Il nuovo capitolo del racconto di Victoria.

Presentazione della sua autrice Victoria:  “Spero vi piaccia questo breve racconto, vorrei ringraziare anticipatamente tutte le precedenti autrici delle Fan Fiction che ci hanno illuminato le giornate con i loro racconti e spero che anche la mia abbia lo stesso successo e che vi accontenti!”

10° CAPITOLO

Eravamo accoccolati sul divano a guardarci negli occhi e a sorriderci. Mi stava toccando con dolcezza la mano disegnando dei piccoli cerchi con un dito. Cedetti al richiamo irresistibile dei suoi capelli glieli toccavo e glieli scostavo dal volto sistemandoglieli ciocca per ciocca. Ad un certo punto si mosse e si allungò sul divano avvicinandosi ancor di più a me appoggiando le gambe sul tavolino. Mi sporsi per osservare meglio il tatuaggio, cercando di capire cos’era e cosa significasse, ma non ci riuscii. Lui notò il mio interessamento. Si sdraio e mi appoggiò la gamba in grembo per farmi guardare meglio. Fece una risata roca vedendo i miei occhi sgranati per questo contatto improvviso. Mi lasciava sempre perplessa la confidenza che lui aveva subito acquisito con me e con il mio corpo. Cercai di concentrarmi sul disegno: c’erano molte forme che si alternavano all’interno dell’immagine, riconobbi vagamente una tartaruga e un sole. Era bello, ma non riuscii a capire il significato.

Guardai Achille perplessa.

Non ho capito bene il significato≥.

Si lanciò in una spiegazione che cercai di seguire con scarsi risultati: era un maori aveva una valenza protettiva e simboleggia equilibrio. Aveva due tiki, che si fronteggiavano, erano simboli protettivi, e così il manaia, l’angelo custode che rappresentava anche l’equilibrio tra mare, cielo e terra. La tartaruga, che fui contenta di aver riconosciuto, era il navigatore e la manta indicava libertà, ed entrambe proteggono il mare. Il sole e la luna, che faticai a riconoscere, simboleggiavano equilibrio tra gli opposti e protezione sul giorno e sulla notte. L’amo era un simbolo di prosperità e i koru simboleggiano nuovi inizi, nuova vita. I denti di squalo rappresentavano forza e adattabilità e le onde la continuità e l’amore per il mare. Ed infine la croce marchisiana simboleggiava l’equilibrio tra gli elementi e l’unione dell’uomo con la natura.

Ebbi un po’ di difficoltà a memorizzare tutti i nuovi vocaboli, mi affascinava come spiegava con cura, dedizione e passione e dovevo ammettere che aveva scelto proprio un ottimo tatuaggio.

Ah, bello. E questo più piccolo, cosa significa? Ieri ho visto che tutti ce l’avevate≥.

La sua espressione cambiò e si fece più grave, si ricompose e si rimise a sedere vicino a me.

Si, ce l’abbiamo tutti. Come vedi è un piccolo sole, è sempre un maori. L’abbiamo fatto in onore di un nostro amico che è venuto a mancare cinque anni fa≥.

Mi dispiace davvero tanto Achille, se l’avessi saputo…≥.

Non ti preoccupare, ormai è passato tanto tempo ed è sempre con noi così≥.

Mi fece un sorriso forzato, scosse la testa e scacciò i pensieri tristi che per un po’ gli offuscarono la mente.

Per smorzare la tensione cercai di distrarlo.

Sono tutti belli. Né hai altri?≥ chiesi.

Me ne pentii all’istante.

Si alzò dal divano e si levò la maglia. Arrossì violentemente e iniziai ad avere un gran caldo, che divenne quasi insopportabile. Non aveva un grammo di grasso, solo due lastre di muscoli perfetti, aveva degli addominali splendidi che terminavano in quella “V” sexy di muscoli sul bacino, il resto lo potevo solo immaginare, concludendo con dei bicipiti scolpiti.

Mi passai una mano tra i capelli cercando di farmi un po’ d’aria. Stavo affogando e sarei certamente svenuta.

Stai sbavando?≥ disse divertito, ma il suo sguardo si fece subito serio quando capii che era davvero così.

Che vergogna”, non era il primo uomo che vedevo senza maglietta e mi sentivo come un adolescente alla sua prima esperienza.

Più rossa di quanto ero non potevo diventare, non riuscivo nel modo più assoluto a controllare il mio respiro e il mio sguardo. Non riuscii nemmeno a proferire parola per rispondere a tono alla provocazione, poi incrociai i suoi occhi che erano diventati lava allo stato puro. Cercai di alzarmi per mettere un po’ di distanza tra me e lui, ma mi fermò, prendendomi per il bacino. Ci ritrovammo uno di fronte all’altro. Avevo un secondo per decidere, se la cosa migliore che potevo fare era lasciarmi andare o continuare a resistergli. Mi sentivo completamente fradicia con ormai gli ormoni in subbuglio. Adoravo questa sensazione. Dovevamo evitare l’inevitabile?

