi era sconosciuto, lo avevo già sentito prima.

Durante la giornata ripensai a quel nome, più e più volte: Olimpia.

Nel pomeriggio mia sorella mi obbligò ad andare con lei a vedere il progetto della casa di uno dei più senza palle degli uomini. Lapo fottuto-bastardo-maledettamente-fortunato Gilli. Lo avevo conosciuto ad una cena di beneficienza, alla quale il nostro studio era stato invitato per proporci un progetto che ci avrebbe garantito prestigio, ma soprattutto che ci avrebbe affermato per sempre nel campo edilizio. Azzurra Gilli, il comandante dell’operazione, ce ne voleva riproporre un altro, la ristrutturazione della casa per il figlio e della sua novella sposa in tempi record. Lapo, quella sera, si presentò soltanto a Viola snobbando i suoi accompagnatori. Ettore stava per rifilargli un cazzotto in pieno viso ed io l’avrei lasciato fare, ma appena lo sentimmo aprire bocca e parlare, Ettore, Viola ed io, rimanemmo con gli occhi spalancati e un sopracciglio alzato, completamente ammutoliti. Sembrava di parlare con una checca, ma non una vera e propria checca, un essere strano, né carne né pesce. Ettore per non ridere si rifugiava dietro al drink, io adocchiai una bella bionda che mi stava fissando dall’altro lato della stanza e sgattaiolai via, ignorando che quella checca sarebbe diventata la mia vera e propria spina nel fianco. Arrivati alla casa, quel giorno, andai nei vigneti per scattare le ultime foto di quella casa bellissima che sarebbe stata sciupata per i capricci di un bambino viziato. Improvvisamente, come un fulmine, ricollegai il nome di lei e una fitta di delusione mi attraversò. Si stava sposando la ragazzina. Non era disponibile, non le potevo interessare, ma quando su quel prato l’avevo afferrata e stretta a me avevo capito che i nostri bisogni erano uguali. Mi voleva. Era già mia.

La missione della settimana fu di sbattersi la bambina viziata a tutti i costi. Ma fu lei a sbattere me, quando a quella dannatissima festa dopo che parlai come un vero imbecille innamorato, gli avevo cacciato la lingua in bocca, sicuro di sentirla dissolversi tra le mie braccia. Invece quello che si dissolse completamente tra le sue, fui io. Gesù, la sua pelle era così calda, il suo profumo così dolce. Avevo capito che c’era qualcosa in lei, sapevo che aveva bisogno di un leggere incoraggiamento per togliere tutti i freni che si era imposta, ma non immaginai la potenza di puro sesso che sprigionava. E adesso che ne avevo avuto un assaggio? Dovevo fermarmi. Quella vocina dentro la mia testa m’implorava con le lacrime di accontentarmi, di fermarmi, ma quando ne ebbi un assaggio, ne volli di più diventando insaziabile finché non l’avessi avuta completamente, sperando e pregando che dopo mi sarei finalmente dato pace. E quando per la prima volta facemmo sesso? Mi resi conto che era tutto, tranne che sesso. Era amore puro e semplice.

Che coglione. Che coglione. Che coglione.

Mi teneva per le palle la ragazzina, con la sua insicurezza, con la sua tenerezza, ma soprattutto con il suo sguardo. Mi ero innamorato così velocemente che non capivo nemmeno più dove mi trovavo. Mi sembrava di essere sospeso in un mondo parallelo. Il mondo perfetto. Mi ritrovavo a pensare al nostro futuro, ai nostri figli, alla nostra casa. Alessandro era più pazzo di me per lei. La guardava come si guarderebbe un angelo. Lei lo teneva tra le braccia come una vera mamma, guardandolo con amore, accudendolo come fosse figlio suo. Quando avevamo dormito tutti e tre insieme fu la sensazione più bella che avessi mai provato in tutta la mia vita, la coronazione di un sogno.

Nei giorni seguenti la parola d’ordine fu: sesso.

Sesso in bagno, sesso nell’armadio, sesso per le scale, sesso in cucina, sul tavolo, sul divano, sulla poltrona, sulla lavatrice, sull’asciugatrice, sul prato, sulla e nella macchina. Sesso selvaggio, sesso giocoso, sesso dolce, sesso favoloso, sublime e divino. Fu in quel momento che mi venne da dirle che l’amavo davvero. Ero in trans, ma riuscii a stento a trattenermi. I suoi orgasmi perfetti che facevano nascere i miei. Sarei potuto morire così. La prendevo ovunque fosse e a lei piaceva sempre. La prendevo in collo e la sentivo ridere come una pazza per poi guardarmi con quei suoi occhi da cerbiatta, diventare seria e aprirsi donandomi tutto ciò che aveva, avvolgendomi completamente a se, facendomi entrare nel suo piccolo mondo. Scoprii un lato di lei che mai mi sarei aspettato. Durante la gara di shots in cui mi aveva provocato, la vidi cambiare radicalmente, come se avesse indossato una nuova veste, la sua vera veste.

La sua pelle era liscia e perfetta sotto la mia mano ruvida ed esigente, la sentivo vibrare sotto il palmo e diventare sempre più bollente. Non sapevo nemmeno più che parole usare per descrivere quanto era perfetta per me, quanto la desideravo, quanto in così poco tempo era diventato il mio tutto.

Poi il sabato era tornata a casa e da lì era iniziato il mio calvario: le sue insicurezze mi uccidevano e quando quella stessa sera capii quello che non riusciva a dirmi a parole, non riuscii a realizzare sul momento.

Arrivò la domenica. Dall’ora il giorno che odiavo di più della settimana. Mi svegliai e allungai una mano per sentire il suo corpo vicino al mio, ma lei non c’era più. La fermai giusto in tempo per dirle che l’amavo, la prima donna a cui avevo detto “ti amo” in tutta la mia vita. Mi passarono per la mente le mille donne che pregavano di sentirmelo dire, compresa Nicole. L’unica donna a cui avevo aperto il mio cuore si era voltata, mi aveva guardato e mi aveva detto “Non mi basta. Mi dispiace”. Quelle ultime parole furono come lo sparo di una pistola. Sbum, dritto al cuore. Morte immediata.

Avrei dovuto odiarla. Avrei dovuto dimenticarla, invece se pensavo ad un suo eventuale ritorno, l’avrei perdonata all’istante, forse non le avrei nemmeno dato il tempo di parlare, l’avrei presa e l’avrei rinchiusa in camera per sempre. L’unica persona che odiavo più di qualsiasi altra cosa ero io stesso.

Mi guardavo allo specchio e mi domandavo come cazzo avevo fatto a ridurmi così?

“Ma come cazzo avevo fatto?”.

“è questo che fa l’amore? Sono queste le sensazioni che si prova? Bello schifo!”.

La ragazzina, che si rivelò una donna, mi aveva lasciato da otto giorni e da otto giorni tutto faceva schifo, anche la Nutella. Era da quando i miei genitori mi avevano lasciato che non piangevo. Adesso le lacrime scendevano giù dai miei occhi appena i ricordi riaffioravano, senza che me ne accorgessi, me le asciugavo frettolosamente colpendomi le guance e stringendo gli occhi fino a farmi male. Era la seconda volta che provavo una cosa simile, non si poteva descrivere a parole, ma era straziante.

M’infilai sotto la doccia ed iniziai a lavarmi automaticamente, ma i pensieri vagarono e mi ritrovai a rivivere il giorno in cui tornando a casa incazzato come non mai, avevo fatto l’amore con lei dentro questo bagno. Mi lavai velocemente e uscii, i ricordi erano troppo duri.

Mi cambiai mettendomi un paio di jeans larghi in vita e aderenti alle caviglie, come a lei piaceva, una maglietta che metteva in risalto il petto, come a lei piaceva, le nostre Converse bianche e il giacchetto che avevo indossato quando ero piombato a casa dei suoi. Mi guardai allo specchio e mi resi davvero conto di quanto ero ridicolo. Non mi riconoscevo più.

Stavo per uscire di camera quando mi sentii stranamente vuoto, mi toccai il petto e non sentii la collana. Tornai nella stanza di volata e me la infilai. Appena fu al suo posto mi sentii meglio.

“Psicopatico!” mi ripetevo.

Scesi le scale e mancò poco che non mi venisse un infarto.

Buongiorno amico. Ti ho preparato la colazione≥ disse Ettore con un capello da chef e un grembiule in tinta. Voleva farmi ridere?

C’era qualcosa di ancora peggiore in tutta quella storia in cui mi ero trovato: tutti erano concentrati su di me per paura che commettessi qualche cazzata. Mi ritrovavo gente per casa dal nulla. Arrivavano e mi preparavano i pasti, mi lavavano i vestiti o mi tenevano soltanto compagnia. Non riuscivo mai a stare da solo ed Ettore era il peggiore.

