DARKER : le prime pagine del nuovo romanzo di E L James

 

 

In occasione del rilascio di Darker, Cinquanta Sfumature di Nero dal punto di vista di Christian, E L James regala a tutti i suoi fan, tramite il suo sito, le prime pagine del nuovo romanzo!

Disclaimer: TRADUZIONE AMATORIALE. Ci potranno essere variazioni nell’edizione italiana del libro a cura dell’editore.

AGGIORNAMENTO: Queste pagine sono presenti – e quindi non inedite – nel libro Cinquanta Sfumature di Nero versione Movie Tie-In. Per chi non avesse quella versione del romanzo le può leggere qui con la nostra traduzione.

 

PAGINA #1

 

GIOVEDI’ 9 GIUGNO 2011

Sono seduto.
Aspetto.
Il mio cuore batte forte.
Sono le 5:36 e, nascosto nella privacy della mia Audi dietro al finestrino, fisso la porta dell’edificio.
So di essere in anticipo ma non vedo l’ora.
La vedrò.
Mi muovo sul sedile posteriore dell’auto.
L’atmosfera è soffocante e, anche se cerco di rimanere calmo, l’anticipazione e l’ansia mi hanno chiuso lo stomaco in un nodo e sento una forte pressione al petto.
Taylor si siede al posto di guida e guarda davanti a sé senza dire una parola.
E’ il suo comportamento usuale; lui è seduto lì come se niente fosse e io faccio quasi fatica a respirare.
E’ irritante.
Dannazione, dove è finita? Lei è dentro – dentro la Seattle Independent Publishing.
Situato dietro ad un vasto marciapiedi aperto, il palazzo è consunto e in serio bisogno di rinnovazioni. Il nome della compagnia è inciso malamente sul vetro e l’effetto glassato sulle finestre si sta disgregando. I prodotti non vengono mostrati in vetrina, si potrebbe pensare che sia una compagnia di assicurazioni o uno studio contabile. Questa sarà una delle prime cose che cambierò quando avrò il controllo.
La SIP è mia.
Quasi.
Ho già firmato il contratto.
Taylor si schiarisce la gola e i suoi occhi si posizionano sullo specchietto retrovisore, guardando me. “La aspetterò fuori, Signore,” dice cogliendomi di sorpresa e poi scende dalla macchina prima che io possa fermarlo. Forse la mia tensione lo sta influenzando più di quanto pensassi. Sono così facile da leggere? Forse è lui quello teso, ma perché dovrebbe? Forse è perché ha avuto a che fare con i miei continui sbalzi d’umore in quest’ultima settimana e so di non essere stato un’ottima compagnia.
Ma oggi è differente.
C’è speranza.
E’ il primo vero giorno produttivo che ho avuto  da quando mi ha lasciato, o almeno così pare. Il mio ottimismo mi ha portato ai miei incontri di lavoro con entusiasmo.
Mancano solo dieci ore e la vedrò.
Nove.
Otto.
Sette… La mia pazienza è messa a dura prova, testata dall’ orologio che continua a ticchettare, sempre più vicino al mio incontro con la signorina Anastasia Steele.

 

PAGINA #2

 

