Don e Dakota Johnson, Melanie Griffith e Tippi Hedren per THR

 

 

Sono le dinastie, l’establishment, le famiglie con centinaia di crediti cinematografici e televisivi ai loro nomi multigenerazionali e l’asse Tippi-Griffith-Johnson rappresentano al meglio questi “clan”.

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Era il 1972 quando un 22enne Don Johnson sul set di The Harrad Experiment recitò al fianco della leggenda Tippi Hedren e alla 14enne figlia di lei, Melanie Griffith, che nella pellicola interpretava una studentessa, ed in seguito divenne una delle attrici più richieste degli anni ’80 e ’90.

“Eravamo nella tromba delle scale di questa tenuta di Anheuser-Busch in una pausa di lavorazione”, dice Johnson.
“Abbiamo iniziato a chiacchierare.” Ricorda Griffith: “Ho pensato che fosse la persona più bella che avessi mai visto.”

Dakota, nata dal loro secondo matrimonio interviene: “Non ho mai sentito quella storia”. Melanie risponde ridendo: “Sì, ne abbiamo alcune che non ti abbiamo mai detto”.

Quattro anni dopo quel loro incontro sulle scale, ci fu il primo dei due matrimoni (e divorzi) tra Griffith, 60 anni e Johnson, 68 anni.
Tippi Hedren, ora 87enne, ricorda i suoi timori. “Erano due persone bellissime e meravigliose, e mia figlia mostrava segnali di interesse che non avevo mai visto prima in lei con un uomo più grande, e c’era ovviamente del panico. Come gestirlo? C’era un forte attaccamento tra loro due”.
Don aggiunge “Ancora è così”.

Melanie e Don nel 1975. Foto: THR

Melanie e Don nel 1975. Foto: THR

 

Nonostante una storia non ortodossa, questa famiglia ha conquistato quello che pochi hanno ottenuto, lavorando con registi leggende, da Alfred Hitchcock (Hedren) a Mike Nichols (Griffith) a Sidney Lumet (Don) e David Fincher (Dakota). Ognuno di loro ha scelto ruoli caratteristici che hanno catturato lo zeitgeist della loro epoca: la Hedren con Gli Uccelli; la serie televisiva cult Miami di Don Johnson , la Griffith, candidata invece all’Oscar per Una Donna in carriera e la serie Cinquanta Sfumature per Dakota Johnson.

 

Melanie e Dakota nel 1998. Foto: THR

Melanie e Dakota nel 1998. Foto: THR

 

La Matriarca Hedren è diventata una delle icone bionde di Hitchcock nel 1963, con Gli Uccelli e poi Marnie un anno dopo. Ma dietro le quinte, Hitchcock molestò la sua attrice senza pietà, minacciando di porre fine alla sua carriera se non avesse acconsentito alle sue richieste sessuali. Inoltre la minaccia, poi attuata, di isolarla dal cast, dalla troupe e dalla sua unica figlia con il defunto attore Peter Griffith. “Non avevo il permesso di recarmi sul set”, racconta Melanie Griffith. Il regista aveva anche inviato a Melanie, che all’epoca aveva 6 anni, un statuina di sua madre che giaceva in una scatola. “Era una fottuta bara!” esclamò la Griffith.

All’avanguardia sui tempi già allora, la Hedren dimostrò la sua forza rifiutando di girare un altro film col famoso regista nonostante un contratto tombale che la legava per altri sette anni a lui.
È diventata un esempio nella mia vita di quello che non devi lasciare mai che accada”, dice la Griffith. “E io spero di averlo trasmesso a Dakota affinchè sia forte nel lavoro e nella sua vita“.
Aggiunge Dakota: “Mi è stato insegnato il rispetto di me stessa, la grazia e la forza. Mai prima di questo momento qualcuno della mia famiglia mi aveva detto esplicitamente di stare attenta: alle volte gli uomini potenti a Hollywood provano a fare qualsiasi cosa”.

Dei quattro, il membro più giovane del clan è il più attivo, o, come scherza la Griffith, “Dakota è l’unica a ricevere copioni!“. Ma la Hedren – un attivista che ha fondato la riserva di Shambala ad Acton, in California – continua ad andare forte, apparendo un film all’anno.
Da parte sua, la Griffith seleziona progetti di qualità e attualmente interpreta un piccolo ruolo nel promettente The Disaster Artist.
Negli ultimi anni, Don Johnson invece si è fatto strada tra TV (Sky Atlantic’s Sick Note e HBO’s Eastbound & Down) e co-protagonista in Brawl, e nell’imminente Book Club.

In qualità di attori ci sono cose che dobbiamo gestire”, afferma Don Johnson. “Ci sono delle volte in cui sei un bell’affare, ed altre volte in cui non lo sei, ma alla fine ciò che conta è lavorare e quanta gioia si prova nel farlo”.

 

 

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– THR

 

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