Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

12° CAPITOLO

La sera tornai a casa esausta: Gina ci aveva fatto rimpinzare fino all’esaurimento dicendo che eravamo troppo secchi e che dovevamo mettere un po’ di carne sulle ossa fragili. In settimana sarei dovuta andare tre volte in palestra per smaltire tutto quel cibo delizioso che solo una nonna può fare. Mi sentivo piena come un maialino e appena fui a sedere sul letto caddi in un sonno confortante.

La mattina mi svegliai con la voce di Achille che proveniva dal mio comodino. Dapprima pensavo fosse la mia immaginazione, ma quando presi il cellulare tra le mani e lo guardai, vidi sul display comparire la sua foto mentre sorrideva mostrando tutti i denti come sfondo del cellulare, e poi la sveglia con la sua voce che sussurrava dolcemente, “Svegliati Stella!”.

Mi ricordai vagamente che ieri, mentre eravamo stesi sul divano e stavamo lentamente collassando dalla mangiata di poco prima, mi aveva chiesto il cellulare e ci aveva aggeggiato un po’, ma non gli avevo domandato cosa avesse fatto, ero troppo esausta.

Aveva modificato lo sfondo e la sveglia, e si era scattato mille foto, includendo anche me che sorridevo alla sua nonna seduta sulla poltrona davanti a noi e mentre guardavo con orrore il gattaccio enorme che dormiva pacifico accanto a noi. Controllai anche WhatsApp e mi resi conto che si era inviato tutte le foto, compresa una da me sola di qualche mese fa.

Mi venne da sorridere della sua sfacciataggine. Era così adorabilmente invadente che non riuscivo neppure ad essere arrabbiata come avrei dovuto essere.

Mi alzai e mi sentii in gran forma. Mi sentivo felice e allegra. Svegliarsi con la sua foto e la sua voce suadente era come un massaggio rigenerante, anche se virtuale.

La sera prima mi aveva detto che in un modo o nell’altro si sarebbe infilato nel mio letto e mi avrebbe svegliato, e anche questo era un modo. Non riuscivo a cancellare il sorriso idiota dalla mia faccia e non facevo nemmeno niente per nasconderlo. Mi guardai allo specchio e notai delle guance più piene e rosee, della labbra carnose e colorite. Quella mattina mi sentivo stranamente attraente.

Mi feci una doccia veloce e mi vestii comoda per andare a lavoro, preparai la borsa per andare in palestra e mandai un messaggio ad Elena per spostare il posto del pranzo. Appena presi il cellulare fra le mani vi trovai un messaggio di Achille che mi fece sorridere e saltellare per tutta la casa.

“Buongiorno Stella. Ti è piaciuto il mio personale risveglio? Non vedo l’ora che sia mercoledì”.

Ci eravamo dati appuntamento per andare in discoteca tutti insieme. Mi sarebbe venuto a prendere a casa e poi ci saremmo scatenati più che mai. Ero così entusiasta di rivederlo di nuovo che non stavo più nella pelle. Mentre saltellavo da una parte all’altra dell’appartamento, muovendomi per andare a lavoro, mi imbattei in una foto di Lapo su uno scaffale della libreria. Mi fermai davanti al suo ritratto e mi strinsi fra le braccia improvvisamente intimorita e malinconica. Lui non c’era e non mi aveva chiamata, a parte qualche messaggio vago. Non ne voleva sapere di me per queste settimane ed io non sarei stata di certo in casa a piangermi addosso, per lui oltretutto. Feci una smorfia alla foto e la rigirai dall’altra parte. Così non mi avrebbe più giudicato. Decisi di far così con tutte le foto che si trovavano in casa. Se lui era a spassarsela con delle americane, io me la sarei spassata, al limite del possibile, con Achille. Avrei messo alla prova il nostro rapporto e poi appena lui fosse tornato tutto sarebbe ritornato come prima.

Sospirai di sconforto, mentre prendevo la giacca di maglia beige dall’armadio.

Ma volevo davvero che tornasse tutto come prima? Ma come tutto come prima? Non avevo più voglia di litigare, discutere e di piangere. Qualcosa tra noi sarebbe dovuto cambiare e m’imposi di raccogliere tutte le forze in questa settimana, prima che lui tornasse, per affrontarlo e per ristabilire la nostra relazione. Non mi sarei mai sposata con quel clima. La lontananza ci avrebbe fatto sicuramente bene.

Mentre stavo aprendo la porta dell’appartamento mi ritrovai Filomena davanti e fui felice di rivederla.

Ciao splendore!≥.

La strinsi tra le braccia e l’abbracciai più forte che potevo dandole tanti teneri baci sulle guance rosa, sotto le sue proteste. La lasciai andare e la superai saltellando allegramente.

Olly che ti è successo stamattina? Adoro vederti così felice≥.

La guardai e le sorrisi.

Niente, mi sono svegliata così≥.

Alzò un sopracciglio dubbiosa. ≤ E non c’entra niente quel bel biondo che hai conosciuto, vero?≥.

Mi ricordai vagamente che gliene avevo parlato la settimana scorsa, quando ero arrabbiata con Lapo. ≤ Non farti strane idee. Ciao Filo, ci sentiamo più tardi!≥.

 

Arrivai in ufficio con venti minuti d’anticipo. Posai le mie cose alla mia postazione e andai a farmi una tazza di caffè nella sala ristoro. In quel momento entrò mio padre che ebbe un sussulto quando mi vide e si spaventò a morte. Mi venne da ridere, non era decisamente abituato a vedermi così puntuale, quando si fu ripreso gli saltai addosso e lo abbracciai affettuosamente, s’irrigidì e si guardò intorno per vedere se c’era qualcuno che ci potesse vedere, poi si rilassò e contraccambiò il mio abbraccio.