E ora sono seduto qui, da solo che aspetto.
La determinazione e la sicurezza che mi hanno felicemente accompagnato per tutta la giornata stanno svanendo, evaporando.
Forse ha cambiato idea.
Forse ci rimetteremo insieme? Sono forse solo il passaggio gratis per Portland? Controllo il mio orologio un’altra volta. 5:38.
Merda, perché il tempo scorre così lentamente? Ho quasi intenzione di mandarle una mail, avvisarla che la sto aspettando qui fuori, ma mentre cerco il mio telefono capisco di non riuscire a togliere gli occhi dalla porta d’entrata dell’edificio.
Appoggiando la schiena al sedile, scorro mentalmente tutte le ultime mail che ci siamo scambiati.
Le so a memoria oramai.
Sono tutte semplici e concise, amichevoli certo ma senza il minimo accenno alla possibilità che io le possa mancare. Forse sono solo un passaggio.
Mi libero di quel pensiero e guardo la porta, sperando di vederla.
Anastasia Steele, sto aspettando.
La porta si apre e il mio cuore si gonfia con aspettativa ma in pochissimo tempo si sgretola, deluso.
Non è lei.
Dannazione.
Mi ha sempre fatto aspettare.
Un sorriso mi increspa le labbra al pensiero: si è fatta aspettare da Clayton’s, all’Heathman dopo il servizio fotografico, e ancora quando le ho mandato i libri di Thomas Hardy. Tess… Mi chiedo se li abbia ancora. Voleva ridarmeli indietro, voleva darli in beneficenza. “Non voglio nulla che mi faccia pensare a te”.
Mi viene in mente l’immagine di Ana che mi lascia: il suo viso, triste e consumato dalla confusione e dal dolore.
Non è un bel ricordo.
Fa male.
Sono stato io a renderla così.
Ho fatto tutto troppo in fretta, sono andato troppo avanti, oltre.
E penso alla disperazione che mi accompagna sin da quando mi ha lasciato.
Chiudo gli occhi, cercando di concentrarmi su me stesso, trovare un equilibro, ma eccomi davanti alla mia peggior paura: ha incontrato qualcun altro.
Sta dividendo il suo piccolo letto bianco e il suo bellissimo corpo con un fottuto sconosciuto.

 

PAGINA #3

 

Dannazione, Grey.
Pensa positivo!
Non andare lì.
Non tutto è perduto.
La vedrai presto.
E’ tutto pronto.
La riavrai.
Aprendo gli occhi, mi metto a fissare la porta d’entrata protetto dietro al finestrino nero dell’Audi, scuro come il mio umore in questo momento.
Altre persone escono, ma non Ana.
Dov’è?
Taylor cammina avanti e indietro, guardando la porta d’entrata.
Cristo, sembra nervoso tanto quanto me.
Che cosa c’entra lui in tutto questo?
Il mio orologio segna le 5:43. Uscirà a breve.
Facendo un respiro profondo, sistemo i polsini e cerco di sistemare la cravatta, solo per scoprire che non ne ho una. Cazzo.
Con le mani nei capelli cerco di dissipare i dubbi che continuano ad infettarmi come una piaga.
Sono davvero solo un passaggio gratis?
Le sarò mancato?
Mi rivorrà accanto a sé?
C’è qualcun altro nella sua vita?
Non ne ho idea.
Questo è peggio di quella volta che la aspettavo al Marble Bar, e l’ironia del momento di certo non mi è nuova. Pensavo che quello fosse il più grande accordo preso con lei ma non è finita come mi aspettavo.
Niente finisce come dovrebbe con Miss Anastasia Steele.
Il panico mi stringe lo stomaco ancora una volta.
Oggi, negozierò con lei l’affare più grande.
La rivoglio con me.
Ha detto di amarmi… Il mio cuore batte ancora più forte.
No.
No.
Non pensarci.
Non può provare quelle cose per me.
Calmati, Grey.
Pensa.
Guardo un’altra volta all’entrata della Seattle Independent Publishing e la vedo lì, camminare verso di me.
Cazzo.
Ana.
Lo shock mi toglie il respiro come farebbe un calcio nello stomaco.
Sotto una giacca scura sta indossando uno dei miei vestiti preferiti, un capo viola, con degli stivali scuri a tacco alto.
I suoi capelli, bruniti dal sole, ondeggiano nel vento quando si muove.

 

PAGINA #4

 

