Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

11° CAPITOLO

 

Tornata a casa, messi il cellulare in modalità silenziosa e lo gettai in fondo al cassetto del comodino vicino al letto. Indossai il pigiama rapidamente e mi stesi a letto. La mia mente iniziò a viaggiare e, non riuscendo a prendere sonno, una consapevolezza che non potevo più ignorare mi colpì: ero eccitata come non ricordavo di essere mai stata. Era più di due settimane che convivevo con la mia perenne eccitazione, bagnata fradicia ad ogni ora del giorno, soltanto per colpa sua e in quel momento, mentre io ero a casa con il pigiamino a cuori, lui era a letto con un’altra e non un’altra qualunque. Mi rivennero a mente quei capelli corvini e quelle gambe chilometriche che volevano soltanto lui. Mi ero sentita così piccola in confronto a lei che mi sentii sparire.

 

La mattina mi svegliò in un pozza di sudore, dopo una notte di semi veglia.

Mi feci una doccia e indossai i pantaloni in Jersey stretch Wr.Up effetto shaping della Freddy di color beige, mi facevano un sedere da urlo, alto e pieno che me li facevano amare ogni volta di più. Misi una maglia bianca semplice e un golfino chiuso a girocollo marroncino di Zara.

Dirigendomi in cucina mi sentii invasa da una malinconia insolita, guardai la casa vuota immersa nel silenzio e decisi di non stare nemmeno un secondo di più lì dentro. Era mezzogiorno e non avevo alcuna intenzione di trascorrere la domenica in solitudine con l’ennesimo piatto di pasta al pomodoro.

Non potevo deprimermi così.

Raccolsi il cellulare nel cassetto e trovai alcune chiamate di Achille e un messaggio.

“Non so che cazzo è successo, ma chiamami ho bisogno di parlarti”.

Lo richiusi e lo lasciai in modalità silenziosa.

Scesi alla macchina e avviai il motore, aprii la cappotta e partii verso la mansione dei Medici verso la città di Fiesole che sorgeva su una collina a pochi chilometri da Firenze. Era una piccola città turistica ammirata per la bellezza del paesaggio circostante e per le sue ricchezze storiche e culturali. Ero cresciuta tra quelle colline e quel paesaggio da mozzar il fiato, mi sentivo a casa ogni volta che percorrevo le salite che portavano alla villa.

Lasciai i capelli al vento e indossai gli occhiali da sole. Accesi la radio a tutto volume e misi il CD di Mika, il primo che mi capitò tra le mani. Ignorai le occhiate storte dei pochi passanti che si trovavano per strada per il mio improvviso disturbo della quiete pubblica e cominciai a cantare a pieni polmoni.

Percorsi pochi tratti di strada, quando iniziai a risalire il colle. Attraversai la piccola città immersa nel silenzio domenicale ed iniziai a percorrere una strada tra la campagna per arrivare a casa mia.

Varcai l’imponente cancello con il monogramma della nostra famiglia e girai lungo il vialetto circolare con al centro un’imponente fontana. Lasciai la macchina davanti all’entrata e scesi. Entrando nella vasta dimora sentii l’odore inconfondibile di casa, amore e delle prelibatezze di mamma che sicuramente stava sfornando qualcosa di eccezionale da far mangiare ai suoi ospiti sempre molto improvvisati. Piombavo a casa senza avvertirla, ma la trovavo sempre pronta a ricevere me e chiunque le portassi.

La villa era di color panna, il portone principale era affiancato ai lati da due
colonne in pietra intagliata di color marrone chiaro brillante. Attraversai l’ingresso e mi diressi in cucina, dove trovai mia madre con un elegante tubino rosso a girocollo, dei tacchi in tinta e le perle al collo e alle orecchie. I capelli corti raccolti con mollette. Impeccabile come sempre perfino in casa mentre era intenta a fare il pane domenicale.

Mi appostai alle sue spalle per farle paura, ma prima che potessi aprire bocca, si voltò e mi sorrise.

Ciao bisù, ti stavo aspettando!≥.

Ma come facevi a sapere che ero arrivata?≥.

Le mamme hanno un sesto senso acuto per le proprie figlie, un po’ magiche, ma non sono veggenti. Da piccola mi domandavo sempre se anch’io, come lei, avrei acquisito dei poteri soprannaturali con i miei figli.

Bisù, la musica l’ho sentita quando sei partita da casa. Quando sei arrivata qui tremava la terra≥.

Scoppiamo a ridere e mi misi a sedere sul piano di lavoro della cucina. Le piastrelle di ceramica scintillavano, i mobili bianchi e il tavolo di legno chiaro di pino erano tirati a lucido. Era il regno sacro di mia madre, non ero mai riuscita ad entrare in simbiosi con spatole, coltelli o impasti. Non avevo ereditato le abilità culinarie, me la cavavo, quando m’impegnavo sfornavo anche dei bei capolavori, ma niente di paragonabile a Regina. Mia sorella era molto più portata di me e faceva dei dolci magnifici.

Sentimmo mio padre ciabattare nell’ingresso aprire la porta e urlare per farsi udire dalla moglie.

Amoruccio, ma è arrivata Olimpia? Qui c’è la macchina parcheggiata≥.

Mio padre la trattava come se si fossero appena fidanzati. Litigavano come degli adolescenti e facevano pace allo stesso modo. Si baciavano davanti a noi senza vergogna e si guardavano con amore e affetto. Apparentemente erano la coppia più solida che conoscessi. Si conobbero per caso in uno dei mille viaggi di lavoro che al tempo faceva mio padre, a Tokyo; ci raccontavano sempre che era stato amore a prima vista. Era la mia favola preferita da bimba, desideravo ardentemente un amore come il loro.

Babbo son qua!≥ urlai per farmi sentire fino all’ingresso.

Ci raggiunse con un sorriso da orecchio ad orecchio. Era vestito con una vecchia tuta blu dell’Adidas e le sue inseparabili pantofole grigie pelose. Quando era fuori dal lavoro, odiava mettersi qualsiasi tipo di abito, gli piaceva ciabattare per tutto il giorno per casa.

Mi abbracciò e mi depositò un bacio tenero sulla fronte. Ci mettemmo a guardare mia madre far da mangiare. Se c’era qualcuno negato per la cucina quello era Spartaco Medici. Non mi dimenticherò mai quando mia madre ci lasciò due giorni assieme a nostro padre senza la governante per andare con le amiche ad una spa: sfornava ogni giorno piatti orribili e inimmaginabili. Si era convinto che il suo talento culinario fosse incompreso da tutti, ma che aveva le possibilità di diventare un grande cuoco. Glielo lasciavamo credere, i piatti parlavano da soli.

Arrivò salterellando anche Elena che mi abbracciò.

Una domenica in famiglia era proprio quello che ci voleva per riordinare le idee e valutare le mie priorità. Mi sentivo tranquilla, rilassata, ma soprattutto al sicuro, come se fossi entrata all’interno di una sfera protettiva. Aiutammo mamma come potemmo, apparecchiando, riordinando la cucina, sciacquando i ciottoli che non avrebbe più usato.