Gli detti un bacio e ripresi la tazza del caffè fra le mani.

Vuole qualcosa da bere, capo?≥ gli dissi scherzosamente.

Grazie, anch’io quello che hai preso tu≥.

Non mi soffermai sul tono confuso di voce che aveva assunto. Si mise a sedere attorno ad una delle piccole tavole presenti nella stanza e mi osservò. Gli posai davanti la tazza fumante di caffè e mi rilassai.

Come mai così mattiniera?≥.

Oggi mi sono svegliata di buon umore, tutto qui≥.

Se intendeva davvero usare i suoi test psicologici con me, si sbagliava di grosso, conoscevo i suoi trucchetti.

Non sarà per caso per Achille?≥.

Conoscevo i suoi trucchetti, ma questo era nuovo e mi colse in fallo. La tecnica della schiettezza, da parte sua, mi era davvero nuova, me la sarei aspettata da mia madre, che iniziava ad urlare isterica mirando al punto centrale dall’argomento, ma mio padre no, non era decisamente fatto così. M’innervosii e mi agitai sulla sedia, ma cercai di rimanere il più calma possibile sfoderando tutta la falsità che possedevo. Non avrebbe insistito.

Ma chi? Il ragazzo di ieri? No, è solo un vecchio amico che non vedevo da tanto, e…≥.

Spartaco si chinò sulla tavola e mi puntò un dito contro, assunse un’aria seria e mi guardò intensamente interrompendomi bruscamente.

Non mi mentire Olimpia. Ricordati che sono tuo padre e ti conosco meglio di qualsiasi altra persona. Che diavolo sta succedendo?≥.

Chi era quello? E che diavolo aveva fatto a mio padre?

Sgranai gli occhi perplessa e dei colleghi iniziarono ad entrare nella stanza. Si spaventarono a vedere mio padre lì così serio ed indietreggiarono lentamente per non essere soggetti alla sua furia, ma lui li fermò e mi fece cenno di seguirlo nel suo ufficio per continuare la conversazione senza darmi la possibilità di replicare. Mi fece andare avanti e a testa bassa entrai nel suo ufficio, mi seguì e chiuse la porta alle sue spalle sedendosi davanti a me dietro la grande scrivania in vetro.

Stavi dicendo?≥.

Mi chiese facendo un gesto con la mano per spronarmi a parlare.

Magari nel tratto caffetteria-ufficio si era dimenticato di che cosa stavamo parlando.

Nulla≥.

Cercai di fare la vaga, ma un suo sguardo mi terrorizzò e mi sbrigai a proseguire.

Senti babbo, non sta succedendo niente tra me e lui≥.

Ero stata convincente?

Non mentirmi, Olimpia!≥.

Tuonò sbattendo il pugno sul tavolo, facendo tremare i fogli e le penne presenti sulla scrivania. Pensai che l’inizio della settimana e il lavoro a lui non gli facevano affatto bene, sembrava un’altra persona rispetto a quella amorevole di ieri. Non sarei fuggita e non l’avrei scampata in questa conversazione, tanto valeva scoprire il gioco anche con lui.

Allora da dove partire? L’ho conosciuto da poco e non lo so! Tra noi sta succedendo una cosa davvero strana, mi piace ma al contempo mi spaventa. Le cose con Lapo ultimamente non vanno alla grande e non capisco se è a causa della presenza di Achille o se siamo io e lui che non stiamo più bene insieme. Fatto sta che io a lui piaccio e, da quanto mi dice, non poco, e questo sentimento che lui prova per me mi spaventa≥.

Si rilassò visibilmente appoggiandosi allegro allo schienale della sedia.

Devo essere sincero. Ieri quando è entrato e vi siete guardati ho sentito l’intensità della scarica elettrica tra voi. Ti ho osservato ed eri più bella che mai insieme a lui. Voi due risplendevate di qualcosa di unico≥.

Fu uno shock per me sentire quelle parole dette da una delle persone più importanti della mia vita. Dopotutto era mio padre e ciò che diceva era per il mio bene, se mi dovevo fidare di qualcuno mi sarei fidata sicuramente di lui. Con questa dichiarazione mi lasciò completamente sconvolta, come se tutti questi anni trascorsi insieme a Lapo non contassero più. Mi stavo per sposare, ma tutti si comportavano come fossi una donna completamente libera che deve ancora conoscere l’amore. Surreale era la parola chiave: intorno a me le persone erano come impazzite. Rimasi ammutolita seduta sulla sedia guardando mio padre con occhi sgranati, ma lui non si scompose di un centimetro.

Quando sei andata via, tua madre è come impazzita. Ha iniziato a fare discorsi contorti paragonando quello che ti sta succedendo con Achille a quello che hai vissuto da adolescente. Per me è un’assurdità≥.

Sapevo che mia madre era sulla mia stessa lunghezza d’onda. Qualcuno che riuscisse a capirmi veramente, lei aveva vissuto insieme a me quella terribile esperienza e tutto ciò che desiderava per me era l’equilibrio con una persona stabile al mio fianco che potesse darmi la normalità che cercavo. Non avrebbe retto ad un altro colpo di testa, lo sapevo bene anche se non ne parlavamo quasi più dall’ultima volta.