Sabato me l’avevano combinata davvero grossa. Ero sul divano a guardare il “Titanic”. L’unico film deprimente che mi venne in mente così da farmi costatare effettivamente il mio livello di depressione. Ero messo davvero male e peggio di così non poteva andare, non doveva andare. La mia mente era un turbinio di pensieri sconnessi, di parole non dette, di volti felici e tristi che si mescolavano insieme. Chiudevo gli occhi cercando di spengere il cervello focalizzandomi su altro. Stavo prosciugando un barattolone di Nutella mentre Jack confessava alla bastarda di Rose quanto l’amasse, quando il campanello suonò. Dopo qualche minuto d’incertezza, il mio cuore iniziò a battere furiosamente. Forse era essere lei. Andai ad aprire con un briciolo di speranza che andava a crescere nel mio petto che si spense dolorosamente quando mi ritrovai davanti due donne con dei trench neri addosso e dei tacchi a spillo leopardati. Una era bionda e l’altra era mora con delle labbra di un rosso fuoco. Non ebbi nemmeno il tempo di dire che questo non era un fottuto Night Club che loro, scambiandosi una lunga occhiata d’intesa, si erano aperte il cappotto lasciandomi ammutolito. Due corpi mozzafiato mi erano apparsi davanti, uno coperto solo dal reggipetto e l’altro solo da un tanga. Quale uomo non avrebbe spalancato la porta e l’avrebbe fatte entrare? Quale uomo sulla terra avrebbe rifiutato un’occasione del genere? Sesso Take Away bis, sarebbe stato perfetto. Le due mi vennero incontro ed iniziarono a strusciarsi senza vergogna, ma l’arnese in mezzo alle mie cosce non dava segni di vita. Morto e sepolto. Avrei dovuto tagliarmelo. Una delle due ragazze mi disse di lasciarmi andare, ci provai ma davvero non ce la potevo fare e mi successe la cosa più strana del mondo. Mi ritrovai mezz’ora dopo seduto sul divano con Tatiana da una parte e Verona dall’altra a raccontare loro la mia tragica storia. Le due mi consolavano e mi davano dei consigli, poi a loro volta mi avevano raccontato le loro tragiche storie d’amore. Finii il mio sabato sera così, consolato da due escort che si erano rivelate davvero delle brave amiche. Il giorno dopo avevo scoperto che i miei carissimi amici avevano fatto una colletta per mettersi quel regalo che tutti erano sicuri non avrei mai rifiutato, invece…

Tornai con l’attenzione su Ettore che in cucina stava blaterando a più non posso.

Cazzo Ettore. Ma non puoi invadere casa mia in questa maniera!≥ dissi raccogliendo il casco e prendendo le chiavi della moto. A lei piaceva la moto perché era dello stesso colore della sua macchina. Non riuscivo davvero a smettere di formulare questi pensieri idioti in cui tutto si concentrava su di lei.

Sono preoccupato per te: non mangi più≥ disse venendomi incontro con un caffè e una brioche che mi posò tra le mani. Li guardai e mi venne il voltastomaco. Una sigaretta, era questa la mia colazione. Quando lo vidi voltarsi e tornare verso la cucina posai il caffè e la brioche e mi avviai verso la porta. Lo sentii iniziare a parlare rimproverandomi di comportarmi in modo irresponsabile. Non resistetti e dovetti rispondergli.

Non mi serve un padre, ho bisogno di stare da solo. Non credere che non mi renda conto da solo di quando sono patetico≥ gli gridai vicino alla porta.

Lo sentii sbattere una padella sul ripiano cottura, mi voltai per guardarlo ed iniziò la paternale. ≤ Sono il tuo fottuto migliore amico da tutta una vita e ti dico che non ti ho mai visto così. Ti devi riprendere cazzo, non sei più un bambino hai delle responsabilità. È solo una cretina, come tutte le alte, Ol…≥.

Lo fermai con un’occhiata assassina prima che potesse pronunciare il suo nome. Ettore era il mio amico più fidato, da quanto? Forse dapprima che iniziassi a parlare, non avrei saputo dirlo con esattezza. Crescendo insieme eravamo diventati davvero troppo simili, anche esteticamente parlando: lui era un po’ più mingherlino di me e la sua chioma non era fluente come la mia, ma nonostante questi dettagli ci assomigliavamo parecchio. I nostri padri lavoravano insieme come muratori e, come noi, erano amici fin dall’infanzia. Ettore mi aveva sempre capito, ma aveva un carattere davvero terribile. Più che cercavo di spiegargli una cosa più che lui si chiudeva nelle sue convinzioni, attirando la sua attenzione solo urlando più di lui. Nonostante gli avessi detto che non la doveva né nominare, né giudicare, lui si ostinava, ma il mio dolore era assai più grande della sua ostinazione. Lei era argomento off-limits, ormai tutti lo sapevano, perciò senza aggiungere altro si zittì e mi lasciò andare.

 

Nonostante mi fossi svegliato presto, arrivai in ufficio in ritardo.

Mi ero fermato senza che nemmeno mi accorgessi davanti casa sua, come facevo ogni santo giorno sperando d’incrociarla, ma niente. Non riuscivo nemmeno ad intravederla. Trovai Filomena che mi abbracciò calorosamente e mi raccontò che lei stava male, stava davvero male. A quel punto non capii che senso aveva tutta quella sofferenza: se due persone si amavano, dovevano stare insieme, il resto era solo un contorno. Frenai l’impulso e mi trattenni dal fiondarmi da lei e rapirla. Non era questo che voleva, molto probabilmente mi avrebbe assecondato, ma poi sarebbe stata male e non la volevo far sentire peggio di quanto già non stava. Ogni volta che agivo d’impulso, qualcuno si feriva sul serio. Con lei non volevo sbagliare niente, volevo soltanto che mi amasse, quindi le dovevo girare alla larga. Finché non avrebbe chiesto di tornare.

Entrai in ufficio sperando di non incontrare nessuno che mi facesse domande indiscrete.

Achille!≥.

Mi voltai e trovai Viola che stava uscendo dal suo ufficio. La guardai e il mio cuore si sciolse come burro al sole. Se c’era una persona per cui nutrivo una passione sfrenata, quella era mia sorella. La mia ancora di salvezza in tutti i momenti brutti. Quando tutto era nero, lei era la luce in fondo al tunnel, ma questa volta nemmeno la sua vicinanza riusciva a lenire la ferita. L’avevo vista crescere anno dopo anno, diventare una donna magnifica e più cresceva più mi ricordava nostra madre, nell’aspetto e nei modi di fare. Era sempre stata lei la cucciola di casa, ma crescendo si era dimostrata molto più responsabile di me.

Quella mattina indossava dei pantaloni di un rosso acceso ed una maglia bianca fine. I capelli lunghi e biondi che se non se li curava erano ancora peggio dei miei, erano lisciati alla perfezione e lasciati lunghi. La guardai negli occhi e mi sentì un po’ meglio: era preoccupata, ma non me lo disse, mi sorrise dolcemente e piegò la testa nel suo modo speciale.

Viola!≥ le feci eco, sorridendole dolcemente.

Abbraccio orso dal fratellone?≥ disse allungando le braccia nella mia direzione.

Non riuscivo a resisterle quando inclinava la testa d’un lato e faceva quel sorriso dolcissimo. Il tutto era accompagnato dalla vocina da bambina piccola, che Ettore amava tanto e che io odiavo profondamente, ma dalle sue labbra tutto era tollerabile. Aveva imparato le mie armi migliori ritorcendomele contro. Poggiai la borsa a terra e le andai incontro. L’abbracciai sollevandola da terra e facendole fare una giravolta. La sentii ridere e aggrapparsi a me. Aveva il profumo di casa e di amore. Mi sentivo maledettamente protettivo nei suoi confronti e da adolescenti lo ero ancor di più, perché in quell’età, dopo lo sviluppo, era diventata davvero bellissima. La classica bella bionda a cui tutti i miei amici ambivano e sbavavano dietro. Tenni tutti lontano da lei, ma certo non mi sarei mai immaginato che l’unico uomo da cui non l’avevo allontanata, Ettore, il mio migliore amico, si fosse innamorato di lei e le avesse già rapito il cuore. Sapevo che Viola aveva sempre avuto una cotta stratosferica per lui, nonostante tutto era un classico innamorarsi dell’amico del fratello, pensavo che gli sarebbe passata. Ma non immaginavo che fosse corrisposta, perché Ettore in quel periodo era come me: un adolescente che si credeva un uomo con gli ormoni tutti in subbuglio. Mi ricordavo che lui mi aiutava a mandarle a monte gli appuntamenti, la seguivamo quando usciva con le sue amiche e minacciavamo e picchiavamo chi la importunava. Adesso capivo perché Ettore mi aveva così ardentemente aiutato. Quando li beccai in cucina a baciarsi appassionatamente con una mano di lui sul seno di lei e una mano di lei dentro i pantaloni di lui, rimasi completamente scioccato. Avrei voluto ucciderli entrambi e non gli rivolsi parola per mesi. Poi li vidi insieme e capii che erano davvero fatti l’uno per l’altro.

