Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Nuova presentazione a cura dell’autrice: “Quella che era partito come un breve racconto, si è trasformato in qualcosa di più solido e concreto, grazie alle lettrici a cui ho presentato il mio scritto e che lo hanno apprezzato spronandomi a fare ogni giorno meglio. Questo è il coronamento di un grande sogno che ho sempre avuto nel cassetto, ma che non avevo avuto mai, almeno fino adesso, il coraggio di realizzare non considerandomi all’altezza. Vi presento l’amore sotto tutti i punti vista, vi presento le due persone che ormai fanno parte della mia vita e vi racconterò la storia di come il loro amore è nato in una città magica come lo è Firenze. A&O”.

16° CAPITOLO

16.

 

Passarono due giorni. Giorni perfetti. Giorni meravigliosi. Giorni pieni d’amore e passione.

Il giovedì e il venerdì Achille ed io rimanemmo a casa a recuperare una vita vissuta con orgasmi scarsi, provando momenti d’estasi impagabile in cui mi sentivo sospesa tra realtà e fantasia. Passai a casa solo per prendere il necessario, per poi trascorrere le notti insieme a lui. Andai anche in ufficio a prendere la mia macchina il giorno seguente e la portai a casa di Achille.

Non riuscivamo ad allontanarci nemmeno per un attimo. Eravamo come due calamite e a noi piaceva da morire, proprio così. Dormivamo quel minimo indispensabile, svegliandoci per fare l’amore e per mangiare qualcosa. Mi ostinavo a pensare che fosse solo meraviglioso sesso, invece era molto di più. Era qualcosa che coinvolgeva ogni singola molecola del mio corpo e della mia anima. Mi sentivo come incatenata a lui ed ogni forza di andarmene vacillava e si polverizzava ad ogni suo sguardo. Nonostante gli sforzi, quando mi lasciava sola per più di due minuti cercavo in ogni modo di sciogliere questo vincolo che si stava saldando fra noi pensando freneticamente a qualcos’altro, e cercando la forza ed una scusa per andarmene, ma non ci riuscivo. Stava succedendo tutto troppo velocemente.

Le nostre vite in quei due giorni non esistevano più, non mi ricordavo nemmeno com’era stare senza di lui. E poi Achille, lui era perfetto: lo osservavo vagare per casa con i capelli che erano un casino totale, tutti arruffati e che s’incasinavano ancor di più quando ci passava le dita in mezzo con quel suo gesto davvero incantevole. Indossava la tuta grigia che gli scendeva sui fianchi in maniera sexy e sotto sapevo che non portava altro. Lo osservavo mentre fumava fuori sulla veranda immerso nei suoi pensieri. I suoi occhi penetranti puntati verso l’orizzonte ed il sole che accarezzava ed enfatizzava i suoi lineamenti. Quando mi sorprendeva a guardarlo imbambolata mi sorrideva diventando ancor più bello, tanto da farmi venire il mal di stomaco. Non avevo mai riso così tanto in tutta la mia vita. Mi sembrava così forte, così indipendente, come se sapesse già cosa voleva dalla vita e si facesse trasportare dal suo cuore. Lo invidiavo e lo ammiravo al tempo stesso.

Annullammo qualche impegno, ignorai le telefonate furiose di mia madre e quelle della madre di Lapo. M’immaginavo già che cosa volevano dirmi. Sapevano che Lapo ed io avevamo litigato, perché sicuramente glielo aveva già detto. Lui non mi aveva ancora chiamata, perciò perché avrei dovuto parlare dei nostri problemi lasciati in sospeso con qualcun altro? A strisciare da lui non ci sarei mai più tornata dopo le sue parole, se mi voleva sarebbe stato lui a fare il primo passo: doveva passare oltre il suo smisurato orgoglio. Se non l’avesse fatto il matrimonio per me non contava più, e non solo per quello.

Nonostante fosse una lotta continua reprimere ciò che provavo, il sentimento che nutrivo per Achille andava crescendo nel mio petto diventando sempre più intenso, sempre più doloroso. Lo cercavo dovunque fosse. Avevamo fatto l’amore in ogni angolo della casa ed era stato sempre sublime.

Pregavo ogni volta che sarebbe stato meno bello, invece più andava avanti meglio era.

Passammo quei due giorni come due pazzi. Eravamo tornati dei ragazzini in piena fase ormonale. C’erano dei momenti di amore sdolcinato, da far venire il diabete anche ai più romantici, e c’erano momenti d’amore folle e violento, come successe il giovedì sera.

Stavo lavando i piatti quando Achille arrivò come una furia su di me imprigionandomi tra le sue braccia e ficcandomi violentemente due dita in mezzo alle cosce, senza nemmeno darmi il tempo di reagire. Aveva iniziato a masturbarmi incessantemente, finché ad un passo dall’orgasmo mi aveva sfidato dicendomi che mi avrebbe fatto venire solo se avessi vinto ad una gara qualsiasi. Gli venivano certe idee che invece di trovare assurde trovavo eccitantissime, da quanto ero cotta. Per rendere la cosa ancor più bollente concordammo di sfidarci ad una gara di shots. Notai con mia grande sorpresa che reggevo l’alcool molto meglio da quando uscivo con Achille, anche se non capivo a cosa fosse dovuto. Avevamo bevuto due birre a cena ed eravamo già su di giri. I dieci bicchierini di rum ci diedero il colpo di grazia. Tra una risata e l’altra, in cui Achille mi provocava dicendomi che non ce l’avrei mai fatta contro di lui, posizionammo dieci bicchierini stracolmi da una parte per me e altri dieci per lui. Avevamo a disposizione solo cinque bicchierini di pera per attutire il bruciore e l’effetto del rum. Per complicare la situazione Achille si tolse la maglietta a pochi minuti dall’inizio della sfida deconcentrandomi. Quando vide la mia reazione un sorriso gli sollevò gli angoli della bocca. Lo avevo accusato di barare, ma lui si era difeso dicendo che era per muoversi più agilmente, ma sapevo benissimo che mentiva. Bastardo! E poi rideva, quella risata roca così dannatamente sensuale che automaticamente faceva scattare qualcosa di oscuro dentro di me. La gara iniziò ed io cercai di concentrarmi sui miei bicchierini, ma era quasi impossibile con davanti Achille che ne prendeva uno, inclinava la testa facendo riversare i capelli sulla schiena facendo versacci per farmi ridere passando al successivo. Beveva il liquore come fosse acqua. Era diventata quasi un’agonia vederlo così dannatamente sexy, il bad-boy che era in lui prese immediatamente il sopravvento, perciò dopo il secondo decisi di ripagarlo con la sua stessa moneta, strappandomi la maglietta e restando in reggiseno. Anch’io un tempo ero stata una ragazza un po’ sopra le righe che amava divertirsi, scovai nel mio passato e tirai fuori la bad-girl che da tanti anni ormai non esisteva più. Lo vidi rallentare immediatamente quando tutto il mio atteggiamento cambiò: diventai più sicura di me, iniziai a muovermi con più sensualità ed ogni inibizione era scomparsa. M’invase una sensazione di pace catartica, come se avessi indossato la mia veste preferita, e inevitabilmente il tessuto della tuta di Achille si tese. Iniziai a barcollare dopo il sesto. Achille era già all’ottavo. Non volevo perdere, lo spirito competitivo in me ebbe la meglio stimolato soprattutto dalla preziosa ricompensa. Feci ricorso a tutte le mie armi segrete e mi divertii come una matta a risfoderare i miei vecchi trucchetti. Al settimo mi feci cascare magistralmente un po’ di alcool tra i seni. Achille con il nono bicchierino in mano si paralizzò e con gli occhi seguì la goccia che s’insinuava tra i seni a macchiare il tessuto. Poi mi asciugai le labbra leccandomele e mordendomi il labbro inferiore. I suoi occhi un po’ annebbiati dall’alcool divennero subito attenti diventando due pozze scure. Gli detti il colpo finale quando misi le mani dietro la schiena, abbassandomi sul tavolo offrendogli la vista panoramica sul mio seno e prendendo l’ottavo bicchierino in bocca, simulando un rapporto orale. Reclinai la testa indietro facendo scorrere il liquido giù per la gola. Non ebbi nemmeno il tempo di riabbassare la testa che Achille mi aveva strappato il bicchiere di bocca buttandomi sul tavolo e gettando a terra tutti i bicchierini. Sentimmo i vetri infrangersi, ma non fece che aumentare l’eccitazione.

Invece, ci fu un momento il venerdì in cui avrei potuto anche sposarlo.