La penso come lei. Abbiamo sofferto abbastanza sia io che mamma. Ne ho abbastanza di rimanere fregata dalle persone. Non mi fido più, non mi voglio fidare più. Achille non lo conosco e credimi, ha più problemi di me, non funzionerà mai≥.

Mi resi conto pronunciando quelle ultime parole che lui non avrebbe capito mai il nostro punto di vista. Non c’era quasi mai in casa in quel periodo. Non ebbi la forza di dirlo, si sentiva già abbastanza in colpa per aver lasciato tutto il compito a mia madre di gestirmi e di essersene accorto decisamente troppo tardi, quando avevo già un piede all’interno della comunità.

Olimpia, ascolta bene quello che sto per dirti. Non voglio che tu sia per forza d’accordo con me, pensaci e basta. L’amore, quello vero, arriva una volta sola nella vita. C’è chi aspetta anni e anni e non lo trova mai, c’è chi lo trova ma non riesce a mantenerlo. Tu stai avendo la fortuna di averlo trovato adesso, ad un passo dal giorno più importante della tua vita insieme ad un uomo che in realtà non ami. Non ho mai voluto mettere bocca nella tua relazione con Lapo, perché tua madre mi ha sempre chiesto di non farlo e perché conosco da tanto la famiglia Gilli. Ma non posso farti sbagliare proprio adesso, non me lo perdonerei mai. Sono mancato tanto nella tua infanzia a causa degli impegni di lavoro, per garantire un futuro agiato a te e ad Elena, ma adesso sono qui. Non potrò mai capire le tue paure, ma figlia mia ieri ti ho vista per la prima volta per quella che sei veramente. Ho visto l’altra parte di te ed è stato emozionante≥.

Ma quante idiozie stava dicendo? Sentivo un groppo in gola che non riuscivo a mandar giù e gli occhi mi bucavano dalle lacrime che avrebbero voluto scivolare giù, ma tenni duro. Mi rifiutai di credere che quello che stava dicendo era vero, perché non lo era.

Non poteva essere vero.

Distolsi lo sguardo dal suo, mi alzai e andai via.

Sedendomi alla scrivania, sentii due grosse gocciole d’acqua fuoriuscirmi dagli occhi. Sarei crollata davanti a tutti, se non mi fossi decisa ad andare in bagno. Mi alzai mentre la mia collega, che stava entrando nel mio ufficio con dei fogli, guardandomi mi chiese se era tutto a posto, le feci un cenno con la mano e, superandola, mi diressi verso il bagno. Sentii tutti gli occhi puntati contro, ma decisi di non farci caso. Entrai in bagno e scoppiai a piangere. Mi ero ripromessa segretamente che non avrei più pianto, invece.

Mi ricomposi dopo qualche minuto e mi sforzai di concludere la giornata dignitosamente.

 

Annullai il pranzo con Elena, se dovevo litigare con lei avrei voluto essere più lucida di così. Uscii dall’ufficio per ultima e mi avviai alla macchina, guardai il cellulare e trovai dei messaggi di Bruno e di Cleo che mi chiedevano a che ora ci saremmo dovuti incontrare in palestra, e poi un altro di Achille.

“Ti vengo a prendere in palestra, così stiamo un po’ insieme a recuperare il tempo perso”.

Lo cancellai immediatamente.

Era l’ultima persona che dopo quella giornata, iniziata perfettamente e conclusa terribilmente, volevo vedere. Guardai il display e lo vidi. Una rabbia acuta mi attraversò. Sembrava l’avesse fatto apposta di arrivare in quel momento a scombussolare tutti i miei piani e ammaliare con il suo fascino le persone che più amavo, compreso mio padre. Sapevo che quando Spartaco Medici parlava non lo faceva mai a caso, se diceva qualcosa era sincero e consapevole. Se mi aveva fatto quel discorso era perché ci credeva realmente, ma non avrebbe dovuto confondermi ancor di più. L’opzione di mandare tutto a puttane e di non poter più guardare in faccia la famiglia di Lapo mi allettava, ma per cosa? Avrei lasciato lui per andarmi a impantanare in che cosa? Sarei diventata matrigna di un adorabile bambino, avrei dovuto iniziare a scontrarmi con Nicole per non parlare di Ettore. Sarei dovuta uscire con Achille e proteggerlo da tutte le donne che lo assaltavano quotidianamente. Ma chi me lo faceva fare?

No, non sarei rimasta con lui, non potevo permettermelo.

Un ex-alcolizzato con un’ex-semi drogata, proprio una bella coppia.

Mio padre si sbagliava, l’amore non è sempre la risposta a tutto, ci vuole qualcosa di più.

M’infilai nell’abitacolo e mi avviai verso casa, mi fermai per la strada a prendere dei tranci di pizza e due bottiglie di birra, avrei festeggiato questo inizio di settimana alla grande.

Entrai in casa, mandai un messaggio ai miei amici dicendo loro che non era giornata e che non sarei potuta andare in palestra e spensi il cellulare. Mi sarei rilassata a modo mio per dimenticare quell’orrendo inizio di settimana.

 

Paolo Ruffini stava presentando l’ultimo comico della serata, nonché il mio preferito, Pintus, mentre stappavo l’ultima bottiglia di birra. Aveva fatto il suo ballettino iniziale e si stava preparando a parlare delle donne e dell’amore, quando il campanello suonò.

Guardai l’orologio al polso, erano 11.30 di lunedì sera, chissà chi poteva essere a quell’ora. Decisi che chiunque fosse non mi avrebbe disturbato, non sarebbe stato comunque niente d’importante. Mi sistemai più comodamente sul divano coprendomi con la grande coperta di cashmere bianco e mi rilassai, ma il campanello suonò ancora e ancora, finché la persona che lo stava pigiando non vi si attaccò facendolo rimbombare in tutte le stanze dell’appartamento.

