50 sfumature: La differenza fra un cacciavite e un martello – recensione comica

Una nuova recensione da acidosi ma pur sempre comica. E’ datata 02 agosto 2012 ovvero quando il mercato letterario italiano era già stato invaso dalla trilogia in versione libro e non più solo in ebook.

Il primo libro ‘Cinquanta Sfumature di Grigio’ edito da Mondadori uscì l’8 giugno 2012 e da allora un crescendo di vendite fino a farlo diventare il libro cult dell’estate e probabilmente dell’autunno/inverno 2012/2013.

Ma nonostante il fenomeno che ha generato la trilogia non è apprezzata da tutti, qui a seguire riportiamo una recensione non proprio lusinghiera sulla storia d’amore tra il ricco Christian Grey e la studendessa Anastasia Steele della blogger snoopyhood

Buona lettura! E alla prossima puntata con la prima parte!

 La differenza fra un cacciavite e un martello

Avevamo lasciato la nostra eroina dentro l’ascensore del palazzo di Mr Grey. Quello che ha inspiegabilmente la scritta GREY all’ingresso. Ana è completamente sconvolta dalla bellezza disarmante ed inquietante di quell’uomo, allora si precipita fuori dall’edificio di corsa (ovviamente inciampando nei suoi stessi piedi, sia mai!) e sta lì a prendersi la pioggia in faccia per calmarsi. Ma chi è questo signor Grey? Cosa fa alle donne? Neanche lei se lo spiega. Rimugina e rimugina sul fatto che è sicuro di sé, attraente, autorevole, ma anche arrogante, prepotente e freddo. Odi et amo. E lei si dice che il signor Grigio sarà anche arrogante, ma ha il diritto di esserlo. Scusa? Nessuno ha il diritto di essere arrogante. Può essere più o meno in linea col suo successo, ma averne il diritto, proprio no. Gregory House è arrogante, ma non perché ne ha il diritto, al massimo perché se lo può permettere dato che è un genio, ma non è che allora sia nel giusto. Ana sale in auto e parte, ancora ripensa agli occhi grigi del tizio e nel frattempo ascolta la martellante musica rock. Non del rock o qualche canzone rock, tutta la musica rock. Arriva a casa, l’amica con il pigiama di flanella rosa coi coniglietti l’accoglie e le chiede ripetutamente come è andata (giustamente, direi, ma lei non ha voglia di parlarne). «Iniziavo a preoccuparmi. Pensavo che tornassi prima.» «Oh, credevo di aver fatto presto, considerando che l’intervista si è prolungata.» Sì, invece di otto minuti, è durata dieci! Ana decide di andare un paio d’ore a lavoro dato che è tornata prima del previsto. Abbiamo appena saputo che l’intervista si era prolungata, ma non importa. Siparietto sul posto di lavoro assolutamente inutile, dato che serve solo a farci scoprire che ha un impiego da un ferramenta e poi torna a casa senza sapere che ci sia andata a fare. Era un aspetto perfettamente rimandabile, ma gli editori probabilmente scarseggiavano e nessuno l’ha detto alla signora James. Ana torna a casa e Kate, che stava già lavorando alla trascrizione della registrazione, si complimenta per il successo dell’intervista. Ha capito perfettamente che Ana piace un botto al signor Grigio! Lei nega con tutta se stessa di provare alcun interesse… manco si fosse infatuata di un professore, di un uomo sposato o di un prete. Passano i giorni, Ana e Kate studiano per gli esami. Ana parla con la madre che è a quota 3 mariti ed è preoccupata perché la figlia non ha ancora accalappiato nessuna vittima di sesso maschile. Scopriamo che Ray, il patrigno di Bella… scusate, è stato un lapsus… di Ana è un abile falegname ed è il motivo per cui conosco la differenza tra un martello e un cacciavite. Un secondo… Mi prendo un minuto di silenzio in onore di mio padre. Io so addirittura piantare dei chiodi e avvitare le viti. Sono stata una bambina fortunata.

La povera Ana non ha mai visto una puntata di Manny tuttofare

Bene, finito il minuto di silenzio. A un certo punto arriva lui, il terzo vertice del triangolo: José, il Jacob Black della situazione. Compagni d’università, amici fin dal primo giorno, lui sbava dietro ad Ana, ma sta iniziando a capire che non c’è trippa per gatti. Ad Ana gli uomini non interessano. È così! Katherine mi prende in giro dicendo che mi manca il gene “ho-bisogno-di-un-fidanzato”, ma la verità è semplicemente che non ho conosciuto nessuno dal quale… insomma, dal quale mi senta attratta, anche se una parte di me sogna le ginocchia tremanti, il cuore in gola, le farfalle nello stomaco, le notti insonni. FANFICCYNAAAAAAA!!! Però vuole bene a José, sono amiconi amiconi. Non solo abbiamo lo stesso senso dell’umorismo, ma abbiamo scoperto che Ray e José senior erano insieme nell’esercito. Di conseguenza, anche i nostri padri sono diventati buoni amici. Conseguenza più che logica… mio padre non ha neanche mai visto le mie compagne di università, di certo non è diventato amicone dei loro genitori. Bla bla bla… niente di interessante… bla bla bla… Ana continua a rifiutare l’idea di essere interessata a Mr Grey… bla bla bla… le prime pagine del capitolo sono abbastanza inutili. La signorina Steele torna a lavoro fra martelli e cacciaviti (dev’essere un inferno per lei, poverina) e chi si ritrova in negozio? Christian Grey! Vi ha colto alla sprovvista?! No? Beh, lo immaginavo… «Miss Steele. Che piacevole sorpresa.» Il suo sguardo è fermo e penetrante. Oh, mio Dio. Che diavolo è venuto a fare qui con i capelli scarmigliati e la sua tenuta da tempo libero, il maglione color crema fatto a mano, i jeans e le scarpe sportive appena comprate in saldo al Footlocker all’angolo, l’orologio che il nonno gli aveva regalato per la prima comunione, la catenina con la madonna donatagli al battesimo, gli occhiali da sole che ho visto ieri su Vanity Fair e che ho pensato “belli, quasi quasi li regalo a Ray” e il fazzoletto con le sue iniziali cucite sopra con cura dalla mamma adottiva? Lui le dice che è lì per fare acquisti e la sua voce è roca e calda come cioccolato nero fuso al caramello… o qualcosa del genere. È bello quando i paragoni riescono ad essere utili ed incisivi. Come avrei fatto a capire senza? Ovviamente ci viene ripetuto che il signor Grigio non è bello e basta, ma è molto di più (ma è così martellante anche in Twilight?). Non è semplicemente bello: è la quintessenza della bellezza maschile mozzafiato.