Eravamo sdraiati sul divano sotto la coperta, dopo aver fatto per l’ennesima volta l’amore. Accese la radio e iniziammo ad ascoltare le novità del mondo esterno, perché lì su quella collina ci sentivamo fuori dalla realtà, rinchiusi in un piccolo mondo a parte, fatto solo di felicità. Stavamo commentando una notizia quando il conduttore del programma lanciò un singolo. Quando la voce della donna si diffuse per tutta la casa con una dolcezza capace di far venire i brividi ovunque, Achille ed io ci zittimmo ed iniziammo ad ascoltare la musica. La donna innamorata raccontava di come il suo amante la guardava dichiarando tutto il suo amore. Descriveva due ragazzi scapestrati, malati d’amore che non seguivano delle regole ma soltanto la forza del loro cuore. Il paradiso era un posto della terra insieme a lui, cantava la ragazza, e mi rividi insieme ad Achille.

Ci guardammo e lui avvicinandosi alla mia bocca mi sussurrò un pezzo della canzone.

It’s you, it’s you, it’s all for you…≥ mi cantò e mi sembrò la cosa più perfetta del mondo.

Sabato, però, decisi di darci un po’ di tempo per chiarire tutta la baraonda che stava succedendo, e tornai a casa.

Achille non protestò, ma pretese di accompagnarmi con la sua macchina. Accettai senza indugio e lasciai la mia a casa sua. Mi accompagnò senza proferire parola, rispettando i miei spazi. Ma arrivati, avrei voluto facesse marcia in dietro: restammo un po’ in silenzio in macchina a guardare il portone che portava al mio appartamento. Entrambi non volevamo che tutto ciò finisse, nessuno dei due sapeva cosa sarebbe successo se fossi tornata là dentro, se fossi stata risucchiata nella mia vita chiudendo magari con tutto il resto. Ognuno aveva i suoi timori, lui più di tutti. Lo guardai beandomi del suo sguardo magico e feci una ricarica di forze. Lo baciai dicendogli che ci saremo rivisti la sera, ma quando andò via mi sentii invasa da uno strano senso di malinconia.

Aprii la porta di casa e mi sentii invasa da uno strano senso di vuoto. Quanto era triste quest’appartamento, prima di allora non me ne ero mai resa conto. Era buio, silenzioso e aveva un profumo pungente. Mi ricordava una vita lontana che, invece, esisteva fino a tre giorni fa, mentre adesso mi sembrava un periodo così lontano.

Era opprimente, perciò, senza pensarci due volte, mi lanciai contro le finestre e le spalancai tutte facendo entrare aria e luce. Una volta aperta ogni singola fessura nell’appartamento, l’aria e i raggi primaverili del sole iniziarono a fluire ed a illuminare l’ambiente. Il problema sussisteva ancora, ma almeno così la sensazione sgradevole era attutita. Posai le mie cose a terra e andai dritto a farmi una doccia. Mentre mi stavo dirigendo verso il bagno, la segreteria del telefono fisso s’illuminò segnalando tre messaggi. Ebbi un tuffo al cuore.

Mi avvicinai cauta, come se potesse mangiarmi da un momento all’altro. Indugiai e sfiorai il tasto “cancella”, ma quando lo stavo per pigiare lo feci velocemente scivolare verso il tasto “ascolta”.

Primo.

Mamma Regina: “Olimpia, ma che diavolo stai combinando?! Tuo padre e tua sorella ti proteggono e tu non mi rispondi al telefono, ma sappi che non potrai sfuggirmi per tanto. Non ti permetterò di mandare a puttane la tua vita, perciò chiamami subito”.

Secondo.

Azzurra Gilli: “Olimpia, sono Azzurra. Non capisco perché non mi rispondi, ma sappi che ti devo parlare con urgenza. So cosa sta succedendo e questa situazione va risolta all’istante”.

Terzo.

Lapo: “Olimpia, ma che cazzo fai? Sei una cogliona, chiamami immediatamente”.

Subito, all’istante e immediatamente.

Tutti avverbi che odiavo, se non detti da Achille quando stavo per venire, e allora sai cosa? Non avrei richiamato né subito, né all’istante, né immediatamente, semplicemente non avrei richiamato mai. Basta! Se doveva andare così sarebbe andata così. Ero stanca e arcistufa di soddisfare le volontà altrui. Tutti che pretendevano qualcosa da me senza prima chiedermi cosa avrei voluto veramente fare. Lapo che continuava ad insultarmi, non capiva che così non faceva altro che perdermi e lanciarmi praticamente nelle braccia di un altro. Dovevo ammettere però che sentire la sua voce mi aveva fatto un certo effetto, un nodo mi si era formato allo stomaco, perciò la riascoltai. Era fredda, distante e tagliente. Una persona che parlava così, non poteva amarmi, e allora perché lo amavo ancora? Perché mi ostinavo a pensare che lui era l’uomo della mia vita? Una parte di me ripose alle domande, convincendomi: doveva essere l’uomo della mia vita, sennò avrei investito così tanto tempo per niente, avrei buttato altri anni nel cestino e mi sarei odiata per sempre, se fosse stato così, per essere stata così cieca.

M’infilai sotto la doccia e mi lavai accuratamente.

Le parole di Lapo mi rimbombavano in testa e non so perché iniziai a piangere. Un pianto disperato. Tutto era diventato improvvisamente troppo complicato. Fino a poche ore fa mi sembrava così semplice tra le braccia di Achille, volevo stare con lui e allora cosa c’era di complicato? E adesso la situazione era di nuovo cambiata.

“Perfetto, adesso soffro anche di sbalzi d’umore!” pensai.

Finii di lavarmi, uscii dalla doccia e mi rannicchiai sul letto. Mi sentivo persa, la testa mi girava e mi faceva male. Che cazzo dovevo fare? Il primo impulso fu di prendere il telefono e chiamare Lapo, sarebbe stata sicuramente l’ipotesi più realizzabile. Dire che era tutto a posto e riprendere la vita di sempre, così nessuno mi avrebbe giudicato e nessuno sarebbe rimasto deluso o ferito. Tranne una persona, ovviamente. E allora feci la cosa più logica, quella che volevo fare. Afferrai il telefono e composi rapidamente il numero di Achille, che mi resi conto con mio grande disgusto, avevo già imparato a memoria.

Rispose dopo il secondo squillo.

Stella?!≥ disse con voce dolce.

Non riuscivo a parlare, ero ancora scossa da dei singhiozzi. Scoppiai a piangere di nuovo.

Olimpia che cazzo è successo?≥ disse disperatamente.

Vieni qui, ti prego!≥.

Riagganciò senza neanche rispondere. Non capii se aveva riattaccato o se la linea era caduta.

Mi cambiai velocemente e andai in salotto. Trovai un pacchetto di sigarette vicino al divano, pensai che erano cascate ad Achille. Era da anni che non fumavo e la disperazione mi fece fare l’ennesima cazzata. Lo afferrai, cercai un accendino e me ne accesi una. Dopo il primo tiro, tossii, ma mi sentì un po’ più tranquilla. Andai sul balcone e mi sedetti a terra.

Dopo pochi minuti vidi la macchina di Achille inchiodare e parcheggiare sotto casa mia. Andai ad aprire il portone e la porta e ritornai seduta dov’ero asciugandomi il naso con una manica della maglia oversize che avevo indossato. Indossavo le mutandine e le Converse, mi sentivo sull’orlo di una crisi di nervi che mi avrebbe portato a fare la valigia ed andarmene da lì, meglio essere attrezzate per non uscire nuda correndo come una pazza fuori casa.

Lo vidi fiondarsi attraverso il portone e salire di corsa le scale. Entrò con il fiatone e i capelli arruffati e cominciò guardarsi intorno fino a trovare i miei occhi.

Guardò me e poi guardò la sigaretta che avevo in mano. La spensi e mi coprii la faccia con entrambe le mani.

Stavo impazzendo, era chiaro.

Lo sentii avvicinarsi, ma non mi toccò. Aprii gli occhi e lo vidi sedersi davanti a me. Si tolse la giacca e la lanciò verso il divano. Indossava una tuta larga nera, le Converse bianche e una maglia bianca con su scritto ironicamente “Mi ami? Problemi tuoi”. L’avevamo decisa insieme stamattina trovandola simpatica, adesso mi sembrava davvero triste.

Guardò il cielo e mi chiese.

Ti è bastato tornare qui perché tutti i tuoi dubbi riemergessero?≥.

Mi rannicchiai premendomi le gambe contro il petto ≤ Odio questa casa≥ poi altre lacrime iniziarono a scendere incrinando la mia voce ≤ Mi sono sentita tremendamente sola, in un posto totalmente estraneo ed ostile!≥.