La posai a terra e mi accarezzò una guancia.

Come stai oggi?≥.

Male≥.

Era impossibile mentirle, tanto valeva dirle direttamente la verità, dolorosa o no che fosse.

Tornerà≥.

No. Non lo farà≥, pensai un attimo e le confessai ≤ Sai qual è la cosa per cui più mi odio, oltre ad essermi innamorato perdutamente di lei?≥.

Cosa?≥.

Non aver lottato. Non averla fermata. Non ho fatto un cazzo≥.

Viola stava per rispondermi, poi notò una cosa che la interessò di più e trattenne un sorriso.

Sei nella fase che non riesci nemmeno a dire il suo nome, fratello?≥.

Sapeva benissimo che quando soffrivo per qualcuno il mio cervello entrava in blocco e non riuscivo più a pensare, figuriamoci a pronunciare, il nome della persona in questione. Erano anni che non pronunciavo il nome di mia madre: il suo volto era ben impresso nella mia mente dandomi conforto e sarebbe sempre rimasto con me, ma il suo nome era troppo. Era la dimostrazione che un giorno era esistita davvero, che aveva un’identità e mi rendevo conto effettivamente della grandezza della perdita che avevo subito e il vuoto che aveva lasciato. Con solo i volti mi potevo illudere che fossero semplicemente delle mie fantasie.

Esatto sorella, perciò non farlo te!≥ le risposi stampandole un bacio su una guancia.

Sospirò e spiegò come se si stesse rivolgendo ad Alessandro. ≤ Achille, sei cambiato tanto: non sei più il ragazzino attacca brighe di una volta, nemmeno lo sciupafemmine stronzo che tutti conoscono. Tornerà, dai tempo al tempo≥.

Il tempo è il mio peggior nemico al momento. Non riesco a respirare senza lei, morirò per mancanza d’ossigeno, porca troia!≥.

Prova a pronunciare il suo nome≥ disse esasperata immergendo una mano nei capelli come facevo io.

Per vedere se non crepo qui davanti a te? No, grazie. Ho un figlio d’accudire!≥ dissi cercando di sorridere.

Viola stava per protestare, ma mi voltai dando un taglio alla conversazione.

Mi cacciai una sigaretta in bocca e andai sul balcone dello studio. Presi il cellulare e guardai lo sfondo. Era la prima foto che le avevo fatto, sul prato di quella casa maledetta dove sarebbe andata ad abitare con il suo merdoso maritino del cazzo. E se questo non mi bastava, il progetto della casa se ne occupava il nostro studio, anch’io in prima persona dato che dovevo fare tutto l’impianto. Lo aveva fatto apposta quello là, me lo sentivo, ma col cazzo che mi sarei occupato del progetto. Nemmeno se me lo avesse supplicato lei stessa. Inspirai la sigaretta fino a farmi entrare il fumo nel cervello, sperando che così facendo si appannasse e non mi proiettasse più i suoi occhi. Quegli occhi di quel colore castano chiaro tendente al verde.

Finì il mozzicone e lo buttai di sotto dal balcone.

Guardai il cielo leggermente nuvoloso e sorrisi ripensando al venerdì in cui Alessandro mi aveva obbligato a vedere “Cattivissimo Me 2”.

Mentre lo stavamo guardando spaparanzati sul divano, mi aveva detto.

Oh babbo, ma te adesso sei proprio come Gru quando Lucy se ne va. Prima saltava felice, ballava, cantava e poi diventa depresso e brutto. Proprio come te. Ma tanto Olimpia torna, come Lucy. Vero babbo?!≥.

Ero riuscito a ridere, almeno quello. Non gli sfuggiva niente e sinceramente non capisco da chi aveva preso quella genialità. Non risposi alla sua domanda, ma poi mi aveva guardato con quegli occhioni da Gatto di Shrek e mi aveva chiesto.

Mi manca tanto Olimpia. Quando torna?≥.

Presto, piccolo!≥ mentii spudoratamente al mio stesso figlio.

Con il morale ancor più giù, rientrai e andai diretto nel mio ufficio. Entrai e lo richiusi velocemente, ma quando mi voltai per andare a sedermi alla scrivania mi paralizzai.

Nicole era seduta sulla mia sedia con un vestitino corto, troppo corto, di color panna e degli stivali bassi beige. Era appoggiata allo schienale, le gambe lunghe lasciate volontariamente scoperte poggiate sulla scrivania in legno.

Mi guardava e si mordeva il mignolo per provocarmi.

Sapeva perfettamente come conquistarmi, sapeva cosa mi piaceva.

Ma che fatica! L’ultima cosa che volevo era fare il tiro alla fune con Nicole.

Mi lasciai cadere sulla sedia adibita agli ospiti davanti a lei, allungai le gambe e mi preparai.

Nicole che vuoi?≥ dissi sbuffando.

Te≥ rispose ammiccando.

Si alzò, fece il giro della scrivania e si mise cavalcioni su di me. I capelli neri le ricadevano ordinati in un lato, gli occhi pieni di desiderio puntati su di me. Iniziò a sfregarsi sul cavallo dei miei pantaloni, ma non fece altro che infastidirmi. Mi alzai e la posai sulla scrivania, ma prima che potessi allontanarmi, mi aveva già intrappolato tra le sue lunghe gambe.

Nicole, no!≥.

Ma lei mi afferrò per la maglietta e mi tirò più vicino a se.

Mentivo se dicevo che Nicole non mi faceva un certo effetto. Me lo aveva sempre fatto, anzi, per un breve periodo pensai anche che un giorno l’avessi potuta amare, ma non era lei.

Non ero ceco, Nicole era bellissima, da mozzare il fiato. Una di quelle donne che anche una donna stessa si sarebbe voltata a guardarla.

Nicole iniziò a baciarmi il collo e poi passò a leccarmi un orecchio. Da una parte volevo togliermi dalla testa in qualsiasi modo lei, volevo guarire da quest’ossessione, e forse avrei potuto fare un tentativo con Nicole. Dopotutto avevamo un figlio insieme ed era stato per tanto la mia incredibile amante. L’afferrai e la guardai negli occhi. Mi avvicinai piano alla sua bocca e con la mano sinistra iniziai ad accarezzarle una coscia avvicinandomi pericolosamente all’inguine. Non l’avevo ancora toccata, che già stava ansimando. Conoscevo ogni angolo del corpo di questa donna, non era un mistero per me, avrei potuto accedervi con un solo movimento.

Nicole, io…≥ esitai un istante.

Ti prego Achille, è da così tanto che ti voglio≥.

Inspirai bruscamente e mi avvicinai ancora sfiorandole le labbra con le mie, abbassai una mano in direzione del seno e con l’altra gli accarezzai con un dito il tessuto degli slip che sentivo già fradici. Con la mano libera Nicole iniziò ad armeggiare con i miei jeans. La sentivo sciogliersi sotto di me e ansimare senza controllo. I suoi occhi neri puntati nei miei e le guance rosee per l’eccitazione. Cercai di andare oltre, ma quando ero così vicino a lasciarmi andare, a vivere finalmente, sentii un freno. Non potevo, non volevo e non dovevo. Cercavo di evitare di dire il suo nome, ma Olimpia era ovunque dentro di me. Era lei la donna del mio universo, era lei che volevo e che avrei sempre voluto. Volevo la sua pelle, la sua bocca, i suoi occhi, non quelli di Nicole. Volevo la mia metà. La mia Stella.

Nicole sotto di me quando sentì il mio blocco, mi afferrò la collanina, tirandola verso di se cercando di spronarmi a continuare. Sentii soltanto il ferro tendersi dietro il mio collo ed il mio cuore contorcersi per il dolore. In un attimo ritornai alla realtà.

Mi allontanai bruscamente facendo barcollare Nicole che si sorresse a malapena, posando i piedi a terra. Inspirai e mi coprii gli occhi esasperato. Detti un calcio pieno di frustrazione ad una sedia che cadde a terra.

Nicole raccolse le sue cose e prima di uscire mi disse tra un singhiozzo ed un altro.

Potremmo essere una famiglia noi. Alessandro, tu ed io. Perché non riesci ad amarmi?≥ mi chiese sconvolta.

Perché non ho un cuore da donarti≥ le risposi sinceramente.

Con quest’ultima frase la sentii sbattere la porta e andare, finalmente, via.