Avevo le tempie che mi pulsavano a ritmo del cuore che scoppiava all’interno della gabbia toracica. Lui si chinò su di me e si avvicinò alle mie labbra, in quel momento decisi di lasciar perdere e di starci, era inutile rimandare. Al diavolo tutto, volevo le sue labbra sulle mie di nuovo e la sua lingua in altri posti.

Chiusi gli occhi e aspettai che coprisse le mie labbra con le sue. Arrivò ad un soffio e si fermò.

Solo quando me lo chiederai te. Ricordi?≥.

Si scostò da me e mi dette una pacca sul sedere. C’erano molte contraddizioni nella frase che aveva pronunciato, ma lasciai correre.

Si mise di lato, alzò un braccio facendomi vedere sul fianco all’altezza delle costole a sinistra un veliero ornato da rose rosse in cima ed in basso su una specie di targa con su scritto il nome e sotto la data di nascita di Alessandro, il figlio. Mi spiegò anche stavolta che simboleggiava i vari periodi difficili della vita attraverso era riuscito a sopravvivere, anche come significato dell’avere il vento sempre in poppa ed affrontare la vita, i suoi pericoli con il tutto a favore,
come un marinaio che attraversa il mare pieno di pericoli con però il vento a favore che lo porta a navigare sempre e senza affondare. Così era stato per lui in un periodo buio che però né era uscito avendo guadagnato un figlio splendido che veniva indicato dalle rose rosse sopra il veliero. Rimasi affascinata dalla maestria del disegno e dalla linea elegante.

Si rimise la maglietta e mi mostrò che sul polso, sotto l’orologio, c’erano incise due iniziali, una era del padre e l’altra della madre.

Sono tutti bellissimi, ma il mio preferito ora che l’ho visto è il veliero≥.

Invece te? Né hai qualcuno?≥.

Avvampai ricordandomi la farfalla vicino all’inguine che mi ero fatta fare tanti anni prima per dispetto a mia madre, ma non glielo dissi.

Scossi la testa in segno di negazione, lui mi guardò e alzò un sopracciglio.

Bugiarda!≥.

Mi sorrise e si rimise a sedere sul divano senza indagare oltre.

Tirai un sospiro, riprendendo un po’ d’aria. Mi voltai e andai in cucina a prendere un bicchiere d’acqua gelata. Lui mi seguì e si mise a sedere su uno sgabello dell’isola che divideva il piano cottura dalla tavola su cui avevamo fatto colazione. Bevvi un sorso d’acqua e gli domandai se voleva qualcosa.

Qualcosa vorrei≥.

Capii che non si riferiva affatto a qualcosa da mangiare o da bere e decisi che era l’ora di andare via.

Achille, senti, io dovrei davvero tornare a casa. Se restiamo ancora un po’ qui in casa da soli non so cosa potrebbe succedere e non lo voglio nemmeno immaginare, quindi puoi guardare se i miei vestiti sono pronti così mi riaccompagni?≥.

Il sorriso che aveva svanì, guardò l’orologio che aveva al polso e mi guardò accigliandosi. Sapevo che non aveva altre scuse da inventarsi per tenermi ancora qui con lui. Stava provando a pensare a qualcosa, ma non gli venne nessuna idea brillante in testa. La piegò e fece il broncio. Gli detti le spalle, cercando di non farmi commuovere dal suo bel faccino. Lavai il bicchiere ignorandolo, dopo poco lo sentii uscire dalla stanza con uno sbuffo e potei tirare un sospiro di sollievo.

 

Mi riaccompagnò e nel tragitto stette tutto il tempo in silenzio, non mi rivolse la parola nemmeno una volta. Era assorto nei suoi pensieri, avrei pagato oro per sapere a cosa stesse pensando. Mi rilassai e guardai fuori dal finestrino, la mia mente iniziò a vagare su questo fantastico uomo seduto al mio fianco e a questa mattinata trascorsa insieme. Il cuore mi batteva veloce, avevo mille incertezze, ma guardandolo, in qualche modo, tutti i miei dubbi all’improvviso svanivano. Una parte di me lo voleva ogni giorno sempre di più, ma non potevo cedergli. Più confusa di così non potevo essere. Per tutto quel tempo non avevo mai creduto che avrei trovato una persona che mi trasmettesse tali emozioni, ma il tempo aveva portato il suo cuore da me. Dovevo lasciare che andasse via, non potevo tenerlo, non eravamo le persone giuste l’uno per l’altro. Si portava appreso un bagaglio di problematiche e responsabilità che non mi sentivo in grado di affrontare e dopo quello che mi aveva raccontato né avevo la conferma. Eravamo instabili e deboli, stare insieme non ci avrebbe fatto bene.