Achille sospirò di sollievo, mi guardò, ma non si avvicinò. L’unica cosa che volevo era stare tra le sue braccia e appena formulai questo pensiero mi lanciai contro di lui e mi misi a sedere in mezzo alle sue gambe con la schiena contro il suo petto. Lui mi abbracciò forte e tutto dentro di me si rilassò, mi sentii improvvisamente più tranquilla e quel senso di panico svanì. Il calore del suo abbraccio mi donava pace. Mi strinsi ancor di più e lui mi avvolse completamente tra le sue grandi braccia, lo sentivo così tanto che mi sembrò la mia ancora di salvataggio.

Rimanemmo in silenzio ascoltando i rumori della città e vedendo l’Arno scorrere sotto i nostri occhi. Lui era quasi immobile, perciò mi scostai e lo guardai.

Scusami, mi dispiace di averti chiamato così, ma mi sentivo davvero male. Scusami ti prego!≥ dissi alzando la testa per guardarlo meglio da dietro la mia spalla.

Lui abbassò la testa e mi guardò negli occhi. ≤ Farei qualsiasi cosa tu mi chiedessi di fare e questa è quella più bella. Mi hai chiesto di venire da te, è una piccola cosa, ma per me vale tanto. Sono solo terribilmente sollevato che tu non mi abbia chiamato per dirmi che era tornato il coglione≥.

Tornato? Non lo farebbe mai. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria, però, insultandomi. Strano, vero?≥ dissi sconsolata riappoggiandomi al suo petto. Lapo non aveva davvero nessuna pietà per nessuno, girava e rigirava il dito della piaga fino a sentire l’ultimo respiro di sconfitta della sua vittima. Non ritornava mai indietro sulle sue scelte, mai. Nemmeno se la scelta che doveva fare riguardava me. Quant’era umiliante…

Sentii lo sguardo di Achille puntato addosso, poi mi chiese ≤ Tu lo ami ancora, vero?≥.

Scossi la testa, senza sapere cosa rispondere ≤ Sinceramente? Non lo so più≥.

Mi afferrò prepotentemente i polsi e li strinse, mi scosse per attirare la mia attenzione come per farmi riemergere da un sonno profondo. ≤ Mi dici che cazzo devo fare io per farti diventare soltanto mia?≥.

Mi raddrizzai e mi voltai. Ci guardammo e lo vidi rilassarsi un po’, poi sorrise sistemandomi una ciocca di capelli dietro un orecchio.

Sai, mia nonna mi diceva sempre che per far innamorare una ragazza dovevo farla ridere, ma ogni volta che ridi m’innamoro io≥.

Mi riappoggiai contro di lui e lo guardai negli occhi, vidi tutta la sua frustrazione.

Ero piena di domande inespresse e di dubbi che non riuscivo a sciogliere.

Tu spiegami, perché?≥.

Mi guardò confuso e si ritrasse. ≤ Perché?≥ mi chiese.

Annuii. ≤ Si, perché? Perché proprio io? Cos’ho io di speciale? Perché mi vuoi? Non ha senso, non ci conosciamo neanche, eppure sembra che tu stessi aspettando soltanto me. Sei l’uomo più bello che credo esista realmente al mondo, etero per giunta, potresti avere tutte le donne che vuoi e quindi perché io? Sono una ragazza normale, con un naso, una bocca, dei capelli marroni con le doppie punte, però con un ottimo gusto per la moda. Se è solo per il mio outfit, posso capire, sennò no!≥.

Rise, ma poi tornò serio.

Tu credi all’anima gemella?≥ mi chiese riappoggiandosi contro lo stipite della porta.

L’aria fresca del sabato mattina fluiva tra noi facendoci muovere i capelli, ma il tempo sembrava sospeso, come fossimo racchiusi in una piccola bolla di sapone.

In che senso?≥.

Mia madre mi raccontava una storia quando ero piccolo, a cui credo fermamente. Mi diceva sempre che ogni persona nel mondo è stata creata con un’anima, un’anima che non muore con il corpo, perché è eterna. Lei sosteneva che l’anima non è perfetta, è incompleta perché al momento della creazione viene sdoppiata in due. In poche parole ha un clone, una complementare alla propria, e diceva che quando si ritrovano formano una cosa perfetta. Unica. Non tutti la incontrano, ma c’è chi ha questa fortuna. Io sono sicuro che la mia anima appartiene alla tua. L’ho capito la prima volta che ti ho vista due settimane prima del nostro ufficiale incontro≥.

Ma che diavolo stava dicendo? Lui mi conosceva già prima, prima che io lo vedessi appoggiato al furgone, ed io non lo avevo mai visto! Impossibile non notare un uomo così: alto minimo un metro e novanta, biondo, capelli lunghi, occhi castani che ti spogliano con un’unica occhiata. O ero scema o ero scema se non l’avevo notato prima.

Tu mi avevi già visto prima di rovesciarmi i calcinacci in testa?≥.

Lui scoppiò a ridere. ≤ Mio dio, scusa se il mio smisurato ego esce ferito, ma è la prima volta che una donna non mi nota. Che tristezza!≥.

Gli detti un colpo sulla spalla, come potevo dalla posizione in cui ero. Lo incitai a continuare a parlare, ero troppo curiosa ≤ Ma di che stai parlando?≥.

Si sistemò meglio abbracciandomi, ed iniziò a raccontare lasciandomi completamente spiazzata.

Due settimane prima del nostro “ufficiale” incontro ero all’Otel. Ero al bar a prendere una bevuta, quando sei arrivata tu e ti sei messa accanto a me per ordinare. Eri davvero bellissima, infatti mi ci è voluto non poco per capire se eri vera o eri una proiezione delle mie fantasie sessuali. Avevi un vestito super attillato color cobalto con una spallina sola e dei tacchi vertiginosi. Un culo perfetto, come non avevo mai visto a nessuna, e delle tette belle piene. Sono rimasto completamente senza fiato, ma te nemmeno mi guardavi, quando mi sono avvicinato per parlarti è arrivato Bruno che ti ha dato una sonora pacca sul sedere. Inizialmente pensavo fosse il tuo fidanzato, ma quando l’ho sentito parlare, ho capito≥ ci mettemmo a ridere entrambi ripensando al modo di fare che aveva il mio migliore amico. A prima vista sembrava un ragazzo affascinante e molto appetibile, ma appena apriva bocca ed iniziava a gesticolare si capiva perfettamente il suo orientamento sessuale.

Continuò. ≤ Poi sei andata via e non ti ho più rivista, fino a quando una mattina, mentre stavo andando a vedere come procedevano i lavori in via Tornabuoni, non ti ho visto litigare con Lapo sotto casa tua. Da quell’episodio sono passato ogni singolo dannatissimo giorno da lì per vedere se ti rivedevo, fino a che tu sei venuta da me≥.

Mentre Achille stava parlando, cercai di ripercorrere mentalmente quei giorni prima che mi accorgessi veramente della sua presenza, i ricordi affiorarono piano piano e mi accorsi che in quel periodo ero così cieca, così concentrata sulla mia vita, sui miei impegni che non prestavo attenzione a nessuno, nemmeno ai miei migliori amici, figuriamoci un uomo irraggiungibile per mille motivi differenti. Ricordai l’ennesima sfuriata di Lapo, quella mattina, mentre stavamo andando a lavoro: stavamo litigando perché io non concordavo sul colore che aveva scelto sua madre per le tovaglie, un rosa shock da far vomitare, io volevo qualcosa di più sobrio, tipo un panna o un grigio. Glielo avevo detto e lui era partito con la sua solita tiritera che la madre aveva sempre ragione e che la dovevo finire di metterla in discussione. Aveva sceso le scale come un fulmine ed io lo stavo seguendo cercando di spiegargli le mie motivazioni, dopotutto doveva essere il giorno più felice della mia vita, non di Azzurra. Una volta fuori dal portone aveva iniziato ad urlare attirando gli sguardi di tutti i passanti della mattina, poi se n’era andato, lasciandomi così senza proferire parola. La sera era tornato a casa con un regalo, una pochette nera di D&G, lo perdonai e facemmo pace, e sua madre ottenne l’ennesima vittoria, ordinando le tovaglie rosa shock. Sembrava qualcosa che era accaduto mille anni fa. Ripensandoci mi sentivo davvero stupida.

Quando ti ho visto passare sotto l’impalcatura, non ho resistito, ti dovevo fermare in qualche modo, sentirti parlare, ma soprattutto volevo che tu mi guardassi e quando l’hai fatto, ho capito che non ti avrei più lasciata andar via!≥ concluse.

Rimasi completamente scioccata con la bocca spalancata a guardarlo incredula e l’unica cosa logica che mi uscì di bocca dopo tutta quella dichiarazione fu: ≤ L’hai fatto apposta di buttarmi addosso i calcinacci? Ma sei scemo? Quel cappotto è irrecuperabile ed era il mio preferito, ma soprattutto costava una sassata≥.