Ma non sono i suoi capelli o quello che indossa a catturare la mia attenzione.
Il suo viso è pallido, quasi traslucido.
I suoi occhi sono cerchiati, ha delle borse scure sotto gli occhi, ed è dimagrita.
E’ dimagrita.
Il senso di colpa mi colpisce.
Cristo.
Anche lei ha sofferto.
La mia preoccupazione si trasforma in rabbia.
No.
Furia.
Non ha mangiato.
Ha perso, quanto, cinque o sei chili, negli ultimi giorni?
Si gira a guardare un ragazzo dietro di lei e gli sorride calorosamente.
E’ un gran bel figlio di puttana, troppo pieno di sé.
Stronzo.
Il loro scambio, seppur leggero e casuale, non fa altro che infuriarmi.
Ad ogni passo che lei fa verso la macchina, lui la guarda sfacciatamente, come farebbe un tipico maschio in presenza di una bella donna.
La mia rabbia non fa altro che crescere ad ogni passo che lei fa.
Taylor apre la portiera della macchina, e offrendo le mano, la aiuta a salire.
E’ seduta vicino a me.
“Quando è stata l’ultima volta che hai mangiato?” sbotto, cercando di contenermi.
I suoi occhi blu mi guardando, lasciandomi mi completamente a nudo, proprio come avevano fatto la prima volta. “Ciao, Christian. Anche per me è bello vederti,” lei risponde.
Ma.
Che.
Cazzo.
“Lascia perdere la tua lingua biforcuta, adesso. Rispondimi.”
Si guarda le mani che ha posato in grembo, così che io no riesca a capire a cosa sta pensando, e dopo borbotta delle scuse dicendo di aver mangiato uno yogurt e una banana.
Quello non è mangiare! Cerco, cerco in tutti i modi, di tenere a freno la mia rabbia.
“Quando è stata l’ultima volta che hai mangiato un vero pasto?” insisto, ma lei mi ignora guardando fuori dal finestrino.
Taylor mette in moto e Ana saluta quel coglione che l’ha seguita fuori dall’edificio.
“Chi è quello?”
“Il mio capo.”

 

PAGINA #5

 

Allora quello è Jack Hyde.
Mi ricordo di lui nei file sfogliati stamani.
È nato a Detroit, ha ottenuto una borsa di studio per Princeton, ha lavorato per una casa editoriale a New York ma dopo un breve periodo, ha sempre cambiato posto di lavoro, cosa che l’ha portato a lavorare in ogni parte del mondo. Non riesce a mantenere la stessa assistente, non per più di tre mesi perlomeno.
Ho gli occhi puntati su di lui e chiederò al mio consulente delle sicurezza Welch, di fare altre ricerche.
Concentrati sul problema immediato, Grey.
“Allora? L’ultimo pasto?”
“Christian, davvero non ti riguarda,” mormora.
“Tutto quello che fai mi riguarda. Dimmelo.”
Non escludermi, Anastasia.
Ti prego.
Sono solo il passaggio gratuito per Portland.
Frustrata dalla situazione, sospira e poi alza gli occhi al cielo, giusto per farmi infuriare.
E io lo capisco, lo vedo; vedo il sorriso che si sta formando sul suo viso.
Sta cercando in tutti i modi di non ridere.
Sta cercando in tutti i modo di non ridere di me.
Dopo tutto il dolore provato, è così bello, così nuovo, che riesce a buttare giù quel muro di rabbia issatosi.
E’ tipico di Ana, ed è così che mi ritrovo a fare ciò che fa lei, come un riflesso in uno specchio, e cerco di camuffare un sorriso.
“Dunque?” il tono della mia voce è molto più gentile.
“Pasta alle vongole, venerdì scorso,” risponde, la sua voce è tenue.
Santo cielo, non ha mangiato sin dall’ultimo pasto che abbiamo condiviso!
Ho voglia di prenderla, ora, sui sedili posteriori della macchina, e sculacciarla – ma so di non poterla toccare in quel modo. Che cosa devo fare con lei?
Il suo sguardo scende, guarda le mani posate in grembo, la sua faccia è ancora più pallida e triste di prima.
Io la fisso, la guardo, cercando di capire cosa fare.
Qualcosa cresce dentro di me, qualcosa di sgradito e indesiderato, ma lo metto da parte e continuo a guardarla.
Fa male scoprilo, ma capisco lentamente che la mia più grande paura è infondata.
So che non è uscita ad ubriacarsi, so che non ha incontrato un altro.
Guardandola come è ora, so che se n’è stata per i fatti suoi, sicura nel suo lettino, a piangere.
Quel pensiero mi porta conforto e allo stesso tempo mi fa sentire in colpa.
Sono responsabile per il suo dolore.
Io.