Mangiammo nel piccolo tavolo in cucina, per non sporcare il salone da pranzo che usavamo solo per avvenimenti importanti. Ci accomodammo a tavola e mamma ci servì il pranzo: aveva preparato dei fusili con verza e zafferano e come secondo una tartare di filetto di manzo e robiola. Il tutto accompagnato dal pane caldo fatto in casa.

Finito il pranzo mi sentivo piena e sazia. Mangiare mi metteva sempre di buon umore. Sparecchiammo e sciacquammo i piatti mettendoli nella lavatrice, mia madre si accomodò nella sala da pranzo ed aprì la grande vetrata che si affacciava sull’immenso giardino della mansione. Diede le carte per giocare a canasta e ci aspettò.

Il salone era il fulcro della casa su cui ruotavano le stanze del pian terreno.

La raggiunsi godendomi la spettacolare vista sui campi.

Olly, ma lo sai che il tuo cellulare si sta illuminando?≥ urlò Elena dall’ingresso.

La realtà mi ripiombava addosso come una valanga ogni volta che riuscivo a cancellare i ricordi delle ultime settimane trascorse.

Lascialo suonare e vieni a giocare!≥.

Ci accomodammo al grande tavolo in mogano e aspettammo che Elena arrivasse. La chiamammo qualche altra volta, infine quando mi stavo alzando per andarla a cercare comparve magicamente tutta trafelata, con un sorriso misterioso stampato sulle labbra.

Che hai combinato?≥.

Niente. Dai, giochiamo!≥.

Il tono con cui mi si rivolse non mi convinse affatto, ma lasciai correre e iniziammo a giocare allegramente.

 

Dopo le prime due partite Elena ed io eravamo state stracciate da mia madre e da mio padre che non facevano niente per nascondere la loro incredibile soddisfazione.

Mentre ci apprestavamo ad iniziare la terza partita ed a prepararci all’ennesima sconfitta, il campanello suonò ed Elena scattò in piedi fiondandosi alla porta a ricevere l’ospite che, a quanto pareva, stava aspettando. Colsi il momento di pausa per andare a prendere un bicchier d’acqua in cucina. Sentii parlare in corridoio ed infine le voci arrivarono nella sala principale.

Tornai velocemente di là prendendo una bottiglia d’acqua e dei bicchieri di plastica, afferrai un biscotto di cioccolato che mi cacciai in bocca.

Entrai nella stanza, alzai lo sguardo e mancò poco che non mi strozzassi con una briciola residua del biscotto; dallo shock, l’acqua e i bicchieri mi scivolarono dalle mani e caddero a terra. Iniziai a tossire convulsamente e mi piegai sulle ginocchia per riprendere fiato, mia madre si avvicinò dandomi dei leggeri colpetti sulla schiena. Mi scostai riprendendo fiato e le feci segno che era tutto apposto, anche se non riuscivo nel modo più assoluto a proferire parola. Si riaccomodò raccogliendo i bicchieri e l’acqua che offrì al nostro indesiderato ospite.

Su una delle soglie della stanza Achille con al fianco Elena, che lo guardava adorante, mi stava guardando serio attendendo una mia reazione. Nella mia mente si susseguirono molte scene macabre che si concludevano tutte con lo strangolamento di mia sorella.

“Mi potesse veni’ n’infarto!!!” pensai.

Mi sentii rossa e fremevo dalla rabbia, strinsi i pugni lungo i fianchi e guardai Elena come se potessi incenerirla con lo sguardo. Non mi prestava attenzione stava sbavando sull’uomo al suo fianco ed era comprensibile.

Rimasi bloccata in mezzo alla sala, quasi immobile.

La mia attenzione si spostò lentamente su Achille e mi rilassai. Aveva dei pantaloni felpati neri, larghi sui fianchi e stretti alle caviglie, le Dottor Martens nere basse, una maglia a mezze maniche color cachi con qualche stampa e sopra portava un giacchetto di pelle nera. Uno stile parecchio aggressivo e irresistibile. Qualsiasi ragazza sarebbe caduta ai suoi piedi. I capelli color oro lasciati sciolti e scompigliati, come se fosse appena uscito da una sessione intensa di sesso. Sembrava un modello.

Aveva un casco in una mano e le chiavi nell’altra, che faceva girare tra le dita. Ci guardammo: i suoi occhi castani brillarono d’emozione e l’attrazione elettrica scoppio facendosi palpabile, tanto da farmi sentire l’odore. Eravamo spinti l’uno verso l’altro. Arrossii temendo che anche gli altri all’interno della stanza la sentissero. Stavo boccheggiando, mentre mi abbandonavo per pochi secondi all’intensità del nostro bisogno viscerale. Mi sorprendevo di quanto una persona potesse desiderane un’altra. Vedevo le mie emozioni riversate in quelle pozze intense che erano i suoi occhi.

Elena fu la prima a rinvenirsi, riportandomi alla realtà.

Vieni Achille, accomodati pure, dammi a me il casco e le chiavi te le metterò vicino all’ingresso≥.

La ringraziò e si accomodò al tavolo con estrema eleganza, togliendosi la giacca scoprendosi le braccia scolpite e tatuate. Qualcosa di sublime, ancor più bello di prima.

Mi morsi il labbro inferiore e guardai mia madre allarmata. Lo guardava come se provenisse da un altro mondo: lo ammirava per il suo fascino, ma al contempo lo studiava come se fosse un misterioso insetto da schiacciare alla prima occasione. Era palesemente preoccupata, soprattutto quando si accorse che la visita era per me.

Mi guardò accigliata e le attraversarono molte domande nei suoi grandi occhioni marroni, mi osservò attentamente e si rabbuiò, ma non lo fece notare a nessuno. La conoscevo bene ormai, capivo quando c’era qualcosa che la disturbava e mi coglieva sempre in fallo.

Si ricompose e sfoderò la solita gentilezza di cortesia che acquisiva solo con persone che non conosceva o che non le piacevano.

A quanto vedo sei venuto per Olimpia. Piacere Regina Medici≥.

Il piacere è tutto mio. Achille Ferri, un grande amico di sua figlia≥.

Achille sfoderò un’educazione impareggiabile ed una cortesia impeccabile, strinse volentieri la mano che mi madre gli stava porgendo, lo stesso fece con mio padre, che lo stava studiando in lungo e in largo. Era naturale negli atteggiamenti, non aveva studiato le mosse da fare per conquistare i miei, si stava comportando con estrema educazione e naturalezza.

Strano, pensavo di conoscere tutti gli amici di mia figlia≥ rispose con una calma glaciale.

Temetti che la situazione stesse per prendere una brutta piega: Regina era una donna molto carina e cortese, ma quando qualcuno cercava d’intrufolarsi nel suo nido non aveva più peli sulla lingua, sfoderando le unghie. Era protettiva con le sue figlie, come una leonessa con i suoi cuccioli e schiacciava qualsiasi intruso. Ci sarebbe voluto molto più di un bel faccino e un bel sorriso per conquistarla.