Fu in quel momento che capii che dovevo fare qualcosa, qualsiasi cosa. Lottare per lei, per l’unica donna che avrei mai amato in tutta la mia vita. Olimpia Medici.

 

L’indomani decisi di lottare, o almeno morire provandoci.

Prima di fare la prima mossa, andai a fare visita a delle persone, nel luogo dove mi rifugiavo ogni volta che le cose andavano per il verso sbagliato. Lì riuscivo a concentrarmi, ma soprattutto mi sentivo più vicino a loro.

Rimasi immobile per non so quanto davanti ai tumoli dei miei genitori sulla collina alberata e solitaria nei colli samminiatesi. Rimasi in silenzio a guardare la loro foto, erano così giovani e pieni di speranze. Nella foto mia madre aveva i capelli sciolti lunghissimi e biondi che le scendevano per tutta la lunghezza della schiena, indossava un vestitino a fiori bianco e aveva una margherita dietro l’orecchio. Stava abbracciando mio padre e sorrideva alla macchina fotografica. Mio padre che le cingeva un fianco le baciava dolcemente la testa, tutti dicevano che io gli assomigliavo tantissimo, ma io ci vedevo il mio bambino in quegli occhi color cioccolato. Mio padre era un uomo alto quasi un metro e novanta, come me, portava dei folti capelli lunghi marroni, come me tranne per il colore, ma gli occhi color cioccolato e il sorriso sincero, quelli li aveva ereditato tutto Alessandro. I miei genitori erano due hippy, due figli dei fiori che ci avevano cresciuto a pane e Bob Marley. Lessi i loro nomi: Alessandro ed Ermione Ferri. Sospirai e li guardai. Quanto mi mancavano. Ogni giorno che passava il vuoto aumentava, diventando incolmabile. Solo con Alessandro ed Olimpia questa malinconia veniva spazzata via.

Dopo essermi sfogato con loro, mi accovacciai e baciai la foto. Le lacrime affiorarono, ma io prontamente le repressi come ormai avevo imparato a fare molto bene.

Mi mancate da morire, vorrei foste qui. Vi renderò orgoglioso di me, vedrete, intanto statemi vicino, perché ho bisogno di voi. Vi voglio bene!≥ sussurrai, poi mi alzai determinato a riaverla.

 

Mi recai dalla donna che aveva dato inizio al mio personale girone dell’inferno, quella che aveva un potere catartico su Olimpia. Da qualche parte dovevo pur iniziare, tanto valeva partire subito dal nodo più duro da sciogliere: Regina Medici.

Spartaco dopo la notizia mi aveva chiamato in ufficio, ma io non c’ero e poi con mia grandissima sorpresa me lo sono ritrovato davanti a casa mia. Era entrato come una furia e mi aveva incitato a reagire. A quanto pareva Olimpia gli aveva raccontato parecchie cose su di me e sul mio passato. Dopo una lunga chiacchierata fu principalmente lui a impedirmi di commettere qualche cazzata. Stimavo quell’uomo e lo ammiravo. Mi aveva promesso che avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse in suo potere per rallentare le nozze e darmi il tempo di agire, ma soprattutto di dare il tempo ad Olimpia di chiarire con se stessa. Se lui l’avesse obbligata ad interrompere il matrimonio non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione comportandosi come la moglie. Purtroppo questa era una battaglia che la figlia doveva vincere da sola e il fatto che dovevo stare con le mani in mano assistendo a tutto il dolore che lei provava, mi uccideva. Il mio dolore passava in secondo piano davanti al suo, ma forse un piccolo passettino verso di lei lo potevo fare.

Se dovevo parlare con Regina, pensavo, dovevo usare tutte le armi a mia disposizione. Perciò la sera prima, mi costrinsi a dormire, così da lenire le occhiaie e essere un po’ più in forza. La mattina ero stato più di mezz’ora davanti all’armadio chiedendomi cosa potevo indossare per attirare l’attenzione di Regina, colpirla e farle cambiare opinione su di me. Indossai un elegante completo grigio, una camicia bianca e una cravatta nera, ma quando mi guardai allo specchio mi venne il vomito: sembravo un banchiere o uno di questi super ultra miliardari ipocriti abituati a spostare milioni giornalmente. Questo non ero io, non era la persona che volevo essere. Perciò mi strappai di dosso i vestiti ed indossai dei pantaloni felpati neri, una maglia a mezze maniche un po’ più scollata sul davanti e con qualche strappo qua e là, il giacchetto di pelle nero e un paio di AirSafari della Nike di un grigio semplice. M’infilai un cappellino beige con la visiera nera a fiori che subito girai al contrario, me lo aveva regalato mia sorella, collana al collo e pronto. Mi sentivo molto più a mio agio adesso. Mi guardai allo specchio e dovetti ammettere che sembravo un vero teppista, pronto a spaccare qualsiasi cosa mi trovassi davanti. Mi tolsi il cappellino lasciando i capelli da pazzo maniaco volare al vento. Oltre agli occhi, sapevo che i capelli post-coito e i look da cattivo ragazzo fregava qualsiasi donna e tanto valeva vestirsi con ciò che mi piaceva di più, tanto con Regina non avrebbe funzionato nessuna delle mie tattiche. Dovevo optare per la sincerità.

Mi recai, a quello che sapevo, era la sede centrale dei negozi di Regina Medici. Entrai e mi ritrovai in un mondo fatto di confetti rosa e fiori di ogni tipo. Era così tutto stucchevolmente dolce che mi sembrò di mangiare zucchero crudo a cucchiaiate. Andai diretto dalla segretaria, mi appoggiai al bancone mentre mi stavo guardando in giro. C’erano solo donne, alcune clienti in attesa di essere ricevute e le commesse. Guardai la segretaria molto carina: era una bella ricciola bionda ossigenata che indossava un completo giacca e gonna attillata color rosa confetto. La vidi squadrarmi da capo a piedi e aprirsi in un largo sorriso. Se non fossi stato così offuscato da Olimpia, ero sicuro che non mi sarebbe scappata.

Achille!≥ disse entusiasta, saltando dalla sedia e facendo il giro della scrivania venendomi a salutare.

“Oh, porca merda, quando me l’ero scopata questa?”.

Mi abbracciò quasi stritolandomi, contraccambiai cercando disperatamente in tutti i modi di ricordare quando era stato. Ettore mi aveva sempre consigliato di tenere un’agenda, avevo sempre riso, ma pensandoci adesso non era un’idea malvagia.

Ciao bella!≥ fu l’unica cosa neutra che trovai da dirle e dopotutto era la stessa espressione che usavo con tutte le donne che mi ero fatto, ma che proprio non riuscivo a ricordarmi il nome.

Si scostò da me, guardandomi da sotto le lunghe ciglia. Ci fu quel momento imbarazzante di silenzio in cui lei si aspettava le dicessi il suo nome. La guardai meglio, ma non mi veniva in mente davvero niente.

Sono Marina, quella che hai lasciato bruscamente quella sera al Tenax per correre da una bambina≥ disse in tono per niente di rimprovero. Era proprio per questo che nessuna donna, fino ad Olimpia, aveva riuscito a colpirmi: più le trattavo male, più le usavo per il mio piacere, più loro s’innamoravano del lato del bad boy. Era davvero ridicolo. Quale essere umano voleva essere trattato così?

Poi mi ricordai chi era: era la ragazza che avevo mollato quando avevo visto entrare Olimpia nel locale. Quella che Ettore mi aveva appeso al collo, anche se gli avevo esplicitamente detto che non volevo nessuno quella sera… Beh, nessuna tranne una, ovviamente.

Ma, certo che mi ricordo di te, ci mancherebbe≥ mentii spudoratamente, ma lei ci credette.

Allora? Che ci fai da queste parti?≥, si prese una ciocca di capelli ed iniziò ad arrotolarseli felice come non mai. Fu in quel momento che capii che pensava che ero venuto lì per lei.

Oh cristo!

Devo parlare con Regina Medici≥ la smontai.

La vidi diventare delusa e ferita, ma dall’altra parte non potevo fare granché. Mi disse di aspettare e sparì nell’altra stanza. Mi sentì incredibilmente a disagio, mi sentivo tutti gli occhi puntati addosso, come fossi un extra-terrestre. Una bambina che era seduta insieme alla madre venne da me e mi fece una linguaccia che subito contraccambiai. Ci fu un sospiro generale che mi fece diventare ancora più rosso di quando già non fossi. Iniziai a picchiettare sul bancone, finché il mio sguardo non cadde su un opuscolo di abiti da sposa. Iniziai a sfogliarlo distrattamente, per occupare un po’ il tempo. Stavo sfogliando rapidamente, finché non incappai in una foto mozzafiato: lo scenario rappresentava un’immensa campagna, illuminata dal sole, al centro c’era un grande albero e ad ai suoi piedi Olimpia era seduta con un bellissimo vestito da sposa. Aveva i capelli scompigliati, le labbra carnose socchiuse, velate di un leggerissimo lucida labbra trasparente, lo sguardo serio puntato verso l’orizzonte. Sentì l’amico tra i miei pantaloni tendersi, come se volesse sbirciare anche lui.