Mi divincolai tra le sue braccia ed iniziai a schiaffeggiarlo sul petto, mi sembrava di colpire un muro in cemento armato. Lui riafferrò le mie mani e m’immobilizzò, mi guardò alzando un sopracciglio come a dire “è tutto quello che mi devi dire?”. Sospirai e abbassai le mani. Lo guardai e premetti la fronte contro la sua guancia.

Quindi mi stai dicendo che esistono due anime che si appartengono? Le nostre?≥ scossi la testa e guardai il cielo azzurro ≤ Vorrei avere le tue stesse certezze!≥.

Perché è così difficile!≥, disse più a se stesso che a me.

Con una mossa decisa e piena di frustrazione mi circondò impetuoso con le braccia e affondò la lingua tra le mie labbra. Mi lasciai rapire e lo baciai anch’io con trasporto. Mi sentivo perduta e confusa, ma non tra le sue braccia. Le mie gambe tremarono e tutto, al di sotto del mio ombelico, tutto si contrasse. È assurdo, lo avevamo fatto non poche ore fa, eppure lo volevo così tanto da star male, come se fossero mesi che non ci toccavamo.

Si alzò trascinandomi su insieme a lui, ancora avvolta nel suo tenero abbraccio, nascosta tra le sue braccia. Mi portò dentro l’appartamento e mi distese sul tappeto del salotto. Lasciò scivolare una mano tra i miei seni ed io sussultai a quel tocco così intimo. Il suo respiro era forte rispetto al mio. Ero così catturata da lui che in quell’istante capii a cosa si stava riferendo quando parlava di anima: c’era qualcosa, qualcosa di misterioso che non si poteva spiegare con ragionamenti logici, era qualcosa di superiore e di più profondo. Qualcosa che mi avrebbe potuto uccidere se avesse potuto, ed in quel momento tra le sue carezze e i suoi baci struggenti capii come si sentiva, capii cosa provava. Vidi riflesso nei suoi occhi me stessa. Ero sua, finalmente.

Il desiderio per quest’uomo m’infiammò il sangue e mi fece perdere la testa. Achille mi sollevò una gamba e la allacciò intorno al suo fianco. La maglia era scivolata intorno ai fianchi lasciandomi il ventre scoperto. Si strusciò a me e sentii il suo sesso duro, dominante contro il pube. Tremai e lui mi strinse più forte. Achille mi strappò la maglia. Poi mettendosi in ginocchio tra le mie gambe mi fornì lo spettacolo mozzafiato del suo splendido petto, asciutto e muscoloso, e si tolse la propria. Tornò su di me, non resistetti e gli accarezzai il torace, andando poi sulle costole dove mi soffermai ad accarezzargli teneramente il tatuaggio.

Un giorno ce ne faremo uno uguale!≥ dissi, sorprendendomi di me stessa.

Mi guardò e un guizzo di speranza gli attraversò quello sguardo tempestoso.

I nostri visi si avvicinarono e lui strusciò il naso contro il mio. Ci fu un attimo, che parve un’eternità, in cui restammo a guardarci occhi negli occhi. Il suo respiro diventava sempre più pesante, non riuscivo a smettere di guardarlo. La sua mano scivolò dentro i miei slip, andai freneticamente incontro alle sue dita che s’immersero subito dentro di me capendo perfettamente il mio bisogno. Iniziò a muoversi, non ci sarebbe voluto tanto, ero già al culmine dell’eccitazione, mi sentivo già pronta per venire.

Non venire!≥ mi disse contrastando con tutti i miei pensieri.

Aveva lo sguardo divertito e quel sorrisino sexy sulle labbra. Gemetti e andai ancor più incontro alle sue dita, ma Achille si ritrasse. Lasciandomi stesa a terra, si tolse tutti i vestiti molto velocemente e tornò su di me. Sentivo il corpo in fiamme ed il suo era ancor più bollente. Mi baciò teneramente e lentamente entrò dentro di me penetrandomi con una lentezza dolorante. Cercai di non urlare, mi morsi il labbro, poi gli morsi il collo, ma quando fu completamente dentro ed iniziò a muoversi un gemito roco fuoriuscì dalla mia bocca e poi non riuscii più a fermarmi.

Sei ancor più bella quando inizi a gemere così. Fammi sentire quanto godi!≥ sussurrò al mio orecchio.

Lo strinsi avvolgendo le braccia attorno al suo collo e avvicinandolo a me. Con una mossa veloce mi ritrovai sopra e successivamente seduta in collo a lui. In quella posizione lo sentivo proprio tutto, fino in fondo, e cedetti di nuovo. Inarcò e ruotò i fianchi in un solo movimento, facendomi gemere stavolta senza riuscire a trattenermi. Una sensazione sublime s’irradiò nel mio ventre ed in tutto il mio corpo.Piantò le sue mani sui miei fianchi ed iniziò a muovermi su e giù. I suoi occhi ardevano di desiderio e di amore, puro e semplice. Era questo che volevo, era di questo che avevo bisogno. Gli infilai le dita tra i capelli, godendomi la sensazione magica di essere insieme a lui così intimamente.

Mi fai impazzire, stella!≥.

Persi il controllo e raggiunsi quell’orgasmo che era diventato decisamente il mio migliore amico in quegli ultimi giorni. Achille venne insieme a me baciandomi intensamente per tutta la durata dell’orgasmo. Quando ci calmammo rimase dentro di me ed io a cavalcioni su di lui, si sporse un po’ fino a raggiungere il divano su cui era distesa la coperta. Mi stese accanto a sé  e ci coprimmo entrambi, avvolgendoci nell’enorme plaid. Abbracciati l’uno all’altro, restammo così in silenzio a guardarci stesi a terra. Poco dopo, quando ormai stavo scivolando verso la beatitudine del pisolino post orgasmo, lui mi chiese: ≤ Che tatuaggio ci faremo?≥.

Risi e gli tempestai il volto di baci. Poi lo guardai e pensai.

Un’ancora!≥.

Storse il naso dubbioso, poi i suoi occhi s’illuminarono e mi fece un occhiolino dicendomi:

Io mi faccio una stella!≥.

Divertita, ma commossa al tempo stesso, per questo fantastico uomo, per tutto l’amore che in così poche parole riusciva a trasmettermi, pensavo che lo volevo tutto, avevo già il suo cuore, adesso ero io che dovevo fare la mia mossa. Volevo dargli la stessa sicurezza che lui stava dando a me, ma le parole per esprimere tutto ciò che sentivo nei suoi confronti erano troppo e non riuscii a trovare niente che potesse rendere l’idea di ciò che provavo. Così lo abbracciai, lo baciai e cercai di dirglielo in un altro modo. Il nostro modo segreto.

 

Ci trovavamo sulla soglia di casa a baciarci da circa quindici minuti. Ero tornata a casa proprio per prendermi una pausa allontanandomi da Achille, ma adesso lui era di nuovo qui e non volevo che se ne andasse più, anche se ero decisamente sconvolta. Achille aveva degli impegni da sbrigare e doveva vedere il piccolo Alessandro. In questi giorni c’eravamo davvero isolati dalla vita reale e rientrarci era traumatico. Ma più che cercava di andare via, più non riuscivamo a staccare le labbra l’uno dall’altro.

Dai Stella, fammi andare via!≥ mi diceva staccando e riappoggiando le labbra sulle mie.

Vai, ciao!≥.

Si staccava un secondo e poi ritornava all’assalto e non se ne sarebbe mai andato se non avessimo sentito una voce provenire dalle scale e un flash scattare.

Dio mio ragazzi, insieme siete davvero da orgasmi multipli!≥.

Ci girammo e vedemmo Bruno sulle scale con il cellulare in mano che ci stava scattando foto in serie. Perciò abbracciai Achille ed iniziammo a fare i versacci, linguacce, a mostrare tutti i denti, a ridere e a baciarci teneramente. Quando finì con il servizio fotografico, Achille finalmente poté andar via. Salutò Bruno che lo guardava adorante, mi dette l’ultimo bacio.

Prima di andare via, disse ≤ Sappi che è lei la ninfomane≥.

Bruno si voltò e mi abbracciò ≤ Siete troppo fichi come coppia, cioè sembrate due quindicenni scapestrati. M’immagino che vi scopate proprio a morte. Vorrei essere una mosca!≥.

Achille rise ed io diedi un calcio al mio migliore amico ≤ Bruno fai schifo!≥.

 

Entrammo in casa tra una risata e l’altra.

Senza che lo chiamassi, Bruno, aveva portato le lasagne calde che aveva preparato appositamente la mamma di Bernardo per festeggiare, a quanto disse lui, un evento davvero speciale. Perciò apparecchiammo e mangiammo. Un pranzetto fantastico.