Sentii la signora Masiani che abitava nell’appartamento vicino al mio, affacciarsi al balcone e urlare.

Signorina Medici, signorina Medici, potrebbe aprire l’uscio. L’è tardi e noi vorremmo dormire≥. Quella vecchietta e i suoi mille gattacci!

Mi alzai protestando tra me e me e mi affacciai al balcone.

Scusi signora. Apro subito, anch’io stavo dormendo≥.

Mi fiondai alla porta e aprii il portone, sentii dei passi pesanti salire su per le scale e mi ricordai vagamente che non avevo visto dall’interfono chi era. Ero proprio scema. Afferrai il mattarello che tenevo vicino alla porta in caso di emergenza quando non c’era Lapo e scostai la porta. Sul pianerottolo apparve una figura alta e muscolosa, mi spaventai e alzai il mattarello in segno di difesa. Accesi la luce e vidi il bellissimo volto di Achille, mi sciolsi all’istante. Aveva un capellino di maglia rosso che gli schiacciava i capelli biondi, una tuta grigia stretta in fondo, una felpa senza cappuccio bordeaux con sopra un gilet grigio scuro e delle sneakers bianche dell’Adidas ai piedi. Ma quant’era fico?

Vuoi uccidermi?≥ disse divertito.

Abbassai il mattarello imbarazzata e lo nascosi dietro la schiena. Uscii sul pianerottolo in cui si trovava per non dargli la possibilità di entrare in casa.

Lo guardai e vidi che mi stava fissando indecentemente. In quel momento mi ricordai com’ero vestita: dopo la consueta doccia avevo indossato una maglia oversize che mi copriva a stento le gambe e che cadeva da una parte lasciandomi una spalla scoperta, non indossavo neanche il reggipetto e i miei capezzoli me lo ricordarono. Le pantofole con disegnato due ranocchi che si baciavano da piede a piede non mi aiutavano assolutamente. Cercai di coprirmi meglio che potevo con le braccia e tirai la maglia verso il basso cercando perlomeno di arrivare a coprirmi le ginocchia. Fortuna che almeno la ceretta me la ero fatta la settimana passata ed ero perfetta a livello estetico.

Lui mi squadrò un altro po’ e poi posò lo sguardo su di me con un luccichio sexy negli occhi e un sorrisetto compiaciuto sulle labbra. C’era qualcosa di perverso nel modo in cui Achille mi attirava verso di sé. Mi piaceva il modo in cui i suoi occhi mi facevano correre brividi in tutto il corpo ogni volta che si posavano su di me, come se stesse facendo una scansione. Ma mi trattenni da lasciarmi andare al piacere, considerando anche l’appartamento completamente disponibile alle mie spalle. Mi aggrappai con tutte le forze all’irritazione che avevo sentito oggi dopo la conversazione con mio padre, alla tristezza e allo sconforto. Era la mia unica possibilità di salvezza.

Non m’inviti ad entrare stella? Ti stavo aspettando fuori dalla palestra, ma Bruno mi ha detto che ti sei sentita male, perciò mi sono preoccupato e sono corso qua, da te≥.

Abbassai lo sguardo cercando di trovare le parole adatte per parlare.

Achille ho passato una giornataccia e l’unica cosa che voglio è rilassarmi≥.

Forse parlare con un amico ti potrebbe aiutare≥.

Lo guardai soffermandomi un po’ troppo sulle sue labbra e cercando di respirare normalmente.

Parlare con un amico forse, con te non credo sia il caso≥.

Pensavo fossimo amici≥. Mi disse accigliandosi visibilmente, prima che potessi ribattere qualcosa, si affrettò a tirar fuori dalla tasca della tuta un pacchettino rosso con un nastrino bianco legato intorno. Mi bloccai a bocca aperta e con gli occhi sgranati sul pacchettino quadrato che teneva fra le mani. ≤ Comunque ero passato per darti questo, ma se vuoi che vada via te lo darò una prossima volta≥.

Mi fece l’occhiolino e si ripose il pacchettino nella tasca. Ero così curiosa che glielo avrei strappato dalle mani. Come faceva a saperlo non lo sapevo, ma aveva centrato il bersaglio come sempre: avevo una passione segreta per i regali fatti fuori da una ricorrenza specifica. Odiavo aprire i regali per il mio compleanno o per natale, preferivo regali inaspettati.

Lo guardai e alzai gli occhi al cielo, mi spostai e lo invitai ad entrare. I suoi occhi s’illuminarono e varcò la soglia.

Pessima, decisamente pessima mossa Olimpia”.

Wow, bell’arredamento!≥.

Chiusi la porta e sistemai il mattarello al suo posto, mi voltai e vidi Achille in mezzo alla grande sala che si guardava attorno. Prese in mano una foto mia che mi aveva scattato Bruno quattro anni fa durante la nostra vacanza a New York. Nello scatto stavo sorridendo e stavo guardando altrove catturata dalla frenesia della città e dal bel momento che stavo vivendo. Mi aveva colto in un momento di spensieratezza, adoravo quella foto. Achille la osservò e sorrise tra sé e sé della mia espressione, poi ripose la foto con cura e continuò l’ispezione. Guardandolo notai che quell’appartamento che per me e per Lapo sembrava enorme, con Achille all’interno mi sembrava davvero minuscolo. L’aria era soffocante e pregavo che spuntassero altre stanze per rifugiarmi. C’era un caldo indescrivibile e il suo profumo si spandeva per tutta la casa inchiodandomi alla porta principale. Lo osservai ancora un po’ aggirarsi per la stanza come un predatore in gabbia e mi rilassai lasciando andare quei ricordi spiacevoli a cui mi stavo aggrappando con le unghie e con i denti. Vederlo qui, nel luogo in cui ero cresciuta e mi ero costruita la mia vita, era stranamente confortante, come se il pezzo mancante del puzzle fosse al suo posto.