Tralasciando il fatto che saranno quindici anni che non sento dire mozzafiato, Mr Grey chiede delle fascette stringicavo (che probabilmente lei non ha idea di cosa siano, ma per lo meno sa perfettamente dove trovarle), poi una corda e del nastro adesivo di carta. Inizio a fantasticare su quali giochetti potrebbe fare con questi oggetti. Nel frattempo Ana chiacchiera un po’ col suo omino del cervello: “È qui per vedere te”. Impossibile! Perché mai quell’uomo splendido, potente e raffinato dovrebbe volermi vedere? È un’idea assurda, e io la reprimo immediatamente. E noi siamo d’accordo con te, tesoro! Fanno un po’ di conversazione di circostanza: cosa ci fai a Portland, da quanto tempo lavori qui, cosa devi fare con sta roba, fatti un po’ i cazzi tuoi… cose così. Grey ha sempre quel ghignetto da “ihihih, non hai idea di cosa faccio nel privato” che gli farebbe meritare una raffica di schiaffi, ma lei è ammaliata, quindi si chiede se non sia lei stessa ad essere buffa. Gioisce per non essersi mozzata un dito mentre tagliava la corda da vendere a Grigio (dopo quattro anni là dentro, avrà pure imparato!), lui le chiede se non fosse addirittura una scout. «Le attività di gruppo organizzate non sono la mia passione, Mr Grey.» Lui aggrotta la fronte. (Stavolta non inclina la testa?) «Qual è la sua passione, Anastasia?» chiede con la sua voce vellutata, e si riaffaccia il sorriso misterioso. Tu sì che sai abbordare una donna! Ti farò conoscere un certo Ryan che sta a Nottingham, potresti imparare da lui (questa battuta è comprensibile solo a tre o quattro persone, non spendete tempo a cercarne il significato perché non ci riuscireste). «I libri» sussurro, ma la vocina interiore sta gridando: “Tu! Tu sei la mia passione”. Che tristezza… Ana chiede a Grey se gli serva altro e lui risponde: «Non so. Cosa mi consiglia?» Ma siamo al Blockbuster? Sei lì a far shopping o a comprare qualcosa che ti serve. Ana, digli che quella sega elettrica da millemila dollari è fantastica, tanto con tutti i soldi che ha te la compra. Niente da fare, lei gli consiglia una tuta da lavoro per non rovinarsi i suoi bei vestiti firmati. La nostra eroina, che non vede l’ora di finire quella imbarazzante conversazione, dice a Grey che sarebbero fantastiche delle foto da mettere nell’articolo di Kate. Perfetta tattica di fuga dalle situazioni di tensione! Lui, che per qualche motivo (una predestinazione celeste, probabilmente) vuole a tutti i costi rivederla, accetta e le dà un biglietto da visita per accordarsi. Ad un tratto entra Paul, il fratellino del proprietario del negozio, amicone di Ana. Si abbracciano, chiacchierano (lei è un po’ infastidita perché lui è troppo espansivo) e Grey inizia a schiumare dalla bocca per la gelosia. Ana cerca di scollarsi la cozza di dosso: «Paul, sono con un cliente. Una persona che dovresti conoscere.» Ma perché? Comunque, alla fine Grey paga e la chiama un’altra volta per nome. Al sentirgli dire Anastasia lei praticamente viene per l’eccitazione. Il paragrafetto finale è stato probabilmente scritto da una quindicenne: “E va bene… mi piace.” Ecco, dentro di me l’ho ammesso. Non posso continuare a negare i miei sentimenti. Non mi sono mai sentita così. Lo trovo attraente, molto attraente. Ma è una causa persa, lo so, e sospiro con un rimpianto dolceamaro. La sua venuta qui è stata solo una coincidenza. Comunque, posso sempre ammirarlo da lontano, no? Non può certo farmi male. E se trovo un fotografo, domani potrò ammirarlo meglio. A quel pensiero, mi mordo il labbro e mi sorprendo a ridere tra me e me come una scolaretta. Devo chiamare Kate e organizzare il servizio fotografico. Ah, l’amour nelle fanficcyne!