Evidentemente gliene mancava uno≥.

Achille inclinò la testa sfoderando quel sorriso magnetico che faceva terra bruciata attorno a se, anche mia madre né fu investita e arrossii, ma non si scompose. La situazione si ristabilì e Regina si tranquillizzò leggermente, tirai un silenzioso sospiro.

Lui proseguì. ≤ Mi dispiace irrompere così nella vostra domenica in famiglia, ma avevo davvero molta urgenza di parlare con vostra figlia≥.

Tutti gli occhi all’interno della sala si girarono all’unisono verso di me, ma gli unici che riuscivo a guardare erano quelli di Achille.

Mio padre si schiarì la gola e mia madre si rivolse a me.

Bisù che succede? Il gatto ti ha mangiato la lingua?≥.

Sapeva già che c’era qualcosa che mi turbava, non riuscivo a mentire neanche se ci provavo. Cercai velocemente le parole aprendo la bocca e balbettando qualcosa d’incomprensibile uscendo dallo stato di semi coma in cui ero piombata.

Mi spostai a sedere sulla sedia davanti a lui lentamente, mi tremavano le ginocchia.

Si, scusate! È che sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa visita inaspettata. Non pensavo di averti detto dove alloggiavano i miei genitori≥.

Achille fece un sorriso enigmatico.

Infatti non me lo hai mai detto, ti ho chiamato al cellulare e ha risposto la tua adorabile sorellina che mi ha dato le indicazioni per raggiungerti≥.

Tutti i miei dubbi erano confermati.

Elena mi guardò, vidi dipingersi nei suoi occhi celesti il terrore. Prima che mi potessi lanciare contro di lei e commettere un fratricidio, disse. ≤ Scusate a tutti, mi piacerebbe rimanere, ma devo incontrarmi con una persona sarà questione di un’oretta. Spero di ritrovarti qui Achille≥.

Lui la guardò complice e gli strizzò l’occhio. ≤ Lo spero anch’io. Divertiti!≥.

Lo salutò con un rapido bacio sulla guancia che mi lasciò a bocca aperta.

Ma tutta questa confidenza?” pensai irritata.

Salutò mia madre, mio padre, girò alla larga da me e scomparì.

Questa me la doveva pagare in qualsiasi modo, non gliela facevo passare liscia assolutamente.

Come vedi Achille sei arrivato nel bel mezzo di una partita di canasta e a casa Medici una partita a carte è sacra, va finita. Sai giocare?≥ chiese mio padre in segno di sfida. Al contrario di mia madre, lui testava le persone con la gentilezza, mettendole alla prova con interrogatori apparentemente innocui.

Achille si sistemò sulla sedia preparandosi alla sfida di conquistare i signori Medici.

Si signore, sono un vero campione, porto tutte le estati mia nonna ai tornei a Viareggio≥.

Mio padre ne rimase piacevolmente sorpreso e fece un sorriso accogliente. Anche lui subiva il fascino di quest’uomo così irritante e allo stesso tempo irresistibilmente eccitante.

Il primo test lo aveva superato.

Ma prima di accedere al nostro club privato devi rispondere ad una domanda: di che squadra sei?≥. Il tono si fece incredibilmente serio, questa era la fase finale.

Mentre Regina, Achille e Spartaco erano tranquilli e stavano scherzando tra loro testando il nostro ospite, a me sembrò d’impazzire.

Fiorentina, signore, dalla nascita. Mio zio fu per tanto tempo un Capo Ultra della curva della Fiesole≥. Rispose senza indugiare minimamente nella risposta.

Guardai mio padre al quale gli s’illuminarono gli occhi di felicità.

Questa è musica per le mie orecchie. Non come Lapo, il marito di mia figlia, sai lui di che squadra è? È della Juve, ma te ne rendi conto? Devo fa’ entra’ uno juventino nella mi famiglia≥.

Si coprii il volto con entrambe le mani simulando la disperazione ed Achille rise, mentre mia madre scuoteva la testa divertita.

L’ammiro, signore, per il coraggio che ha avuto accettandolo, ma non la invidio punto≥.

Dammi pure del tu, Achille≥, poi si rivolse a me ≤ Mi piace proprio il tuo amico, come mai non ce l’hai mai presentato prima?≥.

Ero piombata nei miei incubi peggiori.

 

Achille, ma sei un fenomeno!≥.

Mio padre esultò, battendo le mani eccitato, quando il biondone in coppia con me chiuse il gioco stracciandolo per quattro partite a zero, portandomi per la prima volta a vincere una maratona di canasta contro i miei genitori, che consideravo dei campioni indiscussi.

Per tutta la durata delle partite lanciavo occhiate assassine verso Achille che si stava comportando tranquillamente come se si trovasse a trascorrere una domenica con la sua famiglia, invece che con la mia. Tutte le volte m’ignorava e rispondeva alla mia furia con dei sorrisi gentili, sbattendo le lunghe ciglia marroni con innocenza.

Più cercavo di arrabbiarmi più ero completamente conquistata dall’ardore dei suoi occhi, dal tono provocante della sua voce, dal calore del suo corpo che sentivo attraverso la grande tavola. Il suo profumo mi dava il colpo di grazia ogni volta che si spostava e mi faceva venire l’acquolina in bocca. Si era legato i capelli e delle ciocche gli ricadevano disordinate sul volto. Ogni volta se li soffiava via, il suo respiro caldo mi arrivava accarezzandomi dolcemente e facendomelo desiderare ancor di più.

Ben presto la furia si trasformò in una passione travolgente che iniziò ad ardermi dentro.

Mia madre alla mia sinistra mi analizzava dettagliatamente, studiando ogni mia reazione quando Achille ed io ci guardavamo. Mio padre tra una battuta e l’altra mi fissava. Mi sentivo intrappolata tra due montagne insormontabili.

Cercai di concentrare il pensiero su qualcos’altro, anzi su qualcun altro: era già passata un’ora e mia sorella non era ancora tornata e faceva bene a non farsi vedere finché sarei stata in casa.

Regina alzò le mani in segno di resa e si spostò in salotto accendendo la televisione e scegliendo un film da poter vedere, Spartaco la seguì accoccolandosi al suo fianco sul divano.

Olimpia, porta Achille nel giardino e fagli vedere il granaio. È un ingegnere, è da tanto che volevamo trasformarlo in una piccola dependance, vediamo se la nostra idea era giusta e realizzabile≥. Mi disse mia madre congedandoci con un segno della mano.

Avevo aspettato l’opportunità di restare sola con lui da quando l’avevo visto sulla soglia del salone, ma adesso che ne avevo la possibilità mi sentivo insicura della piega che avrebbe preso la conversazione. Non sapevo cosa gli avrei potuto dire: mi sentivo tradita dal suo comportamento della sera prima, ma soprattutto mi sentivo sopraffatta dalla gelosia. Egoisticamente non avrei voluto che lui frequentasse altre donne, eppure ero cosciente che non sarebbe mai stato mio. Il pensiero che potesse appartenere ad un’altra mi faceva venire la nausea: che la potesse guardare come guardava me, che la potesse baciare con la passione con cui aveva baciato me, che le sue dita le potessero dare il piacere che non aveva dato a me.