Come mai questa foto è rigirata?≥.

Si soffermò sullo scaffale in cui c’era la foto di Lapo girata dall’altra parte. La prese fra le mani e la guardò. Ebbe un sussulto di disgusto e si affrettò a rimetterlo nella posizione in cui era.

Capisco perché≥.

Andò verso il divano dove giacevano la bottiglia della birra vuota e quella mezza piena e il piatto unto in cui avevo mangiato la pizza. Se avessi potuto avrei preso una pala e mi sarei scavata una buca per sotterrarmi dentro. Achille si abbassò e raccolse le due birre mostrandomele.

È così che affronti i problemi?≥.

Rimasi immobile a fissarlo mentre si dirigeva in cucina con il suo splendido fondoschiena che mi faceva sbavare, svuotò nell’acquaio il resto della birra e buttò entrambe le bottiglie vuote nel cestino. Avevo anche un babysitter a domicilio. Poi tornò in sala e prese il piatto, lo sciacquò e lo sistemò nella lavastoviglie. Si fermò vicino al divano e mi osservò.

Beh, cosa vuoi fare? Stare lì vicino alla porta a fare la bella statuina così che mi dimentichi della tua presenza o ne parliamo≥.

Era un’opzione da non scartare, se avessi potuto mimetizzarmi con l’ambiente, sicuramente l’avrei fatto. Mi spostai dalla posizione sospirando e mi avviai verso la poltrona. Afferrai il plaid e me lo sistemai sulle gambe sedendomi. Lui sbuffò e si sistemò, togliendosi il gilet, nel mezzo al grande divano.

Che situazione imbarazzante!

Allungò le gambe davanti a sé e si sistemò sul divano, spengendo la televisione e girandosi a guardarmi.

Parla!≥.

E il mio regalino?≥.

Prima parla e poi te lo do≥.

Era già la seconda persona in un giorno che mi chiedeva di confessarmi contro la mia volontà.

Achille non mi puoi capire. Tu non puoi comprendere la confusione che ho in testa. Credimi se ti dico che ho bisogno soltanto di tranquillità≥.

È per colpa mia. Sappi che l’ultima cosa che volevo è farti stare male, se vuoi tolgo il disturbo≥.

Si alzò dal divano e raccolse il gilet. Venni travolta dal panico, fu come se colpa, frustrazione e rabbia mi si fossero mescolati dentro tutti d’un colpo e prima che potessi fermarmi scattai in piedi e lo bloccai con entrambe le mani sul petto. Mi guardò come se sapesse benissimo la reazione che avrei avuto, ma restò serio e schiuse la bocca iniziando a respirare profondamente.

Bene e adesso che faccio?!”.

Mentre rifletti in quella tua testolina che cosa farne di me, prima pensa a cosa vuoi veramente, ma soprattutto capisci perché hai reagito così mentre stavo per andarmene≥.

Molto probabilmente avevo lasciato una porta secondaria della mia mente aperta, così potevo spiegare il fatto che mi leggesse nella mente, non c’era altro modo sennò.

I miei battiti iniziarono ad accelerare furiosamente ed il mio petto cominciò a muoversi convulsamente. Avevo la bocca serrata e gli occhi fissi sulle mie mani.

Fui salvata dal telefono che iniziò a squillare a quell’ora della notte.

Lo guardai e mi voltai a prendere la cornetta del telefono, non staccai gli occhi da lui nemmeno un secondo cercando di riprendere il controllo della situazione.

Pronto?≥.

Ciao piccola. Come va? Qui è tutto fantastico. Mi rilasso e lavoro il minimo indispensabile, poi qui i colleghi mi portano sempre a mille feste. Il Messico è una chicca, non vorrei più venir via≥.

Lasciai lo sguardo di Achille e sbiancai a sentire la voce tutta allegra di Lapo. Strinsi la presa sulla cornetta e feci tanti respiri profondi. Una furia cieca mi inondò i sensi, mi ricordai delle parole che mi aveva detto una settimana prima di partire: che sarebbe andato là per lavoro e che non si sarebbe riposato un attimo. Eppure eccolo qua, dall’altra parte del telefono a fare chissà cosa.

Insomma Lapo, come dovrebbe andare? Io sono qui e non mi sto certo divertendo, invece te sei là a spassartela con le messicane e non fai niente per nasconderlo. Non mi scrivi mai e non mi chiami mai nemmeno per sentire la mia voce. Mi mandi dei messaggi vaghi e non mi hai mai detto che ti manco, che dovrei pensare? Qui è tardi è mezzanotte. Io davvero non ti capisco≥.

Le lacrime non versate m’incrinarono la voce, ero così arrabbiata che non riuscivo nemmeno a capire perché gli stavo parlando. Girandomi incontrai le braccia accoglienti di Achille al mio fianco così invitanti per lasciarsi confortare solo un po’, ma gli feci cenno che non importava. Si avvicinò tenendo un orecchio alla cornetta per sentire e lo lasciai fare.