Achille?!≥ sussultai e mi ricomposi lievemente ficcandomi l’opuscolo nella tasca dei jeans.

Guardai Marina che era appena tornata. ≤ Mi dispiace, ma Regina ha detto che non c’è per nessuno≥.

Non c’era per me, voleva dire. Forse il mio fascino sarebbe servito a qualcosa.

Afferrai la mano della bionda ed iniziai ad accarezzargliela molto delicatamente. Inclinai la testa di un lato e la guardai negli occhi facendo il mio sorriso segreto, sperando che funzionasse ancora.

Ti prego Marina, è davvero urgente. Devo parlare con Regina. Aiutami ti prego!≥.

Rimase imbambolata a guardarmi con la bocca aperta, poi si rinvenne. Dopo qualche altro attimo d’incertezza, che per me sembrarono anni, mi disse discretamente dov’era il suo ufficio facendo finta di nulla. La ringraziai e percorsi un corridoio, poi salì delle scale. Mi ritrovai in uno specie di lucernario adibito a galleria di moda, dove si trovavano gli abiti più belli del negozio e andai diretto all’unica porta che c’era. Bussai, finché non sentì dall’altra parte l’invito ad entrare. Fui rapido, entrai e richiusi la porta dietro di me, girando la chiave e ficcandomela in tasca. Non saremo usciti di lì, finché non mi avesse ascoltato completamente.

Era seduta elegantemente alla scrivania. Indossava un tailleur celeste e i capelli a caschetto lasciati sciolti. Mi guardò da sopra dei grandi occhiali da vista e poi tornò con l’attenzione a dei fogli davanti a se. Non si scompose, non sembrava certo sorpresa dell’invasione nel suo ufficio, come se si aspettasse questa reazione da me.

Regina 1- Achille 0”.

La mia segretaria non le aveva detto che non potevo riceverla?!≥ disse nel tono più arrogante e cattivo che avessi mai sentito.

Mi sedetti, senza che lei m’invitasse a farlo ≤ Si, ma io avevo bisogno di parlarle adesso≥.

Si tolse gli occhiali e si appoggiò alla sedia. ≤ Sono tutta orecchie!≥.

La tensione aumentava e cresceva ad ogni sguardo pieno di disprezzo.

Ti vedo molto provato. Mi dispiace tu stia soffrendo, ma credimi non durerà a lungo≥ disse rivolgendomi un sorrisetto sarcastico.

Il fatto che fosse passato dal “lei” al “tu” senza chiedermi nemmeno il permesso, mi faceva capire quanto ai suoi occhi fossi inferiore a lei e alla sua famiglia.

Crede di sapere tutto di me? Crede che io avrei usato sua figlia per i miei sporchi comodi e poi l’avrei scartata. Le dico sinceramente che avrei preferito che fosse tutto così semplice…≥.

Non mi lasciò finire di parlare.

Tu credi di amarla?≥.

No≥ feci una pausa studiata, in cui lei mi guardò palesemente perplessa ≤ Io amo Olimpia. La amo con tutto me stesso, come non ho mai amato nessuno e mai amerò≥.

Cosa ami di più di lei? I soldi contanti o il conto bancario?≥.

Brutta stronza. Sbattei il pugno sulla scrivania, ma mi trattenni dall’urlarle contro. Lei non si scompose minimante.

E a lei cosa le piace del marito di sua figlia? Viene a parlare di me, quando lei sta già facendo i conti su quanti soldi Olimpia erediterà sposandosi con il miliardario? Ma non faccia l’ipocrita≥.

La vidi diventare seria e scura in volto. Stava iniziando a farmi paura.

Sto semplicemente pensando al futuro migliore per mia figlia. Lo sto facendo per il suo bene. Voglio che realizzi tutti i suoi sogni, che viva una vita agiata e confortevole. Voglio che non abbia nessuna preoccupazione, ma soprattutto non voglio vederla soffrire≥.

E l’amore Regina? L’amore è un optional?≥.

Lapo ama Olimpia…≥.

La interruppi subito facendo una risata a pieni polmoni ≤ E Olimpia ama lui? Ma non ci pigliamo per il culo. Lo vede anche lei che è una cazzata!≥.

L’amore verrà≥.

Strabuzzai gli occhi sconvolto ≤ L’amore verrà? Ma di che cazzo sta parlando? Le dico io cosa succederà: Olimpia si sposerà con quel cazzone che la tratterà male, ancor peggio di quanto già non faccia. Sarà infelice per il resto della sua vita e ci sarà un momento in cui tutta la colpa ricadrà su di lei. La mamma ipocrita che per i proprio interessi ha obbligato la figlia a sposarsi con un uomo che lei disgusta≥.

La vidi allungarsi sulla scrivania e rifilarmi un potente ceffone. La guardai, era nera di rabbia.

La verità fa male?≥ le chiesi con arroganza.

Si ricompose velocemente e riassunse quell’aria arrogante e distante. ≤ Lapo è tornato domenica e va tutto bene. Mi hanno chiamato dicendomi che stanno cercando di avere un figlio. Mi dispiace Achille, ma così stanno le cose≥.

Il ceffone di prima arrivò adesso a fare effetto. Mi ritrassi avendo ricevuto la pugnalata più dolorosa. Per un breve istante mi passò davanti l’immagine di Olimpia con il pancione, seduta su quel prato, bellissima come sempre, con quel sorriso angelico resa ancora più bella dalla gravidanza, ma al suo fianco il coglione, non io. No, sarebbe stata una cosa che non avrei mai tollerato. Mi venne un senso di nausea profondo e di rabbia irrazionale che mi avrebbe portato a commettere una cazzata. Con il corso degli anni avevo imparato a gestire la rabbia che avevo dentro, avevo imparato a controllarmi e prima di agire, pensare. Mi concentrai su Olimpia, cercando di calmare il battito furioso del cuore. Dovevo avere fiducia in lei, sapevo che non mi avrebbe mai fatto una cosa del genere. Lei mi amava, lo sapevo, anche se lei negava. Non lo avrebbe mai fatto, non in quel momento.

Guardai Regina negli occhi e capì che stava mentendo.

Lei mente!≥.

La vidi ritrarsi e riappoggiarsi alla sedia con un sorrisetto soddisfatto dipinto sulle labbra. Sapeva che stavolta aveva fatto centro. Questa conversazione era più estenuante di un incontro di box.

Se tu la ami come dici, dovresti essere te a lasciarla andare, per il suo bene≥.

Mi alzai dalla sedia e risi come un matto. Mi ricomposi e la guardai.

Lasciare la persona che ami per il suo bene è la cazzata più grossa che esiste al mondo. Se fossi io a renderla infelice, se fosse per colpa mia un solo suo pianto, mi farei da parte all’istante. In questo caso sono io che le procuro il sorriso, che la faccio stare bene, come lei fa sentire in paradiso me. Ci amiamo, cazzo, ma è tanto difficile da capire?≥ sbuffai esasperato e mi tirai i capelli, poi parlai con tutto l’amore che potevo avere. ≤ Voglio svegliarmi ogni giorno accanto ad Olimpia. Voglio accarezzarle i capelli. Voglio baciarla. Voglio fare l’amore con lei. Voglio inginocchiarmi e chiederle di sposarmi. Voglio fare un figlio insieme a lei. Voglio invecchiare insieme a lei. Voglio accudirla, in salute ed in malattia finché morte non ci separi. Mi alzo la mattina solo perché so che lei esiste ed è da qualche parte. Quando la guardo negli occhi ci vedo me stesso, ma felice, felice come non mai. Non sapevo cosa voleva dire vivere, prima di scontrarmi con Olimpia…≥.

Disastro!

Successe una cosa terribile durante il mio sproloquio. Mentre stavo andando su ed in giù per l’ufficio con le mani tra i capelli urlando come un pazzo, sentii l’arrivo della disperazione, ma pensai di poterla controllare. Invece scoppiai in lacrime come un vero bambino. Mi sedetti, perché temetti che le mie gambe cedessero sotto il macigno di frustrazione che provavo. Mi presi il viso tra le mani vergognandomi di me stesso e mi lasciai andare. Piansi, piansi disperatamente, come non avevo mai fatto prima.

Sentii la mano di Regina posarsi sulla mia schiena, ma non riuscii a guardarla. Mi lasciò piangere tutte le lacrime che avevo e che non avevo mai versato in vita mia. Quando mi tranquillizzai e riaprii gli occhi, mi fu sventolato un fazzoletto davanti che afferrai con piacere e mi asciugai il viso. Mi sentivo le guance andare a fuoco.