Ci guardammo per un breve istante.

Sospirai frustrata e gli feci cenno di seguirmi.

Uscimmo dalla porta di servizio situata in cucina e cominciammo a camminare verso il fienile attraversando gli olivi che ricoprivano la maggior parte degli ettari della mansione.

Questa casa è fantastica!≥, disse di punto in bianco Achille che stava camminando al mio fianco. ≤ M’immagino che è stato un sogno crescere qui≥.

Mi rabbuiai. Era stato un paradiso correre tra questi prati da bambina, ma non me li ero goduti abbastanza. Non risposi e continuai a camminare con la testa china.

Lui accelerò il passo e si bloccò davanti a me costringendomi a fermarmi e a guardarlo negli occhi.

Mi dispiace per ieri sera, io…≥.

Le parole gli morirono in gola e lasciò cadere la mano con cui aveva iniziato a gesticolare lungo il fianco cercando di trovare le parole adatte.

Ribollivo ancora di rabbia ripensando a quelle gambe chilometriche che salivano le scale di camera sua e scoppiai.

Te la sei scopata?≥.

Mentivo, se pensavo che tra noi ci fosse stato mai un minimo di pudore, quell’imbarazzo iniziale quando si conosce una persona e non si sa come comportarsi nei suoi confronti. Fin dal primo giorno sia io che lui eravamo stati sempre diretti, tanto valeva non girare molto intorno al punto centrale del discorso.

Lui si girò di scatto verso di me saltando indietro e strabuzzando gli occhi.

Prego?≥.

Hai capito benissimo. L’hai scopata si o no? È una domanda molto semplice≥.

Mi guardò con aria interrogativa come se non stesse capendo a cosa mi stessi riferendo. Si passò una mano tra i capelli, scompigliandoseli e tirandoseli indietro. Prese un profondo respiro e mi guardò.

Sono venuto qui per chiederti scusa del comportamento villano che hanno avuto nei tuoi confronti sia Ettore che Nicole. Mi dispiace che tu abbia dovuto sentire delle cattiverie, loro sono delle persone molto importanti nella mia vita, ma che molto spesso, dimenticano il loro vero ruolo. Però adesso che stiamo parlando, ho constatato che sei incazzata, ma non per la motivazione giusta≥.

Beh, mi hai mollato in casa tua da sola e sei salito in stanza da letto con la tua ex compagna, madre di tuo figlio. Mi sembra un motivo valido per essere incazzata≥.

Improvvisamente il suo atteggiamento cambiò e tra noi calò il gelo.

No, non lo è, cazzo!≥, mi disse in tono burbero e scocciato.

Era così arrabbiato che respirava a fatica, si girò dall’altra parte di scatto, voltandomi le spalle come se lo avessi accusato di chissà quale crimine. Mi sentii percorrere da un leggero brivido quando si rivolse a me con un tono basso e tagliente. Non lo avevo mai visto così nervoso, si era infilato le mani in quei suoi magnifici capelli biondo cenere che gli sfioravano le spalle e se li stava tirando come per bloccarsi dall’urlarmi contro stringendo la mascella, il più che poteva.

Quando si voltò i suoi occhi lanciavano lampi di furia che vaporizzarono la mia. 

Appoggiò saldamente le mani ai fianchi, chiuse brevemente gli occhi e quando li riaprii vidi più determinazione di prima.

Tu dimmi che cosa vuoi che io faccia? Dici che non mi vuoi nella tua vita, poi dici che forse potrebbe nascere un’amicizia, poi scappi via e quando vengo per chiarire, fai una scenata di gelosia nei miei confronti? Avrei capito, se tu mi avessi urlato contro, per il modo in cui sei stata trattata senza una giustificazione logica, invece no. La tua unica preoccupazione è se ho scopato si o no con la mia ex compagna. Così mi confondi ancor di più. Mi mandi segnali contradditori. Così mi farai impazzire, mi farai morire troppo precocemente. Io cosa dovrei fare adesso? Come dovrei interpretare questo tuo nuovo cambio di direzione?≥.

Fece una breve pausa lasciandomi assorbire le spiegazioni che mi aveva esposto.

Riflettei velocemente sulle sue parole: ero infastidita dal modo in cui Nicole ed Ettore mi avevano trattata, sicuramente, ma non ne capivo la motivazione, perciò le offese e le minacce lasciavano il tempo che trovavano. Non mi sentivo di avergli fatto nessun torto a loro, ma soprattutto mi sembravano tanto fumo e poco arrosto. Non erano concreti nelle accusazioni, non mi avevano preso da una parte spiegandomi cosa c’era che non andava in me per causare tutto questo fastidio. Si erano imposti subito con arroganza e non mi avevano scosso più di tanto, irritato forse, ma arrabbiata non lo ero: la mia unica preoccupazione al momento era l’amazzone nel letto assieme a lui.

È davvero bellissima≥.

Achille sbuffò infastidito e scosse la testa.

Si, lo è. Allora?≥.

Perché non stai con lei?≥.

Non è la donna giusta per me≥.

Se non lo è lei, non so chi potrebbe esserlo≥ dissi incrociando le braccia al petto, confusa. Non credevo di aver mai visto una donna così bella dal vivo. Nicole rappresentava la fantasia segreta di tutti gli uomini e lei ne amava uno, ma lui non la voleva. Mi sembrava difficile crederlo.

Io lo so chi è, ma lei non vuole me. Che destino strano, vero?≥ mi guardò con una miscela esplosiva di determinazione, furia e passione che mi fece sciogliere.

Distolsi lo sguardo dal suo. Achille scoccò la sua ultima freccia che c’entro il bersaglio.

Spiegami una cosa: anche se mi fossi scopato Nicole, a te che te ne frega? Stai per sposare un altro? Lo ami? E allora da me che vuoi?≥.

Questo, mi faceva incazzare: la sua arroganza mi feriva come la lama di un coltello. La sua indifferenza avrebbe potuto anche uccidermi, perché di lui m’importava, troppo.

Dici che ti piaccio, ma vai a letto con un’altra? Hai proprio un ottimo modo di dimostrarmi il tuo interesse. E anche se io fossi minimamente interessata a te, cosa che non sono assolutamente, non lascerei mai Lapo per un uomo che non mi da certezze o dimostrazioni≥.

Mi pentii all’istante di quello che avevo detto mordendomi il labbro. Avevo mentito, sapevo che lui era interessato a me e che avrebbe fatto di tutto pur d’impedirmi di sposarmi anche senza dimostrazioni. Ci sono cose che non vanno spiegate, s’intuiscono e basta.

Il suo corpo teso per la discussione, si ritrasse al suono di quelle parole come se fosse stato colpito da uno schiaffo. Il suo sguardo divenne cupo e perse di vitalità.