Mentre stavo riflettendo, cercando di trovare una soluzione, ebbi un’idea che non mi sembrò malvagia. Era evidente che ci piacevamo e forse da questa storia sarebbe potuto nascere qualcosa che andasse bene ad entrambi. Achille ed io, se lui avesse voluto, saremo potuti diventare amici, ci divertivamo insieme non lo potevo negare, ma fin dalla prima volta l’unico obbiettivo che entrambi avevamo in testa era tutto tranne che amichevole, quindi non la avevamo mai considerata quest’opzione. Non volevo dirgli “addio” dopo la mattinata trascorsa, c’eravamo fidati raccontandoci frammenti della nostra vita e volevo continuare con il percorso che avevamo iniziato.

Mi convinsi che l’amicizia era la soluzione ai nostri problemi, doveva cambiare qualcosa ed ero sicura di poterci riuscire, lui avrebbe capito ed avrebbe accettato.

Si fermò davanti a casa, aveva lo sguardo cupo e triste. Mi girai verso di lui e attesi che mi guardasse, presi coraggio ed iniziai.

Non mi va di dirti “addio”. Ci troviamo bene insieme e ormai ci siamo aperti l’uno con l’altro. Perché non diventare amici?≥.

Strabuzzò gli occhi e scosse la testa come se avessi detto un’assurdità.

Mi sembra ridicolo, ma se è l’unico modo per starti vicino, per me va bene “amica”≥ rispose sbuffando.

Non era la reazione che avrei desirato, ma era un passo in più. Gli detti un bacio sulla guancia e scesi. Prima di entrare, lui abbassò il finestrino e disse.

Poiché siamo amici, oggi pomeriggio facciamo una festa a casa mia. Una grigliata e un po’ di musica, saremo gli amici più stretti, quelli che hai conosciuto ieri. Dato che sei diventata un’amica, ci sarai anche te. Verranno anche Cleo e Bruno, ti passo a prendere verso le 17.30≥. Alzò il finestrino prima che potessi rispondere e andò via.

Riusciva sempre a fregarmi in un modo o nell’altro.

 

Dopo essermi fatta la seconda doccia fredda della giornata, mi misi una maglia oversize e le pantofole rosa, mi preparai un piatto di pasta e misi il telefono in carica. Appena si riaccese trovai tre chiamate di Bruno e dieci di Cleo e poi mille e mille messaggi di scuse. Li ignorai e riposi l’i-phone sul tavolino. Andai a stendermi sul divano ed il silenzio mi avvolse. La casa risplendeva, questa settimana Filomena aveva dato il suo massimo dopo che Lapo aveva lasciato la camera nel caos più totale quando si era ritrovato all’ultimo a finire la valigia. Aveva incolpato me, ovviamente, della sua orribile organizzazione. Mi aveva mandato un messaggio appena era arrivato a New York, ma poi non mi aveva chiamata per sentire la mia voce. Mandava messaggi di tanto in tanto, ma molto vaghi e non mi diceva mai che gli mancavo.

In casa mi sentivo stretta e depressa. Notai che il mio piccolo nido non mi rappresentava più, era lo specchio di Lapo ormai e non mi sentivo a mio agio. Tutto era sterile e asettico, cupo. Mi coprii con la coperta e accesi la televisione. Vagavo di canale in canale, finché non mi addormentai.

 

DRIIIIIINNN”.

DRRIIIIINNNNNNNN”.

DRIIIIIIIINNNNNNNNNNNN”.

Ma che cavole è?” pensai, ancora immersa nel sonnellino pomeridiano.

Aprii gli occhi e mi guardai intorno. Non capivo se quel suono così fastidioso me lo ero immaginato o l’avevo sentito davvero. Qualcuno si attaccò al campanello facendolo rimbombare per tutta la casa. Mi coprii le orecchie con le mani e mi affacciai al balcone.

Achille era laggiù, con un dito premuto sul bottone, che sorrideva fra se e se. Aveva una tuta grigia slavata a vita bassissima, una maglia bianca a girocollo larga e delle scarpe da ginnastica vecchie. Aveva un cappellino in testa fatto a fungo di colore blu.

La tentazione che ebbi fu di tirargli un secchio d’acqua addosso, ma sicuramente avrebbe trovato un modo di spogliarsi e tentarmi. Quindi afferrai una pallina da tennis e gliela feci ribalzare sulla testa.