 

PAGINA #6

 

Sono io il mostro.
Sono stato io a farle questo.
Come farò a riaverla indietro?
“Capisco.”
Queste parole sembrano così sbagliate.
Quello che pensavo potesse accadere ora sembra troppo.
Non mi vorrà mai.
Datti un tono, Grey!
Tenendo a bada la mia paura, cerco di farle un appello.
“Hai l’aria di aver perso almeno tre chili, forse di più. Per favore, Anastasia, devi mangiare.”
Mi sento disperato e inutile.
Cosa altro potrei dirle?
E’ seduta composta, persa nei propri pensieri, e guarda davanti a se dando a me la possibilità di guardare, di studiare, il suo profilo.
I suoi lineamenti delicati, la sua dolcezza e bellezza sono esattamente come li ricordavo.
Vorrei solo poter allungare la mano e accarezzare la sua guancia.
Vorrei poter sentire la morbidezza della sua pelle, vorrei…vorrei controllare che sia reale, che sia veramente lì. Mi volto verso di lei con la voglia di toccarla.
“Come stai?” le chiedo, e solo perché voglio sentire la sua voce.
“Se ti dicessi che sto bene, mentirei.”
Dannazione, ho ragione.
Lei ha sofferto ed è tutta colpa mia ma, le sue parole mi danno un briciolo di speranza.
Forse le sono mancato anche io.
Forse?
Incoraggiato da questo pensiero, mi aggrappo a quelle parole.
“Anch’io. Mi manchi.”
Allungo un braccio e le prendo la mano perché non passo passare un altro minuto senza toccarla.
La sua mano sembra così piccola e fredda, avviluppata dentro la mia mano calda.
“Christian. Io…” si ferma e la sua voce si incrina, ma non ritrae la sua mano.
“Ana, per favore. Dobbiamo parlare.”
“Christian…per favore…ho pianto così tanto,” sussurra e quelle sue parole e il modo in cui cerca di trattenere le lacrime, vanno dritte a colpire ciò che è rimasto del mio cuore.
“Oh, piccola, no.”
La prendo per mano e prima che possa protestare la faccio sedere sulle mie ginocchia e la circondo con le braccia. Oh, sentirla nelle mie braccia.
“Mi sei mancata così tanto, Anastasia.”
E’ troppo magra, troppo fragile, e tutto ciò che voglio fare è urlare, ma invece affondo il naso tra i suoi capelli, travolto dal suo profumo inebriante.
Mi ricorda dei momenti felici: un frutteto in pieno Autunno.
Risate a casa.
Occhi svegli, pieni di spirito, umorismo, malizia…e desiderio.
La mia dolce, dolce Ana.

 

PAGINA #7

 

Mia.
All’inizio è fredda, guardinga, ma dopo poco si rilassa e appoggia la testa sulla mia spalla.
Mi faccio coraggio e rischio; chiudendo gli occhi, le bacio i capelli.
Non si sta divincolando dalla mia stretta, ed è un sollievo.
Brucio per questa donna, l’ho desiderata, bramata.
Ma devo stare attento, non voglio che si nasconda ancora da me.
Continuo ad abbracciarla, gustandomi questo semplice momento di tranquillità, mentre lei è ancora fra le braccia. Purtroppo dura il tempo di un intervallo perché Taylor è già arrivato all’elisuperficie in tempo record.
“Vieni.”
Con riluttanza, la faccio alzare dalle mie ginocchia.
“Siamo arrivati.”
I suoi occhi perplessi cercano i miei.
“L’elisuperficie è sul tetto di questo palazzo.”
Come pensava che saremmo arrivati a Portland? Ci sarebbero volute almeno tre ore di macchina.
Taylor le apre la portiera e io scendo dalla macchina.
“Dovrei restituirle il fazzoletto,” lei dice a Taylor con un sorriso.
“Lo tenga pure, Miss Steele, con i miei migliori auguri.”
Ma che diavolo sta succedendo tra quei due? “Nove?” lo interrompo, non per ricordargli a che ora ci verrà a prendere a Portland ma perché la smetta di parlare con Ana.
“Sì, signore,” risponde a bassa voce.
Certo!
Lei è la mia ragazza.
I fazzoletti sono una cosa mia, non sua.
Mi vengono in mente dei flash; la sera in cui lei ha vomitato, come le ho tenuto indietro i capelli.
Quella sera le avevo dato il mio fazzoletto, ma lei non me l’ha mai ridato.
E sempre quella sera, l’ho guardata dormire accanto a me.
Forse ha ancora quel fazzoletto.
Forse lo usa ancora.
Fermati.
Ora.
Grey.
Le prendo la mano, non è più fredda come prima, ma non è ancora calda, e la accompagno dentro al palazzo.
Quando arriviamo all’ascensore mi ricordo del nostro primo incontro all’Heathman.
E quel primo bacio.
Sì.
Quel primo bacio.
Quel pensiero fa risvegliare il mio corpo.