Qualcosa tra noi si spezzò. Sentii una fitta al cuore che cercai di non far notare a lui e mi preparai alle parole amare che stava per dirmi.

Non me la sono portata a letto. Non passiamo una notte insieme da quando è nato Alessandro. Ma soprattutto non lo avrei mai fatto con te di sotto≥.

Fece una pausa. Il silenzio si propagò attorno a noi e l’atmosfera divenne carica di tensione. Tutto divenne triste, nonostante la bellissima giornata.

Continuò fissando il suo sguardo nel mio.

Ma tu questo non lo puoi sapere! Non mi conosci e non hai fiducia in me. Parti già con dei preconcetti nei miei confronti solo perché ti ricordo qualcuno che ti ha fatto soffrire nel tuo passato. Ti voglio dire una cosa che vorrei tu ti stampassi in testa: io sono il tuo presente, sono qui in carne ed ossa e ti voglio, ma tu non mi vedi. Sono solo un illuso se ho creduto a quella scarica elettrica che provo tutte le volte che ti sto vicino, anche adesso. Non so perché insisto≥.

Scosse la testa e mi superò incamminandosi verso casa a grandi passi.

Mi sentii stranamente vuota e sola: odiavo quella parola, la sensazione che avevo provato con Lapo, si stava ripresentando ora che Achille se ne stava andando. Aveva capito quali erano le mie paure e dette ad alta voce mi facevano sentire debole.

Mi sentivo confusa e l’unica certezza che avevo se ne stava andando.

Dovevo raccogliere i pezzi prima che fosse troppo tardi.

Achille!≥.

Si fermò a metà vigneto con le mani in tasca e la testa alzata al cielo limpido, ma non si voltò.

Che fare? Quali parole usare?

Hai ragione. Non mi sono incazzata per la giusta motivazione. Ti do segnali contradditori, ogni volta che siamo insieme. Ti guardo come non si guarda un amico, ma ti respingo ogni volta che ti avvicini. Fatico a fidarmi delle persone, perché sono stata presa in giro innumerevoli volte. Faccio scenate di gelosia e non so perché. Sono così confusa! La cosa migliore sarebbe lasciarti andare, ma non ci riesco≥.

Mi sarei pentita di quelle parole, ma momentaneamente non me ne fregava niente. Aveva il diritto di avere la mia completa sincerità.

Si voltò e sospirò.

Siamo incasinati entrambi, non credere che io non me ne accorga. Ma abbiamo bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere nelle rispettive vite. Perciò che facciamo?≥.

Mi avvicinai a lui e gli tesi la mano.

Tutto ciò che ti posso offrire è la mia amicizia, ma prima dobbiamo fissare delle condizioni per non temere di fraintenderci≥.

Me l’afferrò con decisione. ≤ Ho bisogno di te in tutti i modi, mi va bene qualsiasi cosa hai da offrirmi, mi basta guardarti e poterti star vicino≥.

Mi attirò a se, mi abbracciò e continuò. ≤ Promettimi che non scapperai mai più da me in quel modo≥.

Te lo prometto Achille. Da parte mia, non interferirò mai più nella tua vita sentimentale≥.

Lo guardai con la volontà di fargli promettere che non ci avrebbe mai più provato a sedurmi, ma qualcosa mi frenò e mi bloccai. Lui mi guardava con passione ed ora che avevamo fatto pace mi domandai come sarebbe stato bello farlo anche in altri modi.

Vieni con me? Ti voglio presentare una persona, se per te va bene≥.

Lo guardai un altro po’, beandomi di quello sguardo e di quella giornata che adesso era ritornata perfetta. Inspirai l’aria fresca nell’aria e mi lasciai andare.

Certo≥.

Rientrammo in casa ancora tenendoci per la mano. Entrammo in cucina sorridendoci e guardandoci, trovammo mia madre che stava prendendo un bicchier d’acqua. Ci guardò e il suo sguardo cadde immediatamente sulle nostre dita intrecciate. Sul suo volto si dipinse uno sguardo di orrore, ma tenni la mano di Achille stretta alla mia, non volevo interrompere questo contatto innocente. Mi sembrava la nostra forma di riappacificazione. Le diedi un bacio sulla guancia e la salutammo. Rimase immobile a guardarci andare via senza proferire parola, al contrario di mio padre che ci salutò calorosamente e invitò Achille la domenica seguente a casa per vedere la Fiorentina in coppa e per un’altra partita a canasta. Accettò con piacere e ci congedammo.

Uscimmo sul vialetto di casa in cui era parcheggiata una potente Harley Davidson rosso fiammeggiante che faceva coppia con la mia piccola 500. Lo seguii lungo la strada beandomi la vista spettacolare del suo fondoschiena. Ci fermammo a casa mia, dove Achille lasciò la moto. Mi spostai nel sedile del passeggero e lui guidò la mia macchinina che era decisamente troppo piccola per lui.

 

Partimmo a tutta la velocità e mi godetti la visuale del suo profilo perfetto illuminato dal sole pomeridiano.

Durante il tragitto cercai di farmi dire dove saremmo andati, ma lui tacque tutte le volte.

Prendemmo la Fi-Pi-Li e viaggiammo per quaranta minuti.

Uscimmo dalla superstrada in una città che si chiamava San Miniato. Non né avevo mai sentito parlare e non credevo di esserci mai stata. Andammo nella parte alta della città che era deserta, pacifica e tranquilla. Quando fummo in cima alla collina, Achille si fermò nella piazza in cui si trovava un’imponente chiesa medievale e parcheggiò.

Spense il motore, scesi dalla macchina guardandomi intorno.

Lui si avvicinò prendendomi la mano e intrecciando le dita con le mie. Mi bastava il minimo tocco per reagire, ancora non mi ero abituata alla sensazione di quella corrente tra noi che prometteva una soddisfazione fisica impareggiabile. Le mie unghie affondarono nel suo palmo e lui premette il pollice sul polso. I nostri respiri accelerarono e i nostri occhi s’incontrarono risvegliando quella magica complicità. 

Mi baciò sulla guancia e mi condusse in un vicolo stretto, ci fermammo davanti ad un piccolo portone di legno.

Mi venne qualche sospettò di chi potesse vivere qui, ma non ebbi il tempo di domandarglielo.

Achille aprì la porta con le chiavi e mi fece salire per prima. Attraversai delle piccole scale strette che conducevano ad un’unica porta, dalla piccola finestra del pianerottolo si intravedeva tutta la vallata delle colline samminiatesi.

L’ambiente era pulito e riconobbi l’inconfondibile profumo che c’è dentro la casa di ogni nonna: un misto tra pane e amore.

La porta si aprì, ancor prima che bussassimo e comparve sulla soglia una signora bassa e tozza. Il viso era tondo e aveva delle guance rosa, con alcune lentiggini causate dall’invecchiamento, un’espressione allegra e pacifica dipinta sul volto. Due pendenti d’oro tremolavano alle sue orecchie come gocce luminose che non si decidevano a staccarsi. Pareva che invecchiando si fosse dimenticata di togliersi quei gioielli di gioventù. Aveva dei capelli corti, riccioli e biondi, ma la prima cosa che si notava nel suo splendido volto paffutello erano i grandi occhi nocciola che assomigliavano incredibilmente a quelli di Achille.  Aveva il naso lungo e la bocca piccola e sottile. Indossava un vestito, sotto il ginocchio, leggero di color verde chiaro a maniche corte e delle ciabatte marroni. Aveva uno straccio sulla spalla.