AHIA! Ma sei scema? Potresti procurarmi una commozione celebrale≥.

Alla fine tolse il dito dal bottone del campanello che cesso di martellarmi la testa. Scoppiai a ridere e mi appoggiai al balcone.

Quanto sei esagerato! Che vuoi?≥.

Cercai di ricordarmi il motivo della sua visita, ma dopo il sonnellino agitato, i ricordi erano confusi e non mi sovveniva nulla d’importante da ricordarmi.

Dai, te l’ho detto poche ore fa. La grigliata, a casa mia, muoviti a cambiarti amica. Sotto tutti là e ci stanno aspettando!≥.

Pronunciava quella parola come fosse un’offesa, invece a me piaceva il suono della parola “amica” detta da lui, gli dava un senso di qualcosa di proibito ed estremamente erotico.

Gli urlai di aspettarmi e mi ricordai che aveva detto che veniva a riprendermi, ma non gli avevo dato tanta importanza. Mi misi dei pantaloncini corti di jeans aderenti, una maglia bianca e le Crime grigie alte. Prima di uscire afferrai una felpa chiusa dell’Abercrombie dall’armadio e misi gli occhiali da sole dentro la borsa. Mi lanciai giù per le scale e all’ultima rampa mi fermai ad un passo dal portone con la mano sulla maniglia. Mi sentivo così eccitata e così felice, ma al contempo mi sentivo combattuta. Decisi di zittire anche gli ultimi dubbi e aprii la porta.

Mi ritrovai davanti Achille che mi porgeva la mano.

Principessa la carrozza è pronta≥.

Lo guardai un secondo e misi la mia mano sulla sua senz’altri dubbi di dove volevo stare in quel momento.

 

La casa brulicava di persone e rimbombava al ritmo di musica. La festa si svolgeva nell’ampio giardino, dietro la casa che avevo già intravisto dall’ampia vetrata dell’attico.

I ragazzi avevano accesso il grill e stavano mettendo la carne al fuoco, scherzando e ridendo rumorosamente. La casa vista dal giardino era grande e bella ed aveva le sembianze di uno chalet in montagna, nascosto nel cuore delle vallate Toscane sui poggi di Firenze. Era rude e rispecchiava in pieno la personalità di Achille, un nido protettivo e intimo. Mancava solo il tocco di una donna per renderlo ancora più magico.

Feci la conoscenza della altre ragazze del gruppo che chiudevano la schiera delle amicizie intime di Achille: conobbi Lucrezia la moglie di Giovanni che avevano un figlio piccolo che non avevano portato alla festa, l’unica coppia felicemente sposata; Laura, la ragazza di Leonardo, entrambi molto peperini e sempre sorridenti; la compagna di Riccardo, Roberta, che bisticciavano sempre, ogni cosa dicessero, ma che si guardavano come ci si guarda per la prima volta; ed infine l’avventura di Simone, Laura, che dichiaravano entrambi di non avere una relazione stabile e che ognuno poteva fare ciò che voleva, ma in realtà stavano insieme da più di cinque anni, convivevano ormai ed erano gelosi come non mai. Tutti a quanto intuii si conoscevano già da molto: la maggior parte di loro, compreso Achille, avevano fatto le scuole superiori insieme ed erano rimasti amici.

Salutai affettuosamente Viola e Lili che già conoscevo. Fortunatamente non vidi Ettore, l’orribile amico di Achille che la sera prima mi aveva aggredito come fossi un orrendo insetto. Ci sedemmo, tutte insieme, su delle sdraio che avevamo trovato nel garage che era collocato nell’area interrata della casa. Ero seduta su uno sdraio in giardino tra Cleo e Bruno.

Appena arrivata si erano messi a strattonarmi e a darmi la loro versione della serata implorandomi di perdonarli: decisi, dopo averli fatto patire un altro po’, di ignorare il piccolo accaduto della sera precedente, ma promisi ad entrambi che gliela avrei fatta pagare.

Dopo aver preparato dei cocktail e sistemato la tavola nel grande giardino per mangiare, noi ragazze ci stavamo godendo l’impresa della cottura perfetta della carne, parlando tra noi del più e del meno. Viola ci raccontò piccoli aneddoti su altre serate come queste. Ci raccontò superficialmente che i genitori possedevano il terreno su cui era costruita la casa da molto tempo, l’avevano ereditata da alcuni zii materni, ma non si sbilanciò granché. Mi accorsi che lei, come il fratello, era molto riservata e non parlava molto: osservava la gente con estrema attenzione. Mi ripromisi di avere una conversazione con lei da sole, per scoprire altri misteri della famiglia Ferri. Laura ci parlò della sua storia turbolenta facendoci ridere. Scoprii che i migliori amici di Achille, quelli che conosceva da più tempo, erano Enrico, Leonardo ed Ettore il petulante.