Infatti mi sto domandando perché ti ho chiamato. Tutte le volte devi fare l’isterica, l’emotiva e la paranoica. Sei sempre a piagnucolare di tutto, sei ridicola, ma non ti vedi? Mi sembra di essere fidanzato con una mongoloide≥.

Rimasi bloccata, Achille al mio fianco si ritrasse perplesso e strinse i pugni scuotendo la testa freneticamente e guardandomi con gli occhi iniettati di sangue.

Mi ricomposi e presi coraggio, ma prima di aprire bocca per parlare fui invasa da una strana pace e da una nuova consapevolezza. Una domanda mi rimbombava nella testa in quell’attimo: me lo meritavo?

Quando ripresi a parlare mi sentii forte come non lo ero mai stata, tranquilla e felice.

Sai Lapo, pensavo che tra noi ci fosse una vera relazione, invece non sappiamo nemmeno noi cos’è. La nostra storia è stata messa a dura prova ed ho capito che non potremmo reggere nemmeno un altro giorno insieme, figurati da sposati. Io credo di sapere cos’è l’amore, quello vero, con te non ho mai provato quel calore che ti brucia il petto, quella voglia di stare tutto il giorno a guardarsi negli occhi perché anche un minimo contatto ti manda in estasi, quella voglia irrefrenabile di baciarti, ma soprattutto la voglia di vederti felice ad ogni costo, anche se non con me e non credo che nemmeno tu lo sappia. Perciò forse è meglio che ognuno di noi prenda la propria strada e viva la propria vita≥.

Pronunciando quell’ultima dichiarazione e ripetendo le parole che soltanto due giorni fa mi aveva detto Achille, alzai lo sguardo per la prima volta sicura delle parole che avevo detto, ma soprattutto sicura di sapere cos’era quello che volevo dalla mia vita e ce l’avevo davanti in quel momento.

Per la prima volta colsi Achille completamente disorientato dalla mia sicurezza e dalle mie parole, sul suo volto si susseguirono confusione, turbamento ed infine adorazione pura e semplice.

Avevo ancora la cornetta in mano quando sentii tuonare dall’altra parte del telefono.

Sei ridicola, scommetto che domani mi richiamerai piagnucolando ritirando tutte le cazzate che hai detto, ma sappi che io non sarò di certo qui per te. Ridicola, buffona che non sei altro. Ritira immediatamente quello che hai detto adesso e potrò anche perdonarti!≥.

Ero talmente persa negli occhi fiammeggianti e soddisfatti di Achille che dovetti riprendere tutto il mio autocontrollo per tagliare la conversazione con Lapo.

Addio Lapo≥.

Mentre stavo posando la cornetta del telefono ero già completamente nel brodo di giuggiole e bagnata in mezzo alle cosce per il biondo mozzafiato che avevo davanti, non riuscii a sentire le ultime offese lanciate da Lapo, la sua voce ormai era lontana e non mi apparteneva più.

Posai lo sguardo sull’anello mostruoso che risplendeva all’anulare della mia mano sinistra. Era davvero bellissimo, ma non era per me, lo sentii come anomalo in quella posizione e me lo tolsi appoggiandolo delicatamente sul tavolino della sala. Mi massaggiai il dito e mi sentii incredibilmente più leggera.

Sei sicura di quello che hai appena fatto?≥.

Guardai Achille, ma non mi sentivo disorientata, ero lucida. Sapevo che la mia vita sarebbe cambiata e che avrei dovuto affrontare una miriade di problemi e di dolore, ma quella sera non ci volevo pensare nel modo più assoluto. I problemi sarebbero venuti domani e li avremmo risolti uno ad uno.

Non lo so, ma non so perché ma mi sento meglio≥.

Mi dispiace per le parole orribili che ti ha detto. Se ti può consolare per me non esiste donna più perfetta di te, soprattutto in questo momento. Giuro se lo avessi avuto fra le mani in questo momento lo avrei ucciso≥.

Grazie davvero, è importante≥.

Figurati!≥.

Stavamo facendo conversazione tranquillamente, ma entrambi stavamo ridendo sotto i baffi.

Mi raddrizzai scrocchiandomi, come per togliermi un peso dalle spalle che era da tanto che stavo portando, e la maglia si alzò di poco. Gli occhi di Achille, come un falco, saettarono subito sulle mie gambe e il mio petto si gonfiò. Il suo respiro accelerò, io iniziai ad ansimare mentre vedevo che con lo sguardo risaliva dalle mie gambe fino al petto soffermandosi sui miei seni turgidi e proseguendo verso la bocca fino agli occhi.

Aveva le braccia incrociate al petto ed era come se stesse valutando da dove iniziare.

I suoi occhi erano castani rossastri e brillavano di pura malizia.

Fece un passo verso di me, ma io ne feci uno indietro di riflesso. Piegò la bocca in un sorriso beffardo, ma non si scompose. Mi sovrastava con la sua altezza e avrebbe potuto prendermi in qualsiasi momento volesse.

Io prima vorrei il mio regalo≥ cercai di dire per distrarlo.

Dopo≥.

Lo hai detto anche prima≥.

Adesso è vero, ti fidi di me?≥.

Si!≥.

Sbattemmo contemporaneamente gli occhi perplessi di come la mia risposta fosse venuta senza alcuno indugio, immediata, ma il gioco di seduzione non era ancora finito e non ci facemmo distrarre molto facilmente.

Allora adesso che sei single e anch’io lo sono e siamo in una casa da soli, cosa facciamo?≥.