 

PAGINA #8

 

Ma le porte di aprono distraendomi e mi ritrovo a lasciarle la mano così che possa entrare.
L’ascensore è piccolo e non ci stiamo più toccando, ma io riesco a sentirla.
Sento tutto di lei.
Ora.
Qui.
Merda.
Deglutisco.
Tutto questo succede perché lei è qui, così vicina a me?
Degli occhi scuri mi guardano.
Oh, Ana.
La sua vicinanza mi eccita.
Fa un respiro profondo e poi guarda il pavimento.
“La sento anch’io.” Le afferro mano un’altra volta e accarezzo le nocche con il pollice.
Mi guarda, i suoi occhi sono colmi di desiderio.
Cazzo.
La voglio.
Si morde il labbro.
“Per favore, non morderti il labbro, Anastasia.”
La mia voce è bassa, piena di desiderio.
La vorrò sempre in questo modo? Voglio baciarla, spingerla contro la parete dell’ascensore come ho fatto la prima volta che ci siamo baciati.
Voglio scoparla qui, farla mia un’altra volta.
Batte le ciglia, le sue labbra si schiudono, e io sopprimo un gemito.
Come fa a farmi questo? Mi fa perdere la testa solo con uno sguardo.
Sono abituato ad avere il controllo, ed eccomi qui a sbavarle dietro solo perché si sta mordendo il labbro.
“Sai che effetto mi fa.”
E ora, piccola, vorrei prenderti in questo ascensore, ma non penso che tu me lo lasceresti fare.
Le porte dell’ascensore si aprono e l’aria fredda mi riporta con i piedi per terra.
Siamo sul tetto e, anche se è stata una giornata relativamente calda, il vento sta iniziando a farsi sentire.
Anastasia trema vicino a me allora le metto un braccio intorno alla vita, attirandola a me.
Sembra così piccola, ma il suo corpo è perfetto sotto il mio braccio.
Vedi? Stiamo così bene vicini, Ana.
Ci muoviamo verso la piattaforma, verso Charlie Tango.
Le pale girano pigramente, è pronto per partire.
Stephan, il mio pilota, corre verso di noi.
Ci salutiamo con una stretta di mano, ma io continuo a tenere Ana vicino a me, sotto il mio braccio.
“Pronto a partire, signore. E’ tutto suo!” urla per coprire il suo del motore.

 

PAGINA #9

 