Achille, io capisco il tuo amore, perché è lo stesso che provo per mio marito e per le mie figlie, come credo tu provi per tuo figlio. Quindi mi puoi capire: siamo genitori, vogliamo sempre il meglio del meglio per loro che sono parte di noi. Cerchiamo sempre di agevolare il loro futuro e cercare di fargli evitare i nostri errori. Spartaco ed io nella nostra vita abbiamo sudato tanto e, per avere quello che abbiamo avuto, abbiamo dato il sangue. Vogliamo risparmiare alle nostre figlie le sofferenze della vita. Vogliamo che si godano la vita fin da giovani, come noi non abbiamo potuto fare. Tu cosa hai da offrirle?≥ disse con voce dolce e vellutata. La guardai negli occhi e la vidi veramente dispiaciuta.

Me stesso, è l’unica cosa che ho. Tutto il resto dovremmo costruirlo insieme, ma credo che tutto ciò finisca in secondo piano, perché con me lei sarà felice per sempre. Sono cambiato e sono cresciuto grazie a lei≥.

Regina annuì poco convinta e rimanemmo in silenzio.

≤ “Amor e tosse non si nascondono”≥ disse infine. La guardai sorpreso e mi spiegò ≤ Lo ripeteva sempre una persona a me molto cara≥.

Almeno qualcosa in comune io e la donna d’acciaio ce l’avevamo.

Mia madre ce l’aveva tatuata!≥.

Vidi Regina sussultare e guardarmi meglio forse per la prima volta da quando ero entrato nell’ufficio. ≤ Scusami?≥.

La guardai confuso. ≤ Sì, mia madre aveva un tatuaggio sul braccio sinistro su scritto questa frase. Perché?≥.

La vidi diventare sempre più bianca in volto e man mano allontanarsi da me ≤ Aveva anche altri tatuaggi?≥.

Si. Una farfalla sulla spalla destra, ma perché?≥.

Si alzò di scatto e mi guardò con una mano premuta sulla bocca. M’impaurii automaticamente.

Che c’è?≥ le chiesi alzandomi anch’io.

Era come questo il tatuaggio?≥.

Si tolse la giacca e mi fece vedere sulla spalla destra un tatuaggio uguale a quello che aveva mia madre. Mamma, la mia mamma. Regina si voltò a guardare la mia espressione sconvolta.

Come si chiamava tua madre?≥.

Ermione≥ dissi in un sussurro, non riuscivo a dire o a pensare ad altro. Era da così tanto che non pronunciavo il suo nome e che non lo sentivo.

Regina iniziò a piangere facendo velocemente il giro della scrivania e aprendo un cassetto. Tirò fuori una cornice antica e me la porse. Nella foto era raffigurata mia madre giovane, non avrà avuto più di quindici anni in questa foto e chi era questa ragazza al suo fianco che stava abbracciando? La guardai meglio e poi guardai Regina.

“Oh porca vacca!”.

La riconobbi. Ma che diavolo significava tutto questo?

Tu la conoscevi?≥ chiesi confuso.

Achille, era la mia migliore amica. L’ho aiutata a scappare da casa dei suoi genitori per raggiungere Alessandro, tuo padre. Mio dio, come ho fatto a non ricollegare tutto ciò? Era molto giovane quando rimase incinta e la famiglia avrebbe preferito vederla morta che accettare un simile smacco. Era una famiglia antica la sua e suo padre non era un uomo facile, anzi. Da quando scappò all’epoca mia madre m’impedì di vederla. Ci scrivevamo lettere, mi teneva aggiornata sui bambini, ma non riuscimmo più a vederci, perché lei non poteva tornare a Firenze e non mi poteva dire dove abitava. Se qualcuno lo avesse scoperto sarebbe stata la fine. Seppi dell’incidente un mese dopo l’accaduto. Non mi scriveva più da tempo, perciò andai da tua nonna e lo scoprì. Era come fosse mia sorella. Non sapevo i nomi dei bambini, le nostre lettere erano controllate, perciò ci scrivevamo soltanto il minimo indispensabile, oddio Achille… Come sono stata ceca, tu sei uguale a lei!≥.

Riuscì a tirar fuori dal portafoglio una foto di Viola e la porsi a Regina. Si tappò la bocca e riiniziò a piangere.

Oh mio dio, ma questa è Ermione!≥.

Ci guardammo entrambi scioccati, poi la vidi diventare ancora più bianca. C’era qualcos’altro che dovevo sapere ed ebbi la netta sensazione che la rivelazione più scioccante stava proprio per arrivare.

Cosa sai di tua madre?≥ mi chiese.

In quel momento volevo scappare via, feci un passo indietro, avvicinandomi alla porta.

Nulla, assolutamente nulla e non voglio sapere nulla mi basta quello che ho conosciuto per i pochi anni della mia vita≥.

Venne verso di me e mi afferrò per le spalle.

C’è una cosa importantissima che devi sapere Achille sulla sua famiglia…≥.

Quelli che l’hanno praticamente uccisa? No, non voglio sapere niente. Non potrei rispondere di me stesso≥.

Vedendo che io non l’avrei ascoltata parlò tutto d’un fiato, senza darmi la possibilità di zittirla.

Achille, tua madre è la sorella di Azzurra Gilli≥.

Ci fu un attimo di silenzio, in cui sperai di aver capito male.

Prego?≥.

Tua madre si chiamava Ermione Falconieri, sorella di Azzurra Falconieri≥ fece una pausa e tutta la rabbia dentro di me si accumulò in una miscela esplosiva ≤ Sai questo cosa significa?≥.

Non volevo sentire altro.

 

 

CONTINUA…

Cliccate QUI per il capitolo 18.

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

52 commenti

  1. Ima

    Mamma mia che capitolo! Bellissimo. Non oso pensare al seguito, sempre più intrigante ed emozionante. Non dico altro aspetto con impazienza il prossimo, sarà dura aspettare una settimana! Bravissima Vittoria. Baci e buona notte…….

  2. silvietta

    NON CI POSSO CREDERE!!!!! Scherzi vero???? Il nostro Achille, OH ACHILLE, è cugino di quell’essere immondo di nome Lapo!!!! Mi è venuto un colpo mentre lo leggevo….. sono ancora scioccata! Detto questo bellissimo capitolo, sopratutto il fatto che è scritto dal punto di vista di lui e che finalmente mi spiega lo strano comportamento di Ettore per essere precisi la sua iperprotettività verso Achille. Si vede che è uno dei primi capitoli che hai scritto perchè ci sono gli errori che facevi all’inizio e che poi hai eliminato. Spero che non nasca una polemica per questo perchè non ne vale la pena. Oggi sarò breve perchè la rivelazione mi ha scioccato e non poco!! Ti faccio nuovamente i complimenti per il bellissimo capitolo, continua così che sei bravissima.

  3. Romina

    Oddio se volevi stupirci con effetti speciali direi che si sei riuscita perfettamente Victoria!!!!!
    Allora quindi Achille e Lapo sono cugini! Bene, bene.
    Detto ciò la sofferenza di Achille è straziante e fa soffrire leggerla soltanto, mi fa una tenerezza infinita, sono contenta che abbia rifiutato Nicole, avrei preferito che fosse andato con le due escort piuttosto! Alessandro è incantevole! Però ha reagito e sta cercando di riprenderci Olimpia e sono felice che abbia capito da dove doveva iniziare, Regina….e chi avrebbe immaginato che proprio lei era la migliore amica di sua madre, ed ora questa nuova scoperta! Oddio ora come si comporterà Achille!!!!! Quante nuove cose ….Grazie Victoria un capitolo emozionante, sofferto ma bello perché vedo un piccolo passo avanti affinché tornino insieme! Certo cattiva Regina a dirgli che Lapo e Olimpia stavo cercando di avere un figlio 🙁

  4. Rosy ♡

    Senza parole 🙂 già il POV Achille mi ha sconvolta e lasciata senza fiato 🙂 poi lo shock finale, il colpo di grazia 🙂 Achille è parente di Lapo??? Quel coglione di Lapo è il cugino di Achille???
    Accidenti, ora Lapo ha qualcosa di veramente bello 🙂 suo cugino 🙂
    Leggere della sofferenza di Achille è stato straziante, sapere che se la passava male per bocca dei suoi amici è niente in confronto alla desolazione che ho provato sentendo i suoi pensieri!!!
    Nicole la odio sempre di più, quella brutta stronza approfittatrice!!!
    Speriamo che tutto si aggiusti presto… Sarà interessante vedere che succederà adesso: come reagirà Olimpia quando saprà della parentela tra il grande Achille e il verme viscido??? Regina cambierà idea e aiuterà Achille in nome della sua migliore amica o continuerà ad avere i paraocchi???
    Lo scopriremo solo vivendo, anzi leggendo, in questo caso 😀
    Victoria credo sia inutile ribadire la tua bravura 🙂 le emozioni che susciti con le tue parole parlano da sole 🙂 volevo inoltre farti i miei migliori complimenti per la tua perseveranza 😀 nonostante le critiche e le offese gratuite, tu continui a tenere fede alla tua passione, alla tua storia e a noi lettrici appassionate 🙂 sei davvero da ammirare 😀
    Ps: ma quanto è bello e dolce il piccolo Alessandro 😀 ???