Consideriamo che io sono single da nemmeno cinque minuti, quindi…≥.

Lo sai che adesso non mi scappi, vero?≥.

E dove dovrei andare, biondo, se l’unico posto in cui mi vorrei trovare nell’universo intero è qui con te≥.

Fece un altro passo felino verso di me ed io rimasi ad osservarlo avanzare su di me.

Divenne improvvisamente serio e il suo sguardo si addolcì.

Sono vere quelle cose che hai detto a Lapo?≥.

Mi sorprese la sua improvvisa insicurezza, ma mi sentii rapita da quella tenerezza.

Dai, Achille lo sai che lo sono≥.

Voglio sentirtele dire!≥.

Mi sentivo ridicola, pendevo dalle sue labbra e consideravo adorabile tutto ciò che pronunciava e non riuscivo a dirgli di no.

Non ho mai provato quel calore che ti brucia il petto, quella voglia di stare tutto il giorno a guardarsi negli occhi perché anche un minimo contatto ti manda in estasi, quella voglia irrefrenabile di baciare la persona al tuo fianco, ma soprattutto la voglia di vederlo felice ad ogni costo… Prima d’incontrare te!≥.

La verità di quelle parole mi colpì ancor più nel profondo come se constatassi ad ogni ripetizione che erano più vere che mai. Achille mi prese tra le braccia e si avvicinò alla mia bocca afferrandomi con le mani le natiche nude sotto la maglia, attirandomi sempre più verso il suo corpo.

Fui scossa da un fremito di pura lussuria e non riuscii più a trattenermi.

Ti voglio Achille!≥.

Mi scoccò un sorriso così malizioso da mandarmi su di giri.

Supplicami stella!>

 

 

 

CONTINUA…

 

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43 commenti

  1. Melly

    É finita sul più bello…davvero brava non vedo l’ora sia lunedì…. 🙂

  2. #effe

    Finalmenteeeee!! Sono così contentaaaaa *.* era ora che ne cantasse quattro a lapo! Anzi troppo ha aspettato!! Continua così Victoria!! 🙂

  3. angela

    Nooo…è già finito il capitolo? Proprio sul più bello! 🙁

  4. Victoria

    GRAZIE MILLE A TUTTE, il lunedì è una goia anche per me leggere i vostri splendidi commenti. Questa settimana come le altre a seguire ho messo il più totale impegno sulla scrittura, ditemi se avete trovato altri errori grossolani!

  5. Sara

    Finalmente ha dato un calcio a quel borioso e insignificante di Lapo….mi piace sempre di più….

  6. alessandra

    azz sul piu’ bello..dai che ci siamo quasi son troppo contenta anche per la risposta che ha dato a quel deficiente..a lunedi’ prossimo baci

  7. Sara

    Vittoria sono sincera ero talmente presa dalla storia che non me ne sono nemmeno accorta se c’erano degli errori!!!!!….

  8. Papera

    Bellissimo, sono senza parole!
    E’ dura aspettare fino a lunedì per il prossimo capitolo…
    Continua così!!!!!!!!!!!!!!!!

  9. Ana Grey

    nooooo già finito!!! comunque una cosa positiva c’è..si è liberata di quel buffone!!!

  10. giusi

    GRANDEEEEEEEEEEEEEEEEEE VICTORIAAAAAAAA…………… e finalmente sti due cuccanooooo. WWWWWW complimenti brava brava brava….

  11. silvietta

    Wow stupendo!! Brava Victoria… Finalmente ha dato un bel calcio nel sedere a Lapo!!! Non vedo l’ora che sia Lunedì prossimo!!

  12. Cristina

    Occhio al linguaggio nel dialogo tra Olimpia e Lapo.
    Non credo che tutti lo abbiano apprezzato.

    • Victoria

      Si, me ne sono accorta anch’io che ho usato toni forti. “Mongoloide” non è una bella parola, il mio intento era proprio di far passare Lapo come uno stronzo.

  13. Cristina

    Credo che saresti riuscita lo stesso senza quell’aggettivo.
    Comunque è una bella storia.

  14. Maria

    Nooooooo, proprio sul più bello!!!! sarà durissima fino a lunedì!!!! Era ora che mollasse Lapo….Bravissima!!!!!!!

  15. monica

    noooooooo nn mi puoi fare qst!!! proprio sul più bello…. cmq la storia mi piace sempre di più ora davvero nn vedo l’ora che viene lunedì :-)…. però stavolta dv dare ragione a cristina, quella parola è brutta ma sai xke?? qualcuna delle ragazze potrebbe avere una persona cara cn un problema del genere e nn è decisamante carino… non lo sarebbe in generale. Senza polemica Victoria sl un’ appunto. Baci

    • Victoria

      No no, avete perfettamente ragione. Non ci stavo nemmeno pensando, ma ora che me ne rendo conto effettivamente, capisco l’errore, anche perchè conosco la sensazione che si prova a sentire certe parole! Grazie mille per i complimenti, la prossima volta farò più attenzione, vi assicuro 🙂

      • monica

        Te l’ho dico in virtù anche della polemica della scorsa settimana… va a finire che se si sono offese x la grammatica qua ti massacrano davvero! Io ho capito che nn lo hai fatto in mala fede ma so cm sn gli altri. I complimenti te li meriti tt x la storia…. alla prossima Victoria