Poi stappò il vino e lo versò dentro i calici, con tono solenne lo alzò e disse.

Vorrei fare un brindisi ai piccioncini più belli che la natura potesse creare≥ poi mi guardò negli occhi sinceramente commosso ≤ Non ho mai visto due persone più perfette di voi due, vi auguro tutto il meglio e figlie femmine!≥.

Alzai un sopracciglio e lo guardai dubbiosa ≤ Il detto non era “figli maschi”?≥.

Sapevo già la risposta che stava per darmi, ma la volevo sentire ugualmente. ≤ E ti pare? Lo zio Bruno si deve divertire con la sua nipotina: stivali di pelle, leggins dorati e pellicce sintetiche per una bambina davvero con stile. Vedrai tutte le sue amichette come la invidieranno!≥.

Scossi la testa, era senza speranza di recuperare qualche facoltà mentale, ormai lo avevo perso per sempre.

Sbuffai e mi strofinai le tempie, non riuscivo a smettere di pensare un secondo. Con Achille lontano vedevo tutto diversamente. Dovevo risolvere la mia situazione ed in fretta. Dovevo chiamare Lapo e anche mia madre, ma solo il pensiero mi uccideva.

Bruno si avvicinò a me.

Chiama Regina. Vedrai che capirà, tutto si sistemerà≥.

Lo farò dopo aver mangiato come un maiale≥.

Mi voltai verso il mio amico e, senza pensarci, gli ruttai in faccia. Scoppiammo a ridere in automatico e Bruno scivolò dalla sedia contorcendosi e tenendosi una mano premuta sulla pancia. Era da coì tanto tempo che non facevo la cretina che mi sembrò di essere stata morta per una vita.

Ti dirò una cosa: la tua adolescenza è stata una merda, ma mi manca da morire l’Olimpia cazzona che adorava fare la bimba cattiva. Eri così sexy!≥ disse Bruno risedendosi al tavolo.

Asciugandomi le lacrime gli risposi ≤ Oh sì, anche a me un po’ mancava e con Achille sto davvero tirando fuori il peggio di me stessa≥.

Vorrai dire il meglio. Parliamoci chiaro Olly, la donna ringhingherata con i diamanti addosso che per ridere si tappa la bocca con due dita, quella non sei te. Non ti viene nemmeno naturale, ti annoi a morte a quelle feste dell’alta società. Tutti lo sanno, perfino Lapo, ecco perché litigate così spesso. Verrete anche dallo stesso ceto sociale, ma tu sei un altro tipo di persona. Con Achille sei te stessa, nel bene e nel male≥.

Ma non so se quella che sono veramente va bene. Andava bene in una certa fascia d’età. Ho 26 anni, sono in quella fase della vita in cui sei in bilico tra i postumi dell’adolescenza e l’arrivo dell’età adulta. Con Lapo vedo un futuro più concreto, più solido. Con Achille, ad ora, vedo soltanto orgasmi spettacolari. Ed è questo che voglio della mia vita? Non lo so. Forse ci potremo provare a farla funzionare, ma non è detto che regga e questo è un rischio che non voglio correre. Semmai, potrei rallentare le nozze per chiarire le cose con Lapo, perché adesso non mi sento davvero pronta a sposarmi≥.

Bruno annuì comprensivo.

So cosa intendi. Il fascino del bad-boy a te non ha mai fatto bene, ma Achille è davvero un’altra persona con te da come lo gente lo descrive. Conta poi che il sesso in un rapporto vale minimo minimo il…≥ fece una pausa, poi mi guardò stentando a trattenere una risata ≤ Minimo il 96%!≥ riscoppiamo a ridere.

Quando ci fummo calmati gli sorrisi e lo abbracciai come non facevo da ormai troppo tempo. Terminando di mangiare concentrai tutta la mia attenzione su ciò che sarebbe successo dopo. Dovevo credere in mia madre, dovevo avere fiducia in lei e sperare che mi ascoltasse e che capisse il modo in cui le vicende erano cambiate. Dovevo avere fede.

Dopo pranzo. Ci stendemmo sul divano, afferrai il telefono e composi il numero, aspettai che rispondesse con il cuore in gola.

Rispose dopo il primo squillo.

Olimpia!.

Tutte le speranze che mi ero costruite si dissolsero come neve al sole sentendo la voce severa e rigida di mia madre dall’altra parte della cornetta, ebbi quasi voglia di riattaccare il telefono. Fu Bruno ad impedirmelo incitandomi a continuare a parlare. Mi feci forza, tirai un sospiro e le dissi.

Ciao mamma. Sto bene, soltanto potresti venire qua? Devo parlarti.

Senza neanche battere ciglio rispose fredda e tagliente ≤ Arrivo tra 10 minuti.

Mi riattaccò in faccia senza aggiungere altre parole. Sarebbe stata una carneficina, già me la immaginavo. Quando Regina si metteva in testa una cosa era quella e non sentiva ragioni, non c’erano né se né ma. Bruno sparecchiò e si preparò per andare via, ma lo bloccai. Se dovevo affondare lui doveva venire insieme a me, dopotutto non la volevo chiamare, era stato lui a porgermi il telefono.

Aspettammo seduti sul divano ed ogni secondo che trascorreva diventavamo sempre più nervosi. Perfino il mio amico guardava freneticamente l’orologio. Dovetti andare in bagno un paio di volte, perché me la stavo praticamente facendo sotto. Era incredibile che una donna della mia età, completamente indipendente, avesse così tanta paura della propria madre.

Quando suonò il campanello, mi sentii male e rimasi a sedere sul divano, incapace di
muovere un muscolo. Bruno, terrorizzato quanto me, andò ad aprirle ed aspettammo l’entrata trionfale di Regina Medici. Contammo ogni tacco su ogni gradino che conduceva al mio appartamento. L’ultimo scalino fu il più doloroso. Infine entrò sfoggiando una mise da donna d’affari con molta esperienza alle spalle, sicura di sé sapendo già di aver vinto la causa in partenza. Indossava un abitino estivo comodo sopra il ginocchio di un rosa antico con delle fantasie floreali a mezze maniche ed ai piedi portava delle zeppe marroncine firmate Gucci. La borsetta fatta a portadocumenti della Louis Vuitton sotto il braccio e dei grandi occhiali da sole della Miu Miu a nascondere gli occhi.

Bruno andò verso di lei e l’abbracciò calorosamente.

Ciao mamma, sei bellissima!≥ le disse affettuosamente.

Lei lo baciò su entrambe le guance e gli sorrise dolcemente, poi si tolse gli occhiali e capii che era davvero incazzata.

Ciao Bruno, non fare il ruffiano con me. So che c’entri anche tu in questa storia, perciò siediti≥ disse con una cortesia raggelante.

Quando faceva così era ancora peggio di quando iniziava ad urlare.

Il mio amico abbassò la testa colto in fallo e venne a sedersi vicino a me.

Mi fa paura!≥ mi sussurrò.

Lo guardai e gli feci un’espressione molto eloquente. Era proprio per questo che non la volevo chiamare, avrei preferito cenare con la bambina di The Ring.

Si accomodò a sedere e finalmente mi guardò dritta negli occhi.

Bruno approfittò del momento di silenzio per alzarsi e andare via, fortunatamente mia madre lo fermò con un gesto autoritario con la mano e si rimise a sedere vicino a me. Ben gli stava!

Allora Olimpia, racconta≥.

Presi un lungo respiro.

Mamma, non so cosa tu sappia, ma ho litigato con Lapo ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il fatto è che non credo che siamo fatti l’uno per l’altra e…≥.

M’interruppe con uno suono quasi schifato. ≤ E chi è fatto per te? Achille?≥.

Achille mi è stato vicino in questi giorni…≥ la guardai.

Tutta la sua determinazione, tutta quella sicurezza m’irritarono. Sapeva il potere che aveva su di me, ma ero grande e le decisioni della mia vita le dovevo prendere da sola d’ora in poi. Perciò mi alzai dal divano ed incrociai le braccia al petto dandomi forza e le dissi quello che voleva sentire: la verità.

E sì, ci sono andata a letto e ti dirò è stata la cosa più bella della mia vita. Ho passato dei giorni magnifici con Achille che è un uomo straordinario!≥.

Che liberazione poter dire la verità!

Mi sentii molto più leggera, certo non mi aspettavo la reazione che ebbe mia madre. Scattò in piedi e ringraziai il tavolino che c’era tra noi. Guardai Bruno sprofondare sul divano e farsi piccolo piccolo. Aveva le mani davanti alla faccia come per proteggersi.

Rimasi ferma nella mia posizione e mi preparai.