I ragazzi urlavano agitandosi, smanacciando e dichiarandosi rispettivamente il re della grigliata. Un ragazzo alto con i capelli corti e scuri, che ricordai che era Leonardo, era l’unico più tranquillo che faceva uscire davvero qualcosa di commestibile da quel grill. Enrico e Achille li trovai più volte a fare a cazzotti per aggiudicarsi il pezzo migliore di carne. Gli altri li guardavano e ridevano e poi si univano alla zuffa.

Mi stavo rilassando e i miei occhi non si scollavano da Achille. Lo seguivo in tutti i movimenti che faceva e lui faceva lo stesso con me. Ci sorridevamo da un lato al altro del giardino, la nostra attenzione veniva richiamata dalle persone che avevamo intorno, ma poi quando nessuno ci vedeva continuavamo a fissarci e a sorriderci. Un paio di volte mimò nella mia direzione un “supplicami, ti prego”. Mi misi a ridere tutte le volte e distolsi lo sguardo dal suo, ma solo per poco. Venne alcune volte a farmi assaggiare dei piccoli pezzi di carne, cogliendo l’occasione per provocarmi.

Ad un certo punto Achille afferrò il cellulare che aveva posato sulla tavola, stava squillando e dopo un attimo d’incertezza, rispose. Si accigliò visibilmente e si appartò in un lato del giardino per non farsi sentire da nessuno.

La mia attenzione venne catturata da Roberta che mi domandò.

Allora Olimpia, parlaci un po’ di te. Da quanto esci con il nostro dolce Achille? Sai, devi sapere che qui è considerato da tutte noi come un orsacchiotto. È davvero dolce se lo conosci bene. Sembra burbero, ma non lo è fidati e poi con te è diverso, è così bello vederlo così felice≥.

Concordavo con lei: sotto quell’apparenza da uomo burbero e deciso, si nascondeva un cuore davvero dolce e sensibile che aveva bisogno del giusto miele per accontentarlo. Lo stavo scoprendo giorno per giorno. Si stava aprendo con me e mi stava mostrando in parte il suo cuore e né ero onorata. Ma dovetti correggerla su un piccolo dettaglio.

C’è uno sbaglio: non ci frequentiamo, siamo solo amici. Io…≥ per la prima volta in cinque anni, quasi sei, di fidanzamento con Lapo mi vergognai a dire che mi stavo per sposare, che stavo con lui. Esitai un attimo a rispondere, Bruno e Cleo se ne accorsero e si girarono verso di me. Balbettai e continuai ≤… Tra poco più di un mese mi sposo≥.

Mi agitai sullo sdraio e mi sentii avvampare. Mi misi a sedere e feci un sorriso forzato. Le ragazze intorno a me cominciarono ad esultare ed a chiedermi come stavano andando i preparativi, cosa avrei indossato, in che data sarebbe stato e la location. Rispondevo con gentilezza ed educazione a tutte le domande che mi facevano. Erano tutte più contente di me per il grande evento, mi chiesero scusa per l’insinuazione di un ipotetico rapporto tra me ed Achille. Se solo avessero saputo, mi avrebbero odiato. Si vedeva da come ne parlavano che per loro era come un fratello, gli volevano un gran bene ed ero felice che avesse persone così premurose accanto.

Stavo raccontando dei tovagliolini lilla che mia madre aveva scelto. Bruno mi guardava serio studiando ogni mia parola, sapeva che qualcosa non andava, era impossibile nasconderglielo. Si era accorto che qualcosa in me stava vacillando e che quel muro in cemento armato in cui avevo rinchiuso il mio cuore, non era così forte come credevamo.

Vidi Achille riporre il cellulare in tasca della tuta e percorrere a grandi falcate il giardino per entrare dentro casa con un’espressione preoccupata dipinta sul volto.

Non mi guardò e mi preoccupai. Qualcosa lo tormentava e volevo essere con lui.

Appena ci fu la possibilità mi congedai sotto lo sguardo attento dei miei migliori amici e andai in casa a cercare Achille.

Non lo trovai da nessuna parte e mi fermai in cucina a prendere un bicchiere d’acqua e aspettai che rientrasse.