Mi guardò e sul volto si dipinse un sorriso accogliente e vivace.

L’era tutto i giorno che v’aspettavo giovinelli. È un piacere conoscerti bella≥.

Allargò le braccia e mi lasciai stringere piacevolmente tra le sue dolci e accoglienti braccia paffutelle. Mi baciò entrambe le guance e mi prese il viso tra le mani grinzose per studiarmi meglio, poi mi lasciò andare e sorrise allegra.

Intervenne Achille alle mie spalle. ≤ Olimpia, come avrai capito, questa è mia nonna Gina≥.

è un piacere fare la sua conoscenza signora!≥.

Non mi dare del lei e non mi chiamare signora, per te sono solo nonna. Mi offendo sennò! Prego entra cara non vorrai restare sull’uscio≥.

Mi voltai titubante verso Achille che mi cinse la vita e mi depositò un bacio casto sulla testa e m’incoraggiò ad entrare. Davanti a me si apriva una sala decorata nella più splendida maniera. Sul pavimento erano posati morbidi tappeti dagli stupendi colori. Alle pareti erano appese molte foto di Achille e Viola da piccoli e da grandi, vidi la foto della laurea di entrambi e poi in un angolo vidi la foto più grande: raffigurava i due in mezzo ai loro genitori, sorridenti e felici. Achille in quella foto non avrà avuto più di otto anni ed era immortalato mentre faceva una linguaccia al fotografo e alzava le mani al cielo, mentre tutti lo guardavano ridendo affettuosamente. La madre, come aveva detto lui, era bellissima con la sua lunga treccia bionda e gli occhi pieni d’amore verso il figlio che fa i versacci.

Rimasi affascinata e mi venne un nodo allo stomaco.

Ma che ci facevo lì?

Mi stavo facendo coinvolgere troppo e non andava bene. Conoscere sua nonna era stata una mossa strategica, se mi fossi affezionata all’adorabile vecchina dalle guance paffutelle e dalle braccia morbide, non avrei avuto scampo.

Mi raddrizzai e notai in un angolo un ampio divano con cuscini e coperte di ogni sorta, sopra il quale si stava riposando un grande e grosso gatto grigio. Rimasi scioccata dalle dimensioni dell’animale e non osai sedermi su di esso. Odiavo i gatti, non ero mai riuscita ad avere un rapporto pacifico con quella specie.

Achille, dopo aver salutato con un bacio sonoro la nonna, mi prese per la mano e ci spostammo in cucina da dove proveniva un profumino invitante. Gina si rimise ai fornelli e noi ci accomodammo l’uno di fianco all’altro attorno alla vecchia tavola in legno.

Avevo già l’acquolina in bocca pensando a quale prelibatezza stesse cucinando.

La casa era piccola, ma tanto accogliente.

Allora Olimpia come te la cavi con il brindellone del mi nipote preferito?≥.

Le vecchie signore toscane avevano sempre dei termini nuovi da insegnare alla nuova generazione e ogni volta mi strappavano un sorriso.

Mi fa impazzire!≥.

Non resistetti e guardai Achille con un desiderio struggente che si riflesse nel suo.

Posò il braccio sulle mie spalle ed io mi accoccolai al suo fianco, mi baciò affettuosamente la testa e lo sentii inspirare il mio profumo.

Gina si girò e ci guardò adorante. Ci servì dei crostini con il sugo di carne. Si mise a sedere davanti a noi, ci mettemmo a mangiare e a parlare allegramente. Mi raccontarono un po’ della loro vita, cercando di sorvolare la tragedia della scomparsa dei genitori con scarsi risultati, dopotutto era l’episodio in cui le loro vite erano cambiate e né erano influenzati costantemente. Gina mi raccontò di quanto era ammattita per riuscire ad ammaestrare i nipoti, nonostante l’aiuto del figlio, e di quanti pianti si era fatta.

Ma allora Achille sei cresciuto qui?≥ domandai tra un boccone l’altro.

Gina rispose. ≤ Dopo la tragedia ci eravamo trasferiti io e Ugo, lo zio di Achille, a Firenze, così da non stravolgere ulteriormente la loro vita, facendoli piombare in una nuova città lontani dai loro conoscenti. Erano già abbastanza scombussolati. Ma quando sono cresciuti, io a Firenze non ci facevo più nulla. Erano grandi e con le loro vite da costruire, quindi sono tornata nella città in cui ho vissuto fin da bambina, così qui ho le mie amiche. Nelle grandi città è impossibile per noi vecchietti vivere≥.

Si versò un po’ d’acqua e la sorseggiò. Era una donna così dolce che non mi sarei mai immaginata, se l’avessi conosciuta per caso, che avesse dovuto sopportare la perdita precoce di un figlio e ad un’età ormai avanzata si fosse ritrovata a crescere due adolescenti completamente perduti. Sotto quella facciata pura, lei aveva trascorso una vita davvero dura.

Gina chiese gentilmente ad Achille di andare nel seminterrato a prendere dei pacchi d’acqua. Lui andò e rimanemmo da sole. Si avvicinò a me e si mise a sedere sulla sedia che il nipote aveva lasciato vuota, mi prese una mano e se l’avvolse nella sua.

Sai Olimpia, ti voglio dire una cosa. Non ho più visto mio nipote così da quando mio figlio e la sua splendida moglie sono venuti a mancare. Il giorno della tragedia qualcosa in lui si è spento e non è più stato il mio bambino, nemmeno quando è nato Alessandro. Da quando ti ha incontrato è diverso, è come rinato ed ho riconosciuto quella fiamma risplendere più che mai in lui. Mi ha informato che non siete una coppia e che ti stai per sposare, ma qualsiasi cosa tu gli stia facendo, ti prego di non smettere. L’hai ritrovato in quell’oscurità di cui si era circondato e lo hai riportato alla luce, l’hai riportato con noi e di questo te ne sarò per sempre grata≥.

Alzò lo sguardo e incontrai i suoi occhi pieni di lacrime. L’abbracciai con affetto.

Ci siamo salvati a vicenda, credimi. È una persona importante per me e non l’abbandonerò mai, non ce la farei≥.

Lei annuii e mi accarezzò amorevolmente una guancia, si alzò quando sentii Achille risalire le scale e si asciugò con lo straccio gli occhi per non mostrare al nipote quel momento di debolezza che aveva condiviso soltanto a me. Pensai che quel gesto lo avesse fatto tante altre volte non mostrando mai la sua fragilità. Era una donna forte.

Cenammo lì e rimanemmo a far compagnia a quella dolce vecchietta. Mi sentivo così amata e felice che desiderai fortemente che questa sensazione non finisse mia. Fu come se qualcosa in me si fosse riacceso, con Achille al mio fianco sentivo che tutto era possibile.