“Fatti i controlli di rito?”
“Sì, signore.”
“Verrà a riprenderlo intorno alle otto e mezzo?”
“Sì, signore.”
“Taylor la aspetta fuori.”
“Grazie, Mr. Grey. Buon viaggio fino a Portland. Signora.”
Saluta Anastasia e poi si dirige verso l’ascensore.
Stando attenti alle pale, ci avviciniamo all’abitacolo e le apro la porta, aiutandola a salire con una mano.
La lego al sedile, il suo respiro diventa affannoso e quel suono arriva dritto al mio inguine.
La lego ben salda, cercando di ignorare la reazione che il mio corpo sembra avere in sua presenza.
“Queste ti terranno al tuo posto.”
Era un solo un pensiero, e mi accorgo subito di averlo detto a voce alta.
“Devo dire che mi piace vederti legata. Non toccare niente.”
Diventa rossa – finalmente c’è un po’ di colore sul suo viso e non resisto.
Col mio indice traccio i contorni del suo rossore.
Signore, voglio questa donna.
Si acciglia e capisco che lo fa perché sa di non potersi muovere.
Le passo le cuffie, mi siedo e stringo le cinghie della cintura di sicurezza.
D0′ uno sguardo ai controlli fatti; tutte le luci sono verdi e non ci sono problemi.
Parto con l’acceleratore per “volare”, inserisco il codice numerico transponder, e controllo che la luce anticollisione sia accesa.
Sembra tutto a posto.
Indosso le cuffie, accendo la radio per mettermi in contatto con la torre di controllo e poi faccio in modo che le pale girino.
Quando mi volto verso Ana, noto che mi sta guardando.
“Pronta, piccola?”
“Sì.”
I suoi occhi sono grandi ed emozionati, eccitati.
Non riesco a nascondere il mio sorriso quando cerco di mettermi in contatto con la torre di controllo per essere sicuro che siano attivi e all’ascolto.
Una volta ricevuto il permesso di partire, controllo la temperatura dell’olio e il resto delle misure.
E’ tutto a posto così Charlie Tango, elegante uccellino che è, si alza in volo.
Oh, quando amo tutto questo.

 

PAGINA #10

 

Quando inizio a guadagnare un po’ di quota mi sento un po’ più sicuro e guarda Miss Steele, seduta dietro di me.
E’ ora di fare colpo.
Showtime, Grey.
“Abbiamo inseguito l’alba, Anastasia, e ora inseguiamo il crepuscolo.”
Sorrido e lei contraccambia con un timido sorriso che le illumina il viso.
La speranza mi invade.
Lei è qui con me quando pensavo che tutto fosse oramai perduto, e la vedo più contenta ora rispetto a quando usciva dal suo ufficio.
Forse sono solo il passaggio che le serve, e se così fosse ho intenzione di godermi ogni fottuto minuto di questo volo con lei.
Il Dr. Flynn sarebbe orgoglioso.
Sono nel momento.
Sono persino ottimista.
Posso farcela.
Posso riprenderla.
Piccoli passi, Grey.
Non correre con la fantasia.
“Così come il sole di sera, c’è molto di più da vedere stavolta,” dico, interrompendo il silenzio.
“L’Escala è laggiù. Il Boeing è là e lì puoi vedere lo Space Needle.”
Curiosa come sempre si sporge verso il finestrino per vedere meglio.
“Non ci sono mai stata,” dice.
“Ti ci porterò. Possiamo andarci a mangiare.”
“Christian, abbiamo rotto.”
Sento dello sgomento nella sua voce.
Non è certo ciò che vorrei sentire ma cerco di non reagire in malo modo.
“Lo so. Ma posso sempre portarti lì per nutrirti.”
La guardo e lei arrossisce di un pallido rosa.
“E’ bellissimo quassù, grazie.”
Cambia argomento.
“Impressionante, vero?” sto al gioco – ma ha ragione. Non riuscirò mai ad abituarmi ad una vista simile.
“E’ impressionante che tu riesca a fare questo.”
Il suo complimento mi sorprende.
“Mi stai adulando, Miss Steele? Io sono un uomo dai molti talenti.”
“Ne sono pienamente consapevole, Mr Grey,” risponde velocemente, e cerco di non far vedere il mio sorriso.
So a cosa si riferisce. Questo è quello che mi è mancato: la sua impertinenza, mi lascia a bocca aperta ogni singola volta.

 

CONTINUA..

 

 

© Riproduzione riservata. Vietata la duplicazione di questi contenuti o parte di essi.

6 commenti

  1. Danila Rispondi

    Bellissimo… non vedo l’ora che arrivi il 9 gennaio per poterlo finalmente leggere dopo tanta attesa….. È dopo aver letto queste poche righe sono ancora più impaziente

  2. Antonella Rispondi

    GRAZIE di queste anticipazioni!
    Che sofferenza aspettare così tanto tra l’uscita anglosassone e la versione italiana…

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