Cosa vuoi fare Olimpia? Lasciare l’uomo che nonostante tutte le cazzate che mi hai combinato ti ha accettato per quella che eri e ti ha amato veramente per tutti questi anni? L’uomo che ti sta per dare una casa, il matrimonio perfetto e la famiglia perfetta? Per cosa? Per una bella scopata? Cosa pensi, che il tuo Achille possa finanziare il tuo standard di vita? Possa permettersi una governante giornaliera e tutti i tuoi agi? Pensavo tu fossi cresciuta! Pensavo che adesso la ragazzina ribelle che s’innamora del cattivo ragazzo si fosse calmata lasciando il posto alla donna che pensavo tu fossi!≥ urlò tutto d’un fiato.

Focalizzai Achille dentro la mia testa come esercizio zen: immaginai le sue mani su di me e i suoi baci sulla pelle. Mi feci forza e le risposi. ≤ Mamma non sono più una bambina, so cos’è meglio per me e adesso non mi sento pronta per sposarmi con un uomo che sembra quasi mi detesti. Achille si è dimostrata una brava persona e vorrei conoscerlo meglio. Tu non lo conosci…≥.

Non mi lasciò nemmeno terminare di parlare. Afferrò la borsa e tirò fuori dei fogli ed iniziò a recitare.

Achille Ferri, nato il 2 gennaio del 1986 a Firenze, Careggi. Ha una sorella gemella di nome Viola, architetta talentuosa che so che si sta occupando del progetto di casa vostra. Diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Statale e laureato, in seguito, in Ingegneria Edile. A sedici anni fu fermato per sospetto spaccio di stupefacenti e in seguito a soli diciott’anni, appena conseguita la patente di guida, fu fermato per guida in stato di ebbrezza. Denunciato a vent’anni per aver fatto irruzione in una piscina privata di notte con i suoi amici, ovviamente la denuncia è stata ritirata. Arrestato in una manifestazione studentesca per aver preso a pugni un poliziotto che aveva colpito con il manganello un amico, che in sua difesa non stava facendo assolutamente niente. A soli 23 anni diventa padre di un bambino. Reddito mensile…≥.

Mamma, ma sei impazzita? Secondo te scelgo la persona che con cui voglio stare per il reddito mensile?!≥.

E per tutte le altre cose? Olimpia, è un emarginato, è un delinquente…≥.

Ero stufa di questa conversazione senza alcun senso. Pensava di conoscere Achille solo da dei fogli che si era procurata chissà dove, ma non m’interessava.

Basta!≥ urlai.

Lei mi guardò e finalmente chiuse la bocca. Si mise a sedere ed iniziò a piangere. Dovevo approfittare del momento di quiete per riuscire a dire qualcosa.

Nel frattempo Bruno si sporse e andò vicino da lei, consolandola come meglio poteva. Sapeva lui, forse meglio di me, quanto mia madre avesse sofferto, perché lui le dava conforto quando io non c’ero. Bruno l’aveva aiutata tanto e tra loro si era creato un rapporto solido, come fosse realmente sua madre, quella che lo aveva accettato, quando la madre biologica era disgustata di avere un figlio omosessuale.

Anch’io ho fatto degli errori in passato, ma si cresce e si cambia. Achille ed io siamo uguali, noi ci completiamo, ci vogliamo davvero, ma soprattutto ci rispettiamo, mamma. Quello che c’è tra noi è qualcosa di profondo. Con questo non ti sto dicendo che mi sono innamorata o che ho scelto di stare con lui. Semplicemente lo voglio conoscere meglio≥.

Prese un fazzoletto dalla borsa e alzò il viso comunque bellissimo anche se arrossato e umido di lacrime. Era sofferente e mi guardava come avrei voluto che non lo facesse mai più: era delusa. Non credo ci fosse qualcosa di peggiore di vederla così devastata per l’ennesima volta a causa della mia cocciutaggine. Cercai di rimanere ferma sulle mie posizioni, ma già stavo vacillando, già non sentivo più la presenza di Achille a proteggermi.

Mi avevi promesso che non mi avresti più delusa. Mi avevi promesso che mi avresti ascoltato, che non avresti più agito d’istinto. Non lo fare Olimpia, non rovinarti di nuova la vita, perché adesso non si torna più indietro≥.

Non resistetti alla forza del suo sguardo e cedetti con quelle ultime parole. Una fitta di dolore mi fece inarcare la schiena e pensai che ero davvero vicino a crollare. Andai in cucina a prendere un bicchiere d’acqua senza rispondere.

Dopo un attimo di silenzio mia madre si alzò e venne verso di me. Mi appoggiò un mano sulla spalla e disse: ≤ Questa è una follia e nel profondo lo sai anche te!≥.

La guardai, ma non riuscii a dire niente. Restammo a guardarci in silenzio e non capii cosa provavo di più, se rabbia per me stessa per essermi cacciata in questa situazione o per aver fatto soffrire nuovamente mia madre. Lei parlava per il mio bene, come sempre aveva fatto, la potevo biasimare se dopo aver letto tutto il pessimo curriculum di Achille lo aveva giudicato? Ma lui non era così, come io non ero più la bambina che ero dieci anni fa.

Lapo ti ama. Ti ha sempre amata. Non è perfetto ed è proprio questo che lo rende autentico. Non scambiare sesso per amore. Non fare questo grande errore. Non scherzare con il fuoco altrimenti ti brucerai. Non farti questo, non farmi di nuovo questo≥.

Mi baciò sulla fronte e se ne andò senza dire altro.

Rimasi in piedi appoggiata contro il tavolo della cucina e le lacrime silenziose iniziarono a scivolare giù. Bruno venne verso di me e mi guardò.

E adesso cosa farai?≥.

Quello che è giusto f

 

 

 

 

 

CONTINUA…

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29 commenti

  1. Irma

    Bellissimo capitolo! non dico altro! aspetto il prossimo con trepidazione e curiosità. Brava!!!!!!!!!!!!

  2. silvietta

    Inizio con il dire WOW!!! Capitolo stupendo e meraviglioso come sempre, TI ADORO per tutte le meravigliose emozioni che dividi con tutte noi ogni Lunedì!!! Sei davvero, davvero, davvero ma davvero molto brava 🙂 …. Ora continuo dicendo che vorrei davvero tanto prendere a calci nel sedere la madre di Achille!! Ma io dico come può una persona spingere una figlia a sposare un uomo che non ama perchè così rimane sotto controllo?!? Io capisco che è solo preoccupata per il fatto che la figlia torni l’adolescente testa di cavolo che è stata ma da qui a spingerla a sposare quel viscido verme e inutile testa di cavolo (ed uso questa parola perchè quella reale non è nemmeno scrivibile) di Lapo ce nè vuole!!! Ora concludo dicendoti nuovamente che sei bravissima, continua così e a Lunedì prossimo e non vedo l’ora!!!

    • silvietta

      Perdono ho scritto la madre di Achille, volevo dire la madre di Olimpia 😛

  3. alessandra

    oddio che finale, sto iniziando a tremare per quello che potrebbe succedere, ti prego Victoria non essere crudele con noi LOL cmq e’ bello lungo questo capitolo, continua cosi’, mi piaci sempre di piu’ XD e che lunedi prossimo arrivi in fretta

  4. lolly74

    bravissimaaa…..sta’ arrivando il momento della verita….nn vedo l’ora di leggere il prox…ciao a prestooooo………….BRAVISSIMAAAAAAAAAAA…….

  5. Maria

    Wow!!! Bellissmo capitolo!!!! Devo dire che la mamma di Olimpia io non la capisco…preferisce soldi, ceto sociale e che Lapo la tratti coma una pezza, piuttosto di vedere sua figlia davvero felice….mah….Adesso son proprio curiosa di leggere cosa succederà….però ti prego, non farla tornare con Lapoooo!!! Continua così!!