 

 

CONTINUA…

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

126 commenti

  1. Arianna

    Buongiorno,
    scusate se mi intrometto ma è proprio illeggibile. Alle prime righe con quei verbi vien da mettersi le mani nei capelli. Non riesco a continuare, mi innervosisco. E se considerate questo mio commento come non-costruttivo amen. Non credo che si possa migliorare a questi livelli così bassi. Se poi l’autrice vuol far scrivere il suo racconto da altri è un altro paio di maniche, ma credo che si capirà lontano 1000 km.
    Posso capire una scrittrice in erba che voglia mettersi in gioco, ma qui non è il caso proprio, io consiglio di cambiare hobby. E’ una realtà dura ma eviterà ulteriori delusioni domani. E per chi continua a difendere questo manoscritto sappiate che state facendo solo un danno a chi l’ha scritto, illudendola di chissà cosa mentre l’amara verità è sotto ai nostri occhi e tra queste righe.
    Posso concepire qualche errorino di battitura, ma qui è un campo minato. A volte la verità va sbattuta in faccia.
    Salute a tutte.

    • Arianna

      E la giustificazione che tanto è solo una Fan Fiction è assurda. Se devi scrivere, qualsiasi cosa tu voglia scrivere, la scrivi bene, se no evita.

      • Desi

        Cominciavo a credere di essere l’unica ad aver imparato l’italiano dati i commenti contro che ho ricevuto, nemmeno avessi detto chissà quale cazzata. Ho riscontrato verbi che rovinano tutta la comprensione e che ti impediscono di leggere la storia che è anche carina. Errori così sono davvero macro e non semplici sviste.
        Condivido il tuo pensiero quando dici che non è una scusante la FF, ogni lettore ha diritto al rispetto.
        E per quelle che dicono come mai noi non ci mettiamo in gioco rispondo: io sono lettrice e non scrittrice e come tale mi piace leggere roba almeno corretta. E siccome non sono perfetta come italiano non mi faccio ridere dietro.
        Ancora basita per chi difende questa storia. Solo il primo verbo è una parola che nemmeno esiste.

        • Victoria

          VA BENE, CHIEDO SCUSA PUBBLICAMENTE A TUTTE PER LA GRAMMATICA, sono un’ignorante che si diverte a scrivere. Più di così non posso fare, spero che vada bene!

          SCUSATE, SCUSATE e ancora SCUSATE. Ho fatto mille errori, la prossima volta vi assicuro che non succederà, se decidete di darmi un seconda possibilità. Basta, però, ho già capito vi assicuro!

      • Lorenza

        Mi ero imposta di lasciar perdere questa discussione ma mannaggia a me non ci riesco!
        Io condivido le osservazioni fatte a Victoria e sono anche d’accordo sul fatto che anche se si tratta di FF non deve comunque venir meno la grammatica.
        Però diciamoci la verità… è stato un po ‘ un tiro al bersaglio da parte di alcune persone.
        Tanto più che Victoria è la prima ad ammettere i suoi limiti e a non avere grilli per la testa…
        Io non credo che lei voglia pubblicare il suo romanzo, ma solo condividerlo con altre ragazze.
        Io mi sono sentita di sostenerla proprio per la sua umiltà,ho sbagliato?

        • ROSANERA

          No, secondo me non hai sbagliato. 🙂
          E poi…. siamo in un paese democratico – o quasi – e qui ciascuno è libero di esprimersi come più gli aggrada (se il modo di esprimersi è consono alla buona educazione, naturalmente).

  2. Desi

    Secondo me, nonostante l’umiltà molto carina di Victoria, è sbagliato sostenerla o incoraggiarla. Ovviamente ognuna la vede a modo suo e credo che come dici tu, chi è giunta qua per fare tiro al bersaglio l’abbia fatto dopo il vostro “sgradevole e fuori luogo” intervento. Avete deriso (si, ho letto delle grasse risate) me e chi come me criticava con cognizione di causa. Cosa vi aspettavate? Che parte di utenti non intervenisse?

    • Victoria

      Vabbè, ma basta. Ognuno a delle opinioni diverse come tutte le cose, ma adesso finiamola qui. Finchè i moderatori non mi chiederanno gentilmente di smettere d’inviare il commento io continuerò per le ragazze che nonostante le mie cazzate, che io stessa ammetto di aver fatto. Ripeto, occupo un minimo spazio, evitatemi o sennò decidete di darmi una seconda possibilità se la trama vi piace. Possiamo finirla? Apprezzo tutte dalla prima all’ultima.

      • Victoria

        Ha*, scusate l’agitazione del momento, peggioro la situazione, ahahahah!

      • ROSANERA

        Ciao Victoria!! Parli bene.

        Io ti scrissi la mia opinione già al secondo capitolo e mi limitai a non leggerti più.
        Ma ho letto anche tanti commenti positivi ed entusiasti, anche nei capitoli successivi, dunque….
        …. per coloro che amano il tuo scritto, è bello e giusto che tu continui. Occupando un minimo spazio, dai tanto piacere a chi ti apprezza, che male c’è??

        🙂

    • silvietta

      Siamo perfettamente d’accordo sul fatto che ognuno la vede a modo suo. Io infatti la sostengo, non ho deriso o offeso nessuno. Ho risposto un tuo commento esprimendo la mia opinione e in alcuni miei altri commenti ho anche detto che tu hai fatto bene a esprimere il tuo pensiero e che non hai detto niente di offensivo. Detto questo voglio specificare la storia delle ff visto che è commento mio personale, ho espresso male il concetto quindi colpa mia.Ora lo spiego meglio specificando che è roba mia in modo che capiamo che le altre non lo hanno detto ma solo io. Nel racconto io gli errori li ho notati però scelgo di non farli notare perchè a me non interessa farli notare in questo contesto. Se fosse un libro che per giunta ho dovuto pagare ci potete scommettere che lo avrei detto, ma a me Silvia detta Silvietta su questo sito non interessa assolutamente nulla far notare all’autrice i suoi errori di grammatica perchè nelle ff e in questi racconti preferisco commentare la trama e i personaggi. Questo è un mio modo di pensare, ma è mio e può piacere o meno non c’è bisogno di dire che è una scusante o cose del genere perchè non lo è. Semplicemente è un mio modo di fare giusto o sbagliato che sia. Proprio come tu scegli di farli notare io invece no. Come ho già detto ognuno la pensa in modo diverso. Victoria ha già detto che stà provvedendo a non commettere più l’errore quindi diamole il beneficio del dubbio. Ora concludo salutandoti e sperando che che questa storia si sia coclusa altrimenti questo racconto ben presto avrà più commenti dello sticky post. 🙂

    • Lorenza

      Io posso parlare solo per me e prendermi la responsabilità dei miei commenti.
      non mi sembra di aver fatto commenti sgradevoli e fuori luogo, ne di aver deriso nessuno.
      Ho criticato il modo, non il contenuto!
      A me certe frasi o parole però mi hanno infastidito!
      Per quanto riguarda Victoria (ne parlo ora e poi basta perché è brava a difendersi anche da sola) penso che il sostegno o gli incoraggiamenti che riceve siano del tipo: continua a scrivere perché c’è chi è curioso di vedere come si evolverammo le cose fra i personaggi. E non certo continua a scrivere perché sarai la nuova Jane Austin!
      Infine, poi mi fermo perché se no divento noiosa, io voglio che gli utenti intervengano, ci mancherebbe altro, però non ci si dovrebbe mai dimenticare che dietro un nick name fittizio c’è una persona vera, con sentimenti, paure, insicurezze, ecc. che nessuna di noi conosce.
      Perciò dico che bisogna andarci piano, dire la verità, la propria opinione ma in modo gentile.
      Insomma un consiglio e non un’aspra critica!