  5. Valentina

    Victoriaaaaaaaaaaa! E che si fa così? Tutti questi colpi di scena! Ieri sera ho letto il capitolo a letto, sono rimasta a bocca aperta 2 volte, prima per l’amicizia tra Ermione e Regina e poi per il legame di parentela tra Achille e quel simpaticone di Lapo!
    Che dire? Bravissima!

  6. Papera

    Non ho tirato il fiato fino alla fine del capitolo. Bellissimo!
    Mi ha colpito la rivelazione che Achille è cugino di Lapo, ma quello che mi ha lasciato di più senza parole è che la mamma di Olimpia era la migliore amica della mamma di Achille; sicuramente questo glielo farà vedere sotto una luce diversa e sicuramente eliminerà tanti dei suoi pregiudizi.
    Achille è stato bravissimo a reagire ed ha fatto la cosa migliore andando da Regina!!!
    E poi che dire di Spartaco… è un grande andando a trovarlo quando ha saputo che si erano lasciati.
    Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo, Victoria hai dato una svolta che non avrei mai immaginato!
    Grazie ancora di questo bellissimo racconto!

    • Papera

      Ah e che dire del commento di Achille quando ha visto per la prima volta Lapo?!?!?! Che si comporti in quel modo con Olimpia perchè nella realtà è gay e vuole che si sappia?

      • Papera

        scusate ho riletto ora… NON vuole che si sappia?

        • Romina

          Beh se è gay ce lo togliamo dalle scatole definitivamente direi 😉 magari!

          • evento07

            se lo fosse, è probabile che per la facciata della rispettosa Famiglia sia costretto a nasconderlo ed a sposarsi… meglio! così si toglie di mezzo più velocemente.. perchè anche se si sposassero finirebbe presto! MA NON è QUELLO CHE VOGLIANO.. VERO ?????

            • Romina

              No, no infatti ci mancherebbe altro che si arrivi fino al matrimonio, no davvero. Spero che Regina con questa nuova notizia apre gli occhi. Comunque a parte l’antipatia a pelle di Lapo ora che ci rifletto su un attimo gli atteggiamenti di quel Lapo non erano tanto normali. Certo il fatto che lui ha preso il posto di Bruno e che Bruno appunto è stato spodestato dalla sua famiglia a capo dell’azienda proprio perché gay probabile che a livello di facciata in effetti lui voglia un matrimonio di facciata se no non si spiega neanche la sua freddezza nei confronti di Olimpia. Certo pure lei però come non accorgersi di una cosa del genere? Se fosse così spero esca fuori ma indipendentemente da questo spero che Olimpia faccia la sua scelta e la sua scelta sia Achille indipendentemente dalle preferenze sessuali di Lapo sinceramente!

  7. Ana Grey

    che colpo di scena!!! ora Regina dovrà ricredersi per forza e aiutare Achille con Olimpia!!

  8. EVENTO07

    eh no eh!!! dopo questo bellissimo capitolo… finito con questa bomba….. quanto dobbiamo aspettare ora per il prossimo????? NO, NO, non mi dite troppo perchè non ce la faccio!!! aprire il sito e trovare i Tuoi capitoli è l’unica bella notizia prima di iniziare a lavorare… TU PREGO…. fai presto x il prossimo…… HELP!!!

  9. GiusiG

    Io sto male! Victoria questo capitolo dal punto di vista di Achille è strepitoso.. ci hai fatto capire che Achille è un cioccolatino ripieno di nutella.. che dolce, povero cucciolo il suo soffrire mi dispiace così tanto… ma adesso so che spaccherà tutto per riprendersi Olly… sono stra contenta della sua reazione, è stato super coraggioso nell’affrontare Regina…. torneranno insieme ” le nostre anime gemelle” e Achille avrà tutto ciò che desidera… Victoria è sempre più bella questa storia.. mi si riempe il cuore leggere ciò che la tua mente ha creato…. certamente mi resteranno dentro questi personaggi.. e la lezione che ci hai trasmesso ovvero lottare per l’amore… bravissima.. mi sa che anche te sei un cioccolatino ripieno di nutella 🙂

    • Rosy ♡

      Mh Achille, cioccolato e Nutella 😀 quanti pensieri biricchini 😀 ♥

      • GiusiG

        ihihihihihihi ma buongiorno Rosy la biricchina… 😀

          • Maria

            Magari anche qualche fragola visto che sia col cioccolato che con la panna ci stanno bene……ihihihihihihihihih 😉

            • Rosy ♡

              Come mi capite 🙂 e un bicchiere champagne ce lo vogliamo aggiungere 🙂 ??? Ragazze qui l’ormone è caldo e attivo, molto attivo 😀

            • La Ale

              ciao amiche! io ci sto magari lo facciamo stendere sul tavolo della sua strepitosa cucina e noi tutte intorno che ce lo lecchiamo!!!
              E al posto dello champagne opterei per del buon prosecco da ottima veneta che sono!!!

            • Maria

              (siccome non riesco a rispondere a volte ai vostri commenti perchè non mi compare il “campo Rispondi”, lo faccio da qui): La Ale sono pienamente d’accordo con te…un bel prosecco di Valdobbiadene, magari millesimato che non ha nulla da invidiare allo champagne….vado a prenderlo!! ihihihihih 😉

  10. Maria

    Mamma mia che capitolo!!! Strepitoso!!!
    Lapo e Achille cugini?????!!!!!!!!!!!!!!! Oh signore!!! Victoria sono rimasta scioccata!!!!!
    E’ stato davvero triste leggere la sofferenza di Achille (bellissimo il fatto che fosse scritto dal suo punto di vista)….mi sono immedesimata in lui….povero!!!! E concordo pienamente nell’uso della Nutella: amica indissolubile nei momenti di tristezza, che se anche non ne senti il sapore mangiarla e consolatorio….
    Sapevo che Spartaco sarebbe intervenuto!! Grandissimo!!!!
    E adesso spero che la mamma di Olimpia, visto anche le recenti scoperte, capisca e si renda conto che non è proprio il caso di volere a tutti i costi che Olly sposi Lapo, ma che è giusto che sua figlia scelga con chi stare….
    Attenderò con molta curiosità il prossimo capitolo…….
    PS: come sempre sei bravissima!!!!

  11. TatyB

    Capitolo stupendo… Ma scusate la madre di Lapo sa chi sono i suoi nipoti… E infatti ha chiesto proprio a loro di ristrutturare la casa di Lapo… O è una semplice coincidenza??

    • Maria

      mmmmmmm…..secondo me non lo sa, dovrebbe essere una coincidenza…Anche perchè se lo sapesse, sarebbe davvero una “zia” cattivissima a far fare ad Achille i lavori della casa sapendo che Lapo si sposa con Olimpia e che Achille è innamorato di Olimpia….. O_____________O

      • Alexa82

        Si, ma Azzurra come fa a sapere dell’intreccio amoroso che si è creato tra i cugini? Non può saperlo.. Io credo che tra un po’ si scopre che la vecchia megera è buona!!

        • TatyB

          Si la penso come te… Diventerà la zia buona…

    • Rosy ♡

      Può darsi sia una coincidenza, può darsi che ci siano vecchi rancori tra sorelle, del tipo Azzurra era gelosa di Ermione perché quest’ultima era più amata dai genitori o roba del genere… Magari Azzurra voleva mostrare ad Achille quanto lei fosse superiore a sua madre… Molto spesso queste piccole incomprensioni portano a vere e proprie guerre!

  12. silvietta

    Ragazze è da ieri notte che stresso quella “strega” di una scrittrice a darmi qualche anticipazione, da condividere con voi ovviamente, dopo il grande schock della rivelazione ma lei non parla nemmeno sotto tortura quindi ora vi dico cosa ho capito io dopo essermi ripresa….. Azzurra non sa niente dell’intreccio amoroso tra quei 3 perchè sarebbe imossibile visto che con Olimpia non si parla, con Lapo si parla ma lui non sa niente di Achille e Olimpia, Achille ha scoperto della sua esistenza da 3 secondi e i genitori di Olimpia non sono così pazzi da andare a dirle una cosa del genere. Poi sempre secondo me, ma lo si capisce benissimo dal racconto, non è una coincidenza che la Azzurra abbia assunto loro per rifare la villa, in fondo hanno lo stesso cognome di Alessandro ovvero loro padre e non dimentichiamoci che Regina e lo stesso Achille dicono che lui e Viola sono la fotocopia dei genitori quindi è impossibile non riconoscerli. Secondo me la zia ci riserverà delle sorprese, magari li vuole riavvicinare alla famiglia oppure li voleva conoscere senza dirglielo. Questo comunque non significa che Azzurra mi sia simpatica, anzi tutto l’opposto visto che mi sembra una snob con la puzza sotto il naso che giudica tutto e tutti.