  6. Rosy ♡

    Perché ho l’impressione che la cara Olimpia farà una cazzata ascoltando sua madre? Ti prego Victoria dimmi che mi sbaglio… Sarebbe un colpo troppo grande leggere di Olimpia che torna da Lapo per fare contenta Regina! Spero che Spartaco faccia ragionare sua moglie…
    Achille resta sempre super 🙂 pur essendo così uomo, virile, sexy, un vero e proprio bad boy, è di una dolcezza infinita con Olimpia 🙂 lui si che la ama davvero tanto 🙂 come lui stesso ha detto: sono due anime che si appartengono ♥♡♥
    Ho letto un commento allo scorso capitolo in cui tu, cara Victoria, hai detto di aver incontrato Achille in tutto il suo splendore di tassista 🙂 che ragazza fortunata che sei 🙂 complimenti, complimenti e ancora complimenti per questo bellissimo sogno che ci racconti di settimana in settimana 🙂 a lunedì cara 🙂
    Ps: se vuoi sentiti libera di pubblicare anche prima di lunedì 🙂 di certo non ci dispiacerebbe una piccola sorpresa per placare la nostra curiosità 🙂 ormai parlo da drogata visto che la tua storia mi ha creato dipendenza 🙂
    Un bacio ♥

  7. Romina

    Bellissimo grazie Victoria, come sempre, la prima parte spettacolare, le loro emozioni, il loro amore travolgente ed unico, due ragazzi spensierati ed innamorati persi. Bellissimi insieme! Poi però si torna alla realtà e per ora solo minima purtroppo perché deve ancora affrontare Lapo, la mamma di Lapo e tutto il resto. Io posso capire la mamma di Olimpia ma solo perché ha paura che possa fare degli errori, ed in base all’esperienza negativa del passato ha paura che possa imbattersi in una persona che la possa portare su una cattiva strada (non dimentichiamo che lei non conosce Achille e da quel poco che conosce purtroppo non è un quadro bello che ha davanti) quindi non mi sento di giudicarla negativamente e pensare che sia così superficiale di sacrificare la felicità di sua figlia solo per vederla sistemata con un buon partito. Detto questo io spero vivamente che Olimpia non faccia il grandissimo errore di avere dei sensi di colpa e fare il terribile errore di ragionare solo con la testa e non ascoltare il suo cuore (e spero che il papà di Olimpia faccia ragionare la mamma) …. allo stato attuare credo che Achille ne uscirebbe distrutto, credo che sia pazzamente innamorato di Olimpia, come del resto lei anche se fa fatica ad ammetterlo ed ha tanti sensi di colpa.
    Che bello quando ha raccontato,. Achille, di quando l’ha notata la prima volta….da sognare ad occhi aperti! 😀

  8. Ana Grey

    un capitolo bello lungo…ti prego non farla tornare con lapo…è un idiota!!!!e la mamma è insopportabile!

  9. Papera

    L’ho letto tutto d’un fiato…
    E’ incredibile come in un capitolo tu sia riuscita a farmi provare così tante emozioni (gioia, amore e, nel finale, tanta rabbia).
    Capisco che la mamma sia preoccupata ed essendo anch’io una mamma la capisco, dovrebbe però sapere anche che le persone cambiano e imparano dai propri errori. Voler far sposare la figlia ad un verme come Lapo è proprio stupido. Olimpia doveva fargli sentire il messaggio in segreteria!!!!
    Fossi io in Olimpia avrei già eliminato dalla mia mente Lapo.
    Il mio commento è un po’ rabbioso ma questo racconto mi coinvolge tantissimo… bravissia Victoria.
    Spero che nel prossimo capitolo Olimpia riesca a convincere sua mamma, ma temo che Achille dovrà soffrire un po’ per averla.

  10. Melly

    Già mi immagino la scelta di olimpia…. Che tortura spero che faccia un passo indietro quando sarà di nuovo con lapo …e che capisca che razza di uomo è….povero Achille :(…..detto questo un capitolo fantastico…non vedo l’ora di arrivare a lunedì …. Che tortura!!!!!

  11. GiusiG

    Victoria tu mi farai venire un’infarto.Non ho parole per esprimere ciò che ho provato con questo capitolo se non semplicemente PERFETTO! Oh Achille, Achille, Achille… è così dolce. Mi spiace vederlo soffrire per l’indecisione di Olly… capisco anche lei, dover fare una scelta è difficile.. ma tra una vita sterile e una vita non agiata ma piena di colore ( dico colore xkè Achille mi trasmette arcobaleni infiniti) che gli può offrire Achille, io avrei già fatto la seconda scelta sapendo anche che ciò che troverò è una enorme incognita, ma sarebbe vera vita. Immagino cosa ci aspetterà nel prox capitolo ma spero di sbagliarmi. Achille è quello giusto!! Spero che Olly se ne freghi dei pregiudizi e di ciò che le chiede la madre, e corra per sempre tra le braccia della SUA ANIMA GEMELLA. Continua così Victoria, ci fai sognare… PS ma con l’Achille in carne ed ossa a che punto siete tu e il tuo team di ricerca?

  12. evento07

    sì.. ok…pero’… NON POSSIAMO ASPETTARE 1 SETTIMANA!!! 🙁
    Vi prego, vi scongiuro, un’altro capitolo presto presto, please…… <3

  13. La Ale

    Come fa una mamma ad essere così superficiale? Dovrebbe fare una stampa anche della vita riassuntiva di sua figlia e leggere prima quella di Achille e subito dopo quella di Olly scoprirebbe da sola che sono due anime che si appartengono!!!! Che se lo tenga lei lapo se gli sta tanto a cuore!!!
    Victoria brava, ottimo lavoro, sai emozionare e lasci la mente vagare ad una infinità di ipotesi quindi con l’adrenalina di scoprire l’evolversi degli eventi. A lunedì prossimo

  14. monica

    meraviglioso capitolo come al solito!! Però mi sa ke soffriremo ancora xke Olimpia è troppo debole e nn ce la fa a far soffrire di nuovo sua madre…. credo che Achille soffrirà e qst cs nn mi piace. Ma la storia ovviamente è tua e io nn vedo l’ora di continuare a leggere. alla prossima

  15. Alessia

    bello bello bellissimo stupendo!!! Non vedo l’ora di leggere il prossimo…però secondo me achille nasconde qualcosa che si rivelerà essere una delusione per olimpia…non so ma a me da questa impressione

  16. cris

    Ci lasci così, proprio sul più bello? Certo che Olimpia li ha tutti contro. Avrà un bel da penare, ma spero che la sua scelta migliore…… sia quella di approfondire la conoscenza di Achille che nonostante “il dossier di Regina” si è dimostrato l’unico che prova dei sentimenti nei confronti di Olimpia e a cui sta a cuore la sua felicità. I ragazzi sono molto simili, sin dal primo incontro c’è stato feeling e complicità tra loro forse perché entrambi hanno avuto una giovinezza travagliata. Sono curiosa di vedere come prosegue la storia. Brava…..

  17. Luana

    Beh questo capitolo e’ proprio bello!!! …dico così tutte le settimane!! :)) Achille e’ l’uomo più dolce che c’è … e’ fantastico!!! Mamma mia non vorrei trovarmi al posto di Olimpia adesso!! …speriamo tutti nell’intervento del papà. Ma tu Victoria non ci far soffrire troppo ok?? Veramente complimenti sei diventata bravissima a scrivere BRAVA BRAVA BRAVA ….non vedo l’ora che sia lunediiiii. Un bacio

  18. Victoria

    GRAZIE A TUTTE VOI, BELLISSIME E FANTASTICHE COME TUTTE LE SETTIMANE!
    Che dire, rispondo qui ad un po’ dei vostri commenti, così faccio un commento unico.
    Inizio soffermandomi su un personaggio in particolare che è il mio splendido Achille (ormai li tratto un po’ come figli miei). Allora, lui è un ragazzo come di questi tempi se ne vedono ormai troppi; è passato attraverso la fase dell’adolescenza, che già è difficile di per sé (e tutte qui ne siamo a conoscenza), con un vagone di problematiche che per un ragazzo giovane sono troppo difficili d’affrontare da solo, non avendo alle spalle degli adulti responsabili e forti abbastanza da tenergli testa. Una vecchiettina, soprattutto una nonna, che ama i nipoti a prescindere e che non ce la fa ad una età avanzata ad affrontare due ragazzi giovani, non riesce a dargli dei severi insegnamenti di vita. Achille è in fin dei conti un sopravvissuto, che invece di cadere nel baratro, ha deciso di risollevarsi. Lui è chiaro, limpido, ciò che ha fatto di sbagliato lo ammette. Non ci sono misteri dietro quest’uomo, è un libro aperto, nel bene e nel male. Ci saranno misteri certo, delusi molte, ma non che provengono direttamente da lui. Non volevo descrivere una persona complicata, di uomini così ce ne sono tanti e personalmente ne ho anche abbastanza dell’uomo bello, ma stronzo. No, il “Beutiful Bastard” ce l’ho già avuto (ci sono fidanzata tutt’ora) e nella vita reale è un’agonia e tanta sofferenza. Voglio l’uomo bello, innamorato e sincero, senza giochetti. Achille quando ama lo fa senza riserve e senza misteri, dando troppo di se stesso e sotto un certo aspetto mi assomiglia un po’ (figlio mio!). è sempre stato il bel bastardo e adesso sta pagando per tutti i cuori infranti che ha lasciato dietro di se.