  16. Rosy

    Cara Victoria, ti prego dimmi che il prossimo capitolo sarà IL CAPITOLO :), quello che aspettiamo da tanto tempo 🙂
    Finalmente Olimpia ha mandato al diavolo quel cretino viziato di
    Lapo, che chiamarlo uomo mi sembra un’offesa al genere maschile… Meno male che c’è Achille 🙂 quanto è fico 🙂 ma dimmi, fisicamente, per i personaggi ti sei ispirata a qualche attore particolare??? Ad esempio, io Achille lo immagino con il viso e il fisico di Chris Hemsworth 🙂 non so se hai presente il gran fico 🙂
    Mi è piaciuto tanto anche il papà di Olimpia, credevo che li avrebbe ostacolati, invece ha ragionato come tutti i padri dovrebbero fare 🙂
    Spero che per i nostri beniamini adesso la strada sia in discesa, basta separazioni!!! Ti rinnovo i miei complimenti, mi dispiace per i giudizi negativi che arriveranno a causa della parola che hai usato… Comprendo che non l’hai fatto intenzionalmente dato che anche dalle mie parti essa si usa erroneamente per insultare… Purtroppo è difficile correggere un’abitudine!
    Comunque, questo non deve fermarti 🙂 aspettare lunedì sarà davvero impossibile, soprattutto immaginando che finalmente Achille e Olimpia si daranno da fare 🙂 sei davvero molto talentuosa 🙂 un bacio 🙂

    • Victoria

      UUUUUHHHH, che bello questo commento!
      La mia personale opinione è che ognuno si deve immaginare il proprio fico della situazione.
      Ovviamente io mi sono ispirata ad un attore che per me rappresenta la bellezza a 360°, ho dei gusti abbastanza particolari perciò so che a non tutte piacerà, anzi a nessuno. Achille non è fico, di più di più, ahahah!
      Per il babbo, devo essere sincera perchè ne vado molto fiera, mi sono ispirata a mio padre che è mitico, un po’ sopra le righe, ma diciamo che è IL babbo.
      Purtroppo, come la vita insegna, non è tutto così semplice e la loro storia d’amore sarà dura, “Magari” avrebbe pensato Achille, Cleo o Bruno!
      Si fanno errori, si fanno errori in continuazione, l’importante è non perseverare mai e io imparo giorno per giorno grazie alle vostre critiche, belle o brutte che siano!

      COMUNQUE SI, LO DICO A TUTTE, SI DARANNO DA FARE, vi dico che è stato davvero emozionante scrivere il 13 capitolo ;D

      • Rosy

        Non vedo l’ora di leggere il prossimo capitolo allora 🙂 Buona serata 🙂

        • alessandra

          nooo Victoria adesso devi dire chi e’ l’attore a cui ti sei ispirata non e’ giusto stuzzicare cosi’ la curiosita’, cmq sappi che i gusti son gusti magari a qualcuna di noi puo’ piacere il tuo attore ”segreto” LOL Baci

          • Victoria

            Hahahah!
            Ho paura di smontarvi il personaggio, comunque ve lo dico dato che lo amo profondamente: si chiama Dustin Clare, attore australiano, ha recitato nella serie televisiva “Spartacus” (che consiglio a tutti di vedere) nella parte di Gannicus, un gladiatore donnaiolo con ottime scene hot. Mi sono innamorata la prima volta che l’ho visto per puro caso!

  17. Luana

    NOOOOO ….. ma non si può terminare così!!!! Uffa! Ma come si fa ad arrivare fino a lunedì??
    Cmq ….finalmente!!!! :)) Brava Victoria!! xxx

  18. lolly74

    wauu che bello ci hai messo in sospensione??? nn e giusto ora dobbiamo aspettare fino a lunedi’ ?sara’ una settinana interminabile…..pero’ sei stata FANTASTICA e una storia bellissima…. <3

  19. vale

    Victoria! wow finalmente sti due i sono quasi.
    che agonia
    complimenti
    a lunedì

  20. Eliana

    BELLISSIMO.. mi sono innamorata di questi due ragazzi!
    brava brava brava 🙂

  21. ARIANNAS

    Sono nuova di qui, ho iniziato ad entrare su questo sito da quando credo te hai iniziato a pubblicare il tuo racconto. L’ho sempre letto, ma non ho mai commentato. La scorsa volta avrei voluto, non in tua difesa anzi, ma c’era troppo casino perciò ho preferito tacere. Stavolta commento perchè ti voglio fare i complimenti: dopo tutto quello che ti hanno detto non ti sei arresa e come avevi detto ti sei corretta e migliorata. Hai imparato dai tuoi errori e nei confronti di chi ti ha aspramente criticato ti sei comportata con estrema educazione, il che è raro ai giorni nostri. Quindi ti faccio di nuovo i complimenti, mi hai smentito ed hai decisamete una fan molto affezionata in più!
    Continua su questa strada e non ti far scoraggiare mai.

  22. Gleto

    Io ho iniziato a seguire questo sito, per seguire te. Ci conosviamo da una vita e adesso stai facendo una cosa che ti piace davvero. Sono estremamente orgogliosa di te, anche se non mi fai leggere i capitoli in antrprima 🙂 BRAVA BRAVA BRAVA, Achille Ferri nel nostro cuore sempre!

  23. CC

    Dove posso trovare l’undicesimo capitolo? Sono rimasta indietro… 🙁

    • Victoria

      Ciao, senti mi dicono che devi digitare in cerca nel sito che si trova a destra e scrivere il titolo del mio racconto e poi cliccare sulla lente d’ingrandimento e cercare tra i risultati!
      Spero che tu lo trova così 🙂 !

  24. vale

    Victoria, non credo che l’avrei mai detto, ma non vedo l’ora che sia lunedì! 🙂