    • Romina

      Secondo me Azzurra non sa nulla, anche perché diciamocelo Olimpia l’ha cornificato il suo bel (si fa per dire ovviamente 😉 ) Lapuccio ! Insomma non è che sia proprio bellissima come cosa! Poi che sappia che Achille e Viola siano i suoi nipoti ci potrebbe pure stare anche se da quello che dice Regina, Ermione ha fatto di tutto per nascondersi dalla sua famiglia ed infatti anche i contatti con Regina erano criptici proprio per non farsi scoprire, vedremo…boh….non ci sto capendo più nulla!
      Certo chissà ora Achille, sapendo che Lapo è suo cugino cosa penserà di lui…….

      • silvietta

        Secondo me lo ammazza! Già ha il dente avvelenato per la morte dei suoi genitori e ora il cugino gli porta via l’amore della sua vita…. Il povero Achille deve essere rabbia allo stato puro dopo questa notizia…

        • Maria

          anche secondo me lo ammazza!! comunque leggendo i vostri punti di vista, mi sto convincendo sempre di più che effettivamente Azzurra non possa sapere dell’intreccio amoroso, ma forse che Achille e Viola siano i suoi nipoti magari sì….forse vuole tentare un avvicinamento??? mmmmmm…….sono mooolto curiosa….

      • TatyB

        Si ma se ricordi alla morte dei genitori la famiglia della madre si sono fatti avanti andando anche in tribunale… X me sa che sono i suoi nipoti… Poi non sicuramente della storia tra Olimpia e Achille…

        • silvietta

          Mi ero dimenticata della storia del tribunale!! Un’altra prova che non è una coincidenza che Azzurra abbia assunto loro…

  13. Luana

    NOOOOOOOOOOOO! Mamma mia!!!!
    Durante la settimana avevo pensato a come poteva essere questo capitolo, ma mai e poi mai si poteva eguagliare la tua mente cara VICTORIA.
    E’ bellissimo il POV di Achille. Bello, bello, bello! Lui è un grande! L’uomo dei sogni!
    Non parliamo poi dei colpi di scena finali!!! Cavolo … sono rimasta a bocca aperta!
    Complimenti VICTORIA sta storia è sempre più intrigante!!

  14. Adry

    Victoria una sola parola mitica!!!!!!!!!!!!!! In questo capitolo oltre alle lacrime per la sofferenza del ns Achille ci hai dato la più grande soddisfazione è ora che qualcuno dia una ridimensionata a Lapo e alla sua cara mammina!!!!!! E sn felice anche che finalmente Regina e Achille si siano finalmente chiariti.

  15. Paola

    Bellisimo come sempre!!! E poi il punto di vista si Achille è emozionante!!! Geniali anche i colpi di scena! Confermo:sei veramente brava!!! Alla prox puntata allora…nn vedo l’ora!!!

  16. cri

    Che colpo di scena!non me lo sarei mai aspettato!grande Victoria per averci stupite..ora aspetto con ansia lunedì prossimo 🙂

  17. Melly

    Victoriaaaaa!!!! Tu vuoi farci prendere un colpo… Altro che intreccio davvero non potevo aspettarmi c’ha Achille fosse il cugino di lapo … Azzurra sicuramente sa chi è lui e viola … Ma sono curiosa di sapere adesso regina che farà se smetterà di essere contro Achille …. Aaaaaa come si fa ad aspettare una settimana….. Comunque sei sempre più brava !!!!!

  18. alessandra

    che doppio colpo questa settimana, la grande amicizia tra le due donne e la parentela con lo stronzo, ed ora quante altre sorprese ci riserverai cara Vicky..sei proprio spettacolare, non credo ancora a quello che ho letto ps stupendo il POV del bell’ Achille

  19. lolly74

    Victoriaaa un capitolo mozzafiato per primis il dolore che prova Achille per Olimpia ma un colpo di scena così che praticamente Lapo e suo cugino e che Regina sia stata la migliore a mica di Ermione che colpo di scena…..e come al solito nn vedo l’ora che arrivi lunedi prox per il continuo……chissa’ cosa succederà forse Regina ritornera’ indietro sui suoi passi e magari per il bene che nutriva verso l’amica del cuore sara’ lei in primis a riunire questi innamorati?!!!!!……ok tutto questo a lunedi sei stata FANTASTICAAAAAAAAAAAA COME SEMPRE….. A PRESTO 🙂

  20. katiag

    E brava Victoria che finale con il botto che hai scritto, sono cugini sono cugini non ci posso credere, e la mamma era la sua migliore amica e complice… non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo lunedì.

  21. Maria Gargano

    Cazzo!!Achille e Lapo sono cugini!!!Ma come è possibile??
    OMG!!!Sto sotto shock questa cosa nn me l’aspettavo..Regina amica della mamma di Achille e Achille e Lapo parenti.
    Questo capitolo mi è piaciuto tanto è dato ke io sto dalla parte di Achille volevo sapere come stava e cosa avesse provato durante il racconto e tu lo hai raccontato davvero bene!
    Ora spero ke una volta ripreso dallo shock Achille con l’iuto di Regina e Spartaco riuscirà a riprendersi Olimpia.
    Non vedo l’ora di leggere il prox capitolo!
    Un bacione

  22. Mihaela

    ma quindi dobbiamo aspetare un’altra settimana??? io oggi ho letto tutti i capitoli e mi sono piaciuti da morire…. :)))

  23. Victoria

    CIAO BELLE DONNE!
    Sono muta con un pesce, ma adoro leggere le vostre supposizioni. Sono molto contenta che vi sia piaciuto il punto di vista di Achille, anche perchè è stata molto intima e difficile scriverla. Ogni singola virgola è stata studiata e pensata con molto intensità, perchè diciamo che è il capitolo della svolta e poi vabbè perchè è il mio Achille. OHHHH ACHILLE!!
    GRAZIE, come sempre, AD OGNUNA DI VOI, che siete stupende, gentilissime e speciali!!

    • Alexa82

      bellissima sarai te. hai fatto il silenzio stampa questo lunedì, ahahah! comunque davvero capitolo strepitoso, mi devo ancora riprendere, hai detto che l’hai scritto con estrema cura, infatti ci sono molte informazioni su cui riflettere, qual’è la parte che ti è piaciuta di più scrivere? sono troppo curiosa di sapere anche il tuo punto di vista, dato che non ci vuoi svelare niente 🙁 !!

      • Victoria

        EH SI, dalla mia bocca non esce nulla cara :), ma ho adorato la tua domanda, perciò ti rispondo volentieri!
        La parte che mi è piaciuta di più e che avrei voluto approfondire era il rapporto di Viola ed Ettore, quello sicuramente, perchè sono due personaggi molto significati per il mio Achille, perciò mi sono avvicinata a questa bellissima sorella e alla sua dolcezza e a questo protettivo e scorbutico amico. Un’altra parte è stata la sofferenza di Achille che mentre scrivevo ha colpito anche me mandandomi completamente in crisi, m’immedesimo molto in ogni singolo personaggio che scrivo, perciò è stata parecchio dura. Mi ha divertito scrivere la parte con Nicole che ho evitato di approfondire: è una donna bellissima che non riesce a non attirare l’attenzione. E infine la parte più odiosa è stata quella con Regina, ma soprattutto la rivelazione era una parte difficile da mettere per iscritto, nonostante le immagini fossero vivide nella mia testa!

        • Luana

          Cmq sei davvero brava!!! Abbiamo sofferto molto anche noi a leggere questo capitolo … almeno io! Quindi immagino anche scriverlo non sia stato facile!!! Mi aveva un po’ preoccupato il tuo silenzio stampa però !!! Di nuovo bravissima. Un abbraccio a lunedì

          • Victoria

            ahahah, sono sempre qui anche quando non mi sentite e leggo e rileggo ogni secondo i vostri commenti!

            • La Ale

              Ciao Victoria, a me ha colpito molto la sofferenza di Achille perché da un uomo non ci si aspetta nulla di tutto ciò, siamo sempre noi donne a distruggerci d’amore quando una storia finisce. Di fatto ho pensato alle mie rotture passate e mi rendo conto che forse non sempre sono stata la sola ad aver sofferto! Un saluto affettuoso!