    Papera, personalmente, ha centrato il fulcro del comportamento che ha la madre Regina, che a sua volta solo una madre può capire: paure, incertezze, delusioni. Una mamma è per prima cosa una persona che per la prima volta si trova ad affrontare dei problemi che, nonostante l’esperienza che ha, non riesce ad affrontare saggiamente, perchè riguarda la propria figlia. Regina non è veggente, non può vedere se durerà o no, io credo che lei vede che loro due si amano, ma la domanda che si fa è: “l’amore può bastare? e se non basta mia figlia ne uscirà come da questa storia?”.. automaticamente cerca d’indirizzarla verso una certa via, la via che lei pensa di conoscere, quella che lei pensa che sia la più sicura!

    Per quanto mi riguarda, ragazze io vorrei pubblicare ogni giorno e farvi sognare, ma come si dice: l’attesa del piacere è essa stessa il piacere. Mi commuovete davvero tutte quante. L’Achille del Taxi è introvabile, ma io e la mia squadra non ci arrendiamo!

    • Romina

      Grazie a te Victoria averci regalato e continua a regalarci ogni settimana questa bellissima storia, grazie per averci fatto conoscere un uomo bellissimo ma … è vero….non ci avevo fatto caso così a primo impatto, figo da morire, bellissimo, ma non bastardo o almeno non con Olimpia, con lei tutte le maschere sono cadute, con lei è innamorato e quindi fragile, per carità il bello e dannato piace a tutte e ne abbiamo avuti in tutte le salse ma Achille ci piace assai e tanto, perché è bello anche l’uomo che fa sognare e ci fa tenerezza nella sua fragilità. Grazie ancora…….è bellissima questa storia e ti faccio i miei complimenti!

    • silvietta

      Inizio ripetendoti all’infinito quanto amo questa storia e continuo dicendoti che uno dei motivi per cui la amo tanto è Achille (OH ACHILLE!!), il modo in cui lo hai strutturato ovvero il più semplice possibile, senza giochetti o sotterfugi, è un pò un uomo “oscuro” ma senza esagerare e questo mi piace perchè, come hai detto tu, in questo mondo e nei libri ce ne sono abbastanza di uomini così ed è stupendo per una volta un uomo leggere di un uomo forte, dolce, innamorato alla follia che farebbe qualsiasi cosa per colei che ama, appassionato, sexy, virile e tante altre cose senza tutto il paccheto di tormenti…. per quanto riguarda la madre, ora che mi ci fai pensare meglio, penso che in effetti sia normale per una madre cercare di proteggere il più possibile sua figlia, visto il passato che lei possiede, da una persona nella cui adolescenza ne sono successe parecchie, lei purtroppo non può sapere che Achille nel frattempo è cambiato ma penso che farai in modo di farglielo scoprire. Il problema è che Regina la vuole spingere tra le braccia di quel viscido verme schifoso (e stò offendendo i vermi con questo commento e renditi conto che sono animali che detesto con tutta me stessa) che è Lapo, per caso non vede che razza di elemento è?!? Non so se lo hai capito ma a me e penso a tutte le altre l’innominabile ci stà sulle scatole! Comunque l’importante è che poi si ricreda e che i due innamorati possano finalmente stare insieme anche se credo, visto che praticamente si è capito, che farai penare un pò Achille (ripeto OH ACHILLE!!).
      Cambiando argomento volevo dirti BEATA TE ad avere incontrato un “Beautiful Bastard” se poi è uguale a Bennett Ryan e intendo in tutti i campi ti invio davvero tanto!! 😛
      Per quanto riguarda il nostro Achille in carne ed ossa devi assolutamente tenerci aggiornate e se lo trovi….. beh se lo trovi cerca di non saltargli addosso appena lo vedi, dagli almeno il tempo di capire cosa gli stà succedendo 😀 😀
      Ora concludo perchè ho scritto un romanzo e rinnovando i mie complimenti a te e alla tua bellissima storia. Alla prossima

      • silvietta

        Ok sono un pò dislessica in questi giorni 🙂 Chiedo scusa…… Usate le vostre capacità di “traduzione” per capire ciò che ho scritto in alcuni punti

  19. Maria Gargano

    Ho letto tutta la storia ma nn ho mai commentato!!è fantastica..
    Adoro Achille..è un Dio cavolo!!mi piace tutto di lui..e ama Olimpia così tanto..
    Odio Lapo con tutta me stessa,ke persona di merda!!per nn parlare delle madri..quella di Lapo la capisco nel senso ke la mela nn cade mai lontana dall’albero ma la mamma di Olimpia come può fare una cosa del genere alla figlia?
    Ok in passato ha avuto problemi ma n si può augurare a una figlia un matrimonio senza amore e con disprezzo e zero rispetto solo xché è apparentemente giusto..come si può fare questo ad una figlia??spero ke il marito la aiuti a ragionare..
    E nn tollero Olimpia..Dio ke palle!anzi senza palle!!
    Avevo un amica così è si è accontentata di un amore conveniente x nn andare contro gli altri.
    Fa illudere Achille ne approfitta e poi puntualmente lo molla. Ora dice ke farà la cosa giusta da fare e quindi lasciare Achille e andare a strisciare da Lapo ke la tratterà una merda e da ritardata solo xché gli ha detto la verità..Proprio mm la reggo!!
    Incrocio le dita fino al prox capitolo!

    • Victoria

      Sai leggendo il tuo commento mi è venuto in automatico di pensare ad un personaggio della storia, Ettore. Capisco le cose che hai detto ed alcune cose le condivido. Correndo in difesa della mia bambina, Olimpia, possiamo anche giustificarla dicendo che è giovane e confusa. Per altre cose, no, non la possiamo giustificare e non la sopporto nemmeno io, perchè si lascia troppo influenzare e non regge allo stress. Non ha la forza di dire “Fatemi fare la mia vita, cazzo!”. Achille è un uragano, dobbiamo anche pensare che di punto in bianco lui è entrato nella sua vita, anche forse con un po’ troppa prepotenza, pretendendo a punto tutto da lei. Seducendola per poi passare a qualcosa di più profondo! Olimpia aveva delle sicurezze e dei sentimenti, è successo tutto troppo in fretta e adesso è persa deve riorganizzare i suoi sentimenti, ma mandandoli in quale direzione? è questa la domanda che si sta facendo!

  20. Victoria

    il mio Beutiful Bastard, per me, è il Bennett Ryan della situazione, ma non è stato così “divertente” aspettare sempre le sue decisioni, i suoi sbalzi d’umore, i suoi “insulti” e le altre donne. Nella vita vera, non esiste l’uomo che ti chiama “stronza” e poi ti tromba (per parla male), fino all’esaurimento, lasciandoti felice e soddisfatta. Nella vita vera capace ti portano anche a letto, ma poi ti danno il ben servito e saltano alla successiva chiedendoti oltretutto di dargli il loro spazio, perchè non sono pronti per il coinvolgimento emotivo. MA VAI VAI VAI! Poi però quando li mandi via sono loro che tornano strisciando.. Non esiste l’uomo che dice “Si, sono uno stronzo. Si, ho paura delle relazione, ma con te voglio provare il rischio d’innamorarmi, cosciente che potrei ferirmi!”. Non esiste l’uomo sicuro di se ed orgoglioso che improvvisamente mette tutto da parte perchè riconosce il vero amore. L’omini si nascondono, lo fanno sempre, finchè non li porti agli estremi. Oh via, m’hai fatto sfoga, ahahahahahah!
    Regina conosce Lapo di facciata, non sa com’è in realtà e credo che nemmeno Olimpia lo sappia ancora.
    Per quanto riguarda il mio bambino l’unica cosa che dico è “OH ACHILLE!”, è diventato il mio inno ormai!

    • silvietta

      Mi piace da matti il tuo sfogo!!!! Stò ridendo come una scema 😀 Comunque ti devo dare nuovamente ragione…. nella realtà gli uomini, se non tutti direi il 99%, sono così!! Fortunata chi ne incontra uno degno di questo nome! E per il tuo Bennet ti prego dimmi che gli hai dato una padellata in testa per fargliela pagare per tutto quello che ti ha fatto passare quando, finalmente, si è deciso!
      Un momento hai scritto che nemmeno Olimpia sà come è Lapo in realtà, questo significa che è anche peggio di quello che è!! Non vedo l’ora che arrivi a quella parte del racconto, in questo momento sono più curiosa che mai per godere finalmente del momento in cui lo manderà a fanculo 3:-)
      Dimenticavo OH ACHILLE!!! 🙂

  21. Romina

    Victoria buongiorno, volevo sapere se oggi posti il nuovo capitolo, scusa per la richiesta ma sono curiosissima di leggerlo! Grazie se vorrai rispondermi!

    • Victoria

      Ci mancherebbe anche che non ti rispondessi. Ho già inviato il capitolo ieri pomeriggio, come voi anch’io sono in attesa della pubblicazione!