      • ROSANERA

        Brava Lorenza, ti quoto !!
        Commenti e consigli costruttivi, non sterili critiche!!!

  3. Victoria

    Chi più chi meno, i vostri commenti sono stati costruttivi !

  4. Victoria

    ROSANERA ti rispondo quaggiù sperando tu veda il commento: SEI FANTASTICA, grazie mille, non è la prima volta che leggo i tuoi commenti che c’entrano sempre il punto focale senza essere né cattivi né acidi, soltanto tanto costruttivi. GRAZIE MILLE DAVVERO! Per quanto riguarda il club privato delle distruttrici di massa, l’ho notato anch’io che dopo alcuni commenti duri, ma giusti, hanno leggermente iniziando a sfasare.. Dopo il primo momento depressivo adesso è tutto ok, sempre più forti di prima!

    • ROSANERA

      Ciao bella, sono in linea.
      Li hai letti proprio tutti?? Ne ho scriti tanti, sono prolissa.

      • Victoria

        Yes, letti tutti e ricontrollato. I commenti costruttivi me li segno tutti e mano mano che scrivo me li rileggo. Dopo la baraonda che ho scatenato il prossimo capitolo sarà oro, speriamo, ovviamente! Ho letto anche cosa vuol dire BM, ma ho preferito non rispondere, perchè io ho vent’anni, compiuti a gennaio, e nemmeno io che sono piccina usa più certi modi di dire. Uso sempre rispetto anche nei momenti di estrema tensione e quando mi accorgo che il livello della conversazione diventa sempre più basso me ne tiro fuori con un bel sorriso. Sono piccola per l’età che ho, ma non a tal punto!

        • ROSANERA

          Brava!! Anche io ho compiuto gli anni a gennaio, 54 anni per l’esattezza….e tu non puoi immaginare gli insulti – compreso BM – che quella prima volta mi arrivarono addosso per avere solamente scritto, in un linguaggio pacato e consono all’educazione, che un certo attore di cui loro stavano discutendo,….. ah, Matt Bomer, ecco …. lui, dicevo, non lo vedevo adatto a recitare nei panni di Christian Grey, Dio del sesso “etero”. Il pensiero che Bomer sia omosessuale felice e convinto mi rovina l’essenza del personaggio della James. Beninteso, A ME!! Con questo non scrissi male di Bomer: è uno splendido figliolo e recita sufficientemente bene – per i MIEI standard –
          Niente da fare, erano inferocite, e non ti ripeterò gli epiteti che mi arrivarono addosso.

          • silvietta

            Perdonate l’intrusione, volevo solo dire che ricordo quella discussione, ti avevano fatta a pezzi. Avrei temuto per la tua vita se fosse stata una discussione faccia a faccia. Infatti anche io dopo quello che è successo a te mi comporto di conseguenza riguardo ai commenti anche se qui e in un altro argomento mi sono lasciata coinvolgere!! Sempre cercando di moderare i toni e non cedendo al creare una discussione ( e non sapete che fatica)… Chiedo di nuovo scusa per l’intrusione

            • ROSANERA

              Non chiedere scusa di nulla……
              non è casa nostra qui

            • silvietta

              visto la discussione che è nata dopo aver commentato in questa pagina ho preferito non rischiare..sai com’è!!

      • ROSANERA

        Il primo mese che sono entrata nel sito mi sono saltate addosso tutte insieme per un mio commento controcorrente…. ed io ci sono cascata come una pera cotta.
        Ma ora evito di commentare se ci sono loro in linea… non è democrtico, lo so, ma mi evito inutili spargimenti di fiele…
        Il bello è che talvolta, su certi argomenti, mi trovo d’accordo con loro… loro invece fanno fronte unico – non so come spiegarti – e non c’è verso di trovare un solo misero punto di accordo, non ti danno ragione neanche a morire….

        • Katia

          emmmmmm si, abbiam capito. Lo ripeti in TUTTI I POST. basta pietàààààààààà!!!
          Sei SOLO TU LA MIGLIORE!!! LA NUMERO UNO!!
          Le altre sono indegne di scrivere qui e anche di esistere!!

          • ROSANERA

            Non i TUTTI i post, ma è vero, lo ripeto abbastanza spesso…
            ma lo stavo scrivendo a Victoria, ora… e purtroppo ti tocca leggerlo anche a te.
            Ti sei letta? Vedi come sei aggressiva?
            Io non ho mai scritto che non dovete esistere e nemmeno che siete indegne, e nemmeno ho scritto Katia nel commento.
            Ti senti chiamata in causa?

            Lo ripeto perchè i tipi dello Staff vi lasciano sempre scivere quello che volete, tutti termini offensivi che vi passano per il cervello senza mai intervenire. A me questo rompe molto le palle.

            E non sono nè la migliore nè la numero uno, ma non voglio essere tacciata di omofoba e bimb@ minchi@ solo perchè la penso diversamente da un’altra.

  5. Katia

    Toh, è arrivata ROSANERA la saccente!! Quella che critica sempre senza sapere nemmeno di cosa parla, che giudica senza rendersi conto che è lei la prima a offendere! Vedi di scendere da quello scalino che ti fai male tesoro.
    ATTENZIONE!! NUOVO SERMONE DI ROSANERA………………….
    – 3
    – 2
    – 1

    • ROSANERA

      Anche tu sei nel gruppo delle arroganti. Se non ti piacciono i miei sermoni, tira avanti.

  6. Roma Club

    Anvedi la ROSA PASSA che è tornata!
    Quella che me stà a dì che so volgare. La nostra ProF!
    O illustre guida piena di saggenzza, guidaci tu sulla retta via!
    ma anvedi di annnattene a F……………………………

  7. Victoria

    Ma perchè siete così acide (nel senso buono, non è un’offesa)? Andiamo per favore, ci sono così tante cose brutte nel mondo, perchè dobbiamo litigare proprio noi che siamo accumunate dalla passione sfrenata per un uomo, un libro e una scrittrice!!

    • Victoria

      Cosa che per altro non condivido nemmeno con le mie migliori amiche, ahahah!

  8. IL Moderatore

    STOP a commenti grazie. Non costringetemi a chiudere l’articolo.