Sentii la porta d’ingresso sbattere, poi due tacchi picchiettare sul parquet rumorosamente, in cucina apparve un’autentica amazzone: aveva capelli neri come l’inchiostro che le scendevano folti e dritti quasi fino alla vita, aveva occhi neri come i capelli e vispi che mi adocchiarono subito. Era così bella da togliere il fiato, sembrava completamente a suo agio in questa casa. Si aggirava come una pantera. Aveva dei pantaloni jeans lunghi aderenti e dei tacchi neri a spillo senza il platò, un top che le copriva a stento il seno prosperoso con sopra una giacchetta fine. Aveva gambe sode e braccia forti che denotavano un andamento costante in palestra, mani da fata con delle unghie lunghe leccate di rosso. Curve perfette. Pelle dorata, come fosse appena tornata dal mare, avrei scommesso che fossero state le mille lampade invernali. Mi sentivo una bambina in confronto a lei. Capii dall’atteggiamento che cercava d’intimidirmi, ma non mi lasciai sopraffare. Ero abituata a confrontarmi con donne molto più belle di me quasi ogni giorno e ne uscivo discretamente: avevo fiducia in me e non c’era vittoria più grande.

Mi raddrizzai, mi feci una coda preparandomi alla battaglia per acquisire qualche centimetro di altezza in più. Sciacquai il bicchiere riponendolo al giusto posto e mi voltai. La salutai, ma non ricevetti risposta. Cercai di essere disinvolta, ma ero irritata dalle occhiate minacciose che mi lanciava.

L’amazzone si spostò verso il divano, ci buttò sopra la borsetta e si tolse la giacca. Il top era strappato sulla parte posteriore e lasciava decisamente poco all’immaginazione.

Feci per andarmene, ma mi si piazzò davanti sovrastandomi con il suo 1.80 come minimo non contando i tacchi, con le braccia conserte al petto.

Non proferiva parola ed io al gioco del silenzio non avevo intenzione di giocare.

Piacere Olimpia, lei è…≥. Adottai un tono pacato e gentile.

Mi guardò ancora un po’ e fece un sorriso arrogante.

Non fare la mielosa con me, ragazzina. Potrai aver incantato Achille, ma con me il tuo fascino da gatta morta non funziona≥.

Aveva una voce profonda e sensuale. La squadrai cercandomi di ricordare che torto gli avevo fatto in passato o se c’eravamo già conosciute in precedenza, ma niente. Io questa donna non l’avevo mai vista e l’aveva a morte con me. Non notai il tono cattivo con cui mi si rivolse, le sue parole non mi toccavano, avevo sentito di peggio.

Mi dispiace forse ti stai confondendo con qualcun altro≥.

Cercai di aggirarla per ritornare in giardino, ma nuovamente mi sbarrò la strada e mi puntò un unghia leccata contro il petto. Ora mi stavo realmente infastidendo.

Ti avverto: sta lontana da lui, non ti voglio fra i piedi, non ti voglio nella nostra storia≥.

Gli presi il dito e glielo levai dal mio petto e feci un passo indietro mettendo un po’ di lontananza tra noi.

Allora ascoltami bene tesoro, io non so chi cazzo sei e non m’interessa. Ora per piacere levati e prenditi una camomilla. Non sono la prima e non sarò l’ultima cui Achille s’interessa, non vedo qual è il problema≥.

Il problema è che te non sei una delle tante troiette con cui sta una sera e via. Sei qualcosa di molto peggio≥.

Mi sentivo sempre più confusa.

Ma a che diavolo si stava riferendo?”.

Mentre stavo raccogliendo tutta la pazienza di cui ero dotata per risponderle, la porta d’ingresso si aprii e udimmo dei passi. Arrivò Achille in cucina tutto trafelato e ancor più incazzato, la donna si voltò e lo guardò. Rimasi scioccata dalla reazione dell’amazzone: chiunque fosse, era profondamente innamorata di lui, glielo leggevo in quella faccia da schiaffi che si ritrovava e nei profondi occhi neri come pece. Lo spogliò con lo sguardo da cima a fondo, come se avesse molta confidenza con il suo corpo. La sua pelle abbronzata arrossì e i suoi occhi divennero più languidi. Il suo petto si muoveva freneticamente e il respiro le si spezzò. Mi sentii improvvisamente invasa da una gelosa cieca e mi venne la tentazione di cavarle gli occhi.

Lui guardò lei accigliato e poi guardò me e il suo sguardo si addolci visibilmente.

Tiè, 1 a 0 per me. Stronza”.

Lui mi si avvicinò visibilmente a disagio e mi disse.

Non so se vi siete già presentate. Olimpia lei è Nicole la madre di Alessandro≥.

Nonostante il distacco con cui aveva pronunciato quelle parole mi sentii lo stesso come travolta da uno tsunami e le parole che prima mi aveva detto adesso avevano un senso. Mi sentivo decisamente di troppo in questo quadretto familiare. Eravamo in parità adesso. La guardai con occhi diversi e con timore. Sentii i battiti del cuore accelerare e avvertii una fitta allo stomaco. Non capivo perché il mio corpo stava reagendo così, in un modo così irrazionale: eravamo amici, eppure tutto dentro di me mi fece temere questa donna, perché me lo portasse via. L’unica donna per cui Achille aveva detto di aver provato un forte sentimento, anche se non era il vero amore. La madre di suo figlio. Avrebbe provato sempre qualcosa per lei e dovevo ammettere che era davvero bellissima, io ero niente in confronto a lei.

La fiducia in me si vaporizzò.

Achille fece un cenno a Nicole in direzione delle scale che portavano alla camera padronale, lei rispose con un occhiolino e poi mi lanciò un sguardo compiaciuto. Ancheggiò fin sopra mostrandoci la visione celestiale del suo culo perfetto.

Scusami per lei, è fatta a modo suo. Devo discutere di alcune cose con Nicole, ma torno subito, aspettami in giardino, stella≥.

Mi dette un bacio dolce e intimo sulla guancia, ma io rimasi immobile dov’ero. Ero impietrita da quella donna.

Tutto bene?≥.

Lo sguardo perplesso di Achille mi riportò alla realtà.

Gli feci il sorriso più falso che avevo in repertorio e annuii.

Lo vidi sparire al piano superiore e poi sentii una porta chiudersi.

Andai nel panico più totale, ma rimasi lì impalata a fissare le scale: non potevo tollerare che loro due fossero di sopra insieme da soli, che forse si stavano baciando e strofinando, in quel letto in cui, fino a poche ore fa, stavo dormendo.

Erano perfetti insieme: lui bello, alto e biondo e lei bella, alta e con capelli neri. Erano davvero una bellissima coppia e lei era palesemente innamorata di lui. Se solo avesse voluto, Achille avrebbe potuto avere una famiglia, con suo figlio e Nicole. Forse stavano discutendo di questo. Sarebbero diventati nuovamente una coppia. Dovevo essere felice per lui, dopotutto era un mio amico, invece mi sentivo ribollire di rabbia ed ebbi la tentazione di salire al piano di sopra e prenderla per i capelli.

La principessina è arrabbiata? Le hanno tolto il suo nuovo giocattolino≥.

Sobbalzai nell’udire di nuovo quella voce irritante. Mi voltai di scatto e vidi alle mie spalle Ettore appoggiato alla parete. Aveva un sorriso soddisfatto e compiaciuto sulle labbra.

Senti mi puoi spiegare che vuoi da me e perché mi tratti così?≥.

Il suo sguardo si fece inteso e si avvicinò a me con prepotenza.

Non mi piaci. Sei una di quelle piccole bambine viziate che hanno sempre ottenuto tutto dalla vita, abituate a schiacciare tutto ciò che al di sotto del loro livello. Non c’entri niente nella vita di Achille, perciò lascialo in pace e smettila di dargli false speranze≥.

Tu non mi conosci e non mi puoi giudicare, perciò smettila. Io non sto dando false speranze a nessuno ed è lui che vuole starmi vicino. Avrei voluto interrompere questa storia fin dal principio, ma Achille non ha mai voluto. Stiamo bene insieme e potrebbe nascere una bella amicizia. Tutto qui, sono innamorata di un altro e tra poco lo sposerò≥.

Fece una risata cupa.

Sei proprio una gatta morta e cerchi sempre di passare per la santarellina della situazione, vero?≥.

Aprii la bocca per lanciare un urlo ed iniziare una sfuriata epocale, ma in quell’istante sentii la risata sommessa di lei provenire dal piano superiore e quella roca di lui di sottofondo. Mi si drizzarono tutti capelli in testa e mi voltai di scatto in direzione delle scale. Non ci potevo credere che lo stavano facendo praticamente sopra la mia testa.

Guardai Ettore che stava sorridendo.

Dici che non c’è nulla, ma ti comporti come una fidanzatina gelosa≥.

Cercai di mantenere il controllo della situazione, ma un altro suono che sembrava un gemito spezzò l’aria. A quel punto lo superai, acchiappai la borsa sul divano e corsi fuori in giardino. Tutti si stavano divertendo, cercai di non dare nell’occhio e afferrai Bruno per un braccio trascinandolo verso il vialetto d’entrata della casa, dove si trovavano le macchine.

Ma che cazzo è successo? Dov’eri finita?≥.

Dammi le chiavi della tua macchina, tornerai con Cleo oggi. Devo andare via e subito, ho conosciuto Nicole l’ex compagna di Achille e ora loro sono in camera da letto, da soli a fare non si sa cosa≥.

Te ne vai, ma perché? Credevo che tu e lui foste solo amici? Cosa c’è che non va se se la fa con un’altra, oltretutto la sua ex≥.

C’è che mento costantemente a me stessa e quest’amicizia non è reale e non può continuare. Forse l’unica cosa che ci potrebbe togliere quest’ossessione che abbiamo l’uno verso l’altro sarebbe scopare, ma non m’interessa, ma soprattutto lui lo sta facendo con un’altra. Voglio cancellarlo dalla mia vita ora, prima che sia troppo tardi…≥.

Prima che tu ti affezioni a lui? Non credi che sia già troppo tardi?≥.

Guardai Bruno negli occhi.

No, non lo è, ora devo solo andare via. Vuoi aiutarmi o no?≥.

Mi posò le chiavi della Volkswagen tra le mani, gli detti un rapido bacio e sgommai via da là.

Fine, si torna alla vita di sempre.

 

CONTINUA…

 

Vietata la riproduzione di questi contenuti.

 

Se vuoi inviarci la tua Fan Fiction a puntate leggi il regolamento cliccando QUI. Tutti i lavori dovranno essere in esclusiva, non saranno accettati lavori scritti da minorenni.

Fan Fiction in esclusiva per il sito 50 Sfumature Italia.

18 commenti

  1. silvietta

    Non ci sono parole a parte wow!!! Brava Brava Brava…. alla prossima settimana

  2. Irma

    Complimenti bellissimo capitolo! Aspetto la prossima settimana e sarà lungo aspettare!!!!! Brava baci.

  3. Valentina

    Fantastico…sei sicura di non voler fare un doppio appuntamento settimanale?!?

  4. monica

    brava brava brava…. bello bello bello!!!! aspetto con ansia i prox capitolo cn trepidazione

  5. Miki

    bravissimaaaaaaa adesso aspettare fino a lunedì è lungaaaa ufffffff non puoi inserire tutto il libro????? 🙂 🙂 🙂

  6. Miki

    non puoi aggiungere anche il capitolo 11?????? ti pregoooooooo è lunga fino a lunedìììììììììì 😀

  7. chiara

    Bravissima!!! vorrei che fosse lunedì prossimo per leggere il seguito! Questo racconto mi ha rapito:)

  8. Luana

    Si si voto anche io un altro capitolo subito!!! :)) Bello veramente. Brava!!

  9. Victoria

    GRAZIE MILLE A TUTTE RAGAZZE DI CUORE!
    Rendete ogni lunedì più speciale che mai e mi stimolate ad andare avanti con questa fantastica avventura.
    Ringrazio ognuna di voi per il vostro supporto!

    PS: Silvietta sei sempre la prima a commentare, un grazie speciale a te!

    • silvietta

      è un vero piacere!! Quando una storia è stupenda e appassionante come la tua non ho nessun problema ad attenderla sveglia per poterla leggere per poi ovviamente avere un altra settimana di agonia in attesa del capitolo successivo :-p !! Grazie grazie grazie x i tuoi ringraziamenti speciali 🙂

  10. lolly74

    sei stata fantastica un bellissimo racconto con il 1000 per 1000 di accanimento nn vedo l’ora di leggere il seguito… ciao a presto…. 😉

  11. Daiana

    La storia è molto carina, ha una buona base e tu hai molte potenzialità, ma un sincero consiglio è quello di far leggere a qualcuno prima di pubblicare. In tutti i 10 capitoli c’è un tempo verbale usato in maniera errata, o cmq impropriamente usato in italiano (si dice diede non dette) oltre a vari errorini di forma. Non so se sei toscana, ma si nota molto che utilizzi il linguaggio quotidiano ( la forma parlata) in sostituzione della scritta. Comunque sicuramente se riesci ad eliminare queste cose (che per uno scrittore, ma anche per un lettore sono importanti) raggiungerai buoni livelli. A me piace molto leggere e ci tengo che ciò che leggo si anche scritto bene. In bocca al lupo.

    • Victoria

      Grazie per i consigli e per le correzioni. Apprezzo davvero la sincerità e cerco sempre di migliore, ci provo, ma purtroppo non sempre ci riesco. È la mia prima esperienza nella scrittura, perciò mi faccio prendere troppo dall’enfasi della storia senza valutare la forma. Cercherò di seguire i tuoi consigli, cercando di trovare qualcuno che rilegga il racconto. Sono ovviamente molto toscana, come si nota dalla parlata che personalmente adoro. Crepi in lupo, spero che continuerai a seguire la storia dei miei adorati Olimpia e Achille!

  12. Ana Grey

    Brava Brava!!!non riesco ad aspettare fino a lunedì!!!Mi piace troppo!

  13. katiag

    Molto bello e la tua scrittura migliora di capitolo in capitolo. Al